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^f. a^.
7
1
•
STORIA
DELLA TOSCANA
VOLUME VII.
STORIA
DELLA TO SCAN A
8INO AlyPRINCIPATO .
CON DIVERSI SAGGI
SVLL9
SCIENZE, LETTERE E ARTI
DI
LORENZO PIGNOTTI
ISTORIOGRAFd REGIO
TOMO QUINTO
PARTS PRIKA.
PISA
CO' CARATTEM DI DmOT
MDCCCXIIJ.
1
DELL' ISTORIA
DELLA TOSCANA
LIBRO QUiNTO
CA PITOLO L
%
• /
SOMMARIO
Stato cV Italia . Lodovico il Morb rhiama Carlo VIII.
in lulia. Due giovani Medici^ e il Cardioale della
Bo^ere ve lo determinano. Oralori franceii in Italia.
I Fiorcntini niegano il passo dotnandato d^ Carlo .
Frode di Piero de' Medici contro Lodovico. Priini
fiitti d'arme nel Genovesato . Mossa di Carlo . Giunge
a Pavia . Morte del giovine Duca di Milano. Lodovico
si fa proclaniare suo succeaaore. L'esercito francese
pasaa rAppennino^per la Lunigiana. Piero de' Medici
si reca presso Carlo . Cessione delle fortezze dei Fio*
rentini • Indignazione della Repubblica. Seconda cac*
ciata de'Medici da Firenze • Carlo giunge a Lucca , ove
riceve una nuova Ambasciata dei Fiorentioi. Viene
a Ptaa, e la pone in liberli. Entra in Firenze. Trat-
taai d'accordo cb*Fiorentini. Riftposta di Pier Cap-
poni aUe dure condizioni del Re. Accordo fatto coi
Fiorentini, e partenza di Carlo. Per Siena s'incam-
mina alia volta di Roma . Spavento del Papa , e degli
Aragonesi. Carlo entra in Roma , e aa accordm col Pa*
pa . Conquiata il regno di Napoli •
JLlopo la decadenza e ruina dell'Inipero Ro- Air-
mano in Occidente, non era stata mai 1' Italia A^^
^ STORTA DI TOSCA.NA
""5^ SI florida, e si felice. Si trovava divisa in ric-
diCche e potenti Repubbliche, o in Principati
**^ non soggetti a dominj forestieri. Quesla divi-
sione la rendeva h vero meno atta a resistere
alle invasioni, mane aumentava Findustria^ e
la ricchezza . Veijezia , Genova , Firenze era-
no le pill ricche oitta d' Europa . II commer-
cio si faceva per la maggior parte dagl'Italia-
ni; e quantunque fino dall'anno 1492 fosse
stata da Colombo scoperta Y America , le sue
produzioni non circolavano copiosamente in
Europa. Non era passato ancora il Capo di
Buona Speranza : percio il commercio deiriii-
die Orientalij e del Levante, commercio il
pill importante ^ si faceva dai Veneziani , dai
Geuovesi , dai Fiorentini , onde una gran par-
te delle ricchezze , che ai di nostri s ammas-
' sano in Inghilterra , in Olanda , in Portogal-
lo ec. s' accumulavano in Italia. La magnifi-
cenza ed il lusso , figli delle ricchezze, vi sfog-
giavano . Le Belle Arti erano gia rinate , e Fi-
renze, Bologna , Venezia ^ e Roma mostravano
degli emoli d' Apelle , e di Prassitele. Le Scien-
ze, e le Lettere, che sogliono per lo piii ac-
compagnare la prosperita, fiorivano in Italia
sopra ogn' altro paese . Firenze n&^ la sede .
Tutti i piccoli Principi d' Italia si facevano
una nobile gara d'accogliere cortesemente , e
proteggere gli uomini di lettere. Le Muse
LIB. V. CAP. I. 3
molto spesso fti trovavano alle loro Corti : e"^
lo spirito , e 1' enidizipne occupavano sovente
so ^
la sua Casa , e quelia de' suoi parenti ^ gli Ara-
gonesi . I Re di Francia , di Spagna , e V Impe-
ratori Austriaci, impossessandosi a vicenda di
quei ricchi paesi , vollero tenerli come con-
quista : furono esposti a passare ogni momcn-
to da uno all' altro ^ e percio Y Italia esposta
anch'essa a tutti i mali delta guerra. II pos-
sesso del regno di Napoli non ha mai arric-
chito alcuna di quelle Potenze : la spesa della
conquista , e del mantenimento ha sempre su-
perato la rendita; e tuttavia ha fatto taiiti
infelici , e versato tanto sangue . Egli e certo
che senza i consigliyC gliajuti di Lodovico,
il Re Carlo non si sarebbe posto a s\ perico*
J
LIB. V. CAP. I.
Idsa intrapresa. I piii ssiggi de'suoi consi- At*.
glieri vi s'opposero (2); ma il fervor gioveni- ^^^•
16) Tavidita della gloria, e delle conqui^te fe-
cero ascoltare i meno sperimentati . I maneg-
gi, e i consigli di Piero de' Medici e del Papa^
dtvenuto amico di Napoli, per distoglierlo dal-*
r impre^ furono elusi , e le difficoltli ^ che o<-
gnor crescevano , superate da due nemici del
Papa , e di Piero, cioe dal Cardinal di S. Pierp
in Vincola , che per le persecuzioni del Papa
era scappato in Francia, e da due giovani
Medici parenti di Piero . II primo , che fu ])oi
Giulio II. pernicioso all' Italia da Cardin^le,
egualmente che da Papa , vedendo per le dif-
ficolta che ognor crescevano , e specialmente
per la mancanza del denaro disdetta Fiinpre*
sa ^ portatosi a troyare il Re Carlo , con quel-
la impetuosa eloquenza che possedeva , ve lo
spinse di nuovo, mostrandogli e la perdlta
(a) y^evarietafrasiHScrinori. Il Guicdardini Jr'
di questa opinio ae ; il Giovio, e il Corio dicono che
Fimpresafu accettata dai Baroni Francesi senza con*
tradizioni. Com^enii^a ascoltare , e citare le Memorie
del celebre Comines seguace di Carlo in qitesta spedi^
zione: L' entrepriie semblatt a toutes le gens sages dan-
gereuse, ei il n'eot que Ini qui la trouva bonne, et
nn appelM Ecienne de Vers etc la dite entra**
prise , dont pea de gens la loooient , rar toutes les cho-
aes defaiUeaient eco. iSi' l^a tutto quello che segue. Co--
min. Croniques d» roL^CharL yill.
r. r. P.L tt
6 9TOBIA DI TO&CANA
An. J^^ decoro in faccia alF Europe, la famaduni'*
<)>C. nuita deIJa aua potenza, o la taccia d'inco-
^ stanza: gli dipinse la facilita deila conquiBta^
mostrandogii le citta d' Italia pronte ad aprir-
gli le porte, e a forairlo di denari (3). 1 due
Medici poi , Lorenzo , e Gibvanni , erano stati
perseguitati da Piero, la di eui leggereaiza, t
vanita per giovenili amori^ o per altra lieve
cagione, avea causata seco loro una rissa {!f^.
(3) Guicc. 1st. lib. t.
(4) E raccontato diversamente il fatto dalV Ammi"
ratOy e dal Nardi, Dice il DrimOy che Giovanni era il
piu hel giovine di Firenze : cosimi^ essendff una sera m«^
^cheratOyJu da, Piero^ comf comp^itore. nslF a^ore di
una gentildonna insultatOy e che con uno schizzetto d^in*
chiostro gli macchio un Destito di tela d* argento , Dis*
simulo il giovincj essendo in mascliera : ma ad un* al*
tra/eitajcssenda pur masckerato, e pariando e^lT i-
i^essa donna y Piero impaaa^Hta gli strapp^^ la mau^h^r^
dal 'viso: allora Giovanni ^ tratto un pugnalcy tiro un
colpo a Piero , chefu difeso dalV armntura che portava
sotto * Si scorn piglio lafestaj ove era anche Lorenzo j
ehe prese parte nella rissa . Piero , in vece di dissitnu*
larey notificato V affare ai Magistratiy pretese die i due
giovanijossero puniti di morte. Awertito perb a nan
avvezzarsi a incrudelire contra del sangue propria , si
^antentb del confine in i>Uln. Amm. lib. 26. It Nardi
tace questi amori, e dubiiosametUe meeemna verie
cause del confine^ e una ri$$A al giaeo dellm pallM ^
calcio. Aggiange pero che quando dal P€Uagio y ov* ^
tana stfiUi chiamati insieme con Piero , se ne iomarono
accampa^nati da malti cittadiniy questi , dcpo at^^rs
accampagnato Pier0 a casa , segukai^omo can g^awU
LIB, V. CAP. I. 7
I giovani era no stati confinati in villa: rotto Aw
pero il confine, andarono in Francia, e alRe, ^' G.
a cui fralle altre difYicolta si mostrava T ade-
sione della Repubblica a Napoli , persaasero
cbe I'adesione era piuttosto di PitTO, clie del*
la Repubblica , che esso avea in qndla gran-
dissimo numero di nemici, e cbe subito fos-^
sero comparse Tapmi francesi, la Repubblica
da lui oppressa gli si sarebbe voltata contro . •
L' odio e la rabbia sono talora in^egnosi ed
eloquenti : qneste persone percio dettero un
gran tratto alia bU^ncia. Compirvero intanto
Tiuovi Oratori francesi per conciliare all'ar-
mata il favore de' Principi italiani. I piu pic*
coli si divisero; e chi seguitb la fortuna di"
Napoli, e cbi quella di Franciar: I Sanesi ri-
5posero, per bocca di Bartolommeo Soccino^
che essendo circondati per ogni parte da sta-
ti nemici della Francia, Napoli, Roma, Firen-
ze , non poteano per ora articolar parola in
«uo favore (5) . Era pressata sopra ogn altro
la Repubblica fiorentina , e percib Piero dei
Medici. Si domandava in ultimo per pnnto
essenziale il passaggio alle truppe del Re, e
amoretfolezza ad aceompagnar pure alia loro ea$a i
due giovani, cioechi mostrava la disapprovfizione del-
r azio'ne di Piero , e ilpuhhlico favore verso di lui che
declinava. Nardi istor.Jior, lib. i.
(5) Allegretto Allegr, Cron% San^
8 STORIA. DI TOSC\N4
^^ la vettovaglia, (incbe fossero nei stati floren-
di C. tini • I^a pluralita nella Repubblica era per
'^^^ concederlo, e la prudenza lo voleva: Piero vi
si oppose, mostrarido die la lega e Tamicizia
con Napoli iioii era da violarsi , ue comprai^si
la macchia di mancatori di fede. E vero che
a rjgore del trattato non doyeano i Fiorentini
dare il passo ai neniici di Napoli : ma in niu-
na lega mostra Tesperienza che sieno ossenrate
le coudizioni per guisa ,da non ricevere qual-
che interpetrazione , o modificazioiie , quan-
do la ruina a un alleato e minacciata ^ essendo
la prima legge d'ogni Governo, che tutto si
debba sacrificare alia pubblica salvezza . La
• Repubblica fiorentina non era in stato d' im-
pedire il pa^saggio aU'esercito francese: la
sua stretta adesione al trattato senza giovare
al Be di Napoli, poteva esserle fatale, e in fatti
I'imprudenza piii che la costanza di Piero po-
se la Repubblica sull'orlo della ruina (6). Non
ei voleva che mia presunzione imperdonabile
per opporsi a tante autore voli persone , e una
eguale ignoranza per non vedere la facilita
con cui un Re potente , ajutato dalle ricchez-
ze ed arti di Lodovico , senza provare alcuna
ostacolo per la parte de* Veneziani , penetre-
rebbe nel cuor delF Italia, e i danni percio
(6) Guicciar, /s. iib, x.
UB. V. CAP. I. 9
che ne awerrebbero alia Repubblica . Alia ne- Ah.
fi^ativa de'l^'iorentini successero contro di loro ^\^,
in Fraiicia i primi atti di ostiiita . Fu intimata
la partenza at loro Oratori , e per cnrte. Fu
attaccato invano Porto Venere: Rapsfllo^ pre-
80 da ttn assalto improvviso delle genti napo-
letane poste a terra , fu col medesimo imjieto
ripreso dai Genovesi, e Francesi, e moven-
dosi da Genova una flotta preparata da L»odo-
vico, e a cui «*erano unite altre navi proven-
xali, D. Federigo non stimo a proposito d'as-
pettarla , e con poco onore si ritirb a Napo-
li (8) . Pill d' una volta la flotta iiapoletana
entroin Livorno, e in Porto- pisano, e fu soc-
corM di viveri e munizioni . II Re Carlo do-
mando nuovamente alia Repubblica, se richie-
dendo Foccasione, poteva la sua flotta esser
ricevuta in quei porti, e colla solita impni-
denza gli fu n^sgato (9). Ma ciocche fece di-
chiaratainent€f^^riguardare dai Re di Francia i
Fiorentini , ossia Piero de' Medici , suoi nemiei,
*
(8) Comines* Croniqiies de Char. PHI, chap. 9. Gtdce,
t Is. lib. I. Senarega De rebus Genuen. Rer. ital. Scrip.
torn. 24.
(9) Guicc. Is. lib. I. A mm. lib. a6.
LIB. y. €AP. I. II
fu Tunione d*una partita di gmti della Re- "ST
pubblica con quelle rondotte da Ferdinando ^P\
Puca di Calabria. Mentre il Re Alfonso a" era
arrestato ai confini dell' Abnuzo per difeaa
de'suoi, e degli Stab della Chiesa con loo
aquadre d' uomini d' anne^ e 3 mila balestrie-
ri, avea apinto innanad in Romagna il figlio
Ferdinando con un corpo coniiderabile per
avanzarsi , ae le cose andayano prosperamen*
te in Lombardia . Si abboccarono a S. Sepol*
cro Ferdinando e Piero , e queato , per legge*
rexza giovenile^ guadagnato dalle affabili mar
niere di quel Principe ^ non valendo i conaigli
de* piti prudenti cittadini ^ fece unire aUe trup*
pe napoletane quelle del Rentiyoglio Condot-
tiere de' fiorentini ; e per la sua influenza , le
truppe de'Signori di Faenza, di Forft^ e di
Bologna, ponaido con qiiesto atto T ultimo
sigillo alia Ma imprudenza (lo). Mft i pro-
gressi delF armata di terra f uronp come quelli
di mare arrestati dalla yigilanza di Lodoyica,
che ayea inviato il Conte di Cajazzo yerso i
nemici con 5oo iiomini d' arme. A luj s' erano
unite 800 lancie francesi (11), sotto il Signore
d' Obign\ ; delle truppe cominciayano a sfila-
re yerso la Lombardia: questo corpo costrin-
(10) Guicc» ^fnmir. he eit^
(11) CominBs dice too*
12 STOBIA. DI TOSGANil
An. se i Napoletani ad arrestarsi in Romagna .Gia
^ ^' vinte tutte le difficolta ch' erano state gi^an-
dissime (12), si era mosso il Re Carlo il di ^3
agosto . Giunto in Asti ^ era balenato un rag-
gio di speranza all' Italia ^ che questo turbine
s'arrestasse . Carlo s' infer mo di vajolo; e cer-
to se la malattia fosse stata lunga , essendo il
mese di settembre, e si fosse entrati nelFin-
vemo , r impazienza francese , e la mancanza
del denaro potea faresvanire Timpresa; Ma
ristabilito Carlo dopo un mese seguito il viag-
gio . Conduceva un piccolo^ ma fiorito eserci-
to, poiche oltre 1600 uomini d'arme (i3) v'e-
rano 6 mila uomini di fanteria svizzera^ la
pill guerriera gente di quei tempi , e 6 mila
(i ^y La difficolta ptu forte era la mahcanza del de^
naro : si legga Comines. cap. 9, si 'vedra quMte volte
fU disdetta questa impresay e quante Principesse pre^
starono alia Corte le loro gioje per porle in pegno. Da
una Banca di Genova avea preso 100 mila fratichi ^
il di cut inter*esse in 4 fnesi andb a i4 mila . Prese in
prestito le gioje da Madama di Savoja, e le impegno
per 12 mila ducati, indi quelle della giovine vedova
del Marchese di Monferrato , che pure furono impe^
gnate per i a mila ducati . Dopo il racconto termina
quelP out ore cosi: et pouvez voir quel commencement
de guerre c'etait, u Dieu n'eut guidiS Touvre. Quests
difficolta mostrano la pos^erta di quel regno in quei
tempi .
(i3) Ad ogni uomo d} arme^ ossia lancia^ apparte^^
nevano 6 cavalli,fra i quali due arcieri. Guicc. lib. i.
LIB. V. CAP. I. 1 3
di fanteria francese egualmente buona , e ot- Aw.
timamente disciplinata . La milizia italiana era P')
inferiore alia francese . Le lunghe guerre tra
i Francesi, e gringlesi, la conquista fatta da
quest! della maggior parte del regno di Fran*
cia, e le vittorie de^Francesi, per cui quelli
n' erano finalmente stati cacciati , aveano fino
dal secolo scorso rafHnata Tarte della guerra ^
e rese queste due nazioni superior! all' altrc
nelle armi , e percio agl* Italian! . Le celebri
giornate d! Crec\, d! Poitiers, Azincourt era-
no state le piii micidiali , mentre nelle piccole
battaglie d' Italia, poste in ridicolo con ragio-
iie dal Machiavello, sovente senza la morte
d* un sol uomo, non si attendeva che a svali-
giare i prigionieri , e si combatteva percio cou
gran confusione. La fanteria specialmente ,
che presso le bellicose nazioni ha fatto sem-
pre il nervo delF arnfiata , in Italia era com-
posta di canaglia tumultuariamente riunita,
male armata , e che combatteva senz' ordine ,
e scompigliata nel campo , facile percio ad es-
ser messa in rotta da qualunque corpo ser-
rato, e che ordinatamente combattesse. Le
artiglierie, benche messe in opera da gran
tempo anche dagl' Italian! piii nella difesa , e
nelFattacco delle piazze che nel campo, era-
no superiormente maneggiate da! France-
T. r. P. I. J
1 4 STOBIA DI TOS€ANA
An. si (i4). In tanta differenza di disciplioft noiji
^^ ^- potevano sperare gF Italiani male u»iti di re-
sistere. Entrato il Re Carlo in Lombardi^, ac-
colto edajutato di grosse somine da Lodovico,
venne a Pavia, nel di cui castello stava arre-
6tato il giovine Duca in comp^gnia della mo-
glie Isabella , e de' figli . Non volea Lodovico
che il Re alloggiasse nel castello, probabil-
mente perche non vedesse, o parlasse con
questa infelice famiglia . I Francesi percio te-
mettero qualche tradimento. II Re vi voile
alloggiare, e furono da essi raddoppiate le
sentinelle (i5). Vide, e parlo col Duca e Du-
chessa. Era esso consumato da una lenta ma-
lattia, che si attribuiva dai piii a yeleno da-
togli dal zio; da altri all'uso immoderate dei
piaceri conjugali (i6). La vista di questi sveu*
turati , e del Duca fratel cugino del Re dovea
eccitar la compassione in un giovine guerrie-
ro come Carlo; molto piii essendosi la belia,
(14) Guicc. lib. I.
(i5) Comines , Cronique de CharL VJIL chap. 10.
(16) // Guicciardino afferma che Teodoro da Pai^ia,
una de' medici, che era presente alia viska di Carlo
al Ducay vide i segni del veleno: ma oltre la diffieoU
ta di rirconoscere i segni d* un veleno lento y che i piu
dotti medici de nostri tempi y in cui la fisica o$ser%fa*
zione hafdttitantiprogressiy nol saprebbero y Comines
/issicura che niunoju presente a quella visita . E verQ
che il carattere di Lodovico lo rendeva probcd^Ue^
LIB. V. CAP. I. 1 5
e giovine Isabella gettata a'suoi piedi , e non '^^
osando davanti a Lodovico parlar di se , e di C.
del suo marito, lo prego in favore di suo pa- *^^*
dre. Non le rispose il Re che in termini ge-
nerali , non volendo offender Lodovico ; ma
mostro pieta di questa sventurata famiglia(i7) ,
Continuo Carlo il suo viaggio , e appena giun-
to a Piacenza ebbe la nuova della morte del
giovine Duca , che la pieta dimostratagli forse
gli avea fatta accelerare dal perfido Lodovico.
Questi, senza perder tempo si fece in pregiu-
dizio del figlio del morto , proclaroar Duca di
Milano dagli Ordini di quella citt4, i quali
guadagnati da lui, rappresentandouna far^a,
fiusero fargli forza , mostrandogli come le pe-
ricolose circostanze de' tempi richiedevano al
governo un uomo di maturo senno, e non
un fanciullo. Ottenne anche il Diploma dal-
rimperatore Massimiliano , in cui si davano
delle ragioni di preferenza, che sdegnerebbe
d'addur seriamente il piii vil legulejo (i8).
(17) ^iun Francese, o Italiano fu presente a que*
sta conversazione f ma il Re la conto a Cornines, di*
eendo che ai^ea gran voglia di ai^ertir del sua pericolo
juesto giovine •
(18) Si diceva che Lodovico era nato dal gran Fran^
eesco Sforza quando era gia Duca di Milano j e il sun
fratello maggiore^ che successe a Francesco, era nan
prima cK ei divenisse Duca, Corio isU di MiL Jo'-i *
hist. lib. 2. Questo singolar cavillo pare copiato dair i--
]6 STORIA.Dl TOSCA^A
A„. Gia la vanguardia francese guidata dal Conte
diC-di Montspensieri, passaudo per le montagne
^^ di Parma, era giunta in Toscana, avea preso
d' assalto Fivizzano (19) 9 e tagliata a pezzi la
guarnigione. 11 Re col resto dell' esercito en-
tratx) nella Lunigiana costeggiando il fiume
Magra trapassata Fossa-nuova (20) ^ era giunto
a Sarzana, e avea cominciato a batter Sarza-
nelk), rocca assai forte fabbricata dal celebre
Castruccio. Grande fu il turbamento in Fi-
renze per queste niiove , benche potessero age-
volmente prevedersi • Si trovava la Repubbli-
blica esposta a tutto Y impeto dell' esercito
francese , quasi senza alcana difesa , essendo
state le genti del Re , e del Papa costrette a
restare a Roma pe^ moti de Cohonnesi . Si
niormorava nella citta, come nelle pubbli-
che disgrazie accade, ma ora con gran ra-
gione contro il Govemo , come autor di esse,
cioe contro Piero de' Medici. In questo tristo
stato di cose prese Piero il partito di portarsi
in persona a trovare il Re di Francia^ e cercar
storia di Plutarco , che narra adoprato dalla madre
di Ciro per/arlo anteporre aljratello nella succession
ne. Plutar. Vita Artaxer,
(19) Prese il Re questa strada piiUtosto che quella deU
la iHarca , stimolato da Lodovico , cfie avea la mira
su di Pisa, e dai giovani Medici nemici di Piero. Pio>^
$ro Bembo ist, di Ven.
(ao) Fossa nuova o Fossa Papiriana ora Fosdinuovo.
LIB. V CAP. !• 17 .
di placarlo . Non mancava a lui Y eseinpio del"Aifr
padre, che avea cos\ guadagnato il ReFerdi-diC.
nando ; mancavano i talenti . Era alia testa di ^^^^
una Ambasceria di ragguardevoli cittadini,
ch'ei perb a Pietrasanta lascio indietro (21).
Giunse a Sarzana nel tempo che il Re faceva
batter Sarzanello. Ricevette da lui una mi-
gliore accoglienza di quello ch'ei s aspettava^
giaccbe, qualunque mutauone possa aver fat-
to in varj tempi ne'principj del govern o, ha
sempre la nazione francese conservata la su-
periorita suUe altre neiraflfabilita, e gentilez-
za delle maniere . Credette Pietro j indotto
dalla solita leggerezza ^ d' esserselo subito fat-
to amico, onde bramando il Re de'pegni di si-
curezza , ei trascorse a concedergli anche piii
di quel che avrebbero sperato i Francesi stes-
si , cioe le fortezze di Sarzanello , di Sarzana ,
di Pietrasanta, di Livorno, di Pisa; e per la
qual consegna non ebbe dal Re che una pro-
messa in scrittp, che queste piazze sarebbero
restituite alia Repubblica subito che Timpre-
sa di Napoli fosse compita; scritto utile fra i
privati ^ che possono citarsi a un tribunale^
inutile fra le annate potenze ^ quando non e
accompagnato dalla forza . Grande fu certa-
(21) Nardif ist, fior,Uh.i. Giov, lib. i.// Guicciard,
is. lib, I. dice che a Pietrasanta aspetti il salvocon-
dotto.
1 8 STORIA DI TOSGANA
""Xiir niente Terrore , e il danno . Bench^ la Tosca-
di C. na a lungo tratto non fosse capace di resiste-
*^ re alle armi francesi , poteva per molto tempo
arrestarle, e I'indugio era dannoso ; onde too-
strando piu fermezza , poteva Piero senza tan-
to scapito della patria ottenere piu utile, e
piu onorevole aggtustamento . Errb ancora
nel disporre delle terre della Repubblica, sen-
za consultare i Capi del governo , giacche an?-
che in tempi migliori , e quando era quasi as-
soluto padrone, facea d' uopo in uno Stato
come Firenze , rappresentare almeno una far-
sa di dependenza dai M agistrati , i quali per-
donano piu la violenza coperta, che Taperto
insulto. Ma Piero, usato alia potenza fiuo da
fanciullo , la considerava come ereditaria; e le
Yoci degli adulatori, e la sua incapacita non
gli lasciavan conoscere i pericoli , o le arti di
conservar lo Stato. Grande fu Tindignazione
de'Fiorentini contro di Piero, quando fu no-
lo, che area dato in mano dei nemici i princi-
pali baluardi dello Stato , e ne avea disposto
come Principe assoluto , senza deliberare co-
gli altri Capi del governo , e neppure coi
compagni della sua Ambasciata. Inteso Piero
il malumore de cittadini , torno a Firenze per
sedare coUa sua presenza i tumulti: trovo il
paese irritato, e gli amici sbigottiti. Voile en-
trare in Palagio , che si teneva chiuso : ma
LIB. V. CAP. I. 19
Luca Corsiniy uno dei Signori, eorso alla'Xirr
porta, gl' impede Tingresso (22). Allora si co-^C.
nobbe tutta la piccolezza di quest' uomo: in- '^^
capace di misure vigorose, ignoraqte d'ogni
espediente in si pericolosi mon^enti , restb at-
tonito , e inattivo . Egli avea fatto accostare a
Firenze con delle truppe 1' Orsino : non seppe
trame profitto , anzi fu per lui un deUtto ,
e un motivo di far soUevare il popolo , che
corse ^ incerto pero , alia piazza dei Signori . Si
aggiunse che Francesco Valori, uno degl'i-
nutili socj d' Ambasciata di Piero, era tornato
rapidamente a Firenze. Uomo virtuoso, ma
rigido repubblicano , si sparse che quiest' uo-
mo era alia testa della sollevazione . Questo
leggiero moto, ingrandito dalla fama, porse
tan to terrore a Piero , che privo di quel fred-
do discemimento 9 che lasc^a vedere pacata-
mente le cose nel loro vero aspetto , corren-
do da un estremo.airaltro, prjma confidando
troppo nel Re , ora credendosi da lui tradito ,
prima presumendo troppo della sua autorita
e del suo partito , ora credendosi abbandona-
to da tutti i suoi amici , che pure eran molti ,
le che, facendosi forte nelle sue ca^e , quando
avessero veduto il contrasto almeno dubbio-
(22) jimm. is* lib. 26. II Guicciardini nomina Ja^
copo de^ Nerli; cosi ancora Filippo N^rH, Comm. II
Aardippi i dm sopra4dettiy e un GualUrotti.
20 STORIA DI TOSCAlf A
An. so , e il Capo dar segiii di vigore , si sarebbe-
r^ ^' ro mostrati in piii numero , e con piu corag-
gio ; prese la peggior risoluzione . Montato a
cavallo coi fratelli fuggi rapidamente di Fi-*
renze (i^) , e si la paura turbogli la mente ,
che non si ricovro presso il Re Carlo ; che
grato alle concessioni fattegli lo avrebbe ri-
condotto a Firenze, e hel trattato coi Fio-
rentini , se non lo avesse riposto in tutto il
pieno potere, avrebbe stipulato almenoi con-
dizioni vantaggiose (24) ; non presso il Pon-
tefice e gli Aragonesi suqi alleati , pe' quali
soffriva tan to : ma a Bologna senza alcun con-
siglio o progetto . Fu conseguenza della fuga
I'esser dichiarato ribslle insiems co' fratelli, e
il saccheggio de'due palazzi, cio^ del Casino
di S. Marco, e di qaello del Cardinale a S. An-
tonio , essendo impedito il popolaccio d* en-
trare nel principale in via Larga ^ destinato a
ricevere il Re Carlo (aS). Cos\ per la costui
(23) Guicciar. lib. i. Jotfi. hisL lib. i. Nardl lib. i,
Qif^sf idtimi due dicono che il Cardinale si travestl da
frate.
(24) Che cio sarebbe accaduto , chiaramente si scor*
ge, perche il Re prima dipartir di Firenze lo richia/nb
anche con sue lettere, e molti di ConsigUeri del Re
persuadevano lo stesso. Jovius, hist. lib. 21 •
{7,^) Renche moki istorici e antichi e moderni abbia"
no considerato questo palazzo come saccheggiato , si
affaccia subito F improbabilita , giaccKe era destinato
LIB. V. GAP. I. a I
imprudenza ,' e leggerezza fu ruinata in un ^j^
istante la potenza , e fbrtuna della Casa Me- di C.
dici, che il dehno, e la prudenza di tanti uo- '^
mini grandi aveano si saldamente fondata,
per guisa che non vi voile che il pieno favo-
re della sorte^ che condusse due di quella
famiglia al Papato , per ristabiliria . Comincio
subito Piero a conosrere qual differenza pro-
duca negli amici la inutata fortuna . II Benti-
voglio sup dependente lo accolse freddamen-
te a Bologna, rimproverandogli la pusillani*
mita con cui avea senza combattere abbando-
nata la patria . Da Bologna andato a Venezia ,
ebbe nuove umiliazioni , trattenuto , e non la-
sciato entrare che con difficolta , e trovati ap-
pena i mezzi di sussistenza (26). Proseguiva
intanto il Re la sua marcia . Fu in Lucca in-
contrato da una nuova Ambascerfa dei Fio-
rentini, fra i quali era Fra Girolamo Savona-
rola, che avea cominciato a ingerirsi nei pub-
blici affari. Ma quasi di niun conto fossero
le concession! fatte da Piero delle importanti
citta, e fortezze, il Re non si spiego che in
a ricevere il Re. E in vero il Aardi, probabilmente te^
stimone oculars ^ e il Giovio diconoy che solo furono
saccheggiati i due nominati palazzi, Jnche il Cerretdni
nella sua istoria manoscritta dice lo stesso .
(26) Comines Crovique, Amm. is. Hi, 26. /ou, lib, 2.
Guicciar, is, lib, i, Nardi lib, i.
T.r.P,L L
%1 STORIA m TOSCANiL
Ah. termini vaghi , e generali , lasciatido il P^dre
^ ^« Girolamc declamare anche indiscretamente a
^ noine del Cielo , e facerido lo stesso cento del-
le minaccie di questo, che deirarroi de'Fio-r
rentini (27) . Lodovico Sforza, che ai^pa diietta
la marcia del Re per questa parte, mirava
all' occupazione di Pisa . Ma appena vi fu
giunto il Re, accoltovi con scmraa letizia, ii
popolo pisano messo a rumore prese a gridar
h'berta. Non poteva il Re aderirvi, senza rom-
per le capitolazioni stabilite con Piero. Simo*
neOrlandi pisano, uomo d'ingegno, di co-
raggio, e nemico de' Fiorentini , conferito il
disegno con altri cittadini , ed animatisi
scambievolraente , eletto esso Ambasciatore ,
come perito della lingua francese, improvvi-
samente corsero a trovare il Re, che risiedeva
nel Palazzo de' Medici (28) . Ivi prostrate co-
(27) Nardi lib. i. Jov. lib. i.
(a8) Era il palazzo gia PesciolirU^ poi Finocehietti,
e ora acquistato dalla famiglia Pieracchi. Alcuni
scrittori hanno preteso che il Re alloggiasse nel palaz^
za del r Opera del Duomo j ma sono smentiti da tutti
gli altrt Scrittori y che lofanno allo^iare ove abbiamo
indicato: soltanto pare che, andando a visitare quelle
magnifiche fabbriche , yohsse desinare nel palazzo del'
r Opera , come si ricava dalla Cronica detta : Memo-
riale di Giovanni Portoveneri^ che nel suo originale
esistepresso il Sig. Cappellano Zucchelli dotto , e culto
ecclesiastico . La Cronica e come segue : E a dl 8 ditto
{novembre 149S stil pisano) il Re venne in Pisa con
circa 3ooo chavalli in casa di Piero de* Medici ( che e
UB. V. CAP. I, a3
gli altri ai di lui piedi, con si patetica ora-lGJr
zione espose le miserie de' Pisani provate sot- ^' ^*
to r intollerabile giogo de' Fiorentini , esagero
con tanta eloquenza Torgoglio, e la prepq-
tenza di questi , che intenerl il Re, e tutti i
Baroni e Ufiziali che lo circondavano. Al fa-
▼orevole fremtto di essi, alzando la mano il
Re, e dicendo che farebbe quel che fosse giu-
sto, fu questa risposta interpetrata per una
concessione di liberta. Esciti di lit con alti
viva , e gridando che dal Re erano stati fatti
liberie furono rotte le armi de' Fiorentini , e
precipitato nelfArno il marmoreo leone loro
insegna, e sulla base fu posta la statua del Re
Carlo (39) . Esso , lasciata la vecchia cittadella
il palazzo de Signori Pieracchi) tutti allogoron drento
alia terra a loro descritione allogai 6 homini
del Re con 6 cavalli .,E al 9 di ditto, fu Domenica da
mattina, and6 al Duomo e voile disinare coll'Operajo
del Duoroo cliiamato Mess. Giovanni, e presentd TOpe^
ra, e la sera medesima tomalosi in ditta casa di Piero
de' Medici, essendo a parlamento con certi Pisani il Re
fecie Hbera Pisa da' Fiorentini etc.
Si conferma dalP iscrizione posta sul detto Palaz^
zo: eccola
AEDILE lOANNE MARIANF
CltlSTIANISS. GALLORVM HIEavSALEM ET SIcftlAS CITRA
FARVM REX CAROLVS VIII. IN HIS DIVAE MARIAS AEDIBVS
imrs NovRMBRis MCCCCVG. ex insperato combdit etc-
(29) Jovi his. lib. 1. Narra a fune^ qneMo avveni*
mento • Comines cron, de Chart, P^IIL ags(iunffe che in
appresso fu tolta la statua del Re, e alzata quella
delC Jmperatore ,
^4 STORIil DI T0SCAN4
An. in mano de'Pisani^ e posto presi(lio francese,
^ ^; comandato da Entraghes iiella iiuova , se ue
1404 " ,
venne verso Firenze, e si arresto a Signa in
villa Pandolfini, perch^ cessassero intaiito i
tumuiti in Firenze^ ed altre sue truppe dalla
parte di Romagna si avvicinassero per impri-
mer piii terrore nella citta. Indi entrb nel di
17 novembre pomposamente in Firenze (3o)^
colla lancia alia coscia, che secondo I'uso
francese indicava Signoria di quella citta , se-
guitato da una numerosa banda d'armati, ac-
colto con tutta la pompa dal Glero , e dai Mnr
gistrati alia Porta ^ fra il popolaccio festoso ^
che sempre applaudisce alio spettacolo, e alia
Dovita. Andoad alloggiare nella casa de' Me-
dici ; e i molti suoi ufiziali , e soldati furono
nella citta acquartieratl ^ la quale tutta illu-
minata nella notte , e vestita in gala di giorno ,
presentava I'idea d' una festa in mezzo a' mag-
giori pericoli . Dopo le cerimonie si comincio
a trattar d'accordo. Le prime domande del
Re erano esorbitanti; scordato della conven-
(3o) NeWistoria MS. di Bartolommeo Cerretaniy che
vweva allofa in Firenze y cosl si describe la persona del
Re: Era egli piccolo quant* uomo ch'io abbia Tisto, di
carpagione bianca^di pelo tra roftso e bianco, il capo
grandissimo , e gli occhi azzurri, il naso grande, le
scarpette, o pantofole di velluto nero; e in modo tonde
che pareva il piede d'un bue o caTallo: domando fosaero
rimessi i Medici .
LIB. V. CAP. I. a5
lione fatta eon Piero, pretendeva d'esser rico- a^.
nosciuto Signore di Firenze: una s\ ricca citta ^^ ^•
allettava Favidita de soldati francesi^ e quan-
tunque le condizioni della pace ch' ei propo^
neva variass^o ogni giorno^ erano sempre
gravosissime . Quattro sceiti fra i principal!
trattavano con Ini. Si trovava fra questi Piero
Capponi ^ famiglia fertile in probi ed utili cit-
tadini , clie con zelo e integrita avean servito
sempre la patria . Faceva ii Re leggere in pre-
senza de' suoi ufiziali ai 4 cittadini i capitoli
deir accordo ^ da lui dettati ; alia durezza dei
quali ripugnando i deputati, disse il Re adira-
to che avrebbe fatto dar nelle trombe: allora
Piero infiammato di generoso sdegno, strap-
pando di mano il foglio al Segretario del Re,
lo lacerb ad esso in faccia dicendo : voi dorete
nelie vostre trombe^ e noinelhnqstre campane,
6 senza altro se n'uscl dalla stanza coi com*
pagni (3i). Questo atto feroce ed altiero, che
poteva porre in gran pericolo la patria , ne fu
la salvezza. L'energia di Piero, della quale si
poteva ragionevolmente credere che parteci-
passe la maggior parte degli abitatori di s\
popolata citta ^ fece siffatta impressione nel-
r animo de' Francesi , che credettero dover
(3|) Ammir^ isi, lib. 36. Afardi ist, lib. i. Guicciar,
lib. I.
\
26 8T0BIA Dl tOSC4N\
Ah. proporre condizioni assai piu moderate. E
die. stata quest' azione di Piero variamente giudi-
^ cata da' poster! , non mancando d'asserire gra-
▼issimi storici (82), che vi fii piii fortuna che
prudenza, e che espose la patria alia ruina.
Ma si pesino bene tutte le circostanze . Era il
Re dentro le mura d'utia citta popolosa^ i di
cui cittadini ^ usati gik da gran tempo ai con-
trasti civili ; aveano abbastanza coraggio per
combattere in specie in difesa delle loro case^
c famiglie (33). La truppn del Re non era
molta, e i soldati i piu valorosi non avendo
agio dentro una cittk di far le loro evoluzio-
hi, possono esser agevolmente oppressi an-
che da una disordinata , ma irritata moltitu-
dine, che dai tetti, dalle finestre, nelle strade
strette ) pub assalirgli da ogni bandare una
piccola prova n' aveano avuta qualche giorno
innanzi , in cui , nata questione fra i terrazza-
ni ) 6 i soldati francesi , si batterono per piu
d' un' ora , senza che questi n' avessero alcun
(3a) Ammir, loo, cit,
(33) // Cerretaniy in una parlatfl del Capponi ai
suoi cUtadini y dice che gli esorta a tenersi prontiy cd
armati segretamente per mostrare $e occorre il visOy e
finalmenu Parmi al Re Carlo, aggiunge che Messer
Francesco Soderiniy Vescoifo di Volterra , al Consiglio
dei Trecento espose i proi^vedimenti gmfattiper difeh^
der la citta, che ad ogni miglio eran post ate gents d'ar^
me, do^e tre, dove novetnila fanti ^
LIB. V. CAP. I. 27
vantaggio , e volendo le fanterie svizzere al- Aw.
loggiate dentro, e fuori la Porta al Prato for- ^* *^*
zare Borgo Ognissanti per avvicinarsi aU'al^
loggtamento del Re, ne furono ributtate con
armi e sassi, fiiiche dai pin gravi cittadini, e
dagli ufiziali fosse acquetata la rissa (34) • Si
erano in Firenze prese veramente delle can-
tele, per ogni caso violento: chiamate occulta*
mente pill genti che si potevano dal contado,
e queste nascose nelle case: molti de'Condot-
tieri fiorentini , sotto varj pretesti , fatti venire
con soldatesche a Firenze (35): e dati degli
ordini , che al tocco della campana del Pala-
gio, tanto in citta, che in campagna tutti
prendessero le artni. Diveniva percio molto
periccJoso ai Francesi il ridurre i Fiorentini
alia disperazione ^ la quale e madre del corag-
gio^ e di straordiiuirie azioni (36). Qnalun-
que disgrazia alle armi francesi portava seco
la ruina del principal disegno , la conquista
di Napoli. II ritirar le truppe, e tentar Fasse^
dio nelle forme portava la perdita d'un tem-
po prezioso al Re, e di cui avrebbero potato
profittare i nemici di Carlo ; e la lunghezza
(34) Nardi is. lib. i.
(35) Guiociar, lib. i.
(36) Non son molti anni che la tntppa la pui disd"
plinataju parte uccisay parte iinprigionata ^ parte cae*
data di Genoua dal popolo^
38 STORIA DI rose AN A
Ah. degli assedj in quei tempj , e gV inutili sforai
^* C. di qualche Imperatore , che avea tentatx) quel-
le di Firenze , erano esempi in cui si poteano
specchiare i Francesi. Queste riflessioni rao-
strano ., che Y azione di Piero non fu impru-
dente^ non dettata da un impeta cieco^ ma
da quel vigore e coraggio fondato suUa co-
scieoza delle proprie forze, coraggio che de-
vono a tempo spiegare i buoni cittadini,
quando veggono la patria in pericolo d' esse-
re avvilita, ed oppressa. Si puo asserire che
questo fosse I'atto di maggiore energia che
mostrasse V Italia nelF invasione di Carlo , tan-
to piu pregevole perche Si>^trova in mezzo a
una eontinua sceiia di vilta, e tradimenti.
Sorpreso il RedaU'atto magnanimo di Piero,
lo richiamo indietro (87) , e furono proposte
delle condizioni piii eque, e moderate: che la
citta sarebbe sotto la protezione del Re di
Francia , con cui entrerebbe in lega ; che le
citta, e castella concedute al Re da Piero dei
(37) // Re avendolo richiamato indietro, mettendo
in gioco cib che era dwenuto gli disse, ridendo: ah cha-
pon chapon , vous ^tes un mal chapoo . Nardi, istor.
fior. lib. I. Un ridicolo gioco di parole $u questo awe^^
nim^o non merita d esser rammentato se non per ap»
partenerea Niccolo Machiaf^llij dec. i.
Lo strepito dell' armi , e de' cavalli
Non poti far che non fosse sentita
La voce d' un cappon fra tanti galli •
LIB. V. CAP. I. ag
Medici gli resterebbero in mano, finch^ Tim- ^^^
presa di Napoli non fosse terminata, le rendi- di C
te pero di quelle sarebbero riscosse da*Fio- *^^
rentini; che fossero pagati al Re scudi 120
mila in tre rate: si aggiunse la liberazione dal
bando di Piero, e de' fratelli Medici, e 1 loro
beni dalia confisca ^ con patto che Piero non
si accostasse per 100 miglia a Firenze, con
altre condizioni meno importanti (38). La
parte che prese il Be in favor di Piero mostra
che se quest* uomo era piii saggio poteva ri-
parare le sue perdite . Se fosse col Re tomato
a Firenze a risvegliare il suo partito, che con
pill coraggio si sarebbe mostrato ^ poteva es*
servi onorevolmente rimesso. Molti Baroniy^e
ufiziali del Re o guadagnati dalla fazionede' Me-
dici (e in specie il Sig. di Bles che abitava in
casa Tornabuoni ) , o per ragioni politiche ,
peroravano in favore di Piero . E veramente
appariva che la fiorentina Repubblica si sa-
rebbe piu facilinente mantenuta alia devozio-
ne di Francia retta da una sola famiglia da
lei beneficata , che lasciata alia sua libera indi-
pendenza. Comunque sia^ il Re stesso, ap*
pena giunto in Firenze, invito Piero colle sue
lettere, promettendogli di ristabilirlo nell'an-
(38) Ammir. lit. 26, Nardi lib. i. Gioif, lib. %, Guie*
dard, lib, i.
r. F. P. J. 5
3o STORIA Dl TO§CANA
j^j^^ tica sua potenza . Gli giunsero le lettere in
di C. Venezia: chiese consiglio ai principali della
^^^^ Repubblica. Essi, che vedevano col ristabili-
mento di Piero divenir la fiorentina Repub-
blica ligia del Re, contro del quale comiacia-
vano a formar delle segrete traxne , lo ' dissua-
sero col maggior calore , ponendogli in vista
il j)ericolo di porsi nelle mani di armati ne-
mici , e di cittadini irritati ; e lusingarono il
credulo giovine coUa speranza che il Governo
veneto si darebbe ogni cura di riporlo onore-
volmente nella patria (Sg). Cosi Tincauto Pie-
ro lascio fuggire un inomehto , che la fortuna
gli avea presentato , e che non torno piu per
tutta la sua vita . Furono in Firenze giurati
solennemente in S. Reparata i capitoli di que-
sto Trattato da ambe le parti , in mezzo alia
messa solenne . Dieci giorni vi si trattenne il
Re, dal 17 al 27 novembre. Si era intanto
la sua vanguardia, guidata dal Duca di Mont-
(39) Guicciar, ist. lib. i. Cominesj Croniq. de CharL
chap. 1 3. Comines era in Venezia Ambotsclitore di Car-'
lo . Narra che i Veneuani non Dollero ricever Piero, e
lo fecero trattener due giorni fuori di Venezia , prima
d^aver saputo daW Ambasciatore , che il Re non a^eva
nulla contro di lui, Oltre i perfidi consigli dati a Pie^
ro , i Veneziani avrebbero aggiunto la violenza , se ne
Josse stato mestieroy avendo poste delle persone segreta^
mente intorno a Piero per impedir die non partisse per
Firenze . Oricellarius , de bello italido .
LIB. V CAP. I. 3 1
spensieri , avanzata a Siena , ove fu ricevuto "a^
senza contrasto: nia quest* uomo feroce, ri-diC.
cercando degli amici del Re di Napoli, addita- ^^
togli Messer Antonio da Venafro , che leggeva
in qaella University , lo face arr?stare , benclie
per le premure fatte al Re da' Sanesi venissero
ordini che subito si rilasciasse . Chiesero i
Francesi trenta mila ducati ; ma giuhtovi
nel d\ due decembre il Re , ricevuto con in-
finito plauso, alle preghiere loro,desiste dal-
la richiesta . Oltre gli archi trionfaii, ed altri
simili apparati con cui fu accolto, un fan-
ciulletto vestito da S. Vergine,al!a Porta,
gli recitb salutandolo alcuni versi.latiui (/fo).
Part\ Carlo di Siena dopo due giorni , segui-
tando il viaggio verso Roma. Gli Aragonesi
e il Papa erano sbigottiti della prosperity con
cui s'avanzavano i Francesi. II Duca di Cala-
bria , vedendo che i Fiorentini non erano in
stato di contrastar loro, si ritiro dalla Roma-
gna verso Roma, ove dimoro fino all'arrivo di
(4o) Ecco i Dersi
Indite Francorum Rex ^ invictissime regum ,
Unica Cbristicolse spes, et fiducia gentis,
Ingredere, et feiix subeas mea moenia sacris
Auspiciis, nam te ipsa libens, viiituque sereno
Urbe mea accipio, felicibus annuo coeptis,
Gommittoque tibi Senonum de nomine Senas.
MaUvolti delFistor, di Siena lib. 6. della 3. parte. AU
legretto Allegr. lUar. Sen.
3l2 STOKIA Dl TOSCANA
An. Carlo. I Siguori di Romagiia, raccomand^
**J*^-alla Repubblioa fiorentina, sul principio iie
aveano seguitato il sistema , e si erano opposti
ai Francesi; ma vedendo la sorte de'Fiorenti-
ni, s' accordarono con quelli^ ai quali percio
non rimase neppure da questo lato alcun cou-
traftto. Iiicerto come compoitarsi il Papa, pie-
no di timore, voleva e disvoleva ogiii momen*
to : dava le disposizioni per fuggir da Roma ,
indi le revocava . Mando a tlrattare inutilraeD*
te con Carlo, ch'era giunto a Nepi; e gi^ la
maggior parte della romana campagna era
occupata dai Francesi. Vedeva il Papa la sua
ruina imminente. Molti Cardinali suoi nemi-
ci istigavano il Re a voler per mezzo d'mi
Concilio riformar la Chiesa , e fare il proces-
so a un Pontefice, la di cui scandolosa vita,
alia prima sessione, avrebbe somministrata
sufficiente materia per deporlo. Ma la fretta
del Re per V impresa di Napoli salvo il Papa ,
che dovette pero ricever la legge dal vincito*
re (40) il quale, promettendogli che non si
sarebbe mescolato negli affari ecclesiastici ^
voile passar per Roma entrando per la Porta
del Popolo , mentre il Duca di Calabria esciva
per quella di S. Sebastiano. Benche il Papa^
consigliato forse dalla propria coscienza, si fos-
(4i) Gtiicciar. lib. i. Jovius lib. a.
LIB. y. GAP. I. 33
ae ritirato in Castel S. Angelo , e non volesse ah.
cederlo , e si trattasse di batterlo colla arti-
bastahza per reprimere questi faziosi mission
narj. Tale era Fra Girolamo. Amante del go-
verno popolare o per principj , o per farri
pill accetto al popolo, non solo il consiglio
modestamente 9 ma preso il tuono profetico
de'Saoerdoti d'Isdraello, osh annunziare pe^
rentoriatnente tale esser la volonta del Cie-^
lo, che parlaya colla sua lingua; e in una
pnedica , da cui escludendor )e donne , e i fan^
ciulli , invito la Signoria , i M agistrati e il po-
polo 9 espose difTusamente i suoi principj me-
scolando teologia, politica y e profexie (4).
Era riguardato da un numeroso aeguito di
cittadini come ispirato dal Gielo*, perch^
nell^ sue anteriori prediche ai^ea annunziato
a Firenze, e all' Italia quelle disgrazie^ die
ogni biion politico potea prevedere ^ e che ve^
(4) Nardiistor, Jiar. lib, i.
LIB. V. GAP. n. 4^
rificate gli conciliarooo un'aha conaiderazio^-'Xir
Be . La sua voce tuonando dal pergamo fra i di CL
due partiti die i\ tratto alia UlaDcia , e face '^
prevalere il governo popcJare . Giuliano Sal*
viati, uno de'20 Accoppiatori^ fu il primo ad
(dibedire al Frate , dimettendo3i dalla carica ;
e appresM a lui tutti gli akri o ¥oIoBtaria<*
Bieote^ o co8tretti (5). Rnioata pertanto
r antica forma ariatooratica , che per 60 anni
avea regnato , tt fece un Consiglio generale y in
eni aveflaero voto tutti i cittadini legittiniaf*
mente capaci d' essere impiegati . Fu ccmpor
ato di 83o cittadani probi, e come dicevafli
netti di specchw^ tAtre i 3o anni: il nnmero
pero andb crescendo fiito a 1755. Da cpieato
ai eleg^e^auo i Magiatrati pella eitt^, e pel
domifiio^ dezaone mista dello aquittinio^ e
detla aorte ^ ^giacdiie doireaaio esser far oriti da
questa^^e approvati da queUo; e dalle l>orse
dogniQuartieretraeiransia sorte a4candidati
per eleaione de' due Signori , 20 pel Gonfa-
loniere , ed era vinto qnello che avease fiici
Toti. Fu stabilito che nello stesso Conaiglio si
facessero le provvisioni pecuniarie , e le altce
leggi piii iifi^ortanti : &i pubblicato anebe
on atto d' indemiita , onde non si potesse per*
seguitare alcuno pe' delitti p^ssati (6). Per
(5) Nardi ist.Jior. lib. r. a. Filip, Nerliy asm. lib. /^
(6) Nardi ist. lii. a. Gniceiaf. lib. a. Ammir. lib. a6.
44 STOEU DI TOSG/INA
An. accogliere s\ numerosa udienza fu fabbricata
di C. per consiglio del Frate ia vastissima Sala nel
Palazzo de' Signori , e terminata con tanta ra-
pidita , che colui ebbe a dire , che gli angeli
avean fatto opera di muratore (7) .
Mentre s' affaticavano i Fiorentini nel dar
miglior forma e piii libera al governo , i loro
affari esterni non avean migliorato; bench^
il Re avesse compita la sua conquista, e i
Fiorentini gli avessero pagata una parte della
somina convenuta. La citta di Pisa non tor*
nava sotto il loro dominio com' erano i patti :
anzi favoriti piuttosto i Pisani dagli ufiziali
francesi ^divenuti aggressori ^ aveano occupate
varie castella de' Fiorentini poste all' intotno.
Non tardaron qoesti a mandarvi le lortruppe ,
<^e riguadagnatele , cominciavano a stringer
Pisa,quandofurono richiamati yerso la Val-
dichiana, ove Montepulciano s' era ribellatOt
e datosi ai Senesi (8) .. Furono portate querele
da' Fiorentini al Re Carlo per questo fatto
contro i Senesi (q). Insinuarono forse con fi-
(7) Nerli, comm. lib. 4- Fu lavoro di Simone del
Pollajolo detto U Cronaea, amico del Frate . La Sala
fatta infretta riusei bassa, e poeo luminosa. Fu poi
rialzata^ e ornata da Giorgio F'asari sotto Cotimo L
(8) Allegr. Allcg. diar. senen.
(9) // Re mandb un suo agente a Montepulciano a
intimare a quel popolo di tomare sotto il dominio dei
Fiorentifiiy ma nonju obbedito . AUegr. loc. cit.
LIB. y. GAP. n. 4^
nezza , che Pisa in cui ^ sotto pretesto d'ajuto^ Aw.
avea il Dnca di Milano introdotte delle mili- ^\^*
1495
zie col Malvezzo suo condottiere , potesse ca-
dere in mano dello stesso Duca , che , cam-
biati disegni , cominciaVa ad apparire nemico
di Carlo . Quest' avviso produsse un eflTetto
pill dannoso che utile ai Fiorentini ^ perch^ rl
Re a pill sicura guardia vi inando da Napoli
per mare 600 soldati , che guadagnati subito
da' Pisani , in vece di tenerli in freno si uni-
rono seco loro , fecero delle scorrerie , e con-
quistarono 1' importante fortezza di Libra-
fatta (10).
I Principi intanto , e Repubbliche itaKane
furono colpite di sorpresa , e terrore air im-
pensata felicitji dell'armi francesi. Le guarni-
gioni lasciate in Siena , in Pisa , in Pietresanta
e in altre citta dello Stato pontificio , fecero
temere delle mire di porre in servitu V Italia
intiera, in un uomo ambizioso, e a cui pareva
che non dovesse costare che il volerlo . Lodo-
vico Sforza fu il primo a riconoscere la pro-'
pria folUa in aver tirato suit' Italia un turbi-
ne s\ ruinoso , che minacciava i suoi Stati, nei
quali il Duca di Orleans, erede presuntivo
del Re Carlo , avea i medesimi dritti che que-
sto al regno di Napoli , e gia avea mostrata la
(10) Nardi lib. i. a. Amm. lib, 26.
r. V, P. I. n
46 STORIA DI TOSCAH A
'^^ voglia^ qoando non gli maneasse la form ^ di
di c. fargli vaiere (i i) . Resto anche deluso Lodcm-
'^^^ CO iiella speranza di goadagnar Pisa^ Pietxa-
santa, e Sarzana , come s'era iusingato: onde
con immenso dispendio non avea ottenuto
che la rulna de* suoi piii prossimi parent! ^ T o-
dio universale degF Italian! e il masaimo peri-
colo de*suoi Stati. CoUa tolita leggerezza^
e perfidia con cui avea favorito i Frances! , si
diede a fomentare una lega potente contro di
loro. Fu facile indurvi gFitaliani Govemi, on-
de prima occultamente ^ e poi paleseme&te si
unirono a Lodovico i Veneziani, il Re dei
Romani, il Papa con altri italiani Principi, ai
quali si aggiunse il Re di Spagna, non tanto
per ajutare i suoi parent! cacciati ^ quanto pel
pericolo a cui era esposta la Sicilia . I Fioren-
tin! pero, rigettata ogn! suggestione, manten-
nero la loro fede a Carlo (i a), da cui speravaoo
la restituzione degli Stati , che aveva in mano .
Questa Lega pose in arme uno de'piii potenti
eserciti che da gran tempo avesse veduto 1' Ita-
lia , di cui fu fatto Gapitan generale Francesco
Duca di Mantova . Alia fama di quest! prepa*
rativi , Carlo si afiTrettb a partir d! Napoli per
(li) li Duca d^ Orleans at^eva eredkato i drkti al
Ducato di Milano da F'alentina Visconti sua atfola •
( 1 a) Oriceliar, de bello itaL Jovi lust, lib* a. Sanut*
de bello galL Guicciard. ist. lib. a.
LIB. V. GAP. II. 4?
uscir d' Italia, lascian^o vacillante un regno aw.
di Quovo acquisto , ^ anelando a tornare in ^^ ^*
Fraiicia coHa stessa leggerezza con cui n era
partito . Egli avrebbe potuto fermare con piii
consisteoza il suo potere nel Regno « e in Ita-'
lia^ se ascoltando i giusti reclanii di^anti.Car-
dinali , e rispettabili Prelati convocava un Con-
cilio : in questo , come abbiamo superiormente
notato y sarebbe stato deposto Alessandro VI.
ed avrebbe avuta la gloria di liberare la Chie-
«a da un Principe, che Tha con ogni sorte di
delitti avvilita . Un nuovo Papa sarebbe stato
sua creatura , e non solo gli avrebbe confer*
mata Finvestitura del Regno di Napoli , ceri-
moma importante in quei tempi, ma sommi-
nistrato armi , e denari per sostenere la sua
conquiata . Era diflicile che le forze, che si pre-
paravano contro di lui , potessero venire ad
attaccarlo cosk lontano, considerando la na*
tura delle Leghe, la mancanza dei denari, e le
difficolt^ che ognor nascono tra quelle; e se
av^essero osato sarebbero state facilmente di*
atrutte, potendo Carlo far uso la ancbe di
quelle truppe, che dovette lasciare per man-
tenerne il possesso. Conmolta precipitazione^
e poco consiglio , si determino alia partenza ,
lasciando Gilberto di Montspensieri coman*
dante delle sue truppe nel Rc'gno . Era il suo
esercito assai diminuito per le disei'zioni, e
48 STORIA DI TOSCANA
"XnT P^r \e guamigioni lasciate nelle varie cittk che
^G. in tutta T Italia teiieya in mano: moltissima
^^^ truppa dovette lasciare nel regno di Napoli
per mantenerne il possesso. Gia negli istabili
Regnicoli si riaccendeva il partito degli Arar
gonesi. Ferdinando era sbarcato a Reggio;
D. Federigo si trovava n Brindisi, e la fiotta
del Re di Spagua s' era mostrata alle spiaggie
napoletane. La conquista poteva esser perdu-
ta coUa stessa facilita con cui era stata fatta •
Nondimeno la leggerezza^ T istabili ta, la bra-
ma di riveder la Francia fece abbandonar
quel regno in tanto pericolo . Avendo scelto
pertanto il fiore delle sue truppe , cio^ otto-
mila fanti , e 4 mila fra uomini d*arme^ e ca-
valli leggieri (i3), speditamente prese il cam-
miiio verso ia Francia . II Papa non credette
sicuro r aspettarlo , e si ritirb ad Orvteto , in*"
di a Perugia. Si trattenne Carlo sei giomi
in Siena, ove trovando tutto il Governo in
scompiglio , da cui tanto spesso era agita-
ta quella Repubblica, essendo a lui reca-
ti i lament! di tutti i partiti, non fece, che
esortargli alia concordia; e richiestone, la-
Bcib il Signore di Lign\ con 200 lancie al lo-
(t3) Jov. Hi. a. Si varia al sdlito fra gli scrittori
nel numero della truppa . Comines dice che non ave^a
in tmtto che 9. mila uomini^' chap, a3.
LIB. V. CAP. II. 49
ro servigio (i4). Firenze era armata ed unita,"^^
e pronta a ogni difesa . Si tratto per mezzo di ^ C-
Ambasciatori della restituzione di Pisa. Piii ^^
▼olte in faccia al Re s'era agitata questa cau-
sa: i Fiorentini avean6 in loro favore k pro-
messa del Re, e le somme a lui pagate; i Pi-
saDi la compassione, che le miserie della loro
schiayitii o vere^ 6 esagerate eccitavano : le
aveano gia piii volte esposte al Re , e special-
mente in Roma per la bocca del loro concitta-
dino Burgundio Lolo (i5)awocato concisto-
riale. Fra qaeste,pochi crederanno che i Fio-
rentini giungessero a tanto di crudelta d' im-
pedire ai Pisani di mondare i fossi dalF acque
putride , perche Taria pestifera gli distrugges-
se , giacch^ aUora era lo stesfto che perdere il
vantaggio y che dava loro il dominio d'una
citta ricca . K vero che in q[ualche momento la
loro crudele politica ebbe in mira di spopolar
quella citta per assieurarsene il dominio (i6);
ma i piu savj cittadini aborrirono questa fal<«
sa ^ e atroce politica , e piu volte furon presi
de' provedimenti per accrescer la popolazio-
(i4) jillegr. AIL diar, senen. MalwoUiy ist. di Siena
lib. 6 della 3. par. Comines, che vi si irovo col Re^
dice: La ville est tie tout terns en partiality, et se gou.
rerne plus foUement que ville d'ltalie. Croniq, de Char,
chap. 9 3.
{iS) O Lelo 9 o Leoli. Guicciard. ist, lib, a.
(i6) Fabbr. Vita Cosmi, noia 3.
5o STOEIA DI TOSCANA
An. ne di Pisa , dando ampli privilegj a chi andava
^^^ a stabilirvisi (17)- In varj tempi furono fat-
te delle leggi dai Fioreritini per aumentar-
ne la popolazione , e le cure di Lorenzo il
Magnifico per ristabilire, e quasi fondar di
nuovo la celebre Universita , non mostrano k
Toglia di distruggerla. AUe aitre accuse di era-
delta nelle leggi, ed esazioni di gravezze era
stato risposto al Burgundio da Francesco So-
derini Orator fiorentino, che i Pisani erano
governati coile stesse Leggi , e condizioni delle
altre citta loro suddite, che non le trovavano di
soTerchio gravose . Si scorge pero la gelosia ,
che avevano dell' altre citta loro suddite rela-
tivamente ai principali oggetti di commercio ;
giacch^ rinnovatosi il trattato quando Carlo
era tornato a Pisa , avrebbero in quello con-
cesso ai Pisani facolta di lavorar drappi in se*
ta, lane francesche^ e tingere in grana (18) ,
lo che mostra che era vietato a tutte le citt^
suddite della Repubblica fiorentina. La de-
cisione suUa sorte di Pisa era ritardata dai
(17) Ammir. ist. lib, 18. decreto de^Fioren. delPan*
no i4i3 i>i cui si danno esenzioni aijorestieri che an^
dranno ad abitare in Pisa* ann. 1421, si concedono
gran privilege alia nazione Alemannay ed una casa
Oi^e potessero refugiarsi anche quei che avessero coin^
messo qualche delicto .
(18) Ammir, is.fior. lib. a6.
LIB. V CAP. II. 5 1
varj partiti de' Cortigiani di Carlo ^ V avidita an.
de'quali traeva non pochi denari da ambe le ^'^*
citta^ e dalla speranza d'akiim ufiziali di re-
atarvi al govemo . Tutto fu dai Fiorentini inu-
tilmente tentato. Invano lo stesso Savonaro-
la ^ che dopo 1' espulsione de' Medici era dive-
nuto una persona d' importanza nel govemo,
con queirinsolenza, che lo zelo apoatolico si
crede talora permessa, andatogli incontro a
Poggibonsi, gli avea intimato Y adempimento
delle promesse.IlRe^ per la riverenxa religiosa
verso quest' uomo., non solo non si sdegn&alle
sue rampogne^ma accarezzandolo, voile con-
durlo seco. Ma fra Girolamo accompagnatolo
a Castelfiorentino se ne tomb a Firenze, men-
tre il Re per la Valdelsa giunse a Pisa (19). I
Pisaoi mostravano il piii gnmde aborrimento
a tornare sotto il jQorentino doiaiaio. II po-
polo tutto ^ le doone ^ i fanciulli correndo in
folia avanti al Re con urli , e lamenti gii ram-
mentavano la fede data (!&o), deplorando la
lor sorte : tanto pregarono i Signori , gli ufi*
2iali , e gli stessi soldftti , che questi tninaccia-*
rono fino di morte cbi s' ioteressava pe' Fio-
rentini. Non mancavano neppur delle buone
ragioni poUtiche . Si era vicini a un pericolo-
(19) Jmnu'r. loc. cit. Nardil is.Jior. lib. a.
(20) Comines , chap. 26,
Si STORIA Dl TOSGANiL
An. so fatto d' arme coi Goliegati . Pisa , Sarzana ,
* g Pietrasanta erano ottimi luoghi per una rir
tirata in evento dinistrQ , e Livomo un eccel-
lente porto per signoreggiar la costa d' Italia ,
cib che esigeva la difesa di Napoli. Pasciuti
pertanto i Fiorentim di speranza di restitu-
zione qoando il Re fosse giunto in Asti (21)^
e lasciato Eatragues alia guardia della citta*
della di Pisa, si ayanzb in Lombardia , ove un
potente esercito della Lega si preparava a far*
gli costar cara 1' invasione d' Italia . Passo la
truppa di Carlo per la Lunigiana y e coutro la
fede data, saccheggib, ed arse crudelmen-
te Pontremoli, indi, valicato Y Appennino, si
trovo sul Taro in faccia al nemico. Varj errori
furon commessi da ambe le parti . 11 Re , a cui
importava lo spedirsi, s era inopportanamente
trattenuto seigiorni in Siena (a^i), e avea da-
to tempo air esercito nemico di riunirai , lo
che appena era intieramente fatto aH'arrivo
de' Francesi . Nel passaggio per V Appennino,
la vanguardia s'era slontanata circa 3o miglia
dal corpo delY esercito , e giunta a Fornuovo
presso i nemici, poteva esser leggiermente
rotta ; e questa percossa ad un piccolo eser-
cito , avrebbe probalnlmeute deciso di tutto ,
(jii) Ammir. loct, eit.
[12) Comines, chap, 2i3.
UB. V. CAP. II. 53
8e la prudenza in&pportuna del Generale noii An.
avesse vietato di combattere , finche le forze di ( -
fossero intierainente riunite (iS). Erano i due ^^
eserciti divisi dal Tare . Questo , piii torrente
che fikitoe^ scende dai monti della Liguria
chiuso da due catene di colli , che slargandosi
nella pianura^' presentatio rimmagine d'un
vasto circo piacevole a redersi dai superiori
moDti , e che fu il teatro dell' azione (^4) • Per
quanto differiscano gU storici sul nuinero del
combattenti , ccmvengono tutti nella grande
sproporzione^ e stti^eriorita in quello della Le-
ga (aS) . Varj trattati precedettero la batta-
glia . n Re , ehe si vedeva in pericolo d' esser
(a 3) Jovius , his. lib, a.
(a4) Oricellarius , de betlo itaL Loci forma si e spe-
cula ^^ircumspecuveris ^ ut ipse nuper e Crallia rediens
comemplatus sum, Circi maiimi effigiem praebet ut natu-
ne opere expositus ad illustrandum praelium videbatur.
(2 5) Comities piii doIu ripetCy che la truppa del Re
non eccedeva 9 mila uominiy ne atcuno scrittore la fa
giungere a piii di 12, ouvero i5 fn, Lo stesso autore
dice y che l^esercito della Lega era di 4o, o almeno di
Z^mila, e non e difficile mostrarcy che doi'ewi essere alP
incirca di quel numero . Lasciando gli altri molti, Ma^
rino SanutOy scrittore parzialissimo de^ Veneuani y dice
ch'essi soli apeano ao m. uominiy senza contare quei
del Duca di Milano, In seguito nel mese d'agosto in-
torno a Noi^aray dicey che i due eserciti riuniti monta^
vano a 3o milay senza quelli che eran morti nella bat^
taglia y ed altri tomati a casa ; onde il numero espresso
pare assai verisimile .
T. r. P. I. s
54 STORIA DI TOfiCkTik
Air. uistatto, e preso^ cniedeva li semplice passo .
^l V L' usata cautela de' Proweditoti v^neti , chV-
1495 .
rano neU'esercito, arrebbe^ acconsentito^ ma
la tema del disonore d^aVer coa forze tanto
superiori lasciato paBsare senza melestia il ne-
mico^ Fardore in alcuni di conJ^altere, in
altri il desiderio del bottiiio^ fece rigettare fe
cpndizioni. II di 6 di luglio si fece la memo-
rabil giornata del Taro, le circo»tanze della
quale son tanto variate dagli scrittori, come
I'esito indeciso, esserfdosi attribuita amb^ue
gli eserciti la vittoi-ia . E vero che, eccetto gli
scrittori veneti , tutti gli altri imparziali istori-
ci , liei concedono ai Francesi j e veramente, se
dee attribuirsi la vittoria a colui che ottiene
Tintento, non potra dubitarsi che non appar-
tenga ai Francesi ^ che dopo luia sanguinosa
azione, segnitaron la lor marcia^ sei\za esser
disturbati. La disciplina francese prevalse al
numero degl' Italiani: quelli ristretti, ed uniti
suUa riva del fiumci, ruppero facilmente le di-
sordinate squadre di questi . II saccheggio del*
le bagaglie esposte a bella posta dai France-
si , allettando T aviditk dei Collegati , gli pose in
disordine, ,e fu una d'elle principali cagioni
della rotta . Circa a 4 roila furono i morti dal-
la parte della Lega, mille da quella de' Fran-
cesi . Le milizie italiane avyezze a combatter
disordinatamente, e senza tener fermo il pie^
LIB, V. CAP. 11. 55
de nelle file, non ressero aH'ordine stretto e luT"
Aerrato, con cui combattevano i nemici . Da ^^ ^:
9 1 > • ^49^
gran tempo non s era data una si sangumosa
hattaglia in Italia . II Re fa a rischio d' esaer
morto^o preso: combatte col vajore d'un senn
plice soldato , e dovette in gran parte la vitr
toria al 9uo valore (26). I Veneziani, avendo
preso una partse del bagaglio del Re , si vanr
tarono della vittoria; e siccorae in quello fu
trovata una spada , e uu elmetto del Re , gli
app&sero per trofeo in luogo pubblico {n^j).
Furon fatte gran feste in Veoezia , e a) trove,
per sostenere la reputazioue delle loro ar-
mi (a6) . V unico frutto di queata vittoria per
(26) II Rucellai dice che fu lef^ermente /erito ; ma
Comines , che combattet^a presso al Key non lo dice .
V Ariosto Jta gli altri c^wenimenii^ che ha fatto indoi^i*
nare, e 4Colpire a Merlino^ ha posto quesia battaglia^
canto 33 st* 3i.
Ecco, dicea, si pente Lodovico
D*aver fatto iit Italia venir Carlo ^
Che sol per travdgliar V emulo abtioo
ChiamatQ ve i* avea , noo per cacciarlo \
E se |;K scopre al ritomar nemico
Co'V'eneziani in legale vuol pigliarlo:
£ceo h lancia U Be animoso abbassa ,
Apre la stvada, e lor malgrado passa.
(27) Marin, Sartuto eronac, "venet, Rer, itaK tom^ 24*
feuroo presi cariaggi . « . • 1« sua spuda, ii suo^elmetto, e
furdo tnessi neHa tnumzione dell'eccellentissimo (ionsi-
glio de' Dieci , obe fino a questo giorno vi si vedono .
(28) Vediper questa battaglia Guicciardini^ is. L 2.
56 STOBIA DI TOSCANA
Aw. i Francesi era la sicura ritirata d' Italia : tutte
diC. I'altre imprese altrove andavano infelicemen^
^ teper loro. Lusingati dai loro fautori d'im-
possessarsi del Genovesato ^ aveano occupato
Rapallo , qtiando escita di Genova una flotta
d'otto galere, e due barche^^ e poati in terra
700 fanti, la truppa francese restb prigionie-
ra . La stessg flotta batt^ la francese, e ne pre-
se la piu gran parte (119) . Nel regno di NapoU
parimente erano nati de' grandi avvenimenti ,
che avean cambiato Taspetto delle cose. L'in-
solenza de' Francesi avea eccitato V odio uni-
versale. II giovine Ferdinando era stato ac-
colto lietaniente da per tutto : ad una non
piccola schiera de' suoi fautori s era unito il
soccorso venuto di Spagna sotto Consalvo
di Cordova, a oui per la celebrita acquista-
ta nelle guerre contro i Mori, la magnilo-
quenza spagnola avea antic ipato il nome di
Gran Capitano , ch* ei confermb pieaamente
coUe gloriose imprese d' Italia . Le loro truppe
perb di nuova leva non sostennero sul prin-
cipio il disciplinato valore de' Francesi . Fu-
rono Ferdinando, e Consalvo sconfitti dal
r
Joviy his, Hh, d. Oricellar. de bello itaL Mariti, Sanuto
loc. cit. Nella preda , dice Alessandro Betiedetti, scritm
fore contemporaneo , che si trovh un liBro co* ritratti di
tutte le donne vagheggiate dal Re in Italia .
(29) /oW, his. lib, 3.
LIB. V, CAP. n. 57
Generale franoese OlHgni a Seminara . Ferdi- ^.
nandacaduto da cavallo era in rischio d'esser ^^ C-
mnortO) o preso^ €(nando con raro Bsempio H '
auo fido amico Giovanni Alta villa, fratello del
Duca di Termini, lo fh salire sul suo; e re-
stato a piedi fu quasi subito ucciso (3o) . Si
salvarono coUa fuga Ferdinando^ e Consal-
vo. Qucfsta aventora non sbigott\ il giovine ge^
neroso: ricovrato a Messina, sapeva quanro
erano malcontenti i Napoletani, e pronti a
sollevarsi . Raccolti molti legni si present^ alia
vista di Mapoli, oye pero non nacqiie inoto
alcuno, per timore de'Francesi. Ferdinand o
avea poca truppa suUa flotta ; nondinieno per
tirare i Francesi fuori di Napoli s'accosto in
atto di sbarcare alia Maddalena . Esc\ con la
•
maggior parte della truppa Montspensieri ere-
dendo dover combattere un esercito: appena
escito, fnrono sonate tutte le campane a mar-
tello, e la citta in armi grido altamente il no-
me di Ferdinando . Atterrito il Generale fran-
oese, non Qsando di restare tra la cittk e il
nemico pronto a discendere, e credutolo nu-
meroso si ritiro, fac^do un lungo e fatico-
so giro per passare per altra Porta. Intanto
Ferdinando entro in Napoli. tra i maggiori
segni di giubilo; si fortifico dalla parte del
(3o) Joui, /iist. lib. ?>, Guiciiat. lih. a.
58 STORIil m TQSCANA.
An. Castello nuoYO, onde prevedeva Tassalto dei
^ ^- Frances!. Questo ebbe luogo ma inatilmente ,
^^^ e Montspensieri fu obbligato colla sua trup-
pa chiudersi nel Castello. La maggior parte
delle citta, e del Regno ove non era guarni-
gione francese imitarono la capitale (3i). la-
tanto IlReCarlo^ apertasi col ferro la strada ,
giunse in Asti. I Fiorentini, secondo la con-
venzione, aspettavano il compimento delle
promesse: manuove difficolta nascevano ogni
momento; non lasciavano perb di far la pic*
cola gaerra coi Pisani: varj castelli, e teire
furono da' Fiorentini ricuperate, e fra queste
Pontedera (Sa) , quando improvisamente ven-
nero ordini dal Re , porta ti da Niccolb Ala-
manni , che Livomo e Pisa fossero restituiti
a'Fiorentini per le convenzioni stabilite a Tu-
rino: alia qual condesceudenza era -sceso tt
Re per la nuova lega fatta co'Fiorentini, e per
*tiinore che Pisa non cadesse in mano de' suoi
nemici^ cio^ de' Veneziani , a cui inclinavano
i Pisani stessi di sottoporsi ^ o al Duca di Mi-
lano ^ che area inandato due de' suoi Condot-
tieri , il Malvezzo , e il Fracassa in loro ajuto.
Livomo fa subito reso : lion cos\ Pisa , ne le
altre fortezze . Entragues trovb de' pretefsti di
(3i) Guicciard, Josfius loc, ciu
(33) Nardiy is. lib. 2. Atntn. is* lib. 26.
LIB. V. CAP. H, 59
dilazione: poi finge di condescendere per trar""j;j^
denari dai Fiorentini , e gl' invito ad accostarsi di G.
a Pisa da Hna parte, soUa quale arendo i Pi-- ^^^^
lani fiethbricato on baatione, credeva che ne
aarel^ro agevoimente respinti . Colle genti
per6 che aveano a Ponsacco., e con quelle del
Vitelli , p^rsuase dal denaro ad agire nnita-
nente con loro ^ accostatiai al bastione lo as-
salirono con tal valore, che in hreve se ne
resero padroni , e proseguendo coUo stesso
ardora,avrebb6ro presa la stesaa citta, se non
ne fossero stati impediti dal medesimo Entra-
gues, che con tutta la mala fede feee tirar
dalla foitexza sui Fiorentini (33). Ne fecero^
quest! ahi lament! coi ministri del Re , e col
Re stessa: fl quale, benche seriaraente ora
mandaase replicati ordini al mredesimo di ren-
dere la cittadelk , non fti mai obbedito, es-
aendo in lui piil fbrte che il suo doyere , V avi-
dita deir oro , che ftraeva dai Pisani , o piuttO'-
sto la passione da cai si diceva acciecato per
una giovinetta Lante pisana (34) , giacch^ a-
vrebbe potuto trar maggior somma dai Fio-
rentini ^ onde per soli 1 3 mila scudi fu da lui
consegnata la fortezza ai Pisani , e da loro per
consiglio dello stesso Entragues subito disfat-
(3 J) Nardi is. lib, a. Amm. ist. lib. 26. Jovi. histon
lib. 3.
(34) Nardi is. lib. a. Gui^iar^. lib. 3.
6o STOAIil DI TOSGilNiL
Aw. to. A questo tradimento s'aggiunse Taltt'o
^x ^K ^^^^^ vendita di Sarzana fatta per di lui mezr
zo dal bastardo di Biehne ai Genovesi , e poco
di poi di Sarzanello^ indi di Pietrasanta, e
Mutrone ai Lucdhesi (35) , senza curare gli or*
dini del Re portati da Roberto di Veste . I Fio-
rentiai , dopo I'inutile perdita di tanti denaii
pagati al Re , ed estorti da' suoi Ministri , si
trovarono privi d'una delle parti piii impor-
tanti del loro dominio , costretti a sostenere
una dispendiosa guerra con nendici pieni del-
r antica animositk , e. che sarebbero stati soc-
corsi da molte Potenze italiane, e in specie
dai Veneziani ^ e dal Duca di Milano ^ che se-
condo il sue antico costume, rappresentava
due parti y cioh di Con sigliere de' Pisani ^ e dei
Fiorentini, i quali perb conoscendolo da gran
tempo 9 giocavano con lui lo stesso gioco . Bi-
dotti alle proprie for ze ricominciarono le osti*
1 49^ lita e ripresero Vada . Varj piccoli fatti, che non
anderemo dettagliando^ awennero frai Pisa-
ni , e i Fiorentini , che proseguirono ad agire
(35) Nardi Hi, a. Amm, lib* 27. Jo$^. hist. lib. 3.
Guicc. lib. 3^ il quale assicura che i denariper la cii^
tadella di Pisa Jurono pagati dai Veneuani^ dal Duca
di Milano y dcd Genos^esi^ e Liicchesi, II , Giovio ag'
giunge che p^ far denari le gentildonne pisane dettero
tutte le loro gioje, anella,Jibbie da cintura ec. in pe^
gno ai Lucehesi; ia. lib. 3.
LIB. V- CAP. II. 6 1
ofFensiyamente quando gli ajuti giunti a quel- "^^
H per parte de' Veneziaiii ridussero i Fioren- Ai C.
tini alia difensiva. Erano comandati da Erco- ^^
le Beiitivoglio , che si posto fortificandosi pres-
90 a Pontedera. A i Fiorentini suoi amici i
piu costanti^ il Re di Francia, violando i pat-
ti , non a veva restituita la citta di Pisa , e le
fortezze quando poteva, n^ piu avea potuto
quando lo voile: conosciuta pertanto la loro
fedelta, Cerco tutti i mezzi di conservarseli a-
mici^ mentre avea il resto d' Italia nemico, e
quasi intieramente perduto il regno di Napo-
li . Non potendo co'fatti, voile almeno coiro-
nore d'una splendida Ambasciata, medicare
alquanto Fesulcerato animo loro, inviando
I'Arcivescovo di Aix, che come suo Amba-
sciatore risiedesse in Firenze , e che, solenne-
mente accolto nel salone dai Magistrati^ dette
delle parole le piii lusinghiere in ricompensa
di tant' oro inutilmente profuso : e convenne
contentarsi d' esser pagati d'una moneta im-
maginaria che tantb a tempo sanno s^iendere
i destri politici (36), I Pisani, invece di vane
parole , riccvevano reali ajuti . Oltre le genti
dello Sforza , vi giunsero per parte de' Vene-
ziani 800 Stradiotti o Albanesi , gente piii avi*
da che valorosa, che guerreggiaudo con inu-
(36) j4mmir, lib, 27.
T. v. P. L 9
6) STOllA m TOSCiOf A
An. manita la ins^o^vano ad ambedue k parti
^\% pur troppo animate daU'antica rivalit^^) fH-
de frequenla eseinpj di b^rhiarie $} ehb^ro ia
questa guerra. I Yeneziani vi s^giiiQ$ero sei
galere, che s^orFeaserp la spiaggig. lUc^^
rono ancora i Pisani da Masjsimitiano Be 4^
Romani 4^>o Tedeschi , e soo cavalli )x>r*
gognoni (37), onde si faceva la guerra eon
scapito de'Fiorentini. Oltre gli ajuti reali dati
ai Pisani , spedi Cesare a Pirenze due Amba*
aciatori , i quali con tuono piii di minaccia^
che di prc^ghiera esc»tarono i Fiorentini a ren-
der la pace all' Italia, unendoai coUa Lega; e
separaodosi da i Frances! rim^essero all^ sua
decisrone le differenze coi Pisani . La rispesta
de' Fiorentini fu rispettosa , ma ferma : che at
le prime nuove che S. M. potesse y^aire in Ita-
lia, aveano eletto due Ambasciatori coipe il
dovere richiedeTa, che questi er^no incaricati
de loro sentimenti e giustificazioni , sperando
ne sarebbe soddisfatto (38) . Giungevano sen^
pre nuovi ajuti a Pisa , speeialmente de' Vene^
&iani X 1^ ^ ^ Duca di Milano vi aye^n delle
mire . A una ppfeenza mari^tima come Vene-
zia^ era utilissimo 1' acquiatare uno stabiliifien-
to sul mar toscanp: i disegni del aecondo er^
(37) Nardi lib, a. Jmm. lib. 17.
(38) Nardi lib, a. Ammiti UL %*j^
LIB. V. CAP. n* 63
no dfempre iilimitati; form la pretensione d'en- aIT*
trambi fece mancare il dis^no . Stavano i ^* ^•
Fiorientini suUe difese, perdendo pero delle
cattetla : i minuti dettagli di quelle piccole, e
tomultuarie ftcaramuccie ^ non poasbtao inte^
rei&sare il lettore a qiiesta distaiiza di tempi.
Solo merita d'esser rainmentato il tentatire
fatto dai Fiorentini di ricuperare Sojaha , av<»
Inenimento interes$ante per la morte di Piero
Gapponii, quell* istesso che inU*epid# davanti
al Re Carlo e a' siioi ufiziali , colla coraggiosa
mpofita salt^ I' onore , e la liberta di Firenze i
domntsaario della Repubblica^ mentre con
tiitto I'ardore animaTa i soldati all'assalto^
percoaso da uq pastarolante aul capo^ritiiase
morto^ e mancb cosk quelFimpresa (89) . Fi*
renze madre delle belle Arti ^ non dovea lascia^
re uii taAto cittadino senxa un pubblico m^
tnunento ^ teMimone della sua gratitudine i
Nimm famglia ha dati alia Repubblica fioren-
tina tanti cittadiiii si virtuod, come quellA
\Ae' €a{>pbtti. Fra moiti altri , che ae ne potreb-
h^b tiomitiaiNe , tre spiccano davvautaggio ^
Giiad, Neri, e Piero ^ ai quali non si trovano
neU'edi loro gli eguali. Animati da vero, e
dil^interessato amor per la patria , la servirono
utilmente colFardore d'un appassionato pa*
(39) Guicciar. Ub. 3. Nurdi lit. a. :itmm, lib, ay.
64 STORIA DI rose AN 1
An. triotta nelle piii scabrose circo&fanze , e que-
^ ^- sto merito gli reiide superiori agli Albizzi ^ ai
Donatio) ai Medici stessi, i quali amarono piii
se, che la patria^ lo sc^opo de' quali non ea-
6endo altro che di soprastare agli altri, spesso
immersero la Repubblica nell^ piii sanguin(;>^
8e division i , nelle quali iioq si trova il nome
degl* ilhistri personaggi menzionati , bench^
avessero popolarita^ e ingegno da guadagnarsi
un partilo. £ obbligo deUo storico imparzia-^
le assegnare a ciascuno il sue posto, e porre
nella vera luce Tutnile, e modesta virtii^ che
talora agli occhi deboli resta eclissata dal fal-
so spleiidore dell' ambizione fortuoata. Cre-
sceva il timore de' Fiorentini per ravvicioa-
meiito deir Imperatore , che avea poco^ ono-
revolmente ricevuti, e non ascoltati i> loro
Ambasciatori. Yenne egli da Genova a Pisa,
ma con s\ poca gente ^ che avea piu T aria di
un comune Gondottiero, che d' Imperatore .
Voile occupar Livorno , il quale pero essendo
ben guernito di genti , accostandosi le triqipe
imperiali, furono sbaragliate da una sortita
della guarnigione . Tuttavia, stretto da forze
superiori per terra , e dalle navi venete , e im-
periali, non poteva a lungo resistere. Si vi-
veva f(6n gran tiavaglio in Firenze , ove alle
disgrazie politiche si aggiungeva la fame , che
tormentava e la citta e il contado ; e i pii e
LIB. V. GAP. II. 65
calitatevoli Fiorentini non permisero, come an!
talora con crudelta forse iiecessaria ^ stato ^^ C-
praticato, Timpedir ringres3o della citta ai
miserabili: onde grandi turme di essi vi s ag-
giravano soccorsi dai ricchi cittadini con aJ>
boiidauti limosine : ma Y oro non rimedia al-
ia mancanza reale de'viTcri ; e per Je chiese,
per le strade, per gii spedali si presentava
rorribile spettacolo dei spiranti per la fa-
me (4o). La credula gente pero, ciae la piii
gran parte della citta <, era animata dalle ar-
denti prediche del Savonarola, che prometr
l;eva Y ajuto del Cielo immancabile. Parve che
la fortuna cospiraase coUe sue parole per far-
lo credere profeta . Erano state domaiidate da
gran tempo al Re di Francia truppe, e com-
messo agli Ambasciatori fiorentini di comprar
del grano. La s|>eranza d'ottenere ambedue
quebti soccorsi svaniva . La flotta che gli por-
tava, accostata alia spiaggia toscana, e bat-
tuta dalla tempe»ta , era stata obbligata a tor-
nare in Provenza, ove credevasi comunemen-^
te che avesse disarmato. In oltre Livorno, la
sola porta per introdwre i viveriy essendo
quasi bloccato dalle forze nemtche , sembra^
va ogni soccorso impossibile; quando ina-
spettatamente comparve Y armata francese ,
(4o) Nardi li. UO, ^,
66 STOKIA Dl tOSCANA.
■^[J^ coroposta di 6 navi, due galeoni, ^ tiha pih
di C. grossa nave normanda , e con un col[to fa-
'^ vorevole di vento entro in.Livonio in faccia
alia fldtta nemica, colla petdita d'lln sblo ga^
leone carico di graho . Sbafrcarono 600 fthti 4
e 5o uomini d'arme con molti viveri : questo
soccorso di^ grand' ahimo agli assediati ; Tut-
tavia i nemici proseguivano a bailer Livorno,
ma non con molta felicitA, per la paca con-
cordia d^'capi, e per le dirotte pioggie, che
nel mese di novembre soglion cadere. Ftnal-
mente una furiosa tempesta scompiglio sif-
fattamente la flotta del la Lega , che tre na-
Vi, una imperiale, due venete, e una geno-
rese urtarono in terra. Fu ripreso il galeonfe
tarico di grano gia perduto , e jsi fecero molti
prigionieri . Questo accidente dette tanto co-
raggio agli assediati ^ che fatte delle sortite, fu^
torio aempre vincitori, e costrinsero final-
mentfe V ImperAtore a Yitirarai non ^enza aver
riachiato la vita, giacch^ da un colpo di faK
conetto gli fu stracciata una manica del ro-
bone largo , e pendente . Dopo aver esse mi-
tiacciati Vico^ BitotiUa, ed altri caMelli, coti
ppco prbfitto e rtieno onore tomo a Sarzana ,
promettendo di tornar Aieglio accompagna-
to, essendofti accorto che il nome, e la mae-
sta imperiale disarmate non bastano per vin-
LIB. V CAP. II. 67
cere (4i). Queste nuove giunswo a Firanze An.
vel tempo che le menti esaltate dal fervora ^^^^
q>iritaale del Sayooarola eranQ idvolte al Cie-
lo , da cui attendevanQ temporaK ajuti . II cor-^
riere col ramo d' olivo in raano , segno d' ot-
time nuove , s' imbatt^ appuQto in una gran
processione, che si faceva per implprar dal
Cielo il soccorso , ed arrestato prima di giun*
gere a Palazzo ^ dovette comunicarle alia pia
moltitudine. Non puo immaginarsi quanto
contribuirono a rinforzare il partito del Fra^
te, e a farlo riguardare come un venerabile
profeta (4^). Animati i Fiorentini ripresero
la ipa^or parte delle Terre perdute, restan* 14^^
do inattive le genti della Lega per mancanm
di danaro e d'uiiidei
Medici soleva nutrire. n'avea accresciutoil de-
siderio . Era la Repubblica divisa in due fa*
zioni: la piu grande seguiva i dommi politici
del Savonarola, e si appellava la setta de'Pia^
gnoni perche I'aosteritk religiosa del Frate gli
avea accostumati a deplofare sui piaceri, e
le vanita mondane: I'altra degli Arrabbiati
dal malcontento d' aver perduto 1' arbitrio del
governo^ che de Compagnacci anche fu det-
ta , perch^ non seguitavano le rigide massime
(44) Ainm. is. iib. 26. 37.
LIB. V. CAP. II. 69
di vita del Frale , e amavano piii il piacere . an.
Se ne nomina anche una terza detta de' Bigi^ ^'/ •
che ara quella, che piii strettamente era at-
taccata ai Medici (45). Questa perb si teneva
nascosa^ e adieriva palesemente ai Piagnoni,
vedendoli piu potenti , onde la sua apparente
ittoderazione la fece crescere di favore, e po-
tenza^ per cui varie persone di essa furonp
ammesse alle prime cariche. Fra quest^, Ber-
nardo del Nero partitante de' Medici era stato
creato Gonfaloniere. Credette Piero questa
circostanza opportuna per tentare un nuovo
colpo. Favorito dal Duca di Milano, e dai
Senesi, avendo coneertato co' suoi fautori^ che
iii Firenze si levasse rumore al suo arrivo , si
parti segriBtamente di Siena , e s'avvib verso
Firenze con 800 cavalli, e 3 mila fanti;. e la
mattiha del di 18 aprile, poco dopo il far del
giorno, fu a S.Gaggio, presso la Porta S. Pier-
gattolitti . Sceso alle Fonti , si pose dietro di
esse per evitare i colpi di colubrine che si ti-
ravano dalla torre della Porta stessa gia serra-
ta . Aspetto ivi per alcun ore che i suoi amici
nella citta si Ievasse:ro a rumore , e gli apris-
sero la Porta; ma il partito dominante avea
.qualche ora innanzi appresa la sua venuta (46)^
(45) Nerliy commen. lib. 4«
(46) Si narra variamerUe il fcUto: la maniera piii
naturnle e quella contata dal Nardi: che Piero Ju ob^.
T. V, P. L to
V.
70 STOBU VI TOSCANA.
"XT"^ ^*t^ ^^ opportune disposizioni per difender-
<** C. si^ lo che avendo visto gli ainici di Piero^non
'^^ osarono muoversi ; ed ei dopo |ungo e inutile
indugio credette necessaria la ritirata , perchfe
non gli fos^ impedita da qualche coi*po di
qiiei che trovandosi verso Pisa, potevano, ve-
iiendo per la Val d'Elsa, tagliargli la strada.
Cosi trionfb la setta de Piagnoni , e si confer-
mo al Savonarola la qualita di profeta (47).
La citta s'emp\ di sospetti contro I'antica fa-
zione ^ non parendo probabile che Piero si fos*
se tanto accostato a Firenze, e tanto avesse
bligato da una dirottissima pioggia a dimorar due ore
a TavernelUy ove le ^ue genti si rin/rescarono. Per cau^
telafacea ritener tutti i viandantiy perche non nepor*
tassero Favviso alia citta; die un sontadino perb ri'^
mandato indietro dalle genti a cavallo^ che lo precede-^
vunoy prese una scorciatojay giunse a FirenzCy e ne die
de notizia. Nardi is. lib. 2. 11 Guicciardini fa le genti
di Piero non piu di 600 cavalli , e ^00 fantiy VAmmi'^
rato da il numero da noi descritto .
(47) Anim. lib. 27. hurdi^ lib. i. Narra questo, che
quando Piero era i^icino a Firenze^ e percib la citta
in tumuhoj il Benivieni mandato da uno de' Signori al
Savonarola gli dicesse spaventato die il nenuco s'amfici»
nai^a, e che il Frate, che leggeva , alzando il capo con
un sorriso gli rispose come Gesii tristo al Prirttipe de-
gli Apostoli: Mudicae fidei, quare dubitasti ? Non sapete
< he il Sigtiore h con voi? Pub darsi che la sua persua*
sionejosse tale; ma non e impossibile ^ che come capo
del partito fosse gia it formate dei gagUardi prowedi^
menti presi .
LIB. V, CAP. !!• 71
aspettato, senza avere nella citta delle forti in- Aw.
telligenze. S'era realmente formata una cospi- ^* ^•
ra^ione in sue favore da molti de' principali
cittadini^frai quali si contava lo stesso Gon-
faloniere eletto probabilmente p^ intrighi del
medesioio partito, che nsato ad avere per
mezzo dell' influenza de Medici il governo e-
sclusivamente in mano , vedea di mal occhio
una democrazia , che lo lasciava obliato nel-
Foj^curita. Ma scortcertati i congiurati nel ve-
dere scoperta I' irapresa prima dell' arrive di
Piero , e le misure di valida difesa prese dal
Governo , restarono tranquilli . Passo qualche
tempo in cui i sospetti non si poterono veri-
ficare; ne forse si sarebbe la congiura svelata
senza Lamberto delF Antella , che fuoniscito ,
come aderente ai Medici, volendo rientrare a
ogni patto in Firenze, venne all' Antella con
intenzione di palesare il trattato. Arrestato
ivi, e condotto in citta giustifico la sua inten-
zione con una lettera , che gli fu trovata ad-
dosfto, scritta al Gualterotti, uno dei Dieci,
in cui lo avvertiva di dpvergli parlare segre-
tamente di cose spettanti alia Repubblica. Ri-
velato da lui il trattato , furono scelti 20 cit-
tadini per sentire gli esami degli accusati, do-
po la relazione de' quali si aduno una straor-
dinaria Pratica di 160 cittadini, tratti dalle
prime cariche dello Stato , che esaminati i de-
72 STORIA DI TOSGANA.
^^ posti e le prove, dichiararono i principali rei
di C. Bernardo del Nero, di non aver rivelato il
^497 trattato (a cui si provo, che era noto nel tem-
po del suo Gonfalonierato) Lorenzo Torna*-
buoni, Gio^nui Gambia Giannozzo Pucci,
e Niccolb Ridolfi d'aver tramato di rimettere
i Medici in Firenze, che furono tutti condau*
nati amorte. Ma avendo essi appellate al Gon-
siglio generale, in cui secondo F ultima rifor-
roa, dovea esser confermata la sentenza, il
partito dominante temeva , che in sk nume-
rosa adunanza pel favore, e premure dei pa-
renti, i rei fossero salvati. Ottennero percio
che in una nuova Adunanza ^ o Pratica di
Consiglieri scelti , la piii parte almeno , dalla
loro fazione, fosse deliberato se si potesse so-
spendere la legge delFappello, per.impedire
le sedizioni: asserendo^ dice il Guicciardini ,
che le leg^ mede^ime concedono , che per fug-
gire i tumulti, possono essere le leggi in caso
simile dispensate (48) ; massima pericolosa ed
ingiusta, la quale se la necessita ha fatto quaU
che volta ammettere, le circostanze ^ che la
giustifichino, ricorrono appena una volta in
un secolo. Non era questo il caso presente;
e i motivi, o i pretesti appariscono frivoli,
giacche in quel governo sempre si poteva te-
(48) Guicciard, isU lib, 3.
LIB. V. CAP. II. 73
mere T influenza de'parenti e degli amici^ on- a.^.
de 6 la legge era difettosa , o dovea cuoprir ^^ C-
tutti egualmente » La violazione diveniva an- ^
cfae pill ingiusta, perch^ era stata proposta
dal partito che volea violarla ^ e piii crudele ^
perche si trattava delta vita de' cittadini . Gran-
di furono i contraati su questo appello . I piu
iinparziali sostenevano che la legge non dovea
i!9olarsi. Intanto I'agitazione del Consiglio
era giunta al sommo , e colla piu scandolosa
indecenza s' era pronti a venire alle mani:
onde il Gonfaloniere , vedendo tanto tuinul-
to , propose Y esecuzione della sentenza ^ pro-
testando perb che si violavano le leggi. Ap-
provata la condanna^ il partito vincitore^te*
inendo ogni indugio , la fece la notte stessa
eseguire ; e fu dopo la mezza notte mozza la
testa ai condannati . Bernardo del Nero avea
passati i settanta cinque anni, onde porse il
collo al carnefice con molta franchezza, di-
ceiido^ che poco era quello, che gli toglie-
vano. Morirono tutti con coraggio. Altri
fuggiti y furono diahiarati ribelli, altri coniina-
ti, o banditi (49).
Questa esecuzione esaspero gli odj de' due
partiti , e riun\ , e concentro per dir cosi sul
(49) Nardi lib. 2. Guicc. lib. 3. Amm, lib, 27. Nerli
lib. 4.
74 STORIA DI TOSCkSk
An. Frate i raggi delFira della fazione^ chedovea-
^ ^-no o viepiii illuminarlo, o distmggerlo (5o).
Nelle sue impetuose declamazioni contro il
vizio ^ non avea risparmiato la Chiesa , e gli
era fuggita di bocca qnalche espressione che
la Chiesa d'Iddio avea.bisogno di riforma.
Queste parole riportate , e forse esagerate al
Pontefice, a cui (seppur conobbe mai i ri-
morsi) pur troppo la coscienza dovea rinfac-
ciare la verita delle parole del Frate , gli ec-
citarono contro ua piii terribile partito, da
farlo avvedere quanto pericoloso ufizio sia
quello di riformatore del Clero . Piii volte il
Papa si dolse col la Signorfa di Fireuze di que-
sto temerario predicatore, che osava portar
(5o) // voler persuadere per difendere il Frate y che
forse gU fu ignoto quest* a/Jare fin dopo t esecazione
della sentenzUy e un meschino e puerile compenso, V af*
fareju agitato per qualche tempo con tanto clamore ,
cfCera noto anchefuori di Firenze; e da Roma venne-
ro delle premure infavore degli accusati, Inoltre il Sa^
vonarola era il capo della fazione; T off are era de* piu
importantiy e v entrava la coscienza: e appunto in que-
sti casiy concedono i suoi apologistiy ena consult ato,
Niun uomo di senno ammettera quest^ ignoranza y lu"
sciando da parte F autorita d* Anton M, Graziani Ve"
scovo d'Am^liOy che assicura che i parenti dei rei si
posero in ginocchione d aidant i a I Savonarola per otte^
nere F appello, De casibus viror. illiis. // Cerretani fistor.
manoscrittaj dice: Fu Fania che Fra Girolaino avt^se
niandato al Magistrato a dire che Dio voleva si facesse
giiistizia .
LIB, V. CAP. II. 75
la mano ncl Santuario: lo ckiese ai Fiorenti- aw.
ni, e minaccio degF interdetti . Ma nelle let- ^^-
tere di rispoata deila Signorfa si scorge la de- ' ^^
terminata fermezza di sostenere il Frate (5i).
Yedendo il Papa senza efTetto il timor delle
pene eccleaiastiche in un popolo fanatico,
minaccio de'mali piureali , Tesilio dei mercanti
fiorentini da Roma, e la confisca de'loro be-
nt. Si scosse a questa minaccia FaTidita fio-
rentina , e adopero in guisa la Signoria , che
il Frate si astenne per quakhe tempo dalla
predicazione . AUora in sua vece montava in
pergamo Fra Domenico da Pescia, che piu
fanatico , perche piii semplice , ripeteva , e ac-
cresceya le declamazioni di Fra Girolamo.
Questo per altro , conoscendo la potenza di .
Roma , tento dissipar la tempesta con umile
lettera al Papa , in cui se aveva errato in det-
ti , o in fatti , si offrira pronto a emendarsi a
ogni cenno del Pontefice (52) . Pareva che in
risposta il Papa lo doTesse patemamente am-
monire: ma e una massima delle fazioni di
non scendere a particolari dettagli, qnando
(5i) Si trovano nelUarchivio delle RifornKigioni .
(Sii) Dignetur, Sanctius Vestra , mihi communicjire
quod ex omnibus quae dixi ei scripsi «it revocandum ,
^t ego id libentisstme faciam, nam hac vice, et semper ,
sicut dixi, et etiaro scripsi, me ipsura, et omnia mea
dicu subijcio correctioni S. R. E. et S. V. Saigon, epis^
ad Alex. VI.
76 STOBIA DI TOSCkSk
i
An. si vuole opprimere alcono. Intanto la dottri^
. ' na teologica ^ e politica de' due Domenicani
eccitava le piu forti conyulsioai a ei devoti fa-
zionarj ^ che ciechi dal fanatismo non distin.-'
guendo i limiti delta decenza^ne'quali deveri-
stringers! anche la devozione, ponevano in
pratica mezzi ridicoli , e delle sacre farse , on-*
de pill Tolte edificarono , o divertirono il car-
nevale di Firenze. Gos\ una volta a istigazio-
ne loro an nameroso stuolo di fanciulli, fat-
ti i deputati per ogni Quartiere, andarono
con umilta, e devozione a tutte le case do-
mandando Yanate'ma , cioe tutto quello , che
y'era di profano, e pitture lascive, e libri
poco modesti , che liberamente si concede-
vano loro : e il devoto sesso feminile, ceden-
do umilmente a quelli innocenti predicato-
ri , si lasciava spogliare della piu cara sup-
psilettile del mondo muliebre^ e delle finte
capdlliere , ed altri ornamenti da testa , delle
pezzette di Levante, belletti, odori^ e di tutto
cio che r industria feminile ha saputo inven-
tare per accrescere, o per mentir la bellezza.
ah qui s' arrestava Y anatema ; ma tavolieri ,
scacchiere, carte da giuoco, arpe, liuti, e cen-
to altri mezzi anche d'innocente trastullo, e-
*
rano sotto lo stesso titolo confiscati. NelF ul-
timo di poi del carnevale, dopo avere udita la
messa, vestiti di bianco, portando in testa
UB* V CAP. II. 77
ghirlande d*olivo, e delle crocette rosse in^if^
mano, Tennero salmeggiando sulIa piazza dei ^^ ^•
Signori^ ove era stato eretto un piramidale
catafaico, in ciri superiormente si trovavano
depositati quelli istrumenti di piacere^ e di
lu5SO profano. Saliti i fanciuili nelta ringhie-
ra de' Sigiiori , dopo aver caiitate delle laudi
spirituali , i quattro deputati scesero colle tor-
cie accese, e messero il fuoco alia pira, che
ando consumandosi fra le voci di gioja e il
suono delle trombe (53) . II popolo ama lo
ftpettacolo , e la novita, e fu forse piii dilettato
da questa comica rappresentanza , che dal so-
lito nojoso corso di maschere. Nello stesso
tempo del camevale il Padre Girolamo noii
isdegno la danza: la parola per cosk dire di
guerra de^ suoi seguaci per riconoscersi era
mua Cristo . Riuniti pertanto nel camevale in
S. Marco i suoi piii caldi fautori gridando vwa
Cristo^ il Padre Girolamo facevagli escir di
chiesa suUa piazza insieme co' frati : si pren-
devano per mano, e forma ndo una circolare
ampia catena, alternaudosi un frate, e un se-
colare^ gridando con alte entusiasticbe voci
viA^a Crista y e ballando e saltando, stranainen-
te asserivano esser bella , e santa cosa impaz-
(53) Nardi is, liby a. Nerli commen, lib. 4-
L
*^ tire per Cristo (54). E siccome Vnso di quel
di C. tempi erano le caDEoni a ballo^ si compone*
'^^ vano queste da Girolamo Benivient, unc dei
piu caldi partitanti del Frete , e de' migUoii
poeii di quelia eta , che vclle avyilire la «ua
Musa alle piii strane idee, ed espresaioiu (55) .
(54) Nardil lib. a. Nerli comm. lib. 4*
(55) Diamo qualche sa^o di questi versi :
Non fu mai prii bel sollazzo,
Piii giocondo , ni maggiore,
Che per zelo e per amore
Di Gesii divenir pazzo.
Sempre cerca, onora ed ama
Quel che il savio ba in odio tanto,
Povena, dolovi e pianto
II Cristiao , perch' egli k pazzo •
Non fu mai ec.
Discipline e pienitenzia
Sob le aue prime deliae,
E i suoi gaudj e le letizie,
E martir , perch' egli h pazzo .
Non fu mai ec.
e termina ecu:
Ognun grtdi com' io grido
Sempre pazzo^ pazzo, pazzo «
E strano ehe ne U poeta, ne i devoti s* aecorgetsero del
doppio sensoy che potevan riceuere siffiatti versi ^ e ehe
anclie un libertino poteua con eompiaeenza eahtartt •
Altra canzone non meno singolare h Im seguente:
Io Yo'darti, anima mia,
Un rimedio sol, che vale
Quanto ogn'altro a ciascun roale«
Che ii chiama la pazzia.
•. LIB. V. CAP. II. 79
Ma un uomo , la di cui celebrita e forza stava .
nella predicazione, nofi potea restar lunga- di G.
mente mute, senza che il suo credito declinas- ^^^^
se. Ad onta delle proibizioni del Pftpa, improv-
yisamente torno a predicare , asserendo essere
ispiratx) dal Gielo . Sdegnato il Pontefice ful-
mino contro di lui la scomunica, che per un
sacro contagio dovea comunicarsi a tutti quel-
li che 1' ascoltavano . Messer Giovanni da Ca-
merino, che portava Finterdetto per pubbli-
carsi in Firenze^ s'arrestb a Siena, n^ oso ve- -
nire innanzi per timore d' esser trucidato dai
To' tre oncie almen di speme,
Tre di fede, e sei d'amore,
Due di pianto, e poni insieme
Tutto al foco del timore.
Fa dipoi bollir tre ore,
Premi infine , e aggiungi tanto
D'umilta, e dolor quanto
Basta a fiir questa pazzia .
lo vo' darti ec.
O pazzia mal conosciiita
Da color che t' han per pazza ec.
Non solo il miglior poeta Jiorentino y ma ancheil pih
gran pittore, Baccio della Porta ^ fit sedotto dalfana^'
tismo del Savonarola a segno d^abbandonar F arte in
cui era sommo, sentendo declamare contro la sua arte
come seduttrice; e in uno di quel devoti baccanali get*
to le suepitture, i suoidisegni, e tutto il suo studio ncl
JuocOy cTfesti Pabito Domenicano , col name di fra
Bartolommeo • f^asari, vita di/ra Bart.
8o STORIA. DI TOSGANA
"^jj^devoti fanatici ; tuttavia per mezzo de* nemici
rez-
zati . Animati pero e dallo zelo per 1' autorita
di Roma, e dairinvidia contro la celebrita del
Frate, e la considerazione che n'avea acqui-
stata rOrdine Domenicano, e dal partito dei
Compagaacci , e Arrabbiati , erano sorti dei
rivali negli Ordini Francescano , e Agostinia-
no, che dai pulpiti di S. Croce, e di S. Spi-
rito combattevano gli altri due sacri antago-
nisti Fra Girolamo, e Fra Domenico . II con-
corso or qua or la era frequentissimo, e non
si risparmiavano dalle arrabbiate Sette nep-
pur grinsulti agli stessi predicatori, batten-
dosi per le strade , ed essendo anche obbligato
Fra Girolamo nel condursi da S. Marco alia
Cattedrale a farsi guardare da gente armata .
Due schiere di ragazzi spesso si battevano coi
sassi , una per ofFendere , Y altra per difende-
re il Frate; e talora infanciuUendo anche gU
uomini gravi vi si mescolavano qualche volta.
II pergamo dove dovea predicare fu trovato
imbrattato di sozzure, e una volta coperto di
una pelle d' asiuo . Talora si facevano strani
rumori per interromper la predicazione fino
LIB. V. CAP. n. 83
coi tamburi (Sg) . Ma la di lui n»na comincio Air.
dairiadiacrezione del fanatico compagno Fra ^^^
Domenioo da Peseta. Egli ebbe piii volte
rimprudenm d' asaerire dal pergamo che la
doktrina del auo maestro era coal vera , e le
profezie lapirate dal Cielo^ ohe^ quando anche
Be fosse state uopo, sarebbero pronti a confer-
marte entrando nel fuoco . Non erano ancora
affsMo abolite dalla ragione le superstiKiose
prove tanto impropriainente chiamate Giudizj
di Dio , e si inanteneva la memoria di S. Pie-
tro igneo^ di eui si narrava^ che nella stessa
eitlJi passo a traverse il fuoco per dimostrare
ki simonia d'un vescovo di Firenze . Fra Gi-
rolaino, bencbe non approvasse V impmdente
efferta del compagno, non poteva opporsi
troppo vivameate , per non dimimiire in esso
e negli altri fanatici la ci^a fede che avevano
in lui, e bench^ anch'ei non negasse, che si
poteva, quando occorresse, ricoirere a quella
prova, pare perb che avv^^sse gentilmente
il compagno della sua imprudenza (60) . Ma
(Sp) Nardi, lib. a.
(60) Cod e contato ilftOto dal Nerti lit. 4. I^ Nar*
di pot dice, che la disfida vennd dnl Predieatore di
S, Croce Fra Franeeteoy chs si vamta d'entrarvi esso,
se Fra Girolamo Tfolesse seguitarlo, mapesando Is al*
ire espressionij pain$ p& vmsmtiU il raeconto del Ifer-
lij benehk anche nel diarie del Burcardo si seguiti il
Nardi.
' 84 STORIA M TOSCA.N k
Aw. dov'^ fanatismo, non vi puo esser pradenza .
io8 ^^ Domenico replico piii volte la stessa of-
ferta , sfidando i predicatori del partite con-
trario a cimentarvisi . Gli Ordiai nemici , spe-
cialmeRte quello di S. Groce, dopo seria de-
liberazione determiaarono con riflessioni ca-
villose d*accettar la disfida^non disperando
fra un numero si grande di lore, trovame
uno assai semplice e fanatico da accettar la
dis&da. Realmente nel primo moment o del
bollore del fanatismo , Fra Francesco di Pu-
glia si offerse al cimento ; ma la fredda rifles-
sione gli fece trovar de' pretesti per litrattar-
si (6i). Successe a lui nella coraggiosa olferta
Niccolo de' Pilli fiorentino: anche Y ardor di
questo fu agghiacciato da piii matura conside*
razione. Ma convien cercare il cieco fanati-
smo ov' h pill d' ignoranza , e in quella classe
appunto onde esc\ un Fra Clemente^ cio^ tra
i frati laici . Si ritrovo Fra Bartolommeo Ron-
dinelli (62), che meno riflessivo o piii fanatico
(61) Nardi lib, a.
(6a) Questo e il easo di eui parla Omar a Maomet^
to . Foltaire , tragedie le Fanadsme act. a. sc. 6.
Te§ autres fiiToru z^l^ avec prudence,
Pour sexposev i tout ont'trop d'experience;
lb sont tous dans oet Ige, oh k roaturiti
Fait tomber le bandeau de la crMulit^i
II faut un coeur plus simple, aveugle ayec courage etc.
// casato del /rate che accettb fa Bondinelli, ma da
LIB. V. CAP. 11. 85
accetto la disfida^ e perseverb nel proponimen- f^^
to. La sua costanza fu tale, che giunse ad as-- d* ^'.
serire, che non gl' importava di morire tra '^
le fiamme, purch^ ardendo (come era sicuro)
r antagonista ^ si smascherassero cos^ T impo-
sture di Fra Girolamo (63) . Benche moltissi-
mi del partito del Savonarola^ come asseriscono
gli storici suoi parziali (64) , si soscrivessero
per esporsi alia prova , tocco a Fra Domenico
il pericoloso onore ^ cui fu ceduto volentieri
dal suo maestro. Deliberarono i Magistrati,
ed altri grayi cittadini sopra una esperienza
tanto contraria alia religione, alia umanita, e
al buon senso ; ne ^ da lasciarsi la saggia pro-
posizione d' un uomo di spirito fra i Signori ,
Giovanni Canacci : egli disse , che senza tanto
pericolo , si poteva ottenere lo stesso miracolo,
facendo entrare i due frati in un tino d'acqua
tiepida, e che quello che n'esciva asciutto fos-
se il vincitore (65) . La pluralita del Consiglio
acconsent\ all' esperimento del f uoco , speran-
do forse alcuno de' piii saggi che ardendo nel-^
le fiamme i due rivali , avrebbero fine si peri-
alcuno e chiamato Francesco , da altri Giutiano : il
Nardi spettatore della tragicommedia lo chiama Bar»
tolommeo.
(6H) Nerli, comen. lib, 4*
(64) Nardi, lib. a.
(65) Nerli, cotnnu lib. 4.
r. r. p. L 1%
86 STOniA DI TOSCANA
An. colose dispute che tenevano la citta tahto di-
d* ^' visa. Si elessero quattro deputati per assister-
vi , due per partito : daila parte del Frate, Jaco-
po Salviati^e Alessandro Acciajoli: dalla con-
traria Pierb degli Alberti, e Benedetto dei
Nerli. Fecero questi preparare un palco di
grosse tavole lungo 4o braccia ^ largo cinque
e due e mezzo alto da terra <, che dal Palazzo
de' Priori si estendeva verso il tetto de'Pisani.
Fu coperto di terra sn^altata di mattoni cru-
di assai grossi da resistere al fuoco . Da de-
stra, e da sinistra era il palco coperto da due
file o argini d'arido legname di quercia, sco-
j)e, e altre materie combustibili ^ e solo nel
mezzo si apriva una via della larghezaa d'un
braccio , per la quale si ^perava dalle due fa-
zioni di veder passeggiare illesii loro cam-
pi oni, come i tre giovani Ebrei nella fornaee
di Babilonia. Fissato Tesperia^nto pel di 17
aprile, sabato avanti alia Domenica delle Pal-
me, la moltitudine dalla campagna, e dalla
citta concorsa a questo spettacolo fu immen-
sa . Onde presi provedimenti pel buon orditie,
si sbarro la piazza, e all'ora fissata si chiuse-
ro le Porte. I primi a comparire furono i Re-
ligiosi Francescani , fra i quali Bartolommeo
Rondinelli , senza apparato e in un profondo
silenzio, e furono collocati in un palco di le-
gno diviso in due parti per ricevervi i due
LIB. V. CAP. II. 87
Ordini. Vennero indi in pompa ecclesiastica Aif.
i Frati di S. Marco : Fra Girolamo parat» por- ^* ^*
tava il Sacramento nel tabernacolo; e nel-
Fentrar della piazza intuono con voce forte,
c terribile il veraetto , Exitrgat Deus, et dissi-
pentur irUmici ejus etc. Fra Domenico era an-
cor parato col Crocifisso in mano . Gli accom-
pagnavano i loro numerosi partitanti con fiac-
cole in mano , cantando ad alta voce ; e an-
ch*essi presero posto. Stando il pnbbliconel-
la piu ansiofta espettazione , si senti esser na-
le delle' difficolta . Vollero i Francescani , che
Fra Domenico si spogliasse de' suoi abiti , e
ne vestisse altri , temendo che avesse itidosso
qualche fattUcchieria , che lo difendesse dalle
fiamme; e il Frate gli compiacque. Pretese
egli allora, consigliato da Fra Girolamo^ en*
trar nelle fiamme portando seco il Sacramen-
to, ciocchfe i suoi avversarj gli negarono, alle-
gando lo scandolo che nascerebbe fra gU i-
dioti se vedessero in questa soleime prova
ardere il Corpo di Cristo . II Savonarola avea
un gran svantaggio in qtiesto cimento : il co-
raggioso frate Rondinelli avea pubblicaraente •
asserito, che credeva sarebbe arso, ma si sa-
crificava pel bene pubblico, giacch^ ardendo
anche Fra Domenico, Tesito era coritro i Do-
menicani , che pretendevano provar col fiio-
co la verita delle profezie del Savonarola. Per-
/
88 8T0BIA DI TOSCANA
Ah. ^'^^ ®gl* restasse vittorioao , conveniva che ar-
diC-desse il Rondinelli, e Fra Domenico restasse
illeso^ di che for«e noii era ben persaaso Fra
Girolaino stesso; onde pare che, impegnato
dall' imprudenza del compagno, per un sot-
terf ugio proponesse , che Fra Domenico por-
tasse il Sacramento per impedir Fesecuzione,
come di fatto avvenne, o per prepararsi uua
(lifesa, giacche non restando illesa TOstia
sncrata , come poteva restare il corpo di Fra
Domenico? Forse sperb Fra Girolamo^ che
come gli altri due, il Rondinelli alia vista
(i^lia pira nell'ora deH'esecuzione si spaveor
terebbe: ma Y intrepido fanatico lo deluse.
1/ ostinarsi a non voler entrare nel fuoco sen-
za il Sacramento^ quando questa condizione
lion era necessaria ^ e quando il rivale non la
domandava per se, era lo stesso che impedir
r esperimento (66) . Dopo lunghe dispute ,
che trattennero il popolo adunato quasi tu^o
il giorno, dopo unaruinosapioggiasi sciolseil
congresso senza 1* esperimento . Un'adunanza
|>opolatissima eccitata dalla curiosity e spe-
(66) II Cambi^ eke viveua in quel tempo j racconia
che anche avantl aveano tentato ijrati di S. Marco in
aUre maniere (f impedire il pericoloso sperimento ^ ma
che i loro rivali ricusarono , vedendo probabilmente
che a spese tTun loro indii^iduo il vantaggio era ttuto
dalla loro parte-
LIB. V. GAP. n. 89
ransa d'unavveiiiiDentostra ordinario^ costret- aw.
ta dopo una luiiga, e nojosa espetti^zione a di-"* *^'
sciogliersi quasi delusa , concepisee un'alta in-
dignazione controquei che ne hanno impedito
TefTetto. Questi erano i Domenicani; onde
contro di essi ^ e de' lofo devoti declamava ii
pubblico J chiamando Fra Girolamo imposto-
re . Lo insulto nel sue ritomo a S. Marco a
segno, che appena fu protetto dal Sacramen-
to cbe avea nelle mani . Giuntovi , e salito in
pulpito fece un breve ragguaglio di cib che
era aw enuto in propria difesa , ma invano : a
molti de' suoi stessi partitanti rincrebbe che
fosse stato impedito 1' esperimento . Diminui*
to cos\ assai il suo credito, il gioriio appresso^
Domenica delle Palme, fece un patetico ser-
mone; e quasi presago della disgrazia immi--
nente , disse ch' era pronto a sofTrir la morte
per le sue pecorelle . Ma il giorno, predicando
Fra Mariano degli Ughi , uno de' suoi disce^
poli J fatto da' suoi nemici tumulto nella chie-
sa, si corse aU'armi , si serrarono le porte del
con vento , il quale fu assalito , e difeso dalle
due fazioni: e andatavi d'ordine del Govemo
la forza pubblica, fix quietato il tumulto, e ar-
restato iji^^irolamo, Fra Domenico, e un
terzo if^J^BPS Silvestro MarafH. Francesco
Valori, ufj^de'prihcipali cittadini, e degli a-
mici pill zelauti del Frate, era fuggito, e ri-
go STOBIA. DI T03CANA.
■]^paratosi alle sue case, ove il giomo appresso
di C. s' affollb il popolaccio in tumulto in speranza
*^9 del saccheggio. II Valori vide uccidersi sotto
gli occhi la moglie colpita da un passavolante
nel capo, mentre fattasi alia finestra si racco-
mandava al popolaccio: egli chiamato dalla
Signoria andava insieme coi mazzieri intrepi-
damente; ma giunto presso a S. Procolo, al-
cuni dei parenti degli ultimi condannati per
cospirazioue lo assalirono , e Vincenzo Ridotfi
tirandogli con una roiicola sul capo 1' uccise .
Fu il Valori un ottimo, e virtuoso uomo, a-
mante della patria , zelante per la liberta •, di
rigidi costumi , e un po' troppo severo, para-
gonato da'Fiorentini a Catone, e indegno di
quella morte (67). Ma il fervore delle fazioni
non conosce giustizia. Si fece intauto il pro-
cesso ai Frati da' Magistrati loro nemici ; e fa-
rono mandati dal Papa Commissarj per assi-
stervi. E sempre difBcile il trar fuori la ve-
Hta dal caos dei partiti , ove o la mala fede,
o il cieco fanattsmo altera , e confonde i fat-
ti , e addensa dempre piii le tenebre. Pare non
possa dubitarsi , che motte irregolarita fosse-
ro comraesse, come awielSe, quando rodio
della fazione vtiole ad ire
una persona invisa . I ta
(67) Silvano Razzi, vitt
LIB. V. CAP. 11. 91
corda, di cui si fece udo contro i rei, fecero aw.
pill volte confessare , e disdirsi Fra Girola- ^^ C.
mo. A noi non appartiene I'entrare nella mi- '^
nuta didcussione del processo , e si possono
consultare i suoi tanti istorici , e apologiad (68).
Dopo lunghi e replicati esami ebbero i tre Re-
ligiosi condanna di morte. Degradati colle
solite iormalita , e consegnati al braccio seco-
(68) // Nardi dice^ chefu letto il processo pubblica^
mente nella tala^ ma non davanti ai reiy ne davanti al
Magistrato . -^ggiunge, che uno de*grandi cittadini, che
nemicissimo delFrate era intervenuto al proeesso, dopo
molto tempo y trowindosi alia campagna collo starico^
gli confesso inpresenza di sua moglie: che dal processo
di Fra Girolamo a buon fine s'era troncata qualche co<^
sa, e aggiunta qualche altra is. lib. a. Timoteo Parigino
nella wta del Savonarola y asserisce che il processo
pubblicato fu Jalsificato y e supposto al ^'•
dati a bella posta arrestarono Paolo Vitelli a
Cascina 9 e condotto a'Firenze nella notte stes-
sa esaniinato, e torturato niente confesso, on-
de si potesse dedurlo reo di tradim^nto . Tut-
tavia Fodio pubblico lo voile reo, e gli fu il
giorno appresso mozza la testa (i3). E comu-
ne opinione pero , ch' egli fosse innocente .
L'istorico Nardi, die viveva in quel tempo
in Firenze, e che come suole avvenire, avea
preso il contagio dell'odio pubblico contro di
lui, cita alcune lettere^ niuna pero da lui scrit-
ta, coUe quali vuol convincerlo reo: molte di
esse son vaghe, ed incerte: anche ammetten-
done la validita, quantunque vi si possano
fondare de' sospetti, non formano alcuna au-
tentica prova, come ciascuno applicandovi
le regole del criterio criminale, potra avveder-
»i (i4).Doveva essere arrestato anche Vitel-
lozzo suo fratello. Egli si trovava malaticcio
in letto: intesi gli ordini contro di lui, rispose
esser pronto ad obbedire. Vestitosi lentamen-
te, perche arrivassero certe sue lancie spez-
z^te, posto a cavallo libero e sciolto, gli fu
(i3) A mm. lib. 27. Nardiy lib. 3. Sanuto^ Cron.ven.
(i4) Nardiy lib. 3. Vedi Guicciard. ist. lib. 4 che as'
serisce come esaminati tutti i suoi dependenti e amiciy
non si ritrasse nessuna reita di Paolo .
T.yp.I. iS
no STORIA DI TOSCJLNA
"""a^ ad un tratto da uno de' suoi posto in mano
^' ^- lino stocto , animandolo a non si lasciar
condurre come un vil giumento: con quello
s apri valorosamente la strada , secondato da
suoi, e se ne fuggi a Pisa, ove fu con gran
gioja raccolto (i5). Una nuova tempesta mi-
nacciava intanto 1' Italia. I matrimonj dei
Principi sono stati sempre una sorgente di
litigi, come lo sono tra i particolari. Questi
si decidono pacificamente ai tribunali, quelli
sempre colF armi , e talora le pretensioni le
pill leggiere , che un particolare arrossirebbe
di produrre innanzi a un saggio giudice, se
appoggiate dalle armi, son sostenute da tutti
i caviUosi sofismi de' giuspublicisti . II nuovo
Re di Francia pretendeva aver dei diritti sul
Ducato di Milano originati dal malrimonio
di Valentina Visconti sua avola , che piii d' un
secolo innanzi era stata maritata a Luigi Du-
ca d' Orleans. Alia mancanza della linca Vi-
sconti , era succeduto negli Stati di Milano il
celebre Francesco Sforza , che ai dritti della
conquista , fatta col proprio valore , avea uniti
quelli di Bianca , figlia naturale dell' ultimo
Visconti, Filippo, da lui sposata: ma non
essendo kgittima, non erano valutati. Altri
ancora potevano essere i pretendenti, come
(i5) Gli stessi autor. log. cit.
LIB. V. CAP. III. Ill
il Re di Napoli,eil Re di Spagna, ereditando da ^^
Alfonso d'Aragona i titoli originati dal testa- di C.
mento che il capricciosoFilippoVisconti si di- ^^99
ceVa aver fatto in suo favore. Anche I'lmperato-
re, avendo data una volta rinvestjtura di que-
sti Stati, pretendeva esserne il Signore Sovra-
no(i6). Intantoquei che potea provar colla for-
za la superiorita delle sue ragioni era il Re di
Francia;.i suoi preparamenti non si facevano
pel solo Milanese; voleva anche riprendere il
regno di Napoli gia acquistato ^ e perduto in si
breve tempo . Era imminente la ruina del Du-
ca di Milano . Egli 1' avea pur troppo meritata
con tante sceleratezze , la principale delle
quali fu di chiamare in Italia i Francesi , e di
agevolar loro la strada. Avean essi imparato
a dispregiar gl'Italiani, che mal disciplinati,
divenivano ancora meno formidabili, per la
poca Concordia che si trovava fra loro . Era
scoperta inimicizia fra il Duca di Milano e i
Veneziani , fra questi e i Fiorentini . II Papa ,
che cercava uno stabilimento sovrano, e se-
colare al suo figlio Cardinal di Yalenza , poi-
che ebbe tentato invano , che Federigo Re di
(i6) Guicciardinif istor, itaL lib. 4« Chi vuol vede*
re pill diffusamente trattata la questione di questa sue*
cessione, legga il Giovio: Argumentum devulutae hsere-
ditatis ad Aurelianensium Principuin domuiu brevissi-
ma narratione ex historiis explicatum •
112 STORIA DI TO SCAN A.
An. Napoli g]i dasse in matrimonio la figlia , vide
di C. ^^^ i^ speranza di siffatto stabiliineiito era
posta nella tiirbazione d' Italia ; onde si diede
a favorir Y invasione di Lodovico , sperando ,
che nello sconvolgimento universale si sareb-
be aperta una strada alia fortuna del figlio •
I Veneziani, benche sul principio seguitando
i pill sani consigli amassero aver per confi-
nante piuttosto un Duca di Milano ^ che un
Re di Francia , furono poi acciecati dai van-
taggi offerti loro dal Re , cioe Ghiaradadda, e
Cremona, e datl'odio contro il Duca pronto
ad ogni piii piccola occasione a mostrar loro
I'animo ostile. I Fiorentini aveano spediti Am-
basciatori al Re per congratularsi della sua ac-
cessione al trond colle proteste generali d' ami-
cizia, senza pero rinnovare alcuno di quei vin-
coli , co' quali s'erano legati a Carlo, e cercava-
no di tenersi neutrali , avendo Tesperienza mo-
strato quanto dannoso neU'inimicizia, e nel-
Famicizia era stato loro Carlo VIII. Invano
furono stimolati dal Duca di Milano ad unirsi
seco : risposero che intenti a riconquistar Pi-
sa, se avessero mostrato per lui favore, sa-
rebbe stata loro impedita questa impresa dai
di hii nemici (17). Restarono isolati pertanto
il Duca di Milano, e il Re di Napoli , che omai
(17) Guicciar. lib, 4-
LIB. v. CAP. III. Il3
non vedendo scampo speravano serapre, che "f^^
nascerebbero impedimenti tali ai Francesi , rali, apr\ la fonte deUlndulgenze
anche a qoelli che non potevauo portarsi a
Roma, purche pagaasero il terzo di quel che
sarebbe costato il viaggio (28). Si faceva a ga-
ra Mo oncgrerri ^ e furono sp editi i questori
sacn a raccogliere queste pie contribuzioni ,
che sotto il pretesto d' imptegarsi contro i
Turchi , non aervivano che al lasso, alle pom-
pe, alia crapula deUa Gorte Pontificia, e dei
iigli del Papa • In mezzo ai devoti cantici
deir anno Santo , Roma vide le orgie bacca-
nali le piu scandalose (29) . Dopo il ritorno
del Re di Franda , o che ai Milanesi paresse
d' esser trattati troppo duramente dai Fran-
cesi , o per la naturale volubiUta del popolo ,
ch' h sempre scontento del govemo presente,
si comincio a desiderar Lod ovico , e se greta-
(28) Secondo il Bemho dai soli Stati tfeneti trasse
199 libbre dH orOj alle quali data la valutazione di
quel tempo , la somma giunge a circa 5o m. zecchini.
Creh anche il Papa la Cardinal!, distribuendo i 1%
Cappelli al maggiore offerente. Guicdar. istor. lib, 5.
(29) Guicciard. ist. lib. 5. Tommasi, vita del Duca
Valtnt.
120 STORIA DI TOSCANil
- — mente fu richiamato . Avendo egli assoldato
di G. lo mi la Svizzeri, e 5oo lance borgognone,
1 5oo venne pel Lago a Como che gli apr\ le porte ;
alia qiial nuova si scJlevb Milano in suo fa-
vore ; e i Francesi si ritirarono nel castello .
Varie altre citta. ritomarono airantico loro
padrone . Con mirabil soUecitudine sped\ il
Re poderosi rinforzi sotto la Tramoglia: la
maggior parte essendo Sviz^^ri , cominciaro-
no subito delle occulte prati)she., :pcr jgg^zo
delle quali tradito Lodovico fu dato nelle ma-
ni ^dei Francesi insieme col Cardihale Asca-
nio suo fratello . Condotti in Francia furono
chiusi in diverse prigioni: Lodovico nel ca-
stello di Lokes nel Berr\ , ove dopo dieci anni
di una vita infelice termino i suoi giorni : il
Cardinale Ascanio nella torre di Borges ove il
Re stesso Lodovico allora Duca d' Orleans era
stato chiuso per due anni, e dove il Cardi-
nale dimoro per due, essendo poi liberato
sotto il Pontefice Giulio IL Nella prima ve-
nuta de' Francesi era stato, coUa madre Tin-
felice Isabella , condotto in Francia il piccolo
figlio di Galeazzo condannato alia vita mona-
stica; la madre rimandata a Napoli presso il
ReFederigo suo zio dovette essere spettatrice
della finale ruina della Casa paterna, dopo
aver veduto quella del marito (3o) . Questa fa
V ^ ^m.' ^(3o) Guicc. lib, 4* Crofuc, diP^en. Buonaccorsi Dior*
1
LIB. v. CAP. IIL 131
la trista catastrofe della famiglia Sforza p^^""^
disgrazia dell Italia , giacche il Ducato di Mi- di G«
lano divenne in segui to il pomo di discordia ' ^^
fra r Austria, la Spagna, la Francia, per cui
tanti eserciti di quelle Potenze vennero a la-
cerare questa bel paese. II resto degli Stati di
Lodovioo, che ribellati dai Francesi erano ri«
tornati alia devozione dell' antico Signore, e&*
piarono con gravi contribuzioni la colpa . Mt«
kno fu tassato in 3oo mila ducati j Pavia in
lOo mila, avendo sempre il denaro, molla la
piu potente degli uomini ^teccitato , e rimedia*
to a innumerabili disgrazie. Una delle perdite
valutata al di sopra dei den an fu quella della
nobile biblioteca di Pavia, ricca di preziosi
manoscritti, trasportata dai vincitori in Fran-
cia , e depositata a Blois . £ stato Ix>doyico il
Moro celebrato da molti istorici per cultura
di spirito, per sagacia, per prudenza (3i). Si
puo pero assai dubitare se questa ultima lode
gli convenga* E vero che spesso si giudica da-
gli eventi, e il giudizio e molte volte ingiusto,
avendovi tanta parte la bizzarria della fortU'-
na , che delude il senno: ma non pare questo
il caso . Non era difficile prevedere i suoi pe-
ricoli , chiamando in Italia i Francesi : e se i
primi momenti della collera contro i Regnan-
(3i) Pontanus deprud. Guke. lib. 4.
1 12 STORIA DI TOSGANA
. ti di Napoli lo aveano indotto a invitarli , nna
^i C. piu matura riflessione dovea placarlo alle pre-
'^^® ghiere del vecchio Ferdinando, e d' Alfonso,
che si rimettevano nelle sae braccia: e sicura-
mente allora egli era padrone delle porte dlta*
lia • Sapendo in seguito che il Duca d*Orleans
era pronto , quando n'nyesse il potere, ad at-
taccaro i suoi Stati , dovea star perfettamente
d'accordo coi Veneziani, che aniti seco a-
vrebbero fatta una gagliarda resistenza a ogni
nuova invasione: ma per gelosia, specialmen-
te del governo di Pisa , gli contrario, e si rese
loro tanto odioso, che si congiunsero col soo
piu gran nemico (Ss). Pare piuttosto possa
giudicarsi un uomo avidissimo di regnaro,
crudele coUa sua famiglia ^ doppio , e fraudo-
lento , e di mediocre capacita politica •
In mezzo a sifTatte tempeste sarebbero stati
i Fiorentini sicuri e tranquilli , senza quella
spina che gli trafiggeva , I'ansieta di ricuperar
Pisa . Grandi fautori i Pisani , e nemici i Fio-
rentini aveano presso il Re di Francia . I Luc-
chesi, i Genovesi, i Sanesi ofTrivano gran som-
me ) se Pisa , Pietrasanta, e Montepulciano re*
(Sa) I Veneziani se non irriud tante yoke , avreb-
bero amato aver Ini per confiiiante piu che il Re di
Francia . Sanuto , cron. "ven. Fu detto pubblicamente
per f^enezia, esser meg/io ai^er per confinante un Bd
che un traditore . Tommasi, vUa del Duca f^alenL
LIB. y. CAP. III. 1:23
stavan libera • Gio. Jacopo Trivulw, c Gio. aw.
Luigi del Fiesco , combattevano ancor essi ^J^^-
per la liberta di Pisa , colla mira ciascuno di
farsene Signore: ma il Re coD8)gliatosi col
Cardinal di Roano , conservo la fede ai Fio-
rentini , e dette i pattuiti soccorsi (33) • Otten-
nero dal Re di Francia, come aveano stipula^
to nella Lega 5 mila Svizzeri , e 5oo lancie,
truppa comandata dal Beaumont a loro gradi*
to, essendo quello che loro avea restituito Li-
Torno . Ma poche imprese de' Fiorentini furo-
no piii disgraziate di questa . Venendo di Lorn-
bardia quella truppa , la prima operazione fu
di toglier Massa al Marchese Alberigo Mala-
spina amico de' Fiorentini ad istigazione del
suo fratello Gabbriello ; occuparono indi Pie-
trasanta tenuta dai Luccbesi ; e invece di con-
segnarla subito secondo il trattato ai Fioren-
tini^ dissero non la voler rendere che dopo
Fespugnazione di Pisa; e queste furono le pri-
me infrazioni. Giunti a Pisa, piantarono il
campo tra Porta alle Piaggie , e Porta Calce-
sana, e cominciarono a batter le mura con
tale ardore ^ che in poche ore ne gettarono a
terra circa a 40 braccia; per la quale apertu-
ra poteTano entrare i cavalli , non che le fan*
terie. Ncl primo momento si crederono i Fio-
(33) Guicciard. ist, lib. 5.
1 a4 STORIA. m TOSCilNA.
An. rentini padroni di Pisa : ma spingeodosi avan-
' ti i sotdati incontrarono al di \k della mura-
1 5oo
glia un largo ^e profoiido fosso, che non potea
passarsi senza molto pericolo , onde restarono
fermi quel giorno . Nel seguente non si penso
ad altre operazioni, che andarono da quel
momento rallentandosi . Intanto o per negli-
genza^ o per connivenza pote entrare dalla
Porta a Mare Tarlatino , portando un rinfor-
zo ai Pisani. Tutti i capi della truppa, dal
Beaumont in fuori, compassionavano i Pisani^
e odiavano i Fiorentini. Aveano gia i Pisani
mandato ,agli Ufiziali francesi due Ambascia-
tori fino dal loro awicinamento , protestando
che si sarebbero volentieri arresi alle armi
francesi col patto di non esser riposti sotto i
FioFentini^ cercando con tutti i mezzi di ec-
citarne la pieta . Anche i Lucchesi e ccAV oro ,
e coUe istigazioni fecero vacillar la fede di
queste milizie, le quali in vece di combattere
presero a fare delle strane domande , e ad esi-
ger con mendicati pretesti delle somme inde-
bite dai Fiorentini , arrestando il loro Com-
missario Luca degli Albizzi , costringendolo a
pagare i5oo ducati di taglia, e dopo que-
ste belle operazioni, si ritirarono in Lombar-
dia (34) • Per aggiunta di disgrazie, caluu-
(34) Nardi, istor. lib. 4* Ammir, lib. 27. Guicciard.
Jib. 5. Buonaccorsi, Dior.
LIB. y. CAP. III. 1'25
niati presso del Re , come la mancauza dei \^
provvedimenti avesse causatp I'infelice sue- ^'^ C.
cesso , furono obbligati a maiidargli due Am-
basciatoii^, Francesco delia Casa. e Niccolo
Siacchiavelii . Tutto questo negcziato perb
audo a terminarsi in nuove spese^ essendo
multati i Fioretitini in lo mila scudi d^av-
vantaggio. Erano aneora minacciati da ana
niaggior disgrazia . II Duca Valentino , avido
d'ingraudirsi per tutte le strade, dopo avere
occupate varie citta di Romagna, assediava
Faeiiza; e il favore della Francia, la potenza
del Papa , e il suo animo fraudolento facevan
temere, che se avesse potato non avrebbe ri-
sparmiata la fiorentina Rcpubblica* Anche i
Veneztani, freschi nemici dei Fiorentini per le
contese di Pisa, proponevano di rimettere in
casa la famiglia Medici, insinuando al Valen-
tino, che piu stabile sarebbe il possesso dei
ftuoi Stati in Romagna, confinando con un
paese governato da an amico, che da una
turboleuta Repubblica. Avea gia il Valentino,
dopo lungo assedio , presa Faenza : contro la
fede data nella resa, ritenne il giovinetto
Manfredi , voile sfogare con esso la sua bra*
tale libidine, come fa generalmente asserito,
indt mandatolo prigione a Roma lo fece stran-
golare (35). Ten to lo stesso, ma invano con i5oi
(35) Nardi, ist. lib, 4- Guicciar. ist Hi. 5.
T.r.P.I. i:
1 a6 STORIA DI TOSCANA
Aj^^ Bologna che si difeae in parte, in parte si ri-
t'*» ^- romprb col tributo . Gii era gia stato dai Fio-
^* rentini mandato Anibasciatore Pietro del Be-
ne siio amicoy ma gli in aggiunto Galeotto
de*Pazzi per congratularsi in apparenza, ma
ill sostanza per ispiare le sue intenzioni . Do-
mandb egli il passo alle sue genti per gli Stati
della Repubblica , senza dichiarare ove ande-
rebbe : gli fu risposto , che marciando in pic-
cole partite, ed evitando le Terre murate, gli
sa rebbe concesso. Aveva gia mandiato delle
truppe ai Pisani guidate da Oliverotto da Per-
nio suo Condottiere, perche i Fiorentini, oc-
*era qualehe intenzione net Magistrflti di mutare il
Governo, servendosi di questo pretesto; ma eke lafer^
mezza e il ihormorar del popoloy che F a^ea penetrato ^
Fimpedirono.
i5oi
128 STORIA. DI TOSCANA.
Aj^, pate alcune Terre , come Sughereto , Scarlino ,
dj^C. I'isola deH'EIba, e Pianosa, ove lascib trup-
pe, s avvio verso Rotna (38), per ntitrsi ai
Frances! , che gik s' incatnininaTano alia coo-
quista del regno di Napoli . Egli ebbe in qne-
5ta spedizionCy per quello che apparse, il di-
segno di mutar lo Stato di Firenze, e di ripor-
vi i Medici, tentando eseguirlo, ae poteva,
coir autorita del Re di Francia • Era infatti
poco innanzi partito da Bologna , per eonsi-
glio del Papa , Giuliano de' Medici , andando
a trovar quel Re (Sg) . Per tutto il tempo del
passaggio per la Toscana Piero de' Medici ai
era arrestato a Lojano ; ma per la parte di
Francia i Medici non ebbero favore; an%i il
Re persuaso dai fiorentini Oratori mando iin
ordine al Valentino di non molestargli , e di
affrettarsi all' impresa di Napoli (4o) . Non e
che il Valentino amasse, anzi probabilmente
odiava Piero de' Medici (4i); ma volea di lui
(38) Bonacc. diar. Guicciard. Ut, 5.
(39) Bonaccor. dian Nardi, isL lib. 4*
(40) Bonaccor. diar.
(4i) Ve n'erano ancor delle cause prima del Pon»
tificnto d^Jlessandro VL II Valentino^ allora Vescovo
di Pamplona y si tros^ava alio Studio di Pisa . Per un
easo criminate di un sua familiare ^ essendo vetuUo a
Firenze per parlare a Piero de*Mediciy dt^o moke ore
d* inutile espettazione, irritato se n* era partito senza
parlargli. Guicciard. ist. lit. 5. Aon era uomo da scoT"
LIB. ▼. CAP. III. I!29
servirsi comed'un istrnmento atto a turbar ^^
ia Repubbiica, istrnmento, che avrrhbe poi di G.
rotto, quando divenuto inutile, o pericolo- ' ^'
so , gli aveaae impedito di occuparia , ove mi-
ravano probabilmente i suoi disegni . In que-
sto tempo le truppe francesi, condotte dal-
rObign\ alia conqiiista di Napoli , passarono
pel territorio fiorentino da due parti , una
per Pontremoli , Lucca, Pisa, Cascina , e per
la Valdelsa a Siena. L'altra da Bologna sce-
se nel Mugello , indi pel Yaldamo venne ad
unirsi all' altra colonna a Siena . La discipli-
na e la modestia di questa truppa nel suo pas-
saggio, fece singolar contrasto coUe infami
violenze praticate dai soldati del figlio del
Papa , che ricevuto e trattato come amtco dal-
la Repubblica, ne avea saccheggiati ii Stati,
come il piii crudele nemico (4^) .
La felicita con cui V acquisto, e la recupera-
zione del Ducato di Milano era awenuta ^ in-
vitavano il Re di Francia sempre piu aU'ini-
darsene: ami il suo earattere s* assomigliava ad una
dei pill atroci delV antichita : odia in longum jacens ,
quae reconcleret auctaque promeret. Tacit, an. Hi, i. $9.
(42) Nardiy ist, lib, 4* Racconta clu giunte le trup^
pe del Falentino a Poggibonsiy essendo si cariche di
preda dfi non poterla trasportare dayano per due du*
catt un paio di buoi, e a simile pi*egio yendevano una
deHe fanciulle di quelle che non volevano seco rite-
nere.
l3o STORIA DI TOSCANA
All. presa di Napoli . Egli pero, pieno di sagacia ^
^ ^* voile prima assicurar&i di non essere inquie-
tato da altre Potenze. L'lmperator Massimi-
liano povero , e bisognosou voleTa , e disvole-
va facilmente , pronto a prometter tutto a chi
gli dava denari , e a rompere i patti pefr chi
glie ne dava ancora . Bench^ avesse promesso
a Federigo Jle di Napoli , da cui aveva rice-
vuto 4o mila ducati, di non s'accordare col
suo nemico, come avea promesso al Duca di
Milano, s' accordo tuttavia col Re di Francia
per mezzo di nuovi denari , e d* immaginarie
promesse. II Re di Spagna, che possessore
della Sicilia, e parente di Federigo , e per in-
teresse^ e pe'vincoli del sangue avrebbe do-
vuto opporsi alle armi francesi, come Tonore
richiedeva, e la lega che avea con Federigo,
stimo meglio accordarsi segretamente col Re
di Francia per dividersi con lui le spoglie del
suo tradito parente : tanto piii biasimevole in
quantoche le sue truppe^ entrate come ausi*
liarie ne' di lui Stati, si dichiararono a ua
tratto nemiche, nel tempo che dalFaltra par-
te era assalito dai Francesi. Non si palesb it
trattato che alFarrivo di questi a Roma: il
Papa vi diede la sanzione^ e fii seppe che al
Re di Francia sarebbe toccato Napoli colF A-
bruzzo , e Terra di I^voro ; a Ferdinando la
LIB. V CAP. III. l3l
Puglia, e la Calabria (43). Oltre T infamia , "aJT"
niente di piii fatale all' Italia potea avvenire **■ C.
di qiiesto trattato iinpolitico,«anche pe'due
contraenti , i quali aveano probabilmente iii-
tenzione , come due giuocatori , dopo avere
spogliato un terzo, di spogliarsi Tun Taltro.
Non era difficile il vedere che il Re di Spagna ,
che possedeva pacificamente la Sicilia , avea
un sicuro vantaggio sul Re di Francia costret-
to a mandar da lontano i soccorsi : che genti
e tesori sarebbero sacrificati nel lungo con*
trasto : che avrebbero fatto Y infelicita dei lo-
ro popoli, e degl' Italiani ; ma dove Tambi-
zione, e la mala fede cospirano insieme, i po-
poli son contati per nulla . Uno dei piu gran-
di Generali, Consalvo, fu obbligato a rappre-
sentare una poco onorevole parte in quella
transazione, alia quale, benche per testimo-
niana^ di un suo istorico , repugnasse il suo
cuor generoso (44) i ^^ rappresento tuttavia
liene abbastanza , facendo credere a Federigo
di agir come alleato, finch^ non ebbe occu-
pato pel suo Re quelle Terre,cheparea occu-
passe per difenderle contro i Francesi. AUora
si levb la maschera . IS on vi fu quasi piu con-
trasto . La sola citta di Capua fece buona re-
^43) Guicciard/ist. lit. 5. Jovius, vita Consahi,
(44; Joifius, vita Consal,
1 32 8T0BIA Dl TOSGANA.
An. sistenza: ma incapace di sostenersi, mentre
fsoi ^"^^^"^^"'^ capitola, entrativi proditoriamen-
te i Frances!, fecero una orribile strage di
cittadini, non perdonando ne a sesso, ne a
eta ; e le stesse vergini religiose saziarono la
loro brutale libidine (45) .
Federigo di Napoli , fuggito ad Ischia , vista
la sua irreparabile ruina, voile ricorrer piut-
tosto al Re di Francia , che al suo snaturato
parente. Accettoda quello il Ducato d'Angio
con 3o mila ducati I'anno (46). Egli mostro
assai discernimento nel preferire la fede di
un Sovrano estraneo , a quella d' un parente ,
come mostro la svehtura del suo figlio, che
reca una nuova macchia al carattere di Con-
salvo . Si era il figlio di Federigo ricovrato in
Taranto , dato dal padre in custodia del Conte
di Potenza, e di fra Leonardo Gavaliere di
Rodi. Assediata quella citta, si convenne con
Gonsalvo di renderla, se fra quattro mesi non
aveva soccorso , coUa promessa pero, egiura-
mento sulFostia sacrata, di lasciar liberamen-
te andare ove piu gli piacesse il figlio di Fe-
derigo. Fu resa la piazza, ma Gonsalvo riten-
(45) // Duca Falentinoy che seguitava VeswcitOy voU
le veder quelle religiose ch'erano state fatte prigioni,
e ne scelse 4o delle piii belle conducendole seco . Guicc.
ist. lid. 5.
(46) Bonacc. diar. Jov. 'vita Cons. Guicc, ist. lib. 5.
LIB. V. CAP. III.
33
ne, e mando prigione in Spagna quel Princi- \^,
pe(47). Visse Federigo in Francia per circa <*• C-
3 anni , e la morte ne fu pianta con eleganti
versi da uno de'piu gran Poeti napolefanr, it
Sanazzarro, a cui la mutata fortnna del pa-
drone non muto il carattere (48). Si trovava
ritalia in balfa de'Francesi, e del Papa. Da
questo la fiorentina Repubblica avea molto da
temere , onde procurava di guadagnarsi il Car-
dinal di Roano Govematx)re di Milano, e di
legarsi piii strettamente col Re di Francia per
averne protezione; ma le loro risposte erano
ambigue^ e piu ambigiie le loro operazioni.
I Fiorentini con molta finezza fecero sapere
al Re, come dalV Imperatore , che rficeva voler
venire a coronarsi in Italia , erano stati richie-
sti di denari. Vennero realmente gli Amba-
sciatori , a cui la Repubblica ris()ose , che non
avrebbe mancato alia sua venuta di pagargli
3o mila ducati, e dargli loa uomini d'arme.
Queste novita fatte artificiosamente intendere
al Re di Francia, ne accelerarono Taccordo^
temendo che la Repubblica non prendesse
nuove direzioni , e non si stringesse in l^a
coir Imperatore . Fu duiique con nuovi patti
convenuto ^ che il Re darebbe 4oo uornini
(47) Guicciard, lib, 5. // Giovio fa una cuttiifa di-^
Jesa del suo Eroe.
(48) Fedi il Poemetto Protheus«
T. r. P. I. 1 3
1 34 STORIA DI TOSCANA.
An. d'arme ai Fiorentini per Timpresa di Pisa, e
"* ^- questi gli pagherebbero in tre anni 120 milft
ducati (49). Gia il Valentino, terminata la guer-
ra di Napoli, era soUecitamente tomato sotto
riombino, il di cui Signore Jacopo d'Appia-
no , non potendo resistere , fugg\ in Francia a
iniplorare la protezione di quel Re, lasciando
il suo piccolo figlio alia cura d' Antonio da
1 5o2 Filicaja . Nel tempo che il Valentino con tan-
ta buona fede, e giustizia facea la guerra in
Toscana , il Papa non isdegnb di muoversi da
Roma, e portar le armi temporali contro i
j Colonnest, e i Savelli, e far Tassedio di Ser-
I moneta . Dopo sifTatte gloriose conquiste , ven^
ne in Toscana a Piombino, facendo far varie
congetture su questa gita. II. motivo piii veri-
simile parve che volesse trovar de'mezzi per
occupar Siena, aggiungerla agli Stati del fi-
glio, e dare in compenso al Petrucci gli Stati
di Piombino . Comunque sia , egli e certo che
i) cauto Petrucci, piu volte coUk chiamato dal
Papa, si scusb sempre dairandarvi per una
infermita o vera, o fiuta (5o). Intanto Roma ,
priva de'due supremi Governanti , non potea
sofTrire sconcerto alcuno , essendo il govemo
restato in mano di persona da onorar vera-
(49) Ammir. lib. 27.
(50) j^mmir, lib* 27.
UB* V. C4P. HI. 1 35
meute la cattedra di S- Pietro . La favolosa 'J^
malignita ha inventato, cheuoa voltala Sedia di G.
del supremo Sacerdote e stata occupata dalla '^^^
Papessa GioyaoDa. Si verifico allora in qual-
d[ie maniera la favola nella famosa Lucrezia
figlia del Papa , in mano della quale lascio in-»
tieramente il governo di Roma nella sua as-
senza (5i). Ella era molto favorita dal Papa, .
(5i) Burcardo, diar, Tutta la camera sera , e tutto
il Palagio e i negozj occorrenti , lasci6 a donna Lucre-
zia noigia sua figlia , la quale nel tempo di tale assenza
abit6 le camere del Papa : e diedele autorita d'aprir le
lettere sue, e se occorresse alcuna cosa ardua, avesse il
Consiglio de'Gardinali di Lisbona, ed altri che ella po«
tesse perci6 chiamare a se. Gli scrittori de^suoi tempi
hamio cartcato Lucrezia Borgia delle accuse lepiit in*
Jumi: basti il verso del PorUano :
Alexandri lilia, sponsa , nurus.
Lo scrittore inglese Roscoey nella vita di Leone X. ha
preso Fassunto di difemlerla. Siccome Jra quelli si so^
no segnalati i Napoletani, specialmente ipoeti Pontano
e Sannazzarro , pretend e Roscoe, cl^ Vodio contro il
Pontefice^ e il Valentino per as^er fas^orlto iFrancesi,
A deironizzare la/amiglia tFAragona y gli abbiafatti
declamar tanto contro i Borgia . Se si tratti della pri^*
ma invasione di Carlo Fill, cio e assolutamente falso^
perche il Papa , e il Valentino gli erano nemici, ed eb*
bero buon patto di saharsi dalle armifrancesiy e oi^e
poterono si mostrarono nemici di Carlo, ed al ripasso
di lui si ritiro da Roma il Pontefice , credendosi appe*
na sicuro a Perugia . Cominciando dal Guicciardini
tutti dicono lo stesso, e il Pontano Jii tanto lungi da
mostrare animo ostile contro Carlo , chc con poca §ra^
i36
STOail D[ TOSCANA
~il quale voile consolar la sua vedovanza con
:. un nuovo illustre Sposo, cbe fu il sno quarto
^ marito: i primi due erano ancor vivi,e i ou-
titadina a' suoi antichl padroni , celebrb il solenne pot-
sesso di Carlo con pubHica Orazione (fimceiard, iU.
I lib. a). E vero che i Borgiajavortrono la seconda i/wa-
iione; mail male era giajatto. Per quello poi che spet-'
tda Lucrezia, e difficile ilprenderla per savia, e mo-
desta sapendo le orgiaieandolose, alle quali nonfae^
va (UfficolCa d'intervenire, echeil Maestro dicerirnanie
\ Burcardo , il quale scriveva giornalmente il diario del
i Palazzo, racconta con unafredda serieta, come %e nar^
\ rasse una cerimonia sacra, o projana. Tra" varj roc-
^;
^u ati incredibi le quello_ ri^rito da/^Ro-
scpejletso ,'a/l a pfg. ^l dell^ Diss ertazi one , Jn ^fine
1 del T. I. deir edizione or^ina le, 1 8oo_*rt_4i
~~popo clb, crede_chepossano^orsi al con/ronto di
si grandi testimonianze U hdi dei poeti, per la pat
■.parte firraresi, non eicluso tAriosto , che oTcanto 487"
La c ui beUezza ed ODesU , preporre
Deve all'antica la sua patria Roma.
Ma il Muratori diligentissino , quaatuaque addetto
" ^^ alia casa d' Este , dietro t moaumenti dee cot^essare,
» Y J 3 Ppf^g"^ ^g^ /loaae di X-ucreziacol Signer di Pesaro,
. Y > ^ che con granjwlenmt^, ina conjioca onesU furonoce-
j ? \ lebrate nel ^o ntifi cio palazzo ; g Gibbon, in proposito
\ ^,l^£ErioU II. d' Esteji^io di Alfonso e dilei, aggiun-
\''i ■->■ g^'cEe cancelI6 con unapib; noHDe alleanzala mac^u
Pj ,3 oelTalusT nascita rEd eai nessun coaio^rosiervau one'
T^ ■It- del Moscoe a^uesio proposito, cKe aecusji GibSoa di
\ "% contradizion e~per aveT'cTiiamato del sangue d' Eltte E^
-^^
hjv^
eole^ruiraTto~c^erioctvdel>astardo, eiaccke sa ogim^
jMclU iiuiiTJisli nati da una "T/onaa mantaia ss n-
guardano come legittimi,_se non vi sono ^it contrario
' prove richUste dalla legge.
MB. V; CAK in. l3^
trimonj forono disfatti per comodo della fa-" .
iBigiia: ii terzo con violenza era stato per or- di C.
dine di Valentino assassinate: fu il disgrazia- '^^^
toDuca di Biselli (Sa), giovine d'eccellente
indole, e di bellissima figura, e per la perdita
del quale Donna Lucrezia , benche educata e
•
da quel padre , e da quel fratello , mostro do-
lore, e indignazione^, e si ritiro alia solitudi-
ne di Nepi (53) . II nuovo matrimonio era
de^ piu illustri . Sposo ella Alfonso , il primo-
genito del Duca di Ferrara , casa sovrana del-
le piu grandi, e illustri d' Italia; lo Sposo fu
uno de'maggiori ornanienti di quella fami-
glia , e col fratello Cardinale Ippolito vive an-
cora immortale ne'versi delFAriosto. Ne lo
sposo, n^ il padre avrebbero amato questa
parentela : vi aderirono per timore. Le nozze
si fecero in Roma , ov erano andati a prender
la sposa i cognati , con regio lusso , magnifi*
cenze, e pubbliche mostre, delle quali erano
tanto amanti il Papa, e il Valentino: indi in
Ferrara , avendo il Pontefice per questo moti-
vo prolungato il carneyale per un buon trat-
(Sa) // Bureardoy pag. 7a del suo Giornale , dopq
aver narrate F assassinio del Duca di Biselli y aggiun*
ge: cum non irellet hujusmodi yuloeribus mori, in le-
cto fuit strangiilatus . // Tommasi lo racconta egual*
mente alia pag. 273-74 delVediz. del 1671^ « cita i
Giornali di Giuliano Passeri.
(33) Tommasi, vita del Duca Valentino.
JU^i^ ^c^^«-cc^ol^^ *Xo ^e^^^t^^i:^jr^^;,^;gSy>^UX? -A ^ij^^^ iit:&-^?^_^
f
1
'^ iao2
r \
i
1 38 STOMA, m TOSCkVk
\ -T — to delk quaresiraa (54) . L' iatorico imparziale
^ di G. deve render giusttzia a questa donna , che
dopotaute scene scaodolosey nelleqaati ii
raondo I'avea mirata, divenne uti'ottima mo*
glie, on'amorevole madre, una saggia^ e pia
Principessa , e datasi a coltivare la morale , e
la religione prima della sua morte^ che awen-
ne innanzi alia vecciiiaja , fabbrico un tempio
unito a un monastero di monache (55) . Forse
la naturale sua indole era buona , ma k cor-
ruzione della corte, del padre, e del fratello,
e il loro esempio la trasportaronoal vizio (56).
^
.^ (34) Nardil i$L lib. 4- Toinasi, vita del Duca Fa-
^ lentino . •
(55) Jovius, Tfita jilpkonsi.
(56) Dopo questo tempo non sipuo forse rimproverarc
a Lucrezia che una debolezza infauore di Pietro Bern*
boy poi Cardinale, Era egli allora neljtor deltethj 6
dello spirito . Piu viglietti si kanno di lei ai Bembo:
^ questo curioso documento trovasi nella Biblioteca Jm^
brosiana: ciascuno pub leggerli , essendone stati ripor*
tati alcuni dal dott. Baldassarre Oltrocchi in una Utte*
ra al Conte Mazzucchelli ( Raccolta d'opuscoli del Ca*
'; logera)* In Jine di questo piccolo Codice, si vede una
\ fiiia pergamena ripiegata^ che eontiene una lunga cioo
\ ca di biondissimi e sottilissimi capelli^ che son passati
sempre per capelli di Lucrezia Borgia • Se questi amori
fossero innocenti^ lo giudicliera il lettore ehe esaniinera
\ i vigliettij osservera il mistero posto in questo carieggio,
la cijra nella sottoscriuone ^ e la vita anteriore diLn'
s crezia, Che in seguito ella divenisse anche devota, i
\ assai credibile^ perdu P eta crescente , specialmente
per le donne^ e un gran missionario ^
i
\
' LIB. V. €AI>. 111. 189
DojK) queste feste si tomb dal Papa^ e dal fi" ^w
glio ai tradimeiiti , agli assassin] . Fu prodito- ^' C-
riamente spogliato de*suoi Stati il Duca Gui-
dubaldod*Urbino. Riposando sulla buona fe-
de, richiesto d'armi, e soldati da quel tradi-
tore, lo compiacque in tutto, quando impro-
visamente entrb ne'suoi Stati come nemico;
e tentb ogni mezzo di far prigioniero ii Duca,
che quasi miracolosamente scappb dalle mani
di quel perfido (57). Non fucosi feliceGiulio
Varano Signore di Camerino: furon sorprese
le sue terre, e caduto esso fralle unghie di
quella tigre, con due figli fu strangolato (58).
1 Fiorentini, che vedevano tutto andare a se-
conda di questo scellerato, ne stavano in ap^
prensione, quando fortunatamente I'accordo
col Re di Francia , e gli ordini di non mole-
stargli fatti intendere al Duca , gli riposero in
calma . Aveano ricominciate le ostilita contro
Pisa , quando ebbero nuove che Arezzo , Cor-
tona , S. Sepolcro , Anghiari , con molte delle
(57) La maniera concuisisal\H> il Duca, e tuttigUaC'
cidenti della suafuga , sono dettagliaiamente narrati in
una lettera scritta dal medesimo al Cardinal di S, Pie-^
ro in Vinculaj chefupoi Giulio IL in data di Mantoi>a
28. Giugno, Questa import ante y e curiosa narrazione esi"
steva nelF Arckivio d* Urbino , passata nelFArchipio di
Toscana j onde ahbiamo estratta la copia e riportata
ncl Documento Lallajine del Dolume.
(58) Guicciard, lib. 5. Bcnacc, diar.
l4o STORIA DI TOSC\N4
A5. teire, e castelli circonviciai si erano ribellati ;
**' ^- che Piero de Medici , e il Cardinale si trova-
^ vano in Arezzo: onde questa perdita, dopo
quella di Pisa, toglieva alia Repubblica la mi-
glior parte de' suoi Stati . Si prevedeva la guer-
ra lunga^ e difficile; giacche Vitellozzo, e
I'Orsini , che vi s erauo improvvisamente por-
tati , sarebbero stati sostenuti dai Sanesi . Ma t
recenti esempi di crudelta del Valentino da
noi narrati , furono la salute de' Fiorentini •
Cominciaroqoquei Signori , e in specie Vitel-
lozzo a terrtere un simil destino da un uomo
di quella tempra , che si vedeva intento a spo-
gliarei piccoli Siguori : onde Vitellozzo , ch era
in Arezzo, s'accordo co'Francesi di dar loro
quella citta, la quale senza dilazione, per gli
ordini del Re di Francia, con tutte le altre ter-
re perdute torno sotto il potere de' Fioren-
tini (59).
(59) Buonacc. diar, Nardi lib. 4- Ainmir. lib, 27*
MB. V. CAP. IV. l4l
CAPITOLO IK
SOMMARIO
I'Fiorentini eleggonoPierSoderini Gonfalon iere- a vita.
Lega de' Gondouieri Italiani contro ii Valentino. Que-
sti finge (Ii riconciliarsi con loro, e li fa assassinare.
Invade gW Stati di Siena , II Petnicci parte da quel-
la citta . Ufiij de' Fiorentini contro il .Valentino pres«
so il Re di Francia. A sua isUgasione 6 richiamato U
Petrucci . Proseguimento della guerra di Pisa. I Fran-
ces! marciano contro Consalvo. Gelebre disfida fra
gV Italiani e i Frdnresi. Morte di Papa Alessandro.
Elezione di Pio III. che muoredopo un mese. II Car*
dinal della Rovere si riconcilia col Valentino ^ e pro^
clamato Papa , e prende il nome di Giulio II. 11 Va-
lentino h tradito da Consalvo. Sua fine. Rotta de'Fran-
oesi al Garigliano. Morte di Piero de Medici . Av-
veniment) della guerra di Pisa. Rotu deU'AWiano.
Pace tra i Frances! e gli Spagnoli. II regno di Napoli
e dato a Ferdinando d' Aragona che vi si reca. Ritor-
na in compagnia di Consalvo. Suo abboccamento in
Genova col Re di Francia. Disgmaia di Consalvo . I
Fiorentini convertono Tassedio di Pisa in- blocco.
Resa di questa citra. Lega di Cambray. Avvenimentft
che ne succedono . Giulio II. si stacca dalla Lega , e
mircift contro il Ducar di Ferrara. Gonciliabolo di
Pisa. II Cardinale Giovanni de' Medici b creafto Le-
gato in Roniagna. 11 Gonciliabolo si trasferisce da
Pisa a Milano. Composizione degb aiTari de* Fioren-
tini col Papa . Lega contro i Francesi . Valore e pro-
dezze di (Tastowe di Fois . Sacco orribile di Brescia .
Gelebre battaglia di Rarenita . Morte di Gastone di
Fois . Prigionia del Cardinal de' Medici. Picciole con*
segueiize di questa battaglia . Accordo fra i Collegati
' per rinicttere i Medici in Firenze. Trattative del Go-
r.I.P.L 19
l42 STORIA M TOSGA^N^A
verno col Viceri. Assalto, e presa di Prato. Sacco, e
strage roiserabile decittadini. II Gonfaloniere Sode-
rini e tratto a forza di Palazzo, e fiigge a Ragusi.Con-
yenzioni tra la Repubblica e il Vicer^ • Ritorno dei Me*
dici con maggiore autoritA.
— J I govemo della Repubblica di Firenzc , ad
Ai
di G. onta della caduta del Savonarola • a' era man-
' ^^ tenuto to stesso senza quasi alcuna alterazio-
ne. II Consiglio maggiore era senipre uume-
roso di i5oo, ed anche 2000 cittadini, che vi
avevano loco; ne era venuto inai fatto agli
oligarch! di ridurre nelle mani di pochi il po-
tere , come al tempo de' Medici . Invano costo-
ro^ tre anni in circa prima di questo tempo,
ne avean fatto un tentativo^ eleggendo per
Gonfaloniere Bernardo Rucellai; che troppo
saggio , o troppo cauto , sotto colore di ma-
lattia^ non si presentando al Palagio nel tem-
po dalle leggi prefisso^ si escluse volontaria-
mente dalla carica . Fu a lui sostituito Guido
Antonio Vespucci, uomo piu cora^gioso, il
quale o artificiosamente , o perche cosi gli af-
fari lo richiedessero , avendo fatte varie pro-
posizioni , niuna delle quali fu vinta , e veden-
do il Consiglio malcontento , e agitato , ebbe
a dire sottovoce , che non essendo contenti
del presente governo, si facessero intendere
dalla SignoHa , che saretbbero ascoltati : ma
queste tronche parole eccitarono tanto tu-
UB. V- CAP. IV. 143
malto contro il Gonfaloniere , che fu mestie- Aw.
ro sciog^liere il Gonsiglio, e il Vespucci fu in ^' ^'
molte maniere insultato (1). Dopo questo inu-
tile tentativo era restate il governo fisso nella
solita forma fino a questo tempo , in cui sofTrl
un importante cambiamento . II primo Magi-
strate della Repubblica ^ il Gonfaloniere , avea
in mano una gran parte del potere esecutivo :
si cangiaya ogni due mesi , e dopo una lunga
esperienza ^ do veano i cittadini essersi accorti
de'mali d'una s\ soUecita mutazione, giac-
chh le imprese e i provvedimenti dell' uno po-
tevano dispiacere alFaltro, e o per invidia^ o
per ignoranza farle abortire . O fosse questa
la cagione , o i pericoli sempre crescenti della
Repubblica ^ si determino di creare un Gon«
faloniere a vita : e cos\ per evittre un estremo
s incorse nell' altro piu pericoloso del primo;;
niente essendo piu facile ad un uomo awe-
duto ed ardito, quanto, nel lungo corso di
quella importante carica , porre la patria in
schiavitii. Fortunatamente cadde la scelta in
Pietro Soderini , uomo di somma probitl^ , e
mediocri talenti ^ che privo di figli non poteva
dare alcuna ombra d' aver le mire a stabilire
la sua famiglia (n) •
(i) Fra gli altri insulti futono attaccatiai ferri delU
sue jfinestre terrene piu mazzidi capestri, Nardi lib, 3.
(a) Buonacc. diar, Nardi isL lib. 4 Ainniir, Ub. a8.
1 44 STpRU DI TOSCANA.
Aw, I cnideli tradimenti del Valentino aveano
di C. sparse il terrore in tutti i piccoli Signori d' I-
talia^ contro gli Stati dei quali si vedeva
specialiBente diretta la sua perfida ambizio*
ne; e che una dopo Taltro, o coUa forza, o
colFinganno rimasero spenti. Cominciarono
gli altri, coopie abbiamo accennato ^ a temere
la stessa sorte . VitelloMO , gli Oraini , Gio.
Paolo BagUoni ^ Oliverotto da Ferino y e gli
agenti del Petrucci , e del Bentivoglio fece-
ro un congresso alia Magione, non lungi da
Perugia, concertando i mezzi d' opporsi a
questo tiranno, e invitarono i Fiorentini a
eiitrare nella lega. Essi ricusarono come yo-
lea la prudenza , per non disgustarsi la Fran*
cia con cui il Duca era troppo I^ato . Questi
bra.vi Condottieri cominciarono felicemente
la guerra: ruppero le genti del Valentino,
presero vane citt^ , e riposero il Duca Gukiu^
baldo in Urbino. Ma^benche la perfidia di
queir uomo fosse somma, e conosciuta dal
pubblico con tante prove , convien dire , cbe
la sua arte fosse anche maggiore y giacche gli
venne fatto di riconciliarli seco, e di farsi
creder sinces^o . Veramente le leghe non so*
gliono essere stabili, pensando cial^cono al
proprio interesse , onde non era macaviglia se
la cospirazione contro il Valentino non si
manteneva salda , molto piu che il Re di Fran*
LIB. V CAP. IV. 145
€ia avea commesso a'suoi Generali di soste- ^^
nere il Duca; ma chequelli si lasciassero pren- Ai G.
dere alia rete a'd onta del conosciuto caratte-
re di quel Principe, h assai strano . Non si po-
teano trucidare ad uno per volta, giacche il
primo colpo avrebbe measo in guardia tiitti
gli altri. Con s\ artificiose carexze il Valenti-
no addonnento i loro sospetti, che creden*
do la riconciliaiione sincera, andarono a tro-
varlo con poche genti a Sinigaglia. Ivi fu-
rono arrestati Paolo Orsini , il Duca^ di Gra-
vina , Oliverotto da Fermo , Vitellozzo , Lo-
dovico da Todi : Oliverotto , e Vitellozzo fu-
rono sttbito strozzati . Poco appresso fece il
Papa arrestare in Roma il Cardinale Orsini
con molte altre rispettabili persone; e un
Cardinale s\ venerabile per T eta ^ e per la sua
famiglia, fini presto i suoi giorni probabil-
mente di veleno: alia qual nuova il Valentino »5o3
per compir la tragedia fece strozzare i due
Orsini Paolo , e il Duca di Gravina . Per que-
ste sceleraggini , che il Duca affermava essere
utili alia Repubblica fiorentina, dicendo che
Tavea vendicata dai tradimenti di Vitellozzo,
convenne a questa mandargli Ambasciatori
di congratulazione (3). Volendo egli corre il
(3) Bonacc, diar. Guicciar. ist. lih. 5. Amm. lib. a8.
Fedi soprattutto il Macchiavello , che si trovaifa presso
del Falentino^ e cheracconta il Modo tenuto da esio ec.
l46 8T0RIA BI TOSG^Nil
An. frutto di sue sceleratezze occupo Citta di Ca-
^^' steilo, dond'erano scappati i Vitelli, indi Pe-
rugia^ dond'era fuggito Gio. Paolo Baglione ,
sotto il titolo del dominio della Chiesa: mi-
nacciando Siena, ed istando che iie fosse cac-
ciato Pandolfo Petrucci, da lai chiamato per-
turbatore della quiete di Toscana. Da qual-
che anno quest' uomo era il regolatore della
Repubblica di Siena. Nella Balia, che la reg-
geva, tutti si volgevano a lui nelle spinose
deliberazioni : con la prudenza, e il senno si
era meritato quel credito che godeva in To-
scana (4). II Valentino s'accosto agli Stati sa-
nesi minacciando d' invadergli ^ se non ne
fosse cacciato il Petrucci ; e perchfe il Gover-
no si trattenne nella deliberazione ne invase
difatto il territorio occu^ando Sartiano, ed
altre Terre . II Petrucci , per togliere a quel
tiranno ogni pretesto di far onta, e dinno
alia sua patria, si part\ di Siena dirigendosi a
Lucca, ove per trarlo nella trappola il[ Duca
stesso avea scritto premurose lettere che fos-
se ricevuto. Ma il Petrucci fu salvato dalla
sua buona sorte. QuelF uomo infame, dopo
aver capitolato in Pienzti coi sanesi Oratori
di fargli aver salvocondotto da' Fiorentini (5),
(4) Malevolti istor. di Siena lib. 6. della 3. parte .
(:">) Bonacc. diar, Nardi ist, lib, 4* dice che il Salvo*
cnnd'OttoJu subito spedito .
LIB. V. CAP. IV. 1 47
mando tosto 5o uomini a cavallo a Lucca per^^NT
trucidarlo, ciocche gli veniva fetto, se il Ca- <** C.
pitano de' Fiorentini , che si trovava a Cascina, .
non gli avesse arrcstati , non credendo in tem-
po di guerra con Pisa potergli iasciar passare
senza licenza deila Signoria. In questa dila-
zione, avvertito il Petrucci se ne fugg\ a Pi-
sa (6). I Fiorentini sempre piii insospettiti del
Valentino , che stendendo le sue mire a Sie-
na, e a Pisa arrebbe (riuscendogli i suoi di-
segni ) messa in mezzo la RepubLlica , giacche
il Papa apertamente diceva essere a lui dal-
r Imperatore stata concessa Pisa , fecero fare
degli ofBzj al Re di Francia per mezzo del lo-
ro Ambasciatore Salviati , ponendogli in vista
che il soverchio ingrandimento di quest'uo-
mo coUa ruina di tanti, poteva esser dannoso
un g^iorno ai Frances] . Non furono inutilt
quest! offiz] . II Re mando a bella posta Fran-
cesco Candulo al Magistrato di Siena a pro-
testare che fosse richiamato il Petrucci . Esi-
tarono i Senesi per la vicinanza delle truppe
del Valentino , a cui pero fecero sapere le pe-
rentorie domande del Re. Cedette egli fre-
mendo ; e per pubblico decreto fu richiamato
il Petrucci (7) . Seguitavano le ostilita de' Fio-
(6) MalevoL loc. cit, Bonac. diar, NardiisU lib. 4-
(7) Bonac, diar, Nardi ist. lib, 4* MaL loc, cit,
Ainmir, lib, a8.
r
14B STORIA DI TOSGANA
An. rentini centre di Pisa assai lentamente: la
*'* ^- guerra si riduceva a depredar le campagne.
Per evitar questo danno specialmente piucche
per voglia d'aggiustarsi mandarono a Pisa un
frate Oratore al Vicere di Milano, indi al Re
medesimo perche volesse far da mediatore:
ina coDosciutQ ii pretesto fu rotta dai Fio^en^
^ini ogni pratica. Ricevevano i Pisani qualche
socrorso di genti , e denari dai Lucohe&i ^ Ge-
novesi , e Sanesi : i primi tenevano in mano
Pictrasanta , e Mutroiie ^ i secondi Sarzana , e
Surzanello^ gli ultimi Montepulciano ; e finchi
i Fiorentini stavano implioati nelle gaerre di
Pisa godevano piu sictiraoiente quelli acquisd i
Avcano i Fiorentini ricevuti det rinforzi col
Bkxh d' Ocean ^ onde presero ad agire con piu
vigore. Sptto la condotta di quel Capitano
mossi 3oo uoniini d*arme, tiioo. cavalleggeii ^ e
3(>oo f anti , ripresero Vicopisano . Fu in segui-»
to attaccata , ed espugnata !a Verrucola fortez-^
za impoitante ^ perche dalla cima di quel mont
te opportunamente situate per iscorger due
vastcpianure, si faceano dei segni (xinvenati ^
oiule avvisare i Pisani de movimenti de'Fio-»
rentini . Prosala questi la fortiiicarono in gui-
sa da rendcrla. inespuguabile (8). Si sperava-
no maj^giori progressi quando il Bali fu richia-
(8) Bonacci diar, Nardi ist lib. 4- AmnUr^ Hi* 28.
LIB. V. CAP. IV. I ^9
mato dal Signore della Tramogiia, che coU'eser- y^,,,
cito regio andara tiel regno di Napoli a com* ^ i C.
batter contro gli Spagnoli . Ciocche ogni me* '
diocre politico potea prevedere, era awenuto
soUecitameiite : la divisione del regno di Na-
poli , fatta da due Re potenti , aveva acceso fra
loro la guerra . Da quel momento Tltalia non
ehbe piii pace, finch^ non vi si stabil\ un pro-
prio Sovrano. LaLombardia e quel regno fu-
rono speswso occupati , perduti , e ripresi a vi-
■cenda da Potenze straniere. Lltalia, traversata
spesso dalle annate rivali, h stata quasi sempre
esposta ai flagelli della guerra. Erano supe*-
riori di truppe i Francesi: ma air inferioriUi
del numero degli Spagnoli suppliva I'arte ma-
ravigliosa di Consalvo^ con cui sostenendo,
« straccando Timpetuoso valore francese, fe-
cela pill bella difesa di Barletta, sotto la qua-
le si consumarono lentamente i suoi nemici .
In quell' assedio ebbe luogo la celebre disfida
tra gU Italiani , e i Francesi per sostenere Tono-
-re della nazione. Irritati i primi da parole di-
sonorevoli alia nazione italiana dette dal fran-
cese la Motte, mandarono una solenne disiida
ai secondi : fiirouQ scelti i3 per parte: si comr
batte innanzi agli occhi de'due eserciti , e gl'Ita-
liani furono vincitori (9). Finalmente in que-
(9) S' p^*o lexers a lungo il dettaglio diquesto inte"
ressante npvenima^co net Guicciardini e net Giovio, i
T. r. P. I. ^o
I
1 5o STOBIA Dl TOSCANA
An. St' anno il di i8 agosto la morte d' Alessandro
d' ^- VI. tolse dalla faccia della terra uno che disc>-
iiorava la specie umana non che il luminoso
e venerabile posto da lui occupato . Varia e
la fama della sua morte. Meriterebbe d'esser
vero il racconto di molti istorici di quel tem-
po, e in specie del Guicciardino , il quale nar-
ra che il Papa, e il figlio, per sbagHo de'ser-
vi , bevessero il veleno da loro apprestato a dei
ricchiCardinali, chedovevano cenaFe iusieme
nella villa del Cardinal di Coroeto: che il Pa-
pa, come vecchio , ne morisse ; e che il Duca,
bench^ ne fosse gravemente malato , per la sua
giovenile robustezza ne scampasse (lo) ; ma
probabilmente mor\ duna terzana perniciosa,
malattia nel tempo estivo frequentissima in
Boma (ii). Non potea la morte del Papa co-
guali dicono i nomi, e la patria degF Italiani. Narra
il Giovio che il celebre Poeta Vida avea scritto un ele-
gante latino poemetto su questo fatto tanto onorevole
alia nazione italiana: ma non si e trovato . Jvea creduto
chepotesse rimaner nascoso in qualche biblioteca romOf-
na: il diligentissimo Abb. Serassi a mia istanza lo ha
lungamente ceraito invano prima della sua morte. La
querela tra gUItalianiy e i Francesi si racconta dal GiO'
pio come abbiamo riferito; differisce in qualche artico*
lo il Guicciardini.
(10) Guicciar. ist. Ub, 6. Jov. vita Consal.Bemb. hist,
f^olaterr,
(11) // Muratori negli annali tP Italia col diario rife'
ritb dal Rainaldo, e cotle notizie d^Alessandro Sardi,
LIB. V. CAP. IV. l5l
gliere il Valentino in piii mal puhto. Sitrova- ^j^,
va gravemente malato quando avea piii biso- . Vahn. Nnrdij is. lib. 4-
(1^ Guicciard, lib 6,Jov. vitaConsaL UAinmir, nd
LIB. V. CAP. IV. 1 55
il miserabile fine del figlio del gran Lorenzo an.
nelI*anno 33 della sua eta dopo circa 9 anni ^'g^-
d*esilio, e dopo aver condotto una vita erran-
te , esposta spesso ai maggiori bisogni . La na-
tura gli avea dati moiti doni , che mancavano
a suo padre , cioe bellezzai , robustezza di memr
bra^ e naturaie facondia ; nia gli avea negato
<|uelia particola d'aura divina, ehe possedeva
suo padre, e che val piu uei govemanti delle
altre quality accennate. Dopo una vittoria
cos\ segnalata, cominciarono gli Spagnoli a
divenir formidabili a tutta F Italia: onde i Fio-
rentini, bench^ in lega col Re di Francia,
mandarono degli Ambasciatori -a Consalvo
per guadagnarsi la di lui benevolenza .
Seguitava sempre la guerra contro i Pisani, 1 5a4
essendo Commissario generale di essa Anto-
nio Giacomini , il quale, ripresa Librafatta ,
voile tentare qualcosa di straordinario. Rice-
veva Pisa le vettovaglie per mezzo deirArno,
o dalla parte del mare , o di terra . V enne in
Bitrattidice che il Granduca Cosimo I. gUfece costrui^
re un magni/ico mausoleo al Monte Casino . Ecco Piscri*
zione . Petro BIbdici Magni Laurentii filio Lbohis
X. PcniTIF. MaXIMI FRATRl ClEMBHTIS VII. PATRUBLI
QUI CUM 6ALLORUV CASTRA SSQUBRBTUR EX ADVBRSO
PRAELIO ad LIRIS CMTIUM KACFRAGIO PBRIIT ANN. ABTAT.
xxxm.
C0SMA8 Medice5 Florent. dux poni curavit
MDLII.
1 56 &TORIA Dl TOSCiNA
An. pensl^re ai Fiorentini di divertire il copso Si
^1 ^^- quel fi uine . Scavarono , col parere dei migliori
ingegueri, condt>tti anche di Lombardia^ du«
fossi , uno di 20 , F altro di 3o braccia di lar-
ghezza^ e sette di profondita dalla sinistra
sponda dell' Arno alia torre detta del Fagiar
no J la quale fu ruinate , serveodosi de sassi a
CQStruire una pescaja ^ che chiudesse il letto
d* Arno per costringerlo ad entrar ne' fossi, ?
mandar le acque nt41o stagno tra Pisa , e Li-
vomo. Ma era cosii poco eonosciute in quel
tempo r arte di li vellare , ed e coa\ bizzarra tar
lora lanatura de'fiumi, che Tacqua non eiitro
ne* fossi scavati se non in tempo di piene
grandi , abbassate le qiiali, refluiva indietro,
e piuttosto rodeva le ripe deH'antico letto per
seguitar la solita strada, onde dopo grandi
spese non s ottenne il fine (17). IVunico van-
taggio fu di far uso di quei fosai {>er impedk
le incursioni de'Pisani yerso le ooUine (18).
i5o5 Proseguendosi lentan^ente la guerra^ un ver
gognoso scacco riceverono prc\s.so Pisa i Fio-
rentini . Quantunque avessero colto a un agna-
to un piccolo corpo composto di non piu di
(17) Gringegneri avean protnesso eke si trarreAbe a
fine il liworo con 35 fnila opere di lavoraati pii^aii
soldi lo al giorno ^ ed alle 80 mila non erano ancora
alia nuta del camino .
(18) Bonacc, diar. Nardil isL Hi. 5. Amm. lib, a8»
I *
MB. V. CAR rr. i57
f 5 lidmini tTarme, 4o cavalkiggieri , e 60 fanti "^^
conctotti da Tarlatino ^ in guisa che la ritirata d\ G.
pareva impossibiJe. Animati i Pisani dal Ca-»
pitano a vincere o a rnorire, e celle parole e
coiresempto , ruppero taschierade'Fiorentini
tanto pill mimerosa ; ed oltre ^a uccisi , resta-
ron presi lao cavalli, e piu di roo fanti col
Tosioghi , e Guicciardini . fe vero che a' Pisani
sopraggiuilsero iiella zuflfa nuovi soccorsi di
Pisa: ma gli animi gia preparati de' Piorentini
a far la sorpresa^e it numero maggiore di essi
rende la coraggiosa resistenza, e la vittoria
de' Pisani piii commendabite (19). Etk gii as-'
sai declinata in Italia la fama delta potenza
francese per la yirtii di Consalvo , che emen-^
data la disciplina militare, avea formato dei
sddati degni de' bei tempi di Greeia, e di Ro-
tea . Le truppe frapcesi ^ betich^ le migtiori di
quei tempi, rotte dalle spagnole a Seminara,
alia Gerignola, at GarigKano abbandonarono
da per tutto il campo at Gran Capitano , che
avea occupato felicemente quasi tutto it re^
gno di Napoli. Era percio divenuto Farbitro
deir Italia . A lui s* erano indirixzati i Pisani
per ajuto , e i Fiorentini per protezione. Con-
salvo, che a' talenti militari univa non infe^
riori talenti politici, non voile ajutare sco-
» (19) j4mm. /ii. 28. Nardi tih. 4.
1 58 STORIA DI TOSCANA.
j^j^ pcrtamente i Pisani per non disgustare i Fio-
di C. rentini , che volea staccare dall* amicizia dei
^ Frances! : ma nello stesso tempo vieto a questi
di molestare la citta di Pisa . Avea fatti sbar-
care looo soldati a Piombino per tenere in
soggezione la Toscana : i quali se protessero i
Fiorentini contro TAlviano, che alFusodegli
antichi Cotidottieri cercava far de' colpi di
mano, e vivere suHe altrui terre a discrizio-
ne; con essi mostrone) tempo stesso Consalvo
a' Fiorentini quanto 1^ loro sorte , e quella di
Pisa dipendesse dalla potenza spagnola. Ma
FAlviano, orgoglioso ed ardente, sprezzando
le minacce di Consalvo , ajutato segretamente
dal Petrucci y e dal Baglioni , determfno di por-
tarsi a Pisa , ove se gli fosse venuto fatto di en-
trare, avrebbe recato gravissimi danni ai Fio-
rentini . Erano alia testa delle loro truppe varj
Condottieri, come Marc' Antonio Colonna,
Annibale Bentivoglio ec., e il Commissario
Giacomini , che stavano in osservazione del-
r Alviano. Esso, dopo essersi trattenuto qual-
che giorno a Vignale , marciava lungo la ma-
rina verso Pisa . Lo giunsero le truppe fioren-
tine verso la torre di S. Vincenzio , ove attac-
cossi un feroce fatto d'arme. L' Alviano, in-
feriore di forze, combatt^ con molto valore,
ma finalmente ricevute due ferite nel viso, e
veduto il suo esercito rotto, si ritiro con soli
LIB, V CAP. IV. 1 59
10 cavalli a Monte-rotondo ; e Chiappino Vi- ah.
telli, ch' era seco, in Pisa. La rotta fu totale, ^» C-
e rianimo alquanto i Fiorentini abbattuti da
tanti disastri (20). Questo prospero successo
gFincoraggi a tentar nuovamente Timpresa
di Pisa. Vi fu disparere in Consiglio; I'esito
tante volte iofelice , con forze anche maggio-
ri , il timore di dispiacere a Consalvo sconsi-
gliavano Timpresa; ma il desiderio universale
del popolo animato dall' ultimo successo, e
1' autoritk del Gonfaloniere Soderini la fecero
vincere. II Bentivoglio, creato Capitan-gene-
rale, s'aceosto a Pisa, e s'accampo tra S. Mi^
chele e S. Croce coU'esercito accresciuto. Si
batt^ fortemente la muraglia tra Porta Calce-
sana , e S. Francesco , e in due diversi luoghi
ne fu gettata a terra un' ampia estensione ^ per
cui si sarebbe potato con miglior soldatesca
prender la cittk d! assalto . Ma accorsi i Pisani
suUe mine ^ e mostrando tutto il coraggio del-
la disperazione, la vile fanteria , bench^ spro-
nata con tutti i mezzi ^ e fino coUa forza , e
coUe ferite, dai Capitani, non oso montare
air assalto . Giuiisero in questo tempo 3oo
fanti spagnoli spediti a Pisa dal Gran Capi*
tano, onde e per la vilta de'soldati , e per gli
(ao) Bonacc. diar. Nardi lit. 4* Amm. lib, a8. Guic^
ciard, lib. 6.
l6o STOitI\ m TOSGANA
"^ ajuti sopraggittTiti ^ si credette opportuno leva-
ri G. re il campo da Pisa, e ritirar&i a Cascina (ai).
Si era frattanto fatta la pace tra la Francia ,
e la Spagna. Dopo tante perdite, vedea chia-
ramente Lodovico, iii cui non fu desiderato
genno e prudenxa^ quanto malagerole oosa
era riconquiatare it posaediito regno di Na-
poli ; onde credette opportuno il tarminare le
ostilita con un decente accordo. Era morta
la moglie del Re di Spagna Isabella R^ina di
Castiglia « Questo regno discendeva alia figlia
Giovanna, donna imbecille, maritata a Fi-
lippo figlio deirimperator Massimiliano. Dal-
la saggta Isabella era stato lasciato ammini-
atratore il marito , finch' ei viveva ^ conoscen*
done la savie&Ea, e yolendone noompensar la
bonta^ e i riguardi che sempre Taveva moatra-
to , affinche tutta la vaata inonarchia deUe
Spagne discendesse inaieme a Filippo. L'avi-
dita di dominare avea fatto nascere dei forti
dissapori fra il suocerd ^ e il genero . Soffrendo
fii mal animo il primo che la ricca aaccessione
d' Aragona colle sue appendici dovease eredi-
tarsi da una persona a lui odiosa, prese il par^
tito , nella sua avanzata eta , di rimaritarsi con
Germana di Fois, nipotedelRe di Francia^
(ai) Bonacc. diar. Guicc, ist. lib. 6. Afardi, e jtmm,
loc, cit.
LIB. V. CAP. iv. l6l
Questo matrimonio fu il nodo della pace tra i j^^\
due Re , per cui quello di Francia cedeva per d» G-
titolo di dote a Ferdinando tutto quello che *
gli restava ancora nel regno di Napoli , col pe-
so a questo di pagargli 700 m. seudi in oro (22) .
Stabilita la pace, voile Ferdinando porta rsi a
Napoli, col pretesto di visitar questo regno di
nuovo acquisto, ma vi erano altre cagioni.
Voile togliersial dispiacevolespettacolodelFin-
gratitudine dei Castigliani , che alia venuta del
suo genero Filippo, s'erano da lui allontanati,
volgendosi al Sol nascente;e nello stesso tem-
po per assicurarsi del Gran Gapitano reso a lui
sospetto*, come se avesse delle mire pericolose
d'insignorirsi di quel regno , o di darlo al suo
genero, giacchfe piii volte era stato ricfaiamato
irivano . Imbarcatosi con una grossa flotta , si
arrestb a Genova , a Portofino , a Livorno ove
gli furono dai Fiorentini mandati Ambasciato-
ri, e dati copiosi rinfrescbi airarmata. Si cre*^
dette che quel Re avesse facolta d'ordinar le co-
se de' Fiorentini , e de'Pisani, Ma ne gli Amba-
sciatori mandati a trattar ^col Re a Napoli , nh
al di lui ritorno a Savona fecero alcun frut-
to (3i3). Era la fiorentina Repubblica circonda-
ta per ogni parte da mntazioni di stato, da
(22) Guicciard. ist, lib, 6. Joif, vita Cons, lib, 3.
(aS) Guicciard, ist lib. 6. Nardi lib. J^.Amm. lib. ap.
1 62 STOBIA OI TOSGANA
j^^ soUevazioni , da congiure. Papa Giulio iDteso
di C. a rivendicare le terre alia S. Sede occupate da
i piccoli Signori , ma specialmente dai Vene-
ziani , si mosse in persona con un rispettabil
corpo di truppe, e venuto verso Perugia co-
striiise ii Baglione, inabile a contrastar seco,
a venire a*suoi piedi, e consegnargli quella
z5o6 citta. Pnssato indi a Bologna , n'avea cacciato
il Bentivoglio, e preparava una guerra mici-
diale ai Veneziaui^ cbe intimati piii volte a
restituire i paesi usurpati gia dal Valentino ,
e occupati da loro alia di lui caduta , tempo-
reggiavano in guisa da mostrare un chiaro
proponimento di non restituirli . Per questo
avea tenute delle pratiche col Re di Francia ,
confinante con essi , di collegarsi seco a danno
de*medesinii;ed una delle cause della suamos-
sa era d' abboccarsi col Re , quando i movi-
menti di Genova gettarono delle amarezze tra
loro. II popolo genovese^ irritato a ragione o
a torto contro Y orgoglio , e le sovercbierie
della nobilta^ s era sollevato , avea costretto la
maggior parte della nobilta a fuggirsi^ saccbeg-
giate le case , e mutato il governo , costringen-.
do la guardia francese a ricovrarsi nel Castel-
1 5o7 letto . Fu questa soUe vazione di Genova mol-
to simile a quella de'Ciompi della fiorentina
Repubblica, giacch^ ancor qui TinBrna plehe
prese il governo , creo Doge un tintore , Paolo
LIB. V. CAP. IV. 1 63
del Nove , ed elesse un nuovo Magistratx) di aw.
8 Tribuni . Era Genova sotto la protezione del ^' ^
I 5o7
Re di Francia , e percio dependente da lui . II
Re, ch'era venuto nella Li^ria, dopo aver
richiamati indarno ai loro doveri i Genovesi,
dovette usar la forza . Mandb delle tnippe che
combatterono piu volte contro i sollevati, i
quail battuti da tutte le parti vollero alia fine
comporsi^ ma non furono dal Re sdegnato
ricevuti che a discrizione. Rientrato in Ge-
nova pun\ i ribelli , vi ripose la nobilt^ , e ri-
stabin Tantico govemo {i^). O che il Papa
avesse segretamente soffiato in questa ribeilio-
rie, come nelFesame confesso Demetrio Giusti-
niani , decapitato sulla pubblica piazza , o che
come savonese odiasse la superbia della nobil-
ta genovese, era dichiaratamente del partito
della plebe ; e s'irritocol Re a segno di rompere
il Congresso , e tomarsene a Roma . Anche
dalla parte di Ferrara erano dei scompigli , e
quella Corte vide delle tragiche vicende sulla fi-
ne dello scorso anno . Fu scoperta una congiu-
ra contro il Duca Alfonso di due suoi fratelli, i
quali condannati a morte furon chiusi in per-
petuo carcere (aS) . II Re Ferdinando ritoman-
(a4) Gukc. lib. y.Folietta, Giustiniani ee.
(a 5) // Guieciardini piu sincere del Giovioy narra ^5-
ser nato il malwnore tra il Cardinal Ippolito e Giulio
suofratello naturaleper Famore d^ una gentil dorma, la
1 64 STORi A DI TOSCAJf A
^^ do da Napoli , si arrestb in Savona , ove venne
di C. per abboocarsi seco il Re di Francia. Era ivi
^ concorsa gran nobilta francese per contempla-
re questi due gran rivali • Erano pero ambedue
eclissati dalla presenza del Gran Capitano^
che il Re di Francia voile conoscere , ed esig^
che si trovasse quarto a cena con essi , e la Reih
na di Spagna . Questo pero f u Tultimo bel gioi>
no dell'Eroe spagnolo (26), che per premio
d'aver oonquistato un regno, e addestrata
unatruppa, che per 200 anni passb per in*
vincibile^fu dall'ingrato Ferdinando trattato
quale aveva confessato al Cardinale che amava Giulie in-
ifogkiia da^suoi belli occki. II Cardinale, preso il temp9
che Giulio era alia caccia , lofece circondare dalla sua
gentCy sfregiargli gli occhi in sua presenza ^ e quasi ac-
cecarlo* Questo e quelF Ippolito celebrate da tante men'-
zogne poetiche delF^riosto , di eui ha detto :
Quellt oniainenti, che divisi in molti,
A molti basterian per tutti omarii.
In suo omamento avra tutti raccolti
Costui di che hai voluto ch'io ti parli ec»
Questo e quelle ^ per cui era composto il miraiilf^el^
io sopra hitti lucente {CanU 34> e 35); onorato da tan*
ti ahri tratti delta piu lusinghiera lode^ ornati dalle
piu belle grazie poetiche , che hanno resa inimortale la
Casa d*Este ; grazie si poco Conosciute y e si mal ricorn^
pensate dal ruvido ingegno , e gojffo gusto del Cardina^
le y come non dissimula il PoetOy sfogando nella Satira
prima la coilera delF animo esuleeraio,
Discite juxtitiam , monici •
(a6) Guicc. lib. 7. Jotf^ vita Consul,
%tB. V. CkP. TV. 1 65
come poco innftni^i trattato avea \m altrd uo- ^^
mo piu grande, e piii virtuoso di Consalvo, di C.
dofe Colombo, non mantenendo a nitino dei ^ ^
due le promesse lor fatte^ e riguardandolt
eon queHa fredda non ouranza, sorella del
disprezzo , ch*cf stato nelle Corti il premio fre-
quente dei sndditi, che giungono col loro me-
rito ad oscprare i Sovrani. Colombo, colla
co$cienza della THtii^ ^ dell' innocenza , avea
oiide ampiamente eonsolarsi : non €os\ Con-^
salvo , che , aervendo il Re fino nelle frodi ,
era stato ministro piu volte delta sua mala fe-
dc: questo pensiero solo poteva indebolire
qaeila foftertta d'animo, che un'Eroe cbe si
tenia d' avvilrre , conserra fra i torti , e poteva
dare al suo cuore un cooente rammarico (27).
- Ninn vantaggio riportarono i Fiorentini
(37) E veraMuntty sesi ha^ cr^ert al Gios^io y ehe
quarUwique eiti JMego Shnd^roAy e^ntonio di Let^a^
non pefisp cka poteana raccofUare pii^ le popolari opi'
nioniy che yerita autentiche , ebbe Consaho dcirimor^
$i di a%»fir mancato difede at giovine Ferdindndby e at
yaffintina: poteva rngguiogetie a/kche at Re Fedengo. DA*
^^ /^//^ftf fihe ^p^f^t^a^ 0nf:^efii fin teno opvenimento^
. che non voile maipalesare, Cohgettura il GiotHOy che
Joss0 (C ai^ere obbedko a Ferc$nando , col tornare in
Spagnay ma se se rCera pentitOy^fion avrebbe ai^uto alcun
rammarico degli altri. In qualunque maniera si pub
apprendere anche dai delitti degli uomini grandly che
Id ntemoria di una vita innocenremente passata e cib
che pub render loro p)ik dk>tce td morte^
r. V. P. /. «a
/
l66 STORIA DI TOSCANA
"^ per gli ' uffizj fatti a Savona ai due Re . Cre-
di C. dettero entrambi piii confonne ai lore inte-
' ^^ ressi , e piu facile a mantener le due citta
nella lore dependenza , il tenerle cosi sepa-
tate , e percib nulla pronunziarono sulla sor-
i5o8 te di Pisa. Veduti infruttuosi i trattati^ e che
ogni risorsa era ridotta a lie proprie forze, ri-
presero i Fiorentini le armi . Ma appena aveaa
fatti 1 necessarj vigorosi preparativi , giungo-
no Ambasciatori dal Re di Francia ^ che con
pretesti ricercati , e con obliquo giro di pa-
role tradotte, o interpetrate in cfaiaro lin-
guaggio da'Magistrati, intimavano ai Fioren-
tini che il Re non avrebbe permesso d' insi-
gnorirsi di Pisa senza pagargli qualche som*
ma . Lo stesso ( come, se avesaero insieme
convenuto ) domandava il Re Cattolico , Do-
vettero i Fiorentini prometter denaro airuno
e airaltro per recuperar le cose prOprie^e
perche o apertamente, o di nascoso non das-
sero quel Sovrani ajuto a Pisa (28) . Determi-
nati i Fiorentini a far Testremo di lor posaa^
e accortisi da 11a vilta mostrata piu d' una
volta dai soldati , quanto era difficile prender
Pisa d' assalto ^ ridussero la guerra a stringer-
*
(28) Ammir, lib. a8. Nardi lib. 4* Si leggemo in gu^
sto i girif e i maneggi del Re di Franeia , che voUf
5o mila scudipiu del Re Ouiolico .
LIB. V. CAP. IV. 167
ki da ogni parte , in niodo che costretta dalla "^^
fame dovesse finalmente capitolare . Si cerco di C.
specialmente d'impedire che fossero portati ***^*
loro soccorsi di viveri dai Genovesi, e dai
Lucchesi . Fu cbiusa la foce d*Arno con delle
navi di corsari , chiamati alio stipendio dei
Fiorentini , e colle batterie per impedire gli
ajuti de Genovesi . Si- presentarono realmen*
te molte navi cariche di grano , ma furono
4>bbligate a retrocedere . Anche i Lucchesi ,
ammoniti dai danni fatti alle loro campagne
finora , si obbligarono a una lega co' Fioren*
tini , in cui stipularono che Pisa non sarebbe
da loro soccorsa . Oitre la foce d' Arno ^ fa
guernita anche quella di Fiume-morto, e del
Serchio . Per custodire con diligenza tutti i
passi ^ donde potea portarsi vettovaglie in
Pisa, fu diviso il fiorentino esercito in 3 parti:
fu situata la prima , guidata da Alamanno Sal-
Tiati , a S. Piero in grado sopra TArno , su cui
fu gettato un ponte, per portarsi sollecita-
mente, ove il bisogno lo richiedesse, suIFal-
tra riva, e aver facile comunicazione cogli
altri due campi ^ uno dei quali stava verso la
Porta che guaida Val di Serchio sotto la con-
dotfa d' Antonio da Filicaja ; Y altro , diretto
da Niccolb Capponi, a Mezzana verso Porta
alle Piaggie. In questasituazione, vegliando
attentamente ai passi , si posero^ad aspettare
l68 STOMA DI TOSCANA
"J^ che la fame combattesse per loro (29) . E ^-
di C. ramente da qualche tempo la fame s era co-
^^ minciaita a for sentire in Pi«a. Tutti gli altri
passi eran chiusi ^ onde veniva a maneare
ognt speranza di soccorso. Sopportarano i
Pisani coo indicibil pazienza le piu atfoci
miserie, cibandosi d'erbe e di rediche colte
suUe &trade. La nobilta, e le persone piu.
ragguardevoli , come piii esposte alFodio del
nemici ^ si ostinavano , proate a morir <1] £an
me<, piuttosto che renders! . Ma il pc^lo tu-
multuava, chiedendo accordo . 11 Govemo
pisano comtiicib un apparente trattato di ca^
pitolazioTie per mezzo del Sig. di Piombino^
ma spedito a lui dalU fiprentind Repubblica
il celebre Niccolo MacchiaTelli s'accorw ch€
lion era che an pretesto di dilazioae^ per te-^
Qer tranquillo il po^lo^ e tentare un colpo
sopra una parte del fiorentino esercito. Si
era fatto sperane al Filicaja ^ conduttore di
quella parte di soldati, di consegnargli la Por-
ta che conduceva a Lucca , e cosit attaccare^ e
tagliare a pezzi questa truppa; ma m moasero
con tanta circospezioUe i Fiorentini ^ che il
colpo andb fallito . Convenne allora ai Pbani
pensar seriamente ad arrendersi. Per stabilir
le condiztoni ^ Alamanno Salviati uno dei tror
(90) Jmmir.Uh »8. JNardilip,4'
LIB. T. CkV. IT. 169
Commissar j , venne a Firenae con otto Depu-*"'^jp
tiiti pisani . Fu concesso un perdono uniTer* di G.
sale ; e vdendo i Fiorentini acquistar laude ' ^^
di moderazione , le condiuoni con cni tornb
Pisa sotto di loro furono le stesse con cni era
^vemata avanti alia ribellione ^ per guisa
che, come osserva il Nardi, parvero dettate
piu dai vinti che dai vincitori . Non solo fu
concesso il perdono ^ ma furono rilasciati i
beni occupati gia come di ribelli , e non fu*^
rono obbligati alia restituzione delle robe dei
Fiorentini confiscate nella ribellione (So).*
Entrarono i tre Commissar] fiorentini Salvia-
ti, Filicaja, e Capponi in Pisa il di 8 giugno
quasi dopo i4 anni di ribellione. Cosl due
volte questa Repubblica fu vinta piii dalla
&me che dalle armi de' Fiorentini . Si pub an*
che dire che fosse a caro prezzo comprata
per le somme tante volte pagate al Re di
Francia, a suoi avidi Generali ^ e Ministri y e
coir ultima somma di 5o mila ducati al Re
Cattolico^ e 100 mila al Re di Francia. La
fama di ricchezza, che avevano i Ftorenti-
ni , tirava loro addosso le dimande indiscrete
(Zq) Buonacc. diar. Jmmir. ist, lib.Q.%. Nardi lib, 4.
Questo htorico fu mandato dai Governo fiorentino
per Uqnidart i bent , e le rendite gia confiscate daf
FiorefUiniy qtuutdo i Pisttni erano ribald.
I'JO ftTOBIA. DI TOSCARA
"■J^JJ]" di tutti i Principi ; onde avendo pagatele
di G. narrate sorame ai due Re^ convenne pagarne
^un altra airimperatore^ che di natura in-
quieto, prodigo, povero, e senipre bisognoso
di denari minacciava di passare in Italia per
andare a coronarsi a Roma . Furono pagati
per tanto anche a lui 4^ niila dacati ^ per
cjuelle pretensioni^che i sofismi di Cancelieria
imperiale potessero metter fuori sopra Pisa ,
e gli altri Stati fiorentini . Cos\ i primi tre So-
vrani d' Europa non ebbero rossore di quasi
cospirare insieme ad estorcere senza alcun
diritto delle indebite somme alia fioreutma
Repubblica. Nel tempo di questa piccola
guerra^ i piu rumorosi tumuiti agitavano 1*1-
talia. Era difficile, in mezzo di essi,, alia To-
scana di restar tranquil la. I Veneziani conob-
bero con loro danno qual errore avean com-
messo neU'unirsi coi forestieri contro un
Principe italiano^Lodovico il Moro, ed aver-
lo ruinato per guadagnare un ritaglio de' suoi
Stati, e stabilir cos\ accanto a loro in Italia
una Potenza formidabile come la francese^
che considerando come perduto cio che a
patto avea ceduto ai Veneziani , volea pur
recuperarlo . L' Imperatore era contro loro
irritato per la vergognosa pace, a cui nello
scorso anno fu costretto dall'armi venete: il
Re di Spagna perche voleva recuperare i por-
' \IJB. V. qAB. IV. y I y I
ti del ^egno di Napali impegnati a quelFa Re- "^;^^
pubblica dal giovine Ferdinando : il Papa fi- di G.
iialmente per le citta usurpate da essa al Va- * ^^
lentiuo, e che ripeteva come appartenenti alia
Santa Sede. Si fece per tanto>iD Cambray la
formidabil Lega delle prime Potenze d'Ekiro^
pa contro una Repubblica di merca;nti . li
Papa^ eh' era fornito di talenti pblidci ^ die
amava I'ltaHa, e la vedeva caderiei in mano
ai fore^tieri con qu^ta Legi,' veraine^te fu
r ultimo ad accedervi; e se i YenexiaiRi., che
aveano gia scoperto qual era il fiile^del brat*^
tato di Cambray, gli avessero cedute le citt&
richieste , come fece loro occtiltamenl}e do*
mandare, non solo non si sarebbe unito aUai
Lega ^ ma forse dvrebbe cpmbattiito per loto:
Ributtato piero dalle loro repulse ,; v' ^ntro
con tvitto il fervore , che Tara, a eui era tan*
to eKiggetto ^. gli su^geriva, e fece> uso anche
deir armi spirituali , ponendo , ila ' Repubblica
sotto r iiiterdetto . I Verie^iahi iaorgogliti d&i
vantaggi riportati gia contro di gesare , e
conscii delta propria! forza ^si crede1>ta:-o ca-
paci di far fronte a tutti. Yeramonte non erst
stata mai cosl gilande Testensibne dehterri-
torio veneto in Italia : ma il bommercio spis^
cialmente somministrava loro ricchezze su-
periori ai piu gran Sovrani , bepche fosse ap-
punto nel momento della sua gran declina-
IJI STOEIit DI JOKkffk
""Jjj^zione per le huove scopeite de' Portdgfaesi. t
di G. jH^ovedimenti per resistere a qaesta lempesta
^ ^^ furono grandiafiimi (3i): ma s'e veduto piii
Tolte che le poco disciplinate mitizie haliane
uoa potevano contrastare oolle forestiere . Ri-
oevttta i Veneziani dal Re di Francia una gran
rotttt in Ghiaradadda^ sopraggiunti dalle oslt-
Ikk d^li altrt CoUegati , perderono (|ua6i tut*
to il continente , parte occtiparto dalla Fran-
cia ^ parte dal Papa ^ dall' Imperatore , did
Duca di Ferrara^ che s^eva vmito ancfa' esse
alia Lega. I Yencraani si trovarono ne)le slret-
tezse in eui^ pik. d'an secpla e mezzo dope,
' ai trovb mi' altra libeptLM:)lica mercantile , 6
mmitXkoBiy rCHaada, cfae vedendo il sue ter*
rifcof it) qmffii tutto perdutOi^ dettberb per ud'i*
etante abbandonarlo , e stabilirflfi afibtto ral
mare. Cosl esitb il Senato veneto » do^edse
abbandonare afFatto la tenrafetiiia, qnandei co*
mtneib a balenar qti»lche raggio di speranza<
Padora , citta disUe piii im^rtantt ^ (u prima
perdvta ^ {>oi ripresa ^ e spsteime 4a iHammi*
Uano BH celebreassedio im cui afnbe le parti si
dtstinsero ; ma cbe can gtima immovtate d^i
difeoBori fimdmente fu sciolto . Questo avre*
niipento fece ai V^ieziani ripretider corag-
(3i) Guicciar, ist. KB. 7. Bemho 1st. Ven, fustia, r«r.
' lib: v. cap. IV. 178
gio, e ritif atisi vergognosamente i Tecleschi , """^^
ripresero molte delle citta perdute . Furono di G.
in fine salvati per la discordia che al solito si ' ^
mise nella Lega . Placarono riracondo Giulio
cogli atti i piii umili di sommissioni , e colla
restituzione delle terre da lui pretese . Ei vi si
presto facilmente^conoscendo serapre piu la
ruina in cui incorreva T Italia per lo stabili-
mento de' forestieri , ondeprese ogni cura di
impedirlo. Tento di separare da i Francesi
rimperatore, e di far ribellar Geneva , ma in- ^ "
vano : fece muovere 1 5 mila Svizzeri presi al
suo soldo contro il Milanese. Dopo qiiestl i5io
provvedimenti si dichiaro in favore de' Vene-
ziani, levo loro Finterdetto, caccio gli Ora-
tori del Re di Francia, ordino imperiosamen-
te al Duca di Ferrara di separarsi dai Fran-
cesi , e suUa sua repulsa lo attacco prima col-
Farmi spirituali, fulminandogli le censure,
poi colle temporali, facendo marciar contro
di lui Francesco Maria della Rovere suo ni-
pote, Duca d'Urbino (S^i). II feroce Pontefi-
ce, che volea che tutti gl-Italiani lo secon-
dassero nel suo odio , e ne^^suoi sfcH'zi contro
i Francesi , mal soffriva che i Fiorentini re-
stassero attaccati alFantica lega con essi : que-
(3*2) Per tutti questi grandi awenimenti -vedasi spe^
cialrnente il Guicciard, ist. Hi. 7. egli Star lei Veneti.
T, V, P. I. a5
't74 sxaRiA m tmcatta.
"^ sto irritb il Piipa specialmente c6ntfo il Gon-
di C.f'aloniere Soderini, che eredevasi reggere i
' '^ titnohe della RepubUica. Egli avea avuta k
gloria nell'anno scorso di rendere alia Repub-
blica una parte importatite dello Stato^cioe
Pisa eol auo lerritoHo: pensava ora a Mon-
tepulciano, giji dccupato dai Sanesi, coi qna-
li dttrava aticora la tregua , che stava perb
per spirare, e gia a' accostavano ai confini
le truppe de* Fiorentini per rectiperar quellt
teirra . Benche vi fosae in Siena un paptito pet*
resistere ai Pi<>rentini coHa forza , Pandolfo
Petrucci^) dl'era V aiiima di queiia Repubbli^
ca, fudi contrario parere. Vi s'aggiunse an-
cot^a Tautbrtta delPontefice, a cui il Petrucci
fece seotire che n6n era il momento d* agire
ostilmente contro i Fiorentini : questi erano
^occor« dalla Fraqcta , e questa guerra po-
teva chianliare sul loro territorio.) e vicino
i5i I agli Stati pontificj le armi francesi (33). Co-
rn rinnuovoasi la lega coi Sanesi^ e nuovo ere-
dito s'accrcbbe al Gonfaloniere- &a perb
poco innanzi accadutofin fatto, chemostra
qtlanto poco i Governanti poasano assicn-
rai^si suile rette loro intenzioni, e sul loro a-
more verso la patria . Aveva. il Gonfalooiere
(33) Ammir. ist. lib. ^&. NarJi tit. 5. Jfo^o/rfW.
7 deila terza p^irte .,
LIB. V. CAP. IV. 175
incontrato lo sdegno del Papa. Si trova-*T""
va a Bologna Princisvalle della Stufa , giovine di C.
fiorentitio ^ malconteoto del governo di Firen- ' ^ ' '
ate : questo ordi colla Cdvte pontiiicia e con.
Marcantonio Golonna una congiura , per cui
si doveva uccidere il Gonfaloniere, e cangia*
re il governo. Tento invano Filippo Strozzi,
cbe ^ come cognato del Cardinal de' Medici ,
cred^ pronto ad entrare nella cospirazione :
ma dalle sue risposte accortosi che non solo
non aderiva, ma che probabilmente avrebbe
svelati i suoi disegni, si ritirb velocemente sul
Sanese . II di lui padre ^ che si credette con-
aapevole del disegno , f u arrestato , esaminato ,
e finalmente confinato (34). Questo attentato
dovea mostrare al Soderini con qual sorte di
nemici avea a fare , e che volendosi sostene-
re conveniva addolcire il Papa ^ o almeno non
dare a un uomo si irritabile nuovi motivi di
disgusto ; pure in vece di conoscere il perico-
loso stato in cui esso , e la Repubblica si tro-
vavano, per aderire ciecamente a i desiderj del
Re de Francesi, si trasse addosso un nuovo
imbarazzo .
Un partito nemico del Papa si era eccita-
to ^ spaventandolo con un Concilio 1 (35) .
i
(34) Ammir. lib 28.
(35) a assai singolare quelF espressione del Berni:
^ .W^n^vOiC/ ^^^^•■v^'V^J' A-'^<^'^0 CxXp y«5^^xlc7 //^^
I'jG- STORIA DI TOSCANX
•jj~-La Francia dava il primo impako a que^
di G. sto malcoatento degli ecclesiastici . Ciiiqae
" ' Cardinali france^i nemici del Papa, giun-
ti in Firenze, intifaiarono un Concilio, e do-
ma ndarono ai Fiorexittni per -celebrarlo la
citta di Pisa . Amando questi di tenera vera-
mente neutrali , in mezzo agii scompiglid' Ita-
lia , non doveano conoederlo , aapeado quan-
to per sifFatta permisdione s' irriterebbe il
Papa . Non era difficile maaeggiarsi con tal
destrezza , da negarlo senza indisporre il Re
di Francia , potendo i Ftorentini rimostrare
al Re il pericolo de' loro Stati esposti alia ven-
detta del Papa ; lo sconcerto che nel loro po-
polo tanto religioso s ecciterebbe ; la poca
sicurezza percio dei membri del Concilio; e
quahto piu facilmente , e sicuramente si ter-
rebbe in altra citta del dominio del Re , o
deir ilmperatore ; tanto piu che questi do-
tnandava che il Concilio si tenesse in unacit*
ta a lui soggetta (36). Queste riflessioni assai
ovvie nonpotevano sfuggire al Consiglio ; ma
il Gonfaloniere era troppo addetto alia fazio*
ne francese . Inoltre il partito de'fanatici, gii
seguaci del Savonarola , rammentandosi la
Godete o Preti , era che il voslro Cristo
Dai Turchi, e da'Concilj vi difende .
(36; Guicciard, ist. lib. lo. NarJU ist, lib 5.
LIB, V. CAP, IV. 177
iua profezia, che la Ghiesa dovea esser rifor- -7 —
mata, crederono giuoto T adempimento di di C.
esM^ e voleiitieri aderirono alia pericolosa '^"
domanda (94). Non avea mancato il Papa di
opporre a questo male il contrav veleno , in-
timando egli un altro Concilio in Roma in
San Giovanni Laterano ^ per cui dichiarava
Taltro interamente disciolto con un Monito-
rio ai membri di quello di Pisa^ in cui mi-
jracciava che sarebbero privati del cappello
di Cardinali se dentro 60 giorni non tornas-
0ero al loro do vere ; ma questi protestarono
che easendo da qualche tempo intimato il lo-
ro , non poteva questo decreto di$cioglierlo.
J Fiorentini in questo aflTar delicato opraro-
Dosi gofTamente,che dispiacquero ad ambe le
parti . Si riunirono per tanto in Pisa i pochi
membri del Concilio: ma i segni di disappro-
vazione, e d aborrimento dati a questa Adu-
fianza dal Clero, e dai secolari, gl' insulti fat-
t\ loro, le porte del Duomo serrate ad essi
in faccia^, la proibizione d'entrare in Pisa a
3oo lancie francesi (gS) venute per protegge*
re il Concilio , esasperarono i Cardinali, e gli
Uficiali francesi: mentre dalFaltra parted il
(94) Nerli Comm. Hb. 5.
(95) Fuproibito a questa truppa di venire a Pisa, e
solo si concesse Pentrarvi a iSoarcieri condotti dai
Signori di Lotrec^ £ Ciatiglione.
I7B STORIA. DI TOSCilNA
. Papa , che avea gia mandato ad intimare a i
ili C. Fiorentini di non permettere che in una loro
'^'' citta si adunasse sifTatto Conciliabolo^ resto
altamente sdegnato, e prese questa permis-
sione per un insulto alia uiiesta della S. Se-
de. Richiamo il suo Ministro , e pose la citta
sotto Tinterdetto^ prevedendo quanti nemi-
ci percib sarebbero cresciuti al governo (3g) .
II Gonfaloniere pero costrinse i religiosi sot«
to pena deU'esilio a teaere aperte le chiese .
Vedeva il Papa che per ridurre questa citta ai
suo partito, la piii sicura maniera sarebbe
cacciarne il Gonfaloniere , e riporvi la Casa
Medici, a cui, dopo la morte di Pietro ere-
duto uomo feroce^ii partito era cresciuto.
II capo di essa, e come Gardinale^ e come
grato a si segnalato benefizio, avrebbe s^ui-
tato le sue parti (4o) • Era venuto fatto al Papa
(39) Bonacc. diar. Nardiist. lib, 5. Ammir, liB. a8.
(40) Aveva il Gonfaloniere ^ come sogliono tutti i
Capidel Governoy un partito eontrario , e in questo si
trovava una schiera di giov0ni, alcuni dei quali sifi'^
cero poi autoridi cacciarlo dal Magistrate . Vn uomo
de*piu celebri in quella eta nelle lettered Bernardo
Rucellai, moroso di caratterej scontento sempre di
tutti i sisterni di governo , e percib ritirato dai pubbli^
ciaffarif vv^es^a oziosamente ne^suoi OrU Oricellarj^
ove coni/eniva una Compagnia in specie letterariaj ed
ove s* era refugiata PAccademia Platonica: fra U dis-
pute letterarie si mescolai^ano lepolitiche; e le azionidd
goi^emo , e in specie del Gonfaloniere erano severa*
LIB. V. CAl». IV. 179
non solo di Maceardalla lega francese, ma di""^
vnir seco il Re di Spagna^ t^he non vedea di^ii C.
biion occhio la crescente potenzade' France-*'^*'
di in Italia . Si pubbiicb in Roma questa Lega
con solennitji ^ ove parlandosi dell' unione
della Chiesa^ del Conciliabolo pisano, e deU
Tannuenza a quello della Repubblica fioren-^
tina, s'indicava non oscuramente, che per
flanare quel paese infei mo facea d' uopo mu*-
taeione di rettori (4i)« Questo fu specialmed-
te ii principal motivo , che il Cardinal de*Me-
dici fosse creato Legato delFarmi pontificie
in Roroagna . Un altro provedimento accr^b-
be Todio del Potitefice contro il Governo fio-
rentino ^ e questx) fu che , dovendosi cercare
de'denari furono poste le tasse su i preti senza
permissione del Papa ; risolutione che ^ quan-
tunque fortemente combattuta ^ fu vinta per
Fiiifluenza specialmente del Gonfaloniere (4^)-
Intanto il Concilio pisano avea cominciato
Gou poco applauso le sue sessioni in S. Mi-
chele, non potcndo nelDuomo. Querelatisi i
fnente censurate. Non era a tui ignota ne laCom^
pagniay ne i discorsi che vi si tenei^ano, ma credette
doiferfi disprezzare o tollerare; anu trattasfa qualcuno
di questi gioQani familiarmcnte y come Paolo Vet*
tori.Nerli Commen, lib, 5.
(4i) Guicciard, ist. Hi.' xo,
(4 2) Ammir isL lib, a 8.
l8o STCmiA DI TOSCiLN4
"■^ Cardinali degli afTronti ricevuti al Governo
di C-fiorentino^ venae ordine che il Du6mo fosse
' ' loro a perto, dati i parainenti ed i vasi sacri,e
cio che faceva loro di mestieri . Ma oel tempo
che in chiesa si disputava colFarmi delladia-
lettica, altre dispute avvenivano nella citta
coir armi material i . Piii volte si eccitaron
delle risse fra i soldati fiorentini ^ francesi, e
pisani (43). Si venne pid volte alle mani con
pericolo de' Prelati, e de Cardinali stessi , on-
de finalmante peiisarono di trasferire a Mila-
no questa Adunaaza^con somraa soddisfazio-
ne de' Fiorentini , e de' Pisani (44) • Non pw*
qnesto il Papa levo Tinterdetto , n^ il Govern
no fiorentino ne fece istanza , giacch^ ndn ne
sofTriva alcun dan no visibile : anzi il danno
vero, ereale, e gli eftetti dell' ira di Giulio
{4Vi I due Comandanti francesi Lotrec y e Ciatis^lh'-
ne stesso vi restarono feriti per te'itimonianza del Guic'
ciardini. Secondo F Aaimirato U solo Ciatij^lione, II
celebre Roscoe dice , che Lptrec in una . mischia sul
pontejii a rischio d'essere uccisOy efu sahtuo dal prO'
prio flglio ( Fita di Leon X. cap. 8. ) Egli cita C aur
torita del Giovio , ma oltrecke V autoriia del Gio\no
e assai minore di quella de* due fiorentini istonci,
Guicciardim, e Ammirato , il Giovio parla delfiglio
del Potesta di Pisa, ch* era lo Sirozzi , e non ^ia di
• Lotrec: ma questo e uno de* pochi nei in quest' opera
si giudiziosa .
(44) Bonacc. diar, Amm. isi, lit. a&. Nardi lib. S.
Gioi^anni Cambi istor.
tlB. V. CAP. IV.* 18 1
cadevano sopra i preti , e i refigiosi, i quali ^'^J^
essendo interdette le funziosi ecciesiastiche . di G.
Don lucravano quelle che la pieta religio'sa ' ' '
ftuole generosamente datiare(45);si risparmia-
▼ano le meaee , gli ufficj ; e fino i morti coir
pericolo di appestare i vivi rimaneyano sopra
terra ad aspettare che piacesse al Papa che di-
ftcendesftero nella tomba: e qaantunque piu
volte il Papa sospendesse Finterdetto piu pel
motivo di non danneggiare gli ecclesiastici
che per altro , daroper alcuni mesi , ed alia
fine essendo tolte le imposizioni at preti ^ fu
sDch' esso toko (46) dal Pontefice . Non cessa
peroTinterdettasenza lasciare un'appendi-
ce d* inquietudine bI Governo . Era stato ri-
inesso Findulto air AreiVescovo Cosimo* dei
Pazasi , it quale avevai avuto de tnotivi di que-
(45) Fedilstor. delCambi^ Si poleva solo conCessa*
re ma non pigLiare il Sacramento ^ ne socterrare in sa-
grato: e raorti si dipasitavano nelle cliiese grandi , in
ceite compagnie, e cimiterj^ epoi dta foro e' fratf di
■€>ct€ sogretamtonte He' loro avelli chi n' area ; e alcri
luorti siserbavano..... le povere Chiese de Fratimen-
dicanti de'tre Quartieri, ed altri Preti Gappellani era-
no qnelli ch^ pativano, percli^ chi moriva de'ricchi
SOB fi faceva spesir n^minei di eiera , di preti , ne mes«
ae y ne drapp^lloiM , e-sar^ causa di non &r piii tanto
burbanze in candel&^ campane ec.
(46) Guicc, isL lib. a8. Nardi lib. 5.^ e specialmeii"
te il citatd Cambi , il di cui articolo merit a d^essere
estesamente letto*
r. r. p, I. %k
l8l STORIA DI TOSCANA
"^J^reia colla Sigaona nell' imposizioni^ giaccbe
o
di fanteria spagnola^ fu disfatto con mortalita
grandissima da ambe le parti . Un* iuHnila
d udziali fraucesi restarono sul campo di Iiat-
taglia; oltre Gastone di Fois, Ivo d*Allegre
con duesuoi figlii il Sig. de la Croetta, il Ba«
rone di Grammout, Molard Coiidottiero dei
Guasconi^, Jacob de Tedcschi, Boues uipote
del Cardinal di Nantes^ Picciabngli ^ il Baron
di Seces , e il Sig. de la Motta : Lotrec cbe si
gettb per soccorrer Fois, fu riportato per mor-
to con 20 ferite . Dell' ultra fu grande la quan-
tita de' prigionieri , fra questi furono i capi
delFesercito, il Navarro, ilColonna, il Legato
del Papa, e mentre il generoso la Fois era
caduto vittixna del propriq valore, il cauto
Vicere si era ritirato cos\ precipitosamente
dalla battaglia, die per quattro giorni non
s'ebbe di lui novella (S^). Alia fine si seppe
(57) Guiceiard, i$L Ith. jo: Jm*. 'pita Alphon, Bo^
nacc, diar.
IJI'2
LIB. V. CAP. IV. 193
esser giuut;p suUe terre della Romagua fioreu- ^^^
tina(58) . Si varia molto nel nuoierb de'morti, di C
che fra aini>e le parti noa furoii meno di 1 5 m.
Ma i viacitori avevano fatta la maggior perdi-
ta nel giovine guerriero , che gli comandava .
MaQcato lui , maiico Y aninia di questo gran
coi:;po: uon v'era chi lopotesse rimpiazzar de-
gnamente : i soldati , awezzi ad andai^ sotto
di lui a una sicura vittoria , resbirono quasi
stupidi « Le prime nuove di questa battaglia
sbigottirono Romai^ e raliegrarono Fireuze;
ma intese poi totte le circostauze, si vide che
y*era poco da rallegrarsi, o da rattristarsi .
Aveano i Francesi fatto gran perdite nella bat-
taglia, e non si supplivano con nuovi rinfor-
zi: questi giungevano da ogni parte ai nemi-
ci : oltre gli Spagnoli , i Veneti , i Pontificj see-
se in Lombardia una grossa truppa di Svizze-
ri, che uniti alle trappe venete, e tedesche
formarono un esercito assai potente . La Pa-
lissa, dichiarato dopo la morte di Fois, supre-
mo Generale non avendo ne forze , uh ingegno
da resistere, ando ritirandosi, e svanirono in
un momento tutti i frutti della giornata di
Ravenna; e le conquiste de' Francesi in Italia
furon perdute. Potette allora il Papa recupe-
(58) Nardiy lib. 5. Guicciard. ib.
rr)^|. »TORIA 01 TOSCAJIA.
Jin, rar fiuilmente gU Stati; ma cib non gli basta-
^^^•va. Imptacabile neH'odio, amava troppo la
vendetta, e volea esercitaria contro due ne-
mici^ la Repubblica fiorentiaa, e il Duca di
Ferrara. Capace di piegare la sua alterezza,
quaudo le ragioni politiche )o chiedevano^
avea nelFiiicertezza delle cose sospesa la ^^ua
rabbia contro i Fiorentini , e tolto anche V in-
terdetto, per non li spingere coUa persecu-
zione totalmente in braccio alia Franeia ^ da
6ui , benche non si fossero voluti staceare ,
si mostravano pero assai tepidi in favorir-
la : ma appena gli vide privi dell' appoggio
di questa Potenza , preso it tnono impe-
rioso ^ intimo al loro Amliasciatore a Ro-
ma di riraiiovere dal governo il Gonfalo-
niere Soderini: indi mando a Firenze il Puc-
ci suo Datario, chfe con parole molto altiere
gli consigliava ad abbandonare i Frances! , ed
entrar nella Lega, ch' egli chiamava Santa.
Furono dal Governo date delle generali, ed
indecise risposte: ma dopo grinuttli trattati,
e le minacce, si videro avvicinare i tristi ef-
fetti . II Vicere s' era di gia accordato col Pa-
pa di mutare il governo di Firenze. II Cardi-
nal Gurgense, die invano avea domandato
denaro ai Fiorentini per V Imperatore, s'unl
col Vicere, e in Mantova si fece il trattato,
LIB. V. CAP. IV. 195
tenuto pero segreto a segno ^ che non fvi pe- An/
netrato neppur dall' Ambasciator fiorenti- g •
no (5q) . 11 Vicere era stato anche comprato
dai denari de' Medici . Con questa deliberazio-
ne si mosse da Bologna con un corpo di trup-
pe spagnole verso la Toscana^ e ai confini
s uni seco il Cardinal de' Medici fuggito dalle
mam de'Francesi (60), e dichiarato dal Papa
suo Legato in Toscana . La Repubblica , che si
vide venire addosso questa tempesta , mando
Amhasciatori al Vicere per sapere le sue in^
tenzioni , e tentare accomodamento . Egli di;-
mandava che fosse cacciato il Gonfaloniere ;
rimessa in Firenze la famiglia de' Medici ^ e ri-
stabilita la forma delgoverno, qual'era avau^ ^
ti I'espuisione di quella. II Gonfaloniere, adu-
nato il Consiglio.) ed esposte Je dimande, di^-
chiaro ch' era prontissimo ad abbandonarquel*
la suprema carica per quiete , e salvezza delU
patria ; ma che considerassero bene il peso
dell'altre domande, le quali importavano per^
dita di liberta , e ritorno sotto il dominio del-
(59) // Nardi e^erma ehe un merciajo JiorentmQ
fu il pritno a dame awiso al Gonfaloniere ,
(60) La maniera con cui il Cardinale fuggi dalle
mani de* Francesi ^ U vicende, e i pericoli di questa
fuga sono jninjutamente esposti dal Giovio nella di lui
7fita .
ig6 STORIA DI TOSCANA
An. la famigUa de* Medici . Dopo Iiiiijja deliliera-
tli C. zione fu determinato obe la famiglia de'Me-
1 5 1 2 •
dici potesse ritornare alia patria, ma come
privata^ e niuna altra innovazione si facesse^
mostrando la voglia efBcace di difendersi:
ciocch^ ayrebbero potuto sc e nel Gonfalonie-
re, e ne'suoi amid fosse stato il necessario
vigor di spirito , e la prontezza d' esecuzione :
giacche erano stati adtmati i6 mila fanti , e
3 mila messi in Prato^ verso di oui s'avanza-
vano gia i nemioi. Si trovavano a milftar per
la Repabblioa !ioo uomini d'arme, e 3oo ca-
valleggieri, forza in nnmero, ma non in va-
lorc, superiore assai a qoelta del Vicere, del
qtiale non si accerta il numero, ma non giun*
geva a 10 mila soldati, tutti pero scelti^ e di
queili che s'eran trovati alia battaglia di Ra-
venna (6i). Le disposizioni a difendersi non
erano state mal prese . Per evitar ogni azione
in campo aperto , e per tenere in freno i mal-
contenti della citta, fu pensato di non sco-
starsene^ e si distribuirono le truppe dentro,
e fuori delle mura , alle tre Porte verso delle
qnali poteano avanzarsi i nemict, cioe a Prato,
a Faenza, a S. Gallo. In queste trappe perb non
{6i) Nardil ist, lib. 5. Guicciard. lib. i. Ammir.
fib. ir. Questo riduce F arnmta dal f^icen^ a ^m.fctn-'
ti y e 200 uotnifii t/* arme.
LIB. V CAP. IV. 197
era ordine^necoraggio: mancavano d'ufiziali, Aw.
c di Comandanti capaci . Nei capi del Governo ^* ^
si vedeva un grande abbattimento . Furono
mandati nuovi Ambasciatori al Vicere che a-
reva cominciato a battere la citta di Prato . Le
difficolta , nelte quali si trovava anch'egli ira-
plicato, la mancanza di viveri specialmente lo
induceva facilmente a comporsi a piii eque
condizioni : promise percio che se fosse stato
provvisto delle necessatie vettovaglie, e gli^
fosse pagata una cornpetente somraa^ si sareb-
be partito. Nuovi Ambasciatori doveano es-
ser mandati per convenire suquesti articob\
Ma tutto fu male adoprato e nelFarmi , e nel
consigfio . In uw affare di tanta importan-
za, in cui ogni momento e prezioso; si uso
dal Governo una lentezza fatale . 11 VicerS
Btretto dalla fame , temendb dresser tenuto a
bada dai Fiorentini con questo trattato , si
diede a ten tar d'^occupar Ta cittS di Prato, che
poteva dargli i viveri . Se questa cittii era di-
fesa con qualche valore sarebbe stato il Vice-
re presto obbh'gato a ritirarsi . Ma non si po-
teva osare maggior codardia : la sollecita mos"
sa, e il viaggio per luoghi alpestri non gli
aveva permesso di portar seco che due can-
noni , ed uno di- questi net tirare , presto si
ruppe: tutta via gli venne fatto d^aprir nella
T. F' P. L a6
198 STORIA Irt TOM%NA
Am. niuragliA una buca come una finestra: aotto
di C di quella perb stavalio schierati i soldati fio-
rentini colle piccbe ^ e git arcbibusi pronti a
ferire cbi vi s'afTacciasse o salisse sul muro:
Dondimeno cominciarono a montarvi i ne-
mici , e la morte di due soli Fiorentini soldati
pose in tanto spavento il resto dell' imbelie
milizia , che, presa vijniente la fnga^ fii la citta
colla maggior facilita perduta il A 3o d'ago-
8to . £ qui commcia una scena deile piji lacri-
'mevoU. Si rinnuovo in questa miserabil cittk
la deplorabil tragedia di Brescia : 4 i^ ^ ^^
persone vi furono trucidate (63). Non fu per-
donato ne a sesso<, ne a edi^ u^ a luoghi sacri,
ne a conventi di monache . I cittadini pin ricchi
furon presi, e costretti a redimersi a caroprexio^
e chi non ebbedenari fu straziato coi tormeoti
per obbligarlo a trovarli. Si puo intendere co-
me una truppa, cbe ha trovato gran resisten*
za, che ha veduto morir tanti compagni, ed
anela a vendicai^gli, possa trascorrere in sifTat-
te crudelta; ma che soldati generosi si ponga-
(6%) In Brescia f tanta pik popolata di PratOf i
CQi^taroMo tagiiate apezzi 6 m^persoru, onde, riguar*
do alia popo/azicne, la calamUaJu ma^iore in Prato*
E vero die il Guicciardiniy solito a diminuire il num^
ro nelle battaglie'j nelle stragi ee. dice solamenU 2 au
ma il Nardil it Cambiy rAmndmteo ec. dicano circM
« 5 M.
LIB. V, CAP. IV. 199
no quasi a sangue freddo a tagliare a pezzi dei' .
cittadini, cfaeiion si (^ifcndono, come ayvenne di C^^
a questa infeiice citta , appena si pub concepi- ' ^'^
re (63) , Non era questa pugna , ma macello .
Tutto cib si faceva sotto gli occhi d'un Legato
del Papa da una truppa mandata dallo stesso
per correggere patemamente i Fiorentini (64) •
II Legato yeramente , poste le sentinelle alia
chiesa maggiore , ove si erano riparate molte
donne , porse qualche difesa alia loro onesta:
piccolo nmedio a tanto male . Moltissime altre
in quello ^ e ne' seguenti giorni furon vittime
della licenza militare; n^ vi mancarono esem-
pj degni di Sparta , e di Roma (65), di vergini
(63) Dice il BuonacCn diar. Cosa veramente orrenda
e delle piu crudeli, che da mold tempi in qua sia se«
guita in paese alcuno del mondo , di cui s' abbia noti-
zia. II Guiceiardiniy il Cambi , il Nardi ec, parlano
sui/<9 stesso tuono . %.'**•** • * /t ^
(64) Si rifletteva dc^molti ch* era il Cardinale mro» ^ . '*» r
posto di PratOy e andando la ancor giovinetto y ao an^
ni innanzi, viju ricevuto con gran magnifieenza . Fra
le altre saere pompe un arco trionfale si vedeva alia
Porta fiorentina che rappresentava un sacro mistero ,
nel quale due angeli, doe due fanciulletti cantai^ano
inni in lode del Cardinale : rottosi il canapo che reg^
ge^*a ijanciulletti caddero morti efracassati a terra ,
e il trionfo si conifertl in lutto . Onde si notava che Fin^
gresso in PraXo diquelPuomo o come amico , o come
nemicoj era semprejatale. Nardil ist. lib. 5.
(65) // Nardi racconta varj casi. V infeiice fan«
i
200 STORl/L DI TOSG/kNA.
*"^^ coraggiose , che per sal varsi dalla bnitalita di
di C. quel barbari, si dettero la morte. Alia nuova
' ^ ^ ^ di s\ miserabile evento, si sbigott\ il Sorentiiio
Go verno , e incapace d'azioni risolute , rimase
interdetto , e indeciso . Anche i cittadini bene
intenzionati ^ e ch' erano per lai ^ attorriti dal
caso di Prato, temevano un simile eveato per
la loro cittk • II timore pero era vano ; una cit-
ta cos\ popolata, che non s'era sbigottita da-
vanti airarmata di Carlo VIIL, che dopo al«
cuni anni sostenne coraggiosamente un lungo
assedio contro tutto I'esercito spagnolo , doq
ciulla , piangeado , e piena di dolore era accarezzata , e
consolata dai detti soldati; ma ella raccomandaDdosi, e
dissimulando quanto piii poteva la grandezza del dolo-
re , accostatasi appoco appoco ad un balcone , di subito
con un salto si gett6 a terra da quello, e coU'acerbo
rimedio delta morte provide alia conservaziooe delta
^ sua castit4 . Dovea Fistorico conscFvarne il name. l/n*al*
disonorata e condotta seco da un soldato o ufiMoki
come un servitorcy vesUta da uomoyfino in Lombardicu
una notte uccise il soldato , rubo il bagaglio , preu
uno del migliori cavalUj e torno a Prato , e confesso"
to tutto Camfenuto al merito^ prima di scender da ca*
valloj gli domandh i^ era contento di riprenderlay e
trattarla da buona moglie colla nuova dote che gli
portaua di 5oo fiorini: il marito le rispose allegra*
mente di sl^ e vissero insieme contenti. Nardi lib* 5.
Jl/ratello di questo storico , Potesta a Campij vi/fk
preso, e costretto a ricomprarsi.
LIB. V. GAP. IV. 20 1
poteva temere la piccola truppa del Vicere,"^^
Ma quando entra il timore e lo sconcerto nei di G.
capi, tuttoe perduto. Questo sbigottimento
diede animo ad alcuni sediziosi giovani fioren-
tini , che i vizj ^ il lusso ^ e i debiti rendevano
vogliosi di mutazione di goveriio (66) . Anda-
rono essi in Palazzo coUarmi nascose, ed en*
trati nella stanza del Gonfaloniere ebbero lar^
dire d'intimargli che egli di la si partisse, la-
teiando la carica . Unuomo di qualche energia
avrebbe parlato loro colla dignita del caratte-
re che aveva , sgridandogli , che centre le leg-
(66) Di tentario in questo momento avwano concer-
tato il colpo CO* Medici da qualche tempo . Si dice chs
in Casentino Anton Francesco degli AlBizzi, uno dei
principaliy era statOy col pretesto d'una caccia, a collo*
quia con Giulio de Medici^ allora Priore Gerosolimi^
tanoy il quale s era portato trauestito in quel luoghi
a Bella posta. Una schiera di questi giovani tramava
da gran tempo in Firenze la mutazione. IlNardiy che
gli avea conosciutiy e gli as^ea sentiti vantarsi delFac*
cadutOy narra che Giulio Medici {wea corrispondenza
con loro in una singolar maniera . Una piccola letter
rina era chiusa in un cannello di latta . Un Jidato
contadino se la nascondeva nelle parti piu segrete; in^
di la depositanfa di notte in una buca del muro che cir*
condava il cimitero diS. Maria Novella y dalla parte
della piazza vecchia : ii^i era troifoto da* consapevoli ,
che vi riponevano pure di notte la risposta^ onde il
messaggero ignorava a chi avesse portato la letter ay es*
sendo senza soprascritta , Nardiy ist. lib. 6,
!20a STORIA DI TO SCAN A
-T — gi ardiasero far violenza al som mo Magistrate:
di G. e se inlui, e ne' compagni fosse stato coraggio,
'^'^ non avrebbero ardito qtiei sediziosi di por le
mani addosso al primo Magistrate , giacche e
dalla guardia del Palazzo , dai servi , e dagli
altri membri del Consiglio , piii numerosi di
loro, potevano essere arrestati^otrucidati. La
mancanza d animo in A pericoloso momento
fa la ruina del Gonfaloniere, del Governo, e
della liberta . Atterrite il Soderini, domandan-
do timorosamente che gli fosse salvata la vita,
fu tratto di Palazzo , e condotto a Casa Yetto-
ri. Intanto videro qaei violatoridelleleggi che
conveniva ricoprire la violenza con qualche
vernice legale, e che per procedere con qual-
che regola faceva d*uopo che il Magistrato, a
cui cio apparteneva, cassasseilGonfaloniere.
Fattane istanza dai sediziosi , tanta era la sti-
ma di quell*uomo , che po&ta la proposizione
a parti ta, non fa mai vinta . Aveva fatto lo
sbaglio di porsi nelle mani de*saoi nemici,
giacche il Vettori era uno de'principali insie-
me CO i Rucellai, Albizzi, ed altri. Questi al*
lora si protestarono, che se la proposizione
non si vinceva , la vita del Gonfaloniere era in
pericolo. Lo credette Timbecille Magistrato,
onde per salvargli la vita , fu finalmente , e
forzatamente cassato, con rammaricodi tutti i
LIB* V. CAP. IV. 203
bnoni . E vcramente, riandando il suo gover-"XNr
no, chera dura to circa a lo anni, non vi si d> C.
trova ne una violetiza, ne una irregolarita : *
pare anzi che o per ]b moderazione , e giusti-
zia del Gonfaloniere , o perch^ quella Costitu-
zione fosse giunta a on certo punto di peife^
zione, non vi sia stata mai in Firenze piii li-*
berta civile con tranqiuliitii maggiore. Piii di
aooo ^rono qualcbe volta i membri del mag^
gior Consiglio : tuttavia j s\ bene erano equili-"
brati i poteri d^li altri Magistiati , che il Go^
vercio DoH poteva essere odioso che ai citta-
dioi ^ che amavano d' esser piti potenti detk
leggi * 11 Soderini macchib il suo bel governo
coil^ imbecillila , e codardia neila fine , igno«
rando che un uomo , ch' h alia testa d'una Re^
pubblica, deve esser pronto ogni istante a espof
la vita per la difesa delle leggi . Pu certamente
uomo di probitii e virth, amai^te della patria,
e della liberd^^ rigido osservatore della giusti^
zia : ma tutte le sue belle qualita erano tinte
di debolezza (68). Escito di notte dalla cittli
(68) Nardil ist, lib. 5. Cuicc, lib, ii. Cambi , Am*
mir, lib. ^S. II Segtetario Jtorentino 6b be il piii gran
disprexzo di ques£ uomo,S6n Mti i suoi versit
La notte, che mori Pier Soderiai)
L* anima andd dell' Inferno alia bocca :
Ma Pluto le grid6: anima sciocca,
Cbe lnfern<> P Va' nel Lifobo tW bambiDi .
ao4 STORIA. DI TOSCANA
An. n^i ji 3o di agosto , giuose a Siena con inten-
X 5 [ li zione di portarsi a Roma presso il Cardinale
suo fratello , da cui ricerco che gl' impetrasse
dal Papa passaporto,e sicurezza: glie lo conces-
se volentieri il Papa^ ma il Cardinale nelFin-
yiarglielo per un suo fidato servitore , Antonio
di Segna, glifece segretamente sapereche non
si fidasse. Percio ii Soderini, fingendo di vo*
ler visitare la Madonna di Loreto , scrisse
ostensibili lettere al fratello , che ritarderebbe
la sua venuta: passo ad Ancona^ ove s'imbarco
soUecitamente per Ragusi ^ paese a lui affeuo-
nato per lamemoria della giustizia esercitata ai
mercanti sotto il suo governo . LHrritato Pon-
tefice , vedendosi deluso ^ fece porre in prigio-
ne il fedele Antonio da Segna ^ e tormentare
crudelmente a segno , che poi liberato , presto
se ne mor\ : e il Soderini non credendosi ben
sicuro in Ragusi daunuomo si violento, si ri^
tiro a GastelnuoYO , luogo soggetto al Tur-
CO (69).
Dopo la partenza del Gonfaloniere si fecero
le convenzioni tra il Vicerfe e la Repubblica :
queste furono , che ritornerebbero i Medici in
citta, ma come privati; I'obbligo d*entrar
nella Lega; e il pagamento di i4o mila duca-
(69) Nardil ist. lib. 5. Guicciard. lib. 11.
LIB. V. CAP. IV. 207
ti, 4^ ™i1a all'Imperatore, 80 mila aireserci-"^]^
to ) 20 mila al Vioere . Scelti poi 20 cittadini di G.
pep fap le necessapie riforme, la piu impop- '
tante fu che il Gonfaloniere solo pep un an^
fio si cpeasse , e qiiesto fu Gio. Battista Ridol-*
fi . Intanto il Capdinale col Vicere , e molti u-
fiziali,esoldati entpapono in Fipenze con Giu-
liano fpatello del Capdinale , e Lopeuzo nipote
di essi, figlio di Piepo , e d'eta di 28 anni . Mo^
stpapono sul ppinoipio tutta la ppivata mode-
stia; e ppesentatisi ai Signori, quasi in apia
supplice , chiesepo che fosse lopo pepdonato ^
e fatto il paptito pep essep legalmente pimessi
nella patpia . Ma dupo ben poco questa mode*
pazione ; giacche pesate meglio le cipcostanze
s' avvidepo i Medici , che paptita col Vicepfe la
fopza apmata , resterebbepo vepamente prira-
ti, ed essi ambivano airantica autopita : onde,
conceptati i mezzi , ed essendo il PalazzdP pipie-
no di persone dipendenti da essi , e il mede*
simo Vicep^, che con ambigue papole doman*
dava che fosse la Gasa Medici assicupata nella
patpia ; s' alzb Giuliano ^ e fece la ppoposizio-
ne, che si chiamasse il popolo a paplamen*
to, ciocche era stato dal passato Govepno sot*
to pigopose pene vi^tato , giacch^ questo si-
gnificava mutazione di govepno. Approvan-
dolo tutti gli amatori di novita , e non o^an^*
r. r. p. I. 17
208 STORIA DI TOSCkVk
*]^ do i timidi, o prudenti di contradirio, si vide
di C. subito che si doveva tornare al metodo aoti-
' ^ CO , a segno che nello scender le scale del IV
lazzo, alcuni di quelli^ che senza principj
non amano le novita che per interesse , e che
s'erano distinti neirespulsione de* Medici, ac-
costati coi piu vili atti a Giuliano , lo prega-
rono a fargli includere nella lialfa . Fu ada-
nato il popolo suUa piazza , e coUe consuete
sceniche formalita , data balia ai Signori , in-
sieme con 4B cittadini di piu, per cui tutto
il potere supremo^ che pao risiedere nel po-
polo, in quel Consiglio si trasferisse, onde
potesse abrogare le passate leggi, e fame del-
le nuove . Ebbe inoltre Y importante facolta di
riconfermarsi per Tanno futuro. Le persone
scelte erano tutte amiche, e dipendenti dai
Medici: queste divenivano Tarbitredel gover-
no; e si torno cos\ all'antieo sistema, che da
Gosimo era durato fino alia cacpiata di Pie-
ro (70). Cosk fu di nuovo oppressa la liberdi
fiorentiua per dappocaggine del Governo;
giacch^ se , quando vide Tarmi spagnole dive*
nir le dominant! in Italia , avesse cercato di
guadagnar subito Y amicizia del Re di Spagna ,
(70) Bonnaccor. diar. Guicciard. istor, lit. 11. If^^
di, la, 5, Ammir, lib. si8. 29.
Lit. V. CAP. IV^ 309
o dell' Imperatore , che per denari offerse lo- j^^^
TO la protezione , si sarebbe salvata la liber- di C.
ta anche con minore spesa, che non gli co-
sto la perdita: anzi , anche nelF indolenza il Re
di Spagna, che non amava molto la restitu-
zione in Firenze de' Medici , temendo che per
I'influenza del Cardinale non si volgessero
troppo al Papa, di cui avea conosciuto e la
feroce indole, e i pericolosi disegni, aveaul-
timamente ordinate al Yicere di non alterare
il govemo di Firenze • Troppo tardi gli giunse
quest' ordine , per modo che o con maggior
diligenza presso quel Re, o attivita in prov-
vedersi di capaci difensori, o vigore nei go-
Temanti , i Fiorentini erano salvi (71).
(71) Guicciard. lib. ii.
/
DOCUMENTO I.
COPIA DI LETTERA
D I
GUIDUBALDO DA MONTEFELTRO
DUCA D'URBINO
AL CARDINALE
DI S. PIERO IN VINCULA
CHE FU POI GIULIO U.
lfSLl4A QUALE 81 DA* GONTO DELLA SUA FUGA DALLO STATO
INYASO PER TRADIMENTO DAL DUCA YALERTINO .
Monsignore mio Reverendiss.
^an cerio a quest* ora la 5. F. ave^a inteso el tra-
dimento estremo , fattomi dal Papa e Duca Fa-
lentinOf e avera preso ammirazione non ne es-
sere staia certificata da me; del che supplico
quella me perdoniy atteso che io ho avuta tan-
tafatica campare questa povera persona y che ad
akro non ho potato pensare , la quale put pre-
sto per mimcolo di Dio , che per alcana ragio-
ne e ridotta qui . Mia per jiarrargU il tatto sap-
pia quella y che dipoi la ritomata di Nicoloso
Doria , essendosi scoperte le cose d!Arezzo contra
Fiorentiniy non me possendo persuadere tania
ribalderia , non avendo mai fatto ne pensato
cosa , se non da piacere e utile del Papa e del
Duca yialentinOj me ne stava riposatOy paren-
r. V. p. L a
II DOCURflTICTO I.
domi le cose di Toscanay e di Camerino essere
due grandi imprese , e con qiialche giustiftcazio-
ne ; oltreche dal Papa^ Cardinal diModena, Troc-
ci^ Messer Adriano y Sig, Paolo Orsino, Duca Va-
lentino ogni di il mio uomo in Roma era piu ac-
carezzato J e assicurato; ed in specie il Cardinal
di Modena per il mezzo di un frate OsservcuUe
mio amicissimo, e di grande autorita mifece spon-
ie intendere , che sopra la testa sua, io stessi sicu-
ro che lui sapeva tutta la mente del Papa, e che
avcK^a vis to tutto quello si era maiscritto e in Fran-
cia , e in Gemiania , e in Venezia , e che mai di
me si erafatta alcana menzione se non in bena.
Sicche standomi quieto, e deliberando eseguire U
pare re della S, V, , come gid io avevo fatto inten-
dere a quellay con desiderio grandissimo che quel-
la mandassiper Io Illustriss, Sig. Prefetto ,Jui awi-
sato della partita del Duca da Roma con tutta la
gente^ etin quello istantefui ricercato daVitellozWy
il quale essendo entrato in Arezzo con li suoi , e
non avendo la cittadelUiy stava dubbioso; di mitte
Janti: al quale io risposi, che per Ic^ Santitd di
nostro Signore , e del Duca , e sua , era per fare
ogni cosa; ma che cons\derasse cheessendo iFiO'
rentini in protezione di Francia , ed io non aven-
do nessuna particolare inimicizia con Fiorentiniy
per mia escusazione mefacesse scfivere dal Papa
un Breve y ed io come Ficario di Nostro Signore Io
faria . Di che si disdegno fortemente^ e disse che
nol posseva fare y e che faria senza me. Dipoiar-
riw il Vescovo di Elna a Perosa , Commissario ge^
nerale di Nostro Signore aW impresa di Camerino
il quale mi mandb due SpagnuoUy uomini da be-
ne y con un Breve di nostro Signore tanto amore*
nOCUMEWTO I. Ill
yok del mondo , con dire che avendomi sempre
conosciuto divotissimo della Sede Apostolica , e
delta Santitd Sua , mi pregaya volessi concorrere
a tutte r imprese del Duca, e facessi secondo U
pre/ato Fescovo mi ficercheria ; al che risposi su-
bitOy era per f cure quanta voleva la Santitd Sua .
Li Spa^huolipoi a bocca mi dissero^ che bisogna-
va r artiglieria facesse la via di ytgobbio^ Cagli ^
la SerrUy e Sassqferrato , e che facessi conciare le
strode , e comandare bovi^ e dare il passo per mil-
lecinquecento fanti y e vittuarie^ e cost subito ri-
mandai con loro dal Vescovo Messer Dolce afarli
intendere che tuttosifaria di honissima voglia; e
comandai al Commissario di Cagliy e Locotenente
di Agobbio che facessero tutto . Dipoi scrissi pure
a M. Dolce, che essentia H a Perosa si facesse in-
contra al Ducafina a Spoleti, e li visitasse la Sua
Eccellenza : ed offerisse a quella agni nostra fa-
coltd ; dal quale Ducafu vista tanto gratamente ,
€ con tante dimostraziani , chepiii nan sipotria , e
ringraziatane infinitamente : e confeci can lui*che
deliberava nan avere ultra fratello in Italia , che
me; ed in ultima loco mi pregb strettissimamen-
te , che ia dessi miUe fantl a Fitellozzo . Tomato
M. Dolce y e refertomi il tutto, il rimandai subito
dal Duca, efeceli intendere che etiam per prima
per Breve del Nostra Signore, e per lettere della
Fee. Sua io averia fatta, parendomi esserne
^carcato col Be di Francia ; ma poiche Bres^e nan
si passeva avere a tempo , per salvare il tutto ,
che 7 facessi che Fitellozzo mandassi una delli
suai nelStato mia a fate dettifantiy e io spende-
ria del mia mille ducati, e fafia 5oo fantiy pa-
rendomi bastare, perche dipoi venne nova Pitel-
IV DOCUMCIfTO 1.
lozzo aves^a avuta la Cittadella , e pew non gli
hisognava piii dubitare; e misi in ordine un bello
corsiere con sopravveste di broccato per mandarlo
il di seguenCe a donare . Partita M. Dolce k
mattina , il Duca subito da Spoleto, cavalcato vo-
lando verso Costacciaro , mando due mila fanKx
innanzi che dovessero essere lifanti deW artigtie-
ria^ li quali accett€Ui dalli uomini mieiy che cost
avevaho in commissione , senza piu induguire si
spinsano verso Cagli, e il Duca dipoi loro volan-
do al medesimo cammino in modo M. Dolce
trovo la persona del Duca infra Cagli e Cantta*
no . In quel medesimo istare Jul awisato da Fas-
sombrone che li duemila /anti, quali il Duca di
Romagna li avevafatti^ piii giomi erano in Roma-
gna per t impresa di Camerino , mille ne erano
andati intra tisola di Fano , Sortolongo y e Btfor-
zato y che sono li passi intra il Stato mio y e quel-
lo del Sig, Prefetto , e oltra detti mille fand era
comandato un uomo per casa in quelle diFano^
e il Conte di Montevecchio e di S. Lorenzo , che
pure erano a quelli conjini^ erano piii di sono
soldati del Duca . Intendendo io per sp€izio di un
ora tutte queste nove tanto diverse alia mia e^t-
tazioncy che tutte le intesi alle a4 orcy essendoa
cenare fiiori della terra , come quello era sicuns-
simOy me ne tomai subito ad Urbino , e giunto
arrivb un mandato della Comunita di S, Marino
a Jar mi intenderCy che tutto il resto dellifanti di
Homagna, che etuno mille con comandati assai,
erano a Ferrucchio e S. jircangelo , e che dubi-
tavano grandemente delle cose loro . Poco d^
scrivendomi il Commissario di Cagli il Duca ve-
nire come inimico y e la mattina seguente volere
DOCUMENTO I. V
essere ad Urbino^ essendo la terra in tutto dis'
provvista e deholissima di muriy deUberai insieme
con il Sig, PrefettOy e tre delli miei y con alcuni
balestrieri a cuvallo andare a S. Leo, loco mio di
Monfefeltro fortissimo , nel quale non se li pud
andare se non per due passi. E cosl partito a
quattro orcy e lasciato ordine alii miei chef aces-
sero per modo , che la terra non patisse male nes-
sunoy mi misi in camminOy ed essendo alT alba
del dl arrivato a un mio Castello distante quattro
migliada S. Leo y intesi lifanti di Ferrucchio e
Santo Arcangelo non essere andati a S, Marino,
ma averpresi li passi di S, Leo , e gente assai co-
mandata del Contado di Rimini e Cesena oyer
circondato tutto il loco . Inteso questo , e mandato
uno a certificarmi del tutto , presi la via verso un
locq mio del MontefeltrOy chiamato S. Agata,
assai buon locOy ma debilcy il quale confina con
Fiorentini e col Duca; e II at^uanto riposatiy per-
che li cayalli erano morti y Ucenziati prima li ba-
lestrieri y vestito da villano io con tre a cayaUo
sopra le cai^alle , e il Prefetto con due delli suoi,
deliberai ci dividessimo Funo daWalfro; ed av-
viato il Signor Pnefetto verso Falla di Bagno per
la via piu sicurUy me ne awiai tra la montagna
verso Fiorentiniy eli cdstellidel FescosHito diSar-
sina y lochi del Duca di Romagna . Quando fui
discosto circa miglia \[\ da S, Agata y e miglia 8
dalie confine y a un fiume chiamato U Borelloy
kiogo di Cesena y fui assaltato dalli villani y e
gridando came camey ammazzuy cominciarono
a perseguitarci y e presero un servitore delli mieiy
ed una guida discosto da me una balestrata y il
quale aveva la mia bolgetta . ISoi altri fuggendo
VI DOCUMENTO I.
tuttavia y con grandissimafatica arrivassimo a Ca-
stelnuovo , luogo della Illustriss. Signoria , piccolo
assai, e circondato intomo dallo stato di Boma-
gna; e ti arrivato circa le a4 ^^ mezzo mortOy
feci suhito scrivere alii magnifici Bettori di Ba-
yenna il caso come stava'y mi posm la notte; il
giomo seguente a mezzo di venne uno mandato
dalli Rettori di Ravenna , la quale e discosta dal
detto loco migliapiii di i%^fajcendomi intendere
non dovessi dimorare li per niente [credo certo a
buon fine) parendoli il luogo debUey e rwllefoT-
ze de* nemici . Udito questo , pregato mi lasciasse
stare fino alia notte y mi tras^estii in altro modo,
con animo la notte andare manifestamente aUa
morte . Essendo ai ore, agendo li Rettori di Ra-
venna rimandatoun altro pur per licenziarmiyfu
preso a Meldola luogo del Valentino y ed esami-
natolo che andavafacendo y inteso il tuttOySubito
queW update face comandare gente alii passi,
e massime verso GaleatUy paese de' Fiorentiniy e
per la via diritta di Ravenna . // che avendo noi
inteso per via di una donna , che per esser vidua
Meldola un miglio a Castelnuovo y subito delibe-
rainon aspettarpiit la notte y e montato a cavallo
io con due delli mieiy e Fuomo deUi Rettori di
Ravenna contre delli suoiy e due guide y pensas-
simo ingannare li nemici y e non andare alia via
diritta di Ravenna y ne di GaleatUy ma andare
verso Cesena e Bertinoro , che e il core dello Sta-
to del DucUy ed era tornare proprio neUe hro
forze; e cosi passando tra Bertinoro e Cesena y e
traversata la via maestra tra Forlimpopolo e Ce-
sena y vicino a Cesena un miglio in circa , ce ne
avviassimo per certe traverse verso Ravenna senza
DOCUMEJTTO I. TIf
impedimento y che veramente e stata cosa stupen-
fla, Non piii presto yfatto notie , sentissimOy noH
essendo anco $u quello di Ravenna ^ ma traver^
sando quella campagna , Cesena^ Fcrlimpopolo ^
BertinorOy cominciarono a trarre artiglieria, so-
nare campane aW armcy efare cenni difuoco^
e tutti corsero dove poco ami eramo passati . JSoi
tutta la notte cavalca^i ariva^imo a Ravenna al
levar del Sole , dove semo stati ben visti da quelli
Magnifici Rettori^ e cost dapoi per il paese di
Ferrara , ejersera qui da questo lUustriss. Stgnore
tanto amorevole , che piii non si potria desidera-
re . Vostra Signoria Reverendissima intenda il tut-
to 9 e perdonimi se son stato lungo . Supplico quel-
la voglia fare intendere al Cristianissimo Re tutto
questo fattOf e sappia questa esser la pura veritd^
e a starne a paragone con tutto il Mondo . Eper-
che intendo il Duca comincia a dire io essere
stato cacciato daUi popoli , sappia quella j che
tutti quelli potero sapere la partita mia nonfecero
se non piangere . Raccomandomi alia Signoria
Vostra Reverendissima , e foUi intendere non ho
al mondo altro desiderio , che stare al paragone
di questa cosa innanzi alia Maestd del Re , del
quale sono stato sempre come sa Fostra Signoria
buon servitore , e sard sempre . // Signor Prefetto
spero in Dio sard salvo , e per rispetto della via
pill sicura^ e per non avere inteso male nissuno
di lui . Sappia quella ancora , che il Duca poi
arrivato a Urbino scrisse a Messer Giovanni Ben-
tivogli mi dovesse ritenercy e darmeli nelle mani;
€ verso la marina di Sinigallia ^ FanOy PesarOy e
Rimini similmente erafattaprowisione di avermi
VIU DOGUMEIfTO I.
nelle mani. Quetla sappia ancora io non aver
S€ihatOj scJi^o ia persona , un giuppone, e una ca-
micia .
MarUova %iJunu i5o2.
Di Nostra Signoria Reverendissima
Affezionatissimo Servitore
G. Dux Urbini .
LIRRO QUINTQ
SOMMARia
CiEPiTOLO I. Stato feliee d' Italia^ .... Pag. r
IxidaYico il Moro vi chhiiia i Fran^esi). . . 4
I Consig^lieri di Carlo VIII. vi si oppongono . 5
Due giovani Medicr e ii Gkrdinat (fella Rovere ^e
l6 d^termifiafio it-
Carattere del Cardinale i3.
Nuovi Oratori francesi in* Italia 7
Risposta delle Tarie Potenze 8
Piero de' Medici fa negafe dai Fiorentini il passo
dimandato da Carlo it*
Oratori fiorentini scacciatt di Francia ... 9
Frode di Piero de* Medict contro Lodovico . ib.
I\ Re di Napoli fa mover la flotta verso Genova j
Me costretta a ritirarsi ...".. 10
Le truppe fiorendne s* uniscono alle napoletane 1 1
Kiodovieo le eostringe ad arrestarsi in Romft-
gna I a
Mossa di Carlo . Ini^rma di vajolo ad Asti . ii.
« BisanatO) gtunge a Pavia i4
Ai loggia nel castello. Abboccamento col giovine
Diica df Milano, che Vera rinchiuso . . 1 5
Mone del Duca. Lodovico Sf fa proclamare suo
Miccessore. . ib.
L'eserciio francese gihnge in Tbscana. 16
Tarbameneo di Flrehze" . ib*
Piero de'ttedici ai reca presso Carlo . • . ib.
< AcoogUenui che ne riceve 17
Gil cede le^forteize ib.
fiftipaurieo- dal tnmalto d^' popolo, fugge a Bolo-
• gna-. ao
E dichiarato ribelle insieme co' fratelU . . • i£.
r. F. P. I. h
( 9 INDICE
Fredda accoglieDta ricefiHa dal D e uii f u glio . ii
Si recr a Vencmia /&
Carlo giunge a Lucca. Ambasciata de* Fior entmi. / ^.
Viene in Pisa: il popolo si soUeva, e dimsBda la
fiberti aa
Coadotta aDimosa dell' Qrlandi ik
Pisa e dichiarata libera a3
II Re Carlo entra in Fiienze da eonquislatore. a4
Trattati d* acoordo oolla Repubblica • . • a5
Risposta del Capponi alle condiaioni del Be • A.
Esame di essa . • . • a6
n Re s'accorda coTiorendni^ e pane .... a8
Giunge in Siena 3i
II Duca di Calabria si rilira dalla Romagoa * H.
Spavento e incertezza del Papa 3a
Si ridra in Castel S. Angelo 33
Si accorda con Carlo, giientralo in Roma • «(•
Condizioni H*
U Cardinal Valentino, dato a Carlo in ostaggio, si
salva eoUa fuga 34
Alfonso renunzia il R«gno al Duca di Calabria. Si
ritirain Sicilia 35
Carlo conqubta il Regno, ed eatra in Napoli 36
Capitolo II. Varie opinioni sul governo da subilirsi in
Firenze 38
Fra Girolamo Savonarola 4o
Sua fiuna nella predicazione 4'
Sua influenza nella scelta del governo. . » 4^
Forma di esso 43
Vastissima sala fiibbricata pel gran Consiglio • 44
Sorpresa delle Potenze italiane per la fdidta delle
armi francesi , . • » . 4^
Cambiamento di condotta in Lodoyioo il Moro. 4^
Lega delle Potenze ifaliane oootroGarloVIIL H.
Leggerezza di Carlo . ^ 47
Si ris^ivj a pirtire da Napoli • iS.
I N D I G E 3
Jl Papa iugge ad Onrieto ........ 4^
I Fiorentini chiedono la restituzione di Pisa . 49
Aceuse de' Pisani contro i FiorendQi . . . ib.
II Savonarola Ambasciatore a Carlo. • • • 5i
Supplicfae de' Pisani ib.
Inceitezza del Re it,
Giomata del Taro • . 5a
Trattati che precederono la battaglia ... 53
Vittorie de'Francesi 56
Loro perdite in altre parti d' Italia . , . . it.
Gli Aragonesi , coll' ajuto di Consalvo , ricuperan^
il regno di Napoli ib.
Carlo giunto ad Asti , ordina che Pisa e Livorno
siano restituite ai Fiorentini 58
Liyomo ^ reso .....•.'.*.. iift.
La £ortezza di Pisa i ceduta dal Comandante firan-
cese per prezio ai cittadini 59
I Fiorentini si armano contro Pisa .... 60
Ajuti che ricevono i Pisani 61
Piccoli fatti d' arme 6%
Morte di Pier Capponi 63
Suo elogio ib.
JJ Imperatore si move in ajuto de' Pisani • . 64
Si reca sotto Livorno , ov' e respinto . • • ib.
Garestia in Firenze ^ ... 65
1 Francesi soccorrono Livorno 66
Gl'Imperiali si ritiran6 ib.
Piero de' Medici tenta di entrare in Firenze . 68
Fazioni di quella Repubblica . . . ^ . . ib.
Pietro k obbligato a ritirarsi ..*.... 70
Trionfo della setta del Savonarola . . • • ib.
Partigiani de' Medici condannati a morte. • 7a
Si accrescono i nemici al Savonarola • • • 73i
Doglianze del Papa contro di lui . . . . 74
Si astiene dalla predicazione 75
Eocessi di fanatismo nei Fiprentini .... 76
r
I Fiorentini assoldano Paolo ViteUi, per I'assedio
di Pisa,
I Veiieziani conducoDo il Duca d'Urbino ,
Capitani per soccoirer PUa . • • •
L' Alviano col Duca penetra nel Casentino
II Vitelli marcia da Pisa per respingerlo •
Dk salvocondotto al Duca per ritirarsi. .
Valore di Don Basilio Nardi Gamaldolese.
Accordo de* Fiorentini co'Veneziani . •
I Pisani determinano di difendersi « « .
n Vitelli torna a Pisa, e la batte • . .
Nob sa profittare deiia prima vittoria . .
4 I N B 1 C -E
H Savonarola torna a predicare • • • •
£ scomunicato dal Pontefice
•Gli si oppone apectamente
* Nemici cbe insorgono comro di lui • .
In specie fra i Francescaniegli Agostuiiani
Imprudenea d' un suo discepolo . . • .
Disfida fra gli Ordini rivali per la (uruova del
CO . • .
II Governo vi prende parte . .
Descrizione di questa ceremonia
Dispute nate iu ^ uest'occasione •
Tumulto dc^l popolo . ^ . .
II convento di S. Marco e investito, fra Girolaino
e i discepoli arrestati
I Conmiissarj del Papa assistono al loro prooeuo
Son con'dannati a morte
Subiscono con fermezza la pena . . • •
Riflessioni dell' Autore
Garattere dell' eloquenza del Savonarola .
Morte di Garlo VIIL
Capitolo UL II partito del Savonarola prosegae
minare . . . ^ « . .
Luigi XXL succede a Garlo YIIL . « .
Sue pretensioni sul Milanese
80
ik
81
81
85
fuo-
84
85
86
87
89
ib.
9»
9'
93
94
95
a do-
97
98
99
a.
altii
100
lOI
a.
103
a.
io3
io5
a.
106
IWDICE 5
Ardore de'Pisaoi B^la difesa 107
Malattie nell' esercho fiorendno . ..../&.
II Vitdii e costretto a levar V asaedio • . . i6.
E arreatato. CondoUo a Firenze, gii i mozzo il
capo. 109
Vitellozzo auo fratelio si salTa ii.
Stato d* Italia no
Driui del Re di Francia aul Ducato di Milano. ib.
II Papa lo favorisce 112
I Frances! scendono nel Milanese . . . .116
I Yeneziani si uniscono ai Francesi. . . • ib.
Jjodovico il Moro fugge in Gerinania . . . ib,
Luigi XU. giunge a Milano 117
Fa lega co*Fiorentini . . 118
Lodovico e richiaroato segretamente ne' 8u
sodiArno i56
Declinazione delle armi francesi in Italia * . iSy
Rotta deir Alviano sotto Pisa 1 5S
Pace tra i Francesi e gli Spagnoli • ... 160
n regno di Napoli i ceduto a Ferdinando d'An-
j^na, che vi si reca 161
INDICfi 7
SoUerazioDe de'Genovesi 162
II Re di Fraocia li coslringe a tornare alia sua de*
Tozione i63
Due fratelli d' Alfonso dVEste congiurano contro
di lui a.
n Re Ferdinando toma da Napoli in oompagnia
di GonsalTo 164
Si abbocca col Re di Franda. • . • i • 1^.
Disgrazia di CoDsalyo ••...••• /^.
Sue quality i65
I Fiorentini conyertono in blocco Tassedio di
Pisa 166
Resa di questa citti 168
Moderatissinie condizioni della resa . . .169
Lega di Cambray i^i
Perdite de'Yeneziani 17a
Diseordia fra i membri della Lega . . . .17^
I Veneauani placano Giulio II id.
Giulio si stacca dalla Lega, e marcia contro il Du-
ca di Ferrara. • . . "^ H^
Sdegno del Papa contro il Gonfaloniere Sode*
rini . 174
Conciliabolo di Pisa 176
Aborrimento de'Pisani per questa adunanza. 177
n Papa pone sotto Tinterdetto i Fiorentini . 178
)1 Cardinal de' Medici k creato Legato iaRoma-
gna ............. 179
H Conciliabolo si trasferisce a Milano . • .180
I Fiorentini si accordano col Papa • . . .181
Disgrazie cagionate all' Italia dalle truppe stra-
niere 18J
II Papa perde Bologna H.
Si crede morto da tutta Rom^ i85
Lega contro i Franceri 186
Valore e prodezze di Gastone di Fois . . . it.
Libera Bologna minacciata dal Papa . . . ^7
«
8 rNDICE
Brescit gli si ribeUa; ed i baoiianimmite sac-
cheggiact / . . . . i».
Celebre battaglia di Raveiina 189
Parte che vi prese Alfonso d'Este • • . • ii.
Morte di Gastone di Foia • • 192
Prigionia del Cardinal de' Medici . . . . ii.
Picciole conseguenze ili questa battaglia • . 193
Acoordo coi GoUegati per rimettere i Medici in Fi-
renae • 194
Mossa del Vicere da Bologna ipS
Trattative del Go^erno di Firense col Viceri. 196
Assalto e presa di Prato »...••• 198
Sacco e strage raiserahile de' cittadini . • •199
II Gonlaloaiere Sodemii i tratio aforza di Pa-
lazzo * 201
Puaillanimit^ del Gonfaloniere • it.
Fugge a Bagusi ao4
Convenzioni fra la Repubblica e il Vioere. . ii»
' I Medici ritomano in Firenze con maggiore au-
toriUi 307
Lbttbra di Guidtibaldo da Momefdtro Dnca d' Urbi-
no al Cardinale di S. Pietro in Vinoula, che fu
poi Giulio II..«. 1
PINS DEL TOMO QUmTO R. i.
f '