KATHARINE HOOKER "li'T OF MARIAN liOOKER
DELIZIE
DEGLI
ERUDITI TOSCANI.
TOMO V.
6
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DELLE POESIE
D I
ANTONIO PUCCI
CELEBRE VERSIFICATORE FIORENTINO DEL M C C C.
E PRIMA 5 DELLA CRONICA
DI GIOVANNI VILLANI
RIDOTTA IN TERZA RIMA> PUBBLICATE, E DI OSSERVAZIONI ACCRESCIUTE
J> A
FR. ILDEFONSO DI SAN LUIGI
CARMELITANO SCALZO
DELLA PROVINCIADI TOSCANA
ACCADEMICO DELLA CRUSCA VOLUME TE R Z O.
IN FIRENZE V ANNO MDCCLXXIV.
PER GAET. CAMBIACI STAMPATOR GRANDUCALI •"
CON LICENZA Di' SUPERIORI •
ALL» ILLUSTRISSIMO SIC. CAVALIERE
^O NICCOLIKI
MARCHESE DI PONSACCO, E C A M U G L I A N O , ec. ec.
CIAMBERLANO DELLE LL. MM, II. E RR. AP. E DI SUA ALTEZZA REALE»
FR.ILDEFONSO DI S. LUIGI CARM. SCALZO.
TRa' cofpicui , e potenti Per- fonaggi , che a fplendore , e protezione di quefta mia Raccolta di buoni Scrittori Tofcani mi vo procurando, in niun modo
427S99
era per nic da Dmetterfì VS. lUu- ftriffima 5 che per vetufto laudevo- le retaggio de' Suoi Maggiori , e per Suo propio nobililììmo genio, delle lettere, e de' letterati fi è mai fcm- pre dimoftrata pronto , ficuro , e liberaliiìimo rifugio , e foftegno ; end' è, che a Lei tanto frequente- mente ei ricorrono , perchè col No- me Suo Chiarifiimo le ingegnofe ope- re, e gli {ludiofi loro cfercizj di me- rito, di autorità, e di eftimazicne avvalori, ed accrefca . Ella, come in tutte l'altre virtù Ji, e magnifi- che prerogative, che formano la vera nobiìtade , così in queftii deiramore,e delia beneficenza in- verfo coloro, che il propio 'ngegno colle belle arti coltivano, i grandi Eroi di Sua rinomatilfima Cafata egregiamente in fé ricopia , ed imi- ta . Furono eglino , che a pompa , ed a comodo viemaggiore dell' ama-
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VÌJ
no fapere , non pur fi fecero fami- gliari, eccellenti, e celebri nelle più fubiimi facultà di ogni maniera, e condotti, e con gli fcìenziati di ogni generazione fi accomunarono ; ma lo fieifo ampliifimo paterno pa- lagio di VS. lllufiriirima, quafi dili- ziofo tempio alle Mufe più fcelte confacrarono, raccogliendo in efib, e da imo al fommo arricchendolo , e adornandolo di qjanto fa occhio erudito aver vaghezza e defio , e quello (pofto , ed aperto Tempre generofamente ad ognuno. Quindi le lunghe ferie di fini marmi , e di pellegrine pietre, a Greco, ed a Romano lavoro fcolpiti , ed avan- zati a que' tempi da noi più rimo- ti , quando ogni belF arte in quel- le fioritilTime Repubbliche regna- va • ne^ quali ed i mifi:er j più ofcu- ri delle favole, ed i fatti più in- figni dell'una, e dell'altra Storia)
in
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in un batter d' occhio fpiegati , e quafi efprelTi , e rimefTì al vivo fi veggiono; quinci le molte Ifcrizio* ni di amendue que' dotti linguaggi, che viepiù gl^ illuftrano , ed i ricchi Cammei , e le rare Pitture , che ad alto pregio gì' innalzano : ma fopra tutto poi la copiofa Libreria , non dico foltanto d' impreiTi , ma di ma- nolcritti Codici incomparabili ; fon tutte e magnifiche, e induftriofe Raccolte di quc'gloriofi Antenati di VS. lUullriirima , che in elFe ci moftrano tuttavia, quanto amaflero l'umanità , la patria , e T univerfa- le coltura , ed avanzamento delle fcien^.e . De' quali , per tralafciare tutti gli altri , che ogni erade illu- ftrarono, il folo , non ancora da noi, dall' Italia , dall' Europa tutta pian- to abbaftanza , e che non mai cef- ferà d'clTere nel defiderio de' buo- ni 5 il Suo dolciffimo Zio , dal quale
non
IX
iion men, che da vero padre, la più fquifita , e nobile educazione Ella traffe felicemente ; dico , il Grande, T Immortale Marchefe Aba- te Antonio Niccolini j per quella rarità di doti fingolarilFime, che an- che in un folo dà il nome a'fecolì più fortunati, per la vada, e non punto volgare erudi/.ione , per la profondità di prudenza , e per ogni iorta di nobile ornamento, unito a quella foavità di coftumi, che de' va* lenti uomini è folamente propia , veracemente appellato la Delizia, e l' Oracolo de' Letterati tutti de i noftri tempi , amato , ed onorato da' Principi , e da' Grandi , acclama- to dal popolo, cercato, e defiderato da tutti ; queflo degnilTimo Efem- plare, io ripeto, di VS. IlIudfilTi- ma , quanto mài fi diede a ratti co- loro, qualche lor condizione fi fofle, che ne^ buoni ftudj efercitarfi vo-
leano?
leano ? e quanti di elTi e coli' ope- ra 5 e co' larghi fovvenimenti bene- ficò? e quanto finalmente il dome- ftico Mufeo a pubblico benefizio arricchì? Non meglio dunque, che a VS. lUuftriifima di pari fpiriro, egualmentcchè dello ftcfib fangue animata , potea io quefto mio Volu- me dedicare ; ficuro di ritrovare in Lei quella benigna gentilezza, e degnazione , eh' è tanto naturale a' Marchefi Niccolini , e che in Lei fingolarmente ognun ritrova; onde nella tenue offerta voglia com- piacerfi di ricevere anche l'umile teftimonianza della fomma venera- zione , ed ofiequio , eh' io mi fo pregio di renderle perpetualmente.
Dal Convento di San Paolino, quefto
dì 19. Settembre 1774»
Ad) 6. Dicembre 1774.
l^Oi appiè fottofcrittt Cenfori , e Deputati Jl 1 deir Accademia della Grufi a , riveduta a forma della Legge prefirìtta dalla Generale Adu- nan%a dell' anno 1705. la figuente Opera dell' In- nominato nojlro Accademico Fr, Ildefonfo di 5. Luigi Carmelitano Scalzo^ intitolata: Delizie degli Eru- diti Tofcani Tomo V. Kon abbiamo in ejìa Gjlcr- 'vati errori di lingua.
Il Migliorato. ) ^ ^ .
Inn. Leopoldo Andrea Guadagni* ) ^^'V^^''^
Ino. Franccfco Mazzinp[hi . ) r^
Inn. Vincenzio Alamanni . ) ^^Ì^«^^''-
Attefit la fipraddetta relazione Jì dà facoltà air Innominato nojlro Accademico Fr, Ildefonfo dì S, Luigi Carmelitano Scalzo di poterjì denominare nella pubblicazione di detta fua Opera Accademia
della Crufca,
Inn. Giovanni Federighi Arciconfolo ,
Inn. Vincenzio Alamanni Vicefegrctarl©.
PROEMIO
DI CHI PUBBLICA LA PRESENTE OPERA,
§■ I..
I Trenta Gand {èguenti del CeJttiloqmo di An« tonio Pucci formano colle loro prime lettere ^ profeguimento dell' accennato diftico ripor- tato nei L Volume, Vroem^ pag. xxvir. cioè, F^ tonica ' De le fue rime a la prefente . Di quefti Canti nel Tefto della Magliab^^chiana mancano i feguen- ti, XLV. XLViii. LX. e Lxvii. come ivi fi av- vertì , a pag. XXXII. Al folico Catalogo delle voci 0 mancanti nel Vocabolario, o poco oggi.ufàie^ altro ne abbiamo aggiunto delle voci fpiegate già ne* Tomi pa(rati,e che qui ricorrono ne' qiedefìmi fentimenti , l'alvo quelle, che in qualche nuovo fi- gnificato fon qui ufate ; che quelle nel primo Ca-* t^jogo ayran luogo, come apprefib).
§. II.
Catalogo delle Voci ufate né feguenti Canti, che
mancano nel Vocabolario della Crufca , o che
poco fono in ufo oggidì .
ACCESO , per Veglia nt e , o Dovuto , Proprio ec* Can. 49, 91. 5. pag, 54. iMOgo accejò . Siccome Te/, r. a Par-
II
partita accefa, vale, non pagata , vegghlante ,ec. V» Vocab. forco quefi:^ Voce ^ §. V.
AEMMA, metaf. per Deferì ve y Racconta; C.61.58, 3. p. 18 3. E quejiue vero ^come qui s^ aemma. Abbiamo detto altrove ( T. 4. V. Ingheronare ) quan- to fin propio, e facile a noi altri Tofcani il com- por verbi da* nomi fuftantivi , per mezzo delle prepofizloni AyO In ^ come Aduc^giare , Adtignare , Affamare^ Affilare % Affittire •, Aggiornare ^ Aggraf-^ fare , Allacciare , Allenzare , Allibrare , Atnmaejlra- re 9 Ammantare ec. Così dunque il noflro Pucci dal- la voce , e dalla lettera Emf?te 9 potè bizzarramente comporre il verbo Aemmare , non alcrnmenrechè dà Lei i e da //; , il Divino Poeta noftro compoiè Jnleare^ quando fcrifle, P^r, 22.
£ però prima , chs tu pia t' in lei , Rimira giujo ec,
Aemmare dunque nel Tuo primiero, e propio figni- ficato vorrebbe dire , Porre in Emme •, o Formare > Tar Svenir Emme ; ma qui ita per Defcrivere 9 Raccontare, Regtftrare 9 forfè perchè i libri di sì fatte memorie fi foglìono fuori fegoare , o con que- fta femplice parola , MEMORIE , o con due fole MM , ed E attaccate , o con MR , o con altra finiil cifera .
AFFRITTI , per Afflitti ; C. 46. 48. 3. pag. 17. E così Affrìggere , Affrizione , ec. che fono comu- nifTimi al noftro volgo . V. T. 3, V. Flagellondei .
AGU ALE, cioè, 7>7?^,Or^ ^ecX^m. 5^ ^o, 2. p. 130. V. Voc2b.
AGUGLIACCIO , pegg, di Agnglia , cioè A- quila; Can. 51.9. 3. p. 68. Manca nel Vocab. ben- ché vi fia Agtiglìa^ e 'l fuo diminutivo Agugltna .
ALA-
Ili
ALAMANNI, che ora più frequentemente Alemanni; C. 48. 80. 3. p. 42. Perchè ancicimence da' buoni Autori Ahmagnat e Lr^magna^ o Magna fi dicea , come può vederi! perpetuamente nel Vil- lani, e nella Dejcrìzione de^ P^^fi ^^^^ di Lodovico Guicciardini.
ALBICANO , per Alhegna , o Alhenga , Città ; C. 52. 64. 2. p. 84. Il Vili, qui, 1. 9 e. 89. la chiama Bingano , e nel e. 107. del Bingame .
AMMIRANTE , per Ammiraglio ; C. 71. 22. j, p. 239. Non lo, fé qui fia per Tob necefllià dì ri- ma, o perchè veramente fofìe in que' tempi in ufo quella voce con tal (ìgnificato. Il vero è, che amendue hanno la fteflTa origine, ed etimologia, eh' è di tnirare 9 ojjervare provvedere 9 eo\ V. Buti fui Purg» 13.
ANCISAjche ora più popolarmente anche /;#. cifa (ì dice, Caftello del Valdarno di fopra : Can. 48. 80. 2. p. 42. E così Tempre col Villani, e con gli altri Scrittori di quel tempo.
ANCONTANI, per Anconitani -, C.46. 45. 3. p. 16. Così accorciato per comodo del verfo .
AND A, \^,i^v Adda y fiume ;C, 57. 87. 3. p, 141. Qui è certamente in forza di rima, perchè ap- reflò poi anch' egli fcrive Adda. Il Villani qui, 9. e. i9c^. ora ufa Ada 9 ed ora Adda 9 come pia comunemente .
ARBO , per Acerbo , cioè , Fiero , Altiero , ec, C. 6S. 21. 2, p. 256. Forfè 9 eh"" a fue domande fu^ troppo arbo , Quefta voce non è nel Vocab. ma pare una (ìncope d'' Acerbo 9 nel Tentimento d\ Fiero ^ec. ufata forfè per necedìtà della rima, né fo;fe altri efempli fé ne poteflero addurre.
ARCHI Soriani, cioè, di Sorta-, C. 56. 9. 3. p. 123. Credo fien così detti per la qualità dell' ac-
a 2 ciaio
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ciaìo, forte iniìcmei e pieghevole. Quindi le iame di Damafco tuttora tanto ftinute prefro di noi.
ARCIVESCO', per ArchfpovQi C.48, 39. i. p, }8. Y.Tom. 4. V.refo\
ARÌACIFLI, i^r A>^aceli 9 titolo di una Chie- fa de' Francefcani di Rom 1 ; C 6^. 24. 2 p. 267. E' uno de* foliii ftorpiamenti di voci Latine fatti dalla noftra plebe, ed uf;iti pò? anche da' buon ji Scrittoti per idiorìfmi , come tanto copioi'amente nota il Sig. Ab. Murrini , Cec, da VarL ft. 19. p« pi» V. Tom. V Voci , FlagellonHet , ReJurreJJo , e Teddeo .
ARlOiVE, per Irono, Camello pre(To a Scolto; C. 54 61. 2. p. 106. Irono fcriye il Vili, qui, 1. p, e. 124. e non 25. come è fcorfo nella Nota ,
ARMEGGI ADORI , per Anneggiatori ; C. 6p. 2. 3 p. 265. Così fcritfo manca nel Vocabol.
ARUA, per Annunzio; C. 61.26. 2. p. 179. Uccider fi volea per sì fatta arra. Par, che abbia voluto imitar, Dante , che fecondo la fpiegjzione del Landini usò in quello fentimento Arra là, ove cantò , /«/. 1 5»
T^on e nuova agli orecchi miei tal arra.
Ver che (dice il Landini )yJr^af;;^ V arra e principio di pagamento della cofa comperata , così /' annunzio r principio d^ avvenimento della cofa annunziata', benché fembri , che il Buti citato iU quello luogo dai Vocab. chiofi alquanto diverfamente quefto pafTo. ARROTA, per Aggiunta , o Arrolata ; C. 58. 38. I. p. 148. Cafiruccio pgi con quella gente ar^ rota • Arroto h Add. o Verbale di Arrogere, che vuol dire Aggittgnere , e qui colla voce militare più moderna, credo, ^i^m^zìii Arrotata^ o Re" (lutata •
AS-
V
ASSAI pedìma , Juperi. raddoppiato ; C. 65^. 12. 5.p.222, Di quelli vedi i iioftri Gramatici ,e fpe- zialmente il Si2. Manni, Lez, 5. e qui V, Pìàjummo .
ASSEMPRO, ^tr Efemplo'yC 56. 17. 2. p. 123. V. Vocab.
ATTE NE, per Atene; C. 64. 21 2, p. 212, Così (crìveano il più degli Antichi» e talora lo (ledo Villani; vaghi di raddoppiare in molte parole, ove le pronun/ìarao femplici , le conlbiìanti R, St 7", forfè perchè anche parlando le batrevano più , co- me tuttora da molti (ì f a . li apprefìb , (t. 78. v. i* p. 218. Attera f non canto per necellità di rima f quanto per e od a me di que* tempi , ne' quali molti nomi, che oggi fon terminati in O» od E 9 ^ fi- nivano in A, come Schema , Prezza , Prenza , ec.
AVESSI, per Avefte \ Can. 6^. ^8. 2. p» 27U Idiotifmo, e qui foriè errore di penna.
AUKìZiA , per Gorizia', o, come fcrive il Vili, l 9. e. ip9 Gurizia C. 54. 40. 2. p. 104. e C. 58. 23. 2. p. 146.
BALLE, forfè per Palle; C. 58 7?. i. p« I5'* Se pari fojjero flate le balle - De' Fiorentini ec* Se a caio non voghafi , eh* e' fia qui errore de' Co- piai, olfervar potremo, che Balla in cambio di Palla fi dice in molti luoghi d* Italia , e, o per ifcher- zo , o per introdotto idiotifmo agevol cofa farà r udirlo ancora da molti della noftra plebe in To- fcana. M. Francefco Alunno nella fvia Raccolta delle -voci di Dante, del Petrarca, e del Boccaccio, fotto il num, 783, pone, e defcrive quefta voce certamente per Paila ^ cosV: Balla* Lat. Pila , foU lis ventofa . Detta da giuocare , e ^igliafi per ogni cofa ritonda j avvegnaché poco appreirj riporti an- cora Palla nello fiefib fentiraenco. Ed in vero bi-
a 3 fo-
VI
fogna dire, che Intorno a que' tempi del più bel fiore di noftra Lingua il fofle per V Italia promul- gtìta sì fatta maniera di pronunziare coral voce , ìendochè Bai/a fi trovi pure nel corrotto Latino ufafo allora per T Italia medefima ficcome fi vede nella Cronica di Parma , fcritta preHb allo ì\e(^o tem- po, e riportata dal Muratori, Rer, UaL Scr» T. io. dove , alla col. 825. parlandofi di uni ftraordinarla grandinata accaduta nel 1293. fi legge così: Ma- ochna tempeflas fu'it in Epijcopatu Crenmnae , ^ ita groffa , quod una balla dìdae tempeflae ponderala t III. librasi Donde fenza dubbio io penfo efier ve- rura la voce Ballotta^ tanto nello ftefib corrotto Latino, quanto nel noflro Volgare, per dinotare quella Pallina o nera,o bianca , che fi dice anche Voto, o Suffragio, colla quale fi fanno in pui i partiti, e le rifoluzioni di dubbj, o P elezioni , che anche in Francefe fij/o^f fi appella ; onde Ballottai o Ballbéfa fi trova frequentemente nelle Carte, e ne' Libri di partiti di quel fecole, come a dovizia vederfi può nella grandiofa Raccolta delP Archivio delle noftre RIformagìoni; e fuori anche di quefti mi occorre un altro fimil Libro di Provvifioni del Comune di Brefcia , dal quale i Continuatori del Bollando, negli Atti della Vita di S. Filaftrio, a' dì 18. di Giugno, T. 4. pag. 394. parlando della Traslazione folenne del Corpo di quefio Santo > ri- portano i Configli , o partiti , che fatti furono in queiia occafione da quel Magiftrato , ed a noflro intendimento vi fi legge: An. 1456. 16. lantani
in confìlio [pedali à'c ad bu/folas , & hallottas
provifim 9 & ordinatnm efi , quod D, lacobus Sa* iantfs à'c, E dopo molte altre colè , di nuovo ; D>- lìberaverunt ad buffala s ^ Ù" ballottas . E finalmente ; Ep frovidere defiderantes hunori reli^uiarum prae*
di*
VII
dì^arum y ad hujjblas , à' ballottas ordìnaverunt ^ &c. Quindi Ballotta , in quello fentimento , che non è nei Vocab. ma bensì nelle Giunte di Napoli al medelìmo, fu più iìace adoprato dal Bembo , nelle lue Lettere ipezialmente , VoL 2*1. n^letf.p. a M, Gh'oUfNo Quir'wo 9 nella quale fi legge; Vedo y c/je tal richiefta di Sua Signoria non doveria avere pure una ballotta in contrario , non dando ejjb Jpeja , ec. E nella 26. al medefìmo : Non ho Jentito cofa da molti anni in qua più a me cara di quejla , e tanto fili , che io non fo quando Jìa flato eletto Prencìpe con tanto favore nella noflra Città , e con tante ballotte f quante ha avute S* Ser. ec, E ballottaziune pure egli ufa , giuila la comun frafe della Coree Veneziana, ^&/« 3.//^. S,Lett. 51. La qual voce ncii è Hata inlèrita non folamenre nel Vocab ma ne pure nelle Giunte fuddette, benché vi ila il Verbo Ballottare in quello medefìmo fignilìcato, che cer- tamente non può venire fé non da quéh Ballotta , eh' io ellimo diminutivo di Balla in queflo signifi- cato, e che i Latini dlfiero Calculum . E fé di più alta, e nobile origine vuolfi pigliare quella voce, chi fa, ch'ella non difcenda dal Verbo Greco jS^AAo; , j3^AAf/y, eh' è quanto dire appo i Lntini Jacio , Jaculor , e appo noi Gittare , Scagliare, Ti- rare ì Donde (3;. A;9p^ , o come fcrive Arrigo Ste- fano (òccÀx\icpsc , eBall^'fla, o Balifla de' Latini, ed il noftro Baleftro > o Baleftra , e ancora Balifla , eh' è r arco ,0 llrumento da jaettare , e fcagliare j e By/ii , eh' è T y^t?//^ Latino, e il Tiro ,0 Gitta- mento Tofcano ; e iioAo? , eh* è propriamente un' al- tra forta di Getto , e OoA}? , che vuol dire lo fiefib Dardo y o Saetta, o Freccia , e fors' anche la Pai- la, o qualcheflla altro corpo fcagliato dall'arco, 0 dalla baleftra . Dal che forfè è venuto, che anche
34 in
vili
In alcuni (iìaletcl Tofcani , come nell' Aretino, Bo- lino fi chioma il fegno delie pailorcole , che noi diciamo Grillo .
BARBO, per Ifcrivo , o RaccantO', C. 68. 22. 3. p. 256. Come qui ti hi?ybo . Barbare nel Tuo pri- miero (ìgnlfìcaro vale Barbicare , Radicarci e co- «ìe Icriveridó, 0 contando alciin:\ coCi fi barbica qùeità per certo modo nell' animo di chi T afcoka , così pare buona metafora il dirfi , Barbare a uno qu'aJthe fjteo, per narrarglielo, o l'eri verglielo • Barbarla a uno afiblutamerie , vaie Fargli 0 burla 9 ó qualche Cattivo jcberzo , eh' e' non Jè V afpetti , come nota anche il Vocab. Torto qued.i voce, nel §. Il volgarmente fi, dice, Barbare, o Piantare una bugia ^ una frottola i éc* che lignifica dirla.
BARBUTE , qui per Soldato ',€.4^. 56. 1, p. 39. V. Vocab nel §. Tolto quefta voce .
BATASTEO, per Altercazione , Batofla , ó Conte fa ; C. 67. 49, 3. p, 2 48. Nùn volle ftar co» loro a batajleo . Manca nel Vocnb. Se non che fra ì iìoftri popolani idiotilmi ho udito pìuftofto ,5^j;f /t hatijieo , in cambio di Stare a coìitendere, per uno de i foliti equivochi ,6 itroppiature di voci Ecclefiafti- che nel noftro volgo, dal quale fi piglia così que- fla voce piuttofto dal verbo Battere ^ che dal luogo del battefimo. La voce però Batafteo, la crederei iìieglio originata da Batofia , e Batofiare^ che vale quanto fi è qui efpoflo , e che forlè più propia- mente Batofteo fi direbbe ; fé pure col D fprimerfr non voglia, e richiamarfcne V origine da Bada , e Stare , quafi Badaftare ; ficcome abbiamo Stare a bada >hì un fentimento molto fimigliante.
blFANIA , per Befania; G. 47. 5. 3. p. 23. fe- condo il tefto del Tempi ; per quella metatefi del- la E nell:'/> e viceverfa ? che tuttora fpeflb fi offier-*
vera
IX
Vera da eh! ben v* attende nel hoftro volgo , hetì^ che con quella ortografìa non il trovi nel Vocab. Ed 10 ben credo doverfi nella Tua liberc^de lafciar il noftro popolo, conciofiacofachè tutta da lui io penfi efler dirìvaca ogni varia infleffione di quefta voce , per queir antico Tuo maggiore orrore , chs ha , a trovare inciampo, o durezza nella pronunzia i che non allo ftorpiare parole Latine anche più fan- te r iìccome dottamente notò il noftro Sìg» Abate Marrini nel Tuo Cecco da Vari. St. 19. e noi pure altrove. Onde e Befania^ e Bifania^ e Ptfauia ^ tutto un folo corrompimento popolare dall* intera voce Epifania agevolmente fi conofcerà da ognuno , avvegnadiochè ne' buoni, e gravi Scrittori ancora quelle maniere fieno poi dirivate .
BISAGNA , per Bifagm , C. 55. 92. 2. p. 90. II Villani qui/, 9. e, no. fcrive Bifagno , Ma i no^ Uri Antichi erano molto facili nel cambiare i' 0 in A alla fine de' nomi , e di mafcollni farli femmini- ni , fpezialmente dove qualche ragione il richiedeHe ^ come qui il richiede la rima. V. T. 3. W.BrarjilU zia 9 e Dfa .
131$C0NTE , per Vifconte ; C. 72. 20. 3. p. joo. E ciò , per la (Irctta parentela , eh' è tra '1J5 , eVV, Così dicéfi Vtglietto , e Biglietto , Forvici , e FoV' bici , ed altri fenza numero •
BOCI , per Pud, cioè Fb^/ di partito ec.G. 50, ^S. 3. p. 63. Così quafi fempre , anche negli altri fignilìcati , V, Vocab. V. Foto §. il. e noi T. 3. fotto. quello nome ;
BONTA\ per Valore, o piuttoflo per Quan- tità y Moltitudine-^ C. 63. 93. i. p. 208 E bontà de* Soldati Fiorentini - Prefero ec. Può effere , che r.b- bia il p^imo fenfo, e podo fia Bontà afTolutameme , in vece di Per bontà f cioè, Per vM j P:er vcdo^-
re ec.
re ec, cerne nota il Vocab. fotto queda voce §. II. e V. Ma io non farei lontano da credere piutto- llo , che qui volefle fignifìcare Quantità , Molti tU" iline , ec^ maniera molto ufata dal noftro popolo , benché non accennata nello flefTo Vocab. Ond' è > che dicendofi da' noflri Bontà d' nomini , di Soldati ^ di viveri , di bcftiame ec. s' intende Quantità > MoU tìtudine , Copia , Dovizia , o anche Parte d' uomi- ni ^ di Soldati f e. Siccome nel Tao Addiettivo Buo- no^ e nel tuo Avverbio Bene y ha talora lo ^ì:\^o fìgnìfìcato di quantità, e di numero : quindi /^//(/;;^ quantità , Buono fpazio , Buon tempo , Buona mijnra 9 Buono ftaio di grano , Buona raccolta , Buona età , e molti altri sì fatti , de' quali parecchi ne adduce il Vocab. V. Buono, Add, §. V. e Vili, altro noti vagliono, fé non fé Grande y e Molto, E così Ben ricco , Ben [atollo > Ben cento , Ben mille , ec,
BRAMANTE, per Brabante ; C. 72. 51. 2. p. 303. così fèmpre , ed anche il Villani, ed il più degli antichi. V. T. 3, V. Bramanzoni ,
BRaNDIBORGO, che ora più famigliarmen- te Brandemburgo ', C. 50. 71. 3. p. 63, ed altrove. Così anche ii Vili /. 9. e, 66.
BRETTINORO, ^ev Bertinoro ; C. 45. 46. 2. p. 6. Così anche il Vìiloni in quefto fteflò luogo , ]. 8. 93. Oggi pure da alcuni in una guifa, da al- tri in altra fi pronunzia, perchè in lìmiglianti voci ia R facilmente muta fito a genio di chi p^rla ; co- me Inter petre , e Interprete , Chermona , e Cremona , Brancazioy e Pancrazio ^ ec, Britinorum fi tvovz an-f che in Latino,
BROCCIO , per Brocco , oper qualunque if!:ra- mento da pugnere , e ferire; C. 51. 23. 2. p. 69, nel Vocab. vi è in quefto lènfo Brocciare , e Broc- co , ma non Broccia . Qui può eflere 0 per forza di
rima ,
XI
rima, o perchè veramente fi dlcefTe allora tanto Braccio , che Brocco , ficcome Brocciare , e Braccare indifferente in enee . Si è notato altrove , la facilità de' iiofln Antichi di aggiugnere , o torre a piace^-e la lettera /da certe voci coniìmili , come Straltjo y e Strano , Vìeugo , e Vengo , Tiepido , e Tepido ; e dal- la noflra plebe udiremo anche oggidì , Cttco per C»- cio , ed al contrario Cuocio per Cuoco , come nota il Sig. Piftolefi.
BUBCIO , per Buio , Scuro , Incerto ; C. 45. 72. 3. p. 8. e C. 51. 54. I. p. 74. E per Grave , Biujco 9 e Burbero; C. 51. 54. r. p. 72. Co« -yz/o bubhio . Non ho faputo trovare efempio alcuno ne' noflri buoni Scrittori di queft* alterazione , che qui cre- deri! può vezzo , o forza di rima , in vece dì Buio , che forlè Buvio talora (1 difle , e pur fi dice in alcuni luoghi d' Italia . B///(3 è anche bene applicata al fecondo fignificato di Brufco , o B//r^^ro ; perchè chi fj la faccia burbera par , che la renda folca » ed olcura , e buia .
BUE M MA , per Boemia , o Buemia , come ora più comunemente fi fcrive ; C. 50.71. i. p. 63. e C. 60. 24. 2. pé 168. Era da notarfi molte fiate anche ne' Canti antecedenti. Il Villani ama più di dire , Buemme , o Buemia qui l.p, e. 66, ed altrove .
CALDO , per Aiuto , Autorità , Favore ec. C. 65, 50. 3. p. 226. V. Vocab. §. I. CESSARE, iper A/lonta?iar fi ce, C. 70. 64, 3. p. 282. Dove qui il noftro Pucci dice, E^ Jon cef- Jati, il Vili. l. IO. e. 71. fcrive, Erano già, fono più mefii partiti di Kowtf . V, Vocab. ibcto quella V. §. II.
CHELE , per Michele \ C. 60. 65. 3. p. 172. € Se, é8. I. p. 173. Accorciamento ulato dalla no-
fira
XII
Ura plebe, e dil Contado, come aitfì s^ì fatti mo!- tiflimi ,de* qaili fé ne paò vedere una buona r.ìj^ fì3ca nelle M a Cec» di Vari. St. 15. del nod^o Sig, Abate Macini. E^ però qui da aifer vare » clic quegli, che il Pucci chiama qui Chele , o Michelet dai Villani , in quello luogo niedefimo 1. 9. e. 384. flmìlmente per due volte , vien detto Bordone > fratello di Bernardo Bordoni.
CHELLO , per Quello-, C. 70. 98. i. p. 286. Detto per ironia, e per uccellare il dialetto Sane- fe , nel quale fignifica Quello , o come divC Tu que- llo luogo del Vili. /, IO. e» 81. il Remigio, 0«^y?o.
CHIAPPOLA , per Poco y o Niente \ C. 59. 22. 3. p. 157. Co fa di ninno , 0 di poco pregiai dice il Vocab. a quella V;
CH I AR E N T A N A , per Chiarezza , o Carh" tia 9 Ducato; C. 50. 72, 2. p. 63. e molte altre volte ne' partati , e ne' Teguenti Canti . M. Remigio Nannini, che ha fatte le poilille alla Storia del Villani , che umilmente fempre i'crìve Chiarentana 9 come allora s'appellava quefto Ducato, al lib, io. e. 197. dove pure ricorre quella voce, dice Chia^ rentana , oggi Chiarezza ; ed io credo poter dire » che ora più comunemente Carintia anche da' nollri Scrittori Italiani fi dica, come ufa il Muratori sì altrove, e sì fpezialmente all'anno 1350. de' iuoi Annali d' Italia ^
CHIMENTI , per Chiwento, o Clemente; C, 50. 16. 3, p. 57. fecondo la lezione del Tem. e così anche per molto trano del noflro e Fiorenti- no, e Tofcano Contado fi ode tuttora pronunzia- re , ficcome non pochi del noflro Volgo dicono Fonte lucenti 9 qK h un luogo del noflro Fiorentino Contado, per F§ntelucente , ed io ho udito dire S* Vincenti 9 per S» Vincenzio • La qual cadenza in si
fatte
fttte fiflaJI pafsò perfino in altre voci fuori de* no- n*i proprj , come in Altrimenti , per non fo qual vezzo lùo, multo ufata d?! Bocnccio . Così pure da tutu fi dice S" SUvi , benché, le forre non erro, cred* io, che S. Salvto orii^inaimence dirfi dovrebbe.
CHIXTaVA, per Quintana-, C. 56. 10. 2.. p. 11}, Correndo avrehbon dato alta chintana ', cioè al legno delia gioftra, così detto. Di quella voce > oltre al Vocabolario , fi pofTon vedere l' erudite fpier gazioni del Minacci , e del Biicioni al Malm, C IO. 5/. 5 5-
CHIOCCIO per M^jrtoi C. 51. 24. 3. p. ^p. Qui veramente ciò fignifica quefta voce , come ii rìfcontra dal tefto del Vili. l. 9. e. io. Ma nel Vocab. al §, è folamente nel lènfo d' infermiccio .
CILEME , ©Stare in Ciieme , per Iftare ozio- foi od allegro dicendo baie ; C. 72. 63. i. p, 304. Non è dubbio, che quella voce venga da Sciloma p nome addotto, e fpiegato dal Vocabolario, coli* autorità del Varchi; onde s'è fatto Òloma , ÌQt\z% la 5, che pur fi riferifce nel Vocab col folo elèm- pia del Pataff'. 4. E con Ciloma fempre frottolan- do, Mabifogna, che per una delle noftre lolita meta te fi gli Antichi dicefiero anche Cilema , e per- ciò , che quedo ftefib pafib del Pataffio fi trovi in altri tedi fcritto Cilema , fenza neceilicà di rima come lo fcrive il Vocabolario ftefib lotto la V. Frottolare y al §. e come fi nota nelle Giunte della riftampa di Napoli . Sciloma vuol dire Difcorjb lungo , e inutile ; e così Ctloma , o Cilema .Difcovfo oziofo , Baia , Cicalata ec. E ftare in Cilema ftare allegramente oziando ; donde forfè è derivato an- che , Stare, Epre , 0 Andare in Cimberli , nella lleflb fentimento»
CITTA* DELL' EFFE , per Firenzi J C 47*
xrv
90. 2. p. 52. forfè perchè comincia per la lettera F. Effe poi, nóme della lèda lettera dell' Alfabeto è nel Vocabolario, ma col folo efemplo del Mor^ gante del Pulci .
CLEMENTA, per Clemenza •» nome proprio; C. 50. 62, 2. p. 62. Dama dementa . Qui (1 può credere, che (ìa forza di rima.
COLLEPPOLI , per Gongoli , Giubili , ec. C. 54- 9^ 3. p» lio. iV<? vo\ che penfi ^ eh' io me ns Colleppoli, V. Vodb.
COLOGNA, per Colonia ; C. 50. 72. 3. p. 63. E così il Vili. lib. 9. e, 66. Siccome Calogna di- ceano anche gli Antichi, per Calunnia, V, appref- fo, Sanmignatefi ,
COVilNCl , pQT Cominciamenti', C, 65. 20. 3, 0.223 Siccome nella noilra lingua molti verbi dai jomi , così molti nomi fi formano dalla prima per- fona delf Indicativo preiènte ; e quello è uno di quelli. V Vocab.
COMPAGNA, per Compagnia ; C. 49. 52. t. ?. 50. e C. 53-. 93. 3. p. 98. e C. 65. 83. 3. p, 229- ed occorre fpeffìdlme altre volte ne'palTati, e ne' feguenti Canti; ma badi T averlo qui per fem- pre notato, folamente a maggior comodo de' leg- gitori , perchè è ancora nel Vocab.
COMP ARIl'O , fuft. per Comparfa , Accufa ec. C. 70. ^$. 2. p. 282. Nel Vocabolario è folamcR- te Comparita ; ma come abbiamo altrove ofTervato è facile neili noftra lingua quefta mutazione . V. r. 4. V. Salerna Così Dante dille Convegno » per Convegna , cioè , Convenzione .
COMPITENTE , per Competente ;C. 54. 100. 2, p. no. QaeH-a voce è anche nel Vocab. ma con un (ùlo efempio .
CONDUCA , per Guida , 0 Conduttore ; C. 4^-
3«-
XV
33. j. p. i6. fecondo i due teftì migliori, Str. e Ma^l. Ma abbiamo ritenuta la lezione più corrente del Tempi.
CONVEGNA , forfè per Lfwgo de\h conven- zione fatta; C. 48.46. i.- p. ^S. Epoche tutti furo aìla convegna . Nel qual fentimento manca nel Vocab.
CONVENTO, per Convenzione-, C. 50. 7.2. p. 56. V. Vocab. fotto quefta V. §. VI. e noi T. 4= V. CoJìventtgia .
CONVENTO , figur. per Ammaeftro ; C. 68. 17. 3. p. 255. Ti convento. Da Conventare , che ÌQtterBÌmentQ V2i\e Aferi vere neir adunanza de' Dot* tori , o Addottorare f m^L qui alquanto più general- mente è ufato per Ammaefirare d* alcun facto, nar- randolo.
CONTRADIO, per Contrario-, C 58. ^6. 3. p. T47. nel Tello Magi, e così altre volte ; ficco- me Contradiare , Rado , Fedire , Armadio » e molti altri, ch'erano anche più in ufo appo i nodri buo- ni Antichi, che fra noi non fono, benché vivillì- mi fi ferbino tuttora nel parlar della plebe , e de* Contadini; e tutto ciò per la ftretta parentela tra quefle due lettere R, qD, che eruditamente fi di- moerà dal Salvini , e dal Sìg. Abate Marrini , Ce-r. di Vari: St. 37. ufata ancora da Latini . V. Vocab.
CONTRAFFARE, per Difuhbidire , far con* trv; C. 70. 64. 3. p. 282. V. Vocab. §. IV.
CORCO, per Corcato; C 68. 38. 3. p. 258. Due troncamenti molto frequenti , e graziofi a' Po- eti feguono in quella parola: il primo dell' /, efiendo il fuo primo intero,Cor/Vj^», e non Corca* to ; r altro dell'ultima intera fillaba , o piuttofto delle due penultime lettere-^, e 7", tolte le quali, da Corcato fi fa Corco ^ ficcome da Caricato Cartata f
da
XVI
da Carcato Carco . Quefta voce non è però fègiu* ta nel Vocab.
COSTI, per Cofle 'y C. 54. 36. i. p. 103. e C. 61. 70. 3. p, 184., e 73.47. 2. p. 313. come Pont per Pone ^ ed altri molti , de' quali V. Mari- ni Liug. TofcLez. 5. ed occorre anche altre volte ,
COSTO , per Punito , Lega , Amì(ià , 0 Set^ ta ; C. 45. 4<^. 5. p. 6. Nel (èntimento quafi fomi- gliante di Banda , fpiegato dal Vocab. V. Cofta §. I. E Cofta più comunemente ora detto Ci fareb- be, fé non fofse fiata perawentura la neceflità del- la rima . Anche Dante [nfer, 12. nsò Conveg?w per Convegna ; cioè patto .
CRESIMARE , per Conjecmre t* Iwperadore colla Crefma ; G. 6^. 12. 2. p. 266. In quello len- timento particolare non è nel Vocab. e non è né pur contenuto in altro più generale fotto queda voce al §. II.
CRISTIANO , per Uomo ; C. 50. 6ri. i.^ p. 61. V. il Vocab. fotto quefta V. §. I. e più il Sig* Abate Marrini I^r?/;. Cec. di Vari. St, 27.
D* ACCANTO , per Da canto , come più comu< nemente (I fcrive, cioè Da banda; C. 63, 58. 2. p, 205. ed altrove; che noi abbiamo lafcìato per fervire a MSS, ne' quali talora fi può leggere anche Daccanto .
D ALPINO , per Delfino \ C. 45. 21. 2. p. 5. e fempre.Così pure coftantemante il Villani, e tutti i buoni antichi non folamente in quello lignificato di dignità , ma ancora in tutti gli altri fentimenti e di animale , e di griuoco .
DAR CARO DI RISA, metaf. per Attrifta- rc, C. 72. 4. 3. p. 298. e forfè altrove,
DEGNO DELLA CROCE GIALLA , per Ifco^
mi*»
XVII
frinnìccUOi o Sentenziato dal S, U/lzJo; C. 70. 4. 3. p. 276. La crcce di panno ginilo davanti , e di die- tro , cucita fopra uno fcapolare di color cenerino, è r in feijn a infame ci coloro, che condannati tono dal S. Uiìzio , e fcomanlcari per motivo d' eresia , e ancora de' Penitenti , almeno a tempo.
DICENNOVE, per Diciannove ,C. 71.96.2. p. 296. E così altre volte.
DIFUNTO, per Defnnto^C 73- 91- 3- p. 3 es- peria lolita famigliare fcambievolezza deli* /colla £,
D' IN'GORDO , per Ingordamente ; C. 64. 1. 3, p. 210. Manca nel Vocab.
DIPOTESTANDO , per ifpotefiando', G. 5^. 8. I. p. 123. Nel Vocab. è Spotejlare -> col folo efemplo del Varchi, e Difpudeftare ^ colla fola dif- ferenza del D, in vece del 1\ tra le quali lettere però è Rretta ^ parentela .
DI RI VÓLO ; C. 60. 48. 2. p. 171. Che tutta- via ne facea di rivolo. Di quefla vece, che in quanto ha la penultima iìllaba lunga , e non è il di* minutivo di Rivo ^ manca affatto nel Vocab. i' non fapr^i conoTcere altra origine, fé non quella del Verbo Rivelare , eh' è quanto dire Folar di nuovo ; onde Rivólo varrebbe Nuovo 9 o fecondo volo 9 e Di rivólo y Di fecondo volo. Da quefto natio fignìfica- to poHbno dedurnefi altri, metaforici , e figurati, come farebbe, Di prefto, e velociffimo vitorno\ fèn- dochè Di volo-, anche fecondo il V^ocab. V. Volo ^ §. fjgniiica Prefo, In un tratto, In un attimo, ec. È perchè chi e follecito neir operare, fa molto in poco tempo, e per lo più è molto attivo, né fa Ilare oziofo potrebbe peravventura (Ignifìcare an- cora /;; grande abbondanza , Copiojamente , ed an- che Di continuo, Incejjantejnente ec. E tale mi pa- re il fentimento più acconcio al prefence pafTo del
VqUV. b no-
XVIII
nodro Poeta; chcqueflì a volo appanto di fantafia padano ben fovente di coTa in cofa , e ad un mede- fimo detto accomodano mille blzziTÌ fign-iìcati , fe- condochè hanno d'uopo, o capriccio. Quindi, fé mal non m'appongo, tutto il lènib di quefto pe- riodo farebbe, che quantunque Pa">3 Giovanni a- vefTe fatto divieto ad altri di co;itr:iffare i Fiorini di Firenze, egli però ne facea /// gran quantità « e di co'itiniio ; Q quefta femb'ami la fpitgazione più conforme al teflo . ì'are i* vo penfan lo , fé m li que- lla voce potedè qui piuctofto lignificare qi:afi Di rifacimento , o Di nuova fufione , prendendo in più ampio fentimento quel Di rivolo ; come s* e* di- ceffe ,<;he il Papa non folamente non fervava il di- vieto fatto altrui, ma i vecchi, ei ottimi Fiorini di Firenze facea di nuovo fondere colla fua im- pronta, come canta ne' feguenti ver fi ; ne' quali , poiché anche quello cade qui in acconcio, è da avvertire, che quel primo della (l. 49 \tg. è da leggerli così , per cagion della rima : Dicea dal Gì- glio : San Piero , e San Polo , benché in venerazione de' MSS. tutti conformi abbiamo lafciato , San Paolo •
DISPENSE, per Ifpefe , C. 4S. 41. i. p. 58. In quefto fignificato fotro la voce Difpenfa , §. IV. un iòlo efempio di Franceico da Barberino porta il Vocabolario *
^ DISPENSIERI , per Difpenfiere ; C 65 65. i. p, 227. E cosi anche il Villani in quello luogo. /. IO, e, 7. come molti altri Antichi , che fimil- mente diceano Siri, Dogi ec, per Sire y Doge ec, V. Bommattei , e Man ni .
DISPORRE , per Deporre ; C. 64. 8. 2. p. 211. e 65. 97. I. p. 2]^o. e 67. 39. 3. p. 247. e 70. 45. 2. p, 2S0. e 11. 49. I. p. 281. e li. 49. I. p. 285. e C. 71. 27. 3. p, 28^. V. Voca'o.
DI-
XIX
DISTRUGGTA , per Dljliugga ; C. 72. 42. 3. p. 302. per necélUcà di rima .
DIPXIGHI; C. 50. 80. 2. p. 64. qaì credo per cerco ed'ere feconda pe^'lòna ; pu^e Te alcuno lo ìntendtfle v^qt prima, cioè» Ch^ io dìpinghit fa- rà uno de' foìici idiotir-ni, troppo anche famigliari nel noflro domeft-co difborfb .
13IVARA , per Divaria-, C. 63. 26. 3. p. 201, V. D'varo.
Di V'ARO, per Divario \ C. 52.42. 2. p. 82. E I alca voica lì leiige nel tefto Tem. C. 47. 22. 2, p. 25. Q.'eHa non è tanto licenza poetica , quanto p'-oprlttà di noterà lingua, di togliere l'/ da molte fìmigiianti voci , come oflérva il Sig. Ab. Marrini , Cec da VarL S/^. 8. Ma molte ne mancano nel Vo- cab. e queitì è una di quelle. Così anche Dante, Purg. 8. di (le: Ve Si là l nojiro avverjaro > per far la rima a Riparo, e Amaro.
DIVIETA, per Divietata; C 52. 41. 3. p. 82. fe C. 54. 60. 3. p. 106. Divieti 9 per Di* vierati , E<t|ì è uno di que* troncamtnti , de' quali abbiamo più fiate parlato in quefti noftri P^oemj, e Cataloghi, V. anche qui appreflb , V. Rtfermo *
DIVORO, per Divoramer.to , e da eflo accor- ciato; G. 62. 58. 3. p. 194^ Manca nel Voc?b. Ma non fi può negare, eh' e' non fia legittimìtli-. mo troncamento , come Dura per Diprata ,0 Duram zione -, Giuro per Giuramento. Qui vale Diftruggi^ mento , Bovina , nel fènlo del §. I. folto la V. Di- vorare del Vocab.
DOM AND ANNE , per Ne domandai-, C. 55. 33. 2. p. 114. Si trova quefta maniera anche più negli antichi, che ne' moderni Scrittori, e ciò fa- ceano e per fuggire il duro incontro di due voca- li j come farebbe qui , fé fi dicefle Domandai fie , e
b 2 per-
XX
perchè fcrivenno con quelh dolce confbnanza me- deflma, con cui pronunziavano. Ma in quello caio in luogo dell' / vien fofticuto l' iV, l'addoppiato col feguente , per appoggio delT A ,che alrrarnente ren- derebbe un altro frgniiicato. V. le noce a Cec, da Fari. St. 8.
DOVO^?E, per Donò-, C. 64. 40. 2. p. 214. I noftfi buoni Antichi teneano per lo più come cadenza di m^l Tuono quella, che terminava in ac- cento, e perciò aggiugnevano l'appoggio di qual- che altra fìllaba , come Te, De, Ey Ne, e dicea- no Virtttte , Gìoventude , Amoe , o Amone , per A* tnò eC' ; le quali due ultime maniere fo^o ora reca- te nel noftro Contado. Così il nodro Pucci , anche obbligato dalla rima, s* attiene qui a queft' ufo , e non /blamente Donane feri ve per Donò , ma ancora qui fotto Piuvicone per Ptuvtcò , o Pubblicò .
DURA, per Durata-, C. 57. 74. 3. p. 140. V. Vocnb.
DUX, per Duca \ C. 50. 72. 2. p. 63. Non io, fé fia licenza, e capriccio poetico, o leve ne poflano efTerc altri efcmpli di buoni Scrittori ? ile- come in molte altre voci Latine vi fono .
E
FFETTO, forfè per Affetto; C. 6^. ^1. 3.
p. 268. Per forza fu , non con verace effetto. Se così piace intenderlo , V. Vocab. e noi T. 3. Ma qui può forfè anche fpiegarfi nel fuo primie- ro fignifcato; cioè/;; verità , Effettivamente .
ELLO , per Lui in cafo obliquo; C. 48. 100. 3. p. 44. Sovr elio . Così anche il Divino Poeta , Ifjfer. 32. Nui eravam partiti già dn elio. Ed è pili propio de' Poeti , che de* Profatori . V. Vocab. e noi T. 4. V. Egli .
ERBACCE, peggior. d'Erbe; C. 59. r)2. 2.
p. i6i.
p. i6i. V. ciò, che dicemmo T. 3. V. Erbaccia ì Se non che qui fembra > eh' e' vogrlia propiamtnce fìgnificare il pe^i^iorativo (X Erba ^ qual è quella, che naice per le campora , e per le prata Tponca- neamente, e fènza induftria d'agricoltore. Coii- cuttOv.iò ancora qui il Villani, /. p. e. 241. fcrive Erb agiato .
HRMUVl, ed ERMINIA, per An/ffni , ed Armenia ; C. 70. 34. i. p. 279» ^ ft* 3 5 »• t cesi fempre col VilLun, e con gii altri Antichi; onde a noi Fiorentini è rimalo il Canto degli ErmitJt f e La zolfa degli Ertnìni , che IcrìHe burlevolmen- te anche il Burchiello; e ciò per la facile fcam- bievolezza , che ha?ino quefte due lettere tra loro, A^ ed E. Lo notiamo qui per Tempre, reftando fob da odervare , che in quello luogo è pollo £r- mifìÌA, coir accento nella penultima, per la nece- fuà della rima.
ESSEGUITORE, per Efeguhore , 0 Efecuto^ re; C. 61. 7 2. p. 177. Così con doppia 5" non è nel VocLìb. Ma v' è EJJeguire , Eljeguizione ,
ESSENZA, per Circaflanza , Occnjìune ec. C. 50. 21. 3. p. 58. Arfe la Ghie fa , e 'l corpo in tale ejjenza . Credo , che voglia dire , //; tale occafione , o circojiafjza ; ovvero , Così in effetto , fìccome fi dice, in vece di Li effetto. In fuftanzia , che quantunque non lo ponga a' fùoi luoghi il Vocab. r ula però in diTcorfo , ed in irpiegazicne fotto la V. Effetto i §. V. non altramenrechè da alcuni fi dice pur veramente in quello fentimento , //; ef» fenza ,
ESSER PER ^CC^ ,c\oh, Valer poco, 0 nien* te\ C. ^7. Si. 3. p. 141. /7 molta roba quivt fu per ecca . Nan valere un acca , è tra' moltillimi detti noftri di poca llinja di checcheflla , quantunque do-
b 5 vett»
XXII
vette pafTar dalla mente al MinuccI là, ove buona derrata ne raunò , Malm. ft, :\9*
F\RSO , credo per Farfetto ; C. 68. 1 8. 3. p. 2 56. Nb?; d'tr'^i per un farfo» Farf^tto è qualunque veflìmento del hufto , co.';;^ giubbone , e; camtciuola ec* e così è nel Vccnb. dove però manca Farfo , né io ne faprei addurre altri e lem pi i . Può elTer , che qui (ìa in forza di rima.
FARE SPECCHIO , per Eljere contrappofto , o dirimpetto , ed a cofìtrafto a che v:he fia;C. 54. 14. 5. p. loi. f. r un de IV altro potie fare [pe£' ch'io . Ecco come fpone tutto qiiefto feti ci mento il Villani, 1. 9. e. il 3. Sentendo ciò il Capitano de"" Fiorentini , con le mafnade de' Soldati fi ritrajje verfo Fucecchio , e Cnjiruccio con fna gente vigoro* JafTiente Je ne venne ad ojle a Cappiano , in fu la ^ Gtiifciana a petto a' Fiorentini ; qnivi per iflanz/t di più meli /' uno ofte di qua dal fiume , V altro di là ftetteno a perdere tempo a badaluccare con gran^ de /pendio , facendo battifoUi , fortezze , et pon- ti , & d/ficj per gravare V una ofle V altra fanza avanzare niente r una parte , 0 P altra . Onde il Fare fpeccbia f un dell' altro ^ qui appo il Pucci, pare, che altro non voglia dire, fé non fé Spec^ chiarfi P un nelP altro nel (ìgnificato del Vocab. al §. II. fotto la voce Speccbiare ; e ciò che vol- garmente fi dice Mirar fi 9 oCuardarfi in vifo ^n- za f:\r nulla. Sembra, che il noflro Poeta abbia prelo un non (b che da quel verfo eli Dante: E come fpecckio r uno a IV altro rende. Più chiaro an- che ricorre quello parlar figurato del noflro Poe- ta nel C. 63. 2. 3. p. ipp. Di cui ( cioè del Cartel di Monte Veglio ) gli ufciti allor faceano fpegUo . Dove il Vili, 1, p. e. 322. così: Rubelli di Bolo^
£fl4
XXIII
gtta . . colla forza dì M. Pafferhto ruhellaro a* Bo^ iognefi il Ca fi elio di Munte Veglio e e.
FESThRlA, per Fejieggiamento , e AllegreZm za ; C. 74. 6 3. p. 320.
FIRhXZ A, per Firenze-^ C. 58. ?.5. 2. p. 146. e più altre voice , fpezialniente ne* MSS. Magi, e Tem. come fi notò anche fopra T. 3. Ed in con- ferma di ciò, che ivi fi difi'e, ofTervo, che fu u fa- ta quefta Voce così anche dallo ftretto amico del noilro Pucci, Franco Sacchecti , NoveL i^S'A^ae^ firo Dino del Garbo fu in qite* tempi il più famofo me^ dico , non che di Firenza , ma di tutta r Italia . Ntd è gran mar.wiglia , perchè ^\ fcriveva perfino Febhra per Febbre y e molte altre, che comune- mente terminano in /T , o in 0 , (ì faceano ufcìre ancora in A, come abbiamo in più altri luoghi di- moftraro .
FISCHIARSI, per Islanc/arjt , e dar dietro con idrepito, e cnlor milicire; C, 54. j. 2. p. 100. Di dietro a lor fi fifchia . Beìlifiìma metafora, pre- fii da quel romore , ofilchio^ed arrotamento ccn- tinuno d'aria, che fa i* marciare forzato, e ve- loce dt Ila truppa militare neiP infeguire , 0 flan- ciarfi fopra ii nemico . Quello figurato lenti mento non è, così per appunto, riportato nel Vocab. tvvi però addotto nel Tuo primiero fignificato r < ièmpio di Quid. O che molro s' apprefla a que- llo: Li quali tutti fischiarono alla battaglia 9 e gif* ^ far fi addojjò a Ili Greci,
FOCACf*. , per Focofo , Ardente-, C. 57. 50.3. p. 138. Nel Vocabolario vi è, appena con un fo- lo elempio .
FORBONDO, per Furibondu; C. 59. 55- 2. p. 160. V. T. 4. V. Forbondi ; fé non che qui è da notare in conferma di quel, che ivi dicemmo
b 4 della
xxir
delia flretta parentela dell' (/ coli' 0 ? che il MS. Tem. ha Fin-botido»
S. FRIAiXO, per S. Fridia?:o ; C. 50. 24, i. p. 58. fecondo i due tedi iMagl. e Tem. E coì;Ì parlavano allora anche i buoni Scritrori , ficcome parla oggi la notlra plebe; onde il Villani pure in quello luogo I 1. 9, e, 59. fj ave alo Infoiato in San priano di Lucca ec, e così quafi Tempre , •
CATANA, per Catania; C. 64. 28. i. p. 2l^ Cesi fpefiO mutavano c^!i Antichi il C in (7, come in Gofiantincpoli , Gojlajiza , Piagenza, Ga- tani per Catania e qui apprclTb Seragofa ^ o Sera- gufa , per Siracufn; e toglievano di tramezzo a mol- te voci r/, o ve lo apponevano a piacere , eonie Muterà, Memora ec.
G AZZURRO , metaf. per Impegno , Partito ce. Can. 61. 54, 3. p3g. 182. Che dovean tirar gli al* tri a tal gazzurro . Quella voce è nel Vocab. col folo efemplo di Ser Brunetto ^Vataff. \. Etn gaz* zurro fanno i Ciabattieri', e iìgnifìca , Fefta., AU ìegrta f e fpezialmente quello Strepitoso Suono di finimenti bellici fatto per allegrezza , che {\ dice Gazzarra ; donde forfè il noflro Gavazzare y cioè Ballare , e Danzare . Sopra la qual voce Gazzarra il celebre nollro Accademico Francefco Redi , nel fecondo de' fuoi Scart affacci di Memorie , e Spogli per le Origini della Lingua Tofana , che lì lèrba r.ella Librerìa di quella Famiglia, e del quale g^n^ tiimente me n' è fiata fatra parte dal prefente Sig. Cav. Ignazio M. Redi, crede, ch'ella venga a di* rittnra dallo Spaganuulo Algazzarra , che vale h fejjb di Gazzarra , e propriaj?iente quelle voci , e quelle ftrida , che danno i M'jri , e qne' foni , che fanno , quando ef^/no dall^ imbofcata contro i loro ncn.
m<^i •
^;fci . Algazzarra poi degli SpagnuoH vemie dalt* Arabico » o dal M-trefco , fecondo l opinione di Pie^ tra de linea , e del Padre Gaudìz . Ed impugna la lenten?.:i dei Men.ìgrio , che nelle Origini Italir^ne vuole t che quejìa voce derivi dal Greco yaUj . Io cred-rei jche oice i' Origine S ^agnuola , forte an- che ii Garrire de' Latini in qjcl inetatorico lenti- iiie:iro,che s'incrolulle ne' badi tempi , ne' quali anche Garrulare col medtfimo (ìgnifìcaco lì dille , e che lecondo il Da-Cange altro appunto non vale, ih non Te, come ha rpieguo il Redi , h conditura p Ù" horrendum clamQrem edere , more Turcarnm iam ian: praelium commi ffurorum ad tcrrenduìn bojlem • Hd in quello parere le Tue più verifimili dirivazìoni Greche potrebbono edere, o da y.^:}^?ia,^oo , che vale Strepitare , Gridare, ovvero da K^yK^^^co^ o y.oiy^cc?^^^ eh' è lo Smodatamente ridere. Anzi padando dalla voce Gazzarr'a alla noftra Gazzurro^e volendo trarla dai Greco, o ad edb ridurla, non pare poda negarfene la ilretta parentela col Verbo y a ! c>j ^ che vuol dire JEfoltare , o Millatitarjt ^ donde abbiamo yccv^iioo y e yau^iOj,o y^v^cci) , e yai/fòc , che lignifica anehà Tripudiare , e Stare in allegria , ficcome da' noftri fa più cura unera ente ufata la voce Gazzttrro ; e da quelli viene yavfog , cioè , Lieto , Fé fio fi , e ysiù' ^C'J€ » Allegramente 9 o In gioia, come fono co- loro, che fon'pregnidì pretto, e buon vino, che pur fi dice ^ct'fb^. Donde chi fa, che non ven- ga il rollro Zurroi e Zurlo , e per trafpofizio^ ne molto uiàta di lettere, Ruzzo , che vaglio- no lo ile db , che Gazzurroì benché Ruzzo il no- fìro gran Sc^vini dal Latino Ruere lo derivi {Malm. JSI. St. 4^. ) , che forfè anche direbbe fi d.d Greco 'fé(i) 9 o KUTuY^è'jj 9 che vuol dire, Verfare y Sprra* dere^ Diffondere ec, coni* è proprie? deli* allegic^z*
za.
XXVI
xa. Ma ancora eh yiuj abbiamo ycc^ykXl^o) % che \ale Incitare ad allegrezza ^ e a rifo , qu:ifì yàijì yé^ Aa'j/ . Or tornando al nuflro proponimento , ficco- me chi è in feda, e1 in zurlo, o ruzzo con altri, fi trova in certo modo impegnato, ed obbligato a feguìtar la baia de* compagni , così tutte qut^fte voci , e la prefente fimilifllma (lazzurru, fi prendono ta- lora , per Impegno , Partito , Obbligazione , Impre- ca ^ec. cioè, in alcuno de' ientimenri elprefll dal Vocab lòtto la Voce Giuoco , a' §§' III. V. IX. Xll. e XIII. E così è ui'ata qui dal Pucci , come dal contefto chiaramente ^\ vede .
GIUMETRIA, per Geometria \ C. 55. 37. 2. p. 114. e nel teflo Tem. fi legge Gitimeria , Eli' è una di quelle infleflìoni così rivoltate per maggior comodo, e facilità della lingua , che fchifa l'incon- tro dì due vocali , che non ben fi unifcono infie- me; per la q'ial cagione Gemenzia ^ in cambio di Geomenzia difle Ricco da Varlungo , Rim. ant. p» 142. deir ediz. de' Giunti; Sii eh' io per gemenzi^ feci qutftione ,
CIALDE, e GIALDONIERI; C. 51.12. 2. e 15. 2. p. 68. Cialda , dice il Vocab. (pezìe d' arme antica , della quale s' è perduto V ufo , e la cogni- zione 5 ma fi crede lo fteljb , che Lancia . Infatti nel- l* edizione del tefto del Villani fatta ad iftanza de' Giunti in Venezia del 1 559. l, 9. e. 70. in cam- bio di Gialde \\ legge Lance, Gialdonìeri dunque vale, come fpiega li medefimo Vocab. Soldati ar- mati di gialda ; alla quale può convenire la fpie- gazione anche di M. Remigio Nannini , che fi leg- ge nella poftilla di queflo luogo del Villani nella detta edizione; cioè , Uomini d* armadura grave. Il Vocab. luddetto per l' una , e per l' altra vo- ce riporta in climpio quello iblo paflb del Villani medefimo. G1U«
XXVII
GTU3ILTÌ0, per Giubilo-, C. 52. 24. i. p. 8«. Oltracciò, che fi diflè di quello iìgn iUcnto fopra, T. IV. V. G'tiibbileo , è da notarfi , che manca que- fta voce nel Vojab. ancora quanto a cotaì manie- ra di icrivcrla con un B folo , avvegnaché fotto la oa**ola Ginbbileo §. II. vi fi adduca un efèmpio da' Mp'* di S Greg. i, 8. con sì fatta ortografia: V' a}2}20 giubileo ancora, nel quale fi fignifica la quie^ te perfetta , fi facea di fette jetttmane , Ned ^ maraviglia ,eflèndo certamente quefta una di quel- le fiUjbe, che giufta la riliefTione del Sig. Manni Lez. IO, dipende , più che altro , dal minore ^ o maggiore battimento delle labbra 9 a ciafchedun naturale nel profferirla ; (ìccome e Giubilo egual- iTjente bene , che Giubbilo fi dice dalla lingua, e fi riceve dall'orecchio.
GRAN AGLI A, per Aggregato dì grano ; C. 57. 75. 2. p. 140. Sicché alla granaglia - / poveri uoft potien dar di becco >Nd Vocab. non è quella vo« ce; è bensì nelle* Giunte di Napoli, coli' autori» tà di Benvenuto CeUinì , nella Tua Orificeria , p^g^ 27. ma in un fenfo del tutto divario da quello del Pucwi , e proprio di quell'arte d' Orefice , nella quale fi dice anche Granagliare , per fare una cer- ta fullone, o preparazione d* oro , e d' argento. Qui egli è evidente , valere copia , od aggregato di grano; e voglio concedere, che il Pucci, due iècoli innanzi al Cellini , abbia quella voce compofia tratto dal verfo , e dalla rima ( benché mal m' induca a crederlo , eH'endo queflo il primo verfo fondamen- tale di cotal rima, che non avendo , come appa- rifce , nelle feguenti ibe corrilpondenti voce alcu- na di neceffità , poteva perciò ad arbitrio facil- mente (chi fare ; ) ma non può negarti, che npa fia,in quello fencimento ancora, giudiziofìimente ,
e (il
XXVIII
c da ottimi elementi Tolciim r»t*'ovata , comno- ila, e<l ufata . V. Mìnni, Lez. Tof.. 3. e noi T. 3. V,' Popolaglia . La olebe Luv-che'è '1 -ebht- G^j«^- ^//^ per Granata , o da Granato fuil nel num. del più, o per lo aidiettivo femminino, coiicioffi'co- fachè anco^'a cosi fia flato utaro da Fr. Giord:ino nelle Pred, R, dove di(T'e le Fofje granate .
CÌRJ Ì'TO, pe'^ Gr<ffo; C. 62. 70 3. p. 195. li 7' è una di quele lettere, che pare da' nollri Antichi raddoppiata piij facilmente, che da noi, almeno nelia fcrictu^aj (\c:zom^ Scotti in cambio di Scoti , Gotti per Goti e e»
GROLIA , per Gloria; C. 59. 4? 2. p. 159. Di quefta meratefi della lettera R, abbiamo parla- to in più luoghi de' Tomi antece^lenti , e fiiezial- mente T 4. V. Scapreflare , e Strenna , ed nf. fai più eruditamente di noi ne ragiona i Si^. Ab. Marnni , Cec, da VarL St. 11 Qaanto poi alla vo- ce Grotta , che fpe({'o s* incontra ne* no^ri buoni Antichi , ed è tuttora viviflìma nella nollra ^iebe , e nel nollro Contado, benché non riportata nel Vocab. oltre gli ef'empli addotti nelle Giunte di efTo fatte in Napoli, ricorre più fiate nelle Lettere di Fr, GnitsonèfQ fpezialmente Lett, 3. p 19. Di po^ verta , regno: di dolore ^ gaudio, di fatica , ripa- fo : di viltà , grolia, V. ivi le Note . Così in que- lli Canti medefimi, Can. 74. 20. 2, pag. 322. ©ccorre CREMENZA , i^er Clemenza .
GROSSI 9 Sorta di moneta , che in Firenze oggi vale mezzo giulio ; C. 47, 36. 3. p. 26. e C. 52» 42, I. p. S2. Si nota pe' Foreflieri. V. Vocab. V. Gro/fo.
GUEFFE , per Mura ^ o B a/i ioni ; C. 47. 91, 3. p. 32. Benché fcemate n^ aveffer le gneffe » Que- llo, credo veramente ,ellèr qui il figniiicato di co#
cai
XXIX
tal voce, e vuol dire, che ceneano Soldari fem- pre a^m-ìCi , e pronn ad ogni comandata , benché igravate n' avefl'ero le mura , ed i baftioni delia lo- ro (Tuardia rinforzata . A limile fentimento di ATz/r^ s' aonrefTa foltanco quello , che dà il Vocabolario a Cinedo t o Gbejfo; dovecchè Gueff'a prende foltan- to pe- C5^/>^/^ coli* unica autorità del Pataffio . Ch^ fé a qu-^fto iì volefle qui adattare il detto del Puc- ci? bili gnerebbe prenderlo in un fenfo metaforico. GUSCI -^N A, per Guij ciarla ; C. 53. 6i. 2. p. 95 II Villani e. 105. i'crive Gitifciana ; ma amen- due talora variano, e indifferentemente Tuuo, e r altro adoprano.
JM BORSA , per Giudica , Intende , Penfa , ec, C. 70. 18 3.p, 278. In queflo fentimento fìgurato non è nel Vocab. (è peravventura non fi appreflaffe 2 quello del §> fotto la V. lmhorfare\ come pare 11 appreflì ce^'t^mente nel C. 78. 70. 3. p. 261.
IMPERIATI, per Imperiali; cioè, feguaci dello 'mperadore ; C. 49. 20. 2. p 47.
IMPERIATO, per Dignità d Imperadore ; C. 46 J4. 3. p. 13. e 6cf, 7. ?. p. 265. V. Vocab. Per Luogo , o Sede Imperiale ; C 46. 93.3. pag;. 21, Per Partito , e Fazione dell' Imperadore \ C. 48, 48. 3. p. 59. Per lo Dominio 9 e Stato-, 46. cit. e 50. 74- 2. p. 63.
ÌN PRIMIERE , per In prima , o In primie- ramente \ C. 60.73. 1- pag. 173. Manca qujefta voce nel Vocab. ed è, còme le dicelTe In primi e- ro , o In prÌ7Jtiera , che pur mancano nel detto Vo- cab. E ciò per la facile mutazione » e fcambievo- lezza appoi noflri Antichi dell' O, e dell' ^,nelP£, come fi vede , e fi è da noi olTcrvato altrove nelle
Toci
XXX
voci Prigioniere -, Cavaliere , Leggiere ^Barattiere f Foriere y P en fiere y Nocchiere 9 Meftiere y ec. ctie in £, ed in O ad arbitrio terminavano, e remi- nano tuttora ; e nelle voci Prof et e per Profeta , Febbra per Febbre , F'irenza per Firenze » Cerchia ^ev Cerchio y che usò Uante, in quel verlb del 18, deir Inf.
Come la Cerchia y che d^ intorno' l volge •
Violente per Violenta ^ come ^\ leg^nje infra gli altri fu le migliori imprefìloni dello 0-eiìo Dante , neil* Ar- gum. afe. 5. del Purg. Sopraggiunti poi da morte violente", ed Vnque ^^^ Unqua^ per entro allo ftet lo Canto i
Guarda , s' alcun di noi unque vedefti .
ISOPO , per Ejopo ; Can. 56 90. i. pag. 131. E' Idiocifmo f^migliaiilìlmo alla noilra plebe, e fa. Cile cambiamento dell' £ nell' /, come Intrare , per Entrare ec.
LASCIAR DEL BUCCIO , per I^/^vw d^lla pel^ le , o Scapitare nella fanità , e nella vita ; C. 59. 86. 5. p. 163. Ma pur lajciàr , com'è det- to i del buccio. Si dice aflbluto , Lafciar la pelle, per Morire , come fegna il Vocab. V. Pelle; e nello llefFo fentimento il dice pur volgarmente Lafciar la buccia , o le bucce . Onde Lafciar del buccio , o delia bucc'a 9 o della pelle, farà comparativo mino^ re , che varrà , Lajciarvi della vita , o della fanità . LASCIO* IL MAIO, per Lafciì) il comando; C. 68. 52. 3. p. 259. Mata fi dice volgarmente nel nolho Contado quel ramo fiorito , che piantano i
Con-
XXXI
Contadini la notte di caien di Maggio ali* ufcio delle loFo innamorate; ed o (la appiccato dovun- que, o fia portato in alto da alcuno, fempre dì- nota gioia , fefta , e tripulio. Oide può bene uà vivace Poeta artar quella voce a quaicheffia divi- fa , o fegno di letizia , di degnitade , e di buona fortuna; e perchè in Rettorica fi prende mo cs fì.ite il légno per la cofa della , quindi, Pigliare 9 Tenere , La (dare , Dare , e Torre il maio , verrà a dire pigliare ^ Tenere ec, V autorità , il comando^ la poffcljlone ^ t' eredità ^ ec* fecondovhè porta ildi- fcorlo . Riccorre una llmigliante maniera anche ap* prefib, C. 69. 52. 3. p, 270. Di [e mando 7 maioi che vuol dire, 5" arre fé ^ o cedette il comando.
LIDIO , per JJvio , C. 53. 7 3- 3« p» 9^* fecondo il MS. Str. e Mjgl. Ma le non è qui errore de' Co- piai, è per certo corrompimento del Volgo, Tem- pre facile a ftorpiare quelle voci , che ben non intende, e più che altro ne* nomi proprj , che poi così ftroppiati fon anche paflati ne* buoni Scrittori .
LUI, forfè per Egli', C. 6(). 30. 2. p. 268, Dal contefto pare certamente calò retto.- Nota ^ Lettor^ che r,iun altro m<ii - Fu incoronato t effendi lui jojpetto . Del Papa , e e. V. Vocab. lotto quella voceii §. IV.
MAGANZ \ , per Magonza ; C 50. 70. 2. p 63. e 56. 52, 2. p. 125 Anche il Villani fcnvc così in quelto luogo 1. 9. e. 66. ed altrove ,* e così pure i loro contemporanei, ed i più antichi* forfè perchè anche tra' Latini fi trova e Miguntia , e Mogutitia .
MAIO , per Comando , V. Lafcio il maio • Male, Add. per Mala ; C. 4^. 85, 3. p. 42*
Male
txxii
Male offerta. Così diceano talora gli Antichi Vh^ iente per Violenta , Fine per Finn , o f/;;^? , che ufa anche il Varchi nel Tuo Ercolano, e fpezialmcnte pag. a me 151, V« fopra In primiere.
MANCIA , per Prefagio , Agnrio i C. 50. 51. 2. p. 61. per Novella-, C. 74. ip. 2. p. $24. In quelli netaforici (ìgnifìcati non è nel Vocabolario .
MANO, per Mnne , o Mattina-, C 61. 17. 5, p. 17S. D/7 /era, e da mano. Se non (ì vuole li* cenza poetica per neceffità di rima, come pare, farà per quella più famigliare fcambievolezza , che tifavano i noftri Antichi, dell* £ coli' 0 » e vice- Terfa ; lo che più fiate abbiamo altrove ofiervato.
MAZZARRA, Valle; C. 61. 27. i. p. 179. clic il Vili, qui L 9. e. 297. leGjge Mazara •
MELANO, e MELANÌESE, per Milano, e Milane fé ; C. 56. 34. i, e 36. i. pag. 125. e così quafi Tempre in tutti quefti Canti , e talvolta anche il Villani , ed altri Scrittori di que"' tempi.
MICCIOLFO , per Balordo , Dappoco , ec^ C. do^ 71. I. p. i73. Tene a cori gli altri, e non era mie- ^iolfo , Abbiamo detto il noftro primo parere in- torno a quefta voce nel T. 3, nel qunle fempre più ci confermiamo; cioè, che fia una di quelle, che forfè allora correano per la bocca de' più modeili, a fignificare con maggiore oneftà un uom balor- do, piuttoftochè con altra fconcia parola* E per •verità infra 1* altre Tofcaniffime, e aflai prodìme origini, che può avere, una mi pare ancor quella d^ Mìccio fC'ìoh Afino , che fi tiene per uno de' più balordi animali, che fieno tra' quadrupedi; alU qual voce aggiunta l'altra di Ctofo -> che probabil- mente dal Cheph Francefe, o Provenzale , o piutto- ilo da KB(puAh Greco, che vuol dir Capo, diriva, e frammirchi2t3 , od apportavi la L, per renderla.
più
XXXIII
p4Ù dolce , e (ònnnte , fi fa appunto Mlccìolfo ,che verrebbe a dire C(tpo di miccio , o Capo d' a fina . Mj a propolKo del Cheph FraiizeTe , o Provenzale, il noll**o immorcnie Anton Maria Salvmi, nella L?z. z6, della 2. Par- delle Pro fé Tofc coir aur^- riva di un tal Michele da P.idov;! , che trovò cflere il Vcl^arÌ7,7,:ìCore del libro ìntìtoì'iZOiDefenfor pacis 9 eh' era appunto de' tempi del Pucci . cioè ìu quegli fleiìi di Lodovico Cavaro , a cui il libro è dedica- to, e fi lèrba Ms. nella Libreria Medicea L^uren- ziana , riporta la voce A/'Vc/V^:; , tradotta da Méceph Frsnccfe antico, o Provenzale, che foriè ogi^i di- rebbeiì Mi -cepk, quali Mezzo capo, o anche Capa Jcemoy che dal Greco traendolo , larebbe lo ftelìo, che Ij/^;3if(t)«A>; , le non vojliamo piuttofto dire jxr^pci , o, ya/y/Jc jcfcCpJ<iAv;, Mezzo, o piccul capo» Onde da queih fola parola Mècheph avremmo , ie così è, il noftro Mìcciolfo del Pucci, o de'iuoi tempi; ne* quali fi trova anche Mocecca , ufato tra gli altri dal Tao contemporaneo, Franco Sacchetti > Rim» 40. per Uom dappoco 9 e propriamente è la ftedo , che Moccico/o ; e Mucciare , per Far fi beffe , 0 Burlare ,• dalla qual voce parimente potè farfi prima M'-tcciolfo , per Uo7n da beffe , e da nulla , e ]ì0Ì mutato per mai^gior lezio i* (7, in /, Micciolfo • E chi fa finalmente, che quefta voce non potefie efTer prefa da M'icca , cioè Broda , o Brodolone , da cui fi diccfiè una volta Mhcofo , quafi Brodaio, o Amatore , o Bevhore di hi od), che fignificherebbe uom troppo buono, e credenzone, e quindi poi Muciolfo?D[ quella voce Micca V-Malm, Not, St. 17» MIRABILIA, per Maraviglia, o Cofe in ara- vi gli 0 fé ; C. 61. 35. 5. p. 179. V. T. 3. \ . Farfi viirabilia .
MlRENDA,per Mirandola ^ Can. 73. S». i- VoUV. e p3g'5i5.
XXXIT
p. 315 V. qui II VIII.^1. IO. e. lox. Qui forfè così p<r Decedi 'à di rima,
.MISCHI NI , per MefcbiniìO 74. 34. 3,p. 534. MS. Str. e Mai^l.
MISTE RIO , forfè per Meftìere ; C 72. 3 5. 2. p. 301. V, T, 3- benché può qui anche avere il Tuo natio fi gt ni ficaio di Segreto .
MONGIOIA , metaf, per Paga militare » o fi vvero per T Allegrezza de" Soldati nel rifiuoterla ; C. 62. 55. 3. p. 193. Molti luoghi così appellati no- vera il Uu-Cange nel iaoGlof^rh Lathw . V. Alons ^Caudii, ed in una lua Dijprt, i:. ad luinviUam 9 ivi citata^* e fra quefli in primatite luogo il Colle Vaticano dì Roma , quindi quella bella Torre nella >}(uga de^ Genove (ì , disfatta pe* Veneziani nel 1257, o 1258. della quule parlano Ricordano Malefpini , €a^. isd.'^ed U Villani Vecchio l, 6. e. 62. col Iblo divario della cronologia di un anno; dietro a* quali già cantò efattamente anche il noftro Poeta . Fo/. /. ^' 9* ft^ SS* ^^ il più celebre luògo chiarnato da noi Mongìoia , e da* Francefi Mont]ùie , è < iècondo il prefato Scrittore, la Collinetta di S. Dionigi predo a Parigi , ove dicefi , che il Santo riceverle il martirio. E perchè t3le,e'tanta è la divozione, che i Francefi giuftamente portano a quefto loro S.into Apoftolo, che in tutti i loro ajvvenimenti così profperi , come avverfi lo invocano, e pro- pizj effetti ne fperimentano ; quindi è , che per- fino 1 ioldati, da antichifilmi^empi ,fia o nel dar la battaglia , o nelf animarfi pugnando contra al nemico, o nel fefteggiarne la vittoria, o in (bmma in qualfivoglia altro accidente , fpezialmente di gioia , s'avvezzarono a gridare M'jnt]oìe ^ Montjoie ; invocando così il luogo per lo Santo, e talora Tuno air altro giugnendo, Mont'pie S. Denysy fic- co- ^
xxxr
come dlmoflra Io flefTo Du-Cange ,ivi , riportando varj pafli di Canzoni militari , o che a fatti d* ar- nie appartengono, nelle quali fpefle fiate quelle elclamazioni s' incontrano , che fono anche chiara- mente indicate nella Carta , lì pure addotta , di S. Lodovico, dell'anno 1269. dove fi legge: Et fiantam ab eodem SanBo fumpferunt ( Galli )fidticiam , ttt a jua prece non jolum in profperis [celerà ^ fed etiam ifji , sif eorum mìlites in eius gloriofi Dionyjii nu- mini$ exclamatione inimicorum tela in helUs devi* iiffè crediderunt . Da quello antico uib adunque de* loldati Francefchi, e non da altro , i' penfo 9 che il noftro vivacidìrno Pucci traefTe in quefto luogo la voce Mongioiat a fignificare figuratamente la Pj- ga militare t o più veramente, l* Allegrezza , e la Ciuia 9 che ne dimoftrano i foldati nel rifcuoterla ; e tanto meglio ha egli qui tolbaneggiato quello termine Francefe, quanto e la derrata afpettata daMbldatì, dovea ed'ere più feftofa, perchè era di più paghe p^^H^^e d' ajfai , e delle doppie per la vittoria 9 ( Vi.l quivi 1. p. e. 316. ) ed i Ibldati trat- tenuti in Lucca erano buona parte Francefchi » da' quali veramente fi può credere , che s^ afpet . fajjè la Mongioia *. cioè, dire^ io , WViva delle paghe, MORICA, forfè per Mnrica, cioè Mitra ^ Edi ^ fica 9 p Cojìruifee ; C. 55. ^6, 3. p. 114. Al Mondo dir leggiadro non fi morica . Dirò quel , eh* io pen- fo , con difiderio di efier corretto, ed illuminato. Credo, che fia qui <^'tlzo Morica per AJurica 9 pQ^ la facile, e famigliare mecatefi dell' C/ nell' 0, C viceverfa , che qui è anche necefllcà di rima • ^f//- ìicare poi fembra effer lo fielfo, che Murare , o Edificare, ed in un fenfo più. ampio, Cofiruire ', ficcome da Nutrire fi fa Nutricare, da Mordere Mor dicare y e Morficarep e da Barbare Barbicare*
G a £ ve-
XXXVI
E veramente da M'arare P arbitro venga Mora , che vaie Mjnte di fafjì'^ Moriccia ^ o Nericcia ^ che fi- gnifìca Rovina; M.trella ^ o M'jrella , eh' è una Z^- fir uccia da giuoco', onde nei Maini. C. 9. ft, 17.
C/>/ f /Vj f /w un laftrone alle cervella , Che ., $* e^ V è grilli 9 Jerva per murella .
La noflra Lìngua è capaciflima di limili bizzarre , e quafì cnpricciofe compofizioni da' loro nomi, o verbi primitivi , fpezi.dmente appo i Poeti , per lo moggior bifogna, che ne hanno, come fi è dimo- strato altrove ne' Tomi antecedenti ; e nel noflro caio tanto l'origine, che T ulcita , o cadenza di tal voce è sfTatto Tofcana . S'è vera querta mia fpie- gazione , egii è chiaro qui di per le il fenfo intero del Pucci; cioè, che lènza la Rettorica , non (1 forma al mondo dir leggiadro.
MUCMVERI, per Suldaù armati di una fpe- zie di dirdi , detti da' Catalani i'peziaimence Mf/ga» veri i C. 54. 21. 2, p. 102. V. Vocab. e la fpiegazio* fìe> che ivi fi Jà a quella voce con varj pc»fii del Villani. Qui il Pucci bìfogna, che li prenda per gli flefli Ciciliani , fecondo d te^lo del Vili. l. 9. c.i 14.
MUTRO, per ^//rr<7 , Cade Ilo; C. 64. 47. 3. p«2i4. Il Vili, qui l. p. e. 551. fcrive Murro, co- me anch' oggi fi dice . Ma notiamo qui quella va- rietà , perchè non V abbiamo avvertita altrove .
NEQUIZIA, per Odio , Rabbia, ec. C. 70. 75. 3. p. 283. In quedo figniiicato manca nel Vocab. NIGRIGENZA , per Negligenza-, C. 63. 38. i. p, -05. V. Vocab. e qui V. Grolla , e T. 4. V. Di- grifi are ' Q}ii h Colo da avvertire, che il Tello Str, legge Nigregenza , che non ò nel Vocab.
NON
XXXV IL
NON AVERE A CAPITALE UN DARDO,
per Poco 9 0 nulla ftìmare checcbef]la\ Q, 65. 38,3. p. 225. Forfè per la (ùa tugace velocità , e per lo iUo fparire a un tratto .
NONISTANTECHE', per Nonofl ante che .Beu^ cbè ec, C. 70. 8. 2. p. 277. e qualche altra volta, l'pezialmente nel tefto Stroz. O è così fcritto per quella fcambievolezza , che pafTa fovente tra TO» e r/, particolarmente ove più dolce fembri la pronunzia, e piiì facile , come Dó/wj;;^^ , e Dìman^ da-, ovvero perchè dìrivì, quand* è così icritto 3 e pronunziato , non già da Ojìante , ma da Stante , e ila il contrario di ^^^«tV^/;^ , nello ftedò lentimen- to di Benché . Dal noftro Volgo , e Contado l'udi- remo più pronunziato coli' /, che coli* O . Nella prima maniera manca però \\d Vocabolario •
OBBRIGATO, per Obbligato; Can. 48 11. 2. p, 3 5. e 69. 17. 3 p. 26Ó. nel MS. Str. V. Vocab. V, Obbrìgare , e qui foora V. Grol'ta ,
013iN0, per Urbino-, C. 58. il. 2, p. 145. e 60. 19, 2. pag. 1Ó3 E ciò proviene ( dì'ebbono i Deputaci ai Dec;?m. a e. 55. ) per ìiìgrandcf ami/ìà , eh' è fiata fempre , e fn forfè maggiore ne' pri- mi tempi fa quefte due lettere O , ed U ^ iu tan- to che Jpe/fo fi (cambiavano fra loro, e fi pigliava r una per /' altra , Di eiTa abbiamo ripo'taci ai'che ne' Tomi antecedet\ti molti eiempli, ed innumcra- bili altri potrebbono porcar/ene, le inutil cófa non folle per la troppa abbondanza. Orbino lì dice an- ch' 02g:ì <la molti.
Ò^RBI VIETO, per Orvieto; Can. 73. ip. 3. pag. 311 E Tem. Urbivieto ; e così altre volte ne' Canti antecedenti .
ORDINE DATA, nel genere femmin, C. 73, e 3 4-- 2*
42, 2. pag. ^T?. ed IV. ft. 44. I. fecondo il MS. Magi. V. Vocab.
OSTERLICCHE, per 0/?^r/V:' , cioè , Auftria 5 C. 57. 26. 2. p. 135. E OSTERLICCHl ,C 54. 40. 1. p. 104. e 59. 90, 2. p. 164. e 61, 2. I. p. 177. E fecondo il te([o M?.p. Starli cebi ^ e fecondo quel- lo dcìTem. S^or //eh 9 che così lo fcrive anche qual- che .altra volta. E' difHcil cofa il render ragione di quefla varietà d^diotifmi antichi ne* nomi proprj di perfone , e di luoghi .
OSTORICH, per Qfleneb ; cioè, Auftria ;C. $0. 69. 3. p. 63. V.Tom* 4. Dante fcrive Auftericchj Jtjf 32*
ì^on fece al corfo (ao sì graffo vélo Di verno la Danoia in Anjlericch .
PA', per Papa-y C. 53. 88. 2. p. 9J?. Così dee, leggerli per la giuda mifura delverfo, benché ne' MSS. (ìa fcritto^ intero . V. T. -^.V .Caprai'.
PAPPOLA , per lo Mangiare , e qui forfè fi- guratamente per Mancia ;C 59, 22, 1: p. 157, P<?* rocche gli abitanti per la pappala - Mi(er di notte dentro gli libertini . Da Pappa , come (1 fa Pappo- lata , cori può firfi in prima Pappala ^ benché non iìa nel Vocab. ed è quafi un diminutivo d'i pappa; ficcome udiamo tutto dì nel volgo Pappina nello ftedo fentimenfo; ed al contrario Pappom, Pappóc- eia , e Pappotta , per gran Pappa . Se non che Pap^ pola qui è prefb figuratamente per qualunque Ibrta di mangiare , o di vittuaglia , od anche per Man^ lia , Donativo y e prez20 di tradimento. Si crov» anche Pappolone , Malm. C /. ft. 36.
B per il primo vìenfeng in campagna Pappoloni if* coiì
XXXIX
così detto per annagramma Paolo Pepi • perche que» fio gentiluomo {dice qui ii Minacci) era giov^Ktf^ to , grande di per fon a , e graffo , e mangiava affai ; benché anche quefta voce manca nei Vocabo.ar o . E parrebbe , che vi dovelle efTere quali per Tuo primitivo Pappolare ; (ìccome Pappone , Pappatore , Pappata (che non è nel V^ocnb. ma fò;t3Pto nelle Giunte di Napoli ^ coli' auccità delle Proj, Fioren, 6. 2ÓO. ) ed altri sì fatti, Pappare per loro princi- pio riconofcono .
Parigini , ner parigine; e. 54. 52. 2. p. 105, Di quefta (llefil abbiamo addotti aicri efeznoli in quefci Canti . Qui è per fervire alla rima , * .
PARTIMbNTO, per Partenza ; C. 47: 6^, ì. p. 29. V. Vocab.
PAVAMCO, che oggi più comunemente Pa^ ganico , Cailello dello Stato San e fé ; C» 73. 64. i. p. 315.
PEDON AGLI A , per Truppa di Pedoni ; C, 4^ 53. 3. p 50. V Vocab.
PERFETTO , per Prefetto ',C. 69. 6. i. p. 265. Così anche il Viilani in quello luogo, J. io. e. $6« £V Perfetto di Roma fempre andandoli innanzi ^ come dice il titolo Juo , ec. Efempio ri porcaro an- cona dal Vocab. lòtto quella, e lotto la voce Ad- drftrare* E ciò per quella trafpofizione della R coli' E fÌ3ezialmente , che con libertà ognuno ufa anch* oggi in molte altre parole fìmili , come /«* terpetre , e Interprete , ec,
PP ' in cambio di Pe' , o Per gli ; C. 71. 89. 3. p. 296, E' quali perpetuo nel MS. Magi, quello no- (Iro idiotifrao Fiorentino, reftato ora nella plebe, e nel Concado. Anzi bene fpeflb Tuia avanti agli altri articoli, o fegnacafi di qualunque genere, o liumero \ come , Pi' la morte , Pi' /* uQtno , Pi" le
e 4 d9n^,
XL
/^onne^ ec. Così D/* per D^*, V^ellt , e W per t^e', N^lli ^ ec. Si n0C:r qui per femprc , qiui^tunque abbiamo leguitati gli altri due CoHici.
PIATA, per Pietas cioè Aj^amo ^ Pena , Ati' gofcìa, ec. C. 63. 98. 3. p 209. Così tempre rei Tello Tem. Se pur qui non lì vuol leggere Piata coir accento , ufatiiTifTio in antico, per Pietas o CoTnpalJìime \ c\\^ anche cesi ha il lue vero fenfo .
'san inERO , per hi Chic fa di S. Piero ; C. (i6, 62. 3. p. 238. Dì Settembre v entravo - Oi notte ^ per San Pier ^ Con molti armati . E appreflò , fi. 63. 2. San Pier t la piazza ^ ec. piglinro • Il primo pnfib così vien deicritto dal Vili, qui? 1. 10. e. 21. Fe^. cero rompere le mura del giardino di S Piero della città detta Leonina, et iutraro in Roma. L'altra poco fotto, con qaefte p.irole: Pr^fero la Cbiefa di S, Piero y e la piazza , ee,
PlFAXr A , per Befania , o FpJfania ; C. 47* 5. 3. p. 23. e 68, 72. r, p, 261. ficcome mc^lt; de*iion;ri Antichi amarono più di dire. V. Vocab.
PILESTRINO, per Palejlrina; C. 70.73.2. p, 283. che anche Piìafirina a;uican:ente fi diffe . Il Villani pure in quefto luogo, e. ji* fcrive Pi- leftrino , o fecondo altri celli Piuefirino »
PlTTlERl , per Poitiers , C. 45. t. i. p2g, i, E così foora ne' Conti antecedenti, e Tempre.
PlU''SO?vlMO ; C. 55. 60. I. p. il 7. Felicità dì noilra Lingua, che può così crelcere gli (ìeflì fupcrlativi; del che veggafi il Sig. Manni, fra gli ultimi, che n'abbiano fcritto , Lez, Ling. Tojc 3. e gii cfempli , che ne adduce. Gio. Villani 1 12. e. 104, difìe In pia pefflmo flato ; ed anche i Latini, okie r Optimus , hanno V Optimi IJinms , per non dire degli accrefcitivi Multo y Onam, Snpra ^ e Supra qnamyec» che corrifpondono a' noltri M&llo 9 Affair
XLI
€oà , Arci , 0!tr(^ , ec» E per cofifermi dì queda noftra dovizia , nel tempo fte(Tb,ch' i' ferivo quefte coferodo da un de' noft'i plebei quella forre efpref- iione : E^li è pia peggio ajjar , quel che fta bene; che in Latino lì direbbe peravventura ; Multò ve^ bementer peìns , ovvero Multo pejflmum f quam dici y O credi pofflt .
PlUViCONE, per Pitivicò , o Pubblicò ;Cm, 64. 41, I. p. 214. V. Dotione ,
S. POLO, per S. Paolo -, C. 60. 49. i. p. 17 r. Dicea dal Giglio: Sr»f2 Piero, e San Polo; che così va letto per c.ìgion della rima, avvegnaché in grazia de' MSS. che tatti leggono San Pjo/o , l' ab- biamo lafci.no. Del refto ficcome Pero, e Perina (come afierilce il Borghinl, Fita di Pierino del Vago p» 461.) fi dide in cambio di Piero, e di Pierino', cosi anche Poh per Paolo fu una volta molto frequente in Tol'cana, come ne fanno teftì- monianza molte Chìefe , che tuttora ritengono que- fto nome così accorciato . V. le Note al Malman» St. $7. Ricorre pure quella voce nel C. 68. 71. i. p. 261. accorciata anche di più ; cioè , San Poi »
POSTO PIE', per Dato di pie, Accemiato , ovvero Ordinato , Comandato ; C, 6S, 29. 2. pag. 258. E fagli pofìo pie , cb' e' Jt partiffe »
POGNO , per Pongo ; C. 63. 57. 2. pag. 259. Come Piagno , Pegno , ec,
PRii', per Prete-, C. 65. 70. 2. p- 228. Di quefli troncamenti abbiamo più finite parlato , Veg- gafi il Bommattei , e gli altri Grammatici.
PREZIOSE , per Cofe preziofe , 0 Preziojità ; C. 64. 82. 2, p. 218. per quella figura, che fi chia- ma eililli , della quale infra gli altri V. il Corti- celli , /. 2. e. 17.
PRIVILF.GGIATA, per Privilegiala ;C. ^d.
13.3,
XLII
j}. 3. p. 145. ne* MSS. Scr. e M^gl V. qui «p* prefib PfivHeggio .
PRIVILEGGTO , pe^ Privilegio ; C. 47. 70. ?• p. 30. Ecco qui, non dirò tnnto una licenzi poe- tica per forza <Ji rima, quanto una conferma di ciò, che noi abbi-'mo altrove od'ervato , e avanti a noi il Salviati , Avv. l. i. 6\ 18. e /. 5, e» 3. ed il Sig. Ab. Marrini. Ce-^co da Vari, fi- 39. intorno al guflo de' roftri Antichi di raV lo piare bene fnenò quella conlbnante , ove ora piiì famiiiliarmente Cem- plice fi pronunzia, e (ì ferve. Chi tratta i loro MSS. facilmente io vedrà da fc .
PROCISSIONI, per PolTefftom ; C. 4*;. 9. 3. p. 2. V. Vocab V. Procefjìone , Procìfjloni qui (1 dice, piuttoftochè Proceffìoni , per la ibiira fami- gliare metiuefi , e parentela della Hcoìl* /, eccome per la ftelTa cagione, Priciffìone per Pmceffìone in altro fentimento eliderò, e dicono i noftri più pur. gati Scrittori .
PUNGA ^ per Pugna-, C, 69. 75. 2. pag. 272. Qui in fentimento metaforico. V. Vocab.
QU AL VUOLSr SIA , per Qualf^vojrih , o Qj/at^ Jijia ; C. 67. iÌ4. 2. p. 251. Manci nel Vocab. Può leggerfi e in una fola parola, ed in tre di- ftinte.
QUETO [ufi. ^er Quiete ; C. j8. 54. 3. n. 39. Con pace t e qucto , In queflo fentimento manca nel Vocab. benché vi fia nelP Add. ibtto il § II.
QUINTANA , per Io Segno , ove vanno a fe- rire i gioftratori, o per la fiefja gioftra ; Gin. 57. 54. 2. pag. 138. Qui è nel fuo lertimento pro- prio, perciocché anche il Villani in quefto luogo, /. 9. r. 180. dice, che dì quefta mutazione dì Mi^ ìafi$ ebbe in Firenze grande allegrezza , e fecefeue
p'aU'
XLllf
grande ffftn> e belle gìoflre . Ma nel C. 66. 28. 3. p. 155. Con gran profferte^ e aiuto a fua quinta^ nii\ è in un nitro lenib figurato, e metaforico; cioè , per Ve (pilo , o altro fegnale di fetta , e di paVf r/Vo , o per la Setta ^ e partita medejtmo * V, (òpra Ch'intana j ed il Vocab.
RAGONA , e RAON^A , per Aragona , o Araona; C. 46 31. I. p. 15. Avvegnaché fpeflb (la oc- cofio ne' Canti antecedehti, e più altre fiate fia per tornare ne' feguenti , V abbiamo voluto notar qui , almeno una volta per Tempre, perchè non fembri da noi trafcurato. Altrove però abbiamo ollèrvato con Monfig. Oottari , quanto fia capace la ncftra Lingua di quefti troncamenti o della pri- ma vocale , o anche della prima intera fillaba , e maflìmamente quando refla quafi frigoiata , ed in- corporata dalla finale della precedente . Efemplo qui ne fieno Ringhiera ^ Rotare, Roncare^ Rede i Redità , Rejta , Retico , che ben fi dicono in vece di A^inghiera , o ArrifJghiera , Arrotare , ec. ed altri moltilTimi di ogni maniera , de* quali foventemente Monfignor Bottari nelle Tue Note zWq tett, di Fr* ùuittofie , e nella Tavola a' Gr. S. Gir, Anzi Fr. la* copon da Todi 7. 9. 18. difiè Reditare , o Redeta- re per Ereditare 9 benché quella voce manchi nel Vocabolario:
Quella è la terra , u ^jogtiou re Retare •
Il Villani e quìjC altrove fcrive per lo ^^ù Arac fia , Tra' noftri MSS, quello del Tempi ha quafi Tempre Ragona ; gli altri variano ; fe non che e l* uno , e V altro troncamento mi fembra per la Poefia di miglior fuouo > e di maggior ulb , che Don
fono
XLty ^
ibno 'e loro voci intere già riferite; anzi i migliori de*noftri Antichi gli ufavano comunemente anche nelle Pro fé .
RAGONESI, o RAONESI-, Can. 58. 45. 3. p. 148. V. Ragona .
RAMANZO, per Romanzo ^ come oggi più comunemente iì dice ; C. 57, 95. i. p. 142. Qui però pare ulato per Jftoria , cioè la Storia di Giovanni Villani .
REI , mafc. per Ree y fem. C. 63. 88. 3. p. 2c8. £ più Caflella antro a lor fé rei. Se Rei lì riferi* Ice a Caftella , eli* è una delle filefli più rare, ma non fenza efempli, fembrando infra T altre fimilea quella, che usò Dante, Purg, 12.
Ve de a Nemhrot a pie del gran lavoro Qi^afi (mar rito , e riguardar le genti , Che "n Senna ar con lui fuperbi foro.
Il quale efemplo molto più fa , fé Rei fi riferifca , com'io credo lueglìo, a qualche nome collettivo, elegantemente tjciuto , cioè Popolo ^ Gente ^ o C/o- /;///;/ di più Cu liella , perchè allora eli' è una fìleffi propiffima , e molto ufata , di cui non occor ra- gionare. V. Corticeili , /. 2. e. i.
RESSA , per RiJJa;C. 73. 2. 2. p. 509. V. Voc.
REl'ADE , per Reitade ; C. 45. 57. 2. pag.7, V. Vocab.
RICANATO, per Recanati, come anch'oggi più comunemente fi dice, e come qui poco ap- prefiòj C. 56. 21. I. p. 124. Qui la credo forzi di rima . Il Vili, in quefto Iteffo luogo l. 9, e. 141. iifa Racanata, e Racanati , e Recanata Icrive pure il noftro l'oeta qui fotto , ft. 28. p 125.
RICHIEDERSI, per Appartenere, C. 71.33.
3-
XLV
3. p, ipo. Quello fìgiiilìcnto così efpreffo non pare dichiarato nel Vocab. fotte quefta voce , né pure al §. Vili.
RiFHRMO ,per pjfermatu ; C.49. 97' 3'P- 54- Nel Vocab. lotto la V. Rifermato ^ un folo eflèm- prò di Giovanni Villani fi iiddnce . Siccome Fermo per Fermato , Guafto per Guadato , Scrollo per Ifcrol- lato f che fi legge nella Iftor. di Semifonte ^ p. 76. ed nitri molti fomigliantì troncamenti , de' quali abbiamo parlato T. 4. V. Specchio , ed altrove , fo- no in contiiiUo ufo nella noftra plebe, e (\ trovano negli Scrittori del buon fecolo , benché non fé ne faccia menzione nel detto Vocnb. Mi viere fott' oc- chio n quello proponimento il Proemio , o princi- pio della detta Iftoria della guerra di SemifotitCf Icritta' da MciT. Pace da Certaldo, dove fi legge 7V7/c-jo_ per Trovato: E avendo noi Piero, Paolo, e Vìcv'ìf Cuoi figliuoli-, triiovo appo la morte di lui tale opera molto male andata , per gli tanti Jgomi* namenti , che di noflra Cafa fi è fatto , ec» E Cerca per Cercata fi trova nel Vol^rjrizzamento della 3. Dee, di Tito Livio , ivi Aff'ermo » e e, lui ave- re cerca qtiefia occafìone , Il quale efempio ripor- ta il Vocabolario, V. Qccafione . E qui parmi po- ter notare di pafinggio anche di piii , che quando sì fatti verbali fi ulano così tronchi, fembrano più capaci a fervile colla prima fola cadenza del ma- fchlle fingoiare a tutti i generi, e numeri, che quando fi ulano interi . V. il Tratta dell' Ortogr, Tofc. ed il Bomm. Trat. 7. e. 13.
RILIGIOSA, per i^d/^io/j;Can. 48.21. i.p.36. Un folo efempio apporta di quella maniera il Vocab,
RIMBROCCIO, Y^er Rimproccio^, cìoc Rimpro- vero; C. 46. 52. I. p, 17. Quella voce è nel Vo- cab. col fola efempio di Ricordano Maleipina .
RI-
XLVÌ
RIMINE , per Rimino , o Rrmint ; C. 60, 19. 2,
p. 168. ed altrove. Il Villini 1. 0, e. 266/rcrive ArìmìnOy e Rimino , come più comunemente allora fi dicea,- benché e nel /. io. t. 227. ed in altri luo- ghi ijfi ancora Rimine .
RINFORM AGIOXE , per Riformnghne j Can/ 65.50.1. p, 202. Nel Vocabol. è Rtufurmare ^ per Formare » ed Informare di nuovo , e Rìnforwato nel- lo fleflò doppio fentimento; ma con un elèn^plo Vo- lo per ciafcheduno, e vi manca del tutto Rinfor- fnagione , forfè per non averne allora avuti efem-pj in pronto, a' quali , quando altri non ve ne fonPe. ro, può fupplire quefto del Pucci. Ne abbiamo all'ai de* fi mi li , come Rinchiudere, e Richiudere , Rinfrenare f e Rifrenare per Raffrenare ^ e quindi anche Rìnfrenazione , Rinfrangere , e Rifrangere , Rinfrancare, e Rifrancare , Ringenerare , e Rigene* rare y Rinverdire , e Riverdire; cerne T usò il Sag? eh et ti, p/;/;. 46» e già fi difie Rinvercio da^v^GuìZ» tone , /. I. p. 6. per Rivefcio , o Rovejcio , forl'e da Rinverjp ,che poi fi fece Riverjby come crede Monf. Botcari , ivi Not. 61. ^
RIO, per Re e zza y Peccato 9 ec. C. 45, 18. ^, p. 3. e C. 46. 71, 2. p. ip. V. (òpra T. 4. alla voce Reo;o\t in conferma di quanto fi difl'c, può sg^Jugnerfi Tefempio di 17r. Guittpne, Lett, ^, In- tendo avaro dilettare in avarizia , in avolterio a- voltro , e catuno reo in nel reo 9 che più gli aggra^ da; cioè, in quel peccato 9 che più lo diletta 9 (^'iQ* ga qui Monfig. Bottari, N. 91.
RIPOSE, per Rifece, Riedifico ; C, 61. 47. 3, p, 181. E ripofe Porcari, Così, colle fiefle parole anche il Villani, in quefto luogo, /. 9, e. 302. ed in più altri , de* quali ne cica alcuni ancora il Vo- caboi. focto quefta V. Riporre 9 §. VI. Balli aver.
!•
XLVII
lo avvertito una volta per molte altre , che occor- re in quefti Cinti .
ROM ATIZZOS per Ararnatlzz.}) , cioè, Scomu* fì'ico ; C. 70, 94. 2. p. 285. E^ voce coryona( dice il Remiirio nelì.i poftiila a quello luog^o del Villani , /. IO. e. 79*) da Anatema y donde Anatematizzare ^ che non è però nel Vocab. e quindi Aramatizza- re ^ che v* è con quello folo eièmplo ripetuto del Vìiiani , e poi per più dolce accorciamento Rama- tlzzare , o Romatizzare , per la parentela , eh' è tra V Af e l' 0 ; onde e Ramanzo ^ e Romanzo li dide, e molti altri limili.
ROMIRE, per Fremere ^ e far romorei C. 47, 15. X. p. 24, V, Vocab.
RUGO , per Ruggo^ o Rugghio ; C. 65, 83. 2. p. 229. Cornato rugo, È qui metaforicamente vale , Cam'' io canto, o grido» EMa notaì*e , che appo i noilri antichi Scrittori fi trova non lòlamente ^z/^- gire 9 e Rugghiare, ma ancora Ruggere , come usò Dante Bel luogo riportato nel Vocab, e forfè fcri^^ fero talora anche Rugere per quella facilità , e le- zio, che aveano di addoppiare, o fdoppiare sì fatte confonanti, iècondoch^ miglior fuono alle orecchie loro faceano; onde Bruggiay {iBrugia^ Signoregia^ re, e Sigììoreggiare fi trova ne* Tefti di Giovanni Villani .
SAEPPOLI, qui forfè per Ifceglte y Elegge, eC. C. 54. 97. 2. pag. 109. Come fortuna par , che faeppuli , - Ed a qtial bene , ed a qual mal conceda . li Vocab. Saep polare , dice , è Tagliare alle viti , per ringiovanirle , il pedale [opra il faeppolo ; cioè , il tralcio nato fui pedale ; né pone altro flgnifica- to. Or come il potare così le viti egli è un certo fcegliere , e feparare l' una cofa daU* altra, che i La-
tini
XLVIII
tini direbbono Secernere , per fimll gulfa in metafora è otùmamente appropiato a fortuna, che benché ciecamente, e fenza ragione, pure fceglie , e fepara gli uni dagli altri ne' fuoi doni. Ma in queflo (cn- cimento non s' accenna punto nel Vocab. Molto meno poi vi è la voce quinci dirìvata , che pur bene fpedb udiamo dalla nollra plebe, e da' noltri Contadini più modelli , e corretti , Ajfaeppo/are > per non dire Ajjaettare , che tengono per grande imprecazione, e nel loro intendimento lo è. vera- mente, perciocché non intendono nella lignifica- zione attiva , Ferire con dardi , o con [aette , come fpiega il Vocab. ma piattono Effer còlto da un fut^ filine -y cui il volgo crede edere un certo corpo iò- Udo, e piramidale di pietra, che non fono al- t/o veramente, le non fé ideati del pefce Lamia, defcritti eccellentemente dall' Aldovrandi , e che lì vedono nello fcheletro dello flellb animale neiT in- fìgne Mulèo delio Stulio di Fifa. Onde i più sfac- ciati dicono , eh' /' affàetti , Che tu ctffaetti , ec. e per lo più voglion dire lo (leiìb , che /Mi venga, oTi venga una faetta ; lo che per ifchifare, dicono in iicambio : Ch i* ajfaeppoli , che tu ajjaeppolit ec. OV' vero , Che mi venga , o Ti venga una faeppola ; tanto più, che nel Tuo primi'lvo , Saeppulare di, cefi anche Saettolare , q S'icppul'j , Saettolo Se pure e Affaeppolare y e AJfiettolare non fignifica appo nlcufii di loro piuttofto Arrabbiare 9 ch* è un'altra ipezie d'imprecazione, in vece della quale la gen- te di campagna dice anche aflai freqnenrcmente Arrapinare , ^à. in vece di Rabbia ^ Rapina-^ deile quali Voci lòn da vedef-fi le Ciìiolè di i^aolo Mi- nacci al Malmantile , Ccn:. 4. S>* ^^» a quel verib ,
Penfa Je allor mi venne la rapina .
e queU
XLIX
e quelle del Sig. Ab. Marrini ^Cecc, da VarUfl. ip. fopra quel»
Dovento arrapinato come un cane .
Ond* è , che fi ode eziandio frequentemente nella ple- be Ajjaettare , o AJJaeppolare dalla fete , dalla fame , dal caldo ^ ec. in vece di Arrabbiare . E quindi da tutti quelli, e da infiniti altri sì fatti idiotifmi, che non fi finirebbono mai di oflervare, ftima, ed amore dobbiam prendere di noftra belliflìma Lingua , eh' è tanto feconda di modi, e di voci adattate a qua- lunque ftile a voglia > e tante anche ne fa ogni dì creare di per fé, con vera origine, fuono , e pro- prietà Tofcana .
SANMIGNATESI, per Sanminiatefi\ C. 50, 5. I. p. 56. E^ molto più grata, al noftro popolo fpezialraente, quefla appoggiatura, che non la cru- da iV avanti alla la , le , e sì fatte; donde viene anche ne' buoni Scrittori la piii dolce pronunzia di Saffogna , Cologna , Vegnente , e Cojtveguefjza , ufato taiito fpeflb da Mefs. Pace nella fua Ijioria di Ss- wìfonte .
SANSOGNA,per S^^/;/^; C. 50. 71. 2. p. 63. E C. 74. 53. 1. p. 225. e così il Villani, /. 9. e. 66, V. qui fppra Sanmignatefì .
SAVINA, per Sabina , C.48. 58. i. p. 40.
SA VOI', per Savoia; G. 48. 47. 2, p. 38. Vedi Tom. 3. V. Vetrai' . Vrimat\ e e,
se ANICO , per Diminuzione , o Ver dita ; Can. 73. 64. 3. p. 31 5. Per non far de' jfffoi ( foldati )fca' nico . Nel Vocabol. è foia mente il verbo Sca?iicare ^ che fi dice propiamente degl' intonicati , quando fi fiaccane , e cadono dalle mura^; e per metaf. nel §. è accomodato ancora agli acini dell' uva . Onde
Voi. V. d pare ,
L
pare, che pofTa aiUtrarll a quaKìvoglia d:inno , di- minuzione, o perdita II nome poi non v' è in nif- funa m.iniera; ma è fjcilìfllmo alla noR-a Lingua il formarli dalla prima perfoni iliigobre deli' Indi- cativo Prelènce di moiri Verbi.
scitico, ner Ifcarico\ C. 74. 56. 3. p. 325, cft. 83.1.P. 328. SGARGI, da Scarcare ,vìqv Ifca- ricare» Amendue mancano nel Vocabolario , benché vi fia Carcare , e Carco ,
SGOTTI , per Ifcotì y cioè , di Scozia; C. 65. 51. 3. p. 226, Abb'.imo detto altrove del gudo de- gli Antichi di battere più , che noi non facciamo , in molte parole il T , donde anche nella fcrittura veniva raddoppiato. Il Vdlani però qui,/, io. r. 7. Io fcrive con 7' femplice, Scotio
SCOTTO, per Pagamento ;C. 68.9. i. p. 255. Nel Vocab. fotto quefla voce §. I. e propiamente il pagamento della cena; ma qui è per pagamento, o derrata in genere .
SEDIO, per AJJedio -, C. 71, S6. i. pag. 295. E gente a feàio vi mando infinita . E* un di quei troncamenti di delicatezza di noftra lìngua , che pei* ifchifare V afpra lunghezza di molte vocali infie- me, introia T una nell'altra, V. T. 4. V, Seguire.
SERAGOSA, o SE RAGUSA, come fcrive il -Villsni , per Sìracujà; C. 64. 28. 2. p. 213.L' una, e r altra mutazione del C nel G , e dell' U nell' 0 > era molto famigliare a' noftri Antichi .
SERVAGIO, \ìQi' Servaggio ', C. 64.87.3. p,2i8. per comodo della rima .
SICILIA, psr Siviglia; C. 54. 29. i. p. 103, per la llretta narenrela tra 'l ^ , e l*f^.
SIGNORILE , fofi, per Signore ; C. 51. 61, 3. pag. 73-
SMAGO', per Minoro, o Cejso; C. 53. ^9- 2.
p.5>8.
LI
p. 98. V nffedlo A Genova non ifmago fiore; cioè Non minoro punto , nel lèncimento del §. I. del Vo- caboì. fotto quefta voce; dove fi adduce bene a noftro propofito la fpiegazlone del Bad , fspra quel padb del Purgatorio» G. io. di Dance, Non vo' pe^ rò j lettor , che tu ti [maghi - Di buon proponimen- to • Smagare {à'iCQ) è minorare-, e mancare,
SODARE , per Promettere -.,0» ^6. 11. 2. p. 13. V. il Vccab.
SOGLIO, per Soglia-, C. 66. 66, 5. p. 238. V. Vocab. fé no!i che qui è per metaf, quad per Segno 9 Termine , o Confine . Acciocché il popol non pajpiffe il foglio . Cioè , non s' inoltrafTe di più • Ma nel Tuo propio iignilìcato di 5^^//^ ricorre nelCan. 6p, 27. 3. p. 267.
SOjL , per Soldi f accorciamento; Can. 46. 59. 2, pag. 18,
SOM AIA , per Afina-, C. 5^. 61. 3. p. 161. Nel Vocab. fi pone foltanto Somaio ? sddiettivo , e Somaro full, per lo fteflb animale mafchioj con un folo efemplo ; ma Somaia femmina non v' è, forfè per In ragione, che accenneremo più innanzi alla y. Zecco-, e perchè anche rafcica più uiàca di queda voce ? nel comun favellare , è Somara , fic* come nel mafc. Somaro .
SOPPENA,per Sotto pena ; C. 70. 12. i. p. 277. E apprelib, fi. 53. i. p. 281. Come Somme (jò , Sop' panno-, SoppaJJo ^ Soppiano ^ Soppiatto-, Soppriore , e mille altri, che ali* orecchio fanno vaghiilima com- pouzione. QueTro però manca nel Vocabolario .
Si'ECCHiO , per Apparenza , Ricoperta, Fin- zione; C, 61, 37. 2. p, 180. Acciocché fpecchio - Fojjc contrario a quel , che volea fare , Abbiamo veduta nel Tomo palTato , e prefente (V. Fare fpecchio) quefla voce ufaca dal Pucci in altro fentimento.
d 2 (^uì
Lir
Qui però altro non ne può avere , Te non qiieflo di Ricoperta ; e conviene anco^'a coi Tedo del Villa- ni, in quello luogo , /. 9 e, 502. ove dice così: Fac- cefido vifta di volere il Caftelh , ec. Ricorre quella nnche nel C. 67. 1 3. 2. p. 244. Ma anche lì fi prende in un fenfo aflai diverib da tutti i riferiti; cioè, per cofa molto cara ad uno, ed amata,
SPOGNO, per jE//;o;;^o; C. 55. 46. 3. pa^r. 115. Ed io a ciò mi fpogno . Facile icambiovolezza, e trafpoiìzione in sì fatti incontri del G colla N, e nel noftio cafo più predò i Poeti , che appo i Profato- ri, benché anche il PalTavanri Spec, P<?;;. ^.23. fcrif- fé ; Santo Agoftino fpognendo il j almo , dice , ec. Vedi molti eferapli fimili nel Vocab. V. Porre .
SPONTO, per S/>;;ro , città ; Can. 68. 6p. 2. pag. 261.
SPRONI , per Soldati a cavallo^ figur. C. 75.
19' 3- P- ?i7-
SPULETO, che altri Spoleto; C, 59. 66. i.
p. i6i, e appreflb, Ih 67. Spuletini ^ nel Teflo Tem. che ha quaiì Tempre così , come per lo più fcrive ancora il Villani . Abbiamo però hCzi^ito Spoleto per rifpetto a' due MSS. Magi, e Str. e perchè l'uno, e l* altro fi dice liberamente, e a tutto arbitrio di chi parla , per la nota amiftà di quelle due lette- re 0, ed l/.
SUPERBIE , per Superbe ; C. 46. 69. 2. p, 19. e SUPERBIA, per Superba, C, 54. 41.2. p. 104. V. Vocab. ed il Tratt. dell' Ortograf. Tofc. ag[?iun- to alle nuove edizioni della Ling. Tofc. del Bom- inattei .
SQUARTARSI , per Divider fi , Numerarfi con ifattezza , ovvero per La cerarfi ; C. 55. 37. 3.p. 114. È poi la Jefta - Mufica ha nome , che tutta fi [quarta , In due maniere pare a ine poITj intenderfiquì que- llo
LUI
ilo detto , 5"/ [quarta ; o nel fentiraento'quafi me- defimo del Vocab. al §. II. (otto la V. Squartare , e così varrebbe Io lleflb, che o EJpre di vi fa , o numerata jzelle mujìca li proporzioni ,\\\ lignificato paf- flvo, o dando l* azione, e paflìone ad efl'ì inede- (Ima, a guifa de' Neutri pafllvi , Divirierjt , nuìne ^ rarfi per tali proporzioni ; ficcome attivamente li dice Squartar lo zero per Calcolare ^ o Far conti miréUtamente . O lì può intendere quello detto per l'affaticamento del petto nell'efeguire , e nel can- tare laMulìca, e così non lòlamente bene, ma con leggiadria direbbelì , Sbranar fi ^Lacerarfì ^ oSquar- /j;-^ il petto per lo cantare. Ma in quelle maniere neutre palli ve non è punto quello Verbo accenna- to dal Vocabolario .
STERICCHI, per Ofterich , nel teflo Tcm. C. 57. 26. 2. p. 135.
STERLICCHE , e STERLICCHI, per Oflericb, cioè Aujìrìa ; C, 54. 40. i. p. 104, e C. 57. p6. 2. p. Ì42. e 59. ^6. 3. p. it/!^.y.Ojierlicche.
STERFONE, per Inlegittimo\ C. 62. 39. 3. p. 192. V. Vocab.
STORLiCH, per Ofiericb, nel teflo Tempi. C. 54.40. I. p. 104.
STRASCINAR SENZ' ASSI , forfè per Ijlra^ fcinare fenz' alcun Joftegno d* affé , o vogliam dire , per la nuda terra ; ovvero 3 S'^'nz* ajfi ,cioè 9 Subito > Jjfofattoy ec. dirivando Affi da AJJò\ C. 56» 66, i. p. 128. E 7 Conte il fece ftrafcinar fenz^ affi * Perchè altr'è V edere llrafcinato per terra con qualche ap- poggio d^ affé lotto , altro a nuda terra , come fi può vedere nell'Opera del P. Antonio Galloni , De SS» Martyrum cruciatibns ^ ^ nell* altre di Niccola San- dero , De Jcbìjmate Anglicano , e De vifibili Monar-^ Sia , e De perfequutione Anglicana , ed in quella di
d 3 "Gìo.
LIV
Glo. itcquapontano , o fia di Brldgew.ìter , intltoL i^oicertatto Ecclefiae Catbol. in Af7^lia, ec. Ma ben- ché poda quefia fpiegazione efler probabile , con- tiiccociò più mi piacerebbe T altra, per la quale prendo ÀJl d^ ^7/^ > ^ che S'^;;2* ^^ dovefle inten- derfi per Subito , /(pjfatco , Di punto in bianco , cioè Senz^ altro pidicio, o proce(To , come fcrive qui, /. 9.^.152. anche il Villani; qu.ìfi nel rentimento> che reca il Vocab. focto la voce AJJÒ9 al §» li. o in quello del §. VI. Reftare in affò , eh' è lo fteC fo , che Refi are in fé e co , o ien?/ aiuto a un tratto .
STRENNA j per Mancia ^ 0 Annunzio ; C. 62. 37. 3. p. ipi. V. Vocab.
SUO? per Siia-y C. 54. 15» 3. p. idi. e così rpeflidìme altre fiate , maliimamanre nel teilo Magi, ficcome Tito per Tttay ec. in tutti i generi, e im- raeri . V. T. 3. dove notrehbono na^giugiieriì moltt altri efempli > tratti dall' ortimo tefto della Croni- chetta di Gio. Villani , che ferbiinio in quefta no- flra Libreria di S. Paolino , nella quale Ibventa s'in- contra quefìa fileffi ; come, nel e. 305. del 1. 9, Cajiruccìo incontanente con pi"* afte armata ^ con tut~ ta Ino gente cominciò a jcendere il poggio •, ec, tan- toché Azzo con Jho gente gittgneffe , ec,
T ARTERIA, che oggi più famìgllarmente (I dice Tartaria; C. 59. 60. i, p. 161. L'uro, e r altro però fi trova fcritto anche in que' buoni tempi; onde il Villani , in quefto lleflb luogo , /. 9. e. ?4i. ripete più fiate e Tarteri , e Tartari ,
TEOLAGO, pei- Teologo ',C. 6^, 20. 3. p. 256. come AJlrnlago y Prolago ^ ec. Manca nel Vocab.
TE'rRIBILE , Y'^xTuribtle ; C $9' 44- 2. p-i 5p. V. Vocab.
TIBOLI , perZ/vt?//> come ora più famigliar-
men-
LV
mente fi dice ; C. 4S. 7^* 2. p. 41. per h nota amidà traMfi, e rr.
TORNtRENO , per Torneremo\ C. 72. ico. 4. p. joS, forle per iieceflìtk di rima , e lènza ferie per frequente idiotifmo di noftra plebe , e di no- llro Contado, che non pure nelle prime voci plu- rali del Prelenre Indicativo, dell' Imperativo, e dtd Congiuntivo cambiano la ^ nelia N, niT ufo deijjli Antichi, come nota il Sig. Ab. Pilloiefì lotto il Verbo Porre y ff. 6 ma ancora nelle ftefle prime voci plurali del Futuro. Anzi fu oflervato dal Ci- nonio , Traf. Ver e. 28. nello lìeflb Gio. Vili. /. 4. e. 7. e replicata men te ; cioè: Selli anni di Crìjio Ì078. cojTie innanzi incidendo le ijìorie fareno men-' zione i ec. E in line del Cipholo : La/cerejm alqrta'^- to de' fatti di Firenze , e trattereno de' fatti delti impera dori .
TRAIENO, per Traevano ;C. 53.99. i. p. 99. Il Sig. Piftoiefi nel ilio Profpetto de' Verbi Tofcani ^ lo nota, e ben giuliamente, tra' mudi antichi , ben- ché non ne adduca efemplì . Ora è rimalo in gran parte del noflro Concado; e furie non è altro , che un volgare ftrafcinamento del Trnéno poetico , per mezzo di quell* /, frappoflo csnto fam'gliarmente dagli Antichi, ed ora dal no^h'o Volgo , in molte, e molte parole ; ficcomc Graizia , Boiata , Faite , Straino 9 ec.
TRAPOLI, per Trapali , come fcrive il Vili, qui, /. 9 e. 61. ed altrove , che oggi più famit^liar- mente Trapani fi dìcej C. 50.41. i. p. óo. Trapoli pare ufato in quello luogo per far la rima a Na- poli ^ ed a S'-apoli . In fatti ai C. 61. 26. 3. p, 179. le ri ve Trapali ,
TRÌRVA, per Triegita; C. 57. 2. 2. p. 135. Qui va così letto per cagion della rima, quantun-
d 4 qu«
LVI
que i MSS. abbiano Trìegua • Al contrario pia focto, ft. 4. 26 il redo Str. legge Trievn fenza tal neceilìtà , come abbiamo notato a' fuoi luoghi . Trie- va > ne Treva , non è nel Vocabolar, e viene dal Francefe Tré ve •
TRìEVI, che oggi più coTiunemente Treve^ ri; C. 50. 70. 3. p. 63. E cosili Viìl. /. 9. t. 66.
TRUGLIO, per Troglio,^ qui Ribaldo ;C^n, 64. 57. 2. p. 215. E Can. 67. 15, I. p. 244. per Balordo* V. T, 3. e 4.
TURLO, per Torlo 9 o Tuorlo-, cioè la Parte fjùglìure-, C. 63. 31. 2. p. 202. Della fcambievolezza dì quefte due lettere O 9 ^à C/, fpezialmente appo gli Antichi , abbiamo più volte ragionato , e ripor- tatine afl'ai efempli; onde Ttnio per Torlo potè ben dirli dal Pucci , non tanto per la necelTith della ri- ma, quanto ancora per vezzo allora corrente di noftra Lingua . E fé poi intcTe troncarlo da Tuor- lo, come altri fcriveano , e fcrivono , togliendone V 0 .così pure ben lo troncò, con ortografìa ufàta nìailimamente da* Poeti , che dicono Sni, Tui ^ ed anche Voli p e Vole , e Bui , in ifcambio d i Suoi > Tuoi , Vuoli , Vuole i Buoi , ec. Fra molti? che hanno trat- tato di ciucile metatefi , V. fpezialmtnte Monfìgnoi' Bottari , Lett. Fr, Cnitt, NN. io. 35. e 124. ed il Sig. Ab. Marrini, Cccc. da Vari, J?. 4. V. l/^;;i .
VALDTBUOIA , per VaJdibura; C. 66. 20. r. p. 234, In forza di rima. UBBIDIRONO , per Ubbidì ; C. 53. 71. 3- p.9^. Ubbidir quafi tutto il Trivigiano * Di quella pro- pietà di nolbi'a Lingua abbiamo detto altrove. Vedi T. 3. V. Campo .
UBbLIGATO, per Obbligato', Can. 6p. 17. 3. p. 266. nei MS. Teni. per la ilretta parentela , eh' è
tra
LVII
tra l' 0 5 e V U • Vhhlìgato fi ode tutto dì ancora «ella plebe. Manca nel Vocabolario, ma è flato 3or(TÌunro neir ultima edizione di Napoli.
VETTUAGLIA, per Vittttaglta ^ o Vettova^ glia; C. 47. 62. 2. p. 2^, e così altre volte, fpe- zialmente nel tefto Tem. Così fcritta manca quefta voce nel Vocab.
VISO , per Modo , o Guifa ; C. 66. 97. 3. p. 241. Per fimil vifu . E può eflère o dal Tuo primo fen- cimento propio di Faccia, o Volto y fendochè nella faccia dell* uomo tutte le divifè , e le maniere dell' a- nimo rilucono, o dall'altro pur proprio fìgnificato di Vifta, in quanto fi trae a dinotare ancora Ap- parenza , Dtmoftrazione , o Maniera di operare » V. Vocab. V. Vifo , e Vifla.
VITIPERANDO, per Vituperando; Can. 51. 36. 3. p. 70. V. T. 4, Vhiperato .
ULIVO , per Novella d^ allegrezza ;C, 66. 79. I. p. 240, Nel detto tempo in Pija venne ulivo 9- Che il Bavero a Melano era per certo • Incoronato , ec. Ed il Vili, qui , /. 10. e. 24. Nel detto tempo . . , venuta in Pìja la novella , e V ulivo della corona *> xione àel Bavero , /;; Pifa [e ne fece fato , e fefta > ec* Il Pucci prende qui il fegno per la cofa fteHa .
UNDE , per Onde ; C. 54. 40. 2. p. 104. fecon- do il MS. Tem. fìccome Vnqua , e tante altre , ufate fpezialmente da Dante .
UNI VERSA, per ^/rj^r/j; C 54. 50.2. p.105. Credo così pollo per la mifura del verfo .
VOLGARI , per Volgari ; C. 5 5- 81. 2. p. iip. ne' tefti Str. e Magi. Forfè per quella parentela , che riconofceano fpezialmente gli Antichi tra que- fle due conionanti ; onde e Secondo e Segando , e Cofio e Gojio ^ e Fadica e Fadiga , e più altri (Imi- glianti fi trovano predo loro, come altrove abbiam
r.o-
IVIII
notato con MonHg. RotrnrI, di cui V. /,<?;/. Fr. Guitt. N-. 5. e 9. e più anche a noflro pro'^;onimen* to N. 308. dove (ì oiXk^^v:^ Fuc cencio \)Gr Fuggendo ^ e celi' autorità di Sei' Brunetto Lntini, E^.^^r. 126. Cridare per Gridare •
2 AMBRA, per Camera; C. 50. 65. i.png. 6:. V-. Vocab.
ZECCO , forfè per /iff amato , o Macilento ^ e Stentato \ C, 57. 74. 3.p. 140. E gittò sì gran cavy che ciafcun zecco - Fu per Tofcana , ec. Zecco fi può qui pren(iere in prJmo luogo pe'l mafchi.e di Zé'C- r^ , animaluzzo tormentatore fpezialmente de' cani , e delle volpi , del quale V. Vocab. fiuto cosi ma* fchile forle dal calore, e dal bilógno poetico, ma non già fuori e d'ufo, e di fimiglianti efcmpti ; onde P.anocchia, e Ranocchio fi dice, e Tigro per Tigra fi trova nel Volgarizzamento di Lucano MS, cit?co da Monfig. bottari , Lett, Fr Guitt. iV. 344. Co7?je il tigro , che beie il [angue delle bejlie , ec, e, quel eh' è più , nel Teforetto di Ser Brunetto La- tini, Lib. 3. e. I. Scimio, e Scimta . E per lo con- trario avvegnochè i?cw2///o comunemente fi dica ad una fpezie di cavallo , e folamente lòtto quefta ufci- ta maichile io legni il Vocr.b. contutrcciò Romina femminile pur fi trova appo Franco Sacchetti , Nov* j 59. ivi citato ; com.e pure Cavalla , infra gli elem* pU di Cavallo-, e lo (T-efib Snechetti da Cerbiatto 9 che è il Cerbio giovane ì fece perfino l'adtlicttivo Cerbiatta y fcrivcndo n l'è fue Rime > 29. Le cet" blatte corna. Quindi Cerbietta -, e Cerbtattolina ,Q molto più Cerbta y o Cervia, e Ccrxa, ed altret- tali moltifiìmi , e non m^uo Agneila , Porcelli , Lu- Jìgnuola i Qrfa , che la necefiiraje T nbbondf volez- ZÀ della Favella (dice faggiamente il big. Manni ,
Lez»
tez. 4. ) hn fatti opportunamente adottare nel loro genere promifciio, ufati anche per innanzi dappiù clafiìci Scrittori Tofcani , benché alcuni fuggiti alla diligenza de' Sigg. Compilatori ; fé pur dir non il voglia, loro intendimento eflere flato di fegnare , in facto d'animali, il nome femminino allora foltan- to, quando hanno un'ufcita, o cadenza alquanto più diverfa , che non è la fola mutazione dell' ul- tima vocale *, come Elefantejpi ^ GrancbleJJa i LeO" nejjh , Cag72a , Troia , ec. Or fé qui adunque Zecco abbia detto il Pucci per lo animale maichio di Zecca 5 chiara ,e intelligibile è di per fé la metafora , cioè, che tal fu in queìi' anno la carizia di vitcuaglia in Tofcana , che ognuno diventò fmunto ? ed affama- to , com'è W Zecco, quando s'avventa con ingor- digia ai cane, od alla volpe. Ma credere peravven- tura anche potrcbbefi , che Zecco foiTe fcorfo qui a' due Copifti per Secco ^ o da innavvertenza ,oda imitazione del Dialetto Sanefe , e Lucchefce fé così folle, Zecco verrebbe qui a dire Macilente 9 Magro , e Stentato per dura fame 5 nel lenfo del Vocab. forto la voce Secco , Add. §.111.
ZI ANO, per Zio\ C 64. 69. z.p. 217. QuelTa voce manca nel Vocabolario. Che fi uiììfle fin due fecoli prima del Pucci , almeno in alcuni luoghi d' Italia , chiaro par , che io dimoftri infra gli al- tri monum.enti la Continuazione della Cronica Cafi- Il e fé , fcricta in Latino barbaro, anzi che no, da Pietro Diacono, Monaco Cailnefe , di nobiliflima fchiatta Romana (K Asinai, Benedir* /. 72. n, 107. ad Ann, 1115.) e che camminava nell' età quafl collo fteflb fecoio xii. il quale nel /. 4. ( eh* è tutto fuo ) e. 24. fcrive : Henricus frater eius cunccjjr> ai frius cuidam Zia no fio terra s^ ec, paffo riporcnio anche dal Du-Cange nel fuo GlofsJ' Lat. a qucll.!
voce
LX
voce Zianus , Nel Vocabolario fi tvov^ Barbano à,2L Barbativi queflo feiitimeiìto meJefìmo diZ/o.
ZlSOi per Stw Zio; Can. 66. py. i. p, 241» V. Vocab.
ZONDADO , }^QV Zendado; C.72. 35. i. p.301. Per la facile icambievolezza della £ coll'O? come Seppellire , e Soppellire .
ZURRO , per Zurich , 0 Zurigo , Contea , co- me oggi più comunemente; C. 61. 54, i. p. 182.
•S - ==J^ ; =S>
Altre qui [opra omeffe .
ASSEQUIO , per Ajequio , cioè , Efequle ;C. 74. 66. 2. p. 326. Come Ajjempi'o , Esercito , EJje^ gttire i ec,
CAPITUDINE, nel num. dd meno; C. 74- 75. 2. p. 327. Nel Vocab. è folameute nel num. del più .
CHERCATO, per Chericato\C^r\. 74. 79* 2. p. 328. Manca nel Vocab. ma non fi può negare, eflere legittima fincope, Spezialmente per un Poe- ta ; com* è Cherca , Cherco , Chercuto , ec.
FUNE , per Fu ; C. 74. 82. i. p. 328. V. fopra DoVéOne . Piuv icone .
IVERITT A , per Iviritta , C. 70. pò. 2. p. 285. Così lo fcrive per Io più il Teft. Srr. Bafli ave^-lo ora notato per Tempre. I buoni Antichi erano molto facili nel mutare T /nel!' E , e viceverfa ,* on- de fi trova Ende per Indi , En per In , El , ed E per // , ed /, articoli , e mille altri sì fatti . V. Leu, Fr. Guitt. N. 30. 37. e 38.
LISTO , per Deferivo , o Pongo in lift a ; C. 7^f» ^P« 3* P« 3-7» nel lèncimento quafi iòmigliante del
Vo-
Vocab. V. Ltjìa , §. II. benché manchi fotco il Verbo Lifiare .
§• in.
Voci /piegate ne' Tomi paffati .
CAhvra , per Calabria', C. 6i, 22. 2. p3g. 179. e C. 64. 32. 2. p. 213. Tom. 3. Chermona, per Cremona-^ C. 47. 33. 3. pag. 26. e
C. 54. 87. I. p. 108. e ft. P5« I- p. 10^. ed altro*
ve. T. 3. Dimoiti, per Molti-, C. ^i. 56. 3, p. 72. e C. 53.
85. I. p. 97. e C. 70. 47. 3» P- ^So. e fempre^
T. 3. e 4. V. Dimolto ^Q Dimolte. Diroccio , per Dirò ; C. 46. 52. 3. p. i7' T» 3. Domila , e Domilia , per Dumìla , e Duomi lìa ; C. 47»
2. 3. p. 23. e C. 51. 27. 3. p. 6^. e C. 68. 75. u
p. 261. e fpefTo altrove . Tom. 3. e 4. Forbendo, e Furbondo, per Furibondo^ C. 59. 55,
2. p. 160, T. 4. Fuoro , per Foro , o Faro ; C. 60. 31. 3. p. i6p. T. 3«
e T. 4. V. Foro > Genna' , per Gemiaio ; C.48. 28. i. p. 37. T. 4. Golfo, per Sazio ; C. 60. 72. 3. p. 173. T. 3.64. Goflantìnopoli, per Coftant ino poli \Q» 5P. 30. 2.p.i 58.
Così qiiafi ièmpre . T. 3. Grada, per Grado^ Splendore, ec, Can. 49. 77- 3*
p. 52. T, 4. Grandizia , per Grandigia , o Grandezza *, C. 67. 82t
3.p. 251. T. 4. Guerre guerriate; C. 52. 92. 2. p. 87. T. 4. In perpetua, per In perpetuo i C 64. 98. 3.p. 2ip.
e C. 66. 18. 1. p. 234. T. 3.
Iti*
LXII
latrare, per Entrare , C, 59. 40. 2. p, i 59. e più aU
tre volte . T. 3 . Legge, per Liegi \ C. 48. 39. 2. p. 38. e fi. 64. 2.
p. 40. e così Tempre . Tom. 3. Lìvra, e Livre, per Lira ^ e Lire; C. 47. 36. 3.
p. 26. e C. 67. 85. 3. p. 251. T. 3. Ma% per i^Mi ; G. 49. 93. 3. p. 54. e C. 66. i. 5,
p, 232, T. 3. Maggio, per Maggiore-, C. 65. 34. i.p. 224. T. 4. Mafinadieri , per Ma pia di eri ; C. 46. 4. 2. p. 12.
MS. Str. e C. 48. 34, 3. p. 37. e C. 65. 28, u
p. 224. T. 3. Meflerio, e Miftier^, e Miftlero, per Meftiere ;
C.49. 86. 2. p. 53. e C. 53. 72. 2. p. ^6. e C. 62.
43. 3.p. 192. T. 3. V. Mefterio . Miglia*, o MigliaiS per Migliaia ; C. 6z, 6H, i,
p. 195. e così fpefTo . T. 4, Mucco , per Miccia; C. 61. 82. i. p. 1S5. T. 3. Ofterich , per Aufiria ; C. 54. 40. i. p. 104. e molte
altre volte. T. 3. Palvia; C. 49, 88, 2, p. 54- e C. 58. 54. 3. p. 149,
T. 3.64, Piagenza, per Piacenza\ C. 49. 89, i. n. 54. e Tem- pre. T. 3- Porti, per Pcr^«?;C. 65, 22, 3. p. 2Gi.eC.64. sS*
2. p. 215. e C. 66» 19. 2. p. 234. e ft. 87. 2.
p. 240. e TpefFo altrove . T. 3. Pregione, pe '1 Luogo della carcere •» C. 74. 34. 3.
p. 323. e così molte altre volte. T. 3. Rammarco, per Rammarico; C. 6^. 44. 3. p. 269.
T. 3. V. Rammarchi . Saccio, per So; C. 56.87. 3.p. 130. T. 3. Sanmeniato, per Saumiìiiato ', C. 66. 17.2. p. 233.
1 • 5. Starlini, per Ifterlini; C:65.§7. i.p. 229. T.4.
Suo
LXIII
Suo, per 5'tf^,-C.65.47. j.p. 225.E per 5'w^i (1:. 63.
i.p. 227. E così titre volte. T, 3. Taddeo , per Te Deum ; C. 52. 24. 3, p. 80 T. 3. 64. Tuo, per Tua \ C. 65. 46. 3. p. 225. E così altre
volte in tuteli generi , e numeri. T. 3. VaììgI j per Valige ; C. 62. 22. 2. p. igo F. 3. Vaiola , per Valuis ; C. 60. 26. i. p, 16S. e C. 64. 81.
I. p. 218. e C. 69. 71. 2. p. 272, T. 4. Vic.^ro , per Vicario , renz;^ neceiTità di rimn ; C 47.
77. 2. p. 30. e C. 69. 37. I, 0. 2ó8. e C. 71. 73. i.
e 74, 2. p. 294. T. 3. Vincenza, per Vicenza'-, Can. 47. 43. 3. ^^%» 27»
nel Teli. Scr. T. 3. Urecchio , e Urecchi, per Orecchio, e Orecchi^
C. 64. 80. 3. p. 218. nel Teft. Magi, e C 69. 25. 3.
p. 267. T, 3. e 4.
»g=@:==3|r;=iSr:=ite:=a:=^=:ife==^fer=^
Errori occorri
Correzioni
Pag* 64. V» 22, Fagiola Fagluoh
251. -j, 23. Cento migliai* Centomila 253. r. 3, Di MeJJer Di Ma(iro
Lxr
SOMMARIO DEGLI ARGUMENTI D E' XXX. CANTI,
CHE SI CONTENGONO IN QUESTO TERZO TOMO COME SONO ne' MANOSCRITTI.
r&r
MS. c. 68. Canto XLV. (0 pag. i,
Come del Tempio furono arjì i Frieri , Del Fodejia , che fuggì col fuggello , £ come il rendè -poi malvolentieri , Di Mejfer Corfo ^ e- Bernardo Bordoni Al cui fcampo ' non valfono gli fproni ,
MS. c.6g. Canto XLVI. pag, 12.
Di Sanmtniafo^ e degli TJh aldini ^ E che fcon fitti furo i Viniziani Da' Mar chefir ove furo i Fiorentini , £ di Viftoia 5 e come il Re Uberto Fu in Firenze onorato per certo .
'JvIS. e. 70. Canto XLVII. pag. 23.
Come s' alzaron le mura con effetto (^) Ter la fé ine ri za dello 'mperadore , E che i Donati uccifer Mejkr Betto^ E che lo'mperador contro a Firenze {3) Formò procejfo , e die afpre fenienze ., (^) Voi. V. e Can-
(i) Q^uefto manca n>el MS. Magi. {i)M^g\. affato • (3) Magi. Fivcnza . (4.) iv. afpra fentenza .
LXVr SOMMARIO
MS. e. 71. Canto XLVIII. (0 pag. 34.
De' Confoli dell' Arte della Lana ^ E della morte dì Mejìer Pazzino 5 Che fu tenuta ajìai cofa villana^ E dello ^mperador di Luzimhorgo ^ E d' altre cofe affai , cìf io non ti porgo •
MS. e. 72. Canto XLIX. pag. 45.
Seguita ancora dell' Jmperadore , (2) E delle cofe , che fece in Tofcana 5 E di molte altre ...cofe di valore^ E Jìccome morì a BuoncGnve?ito , Onde rimafe ogni Guelfo contento.
MS. e. 7g. Canto L. pag, 5Ó.
Genova^ e Tifa^ e di Fapa Chimento^ Che faper volley fé U Kipote morto KelF altra vita ave a gioia , 0 tormento ; E Jtccoìne JJguccion della Fagiuola (3) Di guerra tenne in quejle parti fcuola ,
MS. e. 7). C A n T o LI. pag, 67.
Della fi on fitta di Monte Catino ,
E del fanciul 5 che nacque con due capi Allora nel Contado Fiorentino : Di Mefìer Cane , e poi de' Genovejì ^ E d' altre cofe di quejii paejt ,
Can-
(i) Manca nel MS. Magi.
(2) Magi, del detto Impev udore . (3) \<j. Faggiuola .
DEGLI ARGUMENTI. LXVII
MS. c. 7^. Canto LII. "j^ag, 78.
Kazion di Papa Giovanni per certo ^ E della pace tra noi , e' Pifani , Che per /?, e per noi fé il Re Ruberto ; E come poi fi fondò con le ti -lì a Il ponte della porta alla Giujiizia .
MS. e. 78. Canto LUI. pag. Sg,
Del Re Uberto in Genova ajfediato , Che ufi) fuori , e mife in ifionfitta Gli ufiiti ^ e gli altri ^ eh' eran dal lor lato ^ E di pili altri fatti pur di loro , Che Genova ajkdidr fenza dimoro .
MS. e. 79. Canto LIV.* pag. lop.
Del ficcorfo di Genova ajfediata >
E di Cajìr uccio ; e Jìccome i Crijlianl Euro fi on fitti dal Re di Granata . Deir uficio de" dodici creato , E di Romeo de' Feppoli(^) cacciato .
MS. e. 80. Canto LV. pag. 11 1.
Della morte di Dante 5 e della vita , E perchè fu cacciato di Fiorenza , Che la cacciata non avea firvita , E delle gran virtù ^ che furo in lui; Sol di lui dice 5 e non parla d' altrui .
e 2 Can-
(i) Magi, da' popoli .
LXVÌII S O M Ai A R I O
MS. c. Sì. Canto LVL pag. 122.
Come Firenze nfcì dì fedeli ad€^ E come i Fentgmi ebbero Afcejì ^ Dì Tlfa^ Siena ^ e Lucca novìtade^ E perchè ì Fra* Minor propio non hanno ^ E della fiera , che fi fé queir anno .
MS. e. 83. Canto LVII. p^f. llp
Siccome il Re di Francia 'vide fcorto 5 Che la Reina gli face a fallo ^ E che Ruberto P.e volP ejfer morto» Benfatti d' Ungheria ^ e della Ma^na^ E poi degli L'baldini ^ e lor compagna,
MS. e. 85. Canto LVIIL pag. 144.
Del Baver , di Caftruccio , e di Melano 5 JE 0 come furo arroti i Pennonieri^ Ter far forte lo fiato Popolano Più , eh' ejìer non folca per antico , E di molf altre {^) cofe . cJf io 7ton dico .
MS* e. 8(5. Canto LIX. ?^<^* ^55^
San Tommafo d' Aquin canonizzato Fu da Papa Giovanni . e come prima A tradimento fu avvelenato . Di gente ratinata in Tarteria^ E poi de' Barhanichl in Lombardia .'
Can-
(r) Jvlngl. lafcia 1' £. (2) iv. fin altre.
DEGLI ARGUMENTI. LXIX
MS. c. 87. Canto LX. (0 fa^. 166.
Come fi fero di dieci Cafati ,
eh' eran de' Grandi , in un dì Popolani 5 Verchè di flato eran molto ahhafiati , E di Cajlruccio , e d' im Monaco folle , eh' a fua petizion tradir ci vojle .
MS. e. 88. Canto LXI. pag. 177.
Come Cajlruccio dì Fijloi' Signore Fu per ingegno , e per forza pale fé , Onde Firenze n' ebbe gran dolore ; Del Bavero , e di altre (2) cofe , eh' io lafiio ^ E poi della f confitta d' Altopafcio .
MS. c.^g. Canto LXII. pag. 18S.
Come il Legato aJJediò San Donnino^ E come fcccorrendo (3) fu [confitto Lì (4) Mejjer Cane ^ e Mefìer Fajìefino , Di Fiandra^ di Raona^ e di Cajlruccio ^ Che tornò a Lucca ^ e noi lafciò con cruccio.
MS, e. 90. Canto IXIII. pag, igc).
Come fconfittì furo i Bolognefi
Da' Tiranni Lombardi , e di Cafiruccio 5 Che ca'Tjalcò fopra' nofiri paefi. Di Fiandra^ e come i Fiorentìn per certo Si dierono al figliuol del Re Ruberto .
Can-
(i) Manca nel jMS. Magi. (2) Magi, di ftìi . (3) Magi, /correndo . (4) iv. Lo ,
LXX SOMMARIO
MS. c. 92. Canto LXIV. pag. 110*
• Come que^ d^ OJtmo (0 rientravo in Fermo 5 E di Cajlruccìo^ e come il Malatejla Cacciato fu , e racqiùftò lo fchermo , E come il Duca di Calabria "venne Adorno , e bello 5 come a lui fi convenne .
MS. e. 9g. Canto LXV. pag. 221.
'Della Reina , che per fuo fapere Tre fé il marito Re d' Inghilterra , E fé fquartare il Siri Difpenfiere ; E ficcome falliron qui gli Scali , jE' Fiorentin fur pien di tutti ì mali .
MS. e. 95. Canto LXVI. pag, 232.
Della venuta del Bavero prima 5
E del fanciul del Duca di Calavra,
E di Cajiruccio più , che non fi filma ,
E come guaftar fé alle fue mani
Per un trattato in Lucca (2) / Qu arti gì ani .
MS. e. 95. Canto LXVII. (3) pag, 243.
Come il Duca ebbe Santa Maria a Monte E come il Bavero apprejfo ebbe Fifa^ E che Caflruccio con ardita fronte Il Vefcovo d' ArezT^o traditore Chiamò in prefen%a dello "mperadore .
Can-
(i) Magi. Ofma. (2) iv. // Duca,
(3) Manca nel MS. Magi.
DEGLI ARGU MENTI. L;XXI
MS. e. ^6. Canto LXVIII. fag. 254.
Di Maflro (0 Cecco d' Afe olì , cb' errore Commife tanto in fua Strologia^ Che arfo fa dal nojlro Inquifitore . T>\ Gianni Alfanì , che portò la foma^ E come entrò lo 'mperadore in Roma .
MS. e. 97. Canto LXIX. fag. 265.
Siccome il Bavero fa incoronato 5
Kon fanza gran fatica , ed affanno 5 E che Pijioia j' ebbe per trattato^ E morì il Re di Francia^ e molta gente Ver faeddo , fa in queir anno dolente .
MS. e. 99. Canto LXX» pag. z^6.
Come il Baver privò Bapct Giovanni , E poi fa protejìato a San Marcello Da chi lafciò lo fcritto fanza inganni^ Com^ el non era vero Imperadore ^ Ma sì feminator di grande errore .
MS. e. 100. Canto LXXI. pag. zSj.
Come il Bavero fece parlamento^
Kel qual fé lezion del nuovo Fapa , Qual fé più Cardinali a fuo talento 5 (0 E Cajiruccio di Fifa fa Signore , E cacciò via quello Imperadore .
Can- (i) Così va letto anche a fuo propio luogo, benché vi Ila fcorfo, Meffre. (2) Ma^l. vohre > e pofpone tutto il verfo in ultimo luczo .
LXXn SOMM. DEGLI AJ^GUMENTI .
MS. c. 102. Canto LXXII. pag. igS.
Come Cajlruccìo racquìflò Pi/loia ^ E come apprejfo morì per affanno^ E'I Jigliuol Fifa poi corfe con gioia; £' Fiamminghi /confitti fur dal lato , E San Fier del Murron (i) calonizzato ,
MS. e. lo^. Canto LXXIII. pag. 309.
Come il Baver da F.oma venne a Arezzo 5 E Jiccome Luigi da Gonzaga A Mejfer FaJJèrin fé mutar vezzo ^ E che Don Fier {^) con fua gente afflfa Col Baver fu 5 quand' e" racquijlò Fifa .
MS. e. 105. Canto LXXIV. pag, 320,
Come per forza / ebbe Carmignano ,
E 7 Baver condannò il fil di Caj7ruccio 5 E come i fuo' fer con lui dello Jirano 5 E 7 Duca di Calavra morì poi ^ E in Fifa giunfe V Antipapa^ e'fuoi^
(i) MSS. Marofj. (2) Magi. E che a Piero.
CENTI-
e E N T I L O QJJ I O
D 1
ANTONIO PUCCI
CHE CONTIENE
LA CRONICA
pi GIOVANNI VILLANI
IN TERZA RIMA.
CANTO XLV.(t)
ARGU MENTO.
ANNI DI Come del Tempio furono arfi i Frieri ; villani £R. 1 3 e 7. Del PoJefià , che fuggì colfuggello , 1. 8. e. pi* e fv'gg. E come il rendè pni malvolentieri , C fegg«J
Di Meffer Corfo , e Bernardo Bordoni 1 Aleni f campo non v al fono ^li /proni .
I* g j^ Alte a Pitcleri il Papa moke cofe, HA II Re di Francia veggendofi il deliro, JL Pi ima eh' e' d parciffe gli rifpofe j W
2. Ed accusò di refia il Maeftro ,
E turco quanto T Ordine del Tempio, Come degni di fuoco, e del capeftro;
3. Dicendo: Egli è tanto malvagio, ed empio Queft' Ordine , eh' i' vo', eh' e' fia rimoflb , Acciocch'e'fia a tutti gli altri efempio.
Tom. V. A 4. E '1
1 CENTILOQUIO CANTO XLV.
4. E '1 Papa , per levarlofi da dolTo , Gli promife , anzi che da lui parciff^^. Di annullar tutto quell'Ordine groflb .
5. Come il Re fu partirò , ed egli icrifle In ogni parte si, che un dì nomato Tutti i Tempier fur prcTi com' ei diffe.
6. Ed in Parigi fubito pigliato
,Fa il Maeftro , con feiTanta Fricri, Tutti di grandsj, e di nobile flato.
7. Ed eran quafi tutti Cavalieri,
E '1 Maeftro era gran Sir di Borgogna , Detto Fra Giache , Maftro de' Tempieri.
8. Della ricchezza lor dir non bifogna , Ch'era sì grande per tutte ragioni, Che ti parrebbe ad udirlo menzogna.
9. Subitamente tutte lor magioni Rubate fur di danari, e d'arnefe. Ed appropiate al Re le prociffioni.
10. E diflèfi per que' di qnel paefe,
Che'l Re di Francia il fé più pe'J teforo. Che per vendetta di paiTate offefè . 61. Fra r altre cofe , ch'egli appofe loro. Fu , che per lor fi perde Terra Santa , E'I Re Luigi prigion per riftoro;
12. Ed altre cofe, di che non fi canta. Come di fodomia , e d'altro ufare, Ched ogni noftra legge rompe, e fchianta.
13. Il Re li fece tutti efaminare ,
Né poter tanto dire i buoni, o' rei, Ched e' voleffer nulla confeflare .
14, Ond'
AN. DI CRISTO I JO7. E SEGG. J
14. Ond'el prefe di Jor cinquancafel , E riferbofli quattro de' maggiori,
E ad un pai fé legar le mani , e piedi
15. A ciafchedun , nell'Ifola di fuori; Ed era decto lor: Voi camperete. Se confedate parte degli errori,
16. E fé non confefface voi morrete. Appreflb fu lor meffo appiedi il fuoco. E quefta(b) fu fopra tutt' altre piete.
17. Quando fentiron così fatto giuoco, Incominciaro le ftrida, colamenti, Ardendo le lor carni appoco, appoco,
18. Quivi piangendo gli amici, e' parenti» Diceano: ConfeiTate anzi ogni rio.
Che vi lafciate morir ne' tormenti • ip. Crefcendo il fuoco , ognun chiamava : Iddio » Com' io fon fenza colpa, raccomando U anima a te collo fpirito mio .
20. Cosi ad uno ad un venner pafTando Di quefta vita, e poiché fur paffati. Come tu hai udito, tormentando,
21. Il Gran Maeftro , e gli altri riferbati ^ Tra' quali era il fratello del Dalfino, Davanti al Papa a Pittier fur menati,
22. E fu promeffo lor per lo cammino: Se deir error confefferete alquanto Dinanzi al Papa con dolce latino,
23. Ched egli arebber grazia d'ogni canto j Onde per quefto un poco dichinaro.
E poiché fur davanti al Padre Santo,
A z 24,AI^
4 CENTTLOQUIO CANTO XLV.
24. Alcune cofe di quel confefTaro;
Non perchè avefler commeffi que'mali. Ma per trovare a lor morte riparo,
25. Tornaro addietro, W e poi due Cardinali Mandò il Papa a Parigi, per privare
L' Ordine tutto di quefti cotali , 2Ó. E per alcuna difcìplina dare Addetti quattro, e Jafciargli affoluti Delle perfone , per lo confeflare .
27. E poiché furo in Parigi venuti. Da noftra Donna , fecer far veroni
In fulla Piazza , e poiché fur compiuti,
28. I Cardinali, e '1 Re co' fuo' Baroni
Vi falir fufo, e in fui Pergamo appreffo Stette il Maeftro, e gli ^Itri tre prigioni ♦
2p. Uno cominciò a leggere il ProceiTo Contro a tutti i Tempier nella prefenza Di tutto il popol, ch'afcoltava adeiTo.
30. Non era ancora data la fentenza , Quando il Maeftro rompendo il fermone. Si levò in pie gridando con prudenza :
3 li Udite, udite; e tutte le perfone Tacerò allora, ed e' cominciò a dire: r dico, che la mia Religione
32. E' buona, e giufta , e fanta, e di morire Siam tutti degni per W altri peccati , Ma non per que' , che qui potette udire;
33. E certi cafi, eh' abbiam confeflati. Dicemmo per paura della Corte ,
^ perchè prima fummo lufingati.
34. Or ci
AN. DI CRISTO 1307. E SEGG. $
34. Or ci crediam ciafcuno e(Ter sì forte, Che'n pace porteremo ogni marcirò, Nò vogliam per bugie campar la mafce
35. Escardinali quindi (e) fi partirò, Conligliard col Re , e poi coftoro Menaci far dove gli alcri morirò .
36. E quivi per paura Tun di loro Raffermò quel, che prima avea decto ; Oad'el campò, e que'fanza dimoro, (0
37. Ciafcuno a un palo fu legato fìrecco , Prefence il Re , come qui fcricto vedi , E '1 popol, che fofferfe tal difecto*
38. Appreflo fi die loro il fuoco appiedi. Ardendo le lor carni, e que* gridando : O Sire (g) Iddio , ali' anima provvedi ;
3p. E la Reijgion W Tempre fcufando,.., Com'eirera cattolica, e verace. Appoco, appoco yenner confumando.
40. Così morirò , e credcfi , che 'n pace W PorcaiFer quella morte cucci quanti *
E che ninno in ciò fofle fallace.
41. Se così fu, credo che fiea davanti A Cesò CrifiO, ciafchedun beato. Come qualunque alcri Martiri fanti.
42. Il Re di Francia ne fu bialimato,' Perch'egli, e'fuoi Baroni n? far pieni, E quei morirò a torto, ed a pescato*
43. E'I Papa appreffo tutti i lorp beni Largì alla magion dello Spedale , Mad imboccaci già n erano i freni
A 3 44, Da'
€ CENTILOQyiO CANTO XLV.
44. Da'W Signori, e Comun per modo tale. Che li ricomperò pecunia tanta.
Che più che prima, pofcia flette male.
45. E que'di Francia han quefta cofa pianta, Com* udirai ancor; licchè l'arrofto
Caro cotto a chi dell'or (0 s'ammanta. 4(5. Nel predett'anno, del mefe d' Agofto, Ettendo i Guelfi ad otte a Brettinoro, Da'Ghibellin di Romagna, e lor cotto
47. Furo Iconfitti , e furonvi di loro
Tra prefi , e morti , che fu male ,e peggio. Più di dumila in piccol tenitoro.
48. Nel mille trecent'otto, fé ben veggio, Cacciaro il lor Signore i Parmigiani; Ciò fu Metter Ghiberto da Coreggio.
49. Ond'el s'accompagnò co' Mantovani, E 'mparentoflì con que^ della Scala ,
Poi con coftor , che vi tenner le mani ,
50. In quel di Parma appretta («^)ttefe l'ala? E' Parmigiani ufcìr fuor con furore ,
Ed e' li curò men d' una cicala .
51. E fconfitti che gli ebbe, con romore Corfe alla Terra con fua gente pretta, E pafsó dentro , e rimafe Signore .
52. I Rotti ne cacciò fuor fenza retta, E per vendetta del pattato oltraggio, A ventiftove fé tagliar la tetta .
53. Nel predetto anno, del mefe di Maggio, Ebbe in Firenze la Podefterìa
Metter Carlo d'Amelia poco faggio;
54. Il
AK« DI CRISTO 1308. E SEGG. 7
54« Il qual con tutti fé baratteria. Che poi per tema del fuo findacato , Col luggel ad Comun fi fuggi via.
§§. Poi per baratteria fu condannato ; Ma el fi credette d' effer ribandito Per quel fuggello, ed an(;he meritato.
56. Ma i Fiorentini avien prefo partito, E fcritto in ogni parte, ched a quello Non fi fidafier, ch'egli era fmarrito.
57. Ma il primo efecutor, ch'era fratello Del Podeftà , faputa fua rerade , Riprefe il frate, (n) e rimandò il fuggello.
SB, Allor fi fé nella noftra Cittade ,
Che quel fuggel più non doveffe W avere Collegio di Prior , né Poteftade;
5p. Ma che dappoi il dovefTer tenere Del Munifter di Settimo que' Frati, Che guardia fon dell'arme, al mio parere.
60. Ne' detti tempi di ibpra nomati. Sperando il Re Alberto della Magna Elfere Irnperador de' più pregiati,
61. Un fuo nipote, non fenza magagna. Che Duca d'Oflerich era chiamato,
JL' uccife un di , con altri in fua compagna ,
62. Perocché parte del detto Ducato
Il detto Re contro a(p) ogni ragione. Colla fua forza gli aveva occupato.
63. Nel predetto anno crebbe la tencione In Firenze tra que'del Reggimento, Perchè ciafcun volea maggior boccone.
A4 64. Mef-
S CENTILOQUIO CANTO XLV.
64. Mefler Corfo Donaci malcontento Degli Uficj comun , prefe difdegno Contro a certi altri dei Nero convento ,
6$. Perchè a lui fleffo pareva effer degno Di più, perocché rifrancò i Neri, Gli altri cacciò per forza, e per ingegno^
66. Ma perchè fi dicea cra'Guelfi Neri, Ch' e' volea effer del tutto fignore , Tutti altri contro gli eran volentieri j
6jé E prefer gelofia di lui maggiore. Perchè di nuovo s'era imparentato, E fatta lega, per crefcere onore,
68* Con Uguccion da Fagiuola chiamato, Ch' era gran Ghibellino , e gran nimico Di Parte Guelfa, ed egli, e fuo Stato:
6p, Ancor perch'el turava meri d'un fico Il Popol, tane' era ardito, e valente. Con feguito maggior, chMo non ti dica^
70. Sentendo eh' el faceva venir gente , Andò ad arme tutta la Cittade ,
E que' dell' altra fetta incontanente
71. L' accufaron dinanzi al Poteftade, Che Meffèr Pier della Branca da Gubbio (q) Era in quel tempo, con gran libertade,W
72. Come Firenze avea meffb in dubbio, Volendo dar la Terra ad Uguccione, Onde Io Stato chiar fatto era bubbio.
73. E'I Podeftà formò la'nquifizione, E richiedo , sbandito , e condannato In men d'ua'gra fu'J detto Barone,
74- Per
AN. DI CRISTO 13 08. E SEGG. 9
74» Per tarbazion del pacifico flato, In perfona , e in aver come rubello, E così que', che l' avìen ieguicaco.
yS' E le campane fonando a martello, Mofle il Gonfalon della Giuftizia, E tutto il popol feguicava quello.
76. Sentendo Meiìer Corfo la milizia , Che gli veniva addoìTo , ardito, e fiero Armato fu con tutta fua amicizia , (0
yy. E aflerragliò la Piazza di San Piero Da ogni parte, e con grofle baleura Pensò di riparare a tal meiliero.
78. Attanto giunfe la 'nfeg-ia maelha^ Coir elTercico grande Fiorentino Da quella parte , che alle Stinche è deftra ,
yp. Ed appiè delia Torre del Cicino ; Ben mezzo il giorno durò la contefa. Ned acquiftovvi il Popolo- un lupino.
80. Potrefti dir; quei? era vana imprefa. Adunque fi crede a Mefier Corfo Poter da tutto il popol far difefa ?
81. Difiefi , ch'egli afpettava foccorfo, E già n'avea a P.emo!e una parte,
E però il popol non curava un corfo.
82. Ma la difefa fua facea con arte, Sperandofi di vincere ìi partito,
E venia fatto ciò, dicon le carte.
83. Ma come fepper, eh' egli eraafialico, W Si cornò addietro tutta Tamiftanza,
E poiché quefto fu tra' fuoi fentito,
84. Ap-
IO CENTILOQyiO CANTO XLV.
84. Appoco , appoco abbandonar Ja danza ; E 'I Cavalier veggendoii lafciare , Incominciò a perder la fperanza.
85. E' popolan cominciaro a palTare Dentro al ferraglio per una rottura , Ch' adun giardin d'accanto fecer fare.
26, Allora il Cavalier fuor delle mura Con certi altri fuggi, abbandonando Ciò, ch'egli avea, e non fenza paura.
87. Subitamente fenza farne bando Fur le fue cafe rubate , e disfatte Infino a' fondamenti a poco ftando.
88. E dietro a lui aveva molte tratce , Cittadini, Soldati , e Catalani,
Per rimenarlo , chi a lui s' abbatte .
8p. Ed in full' Affrico venne alb mani Ad un dc'Cavicciul, nome Boccaccio, Gherardo de'Bordon, con altri flrani ;
90. Il quale uccife, e poi la man dal braccio Gli tagliò , e recolla ; e non (ì dice , Perchè fequefto,ed io non mene impaccio.
pi. E poi nell'ufcio di Meffer Tedice Degli Adimar conficcò quella mano Palefemente , per vecchia radice .
p2. Meffer Corfo di fopra a Rovezzano Fu fopraggiunto , e menatone prefo Da un foidato, ch'era Catalano.
93. Preffo a San Salvi , di dolore accefo Profferfe a quel, che'l menava, danari Per fuo fcampoj ma fu male intefo.
94. E non
AN, DI CRISTO 1 308. E SEGG. 1 1
54. E non veggendo per fé più ripari , Cader lafcioilì a terra del cavallo , Per non venire a man de' luo'avverfarj.
P5. Allor quel Catalano fenza fallo Prefe la lancia, e diegli per la gola, E lafciollo per morto in quello ftalio.
^6. I Monaci parati colla ftoia > Il corpo fuo ne portaro in Badia » E feppellirlo fenza più parola •
97, Meffer Corfo fu pien di valenzia , Savio, ardito, e bel si, che fuo pare A quel tempo in Italia non avìa ,
98. Magnanimo, cortefe in dire, in fare. Tanto pulito , e bel favellatore , Ch'era un diletto ad udirlo parlare.
^^* É perch'egli era di così gran cuore, DIfiderava montare in iftato, Fidandofi del mondo traditore.
100. Onde gli venne il fuo pender fallato. Perchè Fortuna gli volfe la rota , E non fu il primo da lei ingannato :
Beato quel, che tal fentenza nota.
FINE DEL CANTO XLV.
NOTE AL CANTO XLV. (t) Tit. Manca nel Tefto Magi. i. (a) Temi propofe. 16. (b) Tem. Equefli . 2 5. (e) iv. indietro . 3 1» (d) iv. e per . 35. (e) iv. di quindi . -^6. (f ) iv. manca quefta ftanza . 38. (g) Str. Siri . 3p. (h) iv. Riligion . 40. (i) Tem. che '« par- te .Errore . 44. (k) iv. De* . 45. (1) iv. da loro . So.(m)ìv,poi , S7'{n)ìv. Padre, ^^^{o)ìv.potefe , 6a.(p) iv. con ogni . 7 1. (q) MSS. Gobbio, (r) Tem povertade^ 7^-Ìs) iv. milizia . 83. (cj iv. apparito . C AN-
12
CANTO XLVI.
ARGU MENTO.
ANNI DI Dì Sanmìmato , e degli Ubaldini ; villani
CR. 1308. E che fcon fitti furo i Viniziani 1.8. e 9. c.p;.
e fcgg. "Da' Mar che fi , ove furo i Fiorentini y e fegg. E di Piftoia , e co>v.e il Re Uberto . Fu in Firenze onorato per certo .
1. T^Ra negli anni mille trecentotto
S2j Quand* arfe San Giovanni Lacerano, E dove il Papa faceva ridotto .
2. E poi l'anno fegaente a mano, a mano Papa Chimento fé de' faci tefori
Rifar la Chieia, e '1 palagio fovrano.
3. Nel predetto anno Malpigli , e Mangiadori Raunar molta gente in Sanminiato ,
Per voler effer del Cartel Signori.
4. E'I Popoi n fchierò dall' altro lato, E' Mangiadori co' lor mafnadieri , (t) Percoflèr loro, ed ebberne mercato,
5. Corfer la Terra con que' foreftieri , E poiché fu la cofa queta ,, e piana » Tagliar la tefta a certi più altieri ;
6. Ed arfer la fcrittura Popolana» Dov'eran tutti loro ordinamenti, E fecion fotterrar la lor campana .
7. Mentrechè i due Cafati fur contenti, Infieme d' un volere a capo chino , Sempre vivetter gli altri con tormenti»
8. Nel
AN. DI CRISTO 1308. E SEGG. 13
8. Nel detto tempo il popolo Aretino Col braccio rì' Uguccion cacciò ì Tarlati , E rimifero i Guelfi al lor dimino,
p, Ch'eran di fuor più di venti anni flati j Reffer la Terra Guelfi , e Ghibellini , Che voller Parte Verde effer chiamati.
10. Nel detto tempo tutti gli Ubaldini V^ennero umili (b) alla mifericordia , Ch' allor fi convenia a* Fiorentini ;
11. E perdonato fu lor di concordia Ogni pafiata 'ngiuria , ed e' fodaro
Di non aver mai più con lor difcordia ;
12. E la ftrada dell'Alpe ficuraro, E poi ficcome Contadin per merto Ogni fazione in Firenze pagaro.(c)
13. Nel predetto anno morto il Re Alberto, Re de' Romani, e lo'mperio vacato,
E li Lettori in difcordia per certo,
14. Il Re di Francia s' ebbe immaginato , Per fefta grazia al Papa domandare
Il benificio dello 'mperiato
15. Per Carlo di Valofa, e raunare
Fé fuo configlio, e giurar la credenza, E l'opra '1 capo fece configliare,
16. Dove fi dille, nella fua prefenza Che fi mettelTe ed avere, e perfone. Per acquiftar cotal magnificenza.
17. E '1 Re per fornire fua intenzione, Raunò ben femila Cavalieri,
Per gire in Corte, W e tacca la cagione.
18. Ma
f4 GENTILOQyiO CANTO XLVI.
i8. Ma un de^ fuoi fegreci Configlieri ScrilFe al Papa della grande armata , Che 'I Re facea, e cucci i fuo' penfieri .
ip. Ond' eì pensò la'mpromeiTk fallata, E parvegli quafi edere a periglio , Se 'I Re v' and a (Te con sì gran brigata . W
20. E riparando a quefto per configlio Dd Cardinal da Prato, nella Magna Subico fcrifle fenz' altro bisbiglio ,
ZI, Che veduta la Tua lettera magna, Imperadore eleggeilero Arrigo Di Luzimborgo, e per nulla rimagna.
22. Così fu facto, e però me ne sbriga, E piuvicata , ed ita tal novella (f)
Al Re di Francia, come qui ti rigo,
23, Ond' egli accomiatò fua gente bella, E tennelì tradito, ed ingannato
Dal Papa , eh' egli avea poflo in fella .
2^4. Nel feguente arno appreflò confermato Arrigo, ad Afia fu Re de' Romani Delli prima Corona incoronato.
25. Nel mille trecentotto i Viniziani Prefer Ferrara , ed avendol per male Il Papa , gì' intraddiffè come cani .
a(5. Poi vi mandò con gente un Cardinale, E racquiftolla , fuor CafleI Tedaldo, Che pur fi tenne ficcome leale.
27. Sentendo i Viniziani il Gaftel faldo , V'andaro ad ofte , e furo a Francolino Sconfitti , e oual fuggì n'ancò ribaldo,
28. Nel
AN. DI CRISTO I30p. E SEGS. 1$
28. Nel detto anno (g) ebbero i Frieri in dimino Perdono, ed indulgenzia di vantaggio
Per chi facefTe aiuto al gran cammino ;
29. E '1 fecondo anno fecero il paffaggio , E conquiftaron Tlfoia di Rodi,
E diero a' Saraci n molto dannaggio,
30. Nel predetto anno, come da me odi. Volendo il R.e di Raona venire Contro a' Pilani , trovaron de' modi ,
31. Che di Raona no'l lafciar partire; E ciò fu San Giovanni Bocca d'oro, A cui niente potè contraddire .
32. Nel nove i Bianchi , e' Ghibellin con loro I Guelfi , e' Neri di Prato cacciaro ,
Ed il fecondo di fenza dimoro,
33. Col braccio Fiorentin vi ritornato , E Podeflà , per così fatto pondo ,
I Fiorentin più volte vi mandaro .
34. Nel detto anno morì Carlo giocondo > Che fu si magno , che per cortefia Chiamato fu Aleflandro fecondo. W
35. Nei predetto anno cavalcaro via Le cavallate , e tornaron con gioia , Poich'ebbon fatto a Arezzo villania.
36. Nel detto tempo i LucchefI Piftoia Voiler disfare ;i Fiorentin cortefi Moftrar,che ciò era lor molto a noia.
37. Allor MefTer Filippo W Vergellefi , Che tcnea il Caftel della Sambuca, Sentendo, che venivano i Lucchefi,
38. Con
1(5 CENTILOQUIO CANTO XLVI,
38. Con fila compagna riturò la buca, Sicché paffar non poterò i confini . E' Piiloiefi avendo cotal duca , W
55?e Colla licenza poi de' Fiorentini , Ali' affo rzariiW aoperar Preti, e Frati, Uomini, e donne, grandi, e piccolini j
40, Ed in due di li furono (leccati, E fatti i folli per foilicitudine, E' Fiorentin del ben fur biafimati,
4E. Sol per la Piflolefe ingratitudine, Più che non furo i Lucched per certo, Ch* ufavan per disfarla 'mprontitudìne .
42. Nel predetto anno fu il Duca Ruberto^ Figliuoi, che fu del Re Carlo fecondo, Incoronato di Puglia per nierto.
43. E fu da Papa Chimento giocondo Finito, e quietato del teforo ,
Che dovia dar pe '1 padre , ch* era al fondo , 44;. Ch'era trecento migliai' d' once d'oro . Nel detto tempo i Guelfi Ameliani Da' Colonnefi cacciati ne foro •
45. Nel detto tempo li Montefeltrsnl , Con altri Ghibellini, e sbanditi, libonfiffero in campo gli Ancontani.
46. Nel predetto anno i Genovefi ufciti , A Genova n'andar con buone fpalle. Per ritornar dond'egli eran partiti;
47. E Mefler Ubizin fuor delle calle Ufcl co' fuoi , i qua' furo (ni) fconfitti , Ed ei li rifuggì in Ssr|-avall?.
48. E gli
AN^. DI GIUSTO I JO9. E SEGG. I7
48. E gli iifcirì CO* lor pennon diricci In Gi^nova tornarono in iftato
E que' di fuor fi rimafero affacci .
49. Nel decto tempo , a priego del Legaco , I Fiorencini, e più altri Tofcani Mandar gente a Ferrara d* ogni lato ;
50. La qua! quivi fconfifle i Viniziani, E ben fentiila far tra morti , e preti , E gli altri fi fuggir dalle lor mani.
51. L'altr'anno venne poi in quefti paefi Quel Cardinale, ed incontro il carroccio Di Firenze gli andò con begli arnefi.
52. E come dentro fu fenza rimbroccio Si ricomunicò tutta la Terra,
Ch'era ìntradderta, come qui diroccio.
53. Nel predetto anno incominciò la guerra Per gli confini tra Sangimignano ,
E la Cirtade appreffo di Volterra.
54. Ciafcun fece fuo sforzo, e capitano, E danneggiando T un 1' altro a podere^ Saneri(n)>e Fiorentin vi mifer mano
55. A volerli conciar; ma col volere Non fu il potere; e' Fiorentini accorti Veggendogii partir sì dal dovere,
56. Rauiiàr gente, e tornarvi sì forti. Che quali (0) aveffer detto : Non ci piace 5 Potevan(p)dir, eh' e' foffer tutti morti.
^y. Per quefto modo fi fece la pace, E ciafcun fece, come gli fu impofto. Una Fortezza, ove'l fuo confin giace. Tom. l\ B 58* Scu.
l8 CENTILOQUIO CANTO XLVI.
58. Scurò la Luna quell'anno d'Agofto, Ed il Sole Icurò poi di Gennaio , E di grano, e di vin fu picco! coflo;
5<^, Ched otto foldi fi vendè lo ftaiOv E '1 vin fi die per dieci Ibi (q) ia lonnaj Sicché 'J Popol minuto flava gaio ,
do. Nel predetto anno alquanto fdj: di Roma Si fcontrarono Orfini , e Colomefi , Ch' eran ninnici , come qui fi noma ;
di. E combatterò infieme, e fur gli offefi Per quefta volta in quel luogo gli Orfini , E cento , e più per parte fur palefi .
62. Nel detto tempo ancora i Fiorentini Co* Caftellani infieme, ed in lor vece SconfiiTero, e cacciaron gli Aretini.
6}. Negli anni poi mille trecento diece Ci fu MelTer Luigi di Savoia , Cui Sanator di Roma il Papa fece,
64. MelTer Simon Filippi di Piftoia, Ed altri due Prelati barbafibri.
De' quali i Fiorentin fer poca gioia,
65. Perocch' eran d'Imperio Ambafciadori, E comandaro , che l'ofte d'Arezzo Levata folT'e fenza più dimori ,
66. Ed afpettaffer poi con dolce vezzo, Come fi convenia lo 'mperadore , Ched in Firenze ftar voleva un pezzo.
6j. Allora pel Comun rifponditore Si fece Meder Betto Brunellefchi 11 qual parlò con troppo ardito core,
68. E dif-
AN. DI CRISTO 1 3 IO, E SEGG. Ip
<58. E difie : L' ofte inrendiam , W che rinfrefchi , E non vogliam qua dentro sì gran Princi, Che noi lappiam ben chi fono i Tedefc^i.
(5p. E MefTer Ugolin de' Tornaquinci Ammendo poi le fuperbie propofle Di Mefler Becco, ed ei fi parcir quinci.
70. E poiché faro al Capican dell* ode. Che fi parcilTer gli ebber comandaco, E da lui ebber si facce rifpofte .
71. Cosi parcir da lui fanza comiaco , E rapportare al Signor tanco rio , Che contro a' Fiorentin fi fu turbato .
72. Nel detto tempo ifpiraci da Dio Uomini, e donne, e fanciu' colle croci Per tutta Italia andar con atto pio,
73. Batcendofi, e gridando ad alce boci , Mifericordia Re Celeftiale,
Di Terra in Terra, e per cucce le foci.
74. E '1 Fiorencin veggendo gence cale Vietò y entrata , e molto li difpregia , Dicendo , che queir era mal fegnale .
75. Nel decto tempo i Guelfi di Vinegia Cacciati furo, ed a più Caporali Tagliò la tefta chi poco li pregia ;
76. E due Fiorencin fur di que' corali,
L* un fu degli Adimar, l'altro de'Sizj, Alla lor parte diritti, e leali*
77. Nel detto tempo per fottili indizj Provò Maeftro Arnoldo di Provenza, Che Anticrifto pien di tutti i vizj
B 2 78. Do
20 CENTIL0Q5JI0 CANTO XLVU
78. Dovea venir con fua falfa fencenza PrefTo al mille trecen feuancafei,
E la Chiefa annullar con lua potenza^
79. E fu tenuto errore , e faper dei , Che fuggì di Parigi per paura; Ma dir la fua fcienza non pocrei.
80. Nel detto anno fentendo la congiura , Che fer per rubellard i Ferrarefì
Da Santa Chiefa , contro a dirittura
81. Cardinal Felagru co' Bologneii
Vi corfe, ed a configlio fé chiamare Tutti i maggiori , e poi ne renne pred
82. Ventifei,(s) e tutti gli fé 'mpiccare ; Lafciò con pace gli altri Cittadini, E ad Arezzo n andoe ad abitare .
S3. Nel detto tempo eflendo i Perugini W Andati ad ode alla Città di Rodi , Coir aiuto , eh' avien da' Fiorentini ,
84. Que' dentro ufciron fuor, come tu odi, £ furono fconfitti , e feguitati ,
E prefi, e morti per diverfi modi.
85. Nel detto anno di Luglio fur cacciati I Guelfi da Spoleto da Currado
Di Naftagio, e dagli altri Folignati.W 85. Nel detto tempo, per tartare il guado, Lo'mperador venne in quel di Savoia, Con que'Baron, che più gli furo a grado; Sy^ E'Fiorentin, per temenza di noia, Ordinar di mandargli Ambafciadori Adorni , per moitrarne- fefta , e aioia.
88, Ma
AN. DI CRISTO I^IO. E SEGG. 2-1
88* Ma certi Guelfi, eh' eran de' Maggiori, Temendo, non volelFe i Ghibellini Rimetter dentro, ond' e' n' andafler fuori,
89. Non lafciarono andar que'Cittadini , Ch' eran chiamati delli più fovrani , E già levati li fcarlatti fini.
pò. Quando lo 'mperador vide i Romani Arnbarciadori , ed altri in fua prefenza Di più contrade , Lombardi , e Tofcani ,
pi. Domandò: Dove fon que' di Fiorenza? Rifpofe uh degli ufciti al primo tratto : Egli han di Voi gelofia, e temenza.
pi. Difie lo'mperador; Male hanno facto, Perocclì' egli era ncllra intenzione , Ch' e' foffer con noi interi ad ogni patto,
93. E far Firenze Ca.mera , e Magione, E la miglior di noftro Imperiato, Or ci convìen murare oppenione.
94. Quando fentir, com'egli era sdegnato, I Fiorcntiii fer lega , e compagnia
Coi Re Ruberto , e con altri d' allato , p^. Con più Terre in Tofcana , e in Lombardia > E fòklai gente affai lènza dimoro , Per contraddire alla fua fignoria. p5. Ma i Pifani gli mandar di loro , Perchè venillè torto alla ricifa , Più di feiTantamila fiorin d' oro ; p7. Promettendo, che quando foffe in PIfa , Senz' alcun fallo W n'arebbe altrettanti, E che tutti eran fuoi fanza divifa.
B 3 p8. Quan^
0
22 CENTILOQUIO CANTO XLVI#
p8. Quando lo'mperador vide i contanti. La lua venuta apparecchiò per cerco; Ed or di lui non dico più avanti.
pp. Nel detto anno ci venne il Re Ruberto Due mefi in cafa de' Peruzzi ftecce , Contro allo'mperador trattando aperto.
100. E volle metter pace tra le Sette, E non potè, ficconie incender puoi. Tanto erano oftinate , e maladette ,-
Ond' egli appreflb andò pe' fatti fuoi .
FINE DEL CANTO XLVU
NOTE AL CANTO XLVI.
4. (f) Str. co' lor mafìnadievi . io. (b) Tem. mnili tutti 12. (e) Iv. chiamavo^ 17. (d) Ivi, incontro 19. (e) Str. armata* 22. (f ) Magi. fr<z /rif novslla , 28. (g) Tem. tempo, 34. (h) Tem. giocondo »
37. (i) Vili. 1. 8. e. II I. Sofredf Vergelkfi.
38. (k) Magi, e Str. tal conduca ,
39. (1) Magi. Alla forza fi adoperar . 47. (m) Tem. / quali eran*
54. (n) Tem. s* acce fé ^
56. (o) Tem. quegli, {^) ivi potrà mfi ^
59. (q) MSS. foldi .
68, (r) Tem. vogliamo ,
Si. (s) Vili 1. 9. e. 4. Trentafei ,
«3. (t) Temp. lafcia i fei feguenti verd ,
9$\ (u) Tem. Fulignatini , per fiu: rinia a Perugini » per I#
detto tralafciament© . 97* (x) T^m.farf.
CAT.
13
CANTO XLVII.
ARGUMENTO,
ANNI DI Cojfie s^ alzar U mura con effetto , villani
CR. 1 3 1 o. Fer la temenza dello 'tnperadore ì 1. p. e. 9.
e fegg. t crj : Donati uccifer Mejjer Betta , e fe^g. E che lo 'mperador contro a Firenze Fornì proceffo , e die afpre fentenze . (f)
I. 'TpEnendo '1 mille trecento dieci anni, JL Di Savoia pafsò lo 'mperadore , E dopo luogo andar , non fenz' affanni W
2. Ad Afii (b) giunls , e fu fatto Signore D' Ottobre ; e quivi raunò di piano Domila Cavalier fanza léntore .
3. Era in quel tennpo Signor di Melano Mefler Guidetto dì que' della Torre, Che la traffe a Meflfer Maffeo di mano.
4. Contro allo'mperador s'ingegnò porre. Siccome volle il Cardinal dal Fiefco ,
E non poffendogli il viaggio torre ,
5. Acconfentì a quel Signor Tedefco , Ed in Melano il mife in dì nomato , Villa di Pifania(c) chiaro, e frefcho;
6. E '1 dì feguence fue incoronato Della feconda Corona del ferro. Colia fua donna Imperatrice allato.
7. E furo a quello fatto, s'io non erro, Ambafciador di tutte Terre intorno. Salvo Firenze, che a ciò non diferro.
B 4 8. Fa-
24 CENTILOQyiO CANTO XLVIt.
8. Faccende qui lo'mperador loggiornOir Pacificò (^) infieme i Cittadini, E concedette a' Vifconri il ricorno ;
p. Ed ubbidito fu per que' cammini Da tutti, fuor di Padova, e Bologna, Ch' erano a lega allor co' Fiorentini .
10. MefTer Gaidetto con molta vergogna Gli parca ftare , ed aver tempo reo, E'I iìgnoraggio ancor col core agogna.
11. DiiTefi allora, che Meffer Maffeo Ingannato Y avea , come udir puoi , Perchè '1 tenne di fuor, come Giudeo ,
12* Ed avea detto; Che fofferiam noi? Voglio innanzi te Meffer Gaidetto Per mio Signore, che 'mperadore, e' fuoi;
13. Caccerò! fuori, e ciò per me prometto D' effer con teco , e tu hai viepiù gente , Che non ha egli; or feguita Teffi^tto.
14. Ed allo 'mperadore incontanente N'andò, (e) e diffe , ficcome tradire Meffer Guidetto il dovia di pre/ence»
15. Attanto il popol cominciò a tornire ; Lo'mperador formò la 'nquifizione,
E fe/1 citare, ed e' fuggì il morire. .
16. E la rifpofta, che portò il buffone. Venne ad effetto, perocché tornato Era Meffer Maffeo a fuo magione .
17. E che lo'mperador foffe cacciato Anche fi diffe , ed ancor fi ragiona , Che' Fiorentin con lui tenner trattato.
18. Poi
AN* DI CRISTO I3IOaESEGG. 2$
iS. Poi di Febbrai', fecondochè qui fiiona , l Fiorentlli fepper canto trattare. Che contro a lui fi rivolle Chermona ;
ip. E fecergli più Terre rubellare , Per dargli sì che fare in Lombardia , Ch' e' non volclTs in Tofcana paiTare .
20. Ma pur terr.endo di lui tuttavia , Fecer cavare i foifi per paura
Dal Prato a Santo Ambrogio ali* Arno pria ;
21. Poi fero alzar le cominciate mura Da otto braccia, fenza i barbacani, Dov'elTeran fondate, e qui proccura.
22. Nel detto tempo i Ghibellin Brefcianl Cacciaro i Guelfi fanz' alcun divario, (^) E fimilnnente fero i Parmidani.
23. Lo 'mperador vi mandò ilio Vicario, Quai' ebbe in Breicia i Guelfi rimenaci , Sperando quello, che po' fu il contrario.
24. E Chermonefi furono avvifati, E per conforto de' Guelfi vicini Trattar con que', chc^n Erefciaeran tornati
25. Sicché ne cacciar fuori i Ghibellini, Ed allo 'mperadore a mano, a mano Fecer gran guerra per tutti i cammini^
16. Valfe in Firenze allor lo ftai'del grana Trenta foldi , e' guadagni eran mancati ., Per q.uel Signor, benché fofle lontano «
27. Nel.detjto tempo certi de' Donati Giovani arditi, valorofi, e frefchi , Per la memoria do?' fatti pafTati »
2 3. Ùc-
20 CCNTILOQyiO CANTO XLVII.
28. Uccifer Meffer Becco Brunellefchi,
Perchè dìcien , che conerò al lor conforco ,^ Aveva daci confifrli manefchi .
2p. Poi n'andaro a San Salvi , e'i corpo merco Di Meffèr Corfo cavar fuori in frecta, E 'I pianto grande fu fenza conforto ,
30. Come allor folTe morto , e per vendetta Moftraron far ciò, che fatto ne fu;
E più parlar di ciò non mi diletta.
31. Nel mille trecencundici, e non più Mandò Torlique di San Bernabà
A' Fiorentin Cardinal Pelagru.
32. Del che fi fece fefta , ed ancor fa. Quando fi moftrano appreflò T altare Di San Giovanni a chi allor vi va.
33. Nel detto tempo fece cavalcare Lo'mperadore il Vefcovo cugino, Per la Città di Chermona aiìediare .
34. Tolfe Vicenza a Padova , e n dimino I Padovan gli dier Padova poi ,
E'I Vefcovo ne fa Vicario fino.
35. Nondimeno a Chermona mandò a'fuoi, E fecela affediare , ed egli incanto Andò a Vinegia, e ; come intender puoi,
35. Aiuto alla Corona chiefe alquanto; E quel Comun, ficcome liberale. Mille livre di grofli die ; d' accanco
37. La Corona, e la Sedia Imperiale Fc in Vinegia con tanti ornamenti. Che coftar più , che un gran tefor non vale.
3«. E Crc-
AN. DI CRISTO 13 1 1. E SEGG. 27
38. E*Cremone(i per ordinamenti,
E per trattar di quello di Ravenna Tornaro agi* Imperiai comandamenti.
39. Piacque allo 'mperador cotale flrenna; Ma poi le mura, e ciafcuna Fortezza Fece disfar, che non ne campò penna j
40. E di moneta dio lor tal gravezza , Poich' ebbe perdonato lor V oltraggio , Che poi non la pagaro fenza afprezza.
41. A Brefcia mandò poi Torte di Maggio; Se fofle venut* oltre , ancor fi dice ,
Che d'Italia acquiftava fignoraggio,
42. E poi di Puglia aveva ogni radice ; Ma el peggiorò qui fua conveDenza> Benché di Brefcia foffe poi felice,
43. Sentendo appreffo il Comun di Fiorenza, Come i Tedefchi a Brefcia n'erano iti. Avendo avuto Chermona , e Vicenza, (g)
44. Ribandir tutti i Guelfi già sbanditi j(^) E '1 Maliscalco , con bella compagna
A cavallo, ed a piò prodi , e arditi,
45. Mandarono a Bologna, ed in Romagna, E quivi fletter più meli per certo.
Per contraddire al Siri della Magna .
45. Nel detto tempo MeiTer Giliberto, Con dugento a cavai , con chiara fronte Andò in Romagna per lo Re Ruberto,
47. Perocché '1 Papa Tavea fatto Conte Della Romagna; onde per tal cagione Ve'l mandò ^1 Re, ficcome fuo Vifconte*
48. Co-
28 CENTILOOyiO CANTO XLVII,
48» Com' el fu giunto, ed el molle quiftione A' Ghibellini , e Bianchi a mane, a mano, E tutti i Caporal mife in pregione .
4p. Nel detto tempo ebbe Pelerò, e Fano Colui , che delia Marca era Marchefe , Or ricorniamo a'W hiti de) Bx'-efciano ;
50. Ched a combatter Brefciaroile prcfe. La gente, ch'era dentro, ad un fegnale S'accorre,We francamente fi difele.
51. E MefTer Galeran frate! carnale
Del detto Imperador fu morto allora, Con più Baroni, e gente comunale,
52. Onde la gente dentro fi rincora,
E contro a que'di fuor con molto ardire Percoffer dove più gente dimora .
53. Niente mofTe la gente a fuggire; Ma tutti verfo lor fi fur diritti , Dando, e togliendo colpi da morire.
54» E benché foffero in parte trafirti , Que' dello 'mperador fur gente tanta. Che 'a fine (0 furo i Brefciani fconfitti.
$S. E fur de' lor maggior prefi quaranta, E gli altri più di dugento di faldo. Tra morti, e prefi, come qui fi canta,
56. E de' Brufciati H fu Meffer Tedaldo L'un de'pregioni, il qoal fece fquartare Lo'mperador, com'el fu giunto caldo,
57. Ed a più altri fe'J capo tagliare; Onde i Brefciani ftavan poi a freno
In modoOO più, che non folevan fare.
58. Ma
AN. DI CRISTO 13 II* ESEGG, Ip
58. Ma s'eran combatcari , nondimeno, Benché perduto avelTer la baldanza, La Terra ardicamence difendieno .
$^, Accanto avvenne per la lunga itanza , Che i* aria fi corruppe, e molta gente Inferoìò , e morì fenza fallanza .
60. Onde allo 'mperadore andar prefente Molti a pregar, che quindi fi parciiTe , Se de* fu'j non voleflè effer perdente.
61. A'quai giurò per la Corona , e dilTe Di non partirli dall' afledio mai.
Che converrebbe, che Brelcia ubbidifTe . 61. Dentro n'avea già infermati aflai, E vettuaglia incominciò a mancare , Ed avien da temer, come udit'hai.
63. Al Cardinal dal Fiefco fer trattare , Ed arrenderli alla mifericordia ,
Che lo 'mperador lor voleile fare.
64. Coni' egli ebbe la Terra di concordia ^ Disfo 1^ mura , e dugento di loro Mandò a' confini , per fuggir difcordia,
6s» E in fettanta miglia' di fiorin d'oro Condannò quel Comune, e partimento Di quindi fece , fènza alcun dimoro .
66, Poi a Chermona fece parlamento, E per conforto del Comun Pifano , Fu di paffare a Genova contento.
67. Appreflb fé Vicario , e Capitano 11 predetto Mefl'er Maffeo Vifconte D Jla Cictade , e di quei di Melano ;
SS. E di
30 CENTILOQUIO CANTO XVLII.
<)8. E di Verona con allegra fronte A MefTer Can della Scala in dimino, Come Vicario , non ficcome Conce ;
óp. Mantova diede a Meffer Paperino , Parma a Mefler Ghiberco da Coreggio, Ed a ciafcun toccar volle il fiorino. (o)
70. S' egli avien prima mal , poi ebber peggio Che in ogni Terra lalciò fuo tiranno,
E confermogli per fuo privileggio ;
71. Poi fi partì d'Ottobre nel detc'anno. Sentendo i Fiorentin del fuo trattato, Che s' appreflava per dar loro affanno,
72. Fornirò ben Volterra, e Sanminiato, E tutte l'altre Terre de'paefi.
Per riparare ad ogni mal penfato;
73. E 'J fimigliante fecero i Lucchefì : Mandaro a Serezzano, (p) e a Pietrafanta, E tutti i paffi d'attorno ebber prefi.
74. Ma pur colla fua gente tutta quanta A Genova fu giunto , e i Cittadini
Gli dier la fignoria , e qui s'ammanta*
75. E poi cinquanta miglia' di fiorini Gli fero aiuto alla 'ncoronazione , E ventimila n'ebbe de' più fini
76. La 'mperadrice per cotal cagione. Ed e' tutti li fé (q) pacificare ,
E rimife gli ufciti in lor magione ,
77. E ad Arezzo mandò, ciò mi pare, Un fuo Vicaro , che (qcq com' egli , E là morì, e fé fanza cornare t
78. Man-
AN. DI CRISTO 13 II. E SEGG. 3 |
78. Mandò MefTer Pandoìfo de'Savegli, Ed aJcri gran Prelati Ambafciadori , Ch' andafTèr comandando a tutti quegli
7p. Della Tofcana Comuni, e Signori, Che ognuno andaffe a fargli riverenza A Roma , quando compierà gli onori •
80. Quando coflor s'appreflaro a Fiorenza Per quella firada , che vien da Bologna, Fece lor dire chi n'avea potenza:
81. S'è' non v^oleflèr gran danno, e vergogna Ricever qui , che dove/Ter gire Altrove, per fornir Ja lor bifogna.
82. Volendo quefti pur oltre W venire , Come di prima era la cofa ordita, Furon rubati, e dieronfl al fuggire.
83. La'mperadrice infermata, e finita, Che fu figlia del Duca di Bramante , A' Fra' Minori allor fu foppellita .
84. Quando lo'mperador feppe davanti De' luoi Ambafciador per alcun mefTo , Incontro a' Fiorentin fé mal fembiante ; («)
85. E fé contro a di lor formare appreffo Una SI grave, e forte 'nquifizione, Che forfè fé di rado tal proceiTo,
8(5. E condannogli in avere , e in perfone 9 Che in ogni parte , eh' e' fofler trovati Sanza alcun bando, ovver condannagione ,
87. Poteffero eflerc morti, e rubati, Salvochè s' egli infra quaranta giorni Dal di della fentenza annoverati ,
88. Do-
3 2 CENTILOQyiO CANTO XLVil,
83. Dodici Ciccadin de' più adorni Mandaci avefler , con pien findacato, Come il Comune a ubbidenza torni .
t'ij, Ma quando quello veniffe mancato. Siccome fcricto ha il nofìro Cancelliere , Per noi s'intenda, e iìa pronunziato*
50. O quanto egli era errato fuo penliere , S*eg!i credeva la Città dell'effe Acquiftar per così fatte maniere.
^^i. Di quefto i Fiorentin fi facean beffe. Ma e' tenien de' Cavalieri armati, Benché fcemate n'avefferW le gueffe.
92. Ancor non eran tutti i dì paliati , (^ando di Genova fur tutti quanti 1 Fiereacin di nuovo accomiataci .
9;,. E rubaci fur tutti i Mercatanti D'ogni mercatanzia , We d' altri arnefi Dentro, e fuori , ed in mar da' navicanti ♦
5?4. E così i Fiorentin , fé ben compreli , Ricevettero allora un gran dannaggio Per quello Imperador da' Genovefì .
j)S. Non mi par, clVc'faceffe come faggio, Se alia iua Corte fece appropiare Tacca la ruberia di quell'oltraggio»
96. Nel dece' anno fu quefto, ciò mi pare, Del mefe di Dicembre , vendicando L'ambaiceria , che ti de' ricordare.
)>;. Gli ufciti Genovefì ritornando, Spezialmente Meffere Ubizzino, Veggeado qu^', che gli avàen dato bsindo ,
p8. Si
AK. DI CRISTO 1 3 1 1. E SEGG. 3 3
98. Si guardava con loro a capo chino ; E forfè che penfava nel fuo core. Di non effere a lor aiiglior vicino;
^•^. Pcrocch'egli era di molto valore, E render gli potea del pan cofaccia : W E quello bafti dello 'mperadore.
100. Lettor , s' i' parlo brieve , non ti fpiaccia » Che perch' i' fon (y)del brieve udir contento. Credo , che , come a me , a ciafcun piaccia .
Or feguirem del buon Papa Chimento.
KINE DEL CANTO XLVII,
NOTE AL CANTO XLVII.
Arg. (t) Magi, contro a Firenza - Fornì proceffo , e die afpra jentenza . I. (a) Magi, e Scr. inganni , con minor verità di fatto . a. (b) MSS. A Efli . 5. (e) Tem. Bifania . S.- (d) Tcm. Pacificato, 14. (e) Magl.e Str./kf^«^ò. 22. (f) Tcm. divaro i e così fotte ia corrifpondenza diri-" ma , Vicaro , contraro .
43. (g) Str. Vincenza; e così fopra.
44. (h) Pxlagl. e Str. i Guelfi isbanditi . Tem. rihanditt . 49. (i) Tem. ti ritorno, 50. {}i)ìv. fecondo .
54. (1) Tem. Che ^nfieme . 56. (m) Magi. Erefciani ; errore ^
57. (n) Magi, e Str. Un inondo,
6^. (o) Tem. Ed a cìafchednn toccar voli a il fiorino^
73. (p) Tem. Serezzana \ £ox:Ìq meglio.
75. (q) Tcm.. Ed egli fi tutti . 81,(1:) ìv. più vòlte»
«4. (s) Manca quefta ftanza nel MS. Magi .
91. (t) Tem. fcemato V ^veffon . 93 . (u) iv. mercatura .
^9. (x) M?.g\. focaccia .
loo,{y)Tcm.'Percb'iofouo, Lafcìa il Che.
Tom. V, C CAN-
34
CANTO XLVIIKf)
A R G U M E N T O.
ANNI DI Be' Confili àelV arte della lana , villani
eR. 1 3 1 1 . E della morte di Meffer Mazzino , l.px.29.
e f<?gg» Che fu, tenuta co fa nffai vi /i. ina . e fegg.
E dello ^mperador di Luzimhorgo , Ed' altre co fé affai , com^ io ti porgo .
1. /^Mai ci convien dir, come ia Vignone Vy' Scava il Papa , e non polFendo andare A Roma a 'ncoronar 1' alto Campione ,
2. Mandovvf due Cardinal per ciò fare , De' qua' fu l'uno il Cardinal da Prato, Coo piena autorità d' incoronare .
3. Il quale andò in Genova , e trovato Si fu col fopraddecco Impera do re ;
E '1 Papa ancor mandò dall' altro lato
4. Mefler Gentile da Monte di Fiore, Difcreto , e favio Cardinale , e bello , In Ungheria , per dar compiuto onore
5» Della Corona al buon Carlo Martello , Ghe '1 R« Ruberto per nipote avia , Figliuol , che fu del fuo carnai fratello .
é. Ed ei lo'ncoronò dell'Ungheria, E tanto flette W con lui , che '1 paofc Quali tutt'ebbe alla fua fignoria.
7. Tornando per Italia poi palefe. Ebbe dal Papa , che tutto il teforo Di Roma couducelTe alla corcefe
S. In
4K. DI CRISTO 1 3 1 1. E SEGG. 35
8. la qaella parte, ove facea dimoro» E '1 Cardinal del paefe Romano Al cucco craffe Tarienco, e Toro,
p. E conduffelo a Lucca in Saa Fridiano ; Più oltre non potè ire p^^r la guerra ; Quivi il lafciò, e fé fece lontano,
10. Nel detto tempo , fé '1 libro non erra , Il Papa andò a Vienna , e con gran prefla Di gente fé concilio in quella Terra ;
11. E per tenere in pie la fua promeflà. Ch'ai Re di Francia il teneva obbrigaco. In quel Concilio fé propofta efprella »
12. Che Papa Bonifazio era acculato Siccom' eretico , pieno di refia ;
Se quefto è vero , e*debb' elTer dannato.
13. E fur prefenti a quella diceria Più di trecento Vefcovi, e Preiati, Ed altri Cherici d' ogni balia ,
14. E difler poi tra loro efaminati,(b) Che Papa Bonifazio fanta vita Avia tenuto ne' tempi paflati.
15* Veggendo il Papa , che gli era fallita Al Re di Francia tutta la Tua imprefa , Fece un dicreto colla faccia ardita:
16. Che 'I Re di Francia , per alcuna ofFefa)(0 Che a Papa Bonifazio fatta avefle , Ovver per lui contro alla Santa Chiefa,
17. Che mai gravato effer non ne potefle, E fé gravato allor , fofle aflbluto
Egli, eTuoi difcendenti $' incendere.
C z 18. Eé
36 CENTILOQyrO CANTO XLVIII.
18. Ed ogni ben, che '1 Tempio a vie perduto, Fu in quefto Concilio allo Spedale Di nuovo confermato, e conceduto.
ip. E fu in quel Concilio generale Calonizzato Santo Lodovico , Frate Minor della Cafa Reale,
20. Figlino! di Carlo fecondo , ed amico Di Dìo fempre flato in ogni cofa ,
EM fuo effetto pruova ciò, ch'io dico j
21. Che per la povertà Riligiofa Rifiatò la Corona , e fedì Frate , E po' fu Arcivefcovo a Tolofa ,
22. E miracoli fé molte fiate
Alla fua vita , e poi come piaceva A Dio; e bafti di fua fantitate.
23. Mille trecento dodici correva. Quando, per la cagion del Confolato, Coli' Arte della Lana fi faceva.
24. Volendo ciafcun effere infaccato , Firenze fu per andare a romore, E per turbar fuo pacifico flato.
z;. Appreflb il Re Ruberto con amore Mandò dugento Cavalieri armati Per contaftare al detto Imperadore .
26. E 'n Brefcia (^) efl'endo i Guelfi rientrati, Meffer Can della Scala incontanente Colla fua forza glien' ebbe cacciati .
27. Ed allo 'mperador poi di prefente
Si volfe Parma, e Reggio, e '1 Fiorentino In lor foccorfo mandò molta gente .
28. Ap"
AN. DI CRISTO 1 3 I 2. E SEGG. 3 ^
i8. Apprcflo di, Genna*, MeiTer Pazzino De' Pazzi, andando con famigli alquanti Fuor delia Terra un pezzo a fuo dimiao,
ip. Paifiera,e fuo' conforti Cavalcanti L'uccifer, per vendetta, a tradimento, Di MeiTer Betto , e di Madn davanti ;
30. Dicendo, eh' egli era fiato contento Della lor morte, e fé quefio era flato,. Dio ne fa il ver ; ma del mondo fu fpentov
31. Il corpo fuo ne fu morto recato Infulla Piazza de' Signor Priori, Perch' egli era dal popol molto amato.
32. Firenze andò ad arme, e con furori. Seguendo i! Gonfalon della Giufiizia, Arfcn le cafe, e lor caccÌ3ron fuori,
33. E'J Comun poi, per ceffar la triftizia De' Pazzi , fece quattro Cavalieri,
Con dota de' fuo' ben fenza pigrizia .
34. 1 Chermonefi arxora volentieri Dal detto Imperador li rubellaro , E Cacciar fuori i fuo* masnadieri .
35. Apprellb il Maiifcalco fuo M più caro A Pifa venne, e f;^ce ciò, che v'era De' Fiorentin, rubar fenza riparo.
35. E' Padovaa gli volfero bandiera. Perchè aiutati fur da' Fiorentini , E cacciaronna-fuor tutta fuà fchiera.
37. MclTer Guiglielmo de'lor cittadini (f) Uccifer, perch' egli era in ogni gulfaCs) Campione, e capo de' lor Ghibellini .
C 3 38, Lo
38 CENTILOQyiO CANTO XLVIII.
38. Lo'mperador per mar ne venne a Fifa, Con mille cinquecenco a fuo pennello , E con quefti (h) Baron f^nza divifa ;
3p. L* Arcivefco' di Trievi fuo fratello, E quel di Legge fuo cugin pregiaro, E '1 Duca di Baviera adorno, e bello,
40. E'I Conce di Savoia fuo cognato, Conte d' Alagna , (0 e Conte di Forenfe , Di guerra ciafcheduno ammaeflrato ,
41. E molti altri Baroni a lor difpenfe , Marchefi, e Banderefi , e Caftellani,
E di più altri , eh' erano a fue menfe •
42. Nel detto tempo fur gli Spoletani Ghibellini fconficti dal Grifone
De^ Perugini, e morti come cani.
43. E'I Re Ruberto a Roma per campione Mandò il Fratel con fecento a cavallo, Per contraddire alla 'ncoronazione .
44. E per Tofcana fcriffe fenza fallo
A tutti i Guelfi, che mandaffsr gente Contro allo'mperadore in quello ftallo .
45. E'Fiorentin vi mandar di prefente ; Mefler Berto (k) de' Pazzi ebbe la'nfegna^ E là morì dei fuo Comun fervente.
4é. E poche tutti furo alla convegna , 0) Col braccio degli Orfini , e con rigoglio Di molto pregio fu la gente degna ;
47. Perocché avendo armato Campidoglio, Il Conte di Savoi' ne fu cacciato Da' Guelfi , che poi tenner quello fcoglio ;i
48. Ed
AN. DI CRISTO 1 3 I 2. E SEGG. 39
48. Ed acquiftar San Pier dall' altro lato , Cartel Sant'Angelo, ed altre tenute. Per contraddire al detto Imperiato.
4p. E i Cclonnefi tenien per falute, E per fortezza dello 'mperadore San Gianni Lateran con lor virtute ,
50. Col Culifeo , Santa Maria Maggiore > Santa Maria Ritonda , e con affanni Ciafcun guardava, per avere onore.
51. E i Fiorentini il dì di San Giovanni Vi fer correre il palio del velluto, Conie in Firenze foglion far gli altri anni
52. Ritorno a dir, com'egli era venuto, Lo'mperador, che di Fifa d'Aprile Moffe, e in Viterbo fu ben ricevuto,
53. E ulto della Terra fignorile ;
E' Ghibellini, ch'erano in Orvieto, Guatar di lor Città fare il fimile;
54. Ma i Guelfi li cacciar con vifò lieto Anzi , eh' avcder foccorfo(J^) fuperbo,
E rimafer fignor con pace, e queto.W §S* Lo 'mperador dimorando ia Vicerbo Seppe , eh' a Roma la Porta a San Piero Gli era vietata con fembiante acerbo :
56. Con domila barbute ardito, e fiero N' andò a Roma , e là fubitamente Die la battaglia, dove fé meftiero.
57. E quivi per bontà della fua gente Ebbe l'entrar per forza, e per rapina > E i Cójonnefi 1' atar francamente .
C 4 58. Ad
4* CENTILOOyiO CANTO XLVIir.
58. Ad albergo n'andò a Santa Savina, (oj Poi per potere a San Pier valicare , La gente combattea fera , e mattina j
5p. E'n fine dopo lungo contaftare, Eflendo T una parte, e i' altra folta, E più acconcia a ricevere, e a dare,
^o. I Tedefchi avanzaro a quefla volta Tanto, che il Campidoglio racquiftaro ^ Ed alcun' altra Fortezza ebbon tolta.
61. Allor gii altri Baron li feguitaro, Rompendo sbarre , e ferragli per certo ^ E'n fine al Ponte Sant' Angelo andaro .
61. E' Fiorentin con que' del Re Ruberto Percoffero alla gente Imperiale ; Sicché Taffalto poco fu fofFerto ;
63. Che dier la volta con lor danno, e male > E molti di lor furon morti , e preli ,
E'I Campo fu della gente Reale.
64. De'prigion fu, fecondoch' io comprefi. Il Vefcovo di Legge, che mandato
Da Mefler Gianni n era in fuo'paefi;(p)
6$. E cavalcando tutto difarmato
Inverfo Puglia in groppa d'un donzella. Venne un Catalan forte adirato, (9)
66. E perchè quivi era morto il fratello. Gli diede d' uno flocco per la fchiena/ E morto cadde in terra fanza appello^
6j. Quando lo'mperador fenti la mena, Diffe co' Cardinali a mano, a mano: Per noi non fa di metterci a tal pena;
éi. Se
AN. DI CRISTO I 3 1 2. E SEGG. 4I
éS. Se voi non mi potete dar di piano La Corona in San Pier, quando vi piaccia, Datelami in San Gianni Laterano .
6p, Ed e'rifpofero: E cosi fi faccia,* Ed in San Gianni fero acconciar tofto, E'ncoronato con allegra faccia
70. Fu, il primo giorno del mefe d* Agofio, Per man del detto Cardinal da Prato, Come dal Padre Santo gli era impello.
71. E come Arrigo fue incoronato, A Tiboli n'andò, e li Romani Rimafer dopo lui in male flato.
72. Di Roma fi partirono i TaIiani,W E l'altra gente, e dallo 'mperadore
. Molti Baroni diventar lontani.
73. Poi colla gente fua , ch'era minore , Che non foleva, fé ne venne a Todi, E di prefente fu fatto Signore . /
74. Veggendo i Fiorentin , che tenea modi Di venire in Tofcana , cominciaro Alquanto a fcioglier delle borfe i nodi j
75. E Cavalier domila fi erovaro ,
E' Ghibellini , ed altri per fofpetco. Di lungi da Firenze ccniinaro.
7(5. Da Todi fi partì il Signor predetto, E per quel di Perugia fé il cammino , Guaftando ciò, che v'era con diletto;
77. E conquiftò Calliglione Aretino; Venne ad Arezzo, e ranno fua gente, E poi ne venjie fopra'i Fiorentino,
7S, E
Ca-
42 CENTILOQUIO CANTO XLVIIT.
78. E Capo Seivoli ebbe di prellv.ce. Del mefc di Seccembre, e Monte Varchi Più voice fé combattere afpramente,
7p, Rizzando fcale con baleftra , ed archi , Con tal fracaffo , e con sì grandi affanni , Che s' arrenderon per foperchi incarchi •
80. E apprello ebbe Caftello San Giovanni , A Figghine ne venne, ed allaAncifa,
E quivi s' accampò (s) con gli Alamanni,
81. Allor Firenze ebbe caro di rifa,
E mandò fuor popolo, e Cavalieri, A difefa del paffo , alla ricifa.W
82. Lo'mperador co' fuoi arditi, e fieri Freflb air Ancifa fi fermò nel piano, E chiefe la battaglia volentieri .
83. I Fiorentin, per partito più fano Pigliaron di non metterfi al periglio , Ma di difender quel paffo fovrano.
84. Ond'el, che fi guardava, per configlio De' noftri ufciti fé la via per l'erta,
E pafsò verfo la Città del Giglio.
85. La gente Guelfa veggendo fccperta Quell'altra cavalcare, ebber temenza. Ch'alia Città non deffer male offerta.
S6. E'i Malilcalco allor di gran valenza. Con molta gente, e con grande fracallb. Volendo innanzi entrar con fua potenza,
Sy. E'i Conte di Savoia non fu laffo. Con quel di Fiandra corfero a Montelfi Con moka gente , per pigliare il paffo .
88. Qui-
AN. DI CRISTO 1 3 1 2. E SEGG. 43
88. Quivi giugnendo la fchiera de' Guelfi , Fu meflb in volta,; e tenner cammin torti Qual verfo Napoli , e qua) verfo Melfi .
8p. Ma pochi di lor furon prefi, o morti, E puofli ben dir , che il loro fchermo Folle il fuggir ; che a ciò fur bene accorti •
pò» Se lo'mperador folFe flato fermo, Avea r Ancifa , e gii uomini fmarriti , Perocché dentro già nat' era il verno .
pi. Ma feguitando il voler degli ufciti, A San Salvi ne venne , dando il guado Da ogni parte con afpri partiti.
92. E s' egli avelie feguitato il pafto Della Cittade , e non fofle rifiato , La Terra (u) avuta avria fenza contado.
5)3. Ma come fi fentì , ch'era accampato, A riparare a'fofii incontanente Fu il Vcfcovo con tutto i! Chericato;
P4. E dove bifognava di prefente Fu la Città (leccata , e 'mbertefcata : E dall' Ancifa tornata la gente,
PS' E Lucca , Siena , e Fiuoi' gente armata , Ed altre Terre Guelfe ci mandaro , E la Città fu tutta rincorata*
^6. Cavalier quattromila fi trovare I Fiorentini , e tremila fecencò Que' dello 'mperador s' annoverar© .
P7. Un mefe , e più vi flette , a 'ntendlmento D' aver Firenze per accordo avanci , E non poflendo efTer di ciò contento ,
p3. La,
44 CENTILOQUIO CANTO XLVill.
98. La notte della villa d^Ognidanti Si partì ammalato per dolore, E pafsò r Arno co' ilio' tutti quanti .
9^. Se in Firenze ebbe paura, e romore , Sonando ognor la campana a martello, Que'di fuor T ebber cotale, e maggiore.
ioo. Nel pian d' Ema n' andaro a far drappello , E' Fiorentini (x) a Santa Margherita Prefero il poggio, ficch'eran fovr' elio ;
Ma quindi T altro dì fece (y) partita .
FINE DEL CANTO XLVlII.
NOTE AL CANTO XLVIII.
Tit. (f) Qaefto è un altro di que' Canti . che manca del tutro nel MS. Magi. €. (a) Tem. lafcia , E tanto. 14, (b) vf . di f armati , 16. (e) Tem. Dice-, che per alcuna off e fa . 16. (d) Tem. c[uì lafcia il verfo corrente , ed entra in quel di fotto . 3 ^ (e) Scr. il fuo Malifcalco .
37. (f) Tem. e lor cittadini . (g) Str. cofa.
38. (h) Tem. queflo . 40. (i) iv- di Lavagna .
45'. (k) MSS. Bettoi qui abbiamo feguitata la lezione del Vili. 4(^. (I) Tem. lafcia i tre verfi fegucnti . 54. (m) Tem. Jìgnore . (n) iv. cheto . 58. (o) iv. Sanfavìno . 6^. (p) Tem. // Vefcovo che di Legge mandato - E'I campo f%
della gente nera in fuo* pae fi ; errore. 65. (q) Str. ardito . 72. (r) Tom. fi partì , e' Tali ani . *o. (s) Tem, s* accozzò .
81. (t) ìy. Alla difefa del paffo, s^avvifa . 92. (u) iv. Fiorenì^. 100. (x) iv. E* Fioreiìtini fi andaro . {y)iv.fecer .
CAN.
45
CANTO XLIX.
ARGU MENTO.
ANNI DI Seguita ancora delV Imperadore , villani
CR. 1 3 1 2. E ddls cofa , che fece in Tofcana , l.p.c.47.
e fegg. E di molt* altre co fé di valore , e Tegg.
E ficcom^ el mori a Buoncouveuto , Onde rirnafe ogni Guelfo contento .
I. XJEir anno detto , in calen di Novembre xN Lo'mperador n'andò a San Cafciano, Dov'egli flette poi tutto Dicembre.
Z, Qaivi gli venne gente dal Pifano, Da cinquecento Cavalier palefi. Tremila fanti, con un Capitano,
3. E mille buon baleftrieri GenovefI ; Onde i fuo' Cavalier fi rincoraro, E cominciaro a guaftare i paefi.
4. E' Fiorentin di fubito affofTaro
Il crefcimento del feflo d'Oltrarno, E come bifognava 1' afforzaro .
5. Sicché da quella parte venne indarno , Benché non foffe la Città murata,
E da più miglia non vi s^appreffaro.
6. In Val di Pefa avea una brigata (t) Di Fiorentin, quafi d'ogni famiglia, Sott* una infegna così colorata ;
7. Il campo verde, e la banda vermiglia, E Cavalier fi chiamar della Banda, Che co'nimici facien W maraviglia
8. Sì,
4^ CENTlLOQyiO CANTO XLtX.
S. Sì, che ancor par , che lor fama fi (panda. Come fi fé de' Cavalieri Erranti, Che d' arme fer ciò , che ragion comanda.
p. Al fine addollò lor ne venner tanti , Che rotei furo i detti Cittadini, E prefi , e morti ; ne campare alquanti.
10. De' Guadagni, Boftichi, e degli Spini Rimafer morti al campo, tre Donzelli, Ch' alla battaglia parver Paladini .
11. Tutti giurato avien d' effef fratelli Alla difefa della lor Cittade,
E morir prima, che ci entraffer quelli.
12. Ma fé cofloro ebber tanta boutade, Da lor la gente, ch'oggi sì divaria. Pochi conofcon la lor libertade.
13. A San Cafciano fi corruppe l'aria, E cominciovvi la gente a'nfermare. Ed a morir; tant'era lor contraria.
14. Lo 'mperador veggendoii mancare La gente , e fé medefimo cambiato , E non vi fi potea pe '1 freddo flare,
15. Da campo con fuo gente fu levato. E'nverfo Siena pigliando il cammino, Come prima co'fuoi avea ordinato,
16. Senza battaglia prefe Barberino,
E San Donato in Poggio, che più vale, E più altre tenute ebbe (b) in dimino .
17. Perchè di Poggibonizzi gli cale. Udito, ch'ebbe, come il fatto er'ito,
Jl fé riporre nel Monte Imperiale ;
18. Ed
AN. DI CRISTO I 3 I 2. E SEGG. 47
18. Ed afforzato, e rifatto quel flto, Predo a due med in quel luogo flette, ElTendo ognor da ogni parte aiTaiito .
ip. E le ftrade d'intorno eran riftrette , Perchè il Sanefe i' una ilrada tolìe , E r altra il Fiorentin, (0 ch^aciòfi mette.
2ó. Dall' altra parte i Cavalier di Colle Percoflero a dugento Imperiati, E gli fconfilTer , come Iddio volle j
21. E'I Malifcalco , e' Fiorentin foldati lì guerreggiavan di San Gimignano Sì, che de'fuoi avea molti Icemaci.
22. MeiTer Ruberto di Fiandra Sovrano, Che per andarne co' fuoi era mollo, E da Cartel Fiorentin già lontano ,
23. Da' Fiorentini quivi fu percofTo ; Pognan , che prima a quegli aflalirori DelTe , che far; fuggendo volle W il doflb.
24. Onde per queftì, e per altri dolori, Isbigottl lo 'mperadore Arrigo , Mancandogli pecunia, e'fuoi migliori.
25. Attanto Ambafciador di Federigo Re di Cicilia a Pifa s'apportaro,
E non trovando! , come qui ti rigo , 26» A Poggibonizzi a lui fé n'andaro, E ventimila doble d'or per certo. Da parte di quel Re gli prefentaro , 27. Poi la 'mbafciata differo in aperto: Noftro Signor per cortefia vi priega. Che con lui fiate contro al Re Ruberto,
28, Ed
4? CENTILOQIJIO CANTO XLIX.
23. Ed e' con voi vuol compagnia , e lega , E vuoivi feguicare in ogai parte , Se quefta grazia da voi non iì niega .
2p; Ed e' , che n' a vie voglia , con mule' arte Dille: E' mi piace ; e fènza più contendere Della fernnezza fecer far le carte .
30. Se ciò non folle, non avia, che fpendere. Ma con quefta pecunia molTe adeflo,;
A' nove dì di Marzo , dei intendere ,
31. Tornoffi a Fifa, ed ivi fé procelTo Incontro a' Fiorentini, e condennogli In cinquemila marchi , e poi appreffo
32. Di Notai, e di Giudici privogli, E d'ogni cuore, e di giuridizione Della Cittade al tutto (-) difpogliogli ,
33. E nell'avere, e sì nelle perfone Condannò tutti, ciie fu una pietà 5 Ma e' fé ne curar men d' un bottone.
34. Ancor nella fentenza al tutto vieta, Che d' oro , né d' argento il Fiorentino Non polla giammai più batter moneta ,
3>« E concedette a Meffere Ubizino , Ed al Marchefe ancor di Monferrato, Che con fuggello, e fegno del fiorinq
36. Moneta far poteller d'ogni lato ; E perchè diede sì fatta fentenza, Da rtitta gente ne fu bialìmato;
37. Perocché s'el volea male a Fiorenza, Non dovea mai conceder , che 'I fuo fegno Si poteffe falfar di fua licenza.
38. E con*
AN. DI CRISTO I 3 I 2. E SEGG. 4p
38. E condannò per fimile difdegno Il Re Ruberto, e' fuoi fucceffori Nella Contea di Proenza , e nel Regno,
39. E nella vita , come traditori Della Maeftà (uà Inìperiale , Privando Puglia di tutti gli onori.
40. I qua' Proceffi pien d'iaiquitade, E lue fenceaze regnaro pochi anni. Come tulio laprai per veritade ;
41. Che poi il ventidue Papa Giovanni Volle , che fofTèr di niun valore , Poiché riconofciuti ebbe gì' inganni .
42. Negli anni poi del noftro Salvadore Mille trecento credici , di Maggio ,
Il Malifcaico dello 'mperadore
43. Cavalcò con fua gente di vantaggio A cavallo , ed a piede in Lunigiana , Per dare alli Lucchefi gran dannaggio 5
44. Ed ebber Pietrafanta; e Serezzana
A pochi dì s' arrendè al Marchefe ,(f) Che feguitava fua infegna fovrana j
45. Effendo tutto lo sforzo Lucchefe A Camaior, per ceflare il periglio. In Lucca fi tornato alla cortefe.
4(5. Lo 'mperadore appreflb fé configlio , Nel qual diliberò , di non volere Più contaflar colla Citià del Giglio;
47. Ma fopra il Re- Ruberto fuo podere Con Federigo intendea nìoftrare^ E torgli il Regno per fé mantenere , Tom. V. D ^^ 48. Di-
5© CENTILOQyiO CANTO XLIX.
48» Dicendo : Quelli è 'i capo , ciò mi pare , Di parte Guelfa , e s' io ne fon vincente , Italia pofcia non mi può mancare .
49. E venivagli fatto certamente, Se'l Signor non avefle riparato, Come intender potrai incontanente;
50. Perocch'egli era prima collegato, Come dett'è, e poi col Genovefe ; iEd ordinò, che in un di nomato
51. Con lor galee foffer nel paefe; E'Ghibellin d'Italia, e della Magna Cui di danar, cui di gente richiefe.
52. E ftando in Fifa colla fua compagna, Lucca, e Sanminiato guer^reggiava. Benché non gli avanzaffe una caflagna.
53. Poi nella fiate , che allor feguitava, Cavalier quattromila cinquecento. Con molta .pedonaglia fi trovava •
54. I Genovefi fero affembramento Di fettanta galee , e MelTer Lamba D'Oria ne fu Ammiraglio contento,
SS* E col naviiio fuo niente ingamba , Ch'era sì bel, ch'ogni altro paria fozzo, E non avea di mfenco un fil di ilr2kmba,(s)
$6. Si ritrovò nell'Ifola di Pozzo, (h) E Federigo Re dall'altro lato, Volendo al Re Ruberto dar di cozzo.
57. Appunto il dì, ch'avevano ordinato, Con fuo naviiio mofle da Medina, Con mille Cavalier bene addobbato,
S$. Ed
AN. DI CRISTO I 3 1 3. E SEGG. $ l
5"$. Ed in Calavra giunfe una maccina, E valorciameace prefc terra , E cominciò a dar la dilcipiina;
5p. E preiè Reggio, ed alcun' altra Terrai E , ficcome dinanzi era propofto , Incominciò a fare un'afpra guerra.
60. Lo 'mperadore , a' cinque dì d'Agoflo, Di Piià iDode , ed andonne in Valdelie, Cavalcando quanto potè toilo .
ói. Di quel di Fifa la gente divelle, E fé combatter Caiìei Fiorentino ; Ma non gli valfe quattro more gelfe .
6i. E non poaendolo avere in dimino. Tra Poggibonizzi , e Colle pallaro, E prelFo a Siena pigliaro il cammino.
63. Quando di là da Siena valicaro , Qije*, eh' eran dentro ufcir per Camollia ^ E percolerò a lor fanza riparo.
64. E que' fi vclfer con gran vigoria, Onde de' Guelfi faron morti certi, E gli altri rifuggir dentro alla ftia .
6$. Lo'mperador n'andò a Monte Aperti, E quivi cominciò a peggiorare , Pe* molti affanni, ch'egli avea fofferti.
66, Quivi fi moffe, ed andoffi a bagnare, Com' altri volle, al Bagno a Macereto, E quivi raddoppiò il fuo penare
67. Per modo tal , che poi non fu mai lieto; E quindi fu portato a Bonconvento, Perchè del cavalcare avea divieto.
D z 6B. Qui.
$1 CENTILOQUIO CANTO XLIX.
68. Quivi gli crebbe al cuor (0 tanto tormento. Che confeffar fi volle d'ogni reo, E confeflbflj , ed ebbe pentimento .
<jp^^La notte poi di San Bartoiommso , Chiefe il Corpo di Crifto , al qual, giagneado, Si volle fare incontro, e non poteo.
70. Fatta la confeflìon, forte piangendo Prefe il Signore, e come l'ebbe preib, Non faveliò mai più 5 fé han comprendo.
71. Così morì, come tu hai incefo.
Chi favoleggia, e dice altro d'accanto. Non dice ben, che d'altrui fofTe offefo.
72. Non potrei dir , come fu grande il pianto, Che fecero i Baroni, e' Cavalieri,
Che fi credien per lui montare W alquanto ;
73. E gli ufciti piangean volentieri , Glie fi credean tornare in cafa loro.
Ed or falliti vider lor penfieri j ^^^./'
74. E molti, che afpettavano il riltorò, Chi di fervigi fatti di perfone,
Chi di pecunia d'ariento, e d'oro.
75* Ma cancellata fu ogni ragione , E non fu la metà quella doglienza , Che r allegrezza, che per tal cagione
76. Fecero allora i Guelfi di Fiorenza, E tutti gli altri, eh' e* teneva a bada>"/^ Perche finì ogni lor penitenza »
77i Ciafcun fi ritornò in fuo contrada, A Pifa ne portar lo 'mperadore , E 'n' Duòmo il foppelliro in alta grada*
78. Deh
AN. DI CRISTO 13 13. E SEGG. Sì
78. Deh confiderà alquanto qui, Lettore , Come noftri pender fon cucci vani , E tutti ternninati dal Signore .
7p. Quelli credea Pugliefi, e Taliani Signoreggiare , e venivagli fatto , Se poile Iddio non ci avefle le mani.
80. Correan gli anni, quando fu quell'ateo. Mille trecento tredici, del meie
D' x^goiloj ond'ogni Ghibellin fu matto.
81. E quando il Re Don Federigo intefe, Ch' era morto , come qui ti ferivo , Subirò moiTo fu di fuo paefe,
82. E venne a Fifa, e d'allegrezza privo. Si fece il corpo fuo moftrar di morto. Perchè veduto non l'aveva vivo.
^3* E i Pifani, eh' eran fenza conforto. Perchè del Re Ruberto avean temenza. Il voller far Signor, prefto, ed accorto;
84. Ma e' non volle , e fé da lor partenza. E'I Conte di Savoia fimllmente Anche la rifiuiò in lor prefenza.
S$, Onde foldar ài quella franca gente Mille buon Cavalieri a mano a mano , Per riparare ad ogni convenente.
86. Poi chiamaro di guerra Capitano Il valente Uguccion della Fagiuola , Ch'era in quel tempo in tal miftier fovrano
87. Quefti accettò , e colla detta fcaola Di Cavalieri , vinfe ogni cencione, Come ancor fonerà nollra viuola . 0)
D 3 88. Nel
54 CENTILOOyiO CANTO XLIX.
88. Nel predetto anno il Conte Filippone Con malta gente molle da Pavia , Come que*, ch'era de'Guelii campione;
8p. Contro a Piagenza andò per iua follia , Che la tenea Meiler Galeaffo , Che di Melano avea la fignoria.
90. Trovò i nemici apparecchiati al paflb, Al quale fu co' fuoi fconfitto , e prefo ; E quefto bafti di cotal fracad'o.
91. Lettor, per dirti il fatto più diftefo, Lafciai alcune cofe, che vivendo
Lo 'mperadore avevan luogo accefo.
92. Nel predetto anno i Fiorentin temendo Sì dello Imperador , sì degli ulciti ,
E d'altri affai > che l'andavan feguendo,
93. Siccome molto favj , ed ifcalcriti, Fecer tra loro un coniglio coperto, E prefero il miglior de' ma' partiti ;
94. E dier/i per cinqu' anni al Re Ruberto, O'id* el mandò fua gQiKQ alla dife(a , Siccome valcrofo, e malto fperto.
^S. Avvenne la novella, ch'hai intefa. Che Iddio ci liberò dello avveriario, E non ebbe con lui a far contefa .
^6, Ma di Tei in feì meli fuo Vicario Ci mandò , che facea piena ragione Al grande, ed al minor fenza divario. M
^-j. Poi quando venne il tempo, e la iiagionè De' cinqu' anni compiuti, fu di botto Per ere anni rifermo per Campione .
98. Sic-
AN. DI CRISTO 1313.ESEGG. 55
p8. Sicché fìgnoreggiò Firenze anni otto, E così Lucca , e Piftoia , con Prato , Che in fimil modo gli fi mifer foteo.
5^9. Firenze rifrancò ben fuo flato , Perchè le Sette Y averebber guafta ; Ma caro coftò a lui cotai mercato»
100. Com' io t' ho detto , i' fon di groffa pafta , Pognan , che ciò fi vede per V effetto Del mio groffo rimar canto, che baftaj
Ma, come dilli, ferivo a mio diletto.
FINE DEL CANTO XLIX.
NOTE AL CANTO XLIX-
6. (t) Tcm. lafcia i tre vedi feguenù .
7. (a) Tem. fecero. 16. (b) Tem. prefe
ip. (e) Tem. i Cavalieri.
23. (d) Tem dejje .
32. (e) Tem. e tutti.
44. (f) Magi, e Tem. il Marche/e.
55. (g) Tem. paglia.
$6. (h) Vili. e. 50. Ponz&, cg^i PottzÌ4 .
6B. (i) Tem. ancora .
72. (k) Tem. fi cìedean tornare .
87. (1) Tem. viverà a noftra fcusla .
g6. (m) Tem. ripete «^uefta terzina.
CAS-
5«
CANTO L.
ARGUMENTO.
'anni di Gemva , e Pìfa , e di Papa Chìmenta villaki
CR. 1 3 1 3 . Chefaper volle , (f) fé 7 Nipote f/wrto l.p.c. 5<5. e fegg- Neir altra vita avea gioia , o tormento ; e fegg. E ficcome Uguccion della Fagiuola Di guerra tenne in quejle parti fcuola .
i.TN Genova gli Spinoli, e li Dori,W A Mille trecento tredici » volendo Eflèr ciafcun della Città maggiori,
2. Vennero a tanto, lecondoch' io incendo. Che la Città fé ne divife tutta ,
Chi coli' uno, e chi coli' altro cegnendo ;
3. E venti giorni fu, per zuffa brutta, Genova piena di pianto, e fofpiro, E di trecento cafe arfa , e diftrurta .
4. Gli Spinoli alla fine fi partirò ; Gli Ori rinrìafer Signori, e creato
Il reggimento a popol , fé ben miro .
5. Nel dect'anno i Pifan coH'olìe andaro Con Uguccion fopra i Sanmignatefi ,(^) E ciò, che avean d'intorno, guaftaro;
6. E fimilmente fecero a' Lucchefi ; E' Fiorentin , per la detta cagione , Porcavan del foccorfo tutti i pefi.
7. Lucchefi s'accordar con Uguccione , E render più Cartella per convento , E 'ntermineili tornaro a lor magione .
8. Nel
AN. DI CRISTO I J 13. E SEGG. $ 7
8. Nel detto anno morì Papa Chimento , LuiTuriolb, e cupido; lo fcrille Colui, che fu del mio dir fondamento»
p. Perchè , fecondochè al!or fi dille , Palefemente tenne la ContelTa Di ParagorgoW innanzi, che morifle.
io. Ancor vivendo , e cantando Meffa Morì un fuo Nipote a lui davante, Cui vita amava più , che la fua (lefla .
11. Onde coftrinfe un grande Negromante, Che gli dìcefle tutto netto, e puro. Dov'era di colui T anima flante.
12. Ed e' rifpofe : Datemi un ficuro, E farogli vedere a mano, a mano, S'egli è in luogo alluminato, o fcuro.W
13. Ed e' gli diede un ino Cappellano, Che fi facea beffa dell'eterno,
E d'ogni cofa , tanto era mondano.
14. E quegli il fé portare alio'nferno. Là , dove vide in un letto di fuoco Il Cardinal di quei Papa moderno.
15.