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V IPOCONDRICO

RISANATO.

Intermezzi per Mufica a cinque voci 5 dacantarfi nel Teatro alla VaJIe l'Anno 174(5.

Dedicati alMlhm Signora ^ LA SIGNORA MARCHESE

VIOLANTE

e R E S C E N Z J.

IN ROMA , MDCCXLVI.

Nella Stamperìa del Komarek . Con Licenza de' Superiori .

H vendono da Pietro Paolo Berretta Librato al Corfojincontro al PalawQ Raggi .

P R 0 T E S T A,

Le parole , ed efpreffioni non confor- mi alla vera Religione , fon' ufàtcl dal Cattòlico Autore perfolo vezf 20 poetico, enon altrimente.

-fi

videbitur RevercndiflGmo Patri Sa

cri Pai. Apoft. Mag. F. M. de Rubeis Archìepìfc, Tarjì^ Vi ce/gerenu

Imprimatur Fr. Raymundus Palombi Magifter,SO(| Rmo Patri Mag. Sac. Pai. A pdf] Ord. Prad.

MUSfC LIBRAW ,

$£ìv

Hlifia Signora*

O non poteva certa- mente incontrare più ^loriofa forte , e più bella , neir occafione , che mi s'è prefema" ta d'imprimere quejlo piccolo pocofo Componimento» che di poterlo fregiare col chiaro nome di V, S Illma , che , nella fua più tenera età , copiando in fe tutte le rare prerogative , e vir- i A 2 tìf

degV- ìlluftn Juoi Genitori , di cui meritamente è la deli-' zia , e V amore s fa conofcere a ^oma tutta di quanto in Lei il fenno , T avvedutezza » ^ l^ cultura deir animo abbiano anni vantaggiosamente precor-^ p . Siccome dunque fra quefle fingolari doti rifplende in V, S^ lllma maturamente la gentile z-^ Z^i così affidato a quefla i io mi lujjngo 3 che non if degnerà di gradire quefta tenue Offer- ta j protefiandomi nell'atto iftef- fo 9 che la prefento , DI V,S. lUma

VmH. Bev. OMUg. ServUcre ^ Angiolo Lungi.

IN-

INTERLOCUTOai.

PANDOLFO , Uòmo affai ricco 3,ed ipocondrico alPecceffo. Il Sìg. Angiolo. Efie-venò . ^

DRUSILLA j di lui Cameriera , Ra- gazza difommo fpirito, ed accor- tezza .

Il Signor Properzio Zappiti i FURGONE, creduto da Pandoìfo un'eccellente Chimico j ma adula- tor del Tuo male 5 e ben regalato . // Signor- Fran ce/co Carati oli , ROSALBA 5 di lui finta, Sorella per tenergli di mano, ma veramsnte, fua Amante .

// Signor Giufeppe Gufpeltì , Vir* tmfo di S, E. H Signor Duca Corhara .

LESBINO , Fattore dello Sps/'ia;? le, che ferve Pandolfo. Il Signor' Agojìino Verni ,

La Scena fi finge in Cafa di Pan- dolfo

La

La Mufica è del Signor Gioacchino Cocchi 5 Macftro di Cappella Na- politano «

3

Ingegncréj'c Pittore delle Scene. Il] Signor Pietro Piazza . 1

. r , ■:i

Inventore degli Abiti , Il Sigao| zaro Roflindli «r i-j

- ".il

FAR TEL

Camera

I "Pandolfofcrivendo ^ epoi Drufilla ^

Otiti far ;quefto^DÉG ^^.i]rr.^^^i Dello Speziai > ma |1 q^po non ^

mi regge: Vi ho certe tirature ^ e tale \ ^ fmania 5 , Che temo , vi concorra un'emicrania * E chi sà, che non rabbiar*.. Eh ! l'ho licuro. Drufilla r^^himè ! DrufìUa/^ E come M j 1 Un povero ammalato ^ . j Lafcian morir cosi ! Drufilla ^ Dru. Adefibj; di demre L

Abbiate un pazienza « Fan.^ Ah corri prefto »

Vieni per carità;. Dru. Ma cofa è ftato ? tfce Pan. Taftamiun iìòlafronte*^ Dru. Eh ben Pan. Fa piano i Ti fcotteraio. Dru. Perchè/^/

Pan. C'è una fornace . /y^ .

Dr/^.CÒ un cornorE^ frefca più d^una cucuz-' ''an. Ma 10 ci fento un gran fracaflb dentro. Jru. barau forfè quei grilli , che ci avete . i A4 Fan.

Per carità non m'abbandoni .

VuY* I conti Dello Speziai , già ve lo diffi , io voglio B fommare i e tarar . (L'agrefta almeno La vuò far'io . ) ^ oiu . . ^ ^\ i

Si ferva C ^ ■pé'éfA'a .^^^-^

Fur. Nonfapete, Qaanto ruban coftòro P E poi potrebbe Venirvi ancora un'accidente , e farvi > Rimaner fii la botta . D^oiig

Ta?i. Io tremo tutto^ Ce pericolo ade db

Tur. Non lo credo. Ma fiate attento 11 corpo è ubbidiente ^

Pan. Cosi così . '/%

/"^r. La notte Si dorme P

Ftìt;;- Tanto quanto .

Pur. E Y appetito ' ^ " ^ iJ

Pan. Piuttofto : Malo ftomacopferiltran^l

Refta indigefto , e foffro incordature ^

Beftialì M Pur. Male . Pan. In le gambe poi

Non mi ci reggo Pur. Peggio . Pan . Il corpo è tefo ^

Còme un'otre. jP/^r. Maliffimo. Pan. Domani

Starò meglio Pur. Bifogna in quefta notte . : Ve-

11

Veder , che crife fanno i VQffri mali . f an. Dite: Ci potrebbe eflèr mefticato . ^

porgendogli di nuom ilpolfh r Anche un di mal d?utero Pur. Sicuro i

E chi n'ha dubbio t Io Jlenderò fra lanto .

Una breve ricetta . - T

Pan. . Oh adeflb Icialo » \

Ci vogliono ricette £énm fine , . ; H Per viver fempre fano , e medicine . ,

Rof. Jji Sempre ho da trpvarvi ^ - ^

al?and*y€he ialia ,u \ Di così brutta cera r^r - ; '

/'tìf;?. Io vi ringrazio , uy .

Clie mi date nel genio , e dite il vero o ^ Pur. Mia forclla e lincerà , e vi vuol bene Pan. Per buona grazia fua . Sol mi di4^iace ^

Che fi viene a feccar « . Rof. Mi maraviglio }

Queft'è il mio genio , , e il mio dover o Pan.^ Ma lei Mi confonde cosi\ ch'io non ho modo Di compenfar tanta bontà ::i Vorrei Eflèrle grato almeno.,.Oh appunto. Preda Intanto queftò ftuccio , e queftò anello Rof Ma gli parer^

Vurgonefinifce fcrìvere ^ e s'alza ^ Pan. Anziicufi

fi mette a fcriv^re .

Rofalba 9 e detti o.

A 6

La

12

La libertà ^hB^li^i ^^ Rof. Non farà mai. Pan. Volete

Farmi alterar ò Pur. Rofalba , via prendete f ; ' ^

Fotrìa venirgli mal > Rof. Mi avete vinta . PojH Pei lei , SignorDottore^

Ci vorrebber tefori . Accetti aimtn^.)

II buon'animo . Queftrfon per ora

Altri cinquanta feudi Pur. Ma che fate

.l'an. Uobblìgo mio.^ ChiedinG'jpur,che ttittQ^

Val fempre men della falute ^ar. io voglio . -

Studiar per voi lìuavi rimedj . , Pan* Oh bravo ^ . ,

Par. Lafciatefar . :nuw>b r

Rof.' Che bella tabacchiera 1^ Pan. Le piace E lei la prenda * Rof. Ma . ..a,. Pur. Sorella ,

Nón Jo fate inquietar .

Rùf^mMUil regalo. à . Pi^^ie Nón sò, chi fia

Di voi. due |>iù gentil ? - ^

Rùf. Come fon fatti

Quei Gandellieri l "PaM. Glie li dono o ,

Rof E corner*... ^

Pur. Eh , voi coli'impug^nar , Sorellà mìà^ Lo fate più aoimalar : Cosi vi fatto ^1 prende ì Qwd^^llì^ri Q^. *

(Io lo voglio fpog'liàre ignuda^fFatto Rof. Ih I che bel carapaiidio I ^//y*. Io già lo prendo '

Per togliere i contrafti \ Pan. Ma che zelo ! abbraccia Furgone-^^ : Che carità ! Levate ogni occafione . Ma fento un non che. . Mi dian licenzaj limai non fea creanza: abbift pazienza Ma ch*c flato Il piè vien meno . . . . Batte il cuore il capo gira . . Sudo . .. Ahimè ! trema il terreno i . Ogni nervo ritira ^ ;

Non vedete ?^ Io cafeb . . alta . ; Quanti cancheri alla vita Io mi fento ! . Ah che dolor ! Tengo un gnocco . . * per la gola i Mi s'an . . no . . da . . la para. la : E dovunque gli occhj giro^ Mirp-larve , ombre , e terror .

Ma cKè flato &c#

P'UV'gond ^ e Rofaiba .

Pur. XT- E può dir più delie j^azzie Cofliii !

Rof. 1\ Ma vcx^amente ha male ^

Vati, Cr^im di fanltà . Ma per ben noftro ; Si crede ammalatiffimo . Tu fìegui A fìngerti fra tanto mia forella , Ed a fargli carezze , e fmorfie aflai i Che fien finte però i già tu lo fai \

Rof. ^ che fono ftordita ?

Pur* Io vuò lafciarlo

ili camìcia 5 ed il guadaiino.

Teco^ Ragazza bella ^ o^^óG

Alfiii dividerò . DrufiUafoIo^

Più furba d otto sbirri ,

Mi rende, fligge/ion . . ^ód^pìA " \.

Lo veggo anchLiot: ^ ? ^^C

Ma; non temete ; quefto è penfier mia^^ ^ Troppo lefte e troppo finoi; c^uoi li Son leDonne co' raggiri : : Alle dolci paroline A* fofpiri , - ad.un ghignetto^ a ^C Ad un fguardo , ad un rafchietto;^ Se vogliamo dir da vero , ai poD I merlotti an da cafcar . ; AsnunB U Caderà quei Matto anoQra .1;^^ Ne* miei lacci V io me n*impegnotl E di qui Drufilla allora . li^^. ^? ^ Per le pofte to marciar^ \ìmq A . Troppo ìc£tc ècc* partè .

Furgone 5 poi Lef bino con alcune càtaffinc , indi Drufilla .

Tur . A Buon conto finora ,

J\ Sen/a faperdi chimica per niente , Colla finta Sorefla avrò bufcati ^ In quattro mefi fettecento feudi . Che la duri i eaPandolfo Duriapur fempre i Tuoi fognati guai , Che per me certo non guarifce mai Oh , buon giorno , Lesbino .

Lef. Ecco ho portato Il decotto, il purgante, e raftringente .

FuY. Beniflimo .

lef. Ma dite, Dov'è

Dov' è il Signor Pandolfo ÌkVà Pur. Fa un fervi/io i Già m* intendi .

Ne abbiamo per un pezzo . : , (ne ? Vru. Serva . Che afpettan forfè il mioPadro- Pur* Io già r ho vilitato . Gli darete li foh'to fua pranza , e poi fui tardi Gli darete queft' alt re medicine , Colle trentuna pillole . T)ru^ Per altra Non quel 5 che vi fate Con tant*intruglj, balfami, e fciroppi: U ammazzerete . Pur. Ehpenfaate. Chefai Di quefte cofe tu P Farefti meglio^ Se amici eflèr vogliamo fra di noi y I A penfare alle pezze, -airago , e al fiifa ^ i : E non cacciare in quefti fatti il mufo . I Tu puoi dir 5 fe la gallina^ % - Che ruovo la mattina y Quando canta , così > Co co co co co co : r ^^-1 Che la gatta , chefò gnau , Mi puoi dir , fe in amore : Ma noii farmi il beli' umore , I Dove tu non hai da entrar Ciarla pur colle Vicine O di fogni , o di cinquine > Taglia i panni alle perfone y Spulcia il cane : Ma il Padrone Spetta a me di medicar . ^

Tw^WQl^Q. fartt .

i4

DrHplà ^ e Lesbìm

DrUi A Deflb hai ragion tu . Ma lafcia pri- XjL Ch' io veramente medichi il Pa* drone^

E poi vedfem , chi avrà di noi ragione , . lef. Avverti, quefto Chimico mi pare

Lo Ipianta della caia . Dru. ¥J un ladro vero i v <\

Ed al Padroii non fe gli può toccare , . n^^.

Che lo ftima il fuo Genio tutelare .

E poi di più ci abbianio il contentalo ,

Della Sorella . I;^ Buona pezza I : V Dru. Ofio rtf/gii^'òno2^-.

Voglio provare alfin , che buoa-e^tl<o-A

loflà fare il baftone /.^/ Machi vuci baftonar r^^ Dru. Pandolfo *

Eh: burli P ni Dru. Dico fui fodo : Io Itì vuò far ^aarire :

Or te lo fo veder . Mi batta folo , ^

Che tum' ajuti . lef. E come P i Dru. Odi: L* altr jeri ^ - -^tvA

Vennerda lui certi Uffi/.iali amickJ^^^^

E perchè lo biirlaron del fuo male -|.

Dicendo , che eran tutte irm^H^ ,

E eh' ei flava beniffimo, Pandòlfo

Die sii le furie , li cacciò di cafa,

Li ftrapaz/ò , dìilè lor corna : Ed^iTi

Lo compatironrome pazzo Or* io vMi voglio p revalere V)ì

^7

Dlsrbella occarioii Quaiid' egli viene , Tu parti , e poi ritorna A buflar forte : Io ti verrò ad aprire , E ti dirò quel , eh' balda fare allora . Lef. Faceiamoprefloiio non ne veggo T ora . .

Panddfé^ e detti \ Pan. /"^H difgra/iato me! DrU' Che c* è di nuovo Pan^ Non fenti la gallina giù in cortile ,

Che canta a gallo ed haveduto ancora

Certo fale fverfato . ùfi E cofa importa r* ( qiiefli

pan. Che mi minchioni tu ^ Non M r che

Sono augurj cattivi ^ :

if/l E voi credete^ -

A quelle favolette delle Donne P Incomincia tu pure

1^ A farmi r uomoaddoflò. Dru. Oh via, che fervei^ ^ Dice bene il Padrone . Lef. Io poi non vogHo Farvi alterar . Sul tavolino ho pofte : Le medicine , . eh' ho portate . . Pan* E pure Non operan gran cofa . Io bevo- caldo ^ Fuggo il lume di luna ^ Non prendo aria di notte , acciò dal capo Qualche fluflìon non fmuova , Non difordino in nulla , e pur non giova. Oru. Mai tanto è ver : Dormite , come un Bevete più d' un Svinerò , C taflb ^

Manr-

1

s8

Mangiate qiiant*^iin porco j e ftate male i Ptìw. Ma trovami un rimedio. aLef, Lef. Orsùi, fperatei; ^ Vói guarirete prefto i ^ .«a lo ve r avvifo j ed il rimedio è lefto > E' rimedio Angolare Benché fia forfè da cani : (Già mi pizzicanile mani : ) a, Dì:h^ Ufcirete almen d* imbroglio ^jriQ- ,vt"tf Se vifatebenfervir.. Io mi fon di già sbracciato , ,$,^5^» Perchè gufìoalfin, vi rechilHi.iag .^lilyj (Voglio dar botte ciechi.) a 2^rf ^( <ìiandofia ben' applicato ,. >;p Pretto il mal vi fa guarir i?. amik E' rimedio &c.

Tandoìfo i e Drujtlla . Cpfef^| Pan. TNIceffc il ver . Qu^ntò-farà, cht |a X-J La quarta mcdicma .'* ..^^ Dr^. Un'ora, e mezza. : 1 .$sa<

Pan. Non pollo ancor, pranzar ; , , Dru. Dunque- dormite. f0 .^^C

Pan. Dormire P H Ciel mi guardi . fe ri Dru. Sedete paflèggiatc ,

Leggete.... /H Pan.. Ohibò : NclTuna

Di queile cofe . Io credo di dovere . O

Star fermo in piè così . Dru.W ftraccherète ...

Ma ftate , eh* è buflàto alla diftefa :

Vado a veder chi è. ^ Patu Già ti ricordi , Se

Se non è qualche Medico^ oSpezialc,

Non aprire a nefliino . \ru. Già quello ci s' intende . parte . ,ar^. Io VUQ far tanto

Che alfin vogh'o guarir . Ma poi bifogiia ^

j Ancor ch'io fia guarito. Viver Tempre con regola , e mifura , Che la vita cosi gran tempo dura, {yento^

\TU- OhimèlSignor Padrone . fingcndùfpa- Oh poveretta me!

an* Ch'è ftato . oh Dio ^ \ Mifaigelar a ^ '

^rtt. Són ritornati . . . io tremo l . Qoegh^ Ufficiali , che raltr'jer .M.da voi Furon maltrattati

an.. Eh beni*

M'an detto, {,no ì Che fon tornati ...•ad amniaz/arvi^ ed an- te fpade sfoderate i e troppi fono.1^ Che baffi , fe redefte ! f ' %

'an. E tu dovevi .. . - Dir , che non . . ero . in cafa" .

)ru. Glie r ho detto* Ed eflì m' an ri^ofto , eh' è bugia , Che vogliono buttar Ja porta in terra, E vifitar ben ben tutta la cafa Povero mio Padrone! piange^ Ci mancava ancor quefto Non fentite Che rumor fanno

au^ E come ho da . . . falvarmi ^

hu. Nafcondetevi.

a». E dove .'^•..fotto alletto.^

Dru.

IO

Dru. guarderanno . Fàte amodo mioi

Entrate in quello facco . JP^;^. Epoìf^ Dru' La porta

E' ita: Fate pretto. Tan. Eccomi . Dru. Zitto :

E per quanto fentiàte.

Non vi movete mai ^ ne mai parlate :

Cosi farete fai vo. Eccoli appunto.

fegno a Lesbino ^ che veng^^.

Leghino con un baflone per mano , e detti Dru./^Ht cercan lor Signori.^ \<^/6i par blù V-i et il Monfià Pandolfe^ E'faor dj Coman ^ ftV è malàde ^ (cafai Ella mèdeftma fempre fi rifpMde ^ comraffc

ih vocey e muta luogo a proporzione ] Lef. Vi. V- Dru. ( Parla tu ancora . )

Dru. Talvolta Per ordine del Medico va a Ipalìb Cbe Mediche Che fpajfe ^ Eh ^Hi \^ Madamofelle cochineJJ'e 9 Non dite le vrè . Quando ritorna , Gli farò r ambafciata V amhaffade ^fiòr deve murir . Vulùm fcercare .

fa cenno a Lesbino , che parta » Cerchino pur . Statevi quieto i or'ora^ Andranno via .

Tan. Ma qui affoga

Z?/*^. Dunque ¥0--

I 21

Vdiète , die vi am maz/ino ? Ma quieto ,

Ifa cenno a Lesbino , tornii Che tornano . // ni è ,pà . Ma dan fo fcìambre ^ fDan f e fardo chi li a ^ Qugfto è un fagotto Di panni fporchi . Eh bìen : ll V uvrke . 1 Che ìm\iOì:U!^ prende unodehajhnì da Lef^ ef. Vi . taflano il facco^

ÌYu. Ma Jafcino . Vuhte I tomincìano a hdfìonare ^

I Catrt cup de baton ^ M' ammazzin pure , ! Ma non s'ha da veder . Losbucereme [ torna a battere..

^0 le f pad e . Ma queftaè un infolenza. •^^^^n infolanfei^ OhDiablet^ cornefopra. "^ranè . Vuò dir le mie ragioni. Ancore^ Che carità per altro baftonare Un'innocente povera Zitella . i "Che ZittM ^ Che ìnnofànt^ ef. . ru. Frappone \

^us ave tutte un rame de pafsìe }

Servite un matte , e tante bajle : Addìe .

% due altre botte ^ confegna il baffone à Lef*

e gli fa cenno ^ che par ta ^ ef. Serve .

ìru. A rotta di collo ,

Bricconaccj, chefiete:

M' an tutta rovinata . ^^an. Ohimè ! Drufilla . ^ru. Parlate pur, che fon partki an. Oh Dio! :^aim'ffljypEM .^^^

Son morto. , ''''-^i.o:.-^'^ pf^l

it

Dru. Che Tentivi troppo caldo ? ( ftc ^ Van. E' ftato altro che caldo : M' anno pe- i E fracaflatei' oflà * ^ / v "il

Dru. A chi ? volete ^1

Burlarmi ancorai Io 51, che fon ftroppiati

Per avervi difefOt Pan. M' hai difefo ben poco j

Che l'ho contate tutte infino ad una:

Ma botte ^ ^che pelavano . . Dru^ E come può ftar quefto ? Ora capifco

BIfogna , che la punta dcibaftone

Sia (coriii qualche volta ibpra voi . i Van. Me Tan calcato , e mifurato addofS)

Tutto quanto era lungo. Or dimmi un pò*

Eran veri gli augurj ^ ( co

Drisf. Confo] iamcii ,

Che poteva eflèr peggio, - Tan. Bella confbla/ion degli ftivali . ^ :hX Dru. E chi sa, come andranno i vofìri malir "Pan. Eh! penfo a quefto adefiò Dru. ( II mio rimedio r

Fa operazion da vero . ) ,4

Turione ^ e detti . 'Pur. A Vete prefa ^

XjL La medicina Pan. Sì^v Thoprefa ; e come !

Che pillole ! Pur. Buon prò ; ne godo aflai ^ Pa?i. poco da goder i ve lo dich*io ' Dru. Abbiam corfo pericolo di morte . Pur Che m'hai prefo ì>er gouzor^E che m'ap- (petti# Drw

Dr^. Cianbaftonati. l Ftt^. Anzi cred'io feriti. ^ur. Temo, che tutti due fiate impazziti An fervito le mie -f^^^ Come'incudine al martello, Quando batte , , , . Dm» Qiiefta volta isgli ha ragione i Non fon grilli del cervello, Che gli faccino tri ,'tri ^ur. Ma che è flato in conclufione Pa^. Oh le fpalle ! £>ru. (Ti fta bene. ) Fur. Su parlate . Druf. Ah non fai^rei . " ih Ora , ch'io Jor farei , Come fanno fui tamburo , Che fi fuona , , Paf^. Ahi che pena!Z)r^.(Ah che bel gufto.) Tur. Ma fi fa, che v'è fucceflò fan. Che volete , ch'io vi dica ^ Tra le botte ... e lo Ipavento Io . . . mi fento. oh Dio . . . mancar « Pur. Parla tu nella malora. Vru. Che volete , ch*io rifponda ^ (Per le rifa , ed il contento Io mi fento-già crepar . ) r. Se più pratico coftoro , Io comincio a rameggiar .

Anfervito&c.

. Fine della Trìma Pam .

PARTE IL

Druftlla , e Lesbino .

Ai, Lesbin , che il b.iftone E' flato veramente - Un recipe famofo pel J?a' ^• drone

E che n'hai dubbio? I paii Van guariti così Dru. Non parla adeflb

Tanto del male , accorda di ftar megh'a Cala'fempre in Giardino , ed efce fpeflb. Refpiro almen . Ma non rabbiamo ancori % Ridotto al fuo dovere . Ond'io per qùeftfe Vuòironcar la radice d'ogni male, ' Che tale è il Signor Chimico . Fin tanto Che quefto Grattator gli ftà d'intorno^ Mai non rifana da' capricci fui . Lef. Baftoniamo ancor lui* T)ru. Ci hai prefo gufto ^ Lef. Ma che vuoi far Dru. Fra poco Ritornerà PandoJfo : Or gli hai da dire^ Ch'ò venuto di frefco in quefte parti Un Medico eccellente ^ Che con erbe , e fegreti naturali Guarifce in poco tempo tutti i mali. I.eJ] E poi? Dru. Tu ne vorrefti faper troppo : Fa

Q

ri I l^a quello , che ti dico i e h rifpofìa il |)opo mi porterai :

, Tafpetto.

i ef. Dimmi.. .

ìru' Noi tu lo vedrai. pane.

leshino^ e poi Pandoìfo . Ni^T* T N fommaè veri la Donna

X Ha un punto più del Diavolo Ift ^tìt;?/ Mi pare ,

Che Taria m'abbia fatto bene ailki . pai ff. Vi fi conofce in faccia 'xn. Ma per altro V'è ancor da pettinar . e io ef. Non dubitate ^ ilo. Ch'è venuto alla fine il punto buono, coli \m. Come farebbe a dir i j ff. Che Non lapete

Di quel famofo Medico , ch'c giunto i* IO, in. Non fo nulla . )j ?/. E* un portento:

Si dice infino , che guarifca i morti . 2n^ Ma che diantene dici E' grofla bene. Convien però vederlo . ef. Ma Furgone

un. Non gli fi dice nulla. Tu procura Di condurmelo in Cafa 5 fe potrai, Neirora , che ti par propria , e ficura . Un'occafion bella J^on è dover di farfela fcappare . /. Ecco, che lefto io volo al par del vento, E v'alzo quella quaglia in un momento * : pam. B Van-

à6

Pandolfo^ che fi pone a federe .^p^i Vurgone.

Van. Ra, che cede il male, ufar bifogna K.J Ogn'arte per ianarlo. . 1

'Vur. Eh Padron mior^

L'aria delia Cittade , e del g iardiiìo Vi piace un poco troppo^ Voi credete Di ftar meglio / ed avete peggiorato .

Van. Ma s'io mi feiito alkggerito . i

Vur. Guai, \ Quando l'infermo più non fente il malesi Datemi il polfo . E' intermittente certo , E turgido , e vibrato . ,

Van. Anch'io lo fento , ai^M lo trovo così . - »q oh. ^

P^r. Voi nefaprete MbiiM^a) Più di me . Ma ch'è flato ?^ fejxi^ohi -^?! Docile, umano, ubbidiente ; e adeEb Tirate calcj In fomma conofce , Quand'uno ha da morir .

Van. Ma voi cercate Di farmi difi^rar. s'alza^

Rofaìha , ^ detti Rof. TV yr A cofa è quella , (dino j

XVJL Signor PandoIfoPStarfene in giar- '

A qucft'ora .'^ Vur. Eh Sorella , che gli dite P

E' già guarito . , Van. Non ho detto quello, 1

Voleflè il Ciel : ma Ho frcfco di mente ,

E più Jeggier di vita , Vur. Lo vedete/^

Inteftìnof um levitas , è Ippocate , Eftmala.

Gli altri Medici confortano , E rallegran gl'infermi , e voi volete Farli fehiattar peJ:^fpr^%^ , ^

UY. E come pOlìbs^ rtfvrl f:.^r,-

Sollevarvi dal mal , avete in cafó Il precipizio voftro an. Oh quefta è tonda J : \of^ i che fervon le cure , ed i rimedj ? Tanto morrete prqftq.- . , ,:r::A,-::à an. Prima voi . . oxivid*'^ 5- . \of. Ma fin , cheftaDnifilia in cafaVoft^^^^^^ Parlo per zelo , non guarite mai . ; an. Che faftidio vi quella Ragazza;^ t>/. Cacciatela, vi ftroppi^r /r. Anzi v'ammazza .

Sopra il mal &te il dottore >^ Ma non fopra a cafa mìa ^ Non la voglio mandar via : E fe fono un'anticore^ / Date tempo . . . Voi ridete ^ Che fon fatto un burattino ^-^.\ Ah rompete il chitarrino : y; 'Date tempo i io guarirò. Vi difpiace, ch*iorifani. Perchè v'efco dalle mani ?^ Ma fe devo ancor penare^ Per dar gufto a lor Signori^ Queftosi, ch'io non farò

Sopra il mal &g. paru .

furgone ^ eRofalha.

P^T.'j^TOi fiam precipitati: Addìo fperà/.i Addio vigna: E'fpioviito^E come ha|j In poco tempo a mettere gìudi^iof^ (fottcj RoJ. Ma che Vi Sgomentate cosi prefto^U Siete pur buono ! Ed io credo , che fia ; Un'altro ramo quello di pa/.zia . Vur. Magari , che lo foflè . Ma ha parlata Con troppo di fermezza: E quando pre Una cofa , di tutto ancor fi teme . (falche graziofo al certo Ci s'è meflò di mezzo Ah vedi un peccai Di fpiar qualche cofa.

Non ci dormo; Penfate . Ma fra tanto tocca a voi ' D'imbrogliargli la tefta più che mai "^T Vur^ Io voglio imbrogliar.^ Vuòxheritor- Pien di ftorture per le ciarle mie, (ni, Più matto d'un cavallo, a far pazzie . ' . |. Calando fpara alcun Girello , \f Hai tu vifto come fa ^ Strifcia 5 fcoppia , foffia , e ftride^ Gira , c fcorre in qua , e in : Così voglio il fuò cervello Col mio chiadb far girar Quando poi fiam giunti al cafo Di ridurlo un mammalucco , Lo portiam meglio pel nafo y Lo polTiam meglio pelar.

Quando 8cc./^rw.

Rdfalha ^ e. poi jLeièho

) noli torna, carriòle , éirè davv^ero

^iù no fi fcrocca^e abbif m fatto c aftagiìa^ . C E ancora c'è coftci ? > Dimmi , Lesbino j Che ti par dcirinfcrmo ^

lo fpcrereij Che rifanafle in breve ^of. Io pur lo fpero : Ma come ha mai potuto Migliorar cosi prefto \ef. nonfaprei:

Ancora a me fa maraviglià. (Ift tuonoO Iqf^ Sai niènte y ch'abbia prefo Segretamente alcun rimedio ? tcf. Solo . ••

Mi par... y che poco fa prendefle uii fugo io lof E qual fugo fu quello? jef. Se non sbaglio. . .

Mi par ... fugo di bofco ;^ Z^/' Eh , quali ogn'érba ,

E le droghe , e le manne

Potrìan dirfi così .

ef. Ma non fo altro : ) Vi parlo chiaro aflai . Sapete ancora^ Quel , ch'io dubito forte ?

lof. Ed è?

ef. Si ftrugge (fpaflb)^ Per voi d' amor : (vuò prendermi un

of. Sei matto*

i

Lef. Oh buoni Per quello è già guarito

Un dia voi fcaccia Taltro ^ Rof. (Se ciò regge. Perchè mai noe rifanl, Converrà llrapazzario . } Eh mi couoItOm L^f. Ma fkte bella aflai. Rof. E' più bell« Drulilla . Ma Pandolfo .

Coii me non fa nego/io e getta i j^fll Lef Come fìete tiranna I V'^^^'^ «i Rof Io l'intendo così . Non vogfio intdniaP Mofconi , e gallinacci tutto il giorno « Non fon di quelle , Che danna retta , Che fan le belle ^ . Fan la civetta ; Non cerco amanti Non VITO cafcanti Solo mi piace La libertà . Se qualche inchino ^ Mi vedo fare y Rendo il fàluto Per n^n mancare > Màzitta, e foda , Senza parlare , Sieguo il cammino Con gravità Non fo n Uop'arté^

lef* TlUondì. Come fe n'era

.JD Venuta kftakfta, di! Mo ci cafco^ Creilo miglior amento à' Pandolfo Si vedeyche le fc ottave le pena* P^^^^

^an. Ehrbeni l'hai tu trovato? ?dC> .

Jjef. Sì, Signorei ^ 3^' Sarà qui fra momenti E che piacere Ha moflrato a venir ! Però , vi dico 5 E'una finez/a grande , Perchè in quel poco tempo,ch*io parlava^. Saran venute almeno . . . Novecento ambafciate , Infino i memoriali , e la caparra

Pau. Oh catterà! Bifogna^ ch'eglilia 4 Un vero capo^d'opera . M

E' un Demonio j Perchè non par mai cofa naturale , Guarda rintermo, e feppellifce iJ male Ma zitto 5 ch'è buflato # j ^^^^

Van. Sarà luii M Cammina»

tef. Io volo, parte-.

9an. E pure è ver: Glàparmi, Che al folo nome , ed al fentir vicino L'arrivo di celebre Dottore, / Mi fi parta d'addollò ognldolore

«Lesbìno , che terna con DrufiUa in ahìW proprio da Dottore ^ e detto ^ le/, in Cco il Signor Dottor . 'hn. Mllà Perdoni in gra/ia , Se la ricevo nel Giardino . Dru. Ehliè Am' voi burlar . Mi god'anzi truvarla . N* tei /.ardin, perchè i fiur qui cu l'erbette Rallegran gli occj , e i canti deli aug el

B 4f Kal-

Rallegrano le nrecchìe e '1 iias' al fente^ Sto bon'udòr d'entorn > ed ottien /ufto : Co i frntt el piafer' ancor' el gufto « 4

J f/. ( Ma Qijefta è andata a fcuola ! ) 1

l?afj. Or fenta...

Drri. Non farìa pez , s*altriivafle N' tei lett?Perchè'l lett*engroflà el iangue|. Debilita el zervel ,

JLevA el moto , e^a fknie^ vm^!^"^ t t)U Inftitichiflè el corp ^ e'n cumpàgnla Porta naufea , faftidj , e ipiicundrìa . P/^.%(Come la tocca!) E' un peifZQjCh'è de'noc

Dru. Sòn (jua ttre /orni 5 e za tutti grìnfermici M'an ciamat' a la cura . :v«l F però non me volgo ^ ^

A piccale febbrett' , a emorrogle |A vmtfi A iteri/.ie, a terzane , arifipelle > Non fon da>me i Mi voglio 4tc Palmonfrazidi^ unfegatecurrotto il Unosfazèto , un cancar' e'ntel corey ' Un volvol de trent- anni , ^ Una lebbra, unbubbon, n'apoplesia , Dopo ancor ch'è finita ragunia . E fe da tutti fti malanrfinfìeme t (

VùfufTe turmentato , ^ (mato.

Oh allur me sbrazzb , ed entrain camp'ar-^

Z^/ (Che facciatofta!)

Pa^. No Signori non credo ryaver^ poi tanti mali . 5enta un poco . Che cofa glie ne pare

Dr/z.Che moderi quefto rao-deraineiunare?

Pa//, Sono aggravataafiài

n

Dru. State ainarveja,

E ciàmate el Diittor.'^ Ma chi ve cura Pa^. Furinone

Chi /^Purgorrf* Non m' ài recorda

'N tei numer de i Periti accreditati .

Vediam'un puchettln. Quefto rè'l rolo

De i dott'i e queft' eli* è de li afinèi . ( ter

(^ìnon trova . Oh cancar ! Ih queft^ol-

De i zabattiii4' è in capo della lifta, .

Che ve dife de bel ^an. Ch* èmal di ftomaco )r^. Ma non magnate ben ^^ ■an. Mangio bcniflìmo .

Geme donc' è flomatego ndS ^an. E poi dice, jniib>m'M

Che V* è pur deir affanno di reff>ì¥oi 5r^v Al dòrinì qiiìetò P ^an. Dormo quietiflimo . -'^a^ ,.;}L\iif3^) tx >ru* Dov' òdonch' VaffmvkP^'^^'^^^^^^^^^ W/. Dice , che ilfangue -^^^ v -^^^ '^^^^'^

Non circola , e riilagna t>r^. Uhignorantazzei

E com' putrefte vivere P ^^/. (Cheftregal X

^ru. non avi > che qualche calurette 'Ntela milza .

^a^^. Gli è vero^. Voi Tavete ( mb.^

Azzeccata alla prima. Oh che grand iio^ - Che liete ! E in fatti io ci ho qualche fma-

Bru. Mico'fto mal ridicalo C nietta. A.! non vói prender arme . Il fol udore Del mifegre6 , i?alaha~a dirittura» Mr^cnw.. ^ : .'i'fe^^^ viri p^M:"

34

P^/;, Oh che fragranza f Me Io lafci Odorar di belnuovo. Oh che portento !' Rimette in vita . mu. S* al vel die' . Or provi ' ' '

A camenar . Van. Ihtò, Je gambe adellb ^.^^g Mi pajono colonne fcannellatc i La tefta è chiarajed ho forzale allegrezza Che brav' uomo che liete ! Dru^ Adefs' adunque

Non vèfentì più mal P Van^ No certo : Io fono . h^y j Più fano ancor di un pefcè f 1 ' Sono un* Ercole Pr^. Ohgufte. nrm^iUi Lej. ( E pur ci ha colto . ) ; f -

Van* Chi me 1* aveflè detto/^ lolon rinatoi q

Che cofa non vi devo P Wiru^ Mimaravejo: Non zerco niente Solo

Voi far' un patt con . Vi 3

Van* Quar è/^ fon pronto. ' ' ^j . Z?r^. Mei prometti da vero . P^fA Ve lo giuro. nrO Dru. Mandè al diavol Purgon . Paf;., Ve lo prometto . Bru. E ì part cuntent > e la parola azzetto # Non più Duttori entorn i Ne dubitò più tanti Allegre nott^ e zorn; E una mojera accant : Camminat*, cunverfate , Villez/at* 5 feftezzate , Ssalacquat% vaghe;zate,i,^,, Cian-

Caii/.iuiate . . . . ah ah ahi; eh* al tutt* el potò far . trovi , al digh' el ver i

Alballi : e tu vien quà. aLef. Tara larà larà &c . Vau. cad e Bona fta cavriola V Ve fcuote , e ve cunfóla y f a el faugue /.ircirlar .

Non pili &o C P^^^^^ -

Vundùlfó ^ e Lesbino . ^

ìeJX T O vedo , e non Io credo . >• ^

ìxn ^JLj. Io ti ringrazio , Lesbinomio , da ver* Qgefto Soggetto > Ghe m* hai pmpofto,m' ha rimeflo in vita*

&^/. Ne godo aflài per amor voftro .

^.a^u Oh! quanto Ci vedo chiaro adeflb . Ora conofca Tutte le mie paflàte debolezze , E n* ho roflbre : Andavo in precipizio ^ E buttavo denar^ tempo ^ egiudizio.

C^/. Ma non ve lo dicevo ,

Che quefto era u n grand' Uonìo /ìnn. E di che forte ! CE poi

Non v' è il compagno in tutto il Mondo . Senza interelìeiChe mi burlir^ E'un*uora(4 Che fi potrìa fard' oro ^ fe volefle. T mille obbligazioni i ¥ien pur di fòpra in Cafa , Che ti vuò regalare^a proporzione - Di fi gran benefizio

Lef. Io non Iodico

|i ^ ^er rinfacciadó i Ma credete pure y Cìt

3&

Ch^Mo httX de'gran viagg] i E ci ho rimeflb più di fcarpe E poi Quante ftrillate ho avute daDrufillà ..p Da voi , dal mio Padrone ^ E f}>eflb è andato in volta anche il baftoi^^ Van. Per quello tanto l' ho provato anch'io] Lef.^ A me bafta però folo il piacere a Di vedervi alla fin , dopo tant' anni ^ Sano , frefco di mente ^ e fuor d' afFaniiii i Adeflb almen potrete Star Tempre in allegria : Nel verno alle Gòmmedic : Andrete in compagnia> ...^ , ^ , £a fera neir eftate ; is^ixs V V Ottobre alle vignate Sempre a lentir le nuovCiVi^^j^iQ- a lìi Pia/za , ed al Gaffe . , '-X^^ >Yih. ' Rifpetto avrete , e flima ; Dove al contrario pria>^.. jg^ ^ J Facevan le rifate -...^ 4 ^-^q Moflrandovi col dito , j ]v -^yr? ol Dicendo: ah ix)verelloJlr . ^^i^t; Gervello-non ce n' è. AdeflTò

P Aria più toftò chiaro . Ma per altro ' Dice la verità s non può negarli . Così non foflè flato . Or mi confolo , Che al fin ne fono ufcito , E la cofa fi è mefla a buon parti; ou

5/

Orf^^f Ua da Dx)nm\^ e poi lesBìm^ e detto

TP Oniateci , fapcte, Signor Medica- , X Della gnagnera a. "^n. Vieni pur Drafilla : '^Hai villo quel Togato ^ ^u. Infìnaad- ora Ha ciarlàto con me ; poi zitto /itto^ ha fatto un beli' inchino,ed è fparlto ^m. Cile Tmporta quefto f^ lo , ch'è un gran cervello > Ha rifanato un Matto,^ ed io fon quello 3ru. E'nuova buona affai . Ma veramente

Siete guarito ^ ^ "ìtn. Affatto i e fono il primo

A condannar le mie pazzie : Ti chiedo I Anzi perdono , fe[t'offèfi allora. ì^ru. Me ne polla fidar ^ Dite col cuore

SI, ti dico i fon fa via.. Iru. Ora s' è quelfe>.

Io pur vi chiedo fcufa . ^an. E di che cofa ìru. U intenzione fu buona 3, E r efito felice - un. Io non t'intendo

Mi perdonate 1^ | ^an* .. 4, )r;/. Quegli Uffizidi,

E quel Dottor fon mie finzioni « ^m* E come?*

^ru. I pazzi, egripocondrici Non fi guarifcon col baftonef^ Or'io, Nulla giovandojdi provar rifolft Quet

3^ ' QiicI rimedio i e vi pofi entro dèi facco^ Parlavo , rifì^ondevo , e battona vo . Va;;. Come ! ed e ver cofa ini dici mai Dru. Pertorvi poi d* intorno-quella pittima Di Furgone , mi finfi oggi Perito^ a^t E dal lungo letargo io v' ho guarito . ,t Van, E tufei ftata quella ? Or ben*Drufill^^^ Il tuo zelo, iltuofpirito, iltuoamorci Ghiedon gran ricompenfa , ed io farei 2 j Negandola^ il più ingrato uomo dei Moja^ Io ti eleggo mia Spofa . (diait

Dru. Ma, Signore, f% , f?ofì^b£riO «-^v Non merito poi tanto . . d^^Y noae? m\ Van. Il benefizio - ^ * ^ J^y t

E' troppo grande i e ognun di beir^att«| Mi darà lode . . ^uj^it^ M

Lef* Io fono il primo.. :> ^anofiud il

P^^. Avrai 3d>^£Ì7ri0.^j

Tutto da me .... oìib^qì Lef' Ma il povero Furgone i^i^;ij^-n SO v^i Va?i. Non me lo nominar Volea^^^er forzj^ Ch* io ftefli male . . r^? Lef. Or poflb dirlo : Prima , à Sappiate , eh' ei faceva da Pagliacciori I^' un Ciarlatan di piazza ^u-ig*ì .«s Dru. Or che ne dite ^ -nmm , t^fto / é 'rD X<?/ E Rofalba non è , come dicea ^

La fua Sorella ^ ma fua Gig.^a * - Van, Oh che furfanti l / : >: ^

-ri

■•■ -.^^ìiiimK; - . . iip ! finnoO i^i^voH . ^

^^^^ ■^^'■«^ - ,

Vurga^ ^ e poi Rofalba ^ e Detti . gr. TVyf A, Signor Pandolfo ^ [pcflima* m ^ iYl Mi farete ftrillar : Quell'aria è

An/i non è più quefta aria per voi . ; ir. Cioè?

^ gH. cominciai V ultima volta Adirlo i or lo ratifico : Voi fiete - Scoperto , Padron mio j ^ k mr. Come? - \^ n». Io fon fano . ( ceflb -a'

ur. Oh adeflb , che il mal giunfe air ec^ : a^. Se non ve la cogliete , addofib a voi T Verrà poi il male . m Peggio* è foenefia* . ì?i. Andate pure, andate a fare in piami Il buifone ^ ed il Zanni . ur. Oh vìa, che occorre.^ Siete fpedito . w. Or' ora vi fpedifco InquelPaefe. ur. State un lontana , Sorella, ch'èfuriofo. of. Io mi ritiro.

Sorella ehi^ Mentitor ! Chi non fapefl?, Ch'è voftra innamorata . ^r. Andiamo via ; Qiiefto ha dato di volta . w. Ha dato volta

Il vento buono . E perchè più vi fcottì , Spofo Drufilla in fui moftaccio voftro . vr. Povera Donna! Quanto La compatifcol Pur*

!

4^>

}?an. E qui non V* acccftatc VuT. Mi chiameretei e allor faremo il fordo Van. Me ne contento YuY^ Eh che non vi credette Di mettermi filone : Andiam^ Rofalba Facciamgli dire il vero i in barba fua Spoliamci ancora noi Rof. Pronta ubbidifco . Van. Eh poveri birbanti! Lef^ Eh gabbamondi ! fir^* Che fiandre ! P^r. Oh gabbia i P^;;. Il Ciarlatan v' afpetta :

Queft' è il Pagliaccio . Dr^. Lef. ^ 2. Ed ecco Rofetta . Rof. Oh che pazzi ! Vur. Oh che girelle]

Van* F finito il Carnovale.

Lef. Non ci fon più buone fpefe^

Dru* Via^fuirafinpalPaefe^ Vur. Ih vedete bella Ciana !

Dru. Oh guardate il Conte Sgranai

Rof. Quanta foja!

Vru. e Lef.à z. Quanti raggiri ! Rof. Bruttai Dru. Ladra! Van. e Lef. à 2. Truffaldini! ^ .

Pur. X ^ ) Eh chiamate gli aguzzini

Rof ) Che fon matti da legar -

l^ath )

Eh la fune , che vi leghi ,

^Lef ] P^^'^ ftrozzai-

FINE.