The Dibner Library

of the History of Science and Tecìmology

SMITHSONIAN INSTITUTION LIBRARIES

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Gail Enfmjian

in honor of the Enfiajian

Family Grandchildren

DI AL O G

D I GALILEO GALILEI LINCEO

MATEMATICO SOPRAORDINARIO

DELLO STVDIO DI PISA.

E Filofofo , e Matematico primario del

SERENISSIMO

GR.DVC A DI TOSCANA.

Doue ne i congreflìdi quattro giornate fi difcorre

foprai due

MASSIMI SISTEMI DEL MONDO

TOLEMAICO, E COPERNICANO^

"Proponendo indeterminatamente le ragioni Filofifiche, e Naturale t Mito per l'vna > quanto per l'altra parte .

CON PRI B

VILEGL

IN FIORENZA, Per Gìo.Batifh Landini MDCXXXII.

CON LICENZA DM' SVPEì{lQRI*

Imprimatur fi videbitur Reuexendifs. P. MagiftroSacri falatij Apoftolici.'

A. Epifcopus BelUcaftenfis Vicesgerensi

Imprimatur

Fr. Nicolaus Riccardius

Sacri-Palatij Apoftolici Magifter»

Imprimatur Fiorenti* ordimbus confutiti fcrmta» li.Septembris 1630.

Petrus fltiaolinusnc. Gmet. Fiorenti^

Imprimatur àie 1 1, Septcmbrififj*.

Fr. CkmsmEgidimlnqHk G&mt* Fiorentini

$t&mptfì*$ 12. Settembre zÓjoj,

ì

'

SERENISSIMO

GRANDVCA

%

|3 A differenza clie è tra gli Imomirii, e gli altri animali , per grandifftma che ella fiacchi di- ceffe poter darfi poco diffimile tra gli flellì fS^El^Sì!! huomini, forfè non pallerebbe fuor di ragio- ne.Qual proporzione ha da vno amille?e pu- re è prouerbio vulgato,ehe vn iolo huomo vagliaper mil- le^ oue mille non vagliano per vn folo. Tal differenza de- pende dalle abilità diuerfe degl'intelletti; il che io ridu- co alfeflere , ò non effer filofofò : poiché la filofbfia,come alimento proprio di quelli, chi può nutrirfene,ilfepara in effetto dal comune effer dei volgo ', in più, e men degno grado , come che ila vario tal nutrimento . Chi mira piti alto, li diiìerenzia più altamente; e'l volgerli al gran libro delia Natura, che è'1 proprio oggetto della filofofia., è il modo per alzar gli occhi: nel qual libro,benehè tutto quel che fi legge,come fattura d* Artefice Onnipotente, fia per ciò proporziona ti llimoj quello nientedimeno è più fjpe- dito,e più degno,oue maggiore ai noftro vedere apparifee l'opera , e l'artifizio , La Coftituzione dell' Vniuerfo, tra i naturali apprenfibili, per mio credere , può metterli nel primo luogo: che quella come vniuerfal contenente, in grandezza tutt altri auanza; come regola, e manteni- mento

mento di tutto, cfebbe anche auanzarli di nobiltà. Però l a niuno toccò mai in ecceffa^differenziarfi nell'intellet- to fopra gli altri hiiomini, Tolomeo, e'1 Copernico furon quelli, che fi altamente lenero, s'affisarono, e filofofarono nella mondana Coftituzione . Intorno all'opere de i quali rigirandoli principalmente quefti miei Dialoghi , nonpa- reua doueriì quei dedicare ad altroché a Voftra Altezza . Perchè pofandoiila lor dottrina fu quefti due , ch'io ftimo i maggiori ingegni ,, che in limili fpeculazioni cihabbiàn lafciateloi'o opere -j per non far difcapito di maggioranza >. conueniua appoggiarli al fauore di Quello appo di me il Maggiore, onde pofian riceuere, e gloria, e patrocinio» E queixlue hanno dato tanto lume al mio intendere, che quefta mia opera può diri! loro in gran parte , ben potrà anche dirli di Voftr Altezza, perla cui liberal. Magnifi- cenza non folo mi s'è dato ozio, e quiete potere ferine- re; ma permezo difuo efficace aiuto , non mai fiancatoli in onorarmi , s'èinvltimo data in luce. Accettila dunque TA. V. con la fua lolita benignità :y e citrouerrà cofa ai- curia, onde gli amatori del vero poflan trar frutto di mag- gior cognizione,e di giouamento; riconofealà , come pro- pria di Se medefima , auuezza tanto a giouare, che perà nelfuo felice Dominio non ha niuno, che dell' vniuerfali anguille, che fon nel Mondo, ne fen ta alcuna che lo di- flurbi: con che pregandole profferita, per crefcerfefnpre: in quella fua pia , e magnanima vfanza ,Je fo vmilifnm&i Eexierenza.

Dell'Altezza VoftraSerenifsima<

VmitijJtmQy ^.^suotijpmo Seruo, e Vajf/alló.

Galileo Galilei*.

AL DISCRETO

LETTORE.

I promulgò a gli anni paflati in Roma vn falliti- fero Editto, che per ouuiare a'pericolofi fcan- doli dell'età prefente,imponeua opportuno file- zio all'opinione Pittagorica della mobilità della. Terra. Non mancò chi temerariamente atteri quel decreto eifere (tato parto, non di giudiziofo elàme, ma di paffione troppo poco informatale fi vdirono qucrele,che Confultori totalmente inefperti delle ofleruazioni Aftrono- michenò doueuano con proibizione repentina tarpar l'ale a gl'intelletti (peculatiui . Non.potè tacer'il mio zelo in vdir la temerità di si fatti lamenti. Giudicai, come piena- mente inftrutto di quella prudentifiìma determinazione, comparir pubicamente nel Teatro del Mondo, come tefti- monio di fincera verità. Mi trouai allora preferite in Roma? hebbi non folo vdienze , ma ancora applaufide'i più emi- néti Prelati di quella Cortemè sézaqualche mia anteceden- te informazione leguipoilapublicazionedi quel Decreto. Per tanto è mio configlio nella prelente fatica inoltrare alle Nazioni foreftiere, che di quella materia ne sa tanto in Iralia; e particolarmente in Roma, quanto polla mai hauer- ne imaginato la diligenza Oltramontana; e raccogliendo in- fittile tutte le fpec illazioni' proprie intorno al Siftema Co- pernicano, far fap ere, che precedette la notizia eli tutte, alla cenfura Romana ; e che efeono daquefto Clima , non iòlo i Dogmi per la fallite dell'anima, ma ancora gl'ingegno!! tro- uati per delizie degl'ingegni .

A quello fine ho prefa nel difeorfo la parte Copernicana, procedendo in pura Ipotefi Matematica,cercando per ogni ftrada artifiziofa di rapprcfentarla fuperiorc,nò a quella della fermezza della Terra aìlolutamente» ma fecondo, che Ci di- fende da alcuni; che di profellione IJeripatctici,ric ritengono

folo

folo il nome, contenti fenzapafieggìodi adorar ì'Omtyfc; filofofando con l'aiiuerienza propria ; macoli foto la me- moria di quattro principi; marinici! .

Tre capi principal ili tratteranno . Prima cere ; ero di mo- ftfare tutte le (periéze fattibili nella Terrai fers-mezi .niuifì- cientia concluder la fua mobiliti ^ ma inaidèrei emerite poterli adattare còsi alla Terra mobile, come anc^ .juicicé- te; e ipero, che in quello calo li paleferanno rnol .e o tenta- zioni ignote all'antichità-. Secondariamente li etamineran- no li fenomeni celem,rinforzàdo l'ipoteli Copernicana^ o- me aiiòlutamente detiene rimaner vittorioia/aggiungen- do nuoue Ipeculazioni , le quali però /crucino per facilità dy Aftronomia,non per necci] irà di na tura . Nel terzo luogo proporrò vna rantafia ingegnoia . Mi trouauo hauer detto molti anni fona, che l'ignoto Problema del ftuffò del Mare, potrebbe riceuer qualche luce, ammeilb il moto terr-eftre- Quello mio detto, volando per le bocche degli huomini,ha- uetia tremato padri cadtatiui , che l'adottauano per prole di proprio ingegno. Bora, perchè non polla mai comparire alcuno ftraniero ,-che fortificandoli con l'armi nonre^ci rin- facci la poca auuertenza in vno accidente cosi principale» ho giudicato palefare quelle probabilità , che lo rendereb- bero pcrfuaìibile , dato che la Terra li moueflè. Spero, che da quelle conflderazioni il Mondo conciterà , che altre nazioni hanno nauigato più , noi non habbiamo fpeculato meno , e che il rimetterli ad afferà la feimezza della Terra, e prender il contrario folamenteper capriccio Matematico non nafte da non hauer contezza di quant'alrrieiliabbia penfatcr, ma quando altro non fui da quelle ragioni , che la Pictà,la Religione, il conofeimento della Diuina Onnipo- tenza, eia coièienza della debolezza dell'ingegno humano ci lònirniniirrano*

Ho poi pelato tornare molto a propofito lo {piegare que- lli concerei in forma di Dialogo , che per non ei^er riftretto alla rigorofa ofeuanza delle leggi Matematiche , porge campo ancora a digreinoni tal'hoia non meno curiofe del principale argomento-

Ali trouai molt anni fono più Tolte nella marauigliofa Città di Venezia in conuerlazione col Signor GiouanFran- cefeo iagredo IUuftrifsimo di nafrita,atutifsirno d'ingegno*

Venne

Venne 1A di Firenze il Signor Filippo Saltuari , nel quale il minore ipiendore era la chiarezza del Sangue , e la magnifi- cenza delie ricchezze ; fublime intelletto , che di ninna delizia più acidamente il nutriua> che di (pecolazioni eiqui- fite.CoiT quelli due mi trouai ipelìò àdiicorrer di quelle ma- terie con l'interuento di vn Filosofo Peripatetico , al quale pareua,che niuna colà oftaffe maggiormente per l'intelli- genza del vero , che la fama accmiìtata nell'interpretazioni Ariftoteliche .

Hora, poiché morte acerbifsima ha nerpiù bel (erenode gli anni loro priuato di quei due gran lumi Venezia , e Fi- renze,ho rifoluto prolnngar,per quanto vagliono le mie de- bili forze, la vita alla fama loro fopra quelle mie carte,intro- ducendoli per interlocutori della prefentecontrcuerfla . mancherà il fuo luogho al buon Peripatetico , al quale , pel iòuerchio affetto verfo i conienti di Simplicio , è parfo de- cente lenza esprimerne il nome lafciarli quello del reuerito fcrittore . Gradinano quelle due grand'anime, al cuor mio fèmpre venerabili , quefto publico monumento del mio no mai morto amore ; e con la memoria della loro eloquenza ini aiutino a (piegare alia Pofterità lepromeiTe ipeculazioni.

Erano carnalmente occorfì (comeinteruiene) varij di- fcorli alla fpezzata tra quefti.Signori , i quali hauenano più tolto ne i loro ingegni accela, che confolata la fete dellim- parare; però fecero faggia rifoluzione di trouariì alcune giornate infieme, nelle quah, bandito ogni altro negozio, fi attenderle a vagheggiare con più ordinate fpeculazionilc marauigliedi Dione! Cielo, e nella Terra: fatta la radunan- za nel Palazzo deirilluirrifsimo Sagredo, dopo i debiti , ma però breui complimenti, il Signor, dàlmati in. quefta maniera

jafiomiociòi

GIORNATA PRIMAr

Interlocutori ,

SALVI ATI, SAGREDO, E SIMPLICIO.

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SALV. 43&^tì&>&'eJh^&2à V la conclufione, e l'appuntamento

di ieri , che noi douefiìmo in quefio l giorno di/correre, quanto più di- 6)^\ feS^^v^OT fintamente , e particolarmente per noi fi potejfe , intorno alle ragioni naturali , e loro efficacia , che per l'vna parte , e per V altra fin qui fono fiate prodotte da i fautori del- la pofizione lArifìotelica , e Tole- maica, e da ifeguaci del Sifitma Copernicano . E perche col- locando ti Copernico la Terra trai corpi mobili del Ciclo, viene a farla ejfa ancora vn Globo fimile a vn Pianeta, farà bene, che ti principio delle nofìre confider azioni fia l'andare efaminando quale , e quanta fa la forza , e l'energia de i progrejfi peripatetici nel dimoftrare , come tale ajfuntofict—* del tutto impofiìbile;attefochefia necejfario introdurre in na- tura fufianze diuerfe tra di loro, cioè la Celefie,e la Elemen- tare; quella impajjibile , & immortale , quefia alterabile , e caduca . Il quale argomento tratta egli ne i libri del Cielo , inj inviandolo prima con difcorfi deptndenti da alcuni af un- ii generali, e co?ìfermandolo poi con efptrienze , e con dimo-

A fir azioni

Copernico re puta la Terra effer vn Glo- bo fimile ad vn Pianeta.

Suflanze cele Ri inalterabi- li, & elemen- tari, alterabi- li necefìarie.-' in natura di mente d'Arif.

Ariftotile fa il mondo per- fetto, perchè ha la trina di- menfìone.

Dimoftrazìo- nid'Arift.per prouare le di- menfìoni effe- re tre , e no» più.

Numero ter- nario celebre appretto i Pi- tagorici»

x Dialogo primo

firazìoni particolari. Iofeguendo l'ìfleffo ordine, proporro, e poi liberamente diro il mio parere ; efponendomi alla cenfura di voi , j£r in particolare del Signor Simplicio , tanto flrenuo Campione , e mantenitore della dottrina lAriftotclico-j - E il primo pajfo del progreffo peripatetico quello doue Ariflotile prona la integrità !-, e perfezione del Mondo , coli additar- ci, com'ei noti e vnafemplice linea, ni vnafuperficie pura-*, ma vn corpo adornato di lunghezza , di larghezza, e di pro- fondità ; e perche le dimenjioni non fon più che qziefle irt^ ; auendole egli, le ha tutte , & auendo il tutto è perfetto . Che poi venendo dalla femplice lunghezza cojiituiia quella ma- gnitudine, che ji chiama linea, aggiunta la larghezza fi cojìi- tuifi ala fuperficìe, e fopragìunta l'altezza ■, ò profondità, ne rifiliti il corpo , e che doppo quejle tre dimenjioni non fi dia pajfaggio ad altrayfiche in quefie tre fole fi termini V integri- tà, e per così dire, la totalità. , auerei ben defiderato , che da—* Arifi. mi fujfe fiato dimojirato con neceffità,e majjìme poten- do/i ciò efequire affai chiaro , e fpeditamente . SIMP. tJMancano le dimojlr azioni bellifjìme nel 2.3. e 4. teJlot doppo la definizione del Continuo: non auete primieramen~ te y che oltre alle tre dimenjioni non ven'e altra,perche il tre ì ognicofa } il tre e per tutte le bande ciò non vien'egli con' fermato con l'autorità, e dottrina de i Pittagorici,che dicono, che tutte le cofefon determinate da tre, principio, mezo, e fine , che e il numero del tutto? E doue lafciate voi l'altra ragione, cioè, che quafiper legge naturale cotal numero fi v fa nefacri- fizj degli \DeiÌ E che, dettante pur così la natura , alle cofe , che fon tre,enon a meno, attribuì) 'cono il titolo di tutte {perchè di due fi diceamendue , e non fi dice tutte , ma di tre fi bene: e tutta quefia dottrina l'hauete nel te/I. 2. Nel 3. poi ad plcniorem feientiam fi legge , chel'ogni cofa , il tutto , e'I perfetto formalmente fon l'ijlejjò ; echeperòfolo il corpo tra le grandezze e perfetto , perche ejfo foiose determinato da 3, cherè il tutto ; & ejfendo diuifibile ih tre modi, è diuifibile per tutti i verfi: ma dell' altre, chi e diuifibile in vn modo , e chi in dua, perche fecondo il numero , che gli e toccato , così hanno . la diui/ione, e la continuità; e così quella e continua per vns vtrfo, qnefiaper due., ma quello, ciò} il Corpo ,per tutti . Di più nel Tejio 4. doppo alcune altre dottrine , non prou' egli l'iftaj/o sor* vn' altra dimofir 'azione, dot, sbe non fi facendo

tra*

Del Galileo: jf

trapaffofe non fecondo qualche mancamento (e così dalla li- neajipaffa alla fuperficie,perche la linea e manchevole di lar- ghezza) & ejfendo imponìbile, che il perfetto manchi, ejfendo egli per tutte le bande , però nonjìpuòpaffare dal Corpo ad altra magnitudine , Or da tutti quejìi luoghi non vi par' egli afujfcienza prouato,com' oltre alle tre dimenjioni lunghez- za, larghezza, e profondità , non fi tranfito ad altra , e-» che pero il Corpo, che le ha tutte e perfetto .

SAL V. Io per dire il vero in tutti qtnJH difcorji non mi fon feti' titojìrignere a concedere altro, non che queUo,che ha prin- cipio, me zo, efinepojfa, edeu* dir/i perfetto :tna chepoiper- she principio , mezo, e fine fon j. Unum. $.Jìa numero per- fetto , &babbiaad hauer facilità di conferir perfezione a chi Ihauerà, nonfento io cofa, che mi muoua a concederlo : e non intendo, e non credo, che v.g.per le gambe il num^.Jia\ più perfetto, che'l^.. òil 2. ne sò,che'l num.4. Jia d'imperfe- zione a gli Ekmenti;e che più perfetto fujfe,ch' e fujfer 3. Me- glio dunque era lafciar quefie vaghezze a i l{etori , eprouar ilfuo intento con dimojìr azione neceffaria , che così conuien fare nelle faenze dimofiratiue .

STMP. Par che v oi pigliai e per ifcberzo quefie ragioni,epure e tut- ta dottrina de i Pittagorici,i quali tanto attribuiuano a t nu- merile voi,chefete Matematico,e credo anco in molte opinioni Tilofofo Pittagorico ,pare che ora di/prezziate i lor mijieri,

SAL V. Che i Pitagorici bauejfero infommafìima la feienza de

i numeri, e che 'Platone fieffo ammirale l'intelletto bumano, intelletto r- e lo fìimajfe partecipe di Diuinità,folo per l'intender' egli la—> mano parteci natura de' numeri , io benijfimo lo so , ne farei lontano dal pe di diuinità farn e Vijiejfo giudizio : Ma che i mijìerj , per i quali Pitta- Per(rne inten- gora, e la Jua fetta , haueuano in tanta venerazione lafiien- opp^nion^di za de' numeri, fieno le f ciocche zze, che vanno per le bocche , e piatone. per le carte del volgo, non credo io in veruna maniera : anzi Mifterj de nu perche so, che ejfi, accio le cofe mirabili nonfuffero efpofie alle me.n_ Pifag°- contumelie^ al di/pregio della plebe, dannauano, comefacri- ncl ™U0*QÌU legio il public ar le più recondite proprietà de' numeri , e delle quantità incommenfurabili,& irrazionali da loro inuefiiga- te, e predicauano, che quello , che le hauejfe manifejiate era—* tormentato nell'altro mondo ipenfo , chetal'vno di loro per dar paflo alla plebe, e liberarfi dalle fue domande, gli diceffe i miftery loro numerali ejfer quelle leggerezze,che poijifpar-

A 2 fera

Dimallrazio- tie geometri- ca della trina dimeniione .

4 Dialogo primo

fero tra il vulgo; e quejìo con ajiuzia, fa' accorgimtntojìmile armilo del fagace gioitane, che per torjì dattorno l'importu- nità, non so, fi della Madre, o della curio/a Moglie,che Vaffe- diaua , acciò le conferire i fegreti del Senato , compofe quella fauola,onde ejfa con molle altre donne rima/ero dipoi, con~~> gran rifa del medefimo Senatofchernite ,

SIMP. Io non voglio ejfer nel numero de' troppo curiofì de'mi- Jlerij de' Pitagorici , ma andò nel propojìto nojìro, replico, che le ragioni prodotte da Ari/i. per prouare le dimenjìoni no ejfer, ne poter ejfer pia di tre,mi paiono concludenti; e credo , che quando cifujfe fiata dimoflr azione più necejfaria , Arjì. nonVhaurebhelafciata in dietro .

SAGR. lAggiugneteui almanco l'hauejfe Caputa, afe la gli fujfe fouuenuta . Ma voi Sig.Saluiati mi farete ben gran piacere di arrecarmene qualche euidente ragione , alcuna ne haue- te cosi chiara, chepojfa ejfer compre/a da me .

SALV» Anzi, e da voi, e dal Sig.Simp. ancora; e non pur compre- fa, ma di già anche faputa, ben forfè non auuertita . E per più facile intelligenra piglieremo carta, e penna, che già veg- gio quiperjimili occorrente apparecchiate, e ne faremo vyl-> poco di figura . E prima noteremo quefli due pun- ti A. B. e tirate dall' vno all'altro le linee curuc A C.B. A.D.B. e la retta A.B.vi domando qual di ejfe nella mente vojlra è quella,cbe determina la dijlan^a tra i termini AJB. e perche.

SAGR* Io direi la retta, e non le curue ; perche la retta e la più hreue, perche l'è vna,fola, e determinata,doue le altre fono infinite, ineguali, e più lunghe ; e la determinazione mi pare , che fi deua prendere da quel che e vno , e certo .

SALV. Noi dunque hauiamo la linea retta per determinatici della lunghezza tra due ter mini ; aggiungiamo adejfo vn' altra linea retta, e parai tela alla A*B. la quale fìa C.D.fchetraefère/iifrap : pojìa vna fuperjzcie , della

At

quale io vorrei , che voi mi qjj "" V

afegnajìe

D

Del Galileo : f

sfegnafte la larghezza; pero partendovi dal termine A. dite» mi doue, e come voi volete andare a terminare nella lineai CfD.per augnarmi la larghezza tra effe linee ccmpr e/a ^di- co fé voi la determinerete fecondo la quantità della cuimL-» A.E. opur della retta A.F. òpure

SIMP. Secondo la retta A.F. e non fecondo la curzia , ejfendofi già efclufe le curue da fimiVvfo .

SA GR. Ma io non miferuiret, ne dell' vna, ni dell' altra,vedendo la retta A.F. andare obliquamete;Ma vorrei tirare vna linea, chefujfe afquadrafopra la CD. perche quejia mi par che fa- relbe la breuifjìma , & vnica delle infinite maggiori , e tra di loro ineguali, che dal termine A.fii poffono produrre ad altri, ed altri punti della linea oppojìa CD.

SALV. Farmi la vofira elezione^ la ragione, che n'adducete per* feitiffima ; talché fin qui noihabbiamo , che la prima dimen- fone fi determina con vna linea retta; la f cor, da, cioè la lar- ghezza,con vn'altra linea pur retta3e non folamète retta,ma di più ad angoli retti f opra l'altra, che determino lalunghez* za;e così habbiamo definitele due dimenfioni della fuperficie » cioè la lunghezza, e la larghezza . Ma quando voi bauejleà determinare vn' altezza ^ cerne per eftmpio quanto fa alta quefto palco dal pauimento, che noihabbiamo fiotto i piedi; ef fendo, che da qualfiuoglia punto del palco fi pojfiono tirare in» finite linee , e curue , e rette , e tutte di diuerje lunghezze ad infiniti punti del fottopoflo pauimento , di quale di colali li" nee vi fruire He voi i

SAGR. Io attaccherei vn fio al palco , e con vn piombino , cht^ pendeffe da quello, li lafcerei liberamente difender e fino , che arriuajfe profifìmo al pauimento, e la lunghezza di tal fio ef- fondo la retta, e breuyfiima di quante linee fpotejfero dalme- defmo punto tirare al pauimento , direi, chefujjè la vera al- tezza di queflajlanza .

SALV. BeniJJimo . E quando dal jjunto notato nel pavimento da quefto fio pendente (pofio ilpauimentoà liuello, e ncn~* inclinato) voi facef e partir e due altre linee rette , vna per la lunghezza , e l'altra per la larghezza delle fuperf rie di effio pauimento , che angoli conterrebbero lleno con ejjo filai

SAGR. Conterrebbero feuramente ahgoh retn} cadendo effoflo a piombo , iy ejfiendo il pauimento ben piano, t ben liuti/alo*

SALV. lAdunqueje voifabilirete alcun punto per capo, e turni-

A $ m

4 Dialogo primo

ne delle mifure, e da e fi farete partire vna retta linea , come determinatrice della prima mifura, cioè della lunghezza , bi~ fognerà per necejfità , che quella , che dee definir la la.gber- za,fiparta ad angolo ratto f opra la prima, e che quella, cb^> bada notar l'alte £za,che è la terza dimenfione, partendo dai medefimo punto formi pur con le altre due, angoli non obli- qui, ma retti : e cosi dalle tre perpendicolari haurete , come da tre linee vne, e certe,e brem/fime,determinate le tre dimenfio- niA.B. lunghezza A.G. larghezza A.D. altezza ; eperchg chiara cofa e che al medefimo punto non può concorrere altra linea , che con quelle faccia angoli retti , e le dimmJÌQui dalla fole linee rette, che tra di loro fanno angoli retti, deono ef- 1> far determinate , adunque la dimenfioni no fono più che 3 . echi ha le 3. le ha tutte , e chi le ha tutte è diuifibileper tut ^s^ ti i verfi, e chi e tale eperfet^ J^ "~B

to,&c, $IMP. E chi lo dice, che nùnfipofian tirare altre linee l e perchè nonpofs'iofar venir di fitto vn' altra lineafino alpunto A, chefia afquadra con l 'altre i SALV. Voi non potete ficuramenta ad vn'iftejfi punto far con- correre altro , che tre linee ratte fole , che fra di loro coftitui- fcano angoli retti » SAGR. perche quella,che vuol dire ilSig.Simplicio par' a me,che- farebbe l'iJlejfaD. A. prolungata ingiù, & in quello modo fi potrebbe tirarne altre due,ma farebbero le medefime prime ire no differenti in altroché doue bora fi toccano folameie, all' ' ora- fi fegher ebbero , ma non apporterebbero. nuoue dimenfioni . $|elfe fto\ie$iJM[:ptj0nodirò,chequeJìa vojìr a ragione no poffa ejfer conclu- «acurali , non dente, ma dirò bene con Arifiotile,che nelle cofa naturali no fi

«arl'efattezzà deue fempre ricercare vna necejfitàdi dimoftraziun Mat.e-

geoBietrica. matica.

SAGR^ Si forfè doue la non fi può hauere ,ma,fe qui ella eie, per

chi non la volete voi vfare ì cMaJarà bene non i [pender

più parole in quefìo particolare, perche io credo , che il Signor

. Salutati ad Ar.ijìotile,<§' a voi,Jenza altre dimo flr azioni ^à-

urebbe conceduto il Mondo ejfer corpo, & ejfer perfetto, e per-

fettiffimoj come opera majfima di Dio .

Salu. Cesi

De! Galileo: 7

&ALV. Cosi e veramente. Però lafciata la general contemplazio* ne del tutto, veghiamj alla confider azione delle parti, le qua- li .Arili, nellaprima diuifionefa due, e tra di loro diuerfijji- Parti del M6% me, <*T in cerio modo contrarie ; dico la Cele/le , e la Elemen- do ?" JPer ^r* tare : quella ingenerabde, incorruttibile , inalterabile , impaf- \^^xz tra JlbiUj ù'c E quefta efpojìa ad vna continua alterazione,mu- & ioro con, tazione,&c. La qual differenza caua egli , come dafuoprin- trarie . oipto originario, dalla diuerfità de i moti locali : e camina con Moti locali di

ialprogrefo. to^Sart

Vfcendoper cosi dire, del Mo ndofenfìbile,e ritirando/tal Mo n - £ fìo . * do Ideale, comincia architettonicamente a confederare, che ef- Moti retto fendo la n atura principio di moto, conuiene,cbe i corpi natu- circolare fem rali fiano mobili di moto locale . Dichiara poi i mouimenti l}lc* > Ferc"® locali ejjer di tre generi; aoè circolare, retto,e mifìo del retto , l * ?i2plki * e del circolare: e li duoi primi chiama femplici ,perche,di tutte le linee, la circolare, e la retta fole fon femplici . E di qui,rif- tringendofi alquanto, di nuouo definifce de i mouimenti fem- plici 'uno ejfer il circolare, cioè quello , che fi fa intorno al me- zo, <&T il retto all'ima, & ali 'ingiù, àoe all' insù quello , che fi parte dal mezo , all' ingiù quello , che va verfò il mezo . E di qui inferifce , come necejfariamente conuiene, che tutti i mo-

uimenti femplici fi rifìringano a quefle trefpezie, cioe,al me- zo, dal mezo , & intorno al mezo , il che rijponde , dice egli , con certa bella proporzione a quel che fi e detto di fopra del corpo , che effo ancora è perfezionato in tre cofe , e così ilfuo moto . Stabiliti quejìi mouimenti, fegue, dicendo, che effendi de i corpi naturali altri femplici ,<& altri compofìi di quelli ( e chiama corpi femplici quelli , che hanno da ?taiura principi* di moto, come il / uoco, e la Terra) conuiene, chei mouimen- ti femplici fieno de i corpi femplici , <& i mifìide' compofìi, in fyiodoperu , che i compojlifeguano il moto della parte predo- minante nella compofizione.

fAGR. Digrazia Sig.Saluiati fermateui alquanto perche io mi se- ta in quefo progrejfo pullular da tante bande tanti di.Lb) , che mi far à f or za, o dirgli s'io vorrò fentir con attenzione le cofe, the voifoggiugnereie , o rimuouer l'attenzione dalle cofe da dirfi, vorrò conferuare la memoria de' diibbj .

ZALV. lo molto volentieri mi fermerà ,ptrch'e corro ancor'io fì- mil fortuna , efìo di punto in punto -yer perdermi mentre mi e muiene veleggiar tra fogli } & onae cosi rotte , che mi fan*

i-A 4 no,

T)efinizicm della natura , òdifettofa, ò fuor di tempo indotta da A-

Elica incorno; s^l Cilindro può dirli lin«;

aXeraplice..

Arìftot.acGo» moda i pre- cetti d'archi- tettura alla__j> fabbrica del Mondo,enon la fabbrica a," precetti,.

t Dialogo primo

no, come fi dice, perder la buffila: pero prima,che far maggior cumulo propo nete k -vojlre dijficultà . SA JR. Voi infieme con Arijìotik da principio mìfieparafie alquato dal Mondo fenfib'ie per additarmi. V architeitur a ,con la qua- le egli doueuaejfier fabbricato, e con miogujìo mi comincia/le a dire, che ile orpo.naturak e per natzira mobile , ejfendo chef} dijfinito altroue la natura ejfer principio di moto.Qui mi nac- que vnpoco di dubbiose fu per qual cagione Arijiotile no diffe, che de' corpi naturali alcuni fono mobili per natzira , & altri immobili , auuengache nella definizione vien detto la natura ejfer principio dimoio, e di quiete; che i corpi naturali han- no.tutti principio di mouimento , o non occorreua metter la—> quiete, nefla definizione della natura , ò non occorrezia indur tal definizione in quefìo luogo. Quanto poi al dichiararmi quali egli intenda ejfer i mouimenti femplici , e come ei gli de- terminalagli Jpazj, chiamando J 'empiici quelli , chef fanno per linee fiemplici,che tali fióno la circolarle la retta fidamente,. lo riceuo quietamente, ne mi curo di fiottili rargli Vinflanzà—* della Elica intorno al.Czlindro, che per ejfer in ogni fua parte. Jìmile a flejfa, par chefipotejfie annouerar tra le linee fem- plici.. Ma mi rifiento bene, alquanto , nelfientirlo riftrignere (mentre par che con altre parole voglia.replicar le medefimts definizioni ) a chiamare quello mouimento intorno al mezo , e quefìo furfum>& deor funi, cioè in su, e ingiù) li quali ter- mini, non fi vfiano fuori del Mondo fabbricato , ma lofiup- pongono non pur fabbricato, ma di già habitato da noi . Che il moto retto efempliceper lafemplicità della linea retta,e fie ilmotofiemplice e naturale, fia pur egli fatto per qualfìuogìia ver/ò, dico in su, in giù, innanzi, in dietro ,adejir a, ixafini- Jiraj e fie altra differenza fi pub immaginare, purché fia retto, dourà conuenire a qualche corpo naturakfiemplicc; òfie no, la fuppofizione d'Arifiotik e mancheuok . Vedefi.in olire, che Arijìotik accenna,<unfolo ejfer al Mondo il moto circolare,^ inconfieguenza vn fiolo centro , al quale fiolo fi riferife ano i mouimenti retti in su, e in già . . Tutti indizj, che egli ha mi- ra di cambiarci le carte in mano , e di volere accomodar l'ar- chitettura alla fabbrica, e nonxoftruir e la fabbrica conforme a i precetti defì "architettura: che io diro , che neWvnizierfità. della natura ci pojfin' ejfer e. mille mouimenti circolari , & in GOnfiegueramilk e entravi far ano. ancora milk moti.in.sà,em.

già.

Del Galileo . ? '

giù. In oltre eipone, come è detto, moti /empiici, e moto inifiol chiamando fempuci il Circolare, X? il retto , e miBo il compojio di quejii ; de i corpi naturali chiama altri/empiici ( cioè quel- li , che hanno principio naturale al moto femplice, ) & altri

il mtjìo di relto,e circolare, e he pub ejfere al Mondo; maintrO'

duce vn moto mijto tanto imp tffibile , quanto è imponibile a

mefcolare mouimenti oppofìi fatti nella medejìma Imea retta,

che da e/fi r.e nafea vn moto , che Jìa parte in su , e parte in

giù;e,per moderare vna tatafconueneuolezza,eimpqfJibilità,

Ji riduce a dire, che tali corpi miftijt muouono fecondo la par'

te femplice predominante: che finalmente neceffita altrui a di-

i i , r 2J / ]r t » ^ i Motorette

ve, che anco il moto fatto per la medefimalinea retta e alle voi- taj yo| fem_

te femplice, e tal'ora anche compojio -.fiche lafemplicità del pliche tal voi

moto nonfi attende pia dalla femplicità della linea Jolamente.u miilo jpci-

SJMP. Oh non vi par' ella differenza bafleuole,fe il mouimento Arift.

femplice, ir ajfoluto farà più veloce affai di quello, che vitn

dal predominio i e quanto vien più velocemente alV ingiù vn pezzo di Terra pura, che vn pezzuol di legno ?

SAGR. BeneSig. Simplicio,ma la femplicità fi ha da mutar per qufìo y oltre che ci faranno centomila moti mijìi , voi non mi faprete determinare il femplice-; anzi di più ,fe la maggiore , e minor velocità pojfono alterar la femplicità del moto , nejfun corpo femplice fi mouerà mai di moto femplice ; auuengache in tutti i moti retti naturali la velocità fi va fempr e agumen* tando, & in confeguenzafempre mutando la seplicità, la qua- ,

le per effer femplicità, conuiene, chefìa immutabile ; e quel che più importa voi grauerete iAri fiorile d' vna nuoua nota, come quello , che nella definizione del moto compojio non ha fatto menzione di tardità, ne di velocità , la quale bora voi ponete per articolo necefario , & efienziale: aggiugnefi, che ne anco potrete da cotal regola trar frutto veruno, imperocché ci faro- de'mifti, e non pochi , de' quali altri fi mouer anno più. lentamente, &.■ altri più velocemente del femplice , come per efempio il Piombo, e'I legno in campar azione della Terra : e—» ptro tra quejii mouimenti , quale chiamerete voi il femplice , e quale il compojio i

ZIMP. Chi amerajfi femplice quello, che vien fatto dal corpo fem- plice, e mijlo quel del corpo compojio

Sagr, Benìf-

linea circo- lare pene età fecondo Ar.e

la retta imper ìélC3j€ perche

to' Diàlogo primo

SAGR. Beni/limo veramente ; e che dite voi Sig. Simplicio ? poco fa vokui j che il moto femplice , e il compojto m'infegnajfero quali Jìano i corpi femplici, e quali i mijii , <b" bora volete , che da i corpi femplici,e da i mijii io vega in cognizione di qualjia il motofemplicey e quale il compoHo; regola eccellente per non faper mai conofeer ne i moti, i corpi. Oltre, che già venite a dichiararui, come non vi bajlapiu la maggior velocità,ma ri- cercate vna terza condizione per definire il mouimento fem- plice,per il quale Arijlotileji cotento d'vnafola,cioè della fem- plicità dello fpazio; Ma ora, fecondo voi,il moto femplice fari, quello , che vien fatto fopra vna linea femplice, con certa de- terminata velocità da vn corpo mobile femplice. Orfìa, come a voi piace, e torniamo ad AriJlotile,il qual: mi definì il moto mi/lo ejfer quello , che Ji compone del retto, e del circolare; ma non mi troub poi corpo alcuno t che fujìe naturalmente mobile di tal moto . SALV. T'orno dunque ad Arìjlotile, il quale bauedo molto bene,e metodicamente cominciato ilfuo difeorfo , ma hauendo più la mira di andare a terminare, e colpire in vnofeopo prima nel- la metiiefua flabilitoji , che doue dirittamente ilprogrejfo lo conduceua, interrompendo il filo ciefee trauerfalmente a por- tar, come cofa nota , e manifefìa, che qzianto a i moti retti in sa, e in giu,quefli naturalmente conuengono al Fuoco, {? al- la 'ferra; e che però è necejfario, che oltre a quefli e orpi,che fo- no apprejfo di noi, ne Jta va' altro in natura, al quale con- tenga il mouimento circolare, ilqtiale Jìa ancora tanto più eccellente, quanto il moto circolare e più perfetto del moto ret- to; quanto poi quello Jia più perfetto di que/io lo determina** ■dalla perfezion della linea circolare fopra la retta,chiamando quella perfetta , & imperfetta quejla ; imperfetta, perche e infinita, manca di fine, e di termine; e finita , fuori diìei ci e alcura cofa doue ellajì pub prolungare . Quejla e la prima, pietra, bafe, e fondamento di tuttala fabbrica del Mondo Ari jlotelico, fopra la quale Ji appoggiano tutte V altre proprie- tà di nongraue, ni leggiero, d' ingenerabile, incorruttibile,^ efente da ogni mutazi jne, fuori della locale, &c* E tutte que- Jìepa'Jioni afferma egli e/ìer proprie del corpo femplice , emo- b le di moto circolare: e le condizioni contrarie di grauità,leg- gere-^za, corruttibilità, &c. Isa/legna a corpi mobili natu- falm^nte di mjuimenti retti . La onde qualunque volta nel- lo

Del Galileo . , x r

lo Fi abilito fin qui fi fcuopra mancamento , fi potrà ragione* uolmente dubitar tutto il re fio, che fopr a gli vkn cojlrutto* Io non n ego,che queJìo,chefin qui Arijtotik ha introdotto con difcorfo generale dependente da principi vniuerfali,e primi, non venga poi ?iel progrejfo riconfermato con ragioni parti" colari,e con efperienze; le quali tutte e necefiarìo , che venga" no diftìntamente confederate, eponderate; magià,che nel det* tofin quìfi rapprefentano molte, enonpicciole dijficultà,(<L~» pur conuerrebbe, che i primi principi , e fondamenti fujferO' ficuri, fermi, eslabili, acciocché più ripetutamente fi poteJJLj* fopra di quelli fabbricar e) non farà forfè, non henfatto,pri* ma chefiaccrefca il cumulo de i dubbi , vedere per auuen- tura ( si come io fimo ) incamminandoci per altra Jìrada ci indrizzafiìmo a più diritto , eficuro cammino , e co?? precetti d'architettura meglio confiderai poieffìmo jlabilire i primi- fondamenti. Però fojpendedoper ora ilprogrejfo d' Aristotile, il quale afuo tempo ripiglieremo , e patitamente efaminere- mo , dico , che delle cofe da elfo dette fin qui conuengo feco,. & ammetto, che il Mondofia corpo d tato di tutte le dìmen- yi^fo e. r;& fioni, e però perfetti/fimo; & aggiungo, che come taleeifiane- pone dall'au- cefariamente ordinati/fimo , cioè diparti con fommo , e per- toreefler per- fettijjìmo ordine tra di loro dìfpojle; il quale afiunto no credo dettamente or chefiaper ejfer negato ne. da voi , ne da altri . amato .

SIMP. E chi volete voi,che lo neghi? la prima cofa egli è d'Arifl. fiejfo; e poi lafua denominazione non par e he fa prefa d'ai" fronde, che dall'ordine, che egli perfettamente contiene .

%ALV. Stabilito dunque cotal principio , fi può immediatamente.

concludere, che, i corpi integrali del Mondo deuono ejfer di ]tyf oto retwr lor natura mobilile impojfibàe,cbeimouìmentìlorofiano ret- -Émpoflìbilcéf ti, b altri, che circolari; e la ragione e affai facile , e manifefìa ; ^er Hel Mon-. imperocché quello , chefimuoue dimoto retto , muta luogo , e J*° benorck-, eoniin uar.do di muouerfifi va più, epiufempre allon tanado dal termine, ond' ei fi partì, e da tutti i luoghi, per i quali fuc- teffuamente ei va pafiando; e tal moto naturalmente gli conuiene , adunque egli da principio noti era nel luogo fuo naturale , e pero non erano le parti del Mondo con ordirne perfetto difpofìe : <SMa noifupponghiamo quelle ejfer perfet- tamente ordinate,adunque,come tali, e impofjibile,che habbia- Mot© retto no da natura, di mutar luogo,& in confeguenza di muouer- fua natura in- Jidi moto retto . In oltre ejfendo il moto retto di fua natura finito.,

infinito.) .

Moto retto imponìbile jf> natura .

Natura non intrapende à fare quello , che èimpofiì bileàederfae co.

Moto retto forfè nel pri- mo Gaos*

Moto retto accomodato à ordinar 1 cor- pi mal 'ordina Ci.

<Corpi monda ai motti da_» principio di moto retto , e poi circolar- mente fecóio alatone.

Il mobile po- llo in quiete non fi molle- rà quando no habbia incli- nazione àqual che luogo par Scolare .

li Dialogo primo

infinito, perche infinita,e indeterminata e la linea retta, eim- po/Jìbile,che mobile alcuno habbia da natura principio di muo uerjìper linea retta, cioè verfo doue e imponibile di arriuare , non vi effendi termine prejìnito; e la natura, come ben dic<L~> Arifìotik medefmo, no intraprende a fare quello ,cbe non pub ejfer fatto, ne intraprende a muouere doueì impojfibile aper- uenire . E pur alcuno dicefle , che bene la linea retta , & in confeguenza il moto per ejfa e producibile in infinito , ciol interminato , tuttauiaperò la natura ,per così dire , arbitra- riamente gli ha ajfegnatì alcuni termini , e dato ?2aturali in- fanti a' fuoi corpi naturali di muouerjià quelli,io ri/ponderò, che ciò per auuenturafi potrebbe fauoleggiar e, chefujfe auue- nuto delprimo Caos,doue confufamente, & inordmatamento andauano indistinte materie vagando , per le quali ordinare la natura molto acconciamenteji fujleferuita de imouimentì retti, i quali, fi come mouendoicorpiben cojìituiti gli difor- dinano, così fono acconci à ben' or dinar e i prauamente difpo- Jii; ma,dopo l'ottima difiribuzione e collocazione , è imponì- bile, che in loro refìì naturale inclinazione di più muoutrji di moto retto, dal quale ora foto neftguirebbe il rimuouerjì dal proprio, e naturai luogo, cioè ildifordinarsipojfiamo dunque dire il moto retto fruire a condur le materie per fabbricar l'o- pera, ma fabbricata, ctìell'ì, à re Tiare immobile, b , mobile, muouersi folo circolarmente . Se però noi non volejjimo dir con Platone, che anco i corpi mondani dopo Tejferejlati fab- bricati, e del tutto fi abiliti, furon per alcun tempo dal fuo fat- tore mejfìper moto retto, ma che dopo Fejferptruenutiin cer- ti, e determinati luoghi , furon nuoltià vno à vno in giro t pajfandodal moto retto al circolare,doue poi si fon mantenu- ti, e tuttauia si e onftruano: Pensiero alti/fimo, e degno ben di Platone: intorno al quale mifouuienehauerfentito decorre- re il nofìro comune amico ^Accademico Linceo] e ben mi ri- corda il difcorfofù tale . Ogni corpo costituito per qualsivo- glia caufa in ì '/lato di quiete, ma che per fu a natura sia mobile f poHo in libertà si mouera, , tutta voltaperò , ch'egli habbia da> natura inclinazione a qualche luogo particolare , che quandi e' fujft indifferente à tutti, resterebbe nella fiua quiete , non—» hauendo maggior ragione di muouersi a quefìo, che à quello. Dall'hauer queHa inclinazione ne najce necejfariamente,che egli nelfuo moto sianderà continuamente accelerando ; e co- minciando

Del Galileo. 13 Ilmobilcai

minciando con mito tardifsimo , no acqui fi era grado alcuno cejera ^ mo2

di velocità, che prima e nonjiapajlato per tutti i gradi di ve- t0 andàdo ver

locità minori, o vogliamo dire di tardità maggiori : perchè , fo il luogo da

partendifi dallo fiato della quiete (che è il grado di infinita-* ue na inclina-

tardità di moto) non ci è ragione niffuna,per la quale é deb- j^^bile par

ba entrare in vn tal determinato grado di velocità, prima,che tena0fi dalla

entrare in vn minore, & in vn altro ancor minore , prima, quiete parta-»

che in quello; anzi par molto ben ragioneuole pafiar prima- ■> per tutti i gra

per istradi più Ticini a quello donde ci fi parte , e da quelli ai^± djA"r^" *' * •> & 1 1 ii 1 71 i- /»> Quelle il era

più remoti ; ma il grado di doueil mobile piglia a muouerji e ^Q ^- cartgt|

quello della fomma tardità , cioè della quiete . Hora—> infinita . quejìa acceltrazion di moto nonfifaràfe non quando il mo- Mobile non fi bile nel muouersi acquifta,ne altro e Vacquifìofuo,fe no Xau- accelera le no uicinarsi al luogo dtsiderato,cioe,doue V inclinazion naturale \ vicinicà al lo tira; e fi condurrà egli per la più breue, cioè, per linea—' termina . retta . P affiamo dunque ragioneuolmente dire, che la natu- ra,per conferire in vn mobile, prima cofìituito in quiete vna determinata velocità, Jiferua del farlo muouerper alcu tem- ^atura per ift pò, e per qualche fpazio di moto retto . Stante quejlo difcor- dur nel mobi fo, figuriamoci bauer' Iddio creato il corpo, v. g. di Giòue, al le_-> qualche quale babbia determinato di voler conferire vna-tal velocità, Sras^ *», velcs la quale egli poi debba conferuar perpetuamente vniforme ; j*^ °,- a Jl^L potremo co Platone dire, che gli dejf di muouerji da principio retco t di moto retto, & accelerato , e che poi giunto a quel tal grado Velocità vni- di velocità, conutriiffe ilfuo moto retto in circolare, del qua- forme conuie le pei la velocità naturalmente conuien' 'effer' vniforme. ne moto ree

SA JR. lofento con gran gufio quejlo difcorfo, e maggiore credo, che farà doppi, che mi babbiate rimojfa vna dipcultà,la quale tx che io non rtfio ben capace, come di necejjiià conuenga , che vn mobile. partendojì dalla quiete,^ entrando in vn moto al quale egli babbia inclinazion naturale , puffi per tutti i gradi Trala5meJe> di tardità precedenti, che fono tra qualjiuoglia fegn aio grado ^q di velocità di velocitai e lo flato di quiete , li quali gradi fono infiniti , fi mediano infi- che non babbi a potuto la natura contribuire al corpo di Gio- niti gradi uef libito creato ilfuo moto circolare,con tak,e tanta velocità. velocità mmo SALV. lo non ho detto, ne ardirei di direbbe alla naturala Dio j»jatura non fuffe imponibile il conferir quella velocità , che voi dite imme- conferifce ini alatamente , ma diro bene , che de facìo la natura non lo fa ; mediatamen - talché il farlo verrebbe ad effe/ operazione fuor a del cor fo na- te vn d^rmi aU,epé* mracolofa ? ' Xftttbl

Sagr. <Adun- potrebbe .

14 Dialogo primo

SAGR* ^Adunque voi credetef che vn f affo p art endofi dalla quie- te 0- te, & entrando nel fuo moto naturale ver/o il centro della-* Terra-, p affi per tutti i gradi di tardità inferiori a qualfiuo- glia grado di velocità i SALV. Credolo,anzi ne fonfìcuro,eficuro con tanta certezza,che

pojfo render ne Jicuro voi ancora . SAGR. Quando in tutto il ragionamento d'oggi io non guada- gnacialtro, che vna tal cognizione, me lo reputerei per vn—> gran capitale . SALV» Per quanto mi par di comprendere dal voftro ragionare, gran parte della v offra dijfìcultà confi (le in quel douerp affa- re in vn tempo, & anco breuiffimo , per quelli infiniti gradi di tardità precedenti a qualfifia velocità aquijìatatadal mo- bile in quel tal tempo: e pero, prima , che venire ad altro , cer- cherò di rimouerui queffo fcrupolo , che douerà ejjer ageuol Il flj°j?1k P*r co fa, mentre io vi replico, che il mobile pajfa per i detti gradi ,

quiete paflk-» ma ilpajfaggio e fatto fenza dimorare in veruno; talché, non

per tutti i gra ricercando ilpajfaggio più di vnfolo inalante di tempo, e con-

dì di velocità tenendo qualfìuogliapiccol tempo infiniti infìanti , non ce ne

fenza dimora mancheranno per ajfegnare ilfuo a ciafeheduno de gl'infiniti

re in alcuno . gradi di tardità3 efia il tempo quanto fi voglia breue .

SAGR. Sin qui re fio capace; tuttauia mi par gran coja , che quel- la palla d'artiglieria ( che tal mi figuro ejfer' il mobile caden- te ) che pur ft vede fender e con tanto precipizio , che in man- to di dieci battute di polso ,pajferà più di dugento braccia di altezza;fifia nelfuo moto trottata congiunta cofi picciolgra- do di velocità,cbe,fi hauejfe continuato di muouerfi con quel- lo fenza più accelerar/i t non l'hauerebbe pajfata in tutto vn giorno . SALV. 'Dite pure in tutto vn'anno, ni in dieci , ne in mille, fi co- me io m'ingegnerò di perfuaderui, & anco forfè fenza voflra contradizione ad alcune affai femplici interrogazioni, ch'io , vi farò . Però ditemi, voi hauete difficultà nejfuna in con- cedere, che quella palla,nello fendere v adiafempr e aquijì an- dò maggior impeto, e velocità . SAGR. Sonodiquefioficuriffimo.

SALV. E io dirò, che l'impeto aquijlato in qualfiuoglia luogo delfuo moto, fa tanto, che baflerebbe a ricondurla a quell'al- tezza donde fi partì ,melo concedere/le ? SAGR, C'inceder zio fenza cotradizione, tuttauolta,che la potejjè

applicar

Del Galileo. if

applicar fenz'ejfer impedita tutto il fuo impeto in quella fola operazione di ricondurfe medefima,b altro-eguale afe-, a quel- la mede/ima altezza; come far ebbe la Terrea fujfe perforata II mobile gri per il centro , e che lontano da ejfo cento, o mille braccia fila- ue fendendo fciajfe cadérla palla-, credojìcuramente, che ella pafferebbeol- J* lattante 3 tre al centro, falendo altrettanto, quanto fefe ; e cosimi mo- rjCondurfi ia jìra l'ejperienra accadere d'vnpefo pendente da vna corda , altrettanta al che rimofo dal perpendicolo , che e il fuo fiato di quiete , e la- tezza. t fiato poi in libertà, cala verf detto perpendicolo, e lo trapaf fa per altrettanto fpazio ; òfolamente tanto meno, quanto il contrafto dell'aria, e della corda , ò di altri accidenti l'impedi- fono . AI offrami l'ijìejfo l'^Acqua,che fendendo per vn sifo- ne, rimonta altrettanto, quanto fu lafuafcefa .

SALV. Voi perfettamente di/correte . E perch'io so, che non ba- uete dubbio in conceder, che lacquijio dell'impeto Jia median- te V allontanammo dal termine donde il mobile fi parte , e l'au- uicin amento al centro, doue tende il fuo moto , barete voi dif- Jìcultà nel concedere, che due mobili eguali, ancorché fenden- ti per diuerfe linee , fen^a veruno impedimento , facciano ac- quifio d'impeti eguali , tuttauolta,che l'auuicinamento al cen- trofa eguale i

SAGR. Non intendo bene il quefìto .

SALV. Ali dichiarcr b meglio colfegname vnpoco difgura;per§ noterò quejìali

nea <-A. B. pa- ^St-

ralicia all' or i- zonte,efopra il punto B. driz- zerò la perpen- dicolare B.C. e poi congiugne- rò qrafìa incli- nata C. A. In- tendendo bora la linea Q.iA. ejfer'vn piano inclinato efqui- fll amenze pulito, e duro, [opra il quale fenda vna palla pev- fettammte rotonda , e di materia durijjìma , & vnafìmilv^ fender ne liberamente per la perpendicolare C.B. domando voi conceder efte, che l impeto della fendente per il ] piano C.A. giunta , che lafufle al termine lA.potelfe effere eguale all'im- peto acquiftato dall'altra nelpUtQ Bdoppo lafcefaper laper- pen dicolar e C.,3, Sagralo

1 6 Dialogo primo

SAGR. Io eredo rifolutamente di : perche in effetto amenduefi Impeti fono jòno auuicinate al centro egualmente^ per quello, che pur ho- bfli eiualmé- ra conceduto gl'impeti loro farebbero egualmente bafianti

te auuicinatifi a rie ondur loro fìefie alla medefima altezza.

al centro. SALV. Ditemi hora quello, che voi credete , chefacejfe quella me- Sopra il mo- defima palla pofata fui piano orizontale <A. B.

le fi mobUe^ SAGR. Starebbe ferma,no hauedo effo piano veruna inclinazione. ftà-fermo. SALV. Ma fui piano inclinato C.^A. fenderebbe , ma con moto più lento, che per la perpendicolare C.B. SAGR. Sono fiato per rifponder rifolutamente di , parendomi pur necejfario , che ihnotoper la perpendicolare C. \B. debba ejfer più veloce , che per l'inclinata C. <-A. tuttauia , JL~j quejloe, come potrà il cadente per £ inclinata,giunto al punto ^A. hauer tanto impeto , cioè tal grado di velocità , quale , e_/ quanto il cadente per la perpendicolare haurà nel punto Bi queHe due proporzioni, par che fi contr adicano . SALV. ^Adunque molto pia viparràfalfo ,fe io dirò , che afiolu- Velocità Der ' tamente le velocità de' cadenti per laperpendicolare,e per l'in- il piauo indi clinatafiano eguali: e pur quejìa e proporzione verijfìma ,fi

nato eguale^ come vera è quefia ancora, che dice , che il cadente fi muouz_j

alla velocità , pfò Velocemen- ^

moto per 1 a.^ > dicolare, e he per perpendicol3 la inclinata.

re più veloce, $AG. Quelle al mio che perincli- orecchio Tuona

nata. J n .

no proporzio- ni contr aditto- rie,<& alvo/ir 'o -ff

Sig. Simplicio? -"-

SIMP. Et a me par l'iftejfo

SALV. Credo, che voi mi burliate , fingendo di non capire quel , che voi intendete meglio di me {pero ditemi Sig. Simpl. quan- do voi v'immaginate vn mobile efier più veloce a" vn altro, che concetto vi figurate voi nella mente i SIMP. Figuromi l'vnopajfar neliifieffo tempo maggiore fpazio

dell 'altro; b vero pafiare fpazio eguale, ma in minor tempo. SALV. Benijìmo; e per mobili egualmente veloci , che concetto vi

figurate I SIMP.. Figurami, chepajjtnofpazj eguali in tempi eguali.

%alu.Enon

Del Galileo 17

SALV. E non altro concetto, che quefio i

SIMP. Quefio mi par , che fia la propria definizione de moti c- guali .

SAGR. Aggiungiamoci pure quefi altra di più ; cioè chiamarji

ancora le velocità ejfer' eguali, quando gli Jpazj pajfati han- Velocità dico no la medejìma proporzione, chei tempi, ne' quali fon pajfati, fi eguali qua* e farà definizione pili vniuerfle . do gli Ipazj

SALV. Cosi e, perche comprende gli Jpazj eguali pajfati in tempi Pal^aa fon Fro. eguali, e gl'ineguali ancora pafsati in tempi inegualità prò- £e°np°n*tiai porzionali a efsi Jpazj. Ripigliate bora la medefima figura, & applìcadoui il concetto, che vi figurate del moto più veloce.di* temi perche vi pare, che la velocità del cadente per C. 'B.fia-* maggiore della velocità dello fcendente per la C. A.

SIMP. Farmi, perche nel tempo, che'l cadente pajferà tutta la C. eB. lo fcendente pajferà nella C. <A. vna parte minor della—* C. B.

SALV. Cosìfià; e così fi verifica , il mobile muouerfi più veloce* mente per la perpendicolare, che per V inclinata . Con/iderate oraje in quefta medefima figura fi potefie in qualche modo ve rificarc l'altro concetto, e trouare , che i mobili fujfero egual* mente veloci in amendue le linee C.A. C.B.

SIMP. Io non ci so veder coja tale , anzi pur mi par contradì* zione al già detto .

SALV. E voi , che dite Sig. Sagr. Io non vorrei già infegnarut quel, che voi medefimi fapete , e quello di che pur bora mi ha* uete arrecato la definizione .

SAGR. La defizione, che io ho addotta e fiata f che i mobili fi f fan chiamare egualmente velocitandogli Jpazj pajfati da— * loro hanno la medefima proporzione, che i tempi, ne quali gli paf ano: però a voler, che la definizione hauejfe luogo nelpre- fente cafo, bifognerebbe , che il tempo della Jcefa per C. A. al tempo della caduta per C.B.h&uejfe la mede/ima propor- zione , che lafiefìa linea C.%A. alla C.B. ma ciò non so io in- tender, chepojfa ejfere , tuttauolta che il moto per la C. lì. fia più veloce, che per la C.A.

SALV. E pur Sforza, che voi V intendiate. Ditemi vnpoco;quefii

moti nonji vann' eglino continuamente accelerando i SAGR. Vannofi accelerando : ma pia nella perpen dicolare , ch^>

nell'inclinata. SALV. Ma quefia accelerazione nella perpendicolare e ella pero

B tale

18 Dialogo primo

tale in comparazione di quella dell'inclinata , che prefe due parti eguali in qualfìuoglia luogùdi effe linee,perpendicolare, e inclinata, il moto nella parte della perpendicolare Jia fem- prepiu veloce, che nella parte dell inclinata »

SAGR* Signor no : anzi potrò io pigliare vno fpazio nell'inclina- ta , nel quale la velocitàjìa maggiore affai , che in altrettanto fpazio pr e f nella perpendicolare , e quejìofarà-, lo fpazio nella perpendicolare farà prefo vicino al termine C, e nell in- clinata, molto lontano ,

SALV. Vedete dunque, che la proposizione, che dice, il moto per la perpendicolare e più veloce , che per linclinata,non fi verifica vniuerfalmente , non de i moti, che cominciano dal primo termine, cioè dalla quiete ;fenza la qual condizione la propo- rzione farebbe tanto difettofa, che anco lafua contradittoria potrebbe ejfer vera; cioè, che il moto nell'inclinata, e più velo- ce, che nella perpendicolare: perche e vero, che nell'inclinata—* pojjiamo pigliare vno, fpazio pajfato dal mobile, in manco tempo, che altrettanto fpazio pajfato nella perpendicolare Hora, perche il moto nell'inclinata è in alcuni luoghi più ve- loce , & in altri meno , che nella perpendicolare , \adunque in alcuni luoghi dell'inclinata il tempo, del moto del mobile , al tempo del moto del mobile, per alcuni luoghi della perpendico- lare, haurà maggior proporzione che lo fpazio pajfato , allo fpazio p affato', & in altri luoghi la proporzione del tempo, al tempo farà minore di quella dello fpazio, allo fpazio . Come. per efempio partendoji due mobili dalla quiete , cioìdalpuntd C.vno perlaperpe-

dicolare C..B. e l'ai- ^C

tro per l inclinata— » C*A. nel tempo, che nella perpendicolare il mobile haurà paf- fata.tutta la C E. lai tro haurà paflata la

C.T. minore. E pero **%£- ^ [ £

il tempo per C. T.aì

tempo per C:B. (che gli è eguale) harà maggior proporzione, chela linea T.C. alla C.B,eJ/endo , che la medefima alla mi- nore ha maggior proporzione, che alla maggiore . E per lop- pùfiiOi quando nella Q%^4. prolungata quanto bifognaffe.,fi

prendejfe

Del Galileo 7 19

prendejfe vna parte eguale alla C.B. mapajfata in tempo pia breue , il tempo nell'inclinata al tempo nella perpendicolare bar ebbe proporzione minore, che lofpazio , allofpazio . Si—» dunque nell'inclinata , e nella perpendicolare pojfiamo inten- der e fpazj, e velocità tali , che le proporzioni tra efii fpazjfia- noj e minori) maggiori delle proporzioni de* tempi; pojjiamo ben ragioneuolmente concedere , che vi fieno ancofpazj per i quali i tempi de i mouimenti ritengano la medejìma propor- zione, cbcglifpazj .

SAGR. Già mi [enfio leuato lo fcrvpolo maggiore , e comprendo ejfer non filo pofibile , ma dirò necejfario , quello , che mipa- reua vn contraddittorio: ma non perà intendo per ancora , che <vno di quejìi cafipoj/ìbili, ò necefiarjfia queJlo,del quale hab* biamo bifogno diprefente; che verofia , che il tempo della—* fcefaper C.<-A. al tempo della caduta per C.B. habbia la me- desima proporzione,cbe la linea C.<A. alla C.B. ondee'fipof fafenza con tradizione dire , che le velocità per la inclinata—* C.A. eper la perpendicolare C. B.Jìeno eguali .

SALV. Contentateui per bora , ch'io v'habbia rimoffa l'increduli- tà; ma la faenza afpett atela vn' altra volta, cioè quando ve- drete le cofe dimojìrate dal nofiro accademico intorno a i moti locali: doue trotterete dimofìrato , che nel tempo , che'l mobile cade per tutta la C.B. V altro fcende per la C.^A. fino al pun- to T . nel quale cade la perpendicolare tirataui dal punto B* eper trottare doue il mede/imo cadente per la perpendicolare fi trouerebbe , quando l'altro arriua al punto *A. tirate da—» e/so <A. la perpendicolare /opra la C.^A. prolungando e/sa, e la C.B. fino alconcorfi:e quello farà il punto cercato. Intan- to vedete , come e vero , che il moto per la C.B. e più veloce , che per l 'inclinata C.kA. (ponendo il tei mine C '. per principio de' moti , de' quali facciamo comparazione ) perche la linea—* C. B. e maggiore della C.T. e l'altra da C. fino al cuncorjò della perpendicolare tirata da Afopa la C.A. e maggiore del- la C.A. e pero il moto per efsa e più veloce, che per la C.A. ma quando noi paragoniamo il moto fatto per tutta la C.A. non con tutto' l moto fatto nel medefimo tempo per la perpendico- lare prolungata, ma e olfatto in par te del tempo per la fola— * parte C.B. non repugna, che il mobile per C. o4. cotinuando di fendere oltre al T.pojfa in tal tempo arriuare in <A. che qualproporzionefitroua tra le linee C.utf. CB. talefia tra)

B 2 effi

2,0 Dialogo primo

e^fi tempi . ora ripigliando il nojìro primo propofito, cht~> era ài moftrare, come il mobile grane partendofi dalla quiete pajfa fcendendo per tutti i gradi di tardità precedenti a qualfi- uoglia grado di vdocità , eh . egli acquiììi , ripigliando la me- dejìma figura ricordiamoci, cije eramo conuenuti, che il ca- dente per la perpendicolare G.H. & il defeendente per l 'incli- nata C. A. nei termini B.A.fitrouaJfro hauere acquijìati eguali gradi divelocità: horafeguitando più auanti. non cre- do, che voi habbiate diffìcultà veruna, in concedere , che/opra un'altro piano meno eleuatodi A.C. qual farebbe v.g. D.A. il moto del de/tendente Jàrebbe ancora più tardo, che nel pia- no C. A. Talché, non e da dzibitar punto r cheji pojjano notar giani tantopocoeleuati fopra l'orizonte A.\B. e he' l mobile , cioè la, medefima patta in qualjìuoglia lunghijjìmo tempo fi condurrebbe al termine, A. giacche per conduruifiper ilpiano B,A.non hafia

tempo infinito: ^a £

& il moto fifa, femprepiù len- to, quanto la~» decliuità e mi- nore .. infogna dunque necefi fariamente co- fefiare poterfi fopra il termi- ne E. pigliare vn punto tanto ad ejfo B. vicino , che tirando da ejfo al punto A. vn piano , la palla non lo pafiaffe ne anco in vn'anno . Bifogna bora, che voifappiate,che limpetojcioì il grado di velocità^ he la palla fi troua hauere acqui/iato qua- do arriua al punto A. e tale , che quando ella continuaff di muouerft con. queflo medefimo grado vniformemente } cioè fenza accelerar/i, o ritardar/i; in altrettanto temporin quan- to e venuta per ilpiano. inclinato. }pajferehbe vn.ojpazio lun- go il doppio del piano inclinato ; cioè (per efempio ) la pal- la hauefle pajfato ilpiano. 'D.A. in vn bora r continuando di muouerfi vniformemente con quel grado di velocità , che ella fi troua hauere nelgiugnere al. termine A. pajferebbe in vn~~> ora vnofpazio doppio della lunghezza D.A. e perchè (come dicemmo) i gradi di velocità acqu fiati, m i punti B.A.da ì

mobilù

Del Galileo; ai

the Ji partono da qua Ifiuoglia punto prefo nella perpendico* lare C.B. e che fendono, l'vno per il piano inclinatoci' altro per e/la perpendicolare fon fempre eguali: adunque il cadente per la perpendicolare pub partirfi da vn termine tanto vicino al B. che l grado di velocità acqui/iato in B. nonfujfe baflan- te ( conferuandofi fempre l'ifiejfo) a condurre ti mobile per vno fpazio doppio della lunghezza delpiano inclinato in vn' anno, ne in dieci , ne in cento . Pojfiamo dunque conclude- re , che e vero, che fecondo il corfo ordinario di natura vn mobile, rimo/fi tutti gl'impedimenti efierni , & accidentarif, fi ' muouafopra piani inclinati con maggiore , e maggior tar- dità,fecondo, che ì inclinazione farà minore, che finalmen- te la tardità fi conduca a efere infinita, che e quando fi finifet l'inclinazione, e s'arriua al piano orizontale; e è veropari- mente,che al grado di velocità acquiftato in qualche punto del piano inclinato sia eguale quel grado di velocità , chefitroua hauereil cadete per la perpendicolare nel punto fegato da vna parallela all'orizonte, chepajfaper quel punto delpiano incli- 71 ato,bi fogna di necejfità confeffare , che il cadente partendofi dalla quiete,pafa per tutti gl'infiniti gradi di tardità, e che in confeguenza, per acquifiar'vn determinato grado di velocità, bifogna,cb 'e fi muoua iprimaper linea retta, defeendendo per breue,o lungo fpazio, fecondo,che la velocità da acquifiarfi do- urà e/fere minorerò maggiore,e fecodo,chel piano, jul quale fi fcéde farà poco ,o molto inclinato; talché può darfivn piano co fi poca inclinazione, che,per acquifìarui quel tal grado di ve- locità,bifognaffe prima muouerfiper lunghifiimofpazio,& in Itrngbijjìmo ttmpo;sì che ndpiano orizontale qual fi fi a velo- cita non s'acquisterà naturalmente mai , auuenga, che il mo- bile già mai vi fi muouerà: ma, l moto per la linea orinzunta- le ,cùe non e decime , ne eleuaja , e moto circolare intorno al Mote circola* centro, adunque il moto circolare non s acquifera mai naiu- re ncn i ll°

talmente fenza il moto retto precedente ; ma bene acqzafiaio Ci aic niat

, rJ r i- i natia rr.tnte

che e sijiaji continuerà egli perpetuamente con velocita vi.i- lcn?a ,j moto

forme, lo potrei dichiararui, <& anco dimojh a? ui con altri reuo {recede

difeorfi, qutfìt medefimt verità , ma non voglio intet rimper ^

confi gran cl.grej/.oniilprincjpalnofiroragiOhùminto, e pi, Moto circolar

tolto ci ritornerò con altra occafione ; e ma/j, me , che Lciaji ì fì-^G vnuor"

venuto in qi.efio propofito,non per ftnuirjene per vna dimo-

ftrazion muffarla, ma per adornare vn concetto Platonico:

B 3 al

Grandezze de gliorbi,e velo cica dei moti dei Pianeti rif poniono pro- porzioiutamé te all'è Ter di- Ite fi dal mede

z z Dialogo primo

al quale voglio aggiugnere vr? altra particolare offeruaziont pur del nojìro accademico , che ha del mirabile . figuriamoci tra i decreti dd diurno architetto , ejfer e fiato penfiero di crear nel Mondo quefii globi , che noi veggiamo continuamente muouerjì in giro, ir hauere fìabilito il centro delle lor conuer- Jìoni , & in ejf> collocato il Sole immobile , £r bauer poi fab- bricati tuttii detti ghbì nel medefimo luogo , e di datali in- clinazione di muouerjì , discendendo ver/o il centro , finche acquijlajfero quei gradi di velocità-, chepareua alla [medefima mente diuina: li quali acqui fiati fujfero volti in giro, ciafche- duno nelfuo cerchio , mantenendo la già concepita velocità : fi cerca in quale altezza , e lontananza dal Sole era il luogo doue primamente furono effi globi creati: e puh ejfer 3 ch<L-> lacreazion di tutti fu ffe fiata nellifiejfo luogo . Per far que- Jla inuejì>gazìone,hijogna pigliare da i più periti Afironomi-, le grandezze de i cerchi, ne i qualii Pianeti fi riuolgono, e pa- rimente i tempi delle loro reuoluzìoni : dalle quali due cogni- zioni fi raccoglie quanto v.g. il moto di Gioue è più veloce del moto di Saturno ; etrouato ( come in effetto e ) che Gioue fi muoue pia velocemente, conuiene, che jendofi partiti dalla medefima altezza, Gioue fiafeefo più, che Saturno , fi come purefappiamj ejfere veramente , ejfendo VQrbefuo inferiore a quel di Saturno .. Ma venendopiu auanti , dalla propor- zione, che hanno le due velocità di Gioue-, e di Saturno, e dal- la difianza,che e tra gli Orbiloro,e dalla proporzione dell' ac- celerazion del mota naturale > fi può ritrouare in quanta al- tezz%,e hntanaza dal centro delle lor reuoluzjonifujfe il luo- go donde é>fipartirono.Ritrouato,efiabilito quefiojì cerca Marte fendendo di fino alfuo Orbe,fitroua,che la gran- dezza dell'Orbe, e la velocità del moto cóuengono con quello , che dal calcolo ci vien dato » & il fimilefi fa della Terra , di Venere, e di Mercurio, de i quali le grandezze de i cerchi , e le velocità de i moti faccofiano tanto projjìmamente a quel , che ne danno i computi, che è coja marauiglioja .

SAG R. Ho con e/Iremo gufìofentito quejlo penfiero, e non,ch'io credoyche il far quei calcoli precif amente farebbe imprefa lun- ga, e laboriofa, e forfè troppo difficile da ejfer comprefa da me-, io ve ne vorrei fare infìanza »

SALV- L'operazione e veramente lunga , e diffìcile , £? anco non m ajjtcurerei di ritrouarla cast prontamente , ppro l<% riferbe-

vemo

Del Galileo . 23

remo ad vrì altra volta; e per bora ritorneremo alnoBroprU rno propn/ito, ripigliando li,di doue digredimmo , che , beri mi ricorda, eramo fui determinare , cime il moto per linea-* retta non pub effer di zfo alcuno nelle parti del Al ondo bene or di /late; efeguitauamo di direbbe no7i cgsì auuiene de imo- tomenti circolari; de i quali quello, che e fatto dal mobile infe fiefib,già lo ritien fempre nel mede/imo luogo, e quello che co- duce il mobile per la circonferenza d'vn cerchio intorno al ' fuo centro fiabile, ejìffo, non mette in difordine ne se, ne i cir- ., ... . conuicini;imperoccb'è tal moto primieramente efinito,e termi- ri 1^ •• e ter, nato, anzi non pur finito, e terminatola non epuntoalcu- minati non di no nella circonferenza, che non fia primo, & vltimo termine fordinanole^ della circolazione ; e continuandoji nella circonferenza affé- Partl ^ ^°" gnatagli, laficia tutto il refio,dentro , e fuori di quella , libero j*j^j moto c-r per i bifogni d' altri, fenz' impedirgli, b difordinargligià mai . colare-» ogni Quefio ejfendo vn mouimento , che fa, che il mobile fempre fi punto della-» parte, e fempre arriua al termine, può primieramente effo folo circonferézae effer e vniforme , imperocché l'accelerazione del moto fi fa nel PnnclP10>e«~ mobile quando e' va verfo il termine,doue egli ha inclinazio- Moto circola ne, & il riiardamento accade per la repugnanza,cb 'egli ha di re folo vnifor partirfi, & allontanarsi dal medesimo termine, e perche nel me . moto circolare il mobile fempre si parte da termine naturale, e fempre si muoue verfo il medesimo , adunque in lui la repu- gnanza , e l inclinazione fon fempre di eguali forze , dalla—* quale egualità ne rifinita vna non ritardatale accelerata ve- Moto circola locità, cioè Vvniformità del moto . Da quefia vniformità , e re può conti- daW effir terminato , ne pub feguire la continuazion perpe- nuarfi perpe- tua ccl reiterar fempre le circolazioni,la quale in vna linea—» tuameHte« in terminata , & in vn moto continuamente ritardata ,b ac- celerato non si pub naturalmente ritrouare; e dico naturai- M°to retton._ mente, perche il moto retto, che si ritarda e il violento ,che non menfe eflèr p può efier perpetuo ,e l accelerato arriua neceffariamtnte al ter- petuo. mine , fi vi e ;e non vi e, non vi può ne anco eJfèrmoto} pache la natura non muoue doue è imponibile ad arriuare . Concludo per tanto il folo mouimento circolare poter i»atu- Moto retto af ralmente conuenireai corpi naturali integranti l'vnimrfo, e fegnato a icor

:ituiti nell'ottima di [posizione;^ il retto al pia, che sipoffa Pi nati'iraljFei"

a t? * j fi * r J \ .■ j-n- ridurli all'or-

aire ejlere ajsegnato dalla natura a ijuoi corpi , e parti diejfi ^-ne perfetto

qualunque volta si ritrouaj] ero fuori de' luoghi loro cofiitui- quando ne ria

te aipraua deposizione, e pero bifiognofic di ridursi per la più no nmoffi .

B 4 breue*

La quiete fo- la , e il moto circolare atti alla coferua- zion dell'or* dine.

Xe fenfateef- perienze fide ìxoao ancepor re a i difcorfi vniani. Chi nega il se fo,merita d'ef ferne prillato.

II fenfo ma- lira i granì muoueru al «nero, e i leg- gieri al con- cane.

1 grani defcl- denti è dtib-j biofe fi m -to- nano di moto

recto*

24. Dialogò primo

breueallo flato naturale . Di qui mi par , che affai ragion e- uolmente sipoffa concluder^, cheper mantenimento dell'ordi- ne perfetto tra le parti del Mondo bifogni dire , che le mobili sieno mobili folo circolarmente, e alcune ve ne fono, che cir- colarmente non si muouano , quejie di neceffità sieno immo- bili: non effendo altro , fatuo , chela quiete , e'I moto circolare atto alla conferuazione dell'ordine . Et io non poco mi ma- rauiglio, che Arijloiile, il quale pure Jìimò , che l globo terre- Jirefuffe collocato nel centro del mondo , e che quiui immobil- mente si rimaneffe , non diceffe , che de corpi naturali altri erano mobili per natura, & altri immobili;e mafjime hauen- do già definito la natura efier principio di moto, e di quiete,

SIMP. lArtJiotile, come quello,che non siprometteuadelfuo in- gegno, ancorché per fpicajfimo > più di quello , che si conuienet JUmo nel fuo jilofofare , chele fenfate efperienze sidouefsero- anteporre a qualsiuoglia difcorfo , fabbricato da ingegno li- mano, e di/se, che quelli, che hauefsero negato il fenfo, merita- uano di efser gafiigati , col leuargli quel tal fenfo ; bora , chi è quello così cieco, che non vegga le parti della Terra, e dell'Ac- qua muouersi,come graui, naturalmente all' ingià;cioìverfo il centra dell' vniuerfò,aJsegnato dall' ijiefsa natura per Jìne,e termine del moto retto deorso>e no vegga parhnete muouersi UFuoco,e l'Aria all' insù rettamente verfo ilconcauo dell'Or- be litnare,come a termine naturale del moto furfum/e veden- dosi tanto manifejlamente quefìo , &" efsendo noi sicuri, che} cadem eli ratio totius,& partiurn, come nojideue egli dire efser propofìzion verar e manifefìa,che il mouimeto naturale della Terra e il retto ad mediti,? del Fuoco il retto a medio.

SALV* In virtù di quefìo voflro difcorfo al più , al più , che voi potefie pretenderebbe vifufse conceduto, è che, fi come le par- ti della Terra rimofse dal fuo tutto ,. cioè dal luogo doue effe naturalmente dimorano , cioè finalmente ridotte inpraua^ e difordinata di/posizione, tornano al luogo loro fponta- neam'ente > e pero naturalmente con mutamento retto , così (conceduto , che eadem fìt ratio totius, & partium.) si po- trebbe inferire, che rimofsoper violenza il globi) terre/ire dal luogo a/segnatogli dalia natura, egli vi intornerebbe per linea retta . Quefìo,come ho detto e quanto alpiu vi sipotefse con- cedere, fattaui ancora ogni forte d'ageuoìezza; ma chi volefse fiusder con rigore quejie partite, prima vi negherebbe, che le

parti

Del Galileo." M

parti della Terra, nel ritornare al fuo tuttot$ìmottefsero per

linea t etta, e non per circolare, ò altra misi a , e voifcurame- te bau enfìe, che fare affai a dimq/ìrare il con trario , consta apertam en te in ten derete nelle rifpofte alle ragioni, ^7 zfperien- ze particolari addotte da Tolomeo , e da Arifictile . Seconda- riamente, fé altri vidiceffe, che le parti della Tetra fi muouo- no,nonper andar' al centro d.el Mondo, ma per andare a riw nirficol [no tutto , e che per ciò hanno naturale incili, azione verfo il centro del globo terrejìre,per la quale inclinaziows tonfpirano aformarlo, e e mferuarlo, qual' altro tutto,e qual1 altro centro trcuerejìe voi al Mondo , al quale Unterò globo Terra sferica terreno , ejfendone rimojfo , cere affé di ritornare , onde la ra- per la cofpira gion del tutto f uff fimile a quella delle partii Aggiugnete,che z.10" <!elle Pa* ni Ariilotile, ne voi, proueretegià mai, che la Terra defaóio ' Jìa nel centro dell' vniuerfo; ma, fi può ajfegnare centro al- s0ie più pro* cuno all'vniuerfo , iroueremo in quello ejfer più prejìo collo- babilmétenel cato il Sole, come nelprogrejfo intenderete . centro dell'y-

H or a, fi come dal cofpirare concordemente tutte le parti della** "iuei^0»c^*8 Terra a formare ilfuo tutto, nefegue,che effe da tutte le parti con eguale inclinazione vi concorrano, epervnirfialpiù,cht fiapojjìbile infìeme , sfericamente vi fi adattano ^perche non doniamo noi crederebbe la Luna, il Solergli altri corpi mon» dani jjiano e (fi ancora di figura rotonda , non per altro , che per vn concorde inftinto , e concorfo naturale di tutte le loro parti componenti? delle quali , tal' ora alcuna per qualche "Nattìtàffij In» violenza fujfe dalfuo tutto feparata , non e egli ragioneuole clonazione del // credere, che fpontaneamente , e per naturale infinto ella vi *| Partl, . tu£ ritornerebbe f & in quefio modo concludere , che'l moto retto " J | andare a competa egualmente a tutti i corpi mondani l j jor centri»

SIMP. E' non e dubbio alcuno,cbe come voi volete negare non fo- llmente i prinapj nelle feienze, ma efperienze manifefìe, & i fnfiftefji, voi non potrete già mai ejfer conuinto , ò rimojfo da veruna oppinione concetta; & io pia lofio mi quieterò , (perche con tra negantes principia no eftdifpiuandnm) tbe perfuafo in virtù delle voflre ragioni . Eflandofu le có- fe da voi pur bora pronunziate (già, che mettete in dubbio infino nel moto de i grani fefia retto, ò no) come potete voi mai ragioneuolmente negare, che le parti della Terra,cioe,che Moto retta di le materie grauiffìme dejcendano verfo il centro,con moto ret- l graui , com- to,fe lafciate da vna altiffima Torre } le cui parete fono dirti- ?le*° da* *en"

tifjime^

±6 Dialogo primo

tìffìme, e fabbricate a piombo , effe gli vengono , per così direi lambendo , e penocendo in terra in quel medejtmo punto cu* capello-, doue verrebbe a terminare il piombo , chependeffe da vnofpago legato in alto mi per l'appunto, onde fi lafciò cadere ilfaffo ì non e queflo argomento più , che euidente cotal [moto ejfer retto , e verfo il centro ? Nel fecondo luogo voi reuocate in dubbio, le parti della Terrafi muouanoper andar, come afferma Ari/ioti le , al centro del Mondo , qua/i che egli non Vioabbia concludentemente dimoflrato per i mouimenti con- trarj,mentre in coiai gufa argomentaci mouimento de i gra- ni e contrario a quello de i leggieri , ma il moto dei leggieri fi vede effer dirittamente alVmsu, cioè verfo la circonferenza—* del Mondo , adunque il molo dei graui è rettamente verfo il centro del Mondo: & accade per accidens, che efìa verfo il centro della T erratotele queflo fi abbatte ad ejfcre vnito co quello . Il cercar poi quello 3 che faceffe vna parte del globo Lunare, b del Sole, quando fuffefeparata dalfuo tutto,è va- nità; perche fi cerca quello, che feguirebbe i'n confegueza d'vn3 impojfibile; attefo che, come pur dimofìra Arifìoiile i corpi ce- lèfìifono impajfìbili, impeneirabilh infrangibili; che non fi pub dare il cafoie quando pure ej?deffè,e che la parte feparata ritornaffealfuo tutto , ella non vi tornerebbe come graue, ò leggiera, che pur il medefìmo Ari fi botile prona , che i corpi cele- fti non fono ne graui, ne leggieri . ui 3 ne *?SQe~ SALV. Quanto ragioneuolmente io dubiti ,fe i graui fi muouano per linea retta, e perpendicolare, lo fentirete , comepufora ho detto, quando efaminero queflo argomento particolare. Circa il fecondo punto, io mi merauiglio , che voi habbiate bifogno , che3 1 Paralogifmo d' Ariflotile vi [fa /coperto , effendo per /L-> fieffo tanto manifeflo; e che voi non vi accorgiate , che Arifto- file fuppone quello, che è in quiflione: pero notate . SIMP. Digrazia Sig. Salutati parlate con più ri [petto d'Arifloti- le .Et a chi potrete voi perfuader già mai, eh e quello, che e (ia- to il primo, vnico, & ammirabile efplicator della forma Silo- gijlica, della dimoflrazione, degli Elenchi, de i modi di cono- fere i Sofismi, i Paralogismi, '& infomma, di tutta la Logica, equiuocaffepoifigrauemente infupporper noto-, quello , che e in quiflione! Signori bifogna prima intenderlo perfetta- mente , epoiprouarji a volerlo impugnare . SAL V> 'Signor Simplicio noijiamo qui ira noi difeo rrendo fami-

Uar-

Argomento d'Ariftot. per prouar , che i graia fi muo- uono per an- dare al centro deH'vniuerfo. I graui fi muo nono al cen- tro della Ter- ra per accidés Cercar quel- lo che fegui- rebbe doppo vn' imponibi- le è vanità. Corpi celelti 116 fon ne gra

Arifr.nonpuò equiuocare ef fendo inuen- tor della Lo- gica.

Del Galileo. 2.7

Ilarmente per ìnueBìgar qualche verità ;io notrharò mai per malerbe voi mipalejiate i miei errali, e quando io non lauro confeguita la mente d'AriJlotile.riprendettmipur liberamen- te, che io ve ne baro buon grado . Concedetemi in tanto , che io efponga le mie dijficultà,e ch'io rifponda ancora alcuna co- fa a le voflre vltime parole, dicenàoui, che la Lcg.ca coirne be- ni fimo fapete, ì l'organo col qualejj lojofa ;n,afì cerne può effer, che vn' artefice fa eccellente m flbncare crgani,ma in- dotto nel fapergli fonare, così può ejlr'vngran logico,ma po- co e (perì o neljaperfifet tur della Logica; Ji come ci fon molti , che fanno per lo forno a mente tutta la poetica-, e fon poi in- felici nel e omp or quattro verjifolamète : altri pojfeggono tut- ti i precetti dd Vinci , e non faprdber poi dipignere vnofgOr bello . Il fonar l'Organo n on s'impara da quelli , che fanno far' Organi, ma da ctAgL sa fonai e: la Foefia s'impara dalla) contmua lettura de' "Poeti : il dipignere s'apprende col conti- nuo difegnare , e dipignere : il dimofirare dalla lettura de i libri pieni di dimojh azioni, che fono i M alematici foli,e non i Logici . Ora tornando alpropqfto dico, che quello , che ve- de CÀriftotile del moto de i corpi leggieri e ilpartirfì il Fuoco da qualun que luogo della fuperjicie del globo terrejlre,e dirit- tamente dìfcojìarjene, falcndo in alto; e queflo e veramente muouerfi verfo vna circonferenza, maggiore di quella della Terra ; anzi il mide/imo Arijlotile lo fa muouere al concaùo della Luna; ma,che tal circonferenza fa poi quella del Mon- do, 0 concentrica a quella ,fì che il muouerfi verfo quefla ,fia vn muouerfi anco verfo quella del Mondo ; ciò non fi può af- fermare, fé prima nonfifuppone , che'l centro della 1 erra~->> ParaWfmo dal quale noi vediamo difcoflarfìi leggieri afcendenti , fi a il d'Anftoc. nel medefìmo, che'l centro del Mondo,che è quanto dire, che' Iglò- prouar la Ter ho terreftrefia cofìituito nel centro dd Mondoiche e poi quel- el^r nel ce lo , di che noi dubitiamo , e che Ariflotile intende diprouare . tr0 ^ Mocto. E queflo direte, che nonfia vn manifflo Paralogifmo l SAGR. Queflo argomento d' ariflotile mi eraparfo anco per vn' altro ri/petto mancheuole, e non concludente, quando bene gli concedeffe , che quella circonferenza , alla quale fi muoue rettamente il Fuoco ,fujfe quella , che racchiude il ^Mondo . Imperocché, prefo dentro a vn cerchio non folamete il centro, ma qualfiuoglia altro punto , ogni mobile , che partendofi da quello cammmeràper linea retta , e verfo qualfiuoglia parte >

fenza

Sciioprefi il Paralogifmo d'Ariftoc. per vn'altro ver- fon

J>rouafi più

jagioneuol- mece dirli che igraui tendo- no a) cenerò delia Terra , che a quel del i'vnwerfo .

à8 Dialogo primo

fenz' alcun dubbio andrà ver/o la circonferenza, e cotìnuatt» do il moto vi arriuerà ancora; fi che ver 'i/fimo farà il direbbe egli verfo la circonferenza fi muoua: ma non farà già vero , che quellOfCbe per le medefime linee fi moueffe con mouimento contrario, vadia verfo il centro, no quado il pUto prefo fujfe fijìejfo centro j) chél moto fujfe fatto per quella fola linea ,cae, prodotta dal punto affegnato fpajfa per lo centro . Talchi il dire: il Fuoco mouendofi rettamente va verfo la circonferen- za del Mondo, adunque le parti della Terra , le quali ,per le medefime linee fi muouono di moto contrario, vanno verfo'l eentro del Mondo, non conclude altrimenti ,fe nonfuppoflo prima, che le linee del Fuoco prolungate ,p affino per il centro del Mondo; e perche di effe noi fappìamo certo , che le p affano perii centro del globo terre/ire {effendo a perpendicolo Jbpra la Jua fuperficie, e non inclinate) adunque per concludere bi- fogna fupporre,che il centroÀelìa Terra sia Viftejfo, che il cen- tro del jAl ondo, ò almeno, che le parti del Fuoco, e della Ter- ra non afeendano, edefcendano,fe non per vna linea fola,che paffiper il centro del Mondo;il che epoifaljb, e repugna all'ef- perienza,la qual ci moJìra,che le parti del Fuoco,nonper vna linea fola, ma per le infinite, prodotte dal centro della Terra, verfo tutte leparti del Mondo , afeendono fempre per linet-> perperdicolari alla fuperficie del globo terrejlre . $AVL, Voi Signor Sagredo molto ingegnofamente conducete Ari- Jlotile al medesimo incjnueniente, mojlrando V equiuoco ma- nifejlo; ma aggiugnete vn altra fconueneuolezza . Noi veg- giamo la Terra ejfere sferica, e però siamo sicuri , che ella ha il fuo centro : a quello veggiamo , che si muouono tutte lefuz^j parti , che così e necejfario dire , mentre i mouimenii loro fon tutti perpendicolari alla fuperficie terrejlre; intendiamo, come mouendosi al centro della Terra, si muouono al fuo tutto, & alla fua madre vniuerfale : e siamo poi tanto buoni,che ci vo- gliam lafciar perfuadere , che V infinito loro naturale non e di andar' verfo il centro della Terra,ma verfo quel\d 'dVVniuer- fo, il quale nonfappiamo doue sia, ni sia; e che quando pur sia, non è altro, ctivn punto imaginario , £r vn niente fenza veruna facultà . AWvltimo detto poi del Signor Simplicio , che il contendere, le parti del Sole , ò della Luna , ò di altro corpo cele/le, f eparate dal fuo tutto, ritornajfero naturalmen- te, a quello, sia vna vanità, per ejfere il cafo impoJJibiìe,effendo

manifefto

Del Galileo . 19

manifefioper dimofìr azioni di Ariflotìle,che i corpi celeflìfo- , ^

no impaffibili, impenetrabili , impattiteli , à'c. iti/pondo ni- ^ j"*1*®-1} . una delle enn dizioni ,per le quali Ariflotilefa diff trite t cor- £" ^ ^elefti picekfli dagli Elementari, hauere altra fujfiflenza , che quel- difieriiccno: la, cb'ei deduce dalla diuerjìtà de i moti naturali di quelli, e di da gli cJcmé- quejìi; in modo , che negato , che il moto circolare flafclo de i c?"?v^e^: corpi Celefliy ir affermato, ch'ei ccnuenga a tutti i corpi natii- ^«natigli rali mobili , bifogna per neceflaria conseguenza dire , chesii ^ ^tiÀ» attributi di generabile , o ingenerabile , alterabile , o inaltera- bile ,partitelc,ò impartitele, à'c. egualmente t e comunemente conuengano a tutti i corpi mondani, cioè tanto ai Cele/li , quanto a gli Elementari , o che malamente^ con errore hab- bia Arifìotile dedotti dal moto circolare quelli , che ha afle- gnati a i corpi CelefiL

SIMP. Queflo modo di fllofnfare tende alla fouuerjìon di tutta lafdofojìa naturale, à al di/ordinare, e mettere in conquajfb il Cielo, e la Terra, e tutto l'Vniuerfo; ma io credo, che i fon- damenti de i Peripatetici fien tali, che non cijìa da temerebbe con la rouina lorofl pojfano conjìruire nuouefeienze.

SALV. N on vi pigliate già penfìero del Cielo , ne della Terra, ne temiate la lor fouuerfione, come ni anco della jilofojìa, perche quanto al Cielo in vano e , che voi temiate di quello , che voi mede/imo reputate inalterabile , e imponìbile ; quanto alla—* Terra, noi cerchiamo di nobilitarla, e perfezionarla > mentre proccuriamo di farla Jimile a i corpi Celefli , e in certo modo metterla qua fi in Cielo , di doue i vojlri filo fb fi l'hanno ban- T -, r r dita. Lajìlojojiamedejima non può ,Je noti riceuer beneji- v nceuer* zio dalle no/Ire difpute; perche i nojlri penjìeri faranno ve- accrefeiméto ti, nuoui acquiflifl faranno fatti; ft falfl,col ributtargliynag» dalle difpute, gior mente verran o confermate le prime dottrine . Jriglìateui e ?ont?^z}°~ più tolìo penfiero di alcuni filofofij e vedete di aiutargli, e fa- m l flettergli; ctie quanto alla fcienzaflejfa , ella non può ,fe non, auanzaifì . E ritornando al noflro propojìto , producete li- beramente quello y che vifouuiene per mantenimento della—* fomma deferenza , che Ariflotile pone tra i corpi Celefìi, e la parte Elementare, nel far quelli ingenerabili , incorruttibili , mailer abili, à'c. e quefla corruttibile, alterabile, à'c.

SIMp. io non veggo per ancora , che Anfìotile Jìa bifognofo di flocco/ fo, rflandj egli in piede sfaldo, e forte ; anzi non eflen- doper ancora pure flato ajjalito j non che abbattuto da voi

E qual

Dffcorfo d'A rift. per prò- uarl 'incorrile tibilicàdelcie lo.

Generazione, C corruzione è folamente-» tra i contrarj per Arili. Al moto cir- colare, niun' altro moto è contrario. Cielo abita- lo ,p gli Dei immortali.

Immutabilità del cielo coni prefa per il se lo.

Prona , che il moto circola- re non ha con erario.

io Dialogo primo

E qualfarà il voBrofchermo in quejlo primo ajfalto ? Scritte xAriflotile. Quello, eh e fi genera fifa da vn contrario in quaU chefubietto], e parimente fi corrompe in qualche fubietto , da vn contrariojin vn contrario; fi che (notate bene) la corruz- zione , e generazione non e non ne i contrarj ; ma de i con- trarj i mouimentifon contrarj ;fe dunque al corpo Celejle n& Jtpuò affegnar contrario , imperocché al moto circolare niun* altro mouimento e contrario , adunque benifiimo ha fatto la natura a fare efente da i contrarj quello, che doueua ejfere in- generabile , <& incorruttibile . Stabilito quejlo primo fonda- mento, fpeditamente fi e aua in confeguenza,ch'eifia inaugu- mentabile , inalterabile , impajfibile , e finalmente eterno, & abitazione proporzionata agli Dei immortali,conforme alla opinione ancora di tutti gli huomini , che de gli Dei hanno concetto . Conferma poi Vijlejfo ancor per ilftnfo ; auuenga, che in tutto il tempo paffato, fecondo le tradizioni, e memorie nijjunacofafivedeejferfitrafmutata, ne fecondo tutto Vvl- timo Cielo, ne fecondo alcuna fua propria parte . Che poi al moto circolare niuno altro fia contrario, loproua AriJlotil<Lj> in molte maniere; mafenza replicarle tutte ajfai apertamente rejla dimojlrato , mentre , che i motifemplìci non fono altri » che tre, al mezo, dal mezo, e intorno al mezo, de i quali i dua retti furfum , & deoriiim/ò#o manifijlamenté contrarj , e perchè vn foto ha vn foloper contrario , adunque non reffa altro mouimento , chepojfa effer contrario al circolare . Ecco- ni il difeorfo di Arijlotìle argutijfimo, e concludentiffìmo, per il qualefiproua l'incorruttibilità del Cielo . SALV. Quejlo non* niente di più , che il puro progrejfo d'Ari- Jlotile,già da me accennato, nel quale tuttauolta, che io vi ne- ghi , che il moto , che voi attribuite a i corpi Celefìi, non con- -tenga ancora alla Terra, la fua illazione refìa nulla . Dicoui per tanto , [che quel moto circolare , che voi ajfegnate a i corpi Celefii, e onuiene ancora alla Terra: dal che,poJlo, che il re fio del vojlro difeorfo fia concludente ,feguirà vna di qucjle tre cofe; comepocofàfiè detto, & or vi replico, cioè, ò che la Tèr- ra fia ejfa ancora ingenerabile , e incorruttibile , come i corpi Cele/li, ò che i corpi Celeflifieno , come gli Elementari gene- rabili, alterabili, &c. ò che quefia differenza di moti non hab- bia, che far con la generazione , e corruzione . Il difeorfo di vAr t fiatile f e vojlro contiene molte propofizioni da non effer

di

Del Galilea £|

Hi leggiero ammejfe, e per poterlo meglio e/ammare >Jàrd bene ridurlo più al netto, fa' al dijìinto , ebefia pofiìbile ; efcufimt il Sig. Sagredo , forfè con qualche tedio fente replicar più, volte le medefime cofe, e faccia conto difentir ripigliargli ar- gomenti nei publici circoli de i dìfputanti . Voi dite la gene- razione) e corruzione non fi fa, non doue fono i contrari , i contrarj non fono, non tra i corpi fimplici naturali, mo- bili di mouimenti contrari; mouimenti contrari fono folamj- te quelli , che fi f Anno per linee rette tra termini contrari , e^ quejìi fono folamente dua , cioè dal mezo , & al mezo ; e tali mouimenti non fono di altri corpi naturali , che della Terrat del Fuoco, e degli altri due Elementi; adunque la generazio- ne , e corruzione non è non tra gli Elementi . E perche il terzo mouimento femplice y cioè il circolare intorno al mezo > non ha contrario (perche contrari fono gli altri. dua ,e vn » folo ha vnfolo per contrario ) però quel corpo naturale , al quale tal moto compete , manca di contrario , e non hauendo contrario, rejìa ingenerabile, e incorruttibile, &c. perchè do- tte non è contrarietà, non è generazione , ne corruzione, &c. ma tal moto compete folamente a i corpi Cele/li: adunque foli quejìi fono ingenerabili, incorruttibili, &PV.. E prima a mejì rapprefenta affai più ageuol cofa il poterjì afjìcurare ,fe la—> Terra corpo vajìifjìmo , e per vicinità a. noi trattabili/fimo fi mucua di vn mouimento majfimo , qual farebbe per bora il Più facile è riuolgerfi infefiejfa in ventiquattro ore, che non è l'intende- accorgerli re, à" ajficurarfi , la generazione , e corruzione fi facciano muoua^chefe da i contrari; anzi pure la corruzione, e la generazione,^1 ja corruzione i contrari fieno in natura . E voi Sig. Simplicio mifapefìe fi faccia da i ajfegnare qualfia il modo di operare della natura , nel gene- contrarj. rare in breuijfìmo tempo , centomila mofcioni da vn poco di fumo di mofìo, mofirandomi quali fieno quiui i contrarj,qual cofa fi corrompa, e come, io vi reputerei ancora pia di quello, eh' io fo; perche io nejfuna quejie cofe comprendo . In oltre barei molto caro d'intendere, come , e perchè quejìi contrari corruttiui fieno così benigni verfo le cornacchie, e cosi fieri verfo i colombi , così tolleranti verfo i cerni, & impazienti contro a i caualli, che a quelli concedano più anni di vita,cioè d'incorruttibilità , cbefittimane a quejìi . / P efebi ,gli Vliui hanno pur radice ne ì medefimi terreni , fono efpofii a i mt- defimi freddi) a i medefimicaldi, alle medefime pwggie, e ven~

thù; *

3 % Dialogo primo

ti, Ò* infomma alle medefime contrarietà ,e pur quelli vengo» no deflrutti inbreue tempo , e quefli viuono m die centinaia d'anni . eDipià, io non fon mairejlato ben capace di quefìa tra/mutazione fufìanziale ( reHandofempre dentro a i puri termini naturali) per la quale v?ia materia venga talmente trasformatale fideua per necefjità dire quella tffèr/idtl tut- to deflrutta,fi che nulla del fuo primo ejfere vi rimanga , c-> eh' vn' altro corpo dìuerjìffimo da quella, ne fi a prodotto;^ il rapprefentarmifivn corpo fotta vn aJpetto,e di li a poco fot- Semplìce traf to vn' altro differente affai, non ho per imponìbile, chepoffa—* pofìziò di par feguìreper vnafemplìce trafpo/ìzione di parti fenza corrom- pi può rappre- pere, ò generar nulla di nuouo : perchè dijimili Metamorfoft

re?,!?r \r ,?Ì5: ne vediamo noi tutto il giorno . Si che torno u replicarui,che

lotto duierli . . ., ••'.£„ , , , .-^ r n m

afpecti. nome voi mi vorrete perjuader , che la Term non fi poffa—»

muouer circolarmente per via di corruttibilità,egener abilità,

bauerete , che fare affai più di me , che con argomenti ben pia.

difficili, ma non men concludenti, vijtrouerò .il contrario.

SAGR. Sign. Saluiati perdonatemi, io interrompo il voflro ra- gionamento ftl quale, fi come mi diletta affai, perche io ancora mi trouo inuolto nelle medefime dijffcultà, così dubito , che fa impojjibile il poterne venire a, capo ,/ènza deporre in tutto , e per tutto la no/ira principal materia ;però quando fi poteffLs tirare auanti il primo difeorfo , giudicherei , chefuffe bene ri- mettere ad vn altro feparato , & intero ragionamento quejia quijlione della generazione,e corruzione^ fi come anco,quan- do ciò piaccia a voi, & al Sign. Simplicio, fi potrà fare di altre quiflioni particolari , che il corfo de' ragionamenti ci porgeffe auanti; delle quali io terra memoria a parte, per proporle vn* altro giorno ,e minutamente efaminarle . Hor quanto alla—* prefente,già che voi dite, che negato ad Aristotile , che il moto circolare non fìa della Terra,come degli altri corpi Cekfti, ne feguìrà, che quello , che accade della Terra , circa ìeffèr gene- rabile, alterabile , ifXc.fìa ancora del Cielo , l affiamo far la generazione, e corruzione sieno, o non sieno in naturale tor- niamo a veder d'inuejiigare,quelche faccia il globo terrefìre .

SIMP. Io non fo accomodar l'orecchie, a fentir mettere in—* dubbio, la generazione, e corruzione sieno in natura^ffen- do vna co fa , che noi continuamente hauiamo innanzi a gli occhj , e della quale Arijìotile ha fritto due libri interi . Ma quando si babbiano a negare i principi/ nelle fcienjze , e met- tere

Del Galileo T 33

fere in dubbio le cofe manifejlijfime , chi non sa, che potrà prouare, quel che altri vuole,e'foRener qualfiuogliaparadof- Neganclorf i Jb l E voi non vedete tutto ti giorno generarfi, e corrom- Pn^c.iP^ =liei* ferfi erbe, piante, animali, che altra co/a vedete voi* come no pu^0 fofienere vedete perpetuamente giojirarjtin contro le contrarietà , e la qUal fi voglia Terra mutarjiin Acqua, l'Acqua conuertirjì in Aria-, V Aria paradello . in Fuoco, e di ìiuouq l'Aria condenfarjiin nuuole, in piogge , grandini, e tempelìe /

$AGR. Anzi veggiamopur tutte quejle cofe , e però vogliamo co- cederui il dtjcorfo d' Arijlotile, quanto a quejlaparte della ge- nerazione , e corruzione fatta da i contrarj ; ma io vi con- cluderò in virtù delle medejìme proporzioni concedute ad< Arifiotile, chei corpi Celeftijleno effì ancora-, non meno , che gli Elementari generabili, e corruttibili , che cofa direte voi (

SIM P. Diro, che voi habbiatefatto quello ^che e impojjìbi le a far/i.

SAGR. Ditemi vnpoco Sign. Simplicio, non fono quejle affezio- ni contrarie tra di loro i

SIMP. Quali!

SAGR. Eccouele . Alterabile, inalterabile , pajfìbile , impajpbilep generabile, ingenerabile, corruttibile, incorruttibile /

SIMP. Sono contrarissime .

SAGR. Come quejlo Jìa, efìa vero ancora, chei corpi Celejli fieno ingeneragli, e incorruttibi, io vi prono , che di necejjità bifo- gna, cheitorpi Cele/li Jìen generabili, e corruttibili

SIMP. Quejlo non potrà effer' altro, che vn Sojjìsma .

SAGR. Sentite l'argomento, e poi nominatelo, e foluetelo. I cor- . u

pi CeleRiyper chi fono ingeneratoli , <& incorruttibili , hanno :ge^J?aSf- e

in natura dei contrarj, che fono i corpi generabili, ecorrutti- xrorrutib. per~

. bili ; ma doue è contrarietà , quiui e generazione , e corruzio- che fonoinge

ne, adunque itorpi Celejlifon generabili, e corruttibili. nerabili, e in-

SIMP. Non vi difsio, che nonpoteua eJfer'altro,ch'vn Soffismaì corrLlttlblil Quejlo e vn di quelliargomenti cornuti, cheji chiamano So- rtii: come quello del Candiotto,chedmua,che tutti i Candiot- Al'gurn^nco ti erano bugiardi, pero ejfendo egli Candiotto veniuaadir la altrimenti So bugia, mentre diceua,cbe i Candiotti erano bugiardi ;bifovna rite . adunque, che i Can diotti fujfero veridici,^ in conJcgmjnzaf ejfo, come Candiotto veniua ad effer verìdico; e però, nel dir, chei Candiotti erano bugiardi, diceua il veroyc comprenden- do fe}-come Candiotto, bifgnaua, che efujfi, bugiardo. E così in quefla forte di Sojjìsmi , fi durerebbe va eterno arigirarjl fenza concluder mai niente , C Sagr. Voi

|4 Dialogo primo

SAGR. Voi fin qui Vbauete nominato, rejla bora,che lofcìoglìatt,

mq/iran do la fallacia . SIMP. Quanto alfoluerlo, e moHrarlafua fallacia , non vedete voi prima la contradizion manifejìa i I corpi Celefifono in" Tra i corpi generabili, e incorruttibili , adunque i corpi Celejìifon gene- « lefti non è rabili,e corruttibili? E poi la contrarietà non e tra i corpi Ce- •n gmietà. lejii; ma e tra gli Elementi, li quali hanno la contrarietà de ì

moti furfum, & deorfum; e della leggerezza, egrauità; ma i Cieli , cbejìmuouono circolarmente , al qual moto muri al- tro è contrario, mancano di contrarietà , e pero fono incor- ruttibili, &c SAGR. 'Piano Sign. Simplicio: quefta contrarietà ,per la qualz^ voi dite alcuni corpi f empiici efter corruttibili , rified'ella nel- liffejfo corpo , che fi corrompe , a pur e ba relazione ad vn' al- tro i dico tvmidità,per efempio, per la quale fi corrompa vna parte di Terra, rifìede neirifiejfa Terra, opure in vn' al- tro corpo, qual farebbe VAria , ò l'Acqua . Io credo pur , che voi direte, che fi come i mouimenti in su ,e ingiù, e lagrauità, I cStrari che e^a ^g?erezzaJ c^ ^oi fate i primi contrari, nonpojfòn'ejfen fon cauli di nelmcdfimofuggetto,cosìne ancol'vmido,elfecco, ilcaldo* corruzione n6 rifreddo: bifogna dunque, che voi diciate, che quando il cor- j/k£§.cno nel fi corrompe, ciò auuengaper la qualità, che fi troua in vn' che fi corrora altro, contraria allafua propriaipero per far , che'l corpo Ce-

pC t lefìefia corruttibile, bafia , che in natura ci fieno corpi , cht^

babbiano contrarietà al corpo Celefìe;e tali fono gli Elementi» e vero,che la corruttibilità Jia contraria alt incorruttibilità* SIMP. Non bafia quefio Sign. mio , Gli Elementifi alterano , e . ' _. Jt corrompono , perché fi toccano, e fi mefcolano tra di loro ,e toccanoC€ ma cosìpojfono efercitare le lor contrarietà ; ma i corpi Celefiifo-

*on fon tocca no J eparati dagli Elementi , da i quali non fon ne anco tocchi^

ti da gl'Eie- ben effi toccano gli Elementi . Bifogna, voi volete prò- mzm $iar la gen erazione, e corruzione nei corpi Celejii, che voi mo-

firiate, che tra loto rifuggano le contrarietà . SAGR. Ecco, ch'io ve le trouo tra di loro . Il primo fonte, dal quale voi cauate le contrarietà degli Elementi,} la contrarie- tà de' moti loro in su, e ingiù: adunque ì forza , che contrari fieno parimente tra di loro quei principi/, da i quali dependo- no tali mouimenti : e perché quello ì mobile in super la legge* rezza, e quefio in giù per lagrauità,} necejfario, che leggerezr tAi e granitacene tra di loro contrarie ini menofìdeue ere*

Del Galileo: |f

dere, che fon contrarj quegli altri princìpi) , che fon cagioni ,

the queslofa graue, e leggiero quello:maper voi medejimi la Grattiti, e ley

legge rezza, e lagrauità vengono in confeguenza della rarit à, f^eafo'^foa

e denfità, adunque contrarie faranno la denfità, eia rarità* le qUaUcà cótr*-

quali condizioni tanto ampiamente fi rìtrouano nei corpi Ce ne.

ie/ìi, che voifimate le Stelle non ejfer* altro, che parti più den-

fe del lor Cielo ; e quando ciò fa, bifogna , che la denfità delle

Stelle fuperi quafi d 'infinito interuallo , quella del refto del Stelle f^P^

Cielo: il che è manifefìo dall' ejfere il Cielo fommamente traf- ja fufl^nza del

parente, eie Stelle fommamente opache , edalnonftrouare refto del cielo

lafsù altre qualità, che' l più, él meno denfi, ò raro, che della ianniuméw

maggiore, e minor trafparenzapofano ejfer principi) : Effen-

do dunque tali contrarietà irà i corpi Celejti , è necejlario , che

tjji ancora fengenerabili,e corruttibili, in quel medefìmo mo-

do,cbefon tali i corpi Elementari^ vero,cbe no la contrarietà

fa caufa delia corruttibilità, &c.

$IMP. Non e necejfario ni l'vn, ni l'altro, perche la densità , «_*» rarità ne i corpi Celefti non fon contrarie tra loro , come nei corpi Elementari ; imperocché no dependono dalle prime qua- J>*ncaJ* *\ liti caldo, e freddo, che fono contrarie; ma dalla molta, o pò- ceìeùidiaeri* ea materia in proporzione alla quantità: bora il molto, elpo- <ia quelle co dicono folamente vna opposizione relatiua,chee la minor, gì* Elementi* the sia, e non ha, che fare con la generazione, e corruzione . Crera.

SrfGR. Talché a voler, che il dehfo , e'I raro , che tra gli Elementi deue ejfer cagione di grauità,e leggerezza, le quali pojfanejjep taufe di moti contrarj furfum,& dcox(\im,dai quali depen- dano poi le contrarietà per la generazione, e corruzione, non bafla , che sieno di quei densi , e rari , che fitto la medesima^* quantità, o vogliam dir mole, contengono molta , ò poca ma- teria, ma e neceJfario,che e siano densi, e rari, merce delle pri- me qualità freddo, e caldo, altramente non si farebbe niente ; ma, /eque fio e, ^Arifìotile ci ha ingannati, perchè doueua dir- celo da principio , e lafciar e fritto , che fin generabili , e cor- Ariftot.fi ino* ruttibili quei corpi J empiici, che fon mobili di mouimenti firn- **ra. diminiit* plici in su, e in giù, dependenti da legger ezza,e grauità,cauf a- |e caiifedel'F- teda rarità,e densità, fatta da molta,e poca materia, merce del eifer gli Eie- caldo ,e del freddo; e non si fermare fui femplice moto furfum, menti genera- le deorlum: perche io vi ajficuro , che quanto al fare i corpi b.|M» .e co^uc- . graui,e leggieri,onde €■ sien poi mobili di mouimenti contrarj, tlt>lii* qualsiuoglia densità, e rarità bafla , venga ella per caldo , <l*>

C 2, freddo,

\

3<£ Dialogo primo

freddo , òper quel che più vi piace ; perche il caldo , él freddo non hanno, che far niente in quejla operazione : e voi vedre- te, che vn ferro infocato, che pur si può chiamar caldo ,pefa il medesimo, e si muoue nel medesimo modo , che freddo . cMa lafiiato ancor quejio; chefapete voi, che il denfo,e'l raro Cele- He non dependano dal freddo , e dal caldo i

SIMP. S olio, perche tali qualità no fono.tr a i corpi Celejliyli qua,' li non fon caldi , n\ freddi .

SALV. Io veggo,che noi torniamo di nuouo a ingolfarci in vn pe- lago in-finito da non ne vfcir mai, perche queflo e vn nauigar fe?iza buffala, fenza Stellefenza remi,fenza timone;onde co- zdenper neceffità, opaffare di foglio, in foglio , ò dare in fic- co, ò nauigar fempr e per perduti . Però, fi conforme al vofìro consiglio noi vogliamo tendere auanti nella nojìra principal materia, hifogna, che.lafciata per bora quefìa general consi- derazione, fi il moto retto sia neceffario in natura , e conuen- ga ad alcuni corpi, venghiamoalJe dimojìr azioni, ofiferuazio* ni, & efperienze particolari : proponendo prima tutte quelle, che da lAriflotile , da Tolomeo , e da altri fon!)* fiate sin qui addotte per proua della Jìabilità della. 'T^yva, cercando fecon- dar iamente di foluerle : e. portando in vltimo quelle , per 1<lj> quali altri poffa refìàr perfuafo, chela Terra sianon men,cbe la Luna , o altro Tianeta da connumerar sitrài corpi natu- ralimobili circolarmente,- *

SAGR. Io tanto pia volentieri mi atterrò a quejìo,quanto io reflo? affai più fodisfatto del vofìro difiorfo architettonico , e gene- rale, che di quello d'iAriflotikjperche il voflro finza intoppo veruno mi quieta , e l'altro ad ognipaffo mi attrauer fa qual- che inciampo; e non fio, come il Sign. Simplicio non sia re/lata fubito perfuafo dalla ragione.arrecata da voi per proua, che ili moto per linea retta non pub hauer luogo in natura,tuttauol- tachesifupponga , che le parti deWVniuerfo sieno difpqfte in ottima coflituzione, e perfettamente ordinate \.

SALV. Fermate digrazia Sign. Sagredo, che pur'horamifouuie- ne il modo di poter dar fodisfazione anco al Sign. Simplicio, tutiauolta però-, che e' non voglia refiar talmente legato ad ogni detto dJ \Ariftoti le, che egli habbia perfacrilegio il difeofi tarfineda alcuno .. E none dubbio , che per mantener rotti- ma difposizione , e lordine perfetto delle parti deWVniuerfo,.

manto alla locai situazione^ non ci e. altro, che il mouimentù,

circolare^

Del Galileo. 37

circolare t e la quiete, ma quanto al moto per lìnea retta, non veggo, che poffà fruire ad altro , che al ridurre nella fua na- turai coflituzione, qualche particella alcuno de' corpi inte- grali, che per qualche accidente fujfe fiata rimofia , e feparata dalfuo tutto, come di /òpra dicemmo . Consideriamo bora—* tutto il globo terrefìre,e veggiamo quelchepuo effer lui,tut- tauoltache, £T ejfo, egli altri corpi mondani si deuano confer- mare nell'ottima, e naturai di/posizione . Egli e necejfario, di- re , ò che egli refii , e si conferiti perpetuamente immobile nel luogo fuo,ò che refiando pur ftmpre nellifiejfo luogo, si riuol- ga m fefieffo , o che vadui intorno ad vn centro , mouendosi per la circonferenza di vn cerchio . De i quali accidenti , Ò* <Arif}otUe, e Tolomeo, e tutti ilorfeguaci dicon pure, che egli . .. -, . : ha ojferuatofempre , & e per mantenere in eterno il primo , m"co .'otlp0no cioè vna perpetua quiete nel medesimo luogo . Hor, perche il globo 'terre dunque in buon bora non si deuegli dire , cbefua naturala immobile affezione e il refiare immobile , più tojlo , chefarfuo naturale il moto all' ingiù , delqual moto egli già mai non fi e mojfo , ned' e per tnuouerfi [i e quanto al mouimento per lìnea retta Naturale de! iafeifi, che la natura neferuaper ridur alfuo tutto le par- globo terref- tkelle della Terra, dell 'Acquaceli Aria, e del tuoco,e di ogni tre (iei,e <|ir" altro corpo integrale mondano , quando alcuna di loro ,per ™,jcce cy,c ^ qualche cafo ,fene trouajfe feparata , e pero in luogo difordi- moto retto ai- nato trajpofia; pure anco, per far quefìa refìituzione, non l 'ingiù. fi trouajfe, che qualche moto circolare fujfe più accomodato Parmi, che quefìa primaria pojizione rijponda molto meglio, dico anco in via d'Ariflotìle mede/imo, a tutte le altre confe- guenze, che l'attribuire, come intr infoco , e naturai principia degli Elementi i mouimenti retti . 1 1 che è manifeflo ,peì eoe $io domanderò al peripatetico, fé, tenendo egli, che i corpi Ce- lejh fieno incorruttibili, & eterni, ei crede, che' l globo terref tre nonfia tale, ma corruttìbile, e mortale, fi che egli h abbia a ^otl* retti eoa venir tempo , che continuando fuo ejfere , efue operazioni ti aJfr jf^VaUe Sole, e la Luna, e le altre Stellerà Terra nonfiritrouipiu al parti,che a ^li Mondo, mafia con tutto il reiìo de gli Elementi defirutta , e metri Llenìe- andata in niente, fon ficuro, che egli rifponderà di no: adun-n » que la corruzione, e generazione e nelle parti,e non nel tutto, e -nelle pay ti ben mimme,e fuperjìciali, le quali fon,come inse- J.bdi in, cóparazion di tutta la mole; e perche Arifi. argumèta la generazione, e corruzione dalla contrarietà de' mouimenti

C 3 retti,

Peripatetici iffegnano , co. poca ragione; per naturali quei moti a gli Elementi, de' quali non, fi muouó mai,. t per preter- naturali quel- li de' quali fi; xnuouoa fem- pre..

Efperienze fate deuono a tepori! ai dif- ferii vmani..

38 Dialogo primo

retti, lafcinjl tali mouimenti allegarti , che fole fi alterano , e corrompono, & all'intero globo > e sfera degli Elementi attri- buifcajì, 0 il moto, circolare , 0 'una perpetua confluenza nei proprio luogo:, affezioni, che fole fono atte alla perpetuazione, & al. mantenimento dell'ordine perfetto . QueJÌQ rchefi dice della Terra, può dirjìconjìmil ragion del Fuoco,e della mag- gior parte dell'Ariana ì quali Elementi Ji fon ridotti i Peripa- tetici ad ajfegnareper loro intrinfeco3 e naturai moto,vno del quale mai non fono mojji, ne fono per muouerfi, e chiamar fuor della natura loro quel mouimento , del quale fi muouo- no, fi fon morti, e fon per muouerjì perpetuamente: quejlo di- co, perche afjegnano alVAria, & al Fuoco jl moto all'insà,del quale già maiji e mojfo alcuno dei detti Elementi , ma folo qualche lor particella , e quejia non per altro x che per ridurfi alla perfetta cojlituzione, metre fi trouaua fuori del luogo fuo naturale ^ Ò" all'incontro, chiamano a lor preternaturale il moto, circolare, delquale incejfabilmenteji muouono ifcorda- tifi in certo, modo di quella , che più volte ha detto %Arifiotiley che nejfun violento può durar lungo tempo ..

SIMP. A tutte quefie cofe habbiamo noi le rifpofìe accomodatif /ime, le quali per bora lafceSFÒ da parte per venire alle ragioni più particolari, & efperienze fenfate , le quali finalmente de- uono anteporfi,come ben diceAriJlotile a quanto pojfa ejferci fomminifìrato dall' humano difcorfo ..

SAG.R.. Seruanci dunque le. cofe dette fin qui per hauercìmejfo in confìder azione qual de' due generali difcorfì habbìa più del probabile , dico quello di Aristotile per perfuaderci la natura de i corpi fullunari ejfer generabile, e corruttibile ,. &c..eperb diuerftfjima dall' effenza de i corpi Celefli,per ejfer loro impaf- Jibili , ingenerabili , incorruttibili f, &c. tirato dalla diuerjità de i mouimenti femplici; bpur quefie del Sign. Salutati ,cbz^ fifppon.en.do le parti integrali del Mondo efìere dijpojle in ot- tima cojiituzione. efcludeper neceftaria confeguenza da i cor- pi femplici naturali imouimenti retti , come di nìunovfo in natura, e slima la Terra ejfer' effa ancora vnode. i corpi Ce- le/li adornato di tutte le prerogative, che anquellÌconu:engono, Il qual difcorfo fin quìa me confuona ajfaipìu , che quell'al- tro .. Sia dunque contmtoil Sign., Simplicio produr tutte le particolari ragioni-, efperienze, & ojferuazioni tanto, natura- UxqumtQ agronomiche , per le quali altri pojfa rejlar per-

fuafi.

Del Gali/eo . 3 9

fuafo la Terra efier diuerfa da i corpi Celejìì, immobile, collo- cata nel centro del Mondo,efe altro vi e, che l'efcluda dall' ef- ferejfa ancora mobile, come vìi Pianeta,come Gioue,b la Lu- na y Ìjc. Et il Sign. Saluiatiperfua cortejia Ji contenterà di rifpondere aparte, a parte .

SIMP. Eccoui per la prima due potentijjlme dimofirazioni per proua, chela Terra e dijferentifitma da i corpi CelefiL Prima, I corpi, che fono generabili , corruttibili ^alterabili , à'c.fon diuerfifiimi da quelli , che fino ingenerabili , incorruttibili , inalterabili, &c. la Terra ì generabile , corruttibile , alterabi- le, <£?c. e i corpi Celefii ingenerabili , incorruttibili , inaltera- bili, &c. adunque la Terra e diuerfijpma da i corpi Celejli .

SAGR. Per il primo argomento voi riconducete in tauola,quelh9 che ci efiato luti oggi, & apena fi e leuatopur* ora .

SIMP, Piano Signore, jentite il refio, e vedrete quanto e'fia dif- ferente da quello: nell'altro fi proué la minore a priori, & bo- ra vela voglio prouare à pofteriori; guardate quefio è efie- re il medefimo: prouo dunque la minore {ejfendo la maggiore tnanifefiifiìma ) lafenfata efperienza ci mofira,come in Ter' rafi fanno cótinue generazioni, corruzioni, alterazioni, &c. j. *,. . , delle quali neper fenfo nofiro, neper tradizioni, ò memoriti nuitabil^jf che de' nofiri antichi ,fe n'e veduta veruna in Cielo , adunque il non fi è vedu- Gielo e inalterabile, face la Terra alterabile, & e. e pero diuer- ta mutazione fa dal Cielo , Il fecondo argomento cauo io da vn pr indo ale, * e"° S,a ma,# & efienziale accidente, <& e quefto . Quel corpo, che eperfua natura ofeuro , epriuo di luce e diuerfo da i corpi luminqfi, e rifplendenti, la Terra e tenebrofa, efenza luce , & i corpi Ce- Corpi Incidi lejii fpUndidi, e pieni di luce, adunque,^ e. rifpondafi a ^e-per^ia,tura /li per non far troppo cumulo , e poi ne addurrò altri . j,rofì t

SALV. Quanto al primo , la forza del quale voi cauate dall' efpe- rienza , defidero , che voi più di/Untamente mi produciate le alterazioni, che voi vedete farfi nella Terra, e non in Cielo , per le quali voi chiamate la Terra alterabile, £T il del) no.

SIMP- Veggo in Terra continuamente generarfi , e corromperfi berbz, piante, animali, fufcitarfi venti, pioggie, tempefie pro- celle, & infimma ejfer quefio a/petto della Terra in vna per- petua Metamorfofi,niuna delle quali mutazioni fi forge ne* corpi Celefii, la coflituzione,e figurazione de ' quali e puntua- li/fimamente conforme a quelle di tutte le memorie , fenza cf- feruifi generato cofa alcuna di nuouo , ne corrotto* delle an- tiche, C 4 Salu.Ma

40 Dialogo primo

SALV. M adorne voi vi h abbiate a quietare su quefie vifihil'hòper dir meglio 3 vedute efperienze , è forza , che voi reputiate la China > e l'America ejfer corpi Celejii , perche ficur amente in efiìnon hauete vedute mai quefie alterazioni , che voi vedete qui in Italia , e che pero quanto alla vofira apprenfione e'fie* no inalterabili \ $IMP. Ancorché io non hahbia vedute quefie alterazioni fenja- tamente in quei luoghi-, ce ne fon pero le relazioni ficur poltre che, cum eadem fit ratio totius > & partium , ejjendo quei paefi parti della Terrai, come i nofiri , e forzai che e' fieno al* terabili, come quefii * SALV. E perche non l hauete voi ,fenza ridurui a douer credere all'altrui relazioni oJ/eruate,e vifie daper voi con i vofiri oc- cbiproprj i SIMP. Perche queipaefi, oltre al non ejfer' efpoBi agli occhi naf tri, fon tanto remoti,che la vifia nqfira non potrebbe arriua' re. a comprenderci fimili mutazioni . SALV. Hor vedete, come daper voi medefimo hauete castalmen- tefeoperta la fallacia del voslro argomento ; imperocché, JL* voi dite , che le alterazioni , chefi veggono- in Terra apprejfb di noi non le potrefie per la troppa dfianzafeorger fatte in—+ ^America, molta meno le potrefie vedere nella Luna , tariti centinaia di volte più lontana', E voi credete le alterazione Mefite ane a gli auuifi 'venuti di la , quai rapporti vi fon ve- nuti dalla Luna afignificaruì,ehe in lei non vi e alterazione! adunque dal non veder voi le alterazioni in Cielo, doue qua" do vi fujfer a non potrefie vederle per la troppa difianza,e dal non ne bauer relazione, mentre, chehauer nonfipojfa, non potete arguir, che elle non vi fieno, come dal vederle, e inten- derle in Terra bene arguite, che le ci fono . SIMP. Io vi trouerò delle mutazioni feguite in Terra così gran* di; che fedi tali, nefacejfero nella Luna , benijjìmo potreb- bero ejfer ojferuatedi qua giù . Noi hauiamo per antichijjì- Mediterraneo me memorie, che già allofiretto di Gibilterra, Abile, e Calpis

http per la di erano continuati infieme, con altre minori montamele quali

Wl10" Calpe teneuano l'Oceano rifpinto ; ma ejfendofi, qualfe nefujfe lai

3 " caujàjfeparati i detti monti, & aperto V adito all'acque maru

ne,, quefie feorf ero talmente in dentro,kbe neformarono tutto il Mare Mediterraneo : del quale ,fe noi confedereremo la-* grandezza 9 e la diuerfiti detf affretto 5 che deuon fare tra de

kro

Del Galileo. 4*

loro la fuperficie dell' Acqua , e quella della T'erta , vedute lontano^ non ba dubbio , che vna tale mutazione poteua be- ni/fimo ejfer comprefa da chi fufie fiato nella Luna, fi com<L*> da noi abitatori della Terra fimili alterazioni dourebbero fc or gerjì nella Luna ; ma non ci è memoria , che maififia ve- duta co/a tale, adunque non ci rejìa attacco da poter dire , cbe alcuno de i corpi Celefìifia alterabile, &c.

SALV. Cbe mutazioni così vafle fieno feguite nella Luna , io non ardirei di dirlo, ma non fono ancoficuro , cbe non ve nepof- fano ejferfeguite; e perche vnafimil mutazione non potrebbe rapprefentarci altro , cbe qualche variazione tra le parti più chiare, e le più ofcure di ejfa Luna, io non so, cbe ci fieno fiati in Terra Selinografi curiofi, che per lunghi fima ferie di anni ti habbiano tenuti prouuijli di Selinografie così efatte, che ci pojfano render ficuri nijfuna tal mutazione ejfer già maife- guita nella faccia della Luna; della figurazione della quale , non trouopiù minuta defcrizione, che il dire alcuno, chela—* rapprefenta vn volto vmano, altri , cbe l'efimile a vn ceffo di Leone, & altri, cbe le Caino con vnfafcio di pruni injpalla: adunque il dire il Cielo e inalterabile, per chi nella Luna, ò in altro corpo CeleRc non fi veggono le alterazioni , cbe fi fior- gonoin Terra, non ha forza di concluder cofa alcuna .

SAGR. Et a me refia non so che altro fcrupolo in quefio primo ar- gomento del Sign. Simplicio, il quale defidero, che mifia leua- to :pero io gli domandole la Terra auanti Vinnondaziom—» Mediterranea era generabile, e corrutibile,ò pur comincio al- lora ad ejfer tale .

SIMP. Erafenza dubbio generabile, e corruttibile ancora auan- ti, ma quella fu vna mutazione tanto vafia , cbe anche nella Luna fi far ebbe potuta ojferuare .

SAGR. Oh la Terra fu pure auanti tale alluuione generabile, e corruttibile, perche non pub ejfer tale la Luna parimente fen- za vnafimile mutazione i perche e neceffario nella Luna~» quello, cbe non importaua nulla nella Terra ì

SALV. Argutijpma infìanza . Ma io vo dubitando, cbe il Sign» Simplicio alteri vn poco V intelligenza de i tefii dIArifiotile , e degli altri peripatetici , li quali dicano di tenere il Cielo inal- terabile, perche in efio non fi e veduto generare, ne corromper mai alcuna Stella, cbe forfè e del Cielo parte minore, che vna Citta della 7jrrafepuf mnumerabiU di quejìefifon defirut-

E non meno impofiìbile_-> corrompers'v ria Stella, che tutto il globo tenebre.

Ariftot.mute- rebbe opinio- ne vedendo le nouità del no Aro fecole

41 Dialogo primo

te in modo, che ne anco i vesligij ci fon rimaslì .

SAGR. lo certo (ìimaua altramente, e credeua, che il Sign. Simpl. dijfimulajfe quefta efpofizione di tejlo , per non granare il Jdaefiro, & ifuoicondifcepoli di vna nota ajjai più deforme dell altra <. E qual vanità e il dir e ,la parte Ctlejte è inalter a- bile, perche in ejfa non fi generano , e corrompono Sitile icie forfè akuno , ebehabbia veduto corrompirfivn globo terre f- tre,e rigeneracene vn' altro h non è egli riceuuto da tutti i fi- losofi, cbepocbifiìme Stellejìeno in Cielo minori della Terrat ma bene ajfaijfime molto ', e molto maggiori? il corr apersi du- que vna Stella in Cielo non e minor cofa,cbedefìruggersi tut- to il globo terreHre ; però quando per poter con verità intro- dur nelTVniuerfo la generazione, e corruzione sia necefiario, che si corrópano, e rigenerino corpi così vaili , come vna Stel- la, toglietelo pur via del tutto, perche viajficuro, che mai non si vedrà corrompere il globo terreHre ,0 altro corpo integrale del Mondo : che, ejfendocisi veduto per molti Jecoli decorsi, ei si diffolua in maniera, che di non lafci vefìigio alcuno .

SALV. Ma per dar fopr abbondante foddisfazione al Sig.Simpl, e torlo, Je epo/fibile, di errore,dico che noi hauiamo nel nolìro fecolo, accidenti, & ojferuazioni nuoue , e tali , ch'io non du- bito punto, che Aristotile fufie ali età nojlra, muterebbe op- pimone; il che manifefìamente si raccoglie dalfuofìeffo modo dijilofofare : imperocché, mentre eglifcriue di\Rimare i Cieli inalterabili, &c. perche nijfuna cofa nuoua si e veduta gene- raruisi , o diffoluersi delle vecchie , viene implicitamente a la- feiarsi intendere , che quando egli haueffe veduto vno di tali accidenti, hauerebbe filmato il contrario , dr antepojlo , come conuiene, la fenfata efperienza al naturai difeorfo ; perche quando è non haueffe voluto fare Rima de' f enfi, no baureb- be,almeno dal non fi vedere fenfatamente mutazione alcuna, argumentata l'immutabilità .

$JMP. <AriJìotilefece il principaljuo fondamento fui difeorfo a priori, mofirando la necejfità dell inalterabilità del Cielo, per ifuoi principi) naturali, manifejli , e chiari ,• e la medefima—* flabili doppo à pofteriori,/er ti f enfio , epter le tradizioni dz^ gli antichi .

SALV. Cotefio, che voi dite e il ^Metodo , tal quale egli baferitta lafua dottrina, ma non credo già, che èjia quello tcolqual^» egli la inueRigoi perche io tengo per fermo, eh' è pi roccur affici

prima

Del Galileo. 45

prima per via de f enfi, dell' efperienze, e delle offeruazìom ■> ajjìcurarfi quanto fujfe pojjìbile della conclufione,e che doppo andajje ricercando ì mezi da poterla dimoftrare ; perche così La certezza-» fi fa per Lo più nelle faenze dimofiratiue ;e quefia auuienzs, j!e^a conclu- percbe quando la conclusone e vera ,feruendofi del Metodo rj;(:roliai.1 coi refolutiuo ageuolmente fi incontra qualche proporzione già Metodo refo- dimofirata ,' ofiarriua a qualche principio per noto : ma lutino la di-* la concltifione fiaf alfa fi può procedere in infinito, fenza in- moftrazione . contrar mai verità alcuna conofciuta ; già altri non incon- trajfealcurìimpojjìbile, o ajfurdo mamfejìo . E non habbiate dubbio , che Pitagora gran tempo atlanti , che- e ritrouajfe la, dimofir azione, per la quale fece l'Ecatumherfi era aJJìcurato> Pitagora fé* i hél quadrato del lato oppojlo all'angolo retto nel triangolo ce l'Ecatùbe rettangolo, era eguale a i quadrati degli altri due lati ; e la.~> Per Xna dimo certezza della conclusone aiuta non poco al ritrouamento JS°? r!tr«* della dimojlrazione , intendendo fempre nelle faenze demo- uata 4 Jlratiue . Mafuffe ilprogrejjo di AriJìotile in qual/ìuogUa—* modo,ficheildijcorfok^xìon,precedeffeilfenfoì. pofterio Xì, oper Voppofito; affai ì che il mcdefimo ^AriBotile antepone ( come più volte s'è detto ) l efperienze fenfate a tutti i difcor- Jì; oltre , cbequato a idifcorfiX priori già fi e efaminato qua- tafia la forza loro .Or tornando alla materia, dico , che 1<l~> cofefcoperte ne i Cieli a i tempi nofìrifono ,, e fono fiate tali ,, t he poffon dare intera foddisf azione a tutti ifilofofi;imper oc- che , enei corpi particolari , e nell'vniuerfale efpanfione del Cielo fi fon vifii,efi veggono tuttauia accidenti Jìmili a. quel' li, che tra di noi chiamiamo generazioni, e corruzioni , effon- do, che da AJlronomi eccellenti fono fiate ojferuate molte Co- mete generate, e disfattela parti pia alte dell Orbe lunare , ol- tre alle due Stelle nuoue dell anno 1 572. e del 1604* fenza Stelle nuoue veruna contradizione altiffimefopra tutti i Pianeti ;& ìyl-j aPPante 1 Cie faccia dell' ifìejfo Sole fi. veggono, merce delTelef copio >•, prò- Macchie, che durre, e dijfoluere materie denfe, Ò" ofcure ,,infemhianzi-> fi generano, e molto Jìmili alle nugole intorno alla Terra,, e molte di quefie diffoluono ia fono così vafie, che fuperano di gran lunga,, nonfolo il Sino |acGJa "ei ^°" ^Mediterraneo, ma tutta l'affrica, e l'CAfia ancora .. Hora Macchie So- quandt ^Arijìotile vedejfe quejle cofe,, che credete voi Signor iarj maggiori Simplicio, eh' e' dicejfe, efacejìe i di tutta l'A-

&1MP. Io non so quello,, che sìfacejfe, nedicejfe Arìjlotile,eheera »$»& Affrica, padrone delle fetenze^ ma so bene in parte quello, che fanno, e

dicono^

Agronomi cornanti dal- i'Anuticone.

L'Antiticone accomoda le oiTeruazioni aftronomiche a i fuoi dile- gui.

44 Dialogo primo

dicono,e che eonuiene, che facciano, e dicano ifuoifeguaeì,pep non rimaner Jv.. 'za guida, fenza /corta, e.fenza capo ndlafi- lofifa . Quanto alle Comete non fon eglino restati cohumti quei moderni Astronomiche le voltuanofar Celesti dall' An- titicone, e conuinti con le loro medesime armi , dico per via 'Paralajì, e di Calcoli rigirati in cento modi , concludendo fi- nalmente a fauor d Aristotile, che tutte fono Elementari i e-* /piantato questo, che era quanto fondamento haueuano ife- guaci delle nouità, che altro più resta loro per f astenersi iti—* piedi t SALV. Con flemma Sign. Simplicio; cotesto moderno autore , che cofa dice egli delle òtelle nuoue del 72, e del 604-. e delle mac- chie filari ? perchè quanto alle Comete, io quant'a me poca-* difflcultàfarei nel porle generate fitto, ò fopra la Luna,nì ha mai fatto gran fondamento fopra la loquacità di I icone , n è finto repugnanza alcuna nel poter credere , che la materia h' ro sia h lamentare, e che le pojj ano fubhmar si quanto piacelo- ro,fenza trouare oftacoli neW impenetrabilità del Cielo / eri- patetico, il quale io stimo più tenue,piu cedente , e più fittile^* ajfai della nostra aria 5 e quanto a i calcoli delle taralaffì, pri- ma il dubbio ,fe le Comete sianfoggette a tale accidente, e poi Vimonstanza delle ojferuazion i fopra le quali fin fatti 1 com- puti, mi rendono egualmente fofpette queste opinioni, e quel- le; e maffime, che mi pare, che V lAntiticone taluoka accomodi afuo modo, h me ita per fallaci quelle ojferuazioni t che repu- gnano alfuo difegno . SIMP. Quanto alle Stelle nuoue V^Antìtìconefe ne sbriga benif- simo in jpuattro parole , dicendo , che tali moderne Stelle nuo- ue non fon parti certe de i corpi Celesti, e che bifogna , che gli auuerjàrjjfi voglion prouar e lafsùefser' alterazione , e gene- razione , dimostrino mutazioni fatte nelle Stelle deferitte già tanto tempo, delle quali nijfuno dubita, che sieno cofe Celesti) il che non pofonofar mai in veruna maniera: Circa poi alle materie, che alcuni dicono generarsi, e dijfiluer si in faccia dei Sole, ei non ne fa menzione alcun a; ond'io argomento, eh' e* l'habèiaper vnafauola, òper illusioni del Cannocchiale , 0 al più per ajfizionceUe fatte per aria , & in firn ma per ogni al- tra cofa, che per maiene Celesti . SALV. C/VLavoi, Sign. Simplicio , che cofa vìfete immaginato nfponden all'opposizione di queste macchie importune , ve- nute

Del Galileo.' 45

mite a intorbidare il Cielo, e più la peripatetica filofofia ! egU e forza, che come intrepido difenfor di quella3vi habbiate tro- ttato ripiego ^foluzio'nc, della quale non douete defraudarci, SIMP. lo ho mtefe diuerfe opinioni,intomo a quefio particolare.^ Chi dice , che le fono Sielle,che ne' loro proprj orbi , a guifa di » Venere,e diMerc.fi 'volgono intorno al Solere nelpaffarglifot- Qp;njoni- ^„ tofi mojìrano a noi ofcure; e per ejfer moltiffìmefpefio accade, uerfe t cjj ca ]e che pane di loro fi aggreghino infieme , e-che poifi fepar ino ; macchie fola- 10 altri le credono tfier ' vmpreffìo?ii per aria; altri illufioni de' cri- ri Halli; éT altri altre cojc; ma io inclino affai a credere,anzi te- go per firmo , che le fieno vn' aggregato di molti, evarjcorpi opachi, quafi cafualmete concorrenti tra di loro, eperò veggia- mofpeffi,che in vna macchia fi pojfon numerare dieci,epiu di tali corpicelli minuti, che fono di figure irregolari, e ci fi rap- presentano , come fiocchi di neue, b di lana, ò di mofche volan- 3, ti: variano fito tra di loro, è? horfi difgregano, ir bora fi co- ,, gregano, e mafiìmame-nie fiotto il Sole, intorno al quale, come }) intorno afuo centro fi vanno mouendo . <SMa nonpero e di necejfità dire, che le fi generino, e fi corrompanola che alcu- ne volte fi occultano doppo il corpo del Sole, & altre voltis> benché allontanate da quello,non fi veggono per la vicinanza della fmifurata luce del Sole: imperoccJje nell'Orbe eccentrico del Sole vi e costituita vna quafi cipolla campo fia dimoiti grojfezze, vna dentro all'altra, ciafcheduna delle quali ejfin- do tempefiata di alcune piccole macchie fi muouc ; e benché il mouimento loro da principio fia parfo inconfiante, & irrego- 3) lare, nulla dimeno fi dice effe rfi vltim amente cffèruato,ch<L^ i} detro a tempi determinati ritornano le medefime macchie per V appunto . Queflo pare a me il più. accomodato ripiego, chz~> fin qui fi fia ritrouaio per render ragione di cotale apparen- za, ir infieme mantenere la incorruttibilità,^ ingener abilità del Cielo;e quando queflo non bafìajfi,non mancheranno in- gegnipiù eleuati,che ne troueranno degli altri migliori. SALV, Se queflo di che fi dijputafuffi qualche punta di legge, o di. altri flud) vmani, nei quali non e ne verità, ne falfità,fi po- trebbe confidare ajfai nella fottigliezza dell'ingegno, e nella.-* -^ i , *• - prontezza del dire , e nella maggior pratica ne gli finitori , e naturali è ine* fperare, che quello, che eccede (fé in quefle co fi, fu/fi 'per far 'ap- ficace l'arte-v parire,e giudicar la ragion fua fup.eriore;ma nellefcicnze na- oratoria . turali; le conclufioni delle quali fan yen, e necejfar.k. , ne vi

Agométo3che iKceffariamé- tc prona le-» macchie fola- ri generarli, e clinoluern" . Dimoftrazio- ne concludete le macchie ef- fer contigue—» al corpo fola- re

Moto delle-» macchie ver- fo la circonfe- renza del So- le appanfce-* cardo.

Figura delle macchie ftret- ta verfo lacir conferéza del duco folare, e perchè appa- cifeataie.

4<£ Dialogo primo

ha che far nulla V arbitrio h amano, bifigna guardar/i non porre alla difefa delfalfo , perche mule Demo fieni, e milk Aristoteli remerebbero a piede contro ad ogni mediocre inge- gno, che babbia hauto ventura di apprender/i al vero . c^trè Sìgn. Simplicio toglieteui pur giù dalpenJìero,e dalla fperan- za, che voi hauete, chepojfano ejfr huomini tanto più dotti , eruditi, e verfati ne i libri, che nonfìamo noi altri , che al dif- petto della natura fieno pjr far diuenir vero quello, càcèfal- fo . E già, che tra tutte le opinioni , che fono fiate prodotti^* fin qui intorno aUejfenza di quelle macchie filari, quefìa—» efplicata pur' bora da voi vi par la vera , rejjta (Je queiìo e ) che r altre tutte Jìenf al re,& io per liberarui ancora eia quejia^ che pure èfaljìjjima chimera , lafciando mili altre imptcàabi- lità , che vi fono , due fole efperienze vi arreco in contrario : l'vna è, che molte di tali macchie veggono nafeere nel mezo del difeo filare f e molte parimente dijfoluerjì , efuanirepur lontane dalla circonferenza del Sole : argumento necefjario 9 che le generano, ejì dijfoluono ; cbefejenzagenerarji,e cor» romper/ì, compariffero quiui per filo mouimento locale,tutte vedrebbero entrare , e vfeireper la efìrema circonferenza L altra ojferuazione a quelli ì che non fon co/situiti nell'imfi- mo grado d ignoranza di projhettiua , dalla mutazione del" r apparenti Jìgur e j e dall'apparente mutazion di velocità di moto, conclude necejfari&mente, che le macchie fon contigui al corpo filare, e che toccando lafuafuperficie con ej/a , ufi» pra di ejfajìmuouono, e che in cerchi da quello remoti in ve* run modo non raggirano . Concludelo ti moto > che verfo la circonferenza del dif co folare apparifee tardij/ìmo , e ver fa il mezo più veloce; concludonlo le Jìgur e delle macchie,le qua- li verfo la circonferenza appari/cono JìrettijJìrne in compara- zione di quello , chejìmojtrano nelle parti mezo , e queiìo, perchè nelle parti di mezo veggono in maejtà , e quali t//e-* veramente fono, e verfo la circonfetenza, mediante lo sfuggi- mento della fuperficie globofa,Jì mojlrano in iscorciotf l'vna, e l'altra diminuzione di Jìgur a,e di moto', a chi diligentemen- te l'hajapute ojferuare , e calculare , rifponde preejamented quello y che apparir deue, quando le macchie Jien contigzie al Sole,e di/corda inefcufabilmente dal muouerjì in cerchi remo- ti, benché per piccoli interualli, dal corpo filare; come dìjfufa- mente èjlato dtmojìrato dall'amico nqjlro nelle lettere àtli<u*

macchie

Del Galileo. 47

macchie filari al Sign. Marco Velferi. Baccoglìefì dalla me- àefima mutazion ai figura, che niffuna ài effe e Stella, o altro Macchie fola. il /*' 'J& »" .r t ri i~ ri nonionodi

ro/^o difgura sferica ; imperocché tra tutte lepgure ,Jola la ^„ura sfenca^

sfera nonji vede mai in iscorciotnìpub rapprejèntarsi mai, nia diftefe,co« r.on perfettamente rotonda; e così quando alcuna delle mac- me falde ibi» ehie particolari fuf se vn corpo rotor do .quali fi filmano ejfer li tutte le Stelle, della medefima rotondità fi mojlrertbbe tanto nelmezo del dijco filare, quanto verfo V eilrtmità: doue , che lo /cornar e tanto , e mo/it arfi così fittili verfo tale ejlremitàt £■ all' incontro fpaziof e, e larghe, verfo il mezo ci rende jicuri quelle ejfer falde di poca profondità , b grojfizza, ri/petto alla lunghezza, e larghezza loro . Chepoijisia ojferuato vltima- vnente,che le maccoie doppofuoi determinati periodi ritornino le medesime per V appunto , non lo crediate Sign. Simplicio , e chi ve l'ha detto vi vuole ingannare ; e che ciò sia , guardate 9 che ei vi ha taciuto quelle, chef generano, e quelle , che si dif- foluono nella faccia del Sole lontano dalla circonferenza , ni vi ha anco detto parola di quello feorciare , che e argomento neceffario dell' ejfer contigue al Sole . Quello, che ci e del ritor- no delle medesime macchie, non e altro, che quel,chepur si leg" nelle fipr ad dette lettere,cioe, che alcune di ejfepuo ejfer tal- uolia , cnefìano di così lunga durata , che non 'fi disfacciano per vnajòla conuerjìone storno al Sole , la quale Jifpedifce in rmno di vn mefe .

IIMP. lo per dire il vero non ho fatto ne fi lunghe, fi diligen- ti oferuazioni , che mipojfano bajlare a ejfer ben padrone del quodeft di quella materia , ma voglio in ogni modo farle , « poi prouarmi io ancora , mifuccedejfe concordare quel che et porge l'tfperienza, con quel, che ci dimojìra Ariflot. perche chiara coja è, che due veri non sipojfon contrariare .

ZALV* Tuttauolta, che voi vogliate accordar quel che vimojìre-

r* ilfenfi, con le più falde dottrine d'Arifl. non cihaueretn^ j)ci Cl*ci0 per vna fatica al mondo, e che ciò sia vero, Arifi. non dicegli,che la gran lonta- delle coje del Cielo , mediante la gran lontananza , non fi ne nanza non fi può molto refolutamente trattare i Può re*°liua-

S1M#. D^h apertamente. ^"aiSL

$ALV. Il medesimo non affermagli, che quello, che Xefperìenza , e

il finfo a dtmoflra, si deue anteporre ad ogni dijcorfo,ancor- jj fenfQ pr^ the ne parefie affai ben fondato i e quello non lo die' egli refi' naie al difcor» lutamvtte, ejenzapunto titubare i fo per Ari*. '

Simp. 'Dicelo,

4 8 Dialogo primo

S1MP. Dicolo .

SALF. Adunque di queBe duepropofizioni, che fono ambedue» dottrina d' Arisi . quefl 'a feconda, 'che dice, che bijogna ante- Ciclo può dii porre ilfenfo al difeorfi, è dottrina molto più firma, e rifilu* h alterabile.-» ta,cbe ì'altra,chefiima il Cielo inalterabile; e pero più Arifio'

più conforme turcamente filo fif erete , dicendo il Cielo è alterabile , pei etiè

ad Ariiìot. di XOÌl m^ mojìra ilfenfo, che direte il Cielo e inalxerabiU,per-

quella , nella thè cosìperfuadc il difeorfi ad Arijlotile . Aggiugnete, cbz^*

quale fi fa i- noipojjìamo molto meglio di Arifiot. difeorrer delle cofe del

na Lei a ile . Cielo , perche confettando e?li cotal cognizione elfer'a lui dif-

ce del Tele- pale per La lontananza da ijenji, viene a concedere, che quei' fcòpio difeor lo, a chi ifenjlmeglio lopotefiero rapprefentare , con ficureza

rer meglio ài maggiore potrebbe intorno ad ejfojilofofare. H ora noi merce

feiir i ^ ■■? ^ftop?0 ce lo fiam fatto vicino trenta, e quaranta volte

più, che vicino non era ad Anfi.fi 'che pojjìamoj corgere in— * efio cento cofe, che egli non potette vedere, e tra le altre quefie mac;hie nel Sole, che alfolutamente ad efio furono inufibili , adunque del del) , e del Sol: più ficuramente pojjìamo noi trattare che uirifioùle. SAGR. Io fono nel cuore al Sign. Simpliciot e veggo,chvey fi finte muouere affai dalla forza di quefiepur troppo concludenti ragioni; ma dall'altra banda il veder eia grande autorità, che fi è acquifiata Arifiot. appreffo Vvniuerfale , il confiderai il numero degli interpreti famofi , che fi fono affaticati per efi plicare ifuoifinfi; il vedere altre fcienze, tanto vtili, e necefi fariealpublico fondar gran parte deUafiima,e reputazione» loro fopr a il credito d' Arifi. lo confonde,?, fpauenta affai\e me lo par fentir dire. E a chi fi ha da ricorrere per definire le nofi ■tre controuerfie,ìe.uaio chefujfe difeggìo Arifi. quaV altro au- jy . , torefi ha da feguitare nelle fcuoky nelle accademie,nellifiud)l

•ne di Smipl. Qualfilofifo ha fritto tutte le parti della naturai jilojofia , e

tanto ordinatamente, fenza lafciar indietro pur vnapartico- lar conclufione? adunque fi deue defilar quella fabbrica, fotta la quale fi ricuoprono tanti viatori i fi deue dtfirugger quel- l'Jdfilo, quel Pritaneo, doue tanto agiatamente fi ncouera- notanti jìudiofi, doue fenza efporfi all'ingiurie dell'aria , col filo riuoltar poche carie fi acquijiano tutte le cognizioni della natura? Si ha dafpiantar quel propugnacolo, doue contro ad ogni nimico ajfalto in ficurezza fi dimora f logli compatì] co noumeno, che a quel Signore , che con gran tempo , co-nfpefa

immen-

Del Galileo . 4P

immenfa, con ì 'operai di cento ,\e cento artefici fabbricò nohi- li/Jìmo palazzo, e poi lo vegga per ejfer fiato malfondato mi- nacciar rovina , e che per non vedere con tanto cordoglio dis- fatte le muraci tante vaghe pitture adornatele adute le colon- ne, fi/Ugni delle fuperbe logge, caduti i palchi dor aii,r orina- tigli fiipith i frontefpizì,e le cornici marmoree con tanta fpe- fa condotte, cerchi con catene, puntelli contraffort^barbacani, efirgozzoni di riparare alla rouina .

£ALV, Eh non tema già USign. Simplicio finii cadute ; io con fua affai minore fpefa torreiad ajficurario del -danno ;non ci spericolo , che vna moltitudine fi grande difilofofi accorti, t fagacifi taf ci fopr affare da vno, o dua, che faccino vnpoco di Pii0£bfìa Pe« Jlrepito ; anzi non pure col voltargli contro le punte d Ile lor ripacetica in- penne, ma col filo filenzio, gli metteranno in di/prezzo, e de- alterabile, rifione apprejfi l'vniuerfale. VaniJJÌmo èilpenfierodichicre* deJJe introdur nuoua filofofia col reprouar auejio , ò quello autore ibifogna prima imparare a rifer'ì ceruelli degli huomi- ni, e rendergli atti adijìmguere il vero dalfalfi: cofa che filo Dio la può fare . M-ad'vn ragionamento in vny altro, doue Jìamo noi trafcorfììio nonfaprei ritornare in fu la traccia-* fenza la fior Ut della vojìra memoria .

SIMP. Me ne ricordo io beni/fimo . Eramo intorno alle rìfpofie dell' Antiticone all'obbiezioni cotro ali immutabilità, del Cie- lo,trà le quali voi inferi fle quefia delle macchie filari non toc- cata da lui , e credo, che voi volefie conjiderar la fua rijpofia aWinflanza delle Stelle nuoue ,

SALV. fior mifouuiene il rejiante; efeguitando la materia, par» mi, che nella rifpoHa dell' Antiticone fieno alcune cofe degne di riprenjione . E prima ;fe le due Stelle nuoue, le quali e' no può far di manco di non por nelle parti altiffime del Cielo , e che furono dilunga durata, e finalmente fuanirono, non gli danno fa/lidio nel mantener l'ine 'terabilità del Cielo, per no ejfer loro parti certe di quello, ne mutazioni fatte nelle Stelle -antiche^ chepropofito metterfi con tanta anfìetà, <& affanno contro le Comete , per bandirle in ogni maniera dalle regio- ni Celtfìi ? non ballati egli il poter dir di loro quel medejimo, che delle Stelle nuouei cioè, che per ejfir parti certe del Cie- lo , ne mutazioni fatte in alcuna delle fue Stelle, nejfun pro- giudizio portano , ne al Cielo, ne alla dottrina d' Arijìotile i fec ondatamente , io non reflo ben capace dell'interno della-

D nim&

i q Dialogo prima

wmofup, mentre, che ey confeffa,.chele alterazioni '., che fi 'fa- eeffero nelle Stelle farcbber deflruttrici delle prerogative del Cielo ) cioè dell'incorruttibilità , &c. e queflo, perche le Stelle fon cofe Celefli, come per il concorde confenfo di tutti e mani- fefìo; & all'incontro niente lo perturba , quando le medfime alterazioni fi facefiero fuori delle Stelle nel re/io della Celefle efpanfione . Stim egli forfè, che il Cielo nonfìa cofa. Celejìe i io per me credeua, else le Stelle fi chiamajfero cofe Celefli , me" diante l'ejfir nel Cielo, b Vejfer fatte della materia del Cielo: che pero il Cielo fuffi più Celejìe di loro, in quella guifa, chz^> non ft pub dire alcuna cofa ejìerpià terrefìrej òpm ignea del- la Terra, b del Fuocojlejfo . Il non bauer poi fatto menzio- ne delle macchie f alari, delle quali e flato dimoflrato conclu- dentemente produrle ' diffoluerjì h & effer prof/ime al corpo folare,e con. efiòyò intorno ad effo raggirar/i, mi grand3 m- dizioyche poffa ej/er3 cheque/lo \ Autore. firiuapiàjq/lo a com- piace za di altri, che a foddisfazionpropriaie quefìo dico, per" eh} dimoflrandofi egli intelligente delle. Matematiche , e im- pojfìhile, ctìei non refìi perfuafo dalle dimoftrazioni > che tali materie fono neceffarìamente contigue al corpo filare } e fono generazioni,? corruzioni tanto grandi,che niffuna così gran* de, fi ne, fa mai in terrai e tali, e tante , eji frequenti fi ne fanno nelViflejfo globo del; Sole , che ragioneuolmentepuofli- tnarfi delle più nobili parti del Cielo ,qual ragione refierà po- tente a. dijjuadercip che altre neponffao accadere ne gli altri, globi ì: r°. $AGR. Io non pojfbfinza grande ammirazione 3 e dirò gran re^ liti* e altera-; pugnanza al mìo. intelletto, fintir attribuir per gran. nobiltà% zioneè perfe- e perfezione ai \ corpi .naturali,^ integrati deU>euniuerfoque-

zion. maggio- fio ejfir'impaffihile,immutabile, inalterabile, &c & alVJncon- re-> ne corpi tyoflimar grande imperfezione l'efter1 'alterabile, generabile ,

mondani che. mutabile , Ò"c io per me reputo la Terra nobilifjima , <& am-

dìzio ni. * mirabile, per le tate, efì diuerfi alterazioni,muta.zìonj,gene- Terra nobilik- razioni, ÌXc che in lei ine ejfabilmente fi fanno; e quando fin- fi ma p ci le ta - za ejfir fuggetta ad alcuna mutazione ellafujfe tutta vna—>

teu-> mutazioni vafìa foUtudine d'arena, b. vna. mafia di diafpro, b che al tem- fanno1. * del Diluuio, diacciando/i V acque, che la copriuano,fUftt*>

Terra inutile^ r e fiata vn globo immenfidi criflallo, doue mainon nafiefie,

e piena di o- nefi alter ajfiy bfi mutajficofa veruna , io laflimerei vn cor-

no ìeuate i.^ pMQÌQ inutile al Mondo, pimo di ozio, e per dirla in breuz^% stazioni. * * fuper»

Del Galileo. 1 1

fuperfluo , e come nonfujfe in natura , e quella Beffa dif- ferenza ci farei, che e tra l'animai viuo , e il morto , & il me- defimo dico della Lunari Gioue,e di tutti gli altri globi mon- dani » Ma quanto più m'interno in conjìdemr la vanità de i difcorsi popolari, tanto piagli trouo leggieri , ejiolti : e qual maggior fciocchezza si può immaginar di quella , che chiama cofepreziofe le gemme, l'argento , e l'oro, e vilijjlmela Terra, e il fango? e come nonfouuiene a quejli tali, che quando fujfe

tanta fcarsità della Terra , quanta e delle gioie dei metalli T<frra P«J n°- .s J r ni '*. 1 7 1 *■ bile dell oro,

più pregiati, non farebbe principe alcuno, che volentieri non e jejje --^

ifpendejfe vnafoma di Diamanti,e di Rubini , e quattro car- rate di Oro, per hauerfolamente tanta Terra, quanta bajlaf fe per piantare in vnpicciol vafo vngelfomino , bfeminarui vri 'arancino della Cina, per vederlo nafeere, crefeere, e pro- durre si beile frondi,fiori così odorosi , e gentil frutti? è du- que la penuria ,e l'abbondanza quella, che mette in prezzo, Penun"a,& ab iy auuilifce le cofe apprejfo il volgo , il quale dirà poi quello °nn ?nza rmct" e/ìer'vn belli J/ìmo diamante , perchè ajjìmiglia l'acqua pura , & auuilficono e poi non lo cambierebbe con dieci botti d'acqua . Que/ii ,che le cofe . ejaltano ta nto l'incorruttibità,Vinalterabilità,^X^credojChe]sì riduchino a dir quejie cofe ,per il desiderio grade di capare af- Incorruttibi- fai,eper il terr ore, che hanno della mortele noconsiderano,che Htà celebrata quando gli huomini fujfero immortali a loro non toccauaa—> . vulS° Per venire al Mondo . Quejìi meriterebbero d'incontrarsi in vn morte, capo di Medufa , che gli trafmutajfe in iftatue di diafpro, o di I detrattori diamante ,per ditte ntar più perfetti,ch e non fono . della corrut-

SALV. E forfè anco vna tal Metamorfosi non farebbe, no con11^1^ m,e,nr~ qualche lor va ntaggio ; che meglio credo io , che siati non dif feJ cangi arila correre, che di/co rrere a rouefeio . fìatiie .&

SIMP. E non e dubbio alcuno,' che la Terra e molto più perfetta, eJfendo,come ella e, alter abile, mutabile, & e. che la fujfe vna maffk di pietra, quando ben anco fujfe vrìintero diamante durijjìmo , & impaffibile . Ma quanto quejie condizioni ar- recano di nob iltà alla Terra, altrettanto renderebbero i corpi Corry[ Celeftì Celeslipiù imperfetti,ne i quali ejfe farebbero fuperfiue;efsen- ordinaci per do, che i corpi Celejii, cioè il Sole, la Luna , e l'altre Stelle , che feruizio della non fono ordinati ad altro vfo, che al feruizio della Terra , Terra "on-» non hanno bifogno d'altro per confeguire il lor fine , che del ^n°t^0 rno moto, e del lume . def mòtò fte

SAGR. ^Adunque la natura ha prodotti^ indrizzati tanti vaf- del lume .

D z tijjìmi

ti Dialogo primo

tijfim^perféttifjìmi, e nobili/fimi corpi C etesii Jmpa/pbMJm- mortali, diurni, non ad altro vfo , che al feruizio dèlia Terra pajjìbile, caduca,e mortale? al feruizio di qudlo, che voi chia- mate la feccia del Mondo , la fintino: di tutte le immondizie f e a che proposito far"i corpi Celejìi immortalile, perfiruirs a>vno]caduco,ò'c. Tolto via quejio vfo di firuire alla Terra l'innumerabilefcbiera di tutti i Celejìi corpi rejla del tutto i- nziiile,e fuperjlua,già che no hanno, ne fionuhauere alcuna fiambieuole operazione fra di lvro,poicbe tutti fono inakera- Tl/K biti,immzitabili,impaJ/ibili:cbefev.g.laLunaeimpa,/;b:lc,che

mancano di o- volete, che il Sole , o altra Stella open in lei l fari fenz' alcun

perazione fca-~ dubbio operazione minore afsai , che quella, di chi co la vijìa9 bieuole tra d^ v col pensiero, volefie liquefare vnagran mafia d'oro . In—*

Jpr.Q..,. oltreamepare, chementre, cheicorpi Cele/li concorrano alle

generazioni, '& alterazioni della Terra, siafirza,che ejfi an- cor a sienoalterakiU>altr amente non so intendere, che l'appli- cazione della Luna > ò del Sole alla Terra per far le genera- zioni fiùfie altro,, che mettere acanto allafpofa vna fìatua di. marmo, e datalcongiug-nimento Bare attendendo prole . SIJMP. La corruttibilità,l 'alter azionerà mutazione,^ e. non fon, x nell' intero globo ter refir e, il quale, quanto-allafua integrità^

*' alterabilità, nQn m&nQ^tevno,cheilSole,ò,la-Luna, ma e generabile, e cor- tem Globo ter fattibile, quanto alle [uè parti efìèrne, ma e ben vero , che in

reih-e, mi5 in effe la generazione, e corruzione fon perpetue , e come tali ri-

alcune parti. cercano l'operazioni Celejìi eterne.}; e però ìnecefiario > che p.

corpi Celejìi sieno eterni * SAGR. Tutto camminatene; mafie aireternità dell'intero gioirò terre/irej no e punto progiudiziale Ha corruttibilità delle parti Corpi CeìeiM fiuperficiali, anzi quejìoefser generabile, corruttibile, altera- alcerabil i nel- bile, &c>. gli arreca grand' ornamento^ perfezione, perche non

le parti efter— potete, e douete voiammetteryalterazioni}generazioni,&c.pa- B<Lv rimente nelle parti efìerne de ì globi Celejìi, aggiugnendo loro

ornamento fenza\diminuirgli perfezione, o Ituargli l'azioni} anzi atcrefcendoglkle , col far , che non filo [opra la Terra , ma, cheficambieuolmentefra di loro tutte operino ,ela Ter- ra ancor&verfo di loro t' SIM'P.. QueHonon pub ejfere, perche le generazioni, mutazione, && chefifacejfer v. g. nella Luna fiarebber' inutili , evane^ & natura nihil fruftrA facit. &A&R, E perche farebbero, elleno mutili f e vane i3

Simp*Terehk

Del Galileo 5 j

tIMP. Perche noi chiaramente veggiamo,e tocchiamo con mano,

the tutte le generazioni mutazioni ,^c. che fanno in Ter- Generazioni » ra tutte, b mediatamente,ò immediatamente fono indriz-zate ^^n'' Terra sll'vfo , al comodo , & al benefìzio àeìThuomo ; per comodo \0Vi Clltce pcr degli huomini nafeono i cauaUi ,per nutrimento de' cauaUi, benifizio deiU produce la Terra iljieno, e le nugole V adacquano ; per -corno- 1' huomo . do , e nutrimento degli huomini nafeono le herbe , le hi ade , ì frutti, le fere, gii vccelli, ipefei; ^T infomma ,fe noi andere- mo diligentemente efaminando , e rifoluendo tutte queRe co- fé, tr vaeremo il fine, ài quale tutte fono indrizzate,ejferil bi- fogno, l 'vtile , il comodo , e il diletto degli huomini . Hor di quale vfo potrebbe/ ej/er mai al genere humano le generazio- ni, chejìfaceffero nella Luna , ò in altro Pianeta i già voi non volejle dire, che nella Luna ancora fujfero huomini, che godejfer de fuoifrutti;penjìero, bfauolofo, v empio .

SAGR. Che nella Lama, , b in altro Pianeta generino , ò erbe , ò

piante, ò animali Jìmili a i noJìri,ò vi facciano pioggie,ven- £ una manca

ti, tuoni, come intorno alla Terra, io non lo so , e non lo ere- di generazìo-

do; e molto meno, che ellajìa abitata da huomini: ma non in- n* ™M* a^5r>

tendo già, cornei tuttauoltacbe non vi Jt 'generino cofe fìmMnthhatad '

alle noRre tjìdeuadi necejjìtà concludere ., che niuna altera- huomini .

zione vi facciaci vipofsano efere altre cofe, chejì mutino, Nella Luna

generino, eJìdiJfoluano,non piamente diuerfe dalle nojlr e, poflbno efler

ma lontani/lime dalla noRra immaginazione , & in Comma generazioni di . o ^ ' j cote u.iiicri(L-^>

■del tutto a noi inefcogitabili . EJìeomeiofonJìcuro, che <*—> ^a||e noftre %

vno nato, e nutrito m vnafelua immenfa tra fiere, &vccd- li,e che non hauejfe cognizione alcuna dell'Elemento dell' Ac- ^y nianCaf?e qua , mai non gli potrebbe cadere nell'immaginazione ejfeH della coeniz;6 in natura vn altro mondo diuerfo dalla Terra, pieno di ani- dell' Elemcn- mali, li quali fenza gambe ;e fen za alevelocemmte cammina- t0 ■"■' acS"* no, e nonfopra lafuperjìcie folamente , come le fiere fopra la beimaSar le Terra, ma per entro tuttala profondità ; e nonfolamente ca- «aui,ne i felci minano , ma douunque piace loro immobilmente fermano, cofa, che non pojfon far e gì' 'vece Ili per aria ; e che quiui di più habitano ancora huomini, evi fabbricano palazzi, e Citià,<kj hanno tanta comodità nel viaggiare , che fenza niuna fatica vanno con tutta la famiglia, e con la cafa, eeon le Città infe- re in lontanijfmi patjì,jì come dico iojonjìcuro , che vn tale, ancorché di per fpicacijjìm a immaginazione non potrebbe^ già mai figurare i Pefci, l'Qceano} le Naui, le Flotte, eleAr-

D 3 mate

5 4- Dialogo primo

mate di Mare; così,e molto più, può accadere, che nella Lnntt per tanto internatio remota da noi , e di materia per autisti» tura molto dimrfa dalla Terra , fieno fkfìanze , e fi facciane operaziwhnAnffolamente lontane , ma del tutto fuori d'ogni no/ira immaginazione, come quelle, che non babbuino /imiti» tud'me alcuna con le no/ir e>e perciò del tutto inefcagitabili,au» uengacb'è quello' \, che noi ci immaginiamo, bifogna, chefia , ò vna delle co/è già vedute, o vn campojìa di e o/è, òdi parti del» le co/e altra volta vedute; che tati fono le Sfingi , le Sirene , U Chimere} i Centauri, &v „. ; SALV-. la fon molte volte andato fantaflicanda ,/opra quefle co» fé, efinalmente mi pare di poter ritrouar bene alcune delizi cofe, che non fieno , ne pofiarìeffer nella Luna ; ma non già veruna, di quelle, che io creda, che vi fieno, epoffano e/fere ,fc non con vna larghiffìma generalità , ciò}, co/è ,, che l'adorni» noopSTcandQie.m.ouendo, eviuenda ; e forfè con modo diuer» Nella Luna fi/fimo dal noflro, veggendo , <& ammirando la grandezza , e poflbno effer bellezza del Mondo. x e del/uo Facitore, e Rettore, e con eneo» f d ile noi my coritini*ì cantando la fua gloria; & infomma. ( che è quel»

ftrc,"- lo, che io intenda) facendo quello tanto frequentemente dz—*

gli fcrittor fiacri affermato, cioè vna perpetua occupazione di tutte le creature in laudare Iddio*. $A3R: Que/ie fono delle cofe , che generalijjìmamente parlando % vipoffanoejfere; ma, io/èntirei volentieri ricordar di quelle,, che elU crede, che non vifieno,nepoJfano. e/fere, le quali ì for- za, chepiuparticolarmentefipoJa.no nominare. «.■ S.ALV. <Auuertite Sig. Sagredo y che quejlafarà la terza volta * ( . che noi cosi pajfoinpa (fa, non ce ri ancor gedo., ci faremo de»

uiati dal n o/iroprincipale inflituti , e che tardi verremo a ca» de' nofìri ragionamenti , facendo digrèjfioni ; pero va» gliamo differir quejìo difeorfo tra gli altri,che ftam conuenuti mmjsttére ad vna particolar/è/sione, farà forfè benfatto, «. SAJ-R. Digraziagià,chefiamo nella Luna , /fediamoci dalle co» fe,che appartengano alei, per non hauere a/are vn* altra voi» tavnfi lunga cammino ., '* SALV* Sia come vi.piace . JBper cominciar dalle co/è più genera» li, io credo, che il [globo lunare fia differente 'a/sai dal terrefiret ancorché in alcune cofe fi veggano delle conformità; diro II-* conformità, e poi le diuerfità. Confórme e ficur amente la Lu»K alla Te.rra.ndla figura 3, la quale indubitabilmente è sferi»

tadorne

Del Galileo . 5 5

eaf come di neceffitàfi conclude\dal vederfi il fuO difcoperfet- fatà^tt^T

tamente circolare,e dalla maniera del riceuere il lume dei So- £una c ja jec

le, dal quale, la fuperficie fuafujfe piana , verrebbe tuttiL** ra: che è c^uel-

nell'iftejfo tempo vefiita , e parimente poi tutta, pur in Vti-j la della hgu-

iBe/To momento fpoeliata di luce, e non prima le parti, che ri-** ' .,e "

" , r*i e i r irL f t r f +• r l proua dal mo

guardano ver/o il Sole, ejuccejjiuamente lejegutnU ,Jich<u> £D del|. ei|-crc

giunta all' oppofìzione ,[e non prima refia tutto £ apparente illuminata dal difio iUufirato ; di che all'incontro accaderebbe tutto l'oppofi- Sole . to, quando lafua vifibil fuperficie fujfe concaua ; cioè la Mu- minazione comincierebbe dalle parti auuerfe al Sole . Secon- Seconda Có- dariamente ella e come la Terra, per jlejfa ofcura,& opaca, ^or?li^ è *'"" per la quale opacità è atta a riceuere , & a ripercuotere il lu- ftYbrofr corhc me del Sole;ilcbe,quando ella no fu [fetale, far non potrebbe. ja Terra. Terzo io tego lafua materia denfifiima,efolidifsima no meno Terza. La ma- della Terra,di che mi e argometo affai chiaro ìejfer lafua fu- teri^ della I u perfide per la maggior parte ineguale, per le molte eminenze, tta iaeTerra°c e cauità , che vijifcorgono merce del Telefcopio, delle quali e- montuofa. minenze ve ne fon molte in tutto,eper tutto fimili alle no/ire più afprej efcofcefe montagne^ vi nefcorgono alcune tira- te, e continuazioni lunghe di centinaia di miglia; altre fono in gruppi piii raccolti ; e fonui ancora molti fogli fiaccati , e folitarj, ripidi affai, e dirupati; ma quello, di che vi e maggior frequenza ,fono alcuni argini ( vferò quefìo nome , per non me ne fouuenir' altro, che piagli rapprefenti ) affai rikuati, li quali racchiudono, e circondano pianure diuet grandez- ze, e formano varie figure , ma la maggior parte circolari , "molte delle quali hanno nel mezo vn monte rileuato ajfai , & alcune poche fon ripiene di materia alquanto ofcura , cioefi- milea quella delle gran macchie, chefiveggon con V occhio li- bero; e queflefono delle maggiori piazze ; il numero poi delle minori, e minor grandiff imo , e pur quafi tutte circolari . Quarto, fi come la fuperficie del nofìro globo e difiinta in due Quarta. Luna majfime parti, cioè nella terreftre, e nell'acquatica, coù'nel di- dininta in dna fico lunare veggiamo vna difiinzion magna di alcuni gran Pai£ldltfeien- eampipiìi rifplendenti , e altri meno ; all'afpetto de i quali za e 0fcurità credo , che farebbe quello della Terra ajfai fimìglìante a chi come il Glo- dalla Luna , o da altrafimile lontananza lapotejfe vedere il- ho terrelt. nel luflrata dal Sole , & apparirebbe la fuperficie del Mare più ™are > e. tìe11* ofcura, e più chiara quella della Terra . Quinto , fi come noi re^a . .dalla Terra veggiamo la Luna or tutta luminofa , or mezat

D 4 or

$6 DìafogoprìmD

SHpcrHcie del or più , or meno, tafor fatata , e taluolta ci rejfa del tutto in*

rèbbe da lon- wfibile, cioè quando e/otto i raggi filari; fi ebe la parte, e £e— »

uno più ofeu- riguarda la ferra , re/la tenebrofa ; così appunto Ji vedi <. Li e

radi quella-* dalla Luna coli i/lejfò periodo a capello , ejottoU mtdejim<_*

r? -1 C\£a" mutazioni di figure , l 'Illuminazione fatta dal òolejoo, a Iti

noni di figure fama della jerra . S0®«

nella Terra-i &4fèiti & ianovn poco Sign «Salutati* Chef illuminazione della fimiii à quelle Terra, quanto alle diuerfe figure Ji 'rapprefentajfe a cbtfujfe

della Luna , e nella Luna Jimile in tutto a quello , ebe noi feorgiamo milt

io periodo ° Luna-, l intendo io benijfimo , ma non refìo già. capace ,

come ella Ji mojìraffe fatta coli iBeJfo periodo ; auuengaco^» quello, chef a l'illuminaziondelSole nella fuperjicie lunaria* in vnmefe, lo fanello- terra flre in ventiquattr' borei. $ALV. E vero >■, chel 'effetto del ÌSole- , circa- l'illuminar quejli dut corpi, e ricercar col fuofplendor e tutta la lorfuperficie,fifpe* difee nella Terrain vn giorno naturale , e nella Luna in vi» rnefe3ma non da queftofolo depende la variazione delle figu- re, fitto le quali dalla Luna Ji vedrebbero le parti illuminate della terre fìre Juperficìe, ma da i dìuerji af petti, chela Luna va mutando col Sole ,fichequando v.g. la Luna feguitajse puntualmente il moto del Sole, e flejfe,per cafo,fempre linear* mente tra ejjo, elaTèrrain cmeW afpetto , che noi diciamo di congiunzione, vedendo ella fèmpreilmedejimoemtsfèrio del* la Terra? che vedrebbe il Sole,h vedrebbe perpetuamente tut* to lucido ; come per VoppojitOy quando- eUa refiajfè fèmpre al* VoppofizÀone del Sole, non vedrebbe mai la Terrafdella quale farebbe continuamente volta verfo la Luna la parte tenebro* fa , e perciò inuijibile . Ma quando la Luna. \ aliaquadratu* ra del Sole, dell'emisfero terre/Ire^ efpoBo alla vifìa della Lu- na quelìaxmstà, che e verfo jfSole , e lumino fa, e l'altra verfo* l-oppojló. del Sole e oftura; e perà la parte della Terra illumi* naia ,JÌ,rapprefenterekbe alla Luna fiotto figura di mezQ ccr* cbio « $A3;R*. Refìo cabacìfjtmodeltuttoì &". intendo già benijjtmo , che: partendo fi la Luna dall' oppojizione del Sole , di do uè. ella no veddua.nte.nte dell'illuminato della terre/ir e. fuperficie, ève* nendo di giorno, in giorno verfi.il Sole, incomincia a poco, a poco a/coprir qualche particella della faccia della Terra illu- minata; e quefla vede ella in figuradi fottìi falce ,pereffer lai T&rarQtQndatà' acquifìando pur la Luna colfuo mouimé*

Del Galileo l $7

to di in di maggior vicinità al Sole , viene 'J coprendo più , f piufempre ddìimisftr&ierrejèrè illuminato ,ji che alla qua- dratiti a >;efcuopi e la mità giufìo,Ji cjme noi di hi veggiamo altrettanto : continuando poi di venir ver/o la congiunzio- n e, fcuopre fuceejj-uamen te parte maggiore della fuperjìcie il* lumina. a , ejìr almenie nella cogiunzionevedt l'intero emis* fino tutto Inmmofo . Et mfomma comprendo benijjimo,che quello y che accade agli abitatori de'la Terrat n el veder le va- rietà, della Luna-, accoderebbe a chi fu nella Luna nel veder la Terra, ma con ordine contrario, cioè, che quando la Luna ì a noipiena,Ì5 all'oppofzion del Sole, a loro la Terra fareb- be alla congiunzion col Sole, e del tutto o/cura , & wuifibile; all'incontro quello fiato, che a noi e congiunzion della Luna col Sole, epero Luna /riente ,enon veduta , farebbe oppoji- zion della 2 erra al Sole, e per così dire, Terra piena, cioè tut- ta luminofa . E jin algente quanta parte a not di tempo in—* tempo mojìra dtlla fuperjìcie lunare illuminata, tato dalla Luna vedrebbe ej/èrneH'iJhffo tempo la parte della Terra efeura, e quauto a noi refi a della Luaapriuo di lume, tanto alla Luna e l'illuminato delia Terra; fiche: folo nelle qua- drature quefìi veggono mezo cerchio della Luna lumino/o, f e quelli altrettanto della ferra » In v>-a cofa mi par, che dif- ferivano quejij fcambkuiìv operazioni; @? è che dato, e non eoncejp>, che nella Lunafujfe chi di l ìpotejfe rimirarla Ter- ra, vedrebbe ogni giorno tutta, la. fuperjìcie terrejire,mediante il moto di e fa Luna intorno alla Terra in ventiquattro , ò venticinque bore, ma noi non veggiamo mai altro, che la me* della Luna,poictiì ella nonji riuolge in fìejfa , come bi- fognerebbe, per poterctfi tutta mofirare. $ALV. rurctìe quejìo non accaggiaper il contrario , cioè , che il rigirar/iella in fieffa^fìa cagione , ebe noi non veggiamo mai l'altra metà, che così farebbe necefario, ebefuffe, quando tllahauejfe V Epiciclo . Ma doue la/ciate voi vn' altra diffe- renza in contraccambio di quefia auuertita da voi ? Tutta la Ter- SAGR. E qual' e i che altra per bora non mi Viene in mente \ ra vede la me» &ALV. E t che la Terra [come bene bautte notato) non vedi^* folamence_> altro, che la metà della Luna > doue, che dalla Luna vien vi- ^ella M'"a > c

(la tutta la Terra, all'incontro, tutta la Terra vede la Luna, JJL !«?Ì.u,a" j a t r ì i i V f » i « i- i , mente aeiix--

ma della Luna, foto la. meta vede la U erra ; perche gli babita- Luna vede tus

tori per cost dire, dell e.nisfcrofuperiore della Luna,cbe a noi u la 1 erra.

nare

58 Dialogo primo

vinuifibìk, fon pr lui della vi/la della Terra, e qucfiìfonfof» gli Antictoni » <SM a qui mi fcuuien 'bora a vn particolare accidente, nuouamente offerziato dal nofìro accademico nella Luna, per il quale fi 'raccolgono due confeguenze neceflarie, l'vna e , che noi veggiamo qualche co/a di. più della metà della *-j », -r. Luna , e l'altra è , che il moto della Luna ha giufiamente re-

ti, vedete più lazione al centro della Terra: e l'accidente , el'ojferuazione è

che la metà tale . Quando la Luna h abbia vna corrifpondenza,e naturai del Globo lu- fimpatia con la Teiera, verfo la quale , [con vna ialfua àeter- minata parte ella riguardi, e necejfario , che la linea retta, che congiugne ilor centri, paffìfempre per ViJleJJo punto della fu- perfide della Luna; tal che quello, che dal centro della Terra la rimirajfe, vedrebbe fempre l'ifiejfo di/co della Luna puntual- mente terminato da vna medefima cirtQnfer£za;Madivnò, pojlituitòfipra lafuperficie terrefire , il raggio, che dall'occhio fuo andajfefino al centro del globo limar e,non pajferebbe per V iflefìo punto della fuperficie di quella ,per il quale pajfa la li" nea tirata dal centro della Terra a quel della Luna , non quando ella gli fujft verticale : mapojla la Luna in oriente, ò in occidente, il punto dell'incidenza del raggio vifuale , reBa Juperiore a quel della linea , che congiugne i centri, e pero fi fcuopre qualche parte dell 'emisferio lunare verfo la circonfe- renza di /opra, e fi nafconde altrettanto dalla parte di fitto ; fi fcuopre dico, efinafcode ri/petto all'emisfero, che fi vedreb- be dal vero centro della Terra : e perchè la parte della cireon- ferenza della Luna,che efuperìore nel no/cere, e inferiore nel tramontare , però affai notabile douràfarfila differenza del- Vajpetto di effe parti Juperiore, e inferiore ,fcoprendofi bora , ^yìjoraafcondendofi delle macchie , ò altre cofe notabili di ejfi . parti. Vna fimil variazione dourebbefcorgerfi ancora verfo l'ejlremità boreale, & auftr ale del mede/imo dlfco,fecondo,che la Lunafitroua in queBo, b in quel ventre del fuo Dragone; perche quàdo ella e fettentrionale , alcuna delle fuc parti ver- fo fettentrione ci fi nafconde ye fi fiuopr e delle aufimli , e per l'oppofito . Hora, che queBe confeguenze fi verifichino in—* _ fatto fi Telefcopio ce ne rende certi; imperocché fono nella Lu- na due macchie particolari, vna delle qualì,quando la Luna e nel meridiano guarda verfo MaeJlro,e l'altra gli è quafi dia- metralmente oppojla; elaprimaevifibile, ancofenzail'Te- lej copio f ma non già l'altra: e la MaeBrak vna macchietta^*

ouata,

Del Galileo 5 9

cuata, diuifa dall'altre grandi[Jìme% Voppojìa è minore, epa- jjjjp Luna!^ rimente Jeparata dalle grandijjìme , ejìiuata in campo, affai per je qUajj g chiaro; in amendue quejlefi offeruano molto manifeft amente oflerua lei ha- le variazioni già dette , e veggonfi contrariamente l'vna dal- «er riguardo l'altra, ora -vicine al limbo del di/co lunare, fa' bora allonta- ^ centro dcl- nate, con differenza tale, che l'interuallo tra la maejirale, e la jUQ mow m circonferenza del difco e più, che il doppio maggiore vna vol- ta, che l'altra : e quanto all'altra maccbia (perche l'i più vici- na alla circonferenza) tal mutazione importa più , che il tri- plo da vna volta all'altra . Di qui e manifejìo la Luna , co- me allettata da virtù magneiic a yConji antemente riguardare con vna fua faccia il globo ierrejire , ne da quello diuertif mai .

SAGR. E quando fi ha apor termine alle nuoue ojferuazioni, e-* fcoprimen ti di quejìo ammir abile Jlrumen toi

SALJS* Se iprogrefsi di quefìa fon per andar fecondo quelli di al- tre inuenzio ai grandi, e dafperare, che col progrejfo del tem- po fi fìa per arrtuar a veder co/è a noi per bòra inimmagina- bili . Ma tornando al nojlro primo difcorfo , dico per lafejìa Sefta.La Ter. congruenza tra la Luna,e la Terra,chefi come la Luna gran l?J, ? , "?] parte del tempo fupplifce al mancamento del lume del Sole,e ci te ^ iiiumina- rende con la refefsione del fuo le notti afiai chiare , così Icl~> no . Terra ad ejja in ricompenfa rende quando ella n'è pia bifo- gnofa\, col refletterle i raggi folari vna molto gagliarda illu- minazione , e tanto per mio parere, maggior di quella , che a noi vien da lei, quanto la fuperficie della Terra e più grande di quella della Luna *

SAGR. Non più, non più Sig. Saluiatt, lafciatemi il gufìo dimo- Jirarui , come a quejìo primo cenno ho penetrato , la caufa yii vn accidente, al quale mille volte ho penfato , ne mai l'ho pò,- Lume reflcflò tuto penetrare . Voi volete dire, che certa luce abbagliata, che da! ja Terra-» fi vede nella Luna , maf imamente quando le falcata , viene dal rejkfsadel lume del Sole nella fuperficie della Terra, e del %5M are ;e più vede tal lume chiara, quanto la falce e più fìt- tile, perche allora maggiore e la parte luminofa della Terra , che dalla Luna e veduta, conforme a quello, che poco fa fi con- clufe ; cioè , che fémpre tanta è la parte luminofa della Terra , chefi mo[l*a alla Luna,quanta lo/cura della Luna,cbe guar- da verfo la Terra; onde quando la Luna è fottilmente falca- t#} & ivconfeguenza grande è la fua parte tenebroj a , grande

eia

éo Dialogo primo

e parte illuminata dtlla ferra , veduta dalla Luna,e tanto più potente larejìejsion dtl lume . SALV. Queflo e puntualmente quello, eh" io voleua dire . Infom- ma gran dolcezza e il parlar con pe> font giudiziofe, e di tuo- na apprenjìu-a; e majsime quando nitri vàpaJ]eggiartdo,e aifi correndo tra i viri , io mi fon più volte in con Uato in ceruelli tanto duri, clw per mille volte ,che io babbea loro replicato que- Jlo, che voi hauetefubito per voi mede/imo penetr ato,mai non e flato pofsibile, che e l'apprendano. ■SI MI3. Se voi volete dire di non bau erlo potuto perfuadere loro, fiche e' l'intendine, io molto me nemarauigho , efonfìcuro , che ?ion V intendendo dalla vojìra ejplicazione , non ^inten- deranno forfè per quella di altri , parendomi la vojìra ejpref fìua molte chiara ; ma voi intendete di non gli bauer per- fuafì,fi che e' lo credanoci que/Io ncn mi mat auiglio punto, perche io flejfo confefso diefser vn di quelli , che intendono i vojiri difcorfirma non viji ' quietano, anzi mi rejìano in que- Jla,e in parte dell' altre fei congruenze molte di jj.cultà,le quali promouero,quandohaurete finite di raccontarle tutte * $ALV. Il defiderio, che ho di ritrouar qualche verità , nel qualt^ acquiflo,afsai mipofaono aiutare k obbiezioni di buomini in- telligenti, qualfete voi, ymi farà efser breuifsimo nello Jpe dir- mi da quel, che ci refla-. Sia dunque la fèttima congruenza il rifponderfi 'reciprocamente non mzno alle ojfefi , chea i fl- uori, onde la Luna , chehene Jpefso nel colmo della fuà illu- minazione,perl'interpofizi&n della Terra trafe,e il Sole vieti Settima. Ter- priuata di luce, & ecclifsata > €Osì e/sa ancora per fuo nj catto

ra,e Luna Ica- Ji interpone traìa Terra, e il Soie, econ V ombra jua ofeura la

«elidano . ' Terra; e fi ben la vendetta non e pari all' ojfefa , pere hi bene

Jpefso la Luna rimane,^' anco per a/sai lun^o tempo,immer* fa totalmente nell'ombra della Terra, ma non già mai tutta la Terra , ne per Uingofpazio di tempo reità ojcurata dalla Luna, tuttauia hauendqfì riguardo alla picciolezza del corpo di quefla,in comparaziondella grandezza di quello , non fi può dir, non che il valore, in vn certo modo, dell' animo fìa grandifsimo . Quello è quanto alle congruenze . Seguirebbe bora il difeorrer circa ledi/parità; ma perche il Sign. Simpli- cio ci vuolfauorire de idubbj contro di quelle , farà benefen- tirgli, e ponderargli prima, chepafsare auanti . 8AGR* Si perche e credibile, che il Sign. Simplicio non Jìa J?er ba- uer

Del Galileo: €t

iter ripugnanze intorno alle di/parità; e differenze tra la Tcf ra, e la Luua, già che eglifiima le lorfufianze diuerfij/ìme . SIMP. Delle congruenze recitate da voi nel far parallelo tra Ut Terra , e la Luna non fento di poter ammetter fenza repu- gnanza, non laprima% e due altre ;■. ammetto la prima— >% cioè li figura sferica, bene anco in qutfia vi e non so cbe, fil- mando io quella della Luna eJfep$uliti{fima,eterfa,QQme vno fpecchio, doue, cheque/la dtlla Y erra tocchiamo con mano ef- Jer fcabrofijìma , <$ afpra ; ma quejia attenente all'inegua- lità della fuperficie va confiderata in vn' 'altra delle congruen- ze arrecate da volperò mi riferbo a dirne quanto mi occorre nella cotifider azione di quella. Che la Lunajìapoi , come voi dite ntlla feconda congruenza, opaca-, & ofcura per fieffà* come la T'erralo non ammetto, non il primo attributo del- la opacità, del che miajficurano gli ecliffi filari',che quando lot Lunafujfe trasparente,} 'aria nella toi ale ofcur azione del So- le non refierebbe cosi tentbrofa,come ella refia,maper la trafi parenza del corpo lunare trapalerebbe vna luce re fratta , co^ me veggi amo farfi per le più denfi nugole . Ma quanto ali of- curità, io non e redo, che 'la Luna fia del tutto priua diluce,co- me la Terra, anzi quella chiarezza, chef forge nel rejio del _ r fuo di/co, oltre alL fittili corna illujiratedal Sole,reputo , ^^djrJ^ftiinaciL Jt a fuo proprio, e naturai lume, e non vn reflejfi della Terra, propria deiia la quale io fimo impotente , per la fuafomma afprezza , & Luna .. ofeurità, a rejietterei raggi dtlSole . Nel terzo parallelo con- Terra, impo- uengo con voi in vna parte, e nell'altra dijfento ; conuengo tente a •■"".• mei giudicar il corpo della Luna folidijjìmo , e duro , come la del Sole. Terra, anzi più affai, perche) da Ari/i., noi cauiamo , che il Suftanza Ce- Cielofa di durezza impenetrabile , eie Stelle parti più denfe^e^c. impene-» del ^ielo , e ben ntcejfa, io , che le filano faldifime , ^ impene- T^/l^ ^er ti abili,, ime .

SAGR. Che bella materia farebbe quella del Cielo per fabbricar1 palazzi, chi nepo*efft hauere , così dura, e tanto trasparente .

SALV. <^dnzipej'ima, perche fendo per lafimma trafparenza del tutto inuif bile, non fi potrebbe , fenza gran pericolo divrtar negli fiipiti, e fpezzarfiil capo, camminar per le /lonze.

SAGfr. Cotefio pericolo non fi correrebbe egli, e vero , come dia- cono alcuni Peripatetici, che la fia intangibile; e lawfipuQMzmAZ. Cele- toecare, molto meno fi potrebbe vrtare . fte imagibile .

SALV* Diniuno. folltuamentofarebbe cotefio ;cociofiache ben

ti

6i Dialogo primo

ben la materia celefiz non pub efer toccata, perche manca del*

le tangibili qualità, puì) beri ella toccare i corpi elementari ;e

per offènderci tanto e , che dia vrti in noi , & ancor peggio ,

che noi vrtajfimo in lei . Ma lafciamojìar quejìipalazzi,b

per dir meglio, cafieUiin aria , e non impediamo il Sign. Sim*

plicio »

SIMP* La quìfiione, che voi hauete così incidentemente promof-

fa e delle difficili, chef trattino injilofofia, <& io ci ho intorno

di bellijjtmi penfierì di vn gran cattedrante di Padoua , ma

non e tempo di entrami adejfo ipero tornando al nojìro pro-

pqfìto replico, che Bimo la Lawafolidiffima pia della Terra ,

ma non l'argomento già, come fate voi,dalla ajprevza , efca*

rc ,, brofìtàdeUafua fuperficie, anzi dal contrario, cioè dall' effere

Superficie <ael Ja <.;r » J ,J r J k ,, ^-Mj

la Luna terfa aitaanceuere ( come veggiamo tra noi nelle gemme più du*

più d'vno fpec re ) vn pulimento , e lufirofuperiore a qualfifiafpecchio più-

chio . terfo; che tale e necejfario, che fa la fuajuperficie , per poterci

fare fi viua reflefsione de' raggi del Sole . Quelle apparen- zepoi, che voi dite, di monti, di fogli, di argini, di valli, &c. fon tutte ìllufioni j $■ io mi fono ritrouato afentire in publi- che difputefofiener gagliardamente contro a quefìi introdut- tori di nouità , che tali apparenze non da altro prouengono , che da parti inegualmente opache, eperfpicue, delle quali inte- Eminenze , e riormente , & Seriormente è compofia la Luna , comefpeffo

cauità nella-» veggiamo accadere nel crijlallo, nell'ambra,^ in molte pietre

lufioni (tiopa- preziofe perfettamente lufimte; doue per la opacità di alcune

co,e di perfpi- parti, e per la trasparenza di zdtre,apparifcono in quelle varie

cuo . concauità, e prominenze , Nella quarta congruenza conce*

do, che lafuperficie del globo ierreBre veduto di lontano fa- rebbe due dìuerfe apparenze;cioe vnapià chiara , e l'altra più ofeura, majìimo , che tali diuerfità accaderebbono al contra- rio di quel che dite voi; cioè, credo, che lafuperficie dell'acqua apparirebbe lucida, perche ì lifcia,e trafparente, z quella della Terra remerebbe ofeuraper lafua opacità^ fcabrofità male ac- comodata a riuerberare il lume del Sole . Circa il quinto ri- feontro lo ammetto tutto, e retto capace, che quando la Terra rifpìendejfe, come la Luna,fimofirerebbe,a chi di lafsù la ri- mirafie fitto figure conformi a quelle , che noi veggiamo nel- la Luna\comprendo anco,come il perìodo della fua illumina- zione^ variazione di figure, far ebbe di vn me/è, benché il So* lei* ricerchi tutta in ventiquattr'bore ; e finalmente non ho

dijfi-

Del Galileo 6$

affienita nel? ammetter e , che la metà fola della Luna vede** tutta la Terra , e che tutta la Terra vede filo la metà dell&~> Luna . Nel reflo reputa faljìfsimo , che la Luna pojfa rice- ver lume dalla Terra, che è ofcurifsima, opaca, & inetti/sima a reflettere il lume del Sole,comeben lo rejiettela Luna a noi; come ho detto fórno, che quel lume! eh e fi vede nel reflo della faccia della Luna , oltre alle corna fplendidifsime , per Villu- minazion del Sole, Jìa proprio, e naturale della Luna, e gran cofa ci v or ebbe a farmi credere altrimenti . Jlfettimo degli eclifsifeambieuoli fi pub anco ammettere, ben propriamen- teficoft urna chiamare Ecliffe del Sole,queJìo che voi volete chiamare Eclijfe della 2'erra . E quejìo e quanto per bora mi occorre dirui in contradizione alle fette congruenze;alle qua- li infianze, vi piacerà di replicare alcuna cofa > l'afcolterb volentieri . SALV. Se io ho bene apprefo quanto hauete rifp^Jlo, parmi, chz^> tra voi , e noi refimo ancora controuerfe alcune condizioni , le quali iofaceua comuni alla Luna & alla Terra,efon qui- tte . Voijiimate la Luna terfa, e lifeia, comvnofpecchij , q~j come tale atta a re/ietterei il lume del Sole ; & all'incontro la Terra per lafua afprezza non potente a far fimile reflefsio- ne . Concedete la, Lunafolida,e dura,e ciò argumentate dal- l'ejfer' ella pulita, e terfa, e non dall' ejfer montuofa ; e dell'ap- parir montuofa ne ajfegnateper caufa Ve fiere di parti più , e meno opache, eperfpicue . E finalmente lìimate quella Iuc<l~» fecondaria ejfer propria della Luna,e non per rejiefsion della Terra; ben par che al Mare , per ejfer difuperficie pulita , voi non neghiate qualche reflefsione . Quanto al torui di er- rore, che la rejiefsion della Luna non fi faccia , come da vno fpeccbio,ci bopocafperanza, mentre veggo, che quello , che in talpropofitoji legge nel Saggiatore,e nelle lettere filari del no- Jìro amico comune, non haprofittato nulla nel vqfiro concet- to, fé pero voi hauete attentamente letto quanto vi e fritto in tal materia .

S1MP. loihotrafcorfo così Juperfcialmente , conforme aìpoco tempo, che mi vien lafciato oziofo dafìud) più fidi, però ,f<L~> col replicare alcune di quelle ragioni t a colVaddurne altre voi penfate rifiluermi le difficultà , le afcolteròpiù attentamente.

SALV. lo dirà quello, che mi viene in mente alprefente,e potreb- b'ejere, cbefujfe vnamijiionedi cocetti mieiproprj, e di quel- lij

^4 Dialogo primo

//', che già f ne i detti libri , da i quali mi'fouuknèent^p ch'io reBaimteramcnteperfuafo, ancorché le concktfioni nel primo a/petto mi parejfer gran paradofsi. Noi cerchiamo Sig. Simplicio, per fare vnarefiefion di lumefimìlc a quello ,chc ci vien dalla Luna,Jta necefSar no •> che lafuperjicie da cui vieti la reflef sione Jìa così terfa, e li/cìa, come di vno fpecchio, o pur fìapiù accomodata vnafupcrfìcìe non terfa, e non lifcia , ma ,afpra, e mal pulita . H ora quando a noi veniffer due reflef- Jioni, vnapiù lucida, e V altra meno > da due fuperfidc oppo- Jieci, io vi domando qual delle due fupcrjlcie voi credetetcbejt rapprefentafìe a gli occhi nq/iri più chiara, e qual più o/tura, SIMP. Credo fen za dubbio , che quella , che più viuamente mi reflettejfe illumemijìmojlrerebbe in. affetto più chiara,e Pol- tra più ofcura •» SALV. Pigliate bora in cortejìa quello Jpecchìo , che e attaccato a quel muro, & vfciamo qua nella corte » Venite Sìg.Sagredo* Prouafi a luti Attaccate lo Jpecchìo a quel muro doue batte il Sole ; difco-

ir rna Sa" fiiamocii e ritiriamoci qua all'ombra . Ecco làdue fuperficit cS afpM per coffe dal Sole, cioè il muro, e lofpecchio . Ditemi bora qual

vìjirapprefenta più chiara, quella del muro , ò quella dello fpecchio / voi non ùfpondete ì SAGR. Io lafcio rispondere al Sig-. Simplicio , che ha la difficoltà , che io quanto a me, da queflo poco principio di efperienzafon. perfuafo, che bifogniper neceffìtày cheia Lunajia difuperfi- cie molto mal pulita . SALV. Dite Sign. Simplicio, voi hauejle a ritrar quel murOjCS quello fpecchio attaccatoui , doue adoprerefìe voi colori più ofcurJ,nel dipignere il muro, bpur nel dipigner lo fpecchio t &IMP-. AJfai più fcuri nel dìpigner lo fpecchio * SALV. Horjb dalla fuperficie, chejìrapprefentapiuchìara,vien la refltjjion del lume più ., potente , più viuamente ci refletterà i raggi del Sole il muro, che lofpecchio . $IMP. BeniJJÌmo Signor mìo ; hauete voi migliori ejperienze di quefle ? voi ci hauetepofìi in luogo doue non batte il reuerbe- ro dello fpecchio; ma venite meco vn poco più in qua; ge- nite pure . SAGR. Cercate voi forfè il luogo della refezione 3 che fi lo fpec- chio i SI MP. Signorsì.

SA GR, Oh vedetela nel muro Qppofto?gra®de giufto quanto lo

Jpecchìo,

Del Galileo. 6f

Jpeccbio i e chiara poco meno , cbc vi hattcffe ti Sole -diretta' mente .

SIMP. Venite dunque qua , e guardate di ii la fuperficie dello Jpeccbio, e /oppiatemi dire, Tèpiujcura di quella del muro*

SAGR. Guardatela pur voi, che io per -ancora non voglio acceca* re ; e so beni/fimo fenza guardarla , che la fimo/Ira viuace , e chiara quanto il Sole iFtejfo, opoco meno .

SIMP. Che dite voi dunque,cbe la refilejfiion di vno fpeccbhfia men potente di quella di vn muro t io veggo , che in quefto muropppofìojdoue arriua il rejleffo dell'altra parete illumi* nata, infieme con quel dello fpeccbio,quefio dello Jpeccbio e af- fai più chiaro; e veggio parimente,cbe di qui lo Jpeccbio mede- fimo mi appari/ce più chiaro affai, che il muro .

SAL V. Voi con la v offra accortezza mi bauete preuenuto , perchè di quejla medejìma ojferuazione baueuo bifogno per dichia- rar quelcbe refia . Voi vedete dunque la differenza, che cade tra le due reflejfioni, fatte dalle due fuperficie del muro,e del- lo Jpeccbio , per coffe nell'iBeffo modo per l'appunto dai raggi filari; e vedete , come la refilejpon, che vien dal muro , fi dif- fonde verfo tutte le parti oppofìeli , ma quella dello Jpeccbio va verfo vna parte fola , non punto maggiore dello Jpeccbio medefimo •> vedete parimente, come la fuperficie del muro , ri- guardata da qualfiuoglia luogo , fimo/Ira chiara sepre egual- mente afe Jìejfa; e per tutto affai pia chiara , che quella dello Jpeccbio, eccettuatone quel piccolo luogo fidamente doue batte il refileffo dello Jpeccbio , che di li appari/ce lo Jpeccbio molto più chiaro del muro . Da quefte coùfenfate, e palpabili efpe- rienze, mi par che molto fp editamente fi poffa venire in co- gnizione, fé la refi lefsione,che ci vien dalla Luna, v)ga,come da vno Jpeccbio, o pur, come da vn muro , che ,Je da vna fu- perficie lifcia, òpure afpra .

SAGR. Se iofufsi nella Lunafteffa, non credo , che iopotefsi con mano toccar più chiaramente Vafprezza della fua fuperficie di quel ch'io me lafcorga ora con l'apprenfione del difeorfo . La Luna veduta in qualfiuoglia pofitura, ri/petto al Sole, e a noi , ci mojira la fua fuperficie tocca dal Sole fempre egual- mente chiara; effetto , che rifponde a capello a quel del muro f che riguardato da qualfiuoglia luogo apparifee egualmente chiaro,e difeorda dallo Jpecchio,cbe da vn luogo folofi mofira luminofo, e da tutti gli altri ofeuro . In oltre , la luce,che mi

E vien

Specchi Pia- ni mSdano la refleffione in vn luogo folo, magli sferici per tutto .

Sfera di attl- ni tane i corpi Celeiri mag- giore che ne-

gl'elemétari .

66 Dialogo primo

vie» dalla refilefsion del muro e tollerabile, e debile in campa' razìon di quella dello fpecchio gaglìardif sima , & ojfenjìua—» alla vi/la poco meno della primaria , e diretta del Sole.. E così confuauttà riguardiamo la faccia della, Luna, che quando él- la fuJJe,come vno fpecchio, mofìrandoci/t anco per la vicinità grande quanto Vtjìejfo Sole , farebbe il fuo fulgore, affoluta- mente intollerabile , e ci parrebbe di riguardare quajt vn' al- tra Sole . SALV* Non attribuite digrazia Sig. Sagr. alla mia dimojlr azio- ne più quello, chele Jìperuiene. Io voglio muouerui con- tro vn'injlanza, che non so quanto fia diageuolefcioglimeto. Voi portate per gran diuerjìtà tra la Luna , e lo fpecchio , che ella rimandi la refllef sione verfo tutte le parti egualmente,co- me fa il muroj doue, che lojpeccbiala manda in vn luogo folo determinato; e di qui concludete la Luna ejferjìmile al mit- ro, e non allojpecchio . Ma io vidico,che quello fpecchio ma- da la rejllefsione in vn luogo folo , perchè lafua fuperjìcie e piana t e douendo i raggi reflefsi partirjiad angoli eguali a quelli de* raggi incidenti , e forza, che da vna fuperjìcie piana, partano vnitamente verfo il l mede/imo luogo : ma effèndo, che la fuperjìcie della Luna e, nonpiana, ma sferica% & i rag- gi incidenti, /òpra vna tal fuperjìcie trouano da refietterfi ad angoli eguali a quelli dell incidenza verfo tutte le parti, me- dtante lainfinità delle inclinazioni, che compongono la~* fuperjìcie sferica , adunque la Luna può mandar la refleffio- ne per tutto* e non e necefsitata a mandarla in vn luogo Jòlot some quello fpecchio, che è piano . SIMP. Quella e appunto vna delle obbiezioni, che io voleuo far- gli contro . SAGR. Se quejla e vna, e forza, [che voi ne habbiate delle altreipc- ditekjche quanto a quejla prima mipar,che ellajìaper riu- feirepm contro voi, che infauore . SIMP. Voi hauete pronunziato, come cofa manifefla, che la re- filefsion fatta da quel murojìa così cbiara,& illuminante,co- me quella, che ci vien dalla Luna, & io la /limo , come nulla in comparazion di quella ; imperocchejn queflo negozio del- l illuminazione, hifogna bauer riguardose dijlìnguere la sfe- ra di attiuità;e chi dubita ,cbei corpi Celejli habbiano maggio- re sfera di attiuità,che quelli noslri Elementari, caduchi > e-» , , mortali? e quel muro finalmente, che è egli altro, che vnpoco di w Terra ofeura, & inetta all'illuminare i Sagr. E qui

Del Galileo. €j

SAGR. E qui ancora credo , che voi vi inganniate di affai . Ma vengo alla prima inftanza mojfa dal Sign. Salutasi . E confi- derò, che per far, che vii oggetto ci apparifca tuminofb)kohÈ» bafìa,cbefopra ejb cafcbino i raggi del corpo illuminante, ma ti bifogna, che i raggi refilefsi vengano all'occhio noftro ; co- me apertamente fi vede nell e/èmpio di quello fpecchio , /opra il quale non ha dubbio , che vengono i raggi luminofi del So- le, con tutto ciò ei non cifimofira chiaro, & illujlrato, non quando noi mettiamo l'occhio in quel luogo particulare, doue va la refllefsione . Conjideriamo adeffo quelcbe accaderebbe quando lo fpecchio fujfe difuperficie sferica ; che fenz' 'altro noi troueremo,cbe della refilefsione,cbefifà da tutta lafuper- ficie illuminata , piccolifsima parte e quella , che peruiene al- l'occhio di vnparticolar riguardante, per effèr* vna minimif- fima particella di tutta la fuperficie sferica quella , l'inclina- zion della quale ripercuote il raggio al luogo particolare del- V occhio: onde minima conuien chejia la parte della fuperficie sferica , che all' occhio fi moftra splendente ; rapprefentandofi tutto il rimanente o/curo . Quando dunque la Lunafuffh** La Luna terJà,come vno fpecchio, pìccolijfima parte fi mofirerebbe a gli ^u^e 'f01*^ occhi di vn particulare illufirata dal Sole , ancorché tutto vn' v?°. ^P^00"^ tmisferiofujfe efpojìo a raggi filari; & il re fio rimarrebbe al- beinuifibik. ¥ occhio del riguardante, come non illuminato, e perciò inuifi- bile; e finalmente inuìfibile ancora del tutto la Luna, auuen- gache quella particella, onde venijfe la riflefsione per lafua—* piccolezza , e gran lontananza fi perderebbe + E fi come al- l'occhio ella refierebbe inuifibile , così lafua illuminazione refierebbe nulla; che bene e impofsibile, che vn corpo lumino fo togliejfe via le no/ire tenebre colfuo fplendore , e che noi non lo vedefsimo .

SALV. Fermate ingrazia Sign. Sagredo, perchè io veggo alcuni mouimenti nel vifo, e nella perfona del Sign. Simpltcio,che mi fono indizj, efreinon refìi, ò ben capacelo foddis fatto di que- fio, che voi confomma euidenza , ijy af soluta verità hauett^ detto . E pur bora mi efouuenuto di potergli con altra espe- rienza rimuouere ognifcrupolo . Io ho veduto in vna came- ra difopra vn grande fpecchio sferico: facciamolo portar quàt e mentre, che fi conduce, torniti Sign. Simplicio a confederare quanta egrade la chiarezza, che vien nellaparete qui fiotto la loggia dal refilejfo dello fpecchio piano .

E 2 Simp.Io

68 Dialogo primo

$IMP* Io veggo, che Ve chiara poto meno > the fi VipercoteJJe di* rettamente il Sole ,

$ALV* Cosi e veramente . Hor ditemi, leuando via quel picco» lo /pecchie ) piano metteremo neUisleJfo luogo quel grande sfe- rico, quar effetto credete voi, chefiaper far lafua refiefsiont nella mede/zma parete i

S1MP. Credo , che gli arrecherà lume molto maggiore , e molta più ampio .

SALV* Ma l illumi nazione farà nulla, ò così piccola^ che appe* na ve ne accorgiate , che direte allora t

SJMP+ Quando baurh vifio V effetto, penferò alla rijpofia.

SAJLV. Ecco lo fpecchio,il quale voglio,cbefia pojìo accanto alV al- tro; ma prima andiamo vicino al reflefjo di quélpiano,e ri- mirate attent avente lafua cbiarezza;vedete come è chiaro qui doue e batte, e come dtfiintamentefi veggono tutte quefie mi» nuziedél muro .

SIMP* Ho vislo, e offeruato benifsimo ?fate metter Patirò fpec- chio a canto al primo .

SALV. Eccolo là. fu meffo Jubito,cbe comincia fìt *a guardare le minuzie , e non ve nefete accorto > fi grande e fiato l'accre- feimento del lume, nel reslo della parete . Hor tolgafi viah> fpecchio piano .. Ectouìleuata via ogni refief sione , ancorché vifia rima/lo il grande fpecchio conueffb » T\imuouafi ' quefio ancora, e poi vi fi riponga quanto vi piace , voi non vedrete mutazione alcuna di luce in tutto il muro . Eecoui dunque moflratoalfenfo,come la refilejsione del Sole fatta in ifpecchìo sferico conueffo non illumina fenfibilmente i luoghi circonut> cini . Hor a, che rifpondetete voi a quefia ejperienra l

SIMP. Io bopaura> che qui non entri qualche giuoco di mano; io veggo pure nel riguardar quello fpecchio vfeire vn grande fplmàore, che quafi mi toglie la vtjia ; [e quel che più import -a, ve lo veggofempre da qualfiuoglia luogo, ch'io lo rimiri ; e-» veggolo andar mutando fito,fopr a lafuperficie dello fpecchio^ fecondo, ch'io impongo a rimirarlo in quejio,ò in quel luogo; argomento necejfario > che il lume fi reflette viuo. affai verjò tutte te bande, & in confeguenza così potente fiopra tuttau» quella parete, comefopra il mio occhio .

SALV, Hor vedete quanto bifogni andar cauto , e riferuato nel prefiare affènfo a quello , che il fola difeorfo ci rapprefenta * Non ha dubbiotfhe quefio , the voi dite ha affai dell apparerà

Del Galileo» d>

ìe, ìuitauìapotete vedere , come la fenfata cjpericnza mijirA incontrario .

SIMP* Come dunque cammina queflo negozio ì

5ALV. Io vi dirò quel che ne finto , che non so quanto vìjìa per appagare . E prima; quello fplendore così viuo , che voi ve- dete [opra lo fpecchio, e che vi par, che ne occupi ajfai buon a-» parte, non e. così grande a gran pezzo, anzi le piccolo afflai, af- fai; ma lafua viziezza cagiona nell'occhio vofìro , mediante la refiefsione fatta nell'vmido degli orli delle palpebrala qua- le Jì dijlendefopra la pupilla vna irradiazione auuentizia—>t Jtmile a quel capillizio, che ci par di vedere intorno alla fiam- mella di vna candela pofia alquanto lontana ; ò vogliate affi- migliarla allo fplendore auuentizio di vna Stella; che voi paragonerete il piccolo corpiccUo v.g. della Canicola , veduto di giorno col Tele/copio , quando vedefenza irradiazione , col mtdejìmo veduto di notte coli' occhio libero , voi fuor di Carpiceli© orni dubbio comprenderete , che l irraggiato fi mo/ira più di rc*le Stelle-* mille volte maggiore del nudo, e real corpicello;^X vnjìmile, ò parj£e mi$e maggior ricredimelo fa V immagine del Sole,che voi vedete in volte maggio- quello fpecchio ,dico maggiore,per ejfer'ellapiù viua della Stel- re, che nudo . tadorne e manifefto dal poter/i rimirar la Stellalo afflai minor offefa alla vijla,cbe quejìa refiefsion dello fpecchio . Il reuer- bero dunque, chejìba da participare fopra tutta queffla pare- te, viene da piccola parte di quello fpecchio , e quello, che pur* bora veniua da tutto lo fpecchio piano, fi 'participaua , e rijlri- gneua a piccolijfìma parte della mede/ima parete. Qual mera- ziiglia e dunque, che la refleffione prima illumini molto viua- mente, e che quefì altra refi quafi impercettibile (

SIMP. Io mi trouopiu inuiiuppato, che mai, e mi fopraggiugne V altra difjcultà , comepoffla ejfire , che quel muro , ejfendo di materia così ofcura, e dijuperjkie cosi mal pulita, habbia a~~» ripercuoter maggior lume , che vno fpecchio ben terfo , e pu- lito .

SALV. Maggior lume nò, ma ben più vniuerfale,che quanto alla viuezza,voi vedetele la rejiefsione di quello fpecchietto pia- no, doue ellaferifce làfotto la loggia, illumina gagliardamen- te; & il rejfante della parete, che riceue la rejiefsion del muro, doue e attaccato lofptcchio;non è a gran fegno illuminato,co- me la piccola parte doue arriua il rejiejfo dello fpecchio . E voi dejìderate intender l'intero di queflo negozio, conJideratet

E 3 come

I.urre reflcffo dei corpi afpe ri più vniuer- fale che quel- lo de i reriì ; q. perchè.

Xtjna. ,, Te futfe. terfa,elifcja_», farebbe inui- fibile ..

7 q Dialogo primo

eomel'efier la fuperjìcie di quel.muroafpr a, e l'iftejfo-, cbefefi fer compofìa di innumerabili fuperjìcie. piccoltjjìme , dìfpoìle fecondo innumerabili diuèrjità. di inclinazhni;trà le quali di necejfità decade, cheMe fieno molte dijpofle a mandare i raggi reflejfi da loroyin vn tal luogo }molte altre in altro; & in fom- ma non e luogo alcuno,al quale non arriuino moUijfimi. rag- gi reflejfi da moltijjime fuperficiette [par per tutta l'intera fuperjìcie del corpo fcabrofo,fopra il quale e afe ano. i raggi lu- minoji . Dal chefegue di necefiìtà, chefopra qualjìuoglia par- te di qualunque fuperjìcie oppojla a quella, che riceue i raggi prìmarij incidati, peruengano raggi refiejfi;, & in confeguen- za V illuminazione .. Seguene ancora , che ilmedejìmo corpo , fui quale vengono i raggi illuminanti , rimirato da. qualjiuo- . glia luogo fi mojìri 'tutto illuminato, e chiaro: e però la Luna, per ejfer di fuperjìcie ajpra , e non terfa. , rimanda la luce del Sole verfix tutte le bande, & a tutti i riguardanti fi mojlr a—* egualmente lucida ._ Che la fuperjìcie fua , efendo, sferica , jujfè ancora lifeia, comevno fpecchio , rejler ebbe del tutto in- uifibile, attefo che quella pie e olijfima parte , dalla quale potejfc venir reflejfa V immagine del Sole , all'occhio di vn particola- re, per la gran lontananza.refierebbeinuifibile,comegià hak- hiam detto. s $IMP.. Re/lo afiai ben capace del.vojtro difcorfo;tuttauia mi par di poter r.tfoluerlo con, pochijfima fatica; e. mantener bmifsi- mOychela Luna fio, rotonda) epulitifsima, e che re/lètta il lu - me del Sole a noi al modo, di vno fpecchio: ne perciò £ immagi- ne del Solefideue veder nelfuo mezo , auuetigache ,_ non per le fpezie dell' i/ìejfo Sole p offa vederfi in fi gran dijìaza7 la pic- colafigura del. Sole, mafia compre/a da noi per il lume prò* dotto dalSole l'illuminazione di tutto il corpo lunare; vn_a~* talcofapofsiamo noi vedere in, vna pia/Ira dorata ,e ben kru- niia y che percofia da vn corpo luminofo. ,fi moflya. a chi /#_-» 3, guarda da. lontano tutta rifplendente; efolo da. vicino fi feor- nel mezo di ejfit. la piccola immagine del corpo luminofo. ,, §ALV. ConfeJ/an do ingenuamente la mia mcapacità,di.co, che n5 intendo,di quejìo vofìro difeorfo altro , che: di quella piatirà, dorata; e voi mi concedete il parlar liberamente y ho grande opinione, che voi ancora non l'intendiate^ ma habbjate impa- rate a mente quelle parole fritte da qualcuno , per desiderio di contraddire 3 gmojìrfisfi più intelligente dell' auuerfario ;

moftrarfi

37

ì)

Del Galileo. 71

inoslrarfi perà a quelli , che per apparir eglino ancora intelli- genti applaudono a quello , the e' non intendono, e maggior concetto fi 'formano delle perfine , fecondo , che da loro fi n—> manco intefe; e pur, che lo finitore Biffò non fa ( come molti

cene fono) di quelli , che Ccriuono quel che non intendono, e *. .r, •■

, J v ' ,/ / -', , ~. ?• . _, . , ,~ . , Alcuni icriuo

che pero non s intende quel che ej si Jcr tuono » \Pero;la,jciando no quel che_>

il rejio, vi ri/pondo , quanto allapiaflrà dorata , che quando non intendo- ellafiapiana, e non molto grande , potrà apparir da lontano "o , e però tutta rifplendente, mentr e fia ferita da vn lume gagliardo,ma "on. * intende però fi -vedrà tale/quando V occhio Jia in Vna linea determina- ,{cl-ilK)no# ta , cioè in quella de i raggi refilefisi : e vedraf si più fiammeg- giante, cbefefuffè v.g. d'argento , mediante l'ejfer colorata , & atta per lafomma denfità del metallo a riceuere brunime- to perfettifsimo . E quando lafuafuperficie, ejfendo b enifi fìmoluflrata, nonfujfipoi efattamente piana,mahauejfe va- '''".'*

rie inclinazioni , all'ora anco da più luoghi fi vedrebbe il fio Dia mant1' » fplendore; cioè da tanti a quanti per uenijfero le varie rejilef- aUUQf?CCe~t foni fatte dalle diuerfifuperficie '; che però fi lauoràno i dia- perchè. manti a molte ficee, acciò il lor diletteuol fulgore fi fio fga da molti luoghi . Ma quando la piafìr a fuffe molto grande,non pero da lontano , ancorché ellafuffe tutta piana , fi vedrebbe tutta rifplendente : e per meglio dichiararmi . Intendafìvna piaflra dorata piana,e grandifiima efpofìaal Sole; moflrer af- fi a vn1 occhio lontano ,l 'immagine del Sole,occupare vnapar- te di talpiafirafilamente ; cioè quella , donde viene la refief- fione dei raggi filari incidenti; ma è vero, che perla viuacitì del lume, taV immagine apparirà inghirlandata di molti rag- gi, eperòfiembrerà occupare maggior parte affai della pia/Ira, che veramente ella non occuperà : e che ciò fia vero , notato il luogo particolare della piatirà, donde viene la reflefs ione, e fi- gurato parimente quanto grande mifirapprefenta lofpazio rifplendente, cuoprafi di efiofpaziola maggior parte ,lafi lan- dò folamente Jcoptrto intorno al mezo: non però fi diminui- rà punto la grandezza dell' apparente fplendore a quello , che di lontano lo rimira; anzi fi vedrà egli largamente fi arfi fi- pra ilpanno, ò altro , con chef, ricoperfe . Se dunque alcuno col vedere vna piccola piaR-ra dorata da lontano tutta rifple- dente 7 fi farà immaginato , che l'iflefio douefie accadere anco dipiajlre grandi quanto la Luna ,fiè ingannato non meno, che fi credtjfe la Luna non ejftr maggiore di vn fondo di ti-

E 4 no*

Argento Bru- nito apparifce più ofcuroche. il non bruni- to, e perchè..

Aeciaiòbru- aito da: alcu- ne vedute ap- par chiarim- mo, e da altre: gfciiriffimo .

7 1 Dialogo primo

no . Quando poilapìajlrafuffedifuperficìe sferica fvedreB- hefiin vnafola fua particella il rejiejfo gagliardo-; ma ben—* •mediante la viuezza fi mofìrerebbe inghirlandato di mol- ti raggì affa* vibranti :. il re/lo dellapallajì vedrebbe , \comz_s colorato; e quejlo ancofolamente quando e' nofyfuj/e in. fum- mo grado pulito,, che quando e'fujfe brunito perfettamente apparirebbe ofcuro » Ef empio di quejlo bauiamo giornalmen- te auanti gli occhi ne i vajt d'argento ,,li quali ,. mentre, fono follmente bolliti nel bianchimento ,fon tutti candidi come la neue r.ne punto rendono V immagini;, ma in alcuna parte fi bruni/cono , in quella fubito diuentano ofcuri , e di ren- dono l 'immagini ,.comeJpecchi *- E quel diuenireoJcu.ro non. procede da altro , che dall' efferfi fpianata vna finisfima gra- na, che faceua la fup.erficie dell'argento fcabrofa, e però tale, che rifletteua il lume verfo tutte le parti 3 per lo che da tutti i luoghi fi mofiraua egualmente illuminata :: quando poi col brunirla fi /pianano efquifitamente quelle minime inegua- lità yfi che la reflesfione da i raggi incidenti fi drizza tutta in luogo determinato xallor.a^da quel tal luogo fi mojìra la parte brunita affai pih chiara,e lucida del restante, che e. filamenti bianchito; ma da tutti gli altri luoghi fi vede molto ofeura* B noto, che la diuerfità delle vedute3nej.rijnirarjuperficie bruni- te,cagiona diffèmm tali di apparenze^chepsr imitar e,erapprt feniare in pittura. v°g.,vna£orazza brunita , bifogna accop- piare nerijchietti,e bianchi, l'vn.&a canto all'altro in parti effa arme,doue iUume cade egualmente.*

SAGR. adunque quando quefii Signori filojofi si contentale ro-' di conceder, che la Luna,Venere , egli altri pianeti fu fero dt fuperficie noncosìlufira,e terfa, come vnofpecchio} ma vn—* capello manco, cioè., quale e. , vna piatita diargento bianchi- ta folamente,ma non brunita, quejlo batterebbe a poterla far visibile, & accomodata a ripercuoterci illume del Sole?

SALV. Bajlerebbe in parie ;,manon renderebbe vn lume così pò* tente, comefà,effendomontuofa, ^X in fomma piena di emi* nenze, e cauità grandi . Ma quefii Signori filofofi non la—> wncederanno mai pulita meno di vno fpecchio; ma bene affai pù,fepiùsipuo immaginare ; perché filmando eglino, che d iorpiperfettifsimisiconuenganofigurej?erfettifsime}bifognay the la sfericità di quei globi celefii sia afsolutifsima; oltre,ch<L*» quando e' mi somedejero qualche inegualità } ancorché mini*-

Del Galileo . 71

ma,io me ne prenderei fenzafcrupolo alcuno altra afiai mag- giore, perche consi/lendo tal perfezione in indiuisibili,tantO l& guafia vn capello^ quanto vna montagna . SAGR. Qui mi nafcono due dubbj , l'vno è l'intendere , perchè l&

voglian quefla efatta figura

SALV. Al prima rifpondero io;^X al Sign* Simplicio lafcerb lai-*

cura di rispondere al fecondo . Deuefi dunque auuertiret che Superficie pi* le medefime fuperficie vengono dal mede/imo lumepiùr e me- magm0 rcflef- no illuminate ,fecondochì i raggi illuminanti vi cofano fo- fj0ne di lume, prapiù, ameno obliquamente-, fiche la majfima illuminazio- chela—» mena ne e doue i raggi fon perpendicolari * Et ecco , ch'io ve lo mo~ fobrofa; firo alfenfo . Io piego quello foglio, tanto , che vna parti-* dicofar^iflu™ faccia angolo f opra V altra; £r e/ponendole alla refiefsion del mjnano n ìù lume di quel muro oppoflo, vedete , come quefla faccia ,. cho~> che gl'obbli-» riceue i raggi obliquamente, e manco chiara di quefi 'altra ,do- qui.» e perchè». ne la refitjjione viene ad angoli retti ; e notate, come fecondo che logli va riceuendo piùx e più obliquamente l'illumwaziQ* ne fi fa più debole

SAGR. Veggo l'effetto^ ma non comprendo lacaufa .

SALV. Se voi cipenfajle vn centefimo d'hora la trouereflc;maper non confumare il tempo, ecco- uene vnpoco di dimofirazi^-^. C ne in quefla figura. , .

SAGR. La fola vijla della figura mi ha chiarito, il tutto, pero fé- guiu Q

SJMP. 'Dite in grazia il rcfio* a me j che non fono di si veloce apprenfiua . j^

SALV. Fate canta, che tutte le lì- &

n ee parallele, che voi vedete partirfi da i termini A. B. fieno # raggi, cbejopra la linea CD. vengono ad angoli retti : indi- llP^'-P* mate bora la medefima CD.fi chependa, come D.O. non ve- mina™»" jJJ^ dete voi, che buona parte di quei raggi, che fermano la C. D. n0j c perchè i pajfanofenza tocar la D.O. ? adunque. felaD.O* e illumina- ta da manco raggi, e ben ragionevole, che il lumerkeuuto da ìeifiapiù debole . Torniamo bora alla Luna, la quale, effen- do di figura sferka?quando la fua fuperficie fuffi pulita, qu&

/

74- -Dialogo primo

to quefia carta , le parti delfuo emisferio illuminato dal Sole, che fon® Verfo Vejìremità , ricetterebbero minor lume affaijfì- mo j che le parti di mezo , cadendo /opra quelle i raggi obli- qui/fimi , efopraqueBe ad angoli retti ; per lo the nel Pieni- lunio, quando noi reggiamo quafì tutto V emisferio illumina' to, le parti ver/o il mezo,cifi dourebbero mo/irarepiu rifplen- denti, che l'altre verfo la circonferenza : il che non fi vede^j Figuratemi bora la faccia della Limapienadi montagne ben alte, non vedete voi, come ìe piagge , e i dorjiloro , eleuando- Argentp bru- Jìfopra la conueffità della perfetta fuperfieie sferica,vengono piùofcuo"che eJfi°ft* atta vijia del Sole , C accomodati a riceuere i raggi af-

il non bruni- fai meno obliquamente, e perciò a mojìrarfi illuminati quan- to* e perchè, to il rejio l _

SÀGR. Tutto bene: ma vi fono tali montagne, evero,che il So* ■le le ferirà affai più direttamente , che non farebbe l'inclina* zione di vna fuperfieie pulita ■: ma è anco vero , che tra effL~> montagne remerebbero tutte le valli ofeure, mediante l'ombre grandijjime, che in quel tempo verrebberda i monti, doue che le parti di mezo, benché piene di valli,e monti , mediante l'ha- uereil Sole éleuato rimarrebbero fenz' ombre , e pero pia luci" de affai , chele parti ejireme, fparfe non men di ombre, che di lume; e pur tuttauia non fi vede tal differenza . SIMP. Vnafimil diffuultà mi si andaua auuolgendo per la fan»

tasia* SALV. Quanto e più pronto il Sign. Simplicio a penetrar le dif- ficultà,chefauorifcono le opinioni d'AriJi. che le foluzionilmà io ho qualche fofpetto, che a bello fiudio è voglia anco taluol- ta tacerle ; e nelprefe-nte particulare ,hauendo daper potu- to veder l'obbiezione, che pure e affai ingegnofa,non poffò cre- dere , che t non habbia ancora auuertitala rifpofta , ond'h voglio tentar di cauargliela (comesi dice ) di bocca .Pero di- temi Sign. Simplicio: Credete voi , chepoffa effere ombra doue fericono i raggi del Sole ì SIMP. Credo,anzi fonficuro, che no , perche efendo egli il maf- fimo luminare, che faccia conifuoi raggile tenebre, e impòf- Aeciaio bru- Jìbile , che doue egli arriua refìi tenebro/o ; e poi hauiamo la

futodaalcune definizione ;che Tenebrie flint priuàtio luminis .

Vl u^ aPPar SALV* Adunque II Sole rimirando la Terra , ò la Luna , o altro da altre ofeu- corpo opaco , non 'vedemai alcuna delle jue parti ombroje >

riflìmo . non bauzndo altri ocùi da vidi? e , che i fuoi raggi apporta-

tori

Del Galileo •. 75

tori del lume: ifX in conseguenza vno>% chefuffe nel Sole now vedrtbbemai niente'* di adombrato, imperocché i raggi fuoi vi' fini andrebbero fempre in compagnia de i Solari illuminanti..

SIMT*. Quejtaì verijìmo. fnza contradizione alcuna .

§ALV. Ma quando la Luna è all'oppofizìon del Sole, qual defe- renza è. tra il viaggio, che fanno i raggi della vojira vifìa ., e quello, che fanno i raggi dd Sole .<

SI Mi1. Ora ho iniefo; voi volete dire, che caminando i raggi del- la vìfla,e quelli dJ Sokper le mede/ime linee, noi non polia- mo J 'coprir alcuna delle valli ombrefe della Luna *. Digrazia toglietela giù di quejla opinione , cì/io Jia fìmulatore, o dif- Jìmulatore;e vi giuro da gentilhuomo, che non haueuo pene- trata cotal rifpojta , ne forfè Ibaurei ritrouata. fenza l'aiuta voflro, ò fenza lungo pen fami ..

SAGR. La foluzione , che fra tutti due hauete addotta, circa que- B'vltima dijfcultà ha veramente] od 'disfatto a me ancor a;ma nel medefìmo. tempo, quejìa. confider azione del camminare i raggi della vifìa con quelli del Sole mi ha defato vn altro fcrupolo circa V altra parte,ma non so io. lo faprò Jpiegare; perche ejfendomi nato di prefente. , non l'ho per ancora ordi- nato a modo mio ; ma vedremo fra tutti di ridurlo a chia- rezza. E non e dubbio alcuno , che le parti verfo la circonfe- renza dell Emi sferio pulito ,ma non hrunito,chefa illumina- to dal Sole, riceuendo i raggi obliquamente ne rie euono affai meno, che le parti di mezo,le quali direttamente gli riceuono; e può ejfere , che vna firifeia larga v.g. venti gradi , che fa verfo le fremita dell' Emisf rio , non riceua più raggi , che vn' altra verfo le parti di mezo, larga non più di quattro gra- di;onde quella veramente farà afaipiu ofeura di quefa^e ta- le apparirà a chiunque le » imirajfe amendue in faccia , o vo- gliam dire in maeftà . cMa quando l'occhio del riguardante fujfe cofiituito in luogo tale, che la larghezza de i venti gradì della ftrif eia ofeura gli rapprefentajfe non più lunga d'una di quattro gradi pof a fui mezo dell emisfeno , io non ho per impossibile , chefeglipotejfe mofirare egualmente chiara, t^> lumino fa, come l altra, perche finalmente dentro a due ango- li eguali, cioè di quattro gradi l'uno, uengono ali occhio le re- fezioni di due eguali, moltitudini di. raggi ; di quelli ciocche fi reflettono dalla firifeia di mezo, larga gradi quattro ,edei reflejfi dall'altra di uenti gradi; ma ueduta in ifcor ciò fatto la

quantità

y€ Dialogo-primo

quantità, digradi quattro ; & vn Jtto tale otterrà "Cocchio , 1 quando e' fi a collocato trai detto emisfero , el corpo, che V il- lumina; perche allora la vifta,ei raggi vanno per le mede/ime linee . Par dunque, che nonjia impofJìbile,che la Lunapoffa effer difuperficie affai bene eguale , e che non dimeno nel Pie- niluniofimoBrinQnmenluminofanell'eJlremità, che nelle parti di mezo . SALV. La dubitazione e ingegnofa, e degna d'ejjer confiderata: t comeebe ella vi è nata pur bora improui/amente, io parimen- te ri/ponderò quello che improui/amente mi cade in mente , e forfè potrebb' effere, che colpenfaruipiù mifouuenijfe miglior rifpojìa . Ma prima , che io produca altro in mezo ,farà be- nebbe noi ci affìcurìamo con tefperienza,fe la vofira oppofi- xÀone rifponde così in fatto, come par che concluda in appa- renza ; e però ripigliando la mede/ima carta , inclinandone , col piegarla , vna piccola parte fopr a il rimanente, prouiamo, efponendola al lume , fiche f òpra la minor parte cafehino i raggi del lume direttamente, e/òpra l'altra obliquamente, quefia che riceuei raggi diretti , fi mofiri più chiara; & ecco già l'efperienza manifesta, che Te notabilmente più luminofa: bora quando la vofira oppofizionefia concludente Mfbgnerày che abbaffando noi X occhio tanto , che rimirando l'altra mag- gior parte, meno illuminata, in ifcorcio,ella ci apparifea non più larga dell' altra più illuminata, e che in confegueza nofia veduta fotto maggior angolo,cbe quella ; bifogntrà dico,che il fùo lumefi accrefca,fi che ci sebri così lucida, come l'altra. Ec- co, cheiolaguardo,e la veggo obliquamete, che la mi appa- ri/ce più firetta dell' altra,ma con tutto ciò lafuaofcurità non mifirifebiara punto. Guardate bora l'iftefio accade a voi. SAGR. Ho vi/ìo,ne perche io abboffi l'occhio veggo punto illumi- nar^, ò rìfcbiararfì dauuantaggìo la detta Jùperficie;anzi mi par più tofio, che eUafi imbrunifca . SALV. Siamo dunque fin' bora ficuri dell'inefficacia dell' oppofi- zione; Quanto poi alla foluzione, credo,cbeper efier lafuper- Jìciedi quefia carta, poco meno, che ter fa , pochi fieno i raggi v cbèfi reflettano verfo gì' incidenti jn comparazione della mol- titudine, ebe fi reflette verfo le parti oppofiéj e che di quei po- chi fé ne perdano fempre più , quanto più fi accojìano i raggi vifiui a effi 'raggi luminofi incidenti : e perche, non i raggi in- cidenti, ma quelli, ebe fi refettorio all'occhio , fanno, apparir

? oggetto .

Del Galileo . 77

ì oggetto lumìnofo,perb, nell'abbafiarVoccbh,pìùequello,cbt fi [perde, eòe quello, che fi acqui fi a , come anco voifiefiàditts apparirui nel vedere il foglio più ofeura .

SAGR. Io dell' efperienza , e della ragione mi appago . Refia bora ihe'l Sign. Simplicio rifponda all'altro mio quefito,dicbiaran~ dcmi,quali cojt muovano i Peripatetici a, voler quefia roton~ dita ne i corpi Cele/li tanto efatta .

SJMP. L ejfer e i corpi Celefli ingenerabili ,incorruttibiU,inaltt-

r abili, impajj.bili, immortalile *f a che e' fieno affolutamente Sfericità per» perfttti;e l efiere ajfolutamente perfetti fi tira in confeguenza, pJSguIe cor- ebe m loro fa ogni genere di perfezione; e pero, che la figura— * pj (jekfti da i ancora fa perfetta , cioè sferica , e ajfolutamente , e perfetta- Peripatetici. mente sferica-, e non afpera, & irregolare .

SALV. E quefia incorruttibilità da chi la cauate voi t

SIMP. Dal mancar di contrari immediatamente,e mediatamen- te dal moto ftmphce circolare .

SALV. Talcbt,per quanto io raccolgo dal vojlro difeorfo , nel co- T fi

Jlituir Vejfenza de i corpi Celefli incorruttibile , inalterabile, - j^ dell'- &c. non v'entra, come caufa, b requifito necefario la roton- incorruttibili- dita; che quando quefia cagionale l'inalterabilità , noipotre- , ma di più mo ad arbitrio nojìro far incorruttibile il legno , la cera, ed l»nga-» dura» altre materie Elementari, col ridurle in figura sferica . zione .

SIMP. E none egli manifeflo , che vna palla di legno , meglio , e più lungo tempo fi conferuerà, che vna guglia , ò altra forma angolare fatta di altrettanto del mede/imo legno .

SALV» Cotefloe verifjìmo , ma non pero di corruttibile diuerrà

ella incorruttibile, anzi rejìerà pur corruttibile, ma ben di più

iunffa durata . Pero è da notar fi, che il corruttibile e capace T. _MM«t : ,.^v ,. i-7- /in r II corruttibi-

di pm, e di meno tale, potendo noi dire quejto e men corruttt- i^, riceuc il

bile di quello , come per èfempio , il diafproè men corruttibile più , e'1 me-

della pietra S rena ; ma l'incorruttibile non riceue il più , el no » ma non-»

meno, fiche fi pojfa dire quefto 'e più incorruttibile di quell'ai- {* «rcorruttt-

tro ,fe amendué'Jono incorruttibili > à" eterni . La diuerfità £ * perfezioi*

dunque di figura, non può operare, non nelle materie , che di figura ope-

fon capaci delpiù, o del meno durare; ma nelle eterne , che no ra nei corpi

pojfon'ejferefe non egualmente eterne,cejfa l'operazione della corruttibili »

figura . E per tanto, già che la materia Celefie,non per la fi- JjjJ-jj JJSJjJj,

gura e incorruttibile, ma per altro , non occorre ejfer così an- 5

fiofo di quefla per fetta sfericità; perchè , quando la materia—»

farà incorruttibile , babbiapur che figura si voglia , ella farà

fempre tale. Sagr. Ma

7 8 .Dialogo primo

SAGR. \ Ma io considerando qualche co fa di più; e dico, che, cti- tedtito,xhe la figura sferica baueffe f acuità di conferire l'in- Se la figura corruttibilità f tutti i corpi di qualsiuoglia figura farebbero

sferica confe- eternit incorruttibili: imperocché ejfendo il corpo rotondo in-

tutti i corpi '* corruttibile , la corruttibilità verrebbe a consi fiere in quelli^» farebbero e- parti, che alterano la perfetta rotondità ; come per efempio in semi . <vn dado vi e dentro vna palla perfettamente rotondai come

■■■ tale incorruttibile ; rejìa dunque , che corruttibili sieno quelli angoli fCbe ricuoprono,& afcondono la rotondità; al più dun- que, chepotejfe accadere , farebbe , che tali angoli , e (per così dire) efcrefcenze si corrompefiero . xSMafepiù internamente andremo considerando,in quelle parti ancora verfo gli ango- li vi fon dentro altre minori palle della medesima materia , e però effe ancor a, per ejfer rotonde, incorruttibili ; e così ne1 re- sidui, che circondano quefie otto minori sferette , vi nepof- fono intendere altre; talché finalmente rifoluendo tutto il da- do in palle innumerabili, btfognerà confejfarlo incorruttibile, E quejlo medesimo difeorfo, & vna simile refoluzione si pub far di tutte le altre figure » SALVI Ilprogrejfo cammina bmìJfimo,sì che quando v.g. vn crì- Jlallo sferico baueffe dalla figura V ejfer' ine orruttibile,cioe la fa cultà ai resijiere a tutte le alterazioni interne, & ejlerne,njn si vede, che Vaggiugnerli altro criJìallo,e ridurlo v.g. in cubo, V baueffe ad alterar dentro tne anco di fuori, si che ne diuenif fe meno atto a resifìereal nuouo ambiente , fatto dell' ijlejfa-* materia, che non era all'altro di materia diuerfa;e majjìmefe e vero,cbe la corruzione si faccia da i cotrarj, come dice Arijl. e diqual cofa si può circondare quella palla di crijlallo, che gli sia manco contraria del crijlallo medesimo ? Ma noi non ci accorgiamo del fuggir delVhore, e tardi verremo a capo de'no- Jtri ragionamenti, fopra ogni particulare si hanno da fare si lunghi di/corsi, oltre che la memoria si confonde talmente nella multiplicità delle cofe , che difficilmente pofio ricordarmi délleproposizioni , che ordinatamente haueua propojleM Sig. Simplicio da considerarsi . SIMP* Io me ne ricordo beniffìmo , e circa quejlo particulare del- la montuosità della Luna , rejla ancora in piede la ^aufiz , che io addu/Jì di tale apparenza, potendosi beni/fimo jaluar e con dir ch'ella sia vrì illusione procedente dall' ejfer le parti della Luna inegualmente opache feperjpicue .

Sagr, Poco

Del Galileo. 79

SAGR. Poco fa quando il Sign. Simplicio attribuiua le àppartn* ti inegualità della Luna,conforme aU opinione di certo Peri' patetico amico fuo , alle parti di efia Luna diuerfamente opa- che y eperfpicue , conforme a che fimi li Mufloni fi veggono in Madreperle crijladt, egtmme di più forti, mifouuennevna materiamol- atte a imitai* topiu accomodata per rapprefentar cotali effetti , e tale , <hz^> |n2ESSdeI credo certo, che quel filo] ofo la pagherebbe qualfiuogliaprezo; ja foperfick-* e quefìefono le madreperle , le quali fi lauor ano in varie fi- della Luna. gure, e benché ridotte ad vna eflrema lifeezza ,fembrano al- l'occhio tar. to variamente in dìuerfe parti cane , e colme , che appena al ! atto JìeJfoJÌ può dar fede della loro egualità . .

SALV. Belli/fimo e veramente queflo p enferò ;e quel che non e [fla- to fatto "fin bora, potrebbe effer fatto vn' altra volta; e fono fate prodotte altre gemme,e criHalli,cbenon han che fare con l'illufìoni delle madreperle, faran ben prodotte quejle ancora: intanto, per non tagliar Voccafione ad alcuno tacerò la rifpo- Jla, che ci andrebbe, e folo proctirerò per ora difodisfareallt^ obbiezioni portate dal Sign. Simplicio . Dico per tanto , chi^» quefìa vojlra e vna ragion troppo generale,e come voi non~~» l'applicate a tutte le apparenze ad vna, ad vna ,cbefiveggo- no nella Luna, e per le quali io , & altri fi fon nmffi a tenerla montuofa, non credo fcbe voi fiate per trouare chifì foddisf ac- cia di tal dottrina; ne credo,cbe voifieffo, ne l'autor medefimo troui in ejfa maggior quiete, che in qualjluoglia altra cofa re- o .

mota dalpropqfito . Delle molte ,e molte apparenze' varie,che jn^Jf^S^cl Jtfcorgono di fera, infera, in vn cor fo lunare, voi pur vna—> ja £una non fola nonne potrete imitare col fabbricare vna palla a voflro fi poilòno i- urbitrio di parti più, e meno opache, eperfpicue,ech&fia.difu- mjta.r> Per v*a perfide pulita ; doue che all'incentro di qudjìuoglià materia PIU ' e me~ folida, e non trajparentefi fabbricheranno palle, l? quali folo per fpicud . con eminenze, e cauità , e col rireutre variamente f illumina- Vedute varie zione, rapprefenteranno li fi effe vi , e mutazioni a capello , della Luna i- ehe d'bora in bora fi ' feorgono nella Luna . In effe uedrete i "mobili con- dorfi dell 'eminenze efpofle al lume del Sole chiari affaire doppo dateria Gpa- di loro le proiezioni dell ambre ofcuriffime;Vedr etele maggio- Ca_* . ri , e minori, fecondo , che effe etninenzefitrouerannopiù , o Apparenze meno diftanti dal confine, che diftingue la parte della Luna-* varie. dalle-* illuminata dalla tenebro fa . Vedrete l'i/le fso termine,e confi- 5L"a ' }- «5ST

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ne, non egualmente diftefo, qual farebbe la palla jujsepult- tuoficanelhus ta, ma anfrattuojò, e merlato . Vedrete oltre al detto termine Luna .

nella

r ■.■■■>

Dialogo primo

nella parte tenebro/a molte fommità illuminate , e fiaccate dal refiogià lumino/o, uedrete l'ombre fopr adette , fecondocbc . j l'illuminazione fi alzado, andàrfi elleno diminuendo, fin- che del tutto fuanifiono,ne più veder/ine alcuna quando tut- to l'emisferiofia illuminato . ^All'incontro poi , nel pafsare il ... lume verfo l'altro, emisfero lunare riconojcerete ViBefse emi- nenze ofseruate prima, e uedrete le proiezioni dell'ombre loro - , farfi al contrario, & andar crefcendo; delle quali cofe, torno a replicarui , che uoipur'una non potrete rapprejentarmi col uojlro opaco, eperfpicuo .

SAGR. Anzi pur ne imiterà vna ,cioè quella del plenilunio ,f quando per effer il tutto illuminato non fi forge più om- bre, ne altro, che dalle eminenze , e cauità riceua alcuna va- riazione . %3tt a di grazia S. Salu. non perdete più tempo in quefio particolare, perche vn o che hauejfe hauuto pazienza di far V ojferuazioni di vna,b due lunazioni, e non reHajfe capa- ce di quefia fenfatijfima verità , fi potrebbe ben fentenziarc per priuo del tutto di giudizio ; e con fimili, a che confumat tempo ,