ROSALIA DI SAN MINIATO
ma&^iDiMifliaiì Bisnasaiaad)
IN UN ATTO
DA RAPPRESENTARSI
NELL I. R. CONSERVATORIO DI MUSICA
IN MILANO
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MILANO
COI TIPI DI LUIGI DI GIACOMO PIKOLA
U . DCCC . Xl\\
PERSONAGGI ATTORI
ALUNNI ed ALUNNE
POLIDORO BUONCOMPAGNI ,
Spadajuolo Rocco Luigi
ROSALIA, sua figlia Corba ri Amalia
IL CONTE STRAMPOLJ, fìrentino Laindi Alessandro
TADDEO DA FIESOLE , lavorante
presso Polidoro Centlmeri Pietro
DOLABFXLA , fantesca di Rosalia Ro VELLI Costanza Coro di Lavoranti e vicini di Polidoro.
L'azione è in San Miniato e nelle sue vicinanze.
Musica dell' alunno Antonio Cagnoni. Parole di Callisto Bassi,
SCENA I. CAMPAGNA FUORI DI SAN MINIATO.
Coro
L ora più lieta al misero Che tutto il dì lavora Questa è per noi che liberi. Almeno per breve ora, L' aura alitar purissima Dato ne vien così.
LJ aura che spira elastica Dai nostri ameni prati, Che avviva insieme ed anima Cogli esseri animati Quanto natura provvida Il nostro suol fornì... Sì questa è la più placida Ora per noi del dì.
6
PARTE
SCENA II.
Polidoro che tiene sotto il braccio Taddeo ,
e viene discorrendo con lui*
Tad Ma , Polidoro mio ...
Pol. Ti dico schietto ,
Che su di questo affare
Non soffro più discorsi. Ho destinato
Di darti Rosalia,
Di maritarti con la figlia mia;
E sai che non son uomo
Che ritratti sì presto una parola. Tad. Almen ...
Pol. Basta così. Se non conosci
Quanto valga mia figlia, odimi attento, E dimmi poi che non ne sei contento.
La ragazza che ti è offerta
Da un buon padre di famiglia, E sagace, è bella, esperta, E una buona e onesta figlia, E quel tutto che di meglio San Miniato offrir ti può.
Io che son quel che lo voglio , So all'amico quel che do.
Se mi parli di candore,
Come T acqua eli' è innocente; Sul supposto delT amore Giurerei che non sa niente; Ma so dirti che con arte Sa una casa regolar.
Conchiudiam , fandonie a parte. Ch' è una donna singoiar !
Tu vedrai , se non ricusi,
Se non sdegni il mio partito,
PRIMA 7 Ch'ella abborre quegli abusi Che fan misero un marito: Bella come fu sua madre, Come lei buona sarà. Lieto sposo e lieto padre La mia figlia ti farà. Tad. Questo affar combineremo :
Parleremo, e si farà, (partono da lati opposti)
SCENA III.
STANZA TERRENA IN CASA DI POLIDORO. Tavoli, sedie, co.
ROSALIA da una porta segreta 3 indi il CoNTE dalla mede urna.
Ros. Per questa via, nota al mio ben soltanto. Son rientrata non vista. Inutilmente Mi studiai di vederlo. Egli tuttora Quello che preme ignora Terribile destino : ei di mio padre Non sa l'arrivo; e se scoprir dovesse Quanto celargli è pur mestier, perduto Ei sarebbe con me senza conforto. Nessuno ancor s' è accorto
Del nostro amor; ma forse ... ah forse è giunto Questo fatai, questo terribil punto. Piansi... ma le mie lagrime Tergea pietoso amor : K V Or disperato e misero
Non ha più speme il cor. Ah ! se non posso vivere Unita al mio fedel , Che i giorni miei si sperdano
Consenti almeno il Ciel. (si abbandona sopra CON. Rosalia? una sedia)
Ros.r alzandosi) Giusto Ciel!... che festi? parti.
8 PARTE
Con. Partire? {sorpreso) Ros. Non sai tu?...
Con. Che mai ? favella. (/?oì.
corre a chiudere le porte laterali)
Ros. Giunse mio padre, e ad altri... (trattenendosi ad Con. Ebben ? un tratto)
Ros. Destina
La man di chi tu adori. Con. Ad altri? Esser non può! No! tu m'inganni. Ros. Se al labbro mio no '1 credi ,
Credilo al mio dolor, al pianto mio. Con. Tu, sposa ad altri?... Ah! no'l consenta Iddio ! Non ci resta in tal periglio,
Idol mio, che un sol consiglio:
Solo, estremo, disperato,
Ma propizio al nostro amor. Fuggi meco a un empio fato,
A un ingiusto genitor. Ros. Taci , taci : il tuo consiglio
E più rio d'ogni periglio;
Mi spaventa, mi fa orrore,
Tutta, ohimè! gelar mi fa. Pria che ceda , a te il mio core
Da suoi palpiti ei starà. Con. Di tuo padre, se lo chiedi,
Volerò, mia cara, ai piedi. Ros. Sì, da lui, da lui soltanto
Ottener potrai mercè.
Terger può lui solo il pianto,
E premiar la nostra fe.
(a 2)
Con. Io gli dirò , j
„ à t ? i. m. , che t amo.
Ros. Ah! digli si
Che per me sol tu vivi ,
PRIMA 9
Ch'esser tu° spos° io bramo a r a
Che il Ciel già mia ti fè:
o
Che del tuo cor non privi
Chi vita ha solo in te. Con. Ma s' egli insulta austero
Ai voti, ai prieghi miei,
Per me perduta sei,
Perduto io son per te. Ros. S' ei regge in suo pensiero
Allora ...
Con. Ah parla! (supplichevole)
Ros. Allora...
Pria della nuova aurora . . .
Verrò... (il pudore le niega eli proferire)
Con. Ah!... verrai con me! (con trasporto)
Il noto canto udrai
Del Trova tor s' ei niega. Ros. Deh ! per pietà . . . Con. Ti piega
Ai voti dell' amor. Ros. A te non disse assai
Questo straziato cor? (a 2)
Con. Tu vivrai me 1
D T con _ la vita
Kos. lo vivrò te
Neil' ebbrezza del contento
Fia distrutto il tU.° tormento mio
Nelle braccia dell'amor. L'alma in estasi rapita
Più non sente il suo dolor. (// Con. parte
per la porla segreta , hos. per una delle poi te laterali schiudendole prima d' uscire)
1*
io
parte
SCENA IV.
Polidoro, e Taddeo.
Pol. Mi par che coi negozi combinati
Neil' ultimo viaggio
Non possa andar malaccio,
E poi se il conto io faccio
Di quel clie tu incassasti...
Ho fatto un affar buono... e par che basti. Tad. Se voi siete contento... Pol. Contentone,
Caro genero mio. Tad. Dunque volete
Ch'io sposi propriamente vostra figlia? Pol. Ho deciso così, nè mi ritratto. Tad. Ebben, la sposerò... ma... con un patto. Pol. Con un patto? e sarebbe? Con. (di dentro) Con permesso?
Pol. Al diavol l'importuno... avanti, avanti.
SCE>A V-
Il Conte, e detti.
Pol. Servitor suo devoto... di chi cerca? Con. Polidor Buoncompagni spadajuolo? Pol. Son io .... cosa comanda? Con. Avrei bisogno
Di dirvi due parole a solo a solo. POL. Taddeo! (Poi. guarda in faccia a Tad. e gli accenna
dì sortire. Taddeo parte)
PRIMA
SCENA VL
Polidoro ? e il Conte.
Pol. Qualunque sia l'affare
Che la conduce a me, laddove io possa Servirla lo farò con tutto il cuore.
Con. Un giovane educato ,
Fiorentino, e di nobile casato, Avendo udito ad esaltar la bella E saggia Rosalia di San Miniato, Cercò vederla; e vista appena, in essa Fu rapito così, che da quell'ora
Non ha più bene. (Poh avrà fallo varj atti d'impa- zienza e di stupore)
Pol. Ho da sentirne ancora?
Con. Ma!...
Pol. Che ma? sa lei che onesto
Sono al par di chichessia? Che mio sangue è quel che vesto, Quel che mangio in casa mia ? Io non ho la boria pazza D' obbligar la mia ragazza, Per un vano onor del mondo , A sposar chi non le va. Noi siam gente, parlo tondo , A cui preme l'onestà.
Con. Perdonate... io non intesi
Oltraggiare al vostro onore. Se vi dissi , se v' appresi La passion d'un nobil core, Col pensiero io non l'ho fatto Di proponi un vii contratto; Che tal onta non consiglia
1 2 PARTE
Chi queir angiol potè amar, E la man di vostra figlia Io sol vengo a domandar.
Pol. Quando è questo mi rimetto, E conosco d'aver torto. Ma però le parlo schietto, Sul negozio taglio corto.
Coiv. Nè potrei?...
Pol. Per la figliuola
Impegnai la mia parola: E poi senta, io non mi picco Di ricchezze e nobiltà. Nel mio stato io sono ricco, Mi fa grande l'onestà...
Con. Compatite a un cor che l'ama;
In lei sola, in lei mi beo... E per essa...
Pol. Ah ! è lei che brama
Combinar quest' imeneo?
Con. Sì, son io, io che l'adoro,
Che mi struggo, e per lei moro.
Pol. Mi rincresce , ma è deciso
Ch'ella un altro abbia a sposar. Gliela spiffero sul viso, E la prego di sfrattar.
(a 2)
Con. La vidi appena, e l'anima Fu tosto in lei rapita: Sje ricusate assistermi Ne perderò la vita, Che senza lei possibile Di vivere non è. Tutto è per me quell' angelo , E dessa il ciel per me.
PRIMA 1 3
Non servon queste chiacchiere
Queste fandonie a nulla.
Io son pacìron dispotico
Del cuor della fanciulla ,
Nè alcun vi può pretendere,
Ne alcuno amar la de5. Io le son padre , e voglio
Darla a chi piace a me. Dunque è deciso ?
E detto.
Ma pure?...^
E detto e fatto. Ma se in suo cuor l'affetto?
Che? come? siete matto? (interrompendolo}
Taddeo, vien qua, fa presto! SCENA VII.
Taddeo, e detti.
Ma non è il modo questo... Sentite per pietà. Sono vane le parole ,
Io già tutto ho combinato ; E poiché saper lo vuole ,
Le presento il fortunato (presentandogli
Che fra poco mio parente, Taddeo) Anzi figlio, diverrà. Ed io dunque ...
Via di qua. (a i)
Parto, sì, ma di tal onta Forse un dì vi pentirete : La vendetta è forse pronta Più di quel che non credete :
li PARTE
Sarà tardo il pentimento,
Tardo il piangere sarà.
(Ah ! diviene in tal momento
TI fuggir necessità...) Pol. Sia pur pronta la vendetta,
Non la curo e non m'importa;
Ma nel capo la si metta
Che per lei mia figlia è morta ;
Più s'infuria, più mi sento
Di negar la volontà.
Quel furor non dà spavento,
Anzi ridere mi fa. Tad. Creda pur , bel signorino ,
Che siam forti di natura.
Che un amante , un fiorentino
Non può metterci paura ; • E ch'io poi non mi spavento
Del presagio eh' ella fa.
I suoi dritti in ogni evento
Questo COr difenderà, {parte con Poi. pre- ceduto dal Conte.}
SCENA Vili.
L1 OFFICINA DI POLIDORO
I Lavoranti, le Vicine, indi Polidoro, Rosalia, Tad- deo e DoL ABELLA. 1 Lavoranti sono tutti in moto. Chi sta presso alle fornaci avviandone il fuoco j chi lama s chi arruola j chi è inteso a dorare. Le Vicine della casa sono a veglia nella bottegaj e mentre ciascuno sJ occupa delle proprie faccende, cantasi la seguente:
CANZONE I.
Uomini Vagheggiava il ferrajo Giannetto
La più cruda beltà del villaggio;
PRIMA 1 5
Ma T ardor che chiudeva nel petto Non avea di svelarle coraggio. SulT incude batteva il martello Ripetendo ad ogni ora così : Tal per te batte il core di quello Che l'amor nel suo sguardo rapì. Donne Batti , batti - rispondeva
La fanciulla a quel dolente. - Batti , batti - ripeteva Nulla il cor per te già sente : Il battito non è quello Per cui langue ogni timor.
II.
Uomini Ma Giannetto le note amorose Ripeteva alla bella costante. Essa alfine il rigore depose, E divenne del giovine amante. Suir incude battendo il martello Le parlava Giannetto così : Tal per te batte il core di quello Che T amor nel tuo sguardo rapì. Donne Batti , batti - rispondeva
La fanciulla più clemente...
Batti , batti - ripeteva ,
Tutto il cor per te già sente.
Il battito è proprio quello
Per cui langue ogni timor. Più possente è il tuo martello
Del martello dell'amor. {Entrano Poi. e Taci.
che si pone tosto al lavoro preceduti da fìos. e Dot.
che siedono dopo di aver festeggiato le Vicine)
Pol. Bravi, bravi! nel mestiere Non ci vuol malinconia : Deve sempre il bravo artiere
16 PARTE
Mantenersi in allegria : Questa scema la fatica , E mantiene in sanità. Quel che vuole il mondo dica ,
Così penso e COSÌ Sta. (sì pone al lavoro
Ros. (Non parlò sicuramente presso Tad.\
A mio padre il Conte ancora.
Egli è lieto, ed è evidente
Ch5 ei non sa... che tutto ignora.) Pol. Cosa vai fantasticando (a Taci, sotto voce)
Cosa mediti fra te. Tad. Di spiegarle io vo pensando... Pol. Questo è afFar che tocca a me.
Non sai forse, lo scommetto, (volgendosi a fio?
Che il papà ti dà marito. Ros. (Ah! pur troppo?) Me lo han detto.
Pol. Sai chi ho scelto?
Ros. L' ho sentito.
Pol. Che ne dici eh? che ti pare?
Non rispondi? ma perchè? Ros. Voi dovete comandare
L' obbedir fia legge a me. Pol. Questa bestia di Taddeo
Nel cervel s' era ficcato
Che vi fosse un cicisbeo,
Un signore, un titolato
Che volesse ad ogni patto
Contrastargli la tua fé. Ma gli dissi ch'era un matto,
Che... (odesi un preludio lontano di fluii,
Dojnne Silenzio!... Tutti Udiamo. Ros. (Ohimè!...) Con. T' amo , solea ripetere , (di dentro)
Ad Elda il Trovator : -
PRIMA 17 È ardente, inestinguibile La fiamma elei mio cor.
55 T* amo; ma tu più rigida "Del verno che fuggì, «Dici di amarmi, e gemere ??Mi lasci, oli Dio! così,"
Elda, le cose tacciono; Copre la luna un vel ; Scendi non vista, e fidati, Fidati al tuo fedel. —
Ansia, tremante e pallida Elda non regge allor : Scende... e con esso palpita, Langue con lui d' amor. Ros. (E desso!.. Oh! come all'anima
Scende quel suon d'amor! Come ricerca ed agita Le fibre del mio cor!
Comprendo io sola il mistico Accento del dolor ; Comprendo io sola il palpito
Del mesto Trovator. (il suono s'allon- tana. Ciascuno riprende i proprj lavori)
Pol. Che buffone ! Tutto il giorno Avrà oziato il vagheggino, E la notte va d'attorno Strimpellando il chittarino, Con il miele sulla bocca E il veleno dentro il cor, Forse in cerca d' una sciocca Che si pieghi al suo dolor.
Kos. Ma però...
Pol. Sì, sì... buffoni!
A miei tempi era altra cosa. Non si usavan le canzoni
1 8 PARTE
Per far scelta d'una sposa.
Si vedea quella donnetta..,
Si parlava col papà ...
Detto fatto... e in un'oretta... Voci Dagli al ladro. (di dentro)
SCENA IX.
Il CONTE avvolto in un mantello ed inseguito da varie persone > e detti. (.Egli corre senza saper dove* ed è fermato da Taddeo che movea verso il cortile da dove venne il rumore. In onta al suo travestimento egli è riconosciuto da Polidoro e da Taddeo).
Tad. Fermo là!
Tutti
Ros. (Che veggo!., io resto attonita...
Di gel... sorpresa io resto.
Terribile, funesto
Il mio destin sarà.) Con. (Che veggo!., io resto attonito...
Di gel... sorpreso io resto.
Terribile , funesto
Il mio destin sarà.) Tad. (Che veggo!., io resto attonito...
Di gel... sorpreso io resto.
Qual contrattempo è questo!
Di lui che mai sarà?) Pol. (Che veggo... io resto attonito...
Di gel... di stucco io resto.
Un contrattempo è questo
Che da pensar mi dà.)
a a
Dol.c Cori (Con lor sorpres attonit v r o o
Anch' io di gel qui resto :
PRIMA 19 Un contrattempo è questo Che alcun colpir dovrà.) Pol. Qua con me... con me cospetto!., (pren- dendo a forza il Con e conducendolo seco)
Kos. (Dio! lo assisti.)
Pol. A che vien lei?
Con. Trasportato dall'affetto,
Io volea rapir colei... Ma del Cielo a quel che pare Lo vietò la volontà. Pol. Voi legatelo, e sia tosto (ai lavoranti)
Trascinalo alla giustizia. Tad. Dol. Cori Non lo fate... Pol. Ad ogni costo
Vo' punir la sua nequizia. Tad. Ma di mezzo a questo affare (piano a Poi.)
L'onor vostro, il suo ci sta. (addit. Jìos.) Se lo fate imprigionare Uno scandol nascerà.
Tutti
Hai ragione ! in tal frangente Ci darei di mezzo anch' io. Sorta dunque, padron mio, Nè più azzardi a tornar qua. E tu, frasca impertinente, Tu con me parlar dovrai. Se a mio modo non farai Qui un inferno nascerà. M'abbandona il mio coraggio, Piti non ho speranza alcuna: D'una barbara fortuna Mi colpì 1' avversità. Questo insulto , quest' oltraggio , Vendicar mi toglie amore:
Pol.
Con.
so PARTE
Ma del suo, del vostro onore,
Deh ! vi prenda almen pietà. Tad. Moderate il vostro sdegno ,
L' ira vostra moderate,
Se nel Ciel non confidate
Niun qui ascolto vi darà. Polidoro ha corto ingegno,
Ma di cuor è affatto buono ...
A giovarvi io pronto sono ,
Ma or uscite per pietà. Dol. e Donne Smania V una e l'altro geme
Privi entrambi di conforto;
Ma per lor propizio un porto
Forse il mondo non avrà. Polidoro è un mar che freme ,
Che distrugge ogni speranza;
E a quei tristi non avanza
Che del Cielo la pietà. Uomini Presto sorta, vada fuori, (al Con.)
Se non vuol veder mal giuoco.
Fa mal' aria in questo loco,
In pericolo qui sta. Eh ! il padron di lor signori
Ben conosce il zelo e l'arte...
Se più insiste, se non parte
Assai mal terminerà. (Taci, conduce il Con.
fuori dell' officina: Poi. conduce seco Ros.: le donne entrano nel cortile)
FINE DELLA. PARTE PRIMA.
SCENA X.
STANZA TERRENA IN GASA DI POLIDORO.
DoLABELLA e LAVORANTI che entrano in punta di piedi e la circondano cantando,
ella ! Dolabella !
Per pietà narrate tutto :
Qui ciascun della storiella
Vuol da voi essere istrutto... Dol. Ma vi giuro sulT onore ...
Coro - Non giurate in carità. Dol. Ma vi dico apertamente
Che ho dormito a scuro anch'io. Coro Che ne dite eh? non sa niente... {fra Loro
Dol, No davver!.. sull' onor mio ! ridendo)
Coro Spergiurar è un vero orrore
Quando il ver ciascun già sa. Essa ha in guardia la fanciulla ,
Si può dir che dorme insieme;
E vien fuor col... non so nulla.
i
22 PARTE
Dol. No, cospetto!^
Coro E che vi preme
Parer saggia... Dol. E un'insolenza!
Questo insulto non mi va. Coro La portate con decenza ,
E da femmina che sa. Dol. Ite al diavol quanti siete
Vere lingue indemoniate:
Non son già qual mi credete
La gaglioffa che pensate :
Ho carattere, ho puntiglio,
E so quello che si fa. Sì, ridete; ma il coniglio
Un leon diventerà. Coro Vi scaldate, v'accendete
In un modo assai bestiale :
Sa ciascun, come vedete,
Che no'l feste a fin di male;
Voi pensaste a un matrimonio
Che approvar dovea papà... Questo è un vero testimonio
Della VOStra abilità, (partono ridendo j men- tre Dol. avviasi per altra parte)
SCENA XI.
CAMPAGNA come la scena I.
// Conte, e Taddeo.
Tad. Le ho promesso, Eccellenza,
Di giovarle potendo ; e quando creda di' io lo possa son qua. Purché felice Io veda Rosalia non curo il resto.
SECONDA
Con. Farla felice... ah! il mio pensiero è questo. E voi, soltanto voi, Generoso rivai , piegar potete L'austero genitor, perchè s'arrenda, Perchè pietà dell'amor nostro intenda. Io l'amai come angelica cosa,
Come un raggio dell'alba nascente: L'amo adesso, e se a me non è sposa, Sarà immenso ed eterno il dolor. E da voi, generoso e clemente
Pace spera ed attende il mio cor. Tad. Ho capito!... E mio pensiero Rischiarar questo mistero , Parlerò con quel cocciuto, E qualcosa si farà. Con. Senza voi sarei perduto. Tad. Ma se insiste... che si fa? Con. Tergete a lei che adoro
Il pianto del dolor; E ditele eh' io moro Vittima dell' amor. Che sul mio sasso a piangere Venga, se m' è fedel, E ch'io, dolente spirito, La sto aspettando in Ciel. Tad. Al zelo mio fidatevi,
Fidatevi nel Ciel. (partono per lati opposti)
SCENA XII.
/) 'verse DoNNE s' incontrano c si pongono a discorrere fra loro.
I. Che ne dite eh?...
II. Ma che scena!
III. Fu davvero originale.
24 PARTE Tutte Chi ha buon senso appena appena
Non può dirne che del male: Ed infatti a parlar chiaro Del gran male qui ci sta.
Rosalia senza ritegno
Bellamente ha confessato, Che ci avea tutto 1' impegno A fuggir col titolato; Che lo adora che le è caro, E che mai lo scorderà.
Oh, che mondo! un'acqua morta, Fredda più che non è il ghiaccio, Comprometter di tal sorta L'onestà d'un buon omaccio, Che suo padre, infin del conto, E una perla di bontà.
Fu il pensier di questo affronto
Una vera infamità. ( * uniscono e si strìn- gono tutte insieme e proseguono)
Convien concludere - che la ragazza Da una vertigine - fu resa pazza. E poi coli' essere - libera troppo Dovea succedere - un qualche intoppo, Che se a quel giovane - lei dette il core, A un gran signore - essa lo diè.
Ma discorriamola - fra noi pian piano Quella pettegola - cos' ha di strano ? Non ha un carattere - come conviene, E di mal animo - poco dabbene, Che spesso mormora - di quella gente Che finalmente - sanno cos'è.
Convien concludere - che la pettegola Un gran miracolo - certo non è.
{si separano e si allontanano)
SECONDA 25
SCENA XIII.
Polidoro, e Taddeo.
Pol. Le tue ragioni, amico,
Son giuste; e poiché brami
Ch'ella al Conte sia sposa, io v'acconsento.
Va dunque sul momento,
Vallo a chiamar, guidalo a casa mia.
Frattanto a Rosalia
Tacerò del progetto; e pel ritiro
Fermo mi mostrerò... ma questo giorno
Lieto sarà per lei. Tad. Vado, e ritorno.
(partono da lati opposti")
SCENA XIV.
CAMERA TERRENA IN CASA DI POLIDORO. Rosalia e Dolàbella, poi alcune Giovanette
amiche di ROSALIA, ed i LAVORANTI, finalmente POLIDORO.
Ros. Hai tutto preparato?
Dol. Tutto, signora sì.
Ros. Ma perchè piangi?
Dol. Piango... perchè... se almen mi aveste detto...
Si potea riparar in qualche modo;
Ma voi voleste far senza dir niente,
E tutto andò a rovescio. Ros. Ah! più d'ogni altro
Duolmi T ira paterna.
E giusto il suo rigore....
Ma chi comanda, chi comanda al cuore?
26 PARTE Dol.A proposito: aspettano di fuori
Le vostre amiche... udendo che partite
Vi voglion salutar. Ros. Oh! vengan pure:
Le vedrò volentieri.
DOL. Avanti , avanti. {Entrano alcune giovinette alle quali
Rosalia va incontro)
Ros. Oh! mie dilette! è questo
Forse Y ultimo amplesso che vi dono. In un ritiro e lunge
Da quanto ha di più caro e brama il core, Pur troppo il so ! m' ucciderà il dolore. Coro Serena il mesto ciglio,
Abbi di te pietà. Conforto nel periglio Il Cielo a te sarà. Del suo rigor un giorno Pentito il genitor, A te farà ritorno
Del suo primiero amor, (entra Poi.) Dol. Eccolo!
Ros. (Oh Dio!)
Cori ( Che faccia ! )
Ros. Oh padre... Pol. (burbero) Via di qua.
Cori Da sè lontan la scaccia . .
Per lei non v' è pietà. Ros. Ah! tu non sai qual pena Soffra in lasciarti il core, Che oppresso dall' amore Lo sdegno tuo sfidò. Una parola appena
Sul labbro tuo, deh! suoni...
Ah di', che mi perdoni;
Quindi, se il vuoi, morrò, (s'inginocchia^
SECONDA 27 POL. No, no! (qui andiam nel tragico Rasciu-
gandosi qualche lagrima)
E andar così non può). Taddeo?
SCENA ULTIMA.
Taddeo, poi il Conte , e detti.
Tàd. Eccomi r
Pol. E all' ordine?
TàD. Tutto come ordinaste. (fa entrare il Con.)
Pol. Va bene; e voi...
DOL. CORI Oh ! (sorpresi in vedere il Con.
Tad. fa loro cenno di tacere) Pol. Alzatevi.
Poiché sì v'ostinaste,
Andate... e ricordatevi
Che avete un padre in me. (ponendola fra
ROS. Dio !... non ni inganno ? le braccia del Con.)
Con. Abbracciami :
Tuo padre ha perdonato. Ros. Ah! padre mio!...
Pol. Sì, figlia!
Quello eh' è stato è stato...
Un corpo solo, un'anima
Facciamone di tre. (ponendosi fra loro) Ros. Frenar l'immenso giubilo, Con. Possibile non è.
Cori Bravissimo! bravissimo...
Padre miglior non v'è. Pol. Il tuo piacere, o figlia,
Al buon Taddeo si de'. (Bos. stringe con riconoscenza la mano a Tad. ed è abbracciato dal Con.)
<ì8 PARTE SECONDA
Kos. Quel ch'io provo, quel ch'io sento, Non può dirlo umano accento, Non il labbro può spiegarlo, Figurarlo - uman pensier. Non è duol, non è diletto, Non tormento, non affetto, E una smania, un foco, un'estasi Del più tenero piacer. Gli alt. Questo giorno avventurato Coronato - è dal piacer.
Fin E.