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L'esercito francese pasaa rAppennino^per la Lunigiana. Piero de' Medici si reca presso Carlo . Cessione delle fortezze dei Fio* rentini • Indignazione della Repubblica. Seconda cac* ciata de'Medici da Firenze • Carlo giunge a Lucca , ove riceve una nuova Ambasciata dei Fiorentioi. Viene a Ptaa, e la pone in liberli. Entra in Firenze. Trat- taai d'accordo cb*Fiorentini. Riftposta di Pier Cap- poni aUe dure condizioni del Re. Accordo fatto coi Fiorentini, e partenza di Carlo. Per Siena s'incam- mina alia volta di Roma . Spavento del Papa , e degli Aragonesi. Carlo entra in Roma , e aa accordm col Pa* pa . Conquiata il regno di Napoli • JLlopo la decadenza e ruina dell'Inipero Ro- Air- mano in Occidente, non era stata mai 1' Italia A^^ ^ STORTA DI TOSCA.NA ""5^ SI florida, e si felice. Si trovava divisa in ric- diCche e potenti Repubbliche, o in Principati **^ non soggetti a dominj forestieri. Quesla divi- sione la rendeva h vero meno atta a resistere alle invasioni, mane aumentava Findustria^ e la ricchezza . Veijezia , Genova , Firenze era- no le pill ricche oitta d' Europa . II commer- cio si faceva per la maggior parte dagl'Italia- ni; e quantunque fino dall'anno 1492 fosse stata da Colombo scoperta Y America , le sue produzioni non circolavano copiosamente in Europa. Non era passato ancora il Capo di Buona Speranza : percio il commercio deiriii- die Orientalij e del Levante, commercio il pill importante ^ si faceva dai Veneziani , dai Geuovesi , dai Fiorentini , onde una gran par- te delle ricchezze , che ai di nostri s ammas- ' sano in Inghilterra , in Olanda , in Portogal- lo ec. s' accumulavano in Italia. La magnifi- cenza ed il lusso , figli delle ricchezze, vi sfog- giavano . Le Belle Arti erano gia rinate , e Fi- renze, Bologna , Venezia ^ e Roma mostravano degli emoli d' Apelle , e di Prassitele. Le Scien- ze, e le Lettere, che sogliono per lo piii ac- compagnare la prosperita, fiorivano in Italia sopra ogn' altro paese . Firenze n&^ la sede . Tutti i piccoli Principi d' Italia si facevano una nobile gara d'accogliere cortesemente , e proteggere gli uomini di lettere. Le Muse LIB. V. CAP. I. 3 molto spesso fti trovavano alle loro Corti : e"^ lo spirito , e 1' enidizipne occupavano sovente
  • so ^ la sua Casa , e quelia de' suoi parenti ^ gli Ara- gonesi . I Re di Francia , di Spagna , e V Impe- ratori Austriaci, impossessandosi a vicenda di quei ricchi paesi , vollero tenerli come con- quista : furono esposti a passare ogni momcn- to da uno all' altro ^ e percio Y Italia esposta anch'essa a tutti i mali delta guerra. II pos- sesso del regno di Napoli non ha mai arric- chito alcuna di quelle Potenze : la spesa della conquista , e del mantenimento ha sempre su- perato la rendita; e tuttavia ha fatto taiiti infelici , e versato tanto sangue . Egli e certo che senza i consigliyC gliajuti di Lodovico, il Re Carlo non si sarebbe posto a s\ perico* J LIB. V. CAP. I. Idsa intrapresa. I piii ssiggi de'suoi consi- At*. glieri vi s'opposero (2); ma il fervor gioveni- ^^^• 16) Tavidita della gloria, e delle conqui^te fe- cero ascoltare i meno sperimentati . I maneg- gi, e i consigli di Piero de' Medici e del Papa^ dtvenuto amico di Napoli, per distoglierlo dal-* r impre^ furono elusi , e le difficoltli ^ che o<- gnor crescevano , superate da due nemici del Papa , e di Piero, cioe dal Cardinal di S. Pierp in Vincola , che per le persecuzioni del Papa era scappato in Francia, e da due giovani Medici parenti di Piero . II primo , che fu ])oi Giulio II. pernicioso all' Italia da Cardin^le, egualmente che da Papa , vedendo per le dif- ficolta che ognor crescevano , e specialmente per la mancanza del denaro disdetta Fiinpre* sa ^ portatosi a troyare il Re Carlo , con quel- la impetuosa eloquenza che possedeva , ve lo spinse di nuovo, mostrandogli e la perdlta (a) y^evarietafrasiHScrinori. Il Guicdardini Jr' di questa opinio ae ; il Giovio, e il Corio dicono che Fimpresafu accettata dai Baroni Francesi senza con* tradizioni. Com^enii^a ascoltare , e citare le Memorie del celebre Comines seguace di Carlo in qitesta spedi^ zione: L' entrepriie semblatt a toutes le gens sages dan- gereuse, ei il n'eot que Ini qui la trouva bonne, et nn appelM Ecienne de Vers etc la dite entra** prise , dont pea de gens la loooient , rar toutes les cho- aes defaiUeaient eco. iSi' l^a tutto quello che segue. Co-- min. Croniques d» roL^CharL yill. r. r. P.L tt 6 9TOBIA DI TO&CANA An. J^^ decoro in faccia alF Europe, la famaduni'* <)>C. nuita deIJa aua potenza, o la taccia d'inco- ^ stanza: gli dipinse la facilita deila conquiBta^ mostrandogii le citta d' Italia pronte ad aprir- gli le porte, e a forairlo di denari (3). 1 due Medici poi , Lorenzo , e Gibvanni , erano stati perseguitati da Piero, la di eui leggereaiza, t vanita per giovenili amori^ o per altra lieve cagione, avea causata seco loro una rissa {!f^. (3) Guicc. 1st. lib. t. (4) E raccontato diversamente il fatto dalV Ammi" ratOy e dal Nardi, Dice il DrimOy che Giovanni era il piu hel giovine di Firenze : cosimi^ essendff una sera m«^ ^cheratOyJu da, Piero^ comf comp^itore. nslF a^ore di una gentildonna insultatOy e che con uno schizzetto d^in* chiostro gli macchio un Destito di tela d* argento , Dis* simulo il giovincj essendo in mascliera : ma ad un* al* tra/eitajcssenda pur masckerato, e pariando e^lT i- i^essa donna y Piero impaaa^Hta gli strapp^^ la mau^h^r^ dal 'viso: allora Giovanni ^ tratto un pugnalcy tiro un colpo a Piero , chefu difeso dalV armntura che portava sotto * Si scorn piglio lafestaj ove era anche Lorenzo j ehe prese parte nella rissa . Piero , in vece di dissitnu* larey notificato V affare ai Magistratiy pretese die i due giovanijossero puniti di morte. Awertito perb a nan avvezzarsi a incrudelire contra del sangue propria , si ^antentb del confine in i>Uln. Amm. lib. 26. It Nardi tace questi amori, e dubiiosametUe meeemna verie cause del confine^ e una ri$$A al giaeo dellm pallM ^ calcio. Aggiange pero che quando dal P€Uagio y ov* ^ tana stfiUi chiamati insieme con Piero , se ne iomarono accampa^nati da malti cittadiniy questi , dcpo at^^rs accampagnato Pier0 a casa , segukai^omo can g^awU LIB, V. CAP. I. 7 I giovani era no stati confinati in villa: rotto Aw pero il confine, andarono in Francia, e alRe, ^' G. a cui fralle altre difYicolta si mostrava T ade- sione della Repubblica a Napoli , persaasero cbe I'adesione era piuttosto di PitTO, clie del* la Repubblica , che esso avea in qndla gran- dissimo numero di nemici, e cbe subito fos-^ sero comparse Tapmi francesi, la Repubblica da lui oppressa gli si sarebbe voltata contro . • L' odio e la rabbia sono talora in^egnosi ed eloquenti : qneste persone percio dettero un gran tratto alia bU^ncia. Compirvero intanto Tiuovi Oratori francesi per conciliare all'ar- mata il favore de' Principi italiani. I piu pic* coli si divisero; e chi seguitb la fortuna di" Napoli, e cbi quella di Franciar: I Sanesi ri- 5posero, per bocca di Bartolommeo Soccino^ che essendo circondati per ogni parte da sta- ti nemici della Francia, Napoli, Roma, Firen- ze , non poteano per ora articolar parola in «uo favore (5) . Era pressata sopra ogn altro la Repubblica fiorentina , e percib Piero dei Medici. Si domandava in ultimo per pnnto essenziale il passaggio alle truppe del Re, e amoretfolezza ad aceompagnar pure alia loro ea$a i due giovani, cioechi mostrava la disapprovfizione del- r azio'ne di Piero , e ilpuhhlico favore verso di lui che declinava. Nardi istor.Jior, lib. i. (5) Allegretto Allegr, Cron% San^ 8 STORIA. DI TOSC\N4 ^^ la vettovaglia, (incbe fossero nei stati floren- di C. tini • I^a pluralita nella Repubblica era per '^^^ concederlo, e la prudenza lo voleva: Piero vi si oppose, mostrarido die la lega e Tamicizia con Napoli iioii era da violarsi , ue comprai^si la macchia di mancatori di fede. E vero che a rjgore del trattato non doyeano i Fiorentini dare il passo ai neniici di Napoli : ma in niu- na lega mostra Tesperienza che sieno ossenrate le coudizioni per guisa ,da non ricevere qual- che interpetrazione , o modificazioiie , quan- do la ruina a un alleato e minacciata ^ essendo la prima legge d'ogni Governo, che tutto si debba sacrificare alia pubblica salvezza . La • Repubblica fiorentina non era in stato d' im- pedire il pa^saggio aU'esercito francese: la sua stretta adesione al trattato senza giovare al Be di Napoli, poteva esserle fatale, e in fatti I'imprudenza piii che la costanza di Piero po- se la Repubblica sull'orlo della ruina (6). Non ei voleva che mia presunzione imperdonabile per opporsi a tante autore voli persone , e una eguale ignoranza per non vedere la facilita con cui un Re potente , ajutato dalle ricchez- ze ed arti di Lodovico , senza provare alcuna ostacolo per la parte de* Veneziani , penetre- rebbe nel cuor delF Italia, e i danni percio (6) Guicciar, /s. iib, x. UB. V. CAP. I. 9 che ne awerrebbero alia Repubblica . Alia ne- Ah. fi^ativa de'l^'iorentini successero contro di loro ^\^, in Fraiicia i primi atti di ostiiita . Fu intimata la partenza at loro Oratori , e per cnrte. Fu attaccato invano Porto Venere: Rapsfllo^ pre- 80 da ttn assalto improvviso delle genti napo- letane poste a terra , fu col medesimo imjieto ripreso dai Genovesi, e Francesi, e moven- dosi da Genova una flotta preparata da L»odo- vico, e a cui «*erano unite altre navi proven- xali, D. Federigo non stimo a proposito d'as- pettarla , e con poco onore si ritirb a Napo- li (8) . Pill d' una volta la flotta iiapoletana entroin Livorno, e in Porto- pisano, e fu soc- corM di viveri e munizioni . II Re Carlo do- mando nuovamente alia Repubblica, se richie- dendo Foccasione, poteva la sua flotta esser ricevuta in quei porti, e colla solita impni- denza gli fu n^sgato (9). Ma ciocche fece di- chiaratainent€f^^riguardare dai Re di Francia i Fiorentini , ossia Piero de' Medici , suoi nemiei, * (8) Comines* Croniqiies de Char. PHI, chap. 9. Gtdce, t Is. lib. I. Senarega De rebus Genuen. Rer. ital. Scrip. torn. 24. (9) Guicc. Is. lib. I. A mm. lib. a6. LIB. y. €AP. I. II fu Tunione d*una partita di gmti della Re- "ST pubblica con quelle rondotte da Ferdinando ^P\ Puca di Calabria. Mentre il Re Alfonso a" era arrestato ai confini dell' Abnuzo per difeaa de'suoi, e degli Stab della Chiesa con loo aquadre d' uomini d' anne^ e 3 mila balestrie- ri, avea apinto innanad in Romagna il figlio Ferdinando con un corpo coniiderabile per avanzarsi , ae le cose andayano prosperamen* te in Lombardia . Si abboccarono a S. Sepol* cro Ferdinando e Piero , e queato , per legge* rexza giovenile^ guadagnato dalle affabili mar niere di quel Principe ^ non valendo i conaigli de* piti prudenti cittadini ^ fece unire aUe trup* pe napoletane quelle del Rentiyoglio Condot- tiere de' fiorentini ; e per la sua influenza , le truppe de'Signori di Faenza, di Forft^ e di Bologna, ponaido con qiiesto atto T ultimo sigillo alia Ma imprudenza (lo). Mft i pro- gressi delF armata di terra f uronp come quelli di mare arrestati dalla yigilanza di Lodoyica, che ayea inviato il Conte di Cajazzo yerso i nemici con 5oo iiomini d' arme. A luj s' erano unite 800 lancie francesi (11), sotto il Signore d' Obign\ ; delle truppe cominciayano a sfila- re yerso la Lombardia: questo corpo costrin- (10) Guicc» ^fnmir. he eit^ (11) CominBs dice too* 12 STOBIA. DI TOSGANil An. se i Napoletani ad arrestarsi in Romagna .Gia ^ ^' vinte tutte le difficolta ch' erano state gi^an- dissime (12), si era mosso il Re Carlo il di ^3 agosto . Giunto in Asti ^ era balenato un rag- gio di speranza all' Italia ^ che questo turbine s'arrestasse . Carlo s' infer mo di vajolo; e cer- to se la malattia fosse stata lunga , essendo il mese di settembre, e si fosse entrati nelFin- vemo , r impazienza francese , e la mancanza del denaro potea faresvanire Timpresa; Ma ristabilito Carlo dopo un mese seguito il viag- gio . Conduceva un piccolo^ ma fiorito eserci- to, poiche oltre 1600 uomini d'arme (i3) v'e- rano 6 mila uomini di fanteria svizzera^ la pill guerriera gente di quei tempi , e 6 mila (i ^y La difficolta ptu forte era la mahcanza del de^ naro : si legga Comines. cap. 9, si 'vedra quMte volte fU disdetta questa impresay e quante Principesse pre^ starono alia Corte le loro gioje per porle in pegno. Da una Banca di Genova avea preso 100 mila fratichi ^ il di cut inter*esse in 4 fnesi andb a i4 mila . Prese in prestito le gioje da Madama di Savoja, e le impegno per 12 mila ducati, indi quelle della giovine vedova del Marchese di Monferrato , che pure furono impe^ gnate per i a mila ducati . Dopo il racconto termina quelP out ore cosi: et pouvez voir quel commencement de guerre c'etait, u Dieu n'eut guidiS Touvre. Quests difficolta mostrano la pos^erta di quel regno in quei tempi . (i3) Ad ogni uomo d} arme^ ossia lancia^ apparte^^ nevano 6 cavalli,fra i quali due arcieri. Guicc. lib. i. LIB. V. CAP. I. 1 3 di fanteria francese egualmente buona , e ot- Aw. timamente disciplinata . La milizia italiana era P') inferiore alia francese . Le lunghe guerre tra i Francesi, e gringlesi, la conquista fatta da quest! della maggior parte del regno di Fran* cia, e le vittorie de^Francesi, per cui quelli n' erano finalmente stati cacciati , aveano fino dal secolo scorso rafHnata Tarte della guerra ^ e rese queste due nazioni superior! all' altrc nelle armi , e percio agl* Italian! . Le celebri giornate d! Crec\, d! Poitiers, Azincourt era- no state le piii micidiali , mentre nelle piccole battaglie d' Italia, poste in ridicolo con ragio- iie dal Machiavello, sovente senza la morte d* un sol uomo, non si attendeva che a svali- giare i prigionieri , e si combatteva percio cou gran confusione. La fanteria specialmente , che presso le bellicose nazioni ha fatto sem- pre il nervo delF arnfiata , in Italia era com- posta di canaglia tumultuariamente riunita, male armata , e che combatteva senz' ordine , e scompigliata nel campo , facile percio ad es- ser messa in rotta da qualunque corpo ser- rato, e che ordinatamente combattesse. Le artiglierie, benche messe in opera da gran tempo anche dagl' Italian! piii nella difesa , e nelFattacco delle piazze che nel campo, era- no superiormente maneggiate da! France- T. r. P. I. J 1 4 STOBIA DI TOS€ANA An. si (i4). In tanta differenza di disciplioft noiji ^^ ^- potevano sperare gF Italiani male u»iti di re- sistere. Entrato il Re Carlo in Lombardi^, ac- colto edajutato di grosse somine da Lodovico, venne a Pavia, nel di cui castello stava arre- 6tato il giovine Duca in comp^gnia della mo- glie Isabella , e de' figli . Non volea Lodovico che il Re alloggiasse nel castello, probabil- mente perche non vedesse, o parlasse con questa infelice famiglia . I Francesi percio te- mettero qualche tradimento. II Re vi voile alloggiare, e furono da essi raddoppiate le sentinelle (i5). Vide, e parlo col Duca e Du- chessa. Era esso consumato da una lenta ma- lattia, che si attribuiva dai piii a yeleno da- togli dal zio; da altri all'uso immoderate dei piaceri conjugali (i6). La vista di questi sveu* turati , e del Duca fratel cugino del Re dovea eccitar la compassione in un giovine guerrie- ro come Carlo; molto piii essendosi la belia, (14) Guicc. lib. I. (i5) Comines , Cronique de CharL VJIL chap. 10. (16) // Guicciardino afferma che Teodoro da Pai^ia, una de' medici, che era presente alia viska di Carlo al Ducay vide i segni del veleno: ma oltre la diffieoU ta di rirconoscere i segni d* un veleno lento y che i piu dotti medici de nostri tempi y in cui la fisica o$ser%fa* zione hafdttitantiprogressiy nol saprebbero y Comines /issicura che niunoju presente a quella visita . E verQ che il carattere di Lodovico lo rendeva probcd^Ue^ LIB. V. CAP. I. 1 5 e giovine Isabella gettata a'suoi piedi , e non '^^ osando davanti a Lodovico parlar di se , e di C. del suo marito, lo prego in favore di suo pa- *^^* dre. Non le rispose il Re che in termini ge- nerali , non volendo offender Lodovico ; ma mostro pieta di questa sventurata famiglia(i7) , Continuo Carlo il suo viaggio , e appena giun- to a Piacenza ebbe la nuova della morte del giovine Duca , che la pieta dimostratagli forse gli avea fatta accelerare dal perfido Lodovico. Questi, senza perder tempo si fece in pregiu- dizio del figlio del morto , proclaroar Duca di Milano dagli Ordini di quella citt4, i quali guadagnati da lui, rappresentandouna far^a, fiusero fargli forza , mostrandogli come le pe- ricolose circostanze de' tempi richiedevano al governo un uomo di maturo senno, e non un fanciullo. Ottenne anche il Diploma dal- rimperatore Massimiliano , in cui si davano delle ragioni di preferenza, che sdegnerebbe d'addur seriamente il piii vil legulejo (i8). (17) ^iun Francese, o Italiano fu presente a que* sta conversazione f ma il Re la conto a Cornines, di* eendo che ai^ea gran voglia di ai^ertir del sua pericolo juesto giovine • (18) Si diceva che Lodovico era nato dal gran Fran^ eesco Sforza quando era gia Duca di Milano j e il sun fratello maggiore^ che successe a Francesco, era nan prima cK ei divenisse Duca, Corio isU di MiL Jo'-i * hist. lib. 2. Questo singolar cavillo pare copiato dair i-- ]6 STORIA.Dl TOSCA^A A„. Gia la vanguardia francese guidata dal Conte diC-di Montspensieri, passaudo per le montagne ^^ di Parma, era giunta in Toscana, avea preso d' assalto Fivizzano (19) 9 e tagliata a pezzi la guarnigione. 11 Re col resto dell' esercito en- tratx) nella Lunigiana costeggiando il fiume Magra trapassata Fossa-nuova (20) ^ era giunto a Sarzana, e avea cominciato a batter Sarza- nelk), rocca assai forte fabbricata dal celebre Castruccio. Grande fu il turbamento in Fi- renze per queste niiove , benche potessero age- volmente prevedersi • Si trovava la Repubbli- blica esposta a tutto Y impeto dell' esercito francese , quasi senza alcana difesa , essendo state le genti del Re , e del Papa costrette a restare a Roma pe^ moti de Cohonnesi . Si niormorava nella citta, come nelle pubbli- che disgrazie accade, ma ora con gran ra- gione contro il Govemo , come autor di esse, cioe contro Piero de' Medici. In questo tristo stato di cose prese Piero il partito di portarsi in persona a trovare il Re di Francia^ e cercar storia di Plutarco , che narra adoprato dalla madre di Ciro per/arlo anteporre aljratello nella succession ne. Plutar. Vita Artaxer, (19) Prese il Re questa strada piiUtosto che quella deU la iHarca , stimolato da Lodovico , cfie avea la mira su di Pisa, e dai giovani Medici nemici di Piero. Pio>^ $ro Bembo ist, di Ven. (ao) Fossa nuova o Fossa Papiriana ora Fosdinuovo. LIB. V CAP. !• 17 . di placarlo . Non mancava a lui Y eseinpio del"Aifr padre, che avea cos\ guadagnato il ReFerdi-diC. nando ; mancavano i talenti . Era alia testa di ^^^^ una Ambasceria di ragguardevoli cittadini, ch'ei perb a Pietrasanta lascio indietro (21). Giunse a Sarzana nel tempo che il Re faceva batter Sarzanello. Ricevette da lui una mi- gliore accoglienza di quello ch'ei s aspettava^ giaccbe, qualunque mutauone possa aver fat- to in varj tempi ne'principj del govern o, ha sempre la nazione francese conservata la su- periorita suUe altre neiraflfabilita, e gentilez- za delle maniere . Credette Pietro j indotto dalla solita leggerezza ^ d' esserselo subito fat- to amico, onde bramando il Re de'pegni di si- curezza , ei trascorse a concedergli anche piii di quel che avrebbero sperato i Francesi stes- si , cioe le fortezze di Sarzanello , di Sarzana , di Pietrasanta, di Livorno, di Pisa; e per la qual consegna non ebbe dal Re che una pro- messa in scrittp, che queste piazze sarebbero restituite alia Repubblica subito che Timpre- sa di Napoli fosse compita; scritto utile fra i privati ^ che possono citarsi a un tribunale^ inutile fra le annate potenze ^ quando non e accompagnato dalla forza . Grande fu certa- (21) Nardif ist, fior,Uh.i. Giov, lib. i.// Guicciard, is. lib, I. dice che a Pietrasanta aspetti il salvocon- dotto. 1 8 STORIA DI TOSGANA ""Xiir niente Terrore , e il danno . Bench^ la Tosca- di C. na a lungo tratto non fosse capace di resiste- *^ re alle armi francesi , poteva per molto tempo arrestarle, e I'indugio era dannoso ; onde too- strando piu fermezza , poteva Piero senza tan- to scapito della patria ottenere piu utile, e piu onorevole aggtustamento . Errb ancora nel disporre delle terre della Repubblica, sen- za consultare i Capi del governo , giacche an?- che in tempi migliori , e quando era quasi as- soluto padrone, facea d' uopo in uno Stato come Firenze , rappresentare almeno una far- sa di dependenza dai M agistrati , i quali per- donano piu la violenza coperta, che Taperto insulto. Ma Piero, usato alia potenza fiuo da fanciullo , la considerava come ereditaria; e le Yoci degli adulatori, e la sua incapacita non gli lasciavan conoscere i pericoli , o le arti di conservar lo Stato. Grande fu Tindignazione de'Fiorentini contro di Piero, quando fu no- lo, che area dato in mano dei nemici i princi- pali baluardi dello Stato , e ne avea disposto come Principe assoluto , senza deliberare co- gli altri Capi del governo , e neppure coi compagni della sua Ambasciata. Inteso Piero il malumore de cittadini , torno a Firenze per sedare coUa sua presenza i tumulti: trovo il paese irritato, e gli amici sbigottiti. Voile en- trare in Palagio , che si teneva chiuso : ma LIB. V. CAP. I. 19 Luca Corsiniy uno dei Signori, eorso alla'Xirr porta, gl' impede Tingresso (22). Allora si co-^C. nobbe tutta la piccolezza di quest' uomo: in- '^^ capace di misure vigorose, ignoraqte d'ogni espediente in si pericolosi mon^enti , restb at- tonito , e inattivo . Egli avea fatto accostare a Firenze con delle truppe 1' Orsino : non seppe trame profitto , anzi fu per lui un deUtto , e un motivo di far soUevare il popolo , che corse ^ incerto pero , alia piazza dei Signori . Si aggiunse che Francesco Valori, uno degl'i- nutili socj d' Ambasciata di Piero, era tornato rapidamente a Firenze. Uomo virtuoso, ma rigido repubblicano , si sparse che quiest' uo- mo era alia testa della sollevazione . Questo leggiero moto, ingrandito dalla fama, porse tan to terrore a Piero , che privo di quel fred- do discemimento 9 che lasc^a vedere pacata- mente le cose nel loro vero aspetto , corren- do da un estremo.airaltro, prjma confidando troppo nel Re , ora credendosi da lui tradito , prima presumendo troppo della sua autorita e del suo partito , ora credendosi abbandona- to da tutti i suoi amici , che pure eran molti , le che, facendosi forte nelle sue ca^e , quando avessero veduto il contrasto almeno dubbio- (22) jimm. is* lib. 26. II Guicciardini nomina Ja^ copo de^ Nerli; cosi ancora Filippo N^rH, Comm. II Aardippi i dm sopra4dettiy e un GualUrotti. 20 STORIA DI TOSCAlf A An. so , e il Capo dar segiii di vigore , si sarebbe- r^ ^' ro mostrati in piii numero , e con piu corag- gio ; prese la peggior risoluzione . Montato a cavallo coi fratelli fuggi rapidamente di Fi-* renze (i^) , e si la paura turbogli la mente , che non si ricovro presso il Re Carlo ; che grato alle concessioni fattegli lo avrebbe ri- condotto a Firenze, e hel trattato coi Fio- rentini , se non lo avesse riposto in tutto il pieno potere, avrebbe stipulato almenoi con- dizioni vantaggiose (24) ; non presso il Pon- tefice e gli Aragonesi suqi alleati , pe' quali soffriva tan to : ma a Bologna senza alcun con- siglio o progetto . Fu conseguenza della fuga I'esser dichiarato ribslle insiems co' fratelli, e il saccheggio de'due palazzi, cio^ del Casino di S. Marco, e di qaello del Cardinale a S. An- tonio , essendo impedito il popolaccio d* en- trare nel principale in via Larga ^ destinato a ricevere il Re Carlo (aS). Cos\ per la costui (23) Guicciar. lib. i. Jotfi. hisL lib. i. Nardl lib. i, Qif^sf idtimi due dicono che il Cardinale si travestl da frate. (24) Che cio sarebbe accaduto , chiaramente si scor* ge, perche il Re prima dipartir di Firenze lo richia/nb anche con sue lettere, e molti di ConsigUeri del Re persuadevano lo stesso. Jovius, hist. lib. 21 • {7,^) Renche moki istorici e antichi e moderni abbia" no considerato questo palazzo come saccheggiato , si affaccia subito F improbabilita , giaccKe era destinato LIB. V. GAP. I. a I imprudenza ,' e leggerezza fu ruinata in un ^j^ istante la potenza , e fbrtuna della Casa Me- di C. dici, che il dehno, e la prudenza di tanti uo- '^ mini grandi aveano si saldamente fondata, per guisa che non vi voile che il pieno favo- re della sorte^ che condusse due di quella famiglia al Papato , per ristabiliria . Comincio subito Piero a conosrere qual differenza pro- duca negli amici la inutata fortuna . II Benti- voglio sup dependente lo accolse freddamen- te a Bologna, rimproverandogli la pusillani* mita con cui avea senza combattere abbando- nata la patria . Da Bologna andato a Venezia , ebbe nuove umiliazioni , trattenuto , e non la- sciato entrare che con difficolta , e trovati ap- pena i mezzi di sussistenza (26). Proseguiva intanto il Re la sua marcia . Fu in Lucca in- contrato da una nuova Ambascerfa dei Fio- rentini, fra i quali era Fra Girolamo Savona- rola, che avea cominciato a ingerirsi nei pub- blici affari. Ma quasi di niun conto fossero le concession! fatte da Piero delle importanti citta, e fortezze, il Re non si spiego che in a ricevere il Re. E in vero il Aardi, probabilmente te^ stimone oculars ^ e il Giovio diconoy che solo furono saccheggiati i due nominati palazzi, Jnche il Cerretdni nella sua istoria manoscritta dice lo stesso . (26) Comines Crovique, Amm. is. Hi, 26. /ou, lib, 2. Guicciar, is, lib, i, Nardi lib, i. T.r.P,L L %1 STORIA m TOSCANiL Ah. termini vaghi , e generali , lasciatido il P^dre ^ ^« Girolamc declamare anche indiscretamente a ^ noine del Cielo , e facerido lo stesso cento del- le minaccie di questo, che deirarroi de'Fio-r rentini (27) . Lodovico Sforza, che ai^pa diietta la marcia del Re per questa parte, mirava all' occupazione di Pisa . Ma appena vi fu giunto il Re, accoltovi con scmraa letizia, ii popolo pisano messo a rumore prese a gridar h'berta. Non poteva il Re aderirvi, senza rom- per le capitolazioni stabilite con Piero. Simo* neOrlandi pisano, uomo d'ingegno, di co- raggio, e nemico de' Fiorentini , conferito il disegno con altri cittadini , ed animatisi scambievolraente , eletto esso Ambasciatore , come perito della lingua francese, improvvi- samente corsero a trovare il Re, che risiedeva nel Palazzo de' Medici (28) . Ivi prostrate co- (27) Nardi lib. i. Jov. lib. i. (a8) Era il palazzo gia PesciolirU^ poi Finocehietti, e ora acquistato dalla famiglia Pieracchi. Alcuni scrittori hanno preteso che il Re alloggiasse nel palaz^ za del r Opera del Duomo j ma sono smentiti da tutti gli altrt Scrittori y che lofanno allo^iare ove abbiamo indicato: soltanto pare che, andando a visitare quelle magnifiche fabbriche , yohsse desinare nel palazzo del' r Opera , come si ricava dalla Cronica detta : Memo- riale di Giovanni Portoveneri^ che nel suo originale esistepresso il Sig. Cappellano Zucchelli dotto , e culto ecclesiastico . La Cronica e come segue : E a dl 8 ditto {novembre 149S stil pisano) il Re venne in Pisa con circa 3ooo chavalli in casa di Piero de* Medici ( che e UB. V. CAP. I, a3 gli altri ai di lui piedi, con si patetica ora-lGJr zione espose le miserie de' Pisani provate sot- ^' ^* to r intollerabile giogo de' Fiorentini , esagero con tanta eloquenza Torgoglio, e la prepq- tenza di questi , che intenerl il Re, e tutti i Baroni e Ufiziali che lo circondavano. Al fa- ▼orevole fremtto di essi, alzando la mano il Re, e dicendo che farebbe quel che fosse giu- sto, fu questa risposta interpetrata per una concessione di liberta. Esciti di lit con alti viva , e gridando che dal Re erano stati fatti liberie furono rotte le armi de' Fiorentini , e precipitato nelfArno il marmoreo leone loro insegna, e sulla base fu posta la statua del Re Carlo (39) . Esso , lasciata la vecchia cittadella il palazzo de Signori Pieracchi) tutti allogoron drento alia terra a loro descritione allogai 6 homini del Re con 6 cavalli .,E al 9 di ditto, fu Domenica da mattina, and6 al Duomo e voile disinare coll'Operajo del Duoroo cliiamato Mess. Giovanni, e presentd TOpe^ ra, e la sera medesima tomalosi in ditta casa di Piero de' Medici, essendo a parlamento con certi Pisani il Re fecie Hbera Pisa da' Fiorentini etc. Si conferma dalP iscrizione posta sul detto Palaz^ zo: eccola AEDILE lOANNE MARIANF CltlSTIANISS. GALLORVM HIEavSALEM ET SIcftlAS CITRA FARVM REX CAROLVS VIII. IN HIS DIVAE MARIAS AEDIBVS imrs NovRMBRis MCCCCVG. ex insperato combdit etc- (29) Jovi his. lib. 1. Narra a fune^ qneMo avveni* mento • Comines cron, de Chart, P^IIL ags(iunffe che in appresso fu tolta la statua del Re, e alzata quella delC Jmperatore , ^4 STORIil DI T0SCAN4 An. in mano de'Pisani^ e posto presi(lio francese, ^ ^; comandato da Entraghes iiella iiuova , se ue 1404 " , venne verso Firenze, e si arresto a Signa in villa Pandolfini, perch^ cessassero intaiito i tumuiti in Firenze^ ed altre sue truppe dalla parte di Romagna si avvicinassero per impri- mer piii terrore nella citta. Indi entrb nel di 17 novembre pomposamente in Firenze (3o)^ colla lancia alia coscia, che secondo I'uso francese indicava Signoria di quella citta , se- guitato da una numerosa banda d'armati, ac- colto con tutta la pompa dal Glero , e dai Mnr gistrati alia Porta ^ fra il popolaccio festoso ^ che sempre applaudisce alio spettacolo, e alia Dovita. Andoad alloggiare nella casa de' Me- dici ; e i molti suoi ufiziali , e soldati furono nella citta acquartieratl ^ la quale tutta illu- minata nella notte , e vestita in gala di giorno , presentava I'idea d' una festa in mezzo a' mag- giori pericoli . Dopo le cerimonie si comincio a trattar d'accordo. Le prime domande del Re erano esorbitanti; scordato della conven- (3o) NeWistoria MS. di Bartolommeo Cerretaniy che vweva allofa in Firenze y cosl si describe la persona del Re: Era egli piccolo quant* uomo ch'io abbia Tisto, di carpagione bianca^di pelo tra roftso e bianco, il capo grandissimo , e gli occhi azzurri, il naso grande, le scarpette, o pantofole di velluto nero; e in modo tonde che pareva il piede d'un bue o caTallo: domando fosaero rimessi i Medici . LIB. V. CAP. I. a5 lione fatta eon Piero, pretendeva d'esser rico- a^. nosciuto Signore di Firenze: una s\ ricca citta ^^ ^• allettava Favidita de soldati francesi^ e quan- tunque le condizioni della pace ch' ei propo^ neva variass^o ogni giorno^ erano sempre gravosissime . Quattro sceiti fra i principal! trattavano con Ini. Si trovava fra questi Piero Capponi ^ famiglia fertile in probi ed utili cit- tadini , clie con zelo e integrita avean servito sempre la patria . Faceva ii Re leggere in pre- senza de' suoi ufiziali ai 4 cittadini i capitoli deir accordo ^ da lui dettati ; alia durezza dei quali ripugnando i deputati, disse il Re adira- to che avrebbe fatto dar nelle trombe: allora Piero infiammato di generoso sdegno, strap- pando di mano il foglio al Segretario del Re, lo lacerb ad esso in faccia dicendo : voi dorete nelie vostre trombe^ e noinelhnqstre campane, 6 senza altro se n'uscl dalla stanza coi com* pagni (3i). Questo atto feroce ed altiero, che poteva porre in gran pericolo la patria , ne fu la salvezza. L'energia di Piero, della quale si poteva ragionevolmente credere che parteci- passe la maggior parte degli abitatori di s\ popolata citta ^ fece siffatta impressione nel- r animo de' Francesi , che credettero dover (3|) Ammir^ isi, lib. 36. Afardi ist, lib. i. Guicciar, lib. I. \ 26 8T0BIA Dl tOSC4N\ Ah. proporre condizioni assai piu moderate. E die. stata quest' azione di Piero variamente giudi- ^ cata da' poster! , non mancando d'asserire gra- ▼issimi storici (82), che vi fii piii fortuna che prudenza, e che espose la patria alia ruina. Ma si pesino bene tutte le circostanze . Era il Re dentro le mura d'utia citta popolosa^ i di cui cittadini ^ usati gik da gran tempo ai con- trasti civili ; aveano abbastanza coraggio per combattere in specie in difesa delle loro case^ c famiglie (33). La truppn del Re non era molta, e i soldati i piu valorosi non avendo agio dentro una cittk di far le loro evoluzio- hi, possono esser agevolmente oppressi an- che da una disordinata , ma irritata moltitu- dine, che dai tetti, dalle finestre, nelle strade strette ) pub assalirgli da ogni bandare una piccola prova n' aveano avuta qualche giorno innanzi , in cui , nata questione fra i terrazza- ni ) 6 i soldati francesi , si batterono per piu d' un' ora , senza che questi n' avessero alcun (3a) Ammir, loo, cit, (33) // Cerretaniy in una parlatfl del Capponi ai suoi cUtadini y dice che gli esorta a tenersi prontiy cd armati segretamente per mostrare $e occorre il visOy e finalmenu Parmi al Re Carlo, aggiunge che Messer Francesco Soderiniy Vescoifo di Volterra , al Consiglio dei Trecento espose i proi^vedimenti gmfattiper difeh^ der la citta, che ad ogni miglio eran post ate gents d'ar^ me, do^e tre, dove novetnila fanti ^ LIB. V. CAP. I. 27 vantaggio , e volendo le fanterie svizzere al- Aw. loggiate dentro, e fuori la Porta al Prato for- ^* *^* zare Borgo Ognissanti per avvicinarsi aU'al^ loggtamento del Re, ne furono ributtate con armi e sassi, fiiiche dai pin gravi cittadini, e dagli ufiziali fosse acquetata la rissa (34) • Si erano in Firenze prese veramente delle can- tele, per ogni caso violento: chiamate occulta* mente pill genti che si potevano dal contado, e queste nascose nelle case: molti de'Condot- tieri fiorentini , sotto varj pretesti , fatti venire con soldatesche a Firenze (35): e dati degli ordini , che al tocco della campana del Pala- gio, tanto in citta, che in campagna tutti prendessero le artni. Diveniva percio molto periccJoso ai Francesi il ridurre i Fiorentini alia disperazione ^ la quale e madre del corag- gio^ e di straordiiuirie azioni (36). Qnalun- que disgrazia alle armi francesi portava seco la ruina del principal disegno , la conquista di Napoli. II ritirar le truppe, e tentar Fasse^ dio nelle forme portava la perdita d'un tem- po prezioso al Re, e di cui avrebbero potato profittare i nemici di Carlo ; e la lunghezza (34) Nardi is. lib. i. (35) Guiociar, lib. i. (36) Non son molti anni che la tntppa la pui disd" plinataju parte uccisay parte iinprigionata ^ parte cae* data di Genoua dal popolo^ 38 STORIA DI rose AN A Ah. degli assedj in quei tempj , e gV inutili sforai ^* C. di qualche Imperatore , che avea tentatx) quel- le di Firenze , erano esempi in cui si poteano specchiare i Francesi. Queste riflessioni rao- strano ., che Y azione di Piero non fu impru- dente^ non dettata da un impeta cieco^ ma da quel vigore e coraggio fondato suUa co- scieoza delle proprie forze, coraggio che de- vono a tempo spiegare i buoni cittadini, quando veggono la patria in pericolo d' esse- re avvilita, ed oppressa. Si puo asserire che questo fosse I'atto di maggiore energia che mostrasse V Italia nelF invasione di Carlo , tan- to piu pregevole perche Si>^trova in mezzo a una eontinua sceiia di vilta, e tradimenti. Sorpreso il RedaU'atto magnanimo di Piero, lo richiamo indietro (87) , e furono proposte delle condizioni piii eque, e moderate: che la citta sarebbe sotto la protezione del Re di Francia , con cui entrerebbe in lega ; che le citta, e castella concedute al Re da Piero dei (37) // Re avendolo richiamato indietro, mettendo in gioco cib che era dwenuto gli disse, ridendo: ah cha- pon chapon , vous ^tes un mal chapoo . Nardi, istor. fior. lib. I. Un ridicolo gioco di parole $u questo awe^^ nim^o non merita d esser rammentato se non per ap» partenerea Niccolo Machiaf^llij dec. i. Lo strepito dell' armi , e de' cavalli Non poti far che non fosse sentita La voce d' un cappon fra tanti galli • LIB. V. CAP. I. ag Medici gli resterebbero in mano, finch^ Tim- ^^^ presa di Napoli non fosse terminata, le rendi- di C te pero di quelle sarebbero riscosse da*Fio- *^^ rentini; che fossero pagati al Re scudi 120 mila in tre rate: si aggiunse la liberazione dal bando di Piero, e de' fratelli Medici, e 1 loro beni dalia confisca ^ con patto che Piero non si accostasse per 100 miglia a Firenze, con altre condizioni meno importanti (38). La parte che prese il Be in favor di Piero mostra che se quest* uomo era piii saggio poteva ri- parare le sue perdite . Se fosse col Re tomato a Firenze a risvegliare il suo partito, che con pill coraggio si sarebbe mostrato ^ poteva es* servi onorevolmente rimesso. Molti Baroniy^e ufiziali del Re o guadagnati dalla fazionede' Me- dici (e in specie il Sig. di Bles che abitava in casa Tornabuoni ) , o per ragioni politiche , peroravano in favore di Piero . E veramente appariva che la fiorentina Repubblica si sa- rebbe piu facilinente mantenuta alia devozio- ne di Francia retta da una sola famiglia da lei beneficata , che lasciata alia sua libera indi- pendenza. Comunque sia^ il Re stesso, ap* pena giunto in Firenze, invito Piero colle sue lettere, promettendogli di ristabilirlo nell'an- (38) Ammir. lit. 26, Nardi lib. i. Gioif, lib. %, Guie* dard, lib, i. r. F. P. J. 5 3o STORIA Dl TO§CANA j^j^^ tica sua potenza . Gli giunsero le lettere in di C. Venezia: chiese consiglio ai principali della ^^^^ Repubblica. Essi, che vedevano col ristabili- mento di Piero divenir la fiorentina Repub- blica ligia del Re, contro del quale comiacia- vano a formar delle segrete traxne , lo ' dissua- sero col maggior calore , ponendogli in vista il j)ericolo di porsi nelle mani di armati ne- mici , e di cittadini irritati ; e lusingarono il credulo giovine coUa speranza che il Governo veneto si darebbe ogni cura di riporlo onore- volmente nella patria (Sg). Cosi Tincauto Pie- ro lascio fuggire un inomehto , che la fortuna gli avea presentato , e che non torno piu per tutta la sua vita . Furono in Firenze giurati solennemente in S. Reparata i capitoli di que- sto Trattato da ambe le parti , in mezzo alia messa solenne . Dieci giorni vi si trattenne il Re, dal 17 al 27 novembre. Si era intanto la sua vanguardia, guidata dal Duca di Mont- (39) Guicciar, ist. lib. i. Cominesj Croniq. de CharL chap. 1 3. Comines era in Venezia Ambotsclitore di Car-' lo . Narra che i Veneuani non Dollero ricever Piero, e lo fecero trattener due giorni fuori di Venezia , prima d^aver saputo daW Ambasciatore , che il Re non a^eva nulla contro di lui, Oltre i perfidi consigli dati a Pie^ ro , i Veneziani avrebbero aggiunto la violenza , se ne Josse stato mestieroy avendo poste delle persone segreta^ mente intorno a Piero per impedir die non partisse per Firenze . Oricellarius , de bello italido . LIB. V CAP. I. 3 1 spensieri , avanzata a Siena , ove fu ricevuto "a^ senza contrasto: nia quest* uomo feroce, ri-diC. cercando degli amici del Re di Napoli, addita- ^^ togli Messer Antonio da Venafro , che leggeva in qaella University , lo face arr?stare , benclie per le premure fatte al Re da' Sanesi venissero ordini che subito si rilasciasse . Chiesero i Francesi trenta mila ducati ; ma giuhtovi nel d\ due decembre il Re , ricevuto con in- finito plauso, alle preghiere loro,desiste dal- la richiesta . Oltre gli archi trionfaii, ed altri simili apparati con cui fu accolto, un fan- ciulletto vestito da S. Vergine,al!a Porta, gli recitb salutandolo alcuni versi.latiui (/fo). Part\ Carlo di Siena dopo due giorni , segui- tando il viaggio verso Roma. Gli Aragonesi e il Papa erano sbigottiti della prosperity con cui s'avanzavano i Francesi. II Duca di Cala- bria , vedendo che i Fiorentini non erano in stato di contrastar loro, si ritiro dalla Roma- gna verso Roma, ove dimoro fino all'arrivo di (4o) Ecco i Dersi Indite Francorum Rex ^ invictissime regum , Unica Cbristicolse spes, et fiducia gentis, Ingredere, et feiix subeas mea moenia sacris Auspiciis, nam te ipsa libens, viiituque sereno Urbe mea accipio, felicibus annuo coeptis, Gommittoque tibi Senonum de nomine Senas. MaUvolti delFistor, di Siena lib. 6. della 3. parte. AU legretto Allegr. lUar. Sen. 3l2 STOKIA Dl TOSCANA An. Carlo. I Siguori di Romagiia, raccomand^ **J*^-alla Repubblioa fiorentina, sul principio iie aveano seguitato il sistema , e si erano opposti ai Francesi; ma vedendo la sorte de'Fiorenti- ni, s' accordarono con quelli^ ai quali percio non rimase neppure da questo lato alcun cou- traftto. Iiicerto come compoitarsi il Papa, pie- no di timore, voleva e disvoleva ogiii momen* to : dava le disposizioni per fuggir da Roma , indi le revocava . Mando a tlrattare inutilraeD* te con Carlo, ch'era giunto a Nepi; e gi^ la maggior parte della romana campagna era occupata dai Francesi. Vedeva il Papa la sua ruina imminente. Molti Cardinali suoi nemi- ci istigavano il Re a voler per mezzo d'mi Concilio riformar la Chiesa , e fare il proces- so a un Pontefice, la di cui scandolosa vita, alia prima sessione, avrebbe somministrata sufficiente materia per deporlo. Ma la fretta del Re per V impresa di Napoli salvo il Papa , che dovette pero ricever la legge dal vincito* re (40) il quale, promettendogli che non si sarebbe mescolato negli affari ecclesiastici ^ voile passar per Roma entrando per la Porta del Popolo , mentre il Duca di Calabria esciva per quella di S. Sebastiano. Benche il Papa^ consigliato forse dalla propria coscienza, si fos- (4i) Gtiicciar. lib. i. Jovius lib. a. LIB. y. GAP. I. 33 ae ritirato in Castel S. Angelo , e non volesse ah. cederlo , e si trattasse di batterlo colla arti- bastahza per reprimere questi faziosi mission narj. Tale era Fra Girolamo. Amante del go- verno popolare o per principj , o per farri pill accetto al popolo, non solo il consiglio modestamente 9 ma preso il tuono profetico de'Saoerdoti d'Isdraello, osh annunziare pe^ rentoriatnente tale esser la volonta del Cie-^ lo, che parlaya colla sua lingua; e in una pnedica , da cui escludendor )e donne , e i fan^ ciulli , invito la Signoria , i M agistrati e il po- polo 9 espose difTusamente i suoi principj me- scolando teologia, politica y e profexie (4). Era riguardato da un numeroso aeguito di cittadini come ispirato dal Gielo*, perch^ nell^ sue anteriori prediche ai^ea annunziato a Firenze, e all' Italia quelle disgrazie^ die ogni biion politico potea prevedere ^ e che ve^ (4) Nardiistor, Jiar. lib, i. LIB. V. GAP. n. 4^ rificate gli conciliarooo un'aha conaiderazio^-'Xir Be . La sua voce tuonando dal pergamo fra i di CL due partiti die i\ tratto alia UlaDcia , e face '^ prevalere il governo popcJare . Giuliano Sal* viati, uno de'20 Accoppiatori^ fu il primo ad (dibedire al Frate , dimettendo3i dalla carica ; e appresM a lui tutti gli akri o ¥oIoBtaria<* Bieote^ o co8tretti (5). Rnioata pertanto r antica forma ariatooratica , che per 60 anni avea regnato , tt fece un Consiglio generale y in eni aveflaero voto tutti i cittadini legittiniaf* mente capaci d' essere impiegati . Fu ccmpor ato di 83o cittadani probi, e come dicevafli netti di specchw^ tAtre i 3o anni: il nnmero pero andb crescendo fiito a 1755. Da cpieato ai eleg^e^auo i Magiatrati pella eitt^, e pel domifiio^ dezaone mista dello aquittinio^ e detla aorte ^ ^giacdiie doireaaio esser far oriti da questa^^e approvati da queUo; e dalle l>orse dogniQuartieretraeiransia sorte a4candidati per eleaione de' due Signori , 20 pel Gonfa- loniere , ed era vinto qnello che avease fiici Toti. Fu stabilito che nello stesso Conaiglio si facessero le provvisioni pecuniarie , e le altce leggi piii iifi^ortanti : &i pubblicato anebe on atto d' indemiita , onde non si potesse per* seguitare alcuno pe' delitti p^ssati (6). Per (5) Nardi ist.Jior. lib. r. a. Filip, Nerliy asm. lib. /^ (6) Nardi ist. lii. a. Gniceiaf. lib. a. Ammir. lib. a6. 44 STOEU DI TOSG/INA An. accogliere s\ numerosa udienza fu fabbricata di C. per consiglio del Frate ia vastissima Sala nel Palazzo de' Signori , e terminata con tanta ra- pidita , che colui ebbe a dire , che gli angeli avean fatto opera di muratore (7) . Mentre s' affaticavano i Fiorentini nel dar miglior forma e piii libera al governo , i loro affari esterni non avean migliorato; bench^ il Re avesse compita la sua conquista, e i Fiorentini gli avessero pagata una parte della somina convenuta. La citta di Pisa non tor* nava sotto il loro dominio com' erano i patti : anzi favoriti piuttosto i Pisani dagli ufiziali francesi ^divenuti aggressori ^ aveano occupate varie castella de' Fiorentini poste all' intotno. Non tardaron qoesti a mandarvi le lortruppe , <^e riguadagnatele , cominciavano a stringer Pisa,quandofurono richiamati yerso la Val- dichiana, ove Montepulciano s' era ribellatOt e datosi ai Senesi (8) .. Furono portate querele da' Fiorentini al Re Carlo per questo fatto contro i Senesi (q). Insinuarono forse con fi- (7) Nerli, comm. lib. 4- Fu lavoro di Simone del Pollajolo detto U Cronaea, amico del Frate . La Sala fatta infretta riusei bassa, e poeo luminosa. Fu poi rialzata^ e ornata da Giorgio F'asari sotto Cotimo L (8) Allegr. Allcg. diar. senen. (9) // Re mandb un suo agente a Montepulciano a intimare a quel popolo di tomare sotto il dominio dei Fiorentifiiy ma nonju obbedito . AUegr. loc. cit. LIB. y. GAP. n. 4^ nezza , che Pisa in cui ^ sotto pretesto d'ajuto^ Aw. avea il Dnca di Milano introdotte delle mili- ^\^* 1495 zie col Malvezzo suo condottiere , potesse ca- dere in mano dello stesso Duca , che , cam- biati disegni , cominciaVa ad apparire nemico di Carlo . Quest' avviso produsse un eflTetto pill dannoso che utile ai Fiorentini ^ perch^ rl Re a pill sicura guardia vi inando da Napoli per mare 600 soldati , che guadagnati subito da' Pisani , in vece di tenerli in freno si uni- rono seco loro , fecero delle scorrerie , e con- quistarono 1' importante fortezza di Libra- fatta (10). I Principi intanto , e Repubbliche itaKane furono colpite di sorpresa , e terrore air im- pensata felicitji dell'armi francesi. Le guarni- gioni lasciate in Siena , in Pisa , in Pietresanta e in altre citta dello Stato pontificio , fecero temere delle mire di porre in servitu V Italia intiera, in un uomo ambizioso, e a cui pareva che non dovesse costare che il volerlo . Lodo- vico Sforza fu il primo a riconoscere la pro-' pria folUa in aver tirato suit' Italia un turbi- ne s\ ruinoso , che minacciava i suoi Stati, nei quali il Duca di Orleans, erede presuntivo del Re Carlo , avea i medesimi dritti che que- sto al regno di Napoli , e gia avea mostrata la (10) Nardi lib. i. a. Amm. lib, 26. r. V, P. I. n 46 STORIA DI TOSCAH A '^^ voglia^ qoando non gli maneasse la form ^ di di c. fargli vaiere (i i) . Resto anche deluso Lodcm- '^^^ CO iiella speranza di goadagnar Pisa^ Pietxa- santa, e Sarzana , come s'era iusingato: onde con immenso dispendio non avea ottenuto che la rulna de* suoi piii prossimi parent! ^ T o- dio universale degF Italian! e il masaimo peri- colo de*suoi Stati. CoUa tolita leggerezza^ e perfidia con cui avea favorito i Frances! , si diede a fomentare una lega potente contro di loro. Fu facile indurvi gFitaliani Govemi, on- de prima occultamente ^ e poi paleseme&te si unirono a Lodovico i Veneziani, il Re dei Romani, il Papa con altri italiani Principi, ai quali si aggiunse il Re di Spagna, non tanto per ajutare i suoi parent! cacciati ^ quanto pel pericolo a cui era esposta la Sicilia . I Fioren- tin! pero, rigettata ogn! suggestione, manten- nero la loro fede a Carlo (i a), da cui speravaoo la restituzione degli Stati , che aveva in mano . Questa Lega pose in arme uno de'piii potenti eserciti che da gran tempo avesse veduto 1' Ita- lia , di cui fu fatto Gapitan generale Francesco Duca di Mantova . Alia fama di quest! prepa* rativi , Carlo si afiTrettb a partir d! Napoli per (li) li Duca d^ Orleans at^eva eredkato i drkti al Ducato di Milano da F'alentina Visconti sua atfola • ( 1 a) Oriceliar, de bello itaL Jovi lust, lib* a. Sanut* de bello galL Guicciard. ist. lib. a. LIB. V. GAP. II. 4? uscir d' Italia, lascian^o vacillante un regno aw. di Quovo acquisto , ^ anelando a tornare in ^^ ^* Fraiicia coHa stessa leggerezza con cui n era partito . Egli avrebbe potuto fermare con piii consisteoza il suo potere nel Regno « e in Ita-' lia^ se ascoltando i giusti reclanii di^anti.Car- dinali , e rispettabili Prelati convocava un Con- cilio : in questo , come abbiamo superiormente notato y sarebbe stato deposto Alessandro VI. ed avrebbe avuta la gloria di liberare la Chie- «a da un Principe, che Tha con ogni sorte di delitti avvilita . Un nuovo Papa sarebbe stato sua creatura , e non solo gli avrebbe confer* mata Finvestitura del Regno di Napoli , ceri- moma importante in quei tempi, ma sommi- nistrato armi , e denari per sostenere la sua conquiata . Era diflicile che le forze, che si pre- paravano contro di lui , potessero venire ad attaccarlo cosk lontano, considerando la na* tura delle Leghe, la mancanza dei denari, e le difficolt^ che ognor nascono tra quelle; e se av^essero osato sarebbero state facilmente di* atrutte, potendo Carlo far uso la ancbe di quelle truppe, che dovette lasciare per man- tenerne il possesso. Conmolta precipitazione^ e poco consiglio , si determino alia partenza , lasciando Gilberto di Montspensieri coman* dante delle sue truppe nel Rc'gno . Era il suo esercito assai diminuito per le disei'zioni, e 48 STORIA DI TOSCANA "XnT P^r \e guamigioni lasciate nelle varie cittk che ^G. in tutta T Italia teiieya in mano: moltissima ^^^ truppa dovette lasciare nel regno di Napoli per mantenerne il possesso. Gia negli istabili Regnicoli si riaccendeva il partito degli Arar gonesi. Ferdinando era sbarcato a Reggio; D. Federigo si trovava n Brindisi, e la fiotta del Re di Spagua s' era mostrata alle spiaggie napoletane. La conquista poteva esser perdu- ta coUa stessa facilita con cui era stata fatta • Nondimeno la leggerezza^ T istabili ta, la bra- ma di riveder la Francia fece abbandonar quel regno in tanto pericolo . Avendo scelto pertanto il fiore delle sue truppe , cio^ otto- mila fanti , e 4 mila fra uomini d*arme^ e ca- valli leggieri (i3), speditamente prese il cam- miiio verso ia Francia . II Papa non credette sicuro r aspettarlo , e si ritirb ad Orvteto , in*" di a Perugia. Si trattenne Carlo sei giomi in Siena, ove trovando tutto il Governo in scompiglio , da cui tanto spesso era agita- ta quella Repubblica, essendo a lui reca- ti i lament! di tutti i partiti, non fece, che esortargli alia concordia; e richiestone, la- Bcib il Signore di Lign\ con 200 lancie al lo- (t3) Jov. Hi. a. Si varia al sdlito fra gli scrittori nel numero della truppa . Comines dice che non ave^a in tmtto che 9. mila uomini^' chap, a3. LIB. V. CAP. II. 49 ro servigio (i4). Firenze era armata ed unita,"^^ e pronta a ogni difesa . Si tratto per mezzo di ^ C- Ambasciatori della restituzione di Pisa. Piii ^^ ▼olte in faccia al Re s'era agitata questa cau- sa: i Fiorentini avean6 in loro favore k pro- messa del Re, e le somme a lui pagate; i Pi- saDi la compassione, che le miserie della loro schiayitii o vere^ 6 esagerate eccitavano : le aveano gia piii volte esposte al Re , e special- mente in Roma per la bocca del loro concitta- dino Burgundio Lolo (i5)awocato concisto- riale. Fra qaeste,pochi crederanno che i Fio- rentini giungessero a tanto di crudelta d' im- pedire ai Pisani di mondare i fossi dalF acque putride , perche Taria pestifera gli distrugges- se , giacch^ aUora era lo stesfto che perdere il vantaggio y che dava loro il dominio d'una citta ricca . K vero che in q[ualche momento la loro crudele politica ebbe in mira di spopolar quella citta per assieurarsene il dominio (i6); ma i piu savj cittadini aborrirono questa fal<« sa ^ e atroce politica , e piu volte furon presi de' provedimenti per accrescer la popolazio- (i4) jillegr. AIL diar, senen. MalwoUiy ist. di Siena lib. 6 della 3. par. Comines, che vi si irovo col Re^ dice: La ville est tie tout terns en partiality, et se gou. rerne plus foUement que ville d'ltalie. Croniq, de Char, chap. 9 3. {iS) O Lelo 9 o Leoli. Guicciard. ist, lib, a. (i6) Fabbr. Vita Cosmi, noia 3. 5o STOEIA DI TOSCANA An. ne di Pisa , dando ampli privilegj a chi andava ^^^ a stabilirvisi (17)- In varj tempi furono fat- te delle leggi dai Fioreritini per aumentar- ne la popolazione , e le cure di Lorenzo il Magnifico per ristabilire, e quasi fondar di nuovo la celebre Universita , non mostrano k Toglia di distruggerla. AUe aitre accuse di era- delta nelle leggi, ed esazioni di gravezze era stato risposto al Burgundio da Francesco So- derini Orator fiorentino, che i Pisani erano governati coile stesse Leggi , e condizioni delle altre citta loro suddite, che non le trovavano di soTerchio gravose . Si scorge pero la gelosia , che avevano dell' altre citta loro suddite rela- tivamente ai principali oggetti di commercio ; giacch^ rinnovatosi il trattato quando Carlo era tornato a Pisa , avrebbero in quello con- cesso ai Pisani facolta di lavorar drappi in se* ta, lane francesche^ e tingere in grana (18) , lo che mostra che era vietato a tutte le citt^ suddite della Repubblica fiorentina. La de- cisione suUa sorte di Pisa era ritardata dai (17) Ammir. ist. lib, 18. decreto de^Fioren. delPan* no i4i3 i>i cui si danno esenzioni aijorestieri che an^ dranno ad abitare in Pisa* ann. 1421, si concedono gran privilege alia nazione Alemannay ed una casa Oi^e potessero refugiarsi anche quei che avessero coin^ messo qualche delicto . (18) Ammir, is.fior. lib. a6. LIB. V CAP. II. 5 1 varj partiti de' Cortigiani di Carlo ^ V avidita an. de'quali traeva non pochi denari da ambe le ^'^* citta^ e dalla speranza d'akiim ufiziali di re- atarvi al govemo . Tutto fu dai Fiorentini inu- tilmente tentato. Invano lo stesso Savonaro- la ^ che dopo 1' espulsione de' Medici era dive- nuto una persona d' importanza nel govemo, con queirinsolenza, che lo zelo apoatolico si crede talora permessa, andatogli incontro a Poggibonsi, gli avea intimato Y adempimento delle promesse.IlRe^ per la riverenxa religiosa verso quest' uomo., non solo non si sdegn&alle sue rampogne^ma accarezzandolo, voile con- durlo seco. Ma fra Girolamo accompagnatolo a Castelfiorentino se ne tomb a Firenze, men- tre il Re per la Valdelsa giunse a Pisa (19). I Pisaoi mostravano il piii gnmde aborrimento a tornare sotto il jQorentino doiaiaio. II po- polo tutto ^ le doone ^ i fanciulli correndo in folia avanti al Re con urli , e lamenti gii ram- mentavano la fede data (!&o), deplorando la lor sorte : tanto pregarono i Signori , gli ufi* 2iali , e gli stessi soldftti , che questi tninaccia-* rono fino di morte cbi s' ioteressava pe' Fio- rentini. Non mancavano neppur delle buone ragioni poUtiche . Si era vicini a un pericolo- (19) Jmnu'r. loc. cit. Nardil is.Jior. lib. a. (20) Comines , chap. 26, Si STORIA Dl TOSGANiL An. so fatto d' arme coi Goliegati . Pisa , Sarzana , * g Pietrasanta erano ottimi luoghi per una rir tirata in evento dinistrQ , e Livomo un eccel- lente porto per signoreggiar la costa d' Italia , cib che esigeva la difesa di Napoli. Pasciuti pertanto i Fiorentim di speranza di restitu- zione qoando il Re fosse giunto in Asti (21)^ e lasciato Eatragues alia guardia della citta* della di Pisa, si ayanzb in Lombardia , ove un potente esercito della Lega si preparava a far* gli costar cara 1' invasione d' Italia . Passo la truppa di Carlo per la Lunigiana y e coutro la fede data, saccheggib, ed arse crudelmen- te Pontremoli, indi, valicato Y Appennino, si trovo sul Taro in faccia al nemico. Varj errori furon commessi da ambe le parti . 11 Re , a cui importava lo spedirsi, s era inopportanamente trattenuto seigiorni in Siena (a^i), e avea da- to tempo air esercito nemico di riunirai , lo che appena era intieramente fatto aH'arrivo de' Francesi . Nel passaggio per V Appennino, la vanguardia s'era slontanata circa 3o miglia dal corpo delY esercito , e giunta a Fornuovo presso i nemici, poteva esser leggiermente rotta ; e questa percossa ad un piccolo eser- cito , avrebbe probalnlmeute deciso di tutto , (jii) Ammir. loct, eit. [12) Comines, chap, 2i3. UB. V. CAP. II. 53 8e la prudenza in&pportuna del Generale noii An. avesse vietato di combattere , finche le forze di ( - fossero intierainente riunite (iS). Erano i due ^^ eserciti divisi dal Tare . Questo , piii torrente che fikitoe^ scende dai monti della Liguria chiuso da due catene di colli , che slargandosi nella pianura^' presentatio rimmagine d'un vasto circo piacevole a redersi dai superiori moDti , e che fu il teatro dell' azione (^4) • Per quanto differiscano gU storici sul nuinero del combattenti , ccmvengono tutti nella grande sproporzione^ e stti^eriorita in quello della Le- ga (aS) . Varj trattati precedettero la batta- glia . n Re , ehe si vedeva in pericolo d' esser (a 3) Jovius , his. lib, a. (a4) Oricellarius , de betlo itaL Loci forma si e spe- cula ^^ircumspecuveris ^ ut ipse nuper e Crallia rediens comemplatus sum, Circi maiimi effigiem praebet ut natu- ne opere expositus ad illustrandum praelium videbatur. (2 5) Comities piii doIu ripetCy che la truppa del Re non eccedeva 9 mila uominiy ne atcuno scrittore la fa giungere a piii di 12, ouvero i5 fn, Lo stesso autore dice y che l^esercito della Lega era di 4o, o almeno di Z^mila, e non e difficile mostrarcy che doi'ewi essere alP incirca di quel numero . Lasciando gli altri molti, Ma^ rino SanutOy scrittore parzialissimo de^ Veneuani y dice ch'essi soli apeano ao m. uominiy senza contare quei del Duca di Milano, In seguito nel mese d'agosto in- torno a Noi^aray dicey che i due eserciti riuniti monta^ vano a 3o milay senza quelli che eran morti nella bat^ taglia y ed altri tomati a casa ; onde il numero espresso pare assai verisimile . T. r. P. I. s 54 STORIA DI TOfiCkTik Air. uistatto, e preso^ cniedeva li semplice passo . ^l V L' usata cautela de' Proweditoti v^neti , chV- 1495 . rano neU'esercito, arrebbe^ acconsentito^ ma la tema del disonore d^aVer coa forze tanto superiori lasciato paBsare senza melestia il ne- mico^ Fardore in alcuni di conJ^altere, in altri il desiderio del bottiiio^ fece rigettare fe cpndizioni. II di 6 di luglio si fece la memo- rabil giornata del Taro, le circo»tanze della quale son tanto variate dagli scrittori, come I'esito indeciso, esserfdosi attribuita amb^ue gli eserciti la vittoi-ia . E vero che, eccetto gli scrittori veneti , tutti gli altri imparziali istori- ci , liei concedono ai Francesi j e veramente, se dee attribuirsi la vittoria a colui che ottiene Tintento, non potra dubitarsi che non appar- tenga ai Francesi ^ che dopo luia sanguinosa azione, segnitaron la lor marcia^ sei\za esser disturbati. La disciplina francese prevalse al numero degl' Italiani: quelli ristretti, ed uniti suUa riva del fiumci, ruppero facilmente le di- sordinate squadre di questi . II saccheggio del* le bagaglie esposte a bella posta dai France- si , allettando T aviditk dei Collegati , gli pose in disordine, ,e fu una d'elle principali cagioni della rotta . Circa a 4 roila furono i morti dal- la parte della Lega, mille da quella de' Fran- cesi . Le milizie italiane avyezze a combatter disordinatamente, e senza tener fermo il pie^ LIB, V. CAP. 11. 55 de nelle file, non ressero aH'ordine stretto e luT" Aerrato, con cui combattevano i nemici . Da ^^ ^: 9 1 > • ^49^ gran tempo non s era data una si sangumosa hattaglia in Italia . II Re fa a rischio d' esaer morto^o preso: combatte col vajore d'un senn plice soldato , e dovette in gran parte la vitr toria al 9uo valore (26). I Veneziani, avendo preso una partse del bagaglio del Re , si vanr tarono della vittoria; e siccorae in quello fu trovata una spada , e uu elmetto del Re , gli app&sero per trofeo in luogo pubblico {n^j). Furon fatte gran feste in Veoezia , e a) trove, per sostenere la reputazioue delle loro ar- mi (a6) . V unico frutto di queata vittoria per (26) II Rucellai dice che fu lef^ermente /erito ; ma Comines , che combattet^a presso al Key non lo dice . V Ariosto Jta gli altri c^wenimenii^ che ha fatto indoi^i* nare, e 4Colpire a Merlino^ ha posto quesia battaglia^ canto 33 st* 3i. Ecco, dicea, si pente Lodovico D*aver fatto iit Italia venir Carlo ^ Che sol per travdgliar V emulo abtioo ChiamatQ ve i* avea , noo per cacciarlo \ E se |;K scopre al ritomar nemico Co'V'eneziani in legale vuol pigliarlo: £ceo h lancia U Be animoso abbassa , Apre la stvada, e lor malgrado passa. (27) Marin, Sartuto eronac, "venet, Rer, itaK tom^ 24* feuroo presi cariaggi . « . • 1« sua spuda, ii suo^elmetto, e furdo tnessi neHa tnumzione dell'eccellentissimo (ionsi- glio de' Dieci , obe fino a questo giorno vi si vedono . (28) Vediper questa battaglia Guicciardini^ is. L 2. 56 STOBIA DI TOSCANA Aw. i Francesi era la sicura ritirata d' Italia : tutte diC. I'altre imprese altrove andavano infelicemen^ ^ teper loro. Lusingati dai loro fautori d'im- possessarsi del Genovesato ^ aveano occupato Rapallo , qtiando escita di Genova una flotta d'otto galere, e due barche^^ e poati in terra 700 fanti, la truppa francese restb prigionie- ra . La stessg flotta batt^ la francese, e ne pre- se la piu gran parte (119) . Nel regno di NapoU parimente erano nati de' grandi avvenimenti , che avean cambiato Taspetto delle cose. L'in- solenza de' Francesi avea eccitato V odio uni- versale. II giovine Ferdinando era stato ac- colto lietaniente da per tutto : ad una non piccola schiera de' suoi fautori s era unito il soccorso venuto di Spagna sotto Consalvo di Cordova, a oui per la celebrita acquista- ta nelle guerre contro i Mori, la magnilo- quenza spagnola avea antic ipato il nome di Gran Capitano , ch* ei confermb pieaamente coUe gloriose imprese d' Italia . Le loro truppe perb di nuova leva non sostennero sul prin- cipio il disciplinato valore de' Francesi . Fu- rono Ferdinando, e Consalvo sconfitti dal r Joviy his, Hh, d. Oricellar. de bello itaL Mariti, Sanuto loc. cit. Nella preda , dice Alessandro Betiedetti, scritm fore contemporaneo , che si trovh un liBro co* ritratti di tutte le donne vagheggiate dal Re in Italia . (29) /oW, his. lib, 3. LIB. V, CAP. n. 57 Generale franoese OlHgni a Seminara . Ferdi- ^. nandacaduto da cavallo era in rischio d'esser ^^ C- mnortO) o preso^ €(nando con raro Bsempio H ' auo fido amico Giovanni Alta villa, fratello del Duca di Termini, lo fh salire sul suo; e re- stato a piedi fu quasi subito ucciso (3o) . Si salvarono coUa fuga Ferdinando^ e Consal- vo. Qucfsta aventora non sbigott\ il giovine ge^ neroso: ricovrato a Messina, sapeva quanro erano malcontenti i Napoletani, e pronti a sollevarsi . Raccolti molti legni si present^ alia vista di Mapoli, oye pero non nacqiie inoto alcuno, per timore de'Francesi. Ferdinand o avea poca truppa suUa flotta ; nondinieno per tirare i Francesi fuori di Napoli s'accosto in atto di sbarcare alia Maddalena . Esc\ con la • maggior parte della truppa Montspensieri ere- dendo dover combattere un esercito: appena escito, fnrono sonate tutte le campane a mar- tello, e la citta in armi grido altamente il no- me di Ferdinando . Atterrito il Generale fran- oese, non Qsando di restare tra la cittk e il nemico pronto a discendere, e credutolo nu- meroso si ritiro, fac^do un lungo e fatico- so giro per passare per altra Porta. Intanto Ferdinando entro in Napoli. tra i maggiori segni di giubilo; si fortifico dalla parte del (3o) Joui, /iist. lib. ?>, Guiciiat. lih. a. 58 STORIil m TQSCANA. An. Castello nuoYO, onde prevedeva Tassalto dei ^ ^- Frances!. Questo ebbe luogo ma inatilmente , ^^^ e Montspensieri fu obbligato colla sua trup- pa chiudersi nel Castello. La maggior parte delle citta, e del Regno ove non era guarni- gione francese imitarono la capitale (3i). la- tanto IlReCarlo^ apertasi col ferro la strada , giunse in Asti. I Fiorentini, secondo la con- venzione, aspettavano il compimento delle promesse: manuove difficolta nascevano ogni momento; non lasciavano perb di far la pic* cola gaerra coi Pisani: varj castelli, e teire furono da' Fiorentini ricuperate, e fra queste Pontedera (Sa) , quando improvisamente ven- nero ordini dal Re , porta ti da Niccolb Ala- manni , che Livomo e Pisa fossero restituiti a'Fiorentini per le convenzioni stabilite a Tu- rino: alia qual condesceudenza era -sceso tt Re per la nuova lega fatta co'Fiorentini, e per *tiinore che Pisa non cadesse in mano de' suoi nemici^ cio^ de' Veneziani , a cui inclinavano i Pisani stessi di sottoporsi ^ o al Duca di Mi- lano ^ che area inandato due de' suoi Condot- tieri , il Malvezzo , e il Fracassa in loro ajuto. Livomo fa subito reso : lion cos\ Pisa , ne le altre fortezze . Entragues trovb de' pretefsti di (3i) Guicciard, Josfius loc, ciu (33) Nardiy is. lib. 2. Atntn. is* lib. 26. LIB. V. CAP. H, 59 dilazione: poi finge di condescendere per trar""j;j^ denari dai Fiorentini , e gl' invito ad accostarsi di G. a Pisa da Hna parte, soUa quale arendo i Pi-- ^^^^ lani fiethbricato on baatione, credeva che ne aarel^ro agevoimente respinti . Colle genti per6 che aveano a Ponsacco., e con quelle del Vitelli , p^rsuase dal denaro ad agire nnita- nente con loro ^ accostatiai al bastione lo as- salirono con tal valore, che in hreve se ne resero padroni , e proseguendo coUo stesso ardora,avrebb6ro presa la stesaa citta, se non ne fossero stati impediti dal medesimo Entra- gues, che con tutta la mala fede feee tirar dalla foitexza sui Fiorentini (33). Ne fecero^ quest! ahi lament! coi ministri del Re , e col Re stessa: fl quale, benche seriaraente ora mandaase replicati ordini al mredesimo di ren- dere la cittadelk , non fti mai obbedito, es- aendo in lui piil fbrte che il suo doyere , V avi- dita deir oro , che ftraeva dai Pisani , o piuttO'- sto la passione da cai si diceva acciecato per una giovinetta Lante pisana (34) , giacch^ a- vrebbe potuto trar maggior somma dai Fio- rentini ^ onde per soli 1 3 mila scudi fu da lui consegnata la fortezza ai Pisani , e da loro per consiglio dello stesso Entragues subito disfat- (3 J) Nardi is. lib, a. Amm. ist. lib. 26. Jovi. histon lib. 3. (34) Nardi is. lib. a. Gui^iar^. lib. 3. 6o STOAIil DI TOSGilNiL Aw. to. A questo tradimento s'aggiunse Taltt'o ^x ^K ^^^^^ vendita di Sarzana fatta per di lui mezr zo dal bastardo di Biehne ai Genovesi , e poco di poi di Sarzanello^ indi di Pietrasanta, e Mutrone ai Lucdhesi (35) , senza curare gli or* dini del Re portati da Roberto di Veste . I Fio- rentiai , dopo I'inutile perdita di tanti denaii pagati al Re , ed estorti da' suoi Ministri , si trovarono privi d'una delle parti piii impor- tanti del loro dominio , costretti a sostenere una dispendiosa guerra con nendici pieni del- r antica animositk , e. che sarebbero stati soc- corsi da molte Potenze italiane, e in specie dai Veneziani ^ e dal Duca di Milano ^ che se- condo il sue antico costume, rappresentava due parti y cioh di Con sigliere de' Pisani ^ e dei Fiorentini, i quali perb conoscendolo da gran tempo 9 giocavano con lui lo stesso gioco . Bi- dotti alle proprie for ze ricominciarono le osti* 1 49^ lita e ripresero Vada . Varj piccoli fatti, che non anderemo dettagliando^ awennero frai Pisa- ni , e i Fiorentini , che proseguirono ad agire (35) Nardi Hi, a. Amm, lib* 27. Jo$^. hist. lib. 3. Guicc. lib. 3^ il quale assicura che i denariper la cii^ tadella di Pisa Jurono pagati dai Veneuani^ dal Duca di Milano y dcd Genos^esi^ e Liicchesi, II , Giovio ag' giunge che p^ far denari le gentildonne pisane dettero tutte le loro gioje, anella,Jibbie da cintura ec. in pe^ gno ai Lucehesi; ia. lib. 3. LIB. V- CAP. II. 6 1 ofFensiyamente quando gli ajuti giunti a quel- "^^ H per parte de' Veneziaiii ridussero i Fioren- Ai C. tini alia difensiva. Erano comandati da Erco- ^^ le Beiitivoglio , che si posto fortificandosi pres- 90 a Pontedera. A i Fiorentini suoi amici i piu costanti^ il Re di Francia, violando i pat- ti , non a veva restituita la citta di Pisa , e le fortezze quando poteva, n^ piu avea potuto quando lo voile: conosciuta pertanto la loro fedelta, Cerco tutti i mezzi di conservarseli a- mici^ mentre avea il resto d' Italia nemico, e quasi intieramente perduto il regno di Napo- li . Non potendo co'fatti, voile almeno coiro- nore d'una splendida Ambasciata, medicare alquanto Fesulcerato animo loro, inviando I'Arcivescovo di Aix, che come suo Amba- sciatore risiedesse in Firenze , e che, solenne- mente accolto nel salone dai Magistrati^ dette delle parole le piii lusinghiere in ricompensa di tant' oro inutilmente profuso : e convenne contentarsi d' esser pagati d'una moneta im- maginaria che tantb a tempo sanno s^iendere i destri politici (36), I Pisani, invece di vane parole , riccvevano reali ajuti . Oltre le genti dello Sforza , vi giunsero per parte de' Vene- ziani 800 Stradiotti o Albanesi , gente piii avi* da che valorosa, che guerreggiaudo con inu- (36) j4mmir, lib, 27. T. v. P. L 9 6) STOllA m TOSCiOf A An. manita la ins^o^vano ad ambedue k parti ^\% pur troppo animate daU'antica rivalit^^) fH- de frequenla eseinpj di b^rhiarie $} ehb^ro ia questa guerra. I Yeneziani vi s^giiiQ$ero sei galere, che s^orFeaserp la spiaggig. lUc^^ rono ancora i Pisani da Masjsimitiano Be 4^ Romani 4^>o Tedeschi , e soo cavalli )x>r* gognoni (37), onde si faceva la guerra eon scapito de'Fiorentini. Oltre gli ajuti reali dati ai Pisani , spedi Cesare a Pirenze due Amba* aciatori , i quali con tuono piii di minaccia^ che di prc^ghiera esc»tarono i Fiorentini a ren- der la pace all' Italia, unendoai coUa Lega; e separaodosi da i Frances! rim^essero all^ sua decisrone le differenze coi Pisani . La rispesta de' Fiorentini fu rispettosa , ma ferma : che at le prime nuove che S. M. potesse y^aire in Ita- lia, aveano eletto due Ambasciatori coipe il dovere richiedeTa, che questi er^no incaricati de loro sentimenti e giustificazioni , sperando ne sarebbe soddisfatto (38) . Giungevano sen^ pre nuovi ajuti a Pisa , speeialmente de' Vene^ &iani X 1^ ^ ^ Duca di Milano vi aye^n delle mire . A una ppfeenza mari^tima come Vene- zia^ era utilissimo 1' acquiatare uno stabiliifien- to sul mar toscanp: i disegni del aecondo er^ (37) Nardi lib, a. Jmm. lib. 17. (38) Nardi lib, a. Ammiti UL %*j^ LIB. V. CAP. n* 63 no dfempre iilimitati; form la pretensione d'en- aIT* trambi fece mancare il dis^no . Stavano i ^* ^• Fiorientini suUe difese, perdendo pero delle cattetla : i minuti dettagli di quelle piccole, e tomultuarie ftcaramuccie ^ non poasbtao inte^ rei&sare il lettore a qiiesta distaiiza di tempi. Solo merita d'esser rainmentato il tentatire fatto dai Fiorentini di ricuperare Sojaha , av<» Inenimento interes$ante per la morte di Piero Gapponii, quell* istesso che inU*epid# davanti al Re Carlo e a' siioi ufiziali , colla coraggiosa mpofita salt^ I' onore , e la liberta di Firenze i domntsaario della Repubblica^ mentre con tiitto I'ardore animaTa i soldati all'assalto^ percoaso da uq pastarolante aul capo^ritiiase morto^ e mancb cosk quelFimpresa (89) . Fi* renze madre delle belle Arti ^ non dovea lascia^ re uii taAto cittadino senxa un pubblico m^ tnunento ^ teMimone della sua gratitudine i Nimm famglia ha dati alia Repubblica fioren- tina tanti cittadiiii si virtuod, come quellA \Ae' €a{>pbtti. Fra moiti altri , che ae ne potreb- h^b tiomitiaiNe , tre spiccano davvautaggio ^ Giiad, Neri, e Piero ^ ai quali non si trovano neU'edi loro gli eguali. Animati da vero, e dil^interessato amor per la patria , la servirono utilmente colFardore d'un appassionato pa* (39) Guicciar. Ub. 3. Nurdi lit. a. :itmm, lib, ay. 64 STORIA DI rose AN 1 An. triotta nelle piii scabrose circo&fanze , e que- ^ ^- sto merito gli reiide superiori agli Albizzi ^ ai Donatio) ai Medici stessi, i quali amarono piii se, che la patria^ lo sc^opo de' quali non ea- 6endo altro che di soprastare agli altri, spesso immersero la Repubblica nell^ piii sanguin(;>^ 8e division i , nelle quali iioq si trova il nome degl* ilhistri personaggi menzionati , bench^ avessero popolarita^ e ingegno da guadagnarsi un partilo. £ obbligo deUo storico imparzia-^ le assegnare a ciascuno il sue posto, e porre nella vera luce Tutnile, e modesta virtii^ che talora agli occhi deboli resta eclissata dal fal- so spleiidore dell' ambizione fortuoata. Cre- sceva il timore de' Fiorentini per ravvicioa- meiito deir Imperatore , che avea poco^ ono- revolmente ricevuti, e non ascoltati i> loro Ambasciatori. Yenne egli da Genova a Pisa, ma con s\ poca gente ^ che avea piu T aria di un comune Gondottiero, che d' Imperatore . Voile occupar Livorno , il quale pero essendo ben guernito di genti , accostandosi le triqipe imperiali, furono sbaragliate da una sortita della guarnigione . Tuttavia, stretto da forze superiori per terra , e dalle navi venete , e im- periali, non poteva a lungo resistere. Si vi- veva f(6n gran tiavaglio in Firenze , ove alle disgrazie politiche si aggiungeva la fame , che tormentava e la citta e il contado ; e i pii e LIB. V. GAP. II. 65 calitatevoli Fiorentini non permisero, come an! talora con crudelta forse iiecessaria ^ stato ^^ C- praticato, Timpedir ringres3o della citta ai miserabili: onde grandi turme di essi vi s ag- giravano soccorsi dai ricchi cittadini con aJ> boiidauti limosine : ma Y oro non rimedia al- ia mancanza reale de'viTcri ; e per Je chiese, per le strade, per gii spedali si presentava rorribile spettacolo dei spiranti per la fa- me (4o). La credula gente pero, ciae la piii gran parte della citta <, era animata dalle ar- denti prediche del Savonarola, che prometr l;eva Y ajuto del Cielo immancabile. Parve che la fortuna cospiraase coUe sue parole per far- lo credere profeta . Erano state domaiidate da gran tempo al Re di Francia truppe, e com- messo agli Ambasciatori fiorentini di comprar del grano. La s|>eranza d'ottenere ambedue quebti soccorsi svaniva . La flotta che gli por- tava, accostata alia spiaggia toscana, e bat- tuta dalla tempe»ta , era stata obbligata a tor- nare in Provenza, ove credevasi comunemen-^ te che avesse disarmato. In oltre Livorno, la sola porta per introdwre i viveriy essendo quasi bloccato dalle forze nemtche , sembra^ va ogni soccorso impossibile; quando ina- spettatamente comparve Y armata francese , (4o) Nardi li. UO, ^, 66 STOKIA Dl tOSCANA. ■^[J^ coroposta di 6 navi, due galeoni, ^ tiha pih di C. grossa nave normanda , e con un col[to fa- '^ vorevole di vento entro in.Livonio in faccia alia fldtta nemica, colla petdita d'lln sblo ga^ leone carico di graho . Sbafrcarono 600 fthti 4 e 5o uomini d'arme con molti viveri : questo soccorso di^ grand' ahimo agli assediati ; Tut- tavia i nemici proseguivano a bailer Livorno, ma non con molta felicitA, per la paca con- cordia d^'capi, e per le dirotte pioggie, che nel mese di novembre soglion cadere. Ftnal- mente una furiosa tempesta scompiglio sif- fattamente la flotta del la Lega , che tre na- Vi, una imperiale, due venete, e una geno- rese urtarono in terra. Fu ripreso il galeonfe tarico di grano gia perduto , e jsi fecero molti prigionieri . Questo accidente dette tanto co- raggio agli assediati ^ che fatte delle sortite, fu^ torio aempre vincitori, e costrinsero final- mentfe V ImperAtore a Yitirarai non ^enza aver riachiato la vita, giacch^ da un colpo di faK conetto gli fu stracciata una manica del ro- bone largo , e pendente . Dopo aver esse mi- tiacciati Vico^ BitotiUa, ed altri caMelli, coti ppco prbfitto e rtieno onore tomo a Sarzana , promettendo di tornar Aieglio accompagna- to, essendofti accorto che il nome, e la mae- sta imperiale disarmate non bastano per vin- LIB. V CAP. II. 67 cere (4i). Queste nuove giunswo a Firanze An. vel tempo che le menti esaltate dal fervora ^^^^ q>iritaale del Sayooarola eranQ idvolte al Cie- lo , da cui attendevanQ temporaK ajuti . II cor-^ riere col ramo d' olivo in raano , segno d' ot- time nuove , s' imbatt^ appuQto in una gran processione, che si faceva per implprar dal Cielo il soccorso , ed arrestato prima di giun* gere a Palazzo ^ dovette comunicarle alia pia moltitudine. Non puo immaginarsi quanto contribuirono a rinforzare il partito del Fra^ te, e a farlo riguardare come un venerabile profeta (4^). Animati i Fiorentini ripresero la ipa^or parte delle Terre perdute, restan* 14^^ do inattive le genti della Lega per mancanm di danaro e d'uiiidei Medici soleva nutrire. n'avea accresciutoil de- siderio . Era la Repubblica divisa in due fa* zioni: la piu grande seguiva i dommi politici del Savonarola, e si appellava la setta de'Pia^ gnoni perche I'aosteritk religiosa del Frate gli avea accostumati a deplofare sui piaceri, e le vanita mondane: I'altra degli Arrabbiati dal malcontento d' aver perduto 1' arbitrio del governo^ che de Compagnacci anche fu det- ta , perch^ non seguitavano le rigide massime (44) Ainm. is. iib. 26. 37. LIB. V. CAP. II. 69 di vita del Frale , e amavano piii il piacere . an. Se ne nomina anche una terza detta de' Bigi^ ^'/ • che ara quella, che piii strettamente era at- taccata ai Medici (45). Questa perb si teneva nascosa^ e adieriva palesemente ai Piagnoni, vedendoli piu potenti , onde la sua apparente ittoderazione la fece crescere di favore, e po- tenza^ per cui varie persone di essa furonp ammesse alle prime cariche. Fra quest^, Ber- nardo del Nero partitante de' Medici era stato creato Gonfaloniere. Credette Piero questa circostanza opportuna per tentare un nuovo colpo. Favorito dal Duca di Milano, e dai Senesi, avendo coneertato co' suoi fautori^ che iii Firenze si levasse rumore al suo arrivo , si parti segriBtamente di Siena , e s'avvib verso Firenze con 800 cavalli, e 3 mila fanti;. e la mattiha del di 18 aprile, poco dopo il far del giorno, fu a S.Gaggio, presso la Porta S. Pier- gattolitti . Sceso alle Fonti , si pose dietro di esse per evitare i colpi di colubrine che si ti- ravano dalla torre della Porta stessa gia serra- ta . Aspetto ivi per alcun ore che i suoi amici nella citta si Ievasse:ro a rumore , e gli apris- sero la Porta; ma il partito dominante avea .qualche ora innanzi appresa la sua venuta (46)^ (45) Nerliy commen. lib. 4« (46) Si narra variamerUe il fcUto: la maniera piii naturnle e quella contata dal Nardi: che Piero Ju ob^. T. V, P. L to V. 70 STOBU VI TOSCANA. "XT"^ ^*t^ ^^ opportune disposizioni per difender- <** C. si^ lo che avendo visto gli ainici di Piero^non '^^ osarono muoversi ; ed ei dopo |ungo e inutile indugio credette necessaria la ritirata , perchfe non gli fos^ impedita da qualche coi*po di qiiei che trovandosi verso Pisa, potevano, ve- iiendo per la Val d'Elsa, tagliargli la strada. Cosi trionfb la setta de Piagnoni , e si confer- mo al Savonarola la qualita di profeta (47). La citta s'emp\ di sospetti contro I'antica fa- zione ^ non parendo probabile che Piero si fos* se tanto accostato a Firenze, e tanto avesse bligato da una dirottissima pioggia a dimorar due ore a TavernelUy ove le ^ue genti si rin/rescarono. Per cau^ telafacea ritener tutti i viandantiy perche non nepor* tassero Favviso alia citta; die un sontadino perb ri'^ mandato indietro dalle genti a cavallo^ che lo precede-^ vunoy prese una scorciatojay giunse a FirenzCy e ne die de notizia. Nardi is. lib. 2. 11 Guicciardini fa le genti di Piero non piu di 600 cavalli , e ^00 fantiy VAmmi'^ rato da il numero da noi descritto . (47) Anim. lib. 27. hurdi^ lib. i. Narra questo, che quando Piero era i^icino a Firenze^ e percib la citta in tumuhoj il Benivieni mandato da uno de' Signori al Savonarola gli dicesse spaventato die il nenuco s'amfici» nai^a, e che il Frate, che leggeva , alzando il capo con un sorriso gli rispose come Gesii tristo al Prirttipe de- gli Apostoli: Mudicae fidei, quare dubitasti ? Non sapete < he il Sigtiore h con voi? Pub darsi che la sua persua* sionejosse tale; ma non e impossibile ^ che come capo del partito fosse gia it formate dei gagUardi prowedi^ menti presi . LIB. V, CAP. !!• 71 aspettato, senza avere nella citta delle forti in- Aw. telligenze. S'era realmente formata una cospi- ^* ^• ra^ione in sue favore da molti de' principali cittadini^frai quali si contava lo stesso Gon- faloniere eletto probabilmente p^ intrighi del medesioio partito, che nsato ad avere per mezzo dell' influenza de Medici il governo e- sclusivamente in mano , vedea di mal occhio una democrazia , che lo lasciava obliato nel- Foj^curita. Ma scortcertati i congiurati nel ve- dere scoperta I' irapresa prima dell' arrive di Piero , e le misure di valida difesa prese dal Governo , restarono tranquilli . Passo qualche tempo in cui i sospetti non si poterono veri- ficare; ne forse si sarebbe la congiura svelata senza Lamberto delF Antella , che fuoniscito , come aderente ai Medici, volendo rientrare a ogni patto in Firenze, venne all' Antella con intenzione di palesare il trattato. Arrestato ivi, e condotto in citta giustifico la sua inten- zione con una lettera , che gli fu trovata ad- dosfto, scritta al Gualterotti, uno dei Dieci, in cui lo avvertiva di dpvergli parlare segre- tamente di cose spettanti alia Repubblica. Ri- velato da lui il trattato , furono scelti 20 cit- tadini per sentire gli esami degli accusati, do- po la relazione de' quali si aduno una straor- dinaria Pratica di 160 cittadini, tratti dalle prime cariche dello Stato , che esaminati i de- 72 STORIA DI TOSGANA. ^^ posti e le prove, dichiararono i principali rei di C. Bernardo del Nero, di non aver rivelato il ^497 trattato (a cui si provo, che era noto nel tem- po del suo Gonfalonierato) Lorenzo Torna*- buoni, Gio^nui Gambia Giannozzo Pucci, e Niccolb Ridolfi d'aver tramato di rimettere i Medici in Firenze, che furono tutti condau* nati amorte. Ma avendo essi appellate al Gon- siglio generale, in cui secondo F ultima rifor- roa, dovea esser confermata la sentenza, il partito dominante temeva , che in sk nume- rosa adunanza pel favore, e premure dei pa- renti, i rei fossero salvati. Ottennero percio che in una nuova Adunanza ^ o Pratica di Consiglieri scelti , la piii parte almeno , dalla loro fazione, fosse deliberato se si potesse so- spendere la legge delFappello, per.impedire le sedizioni: asserendo^ dice il Guicciardini , che le leg^ mede^ime concedono , che per fug- gire i tumulti, possono essere le leggi in caso simile dispensate (48) ; massima pericolosa ed ingiusta, la quale se la necessita ha fatto quaU che volta ammettere, le circostanze ^ che la giustifichino, ricorrono appena una volta in un secolo. Non era questo il caso presente; e i motivi, o i pretesti appariscono frivoli, giacche in quel governo sempre si poteva te- (48) Guicciard, isU lib, 3. LIB. V. CAP. II. 73 mere T influenza de'parenti e degli amici^ on- a.^. de 6 la legge era difettosa , o dovea cuoprir ^^ C- tutti egualmente » La violazione diveniva an- ^ cfae pill ingiusta, perch^ era stata proposta dal partito che volea violarla ^ e piii crudele ^ perche si trattava delta vita de' cittadini . Gran- di furono i contraati su questo appello . I piu iinparziali sostenevano che la legge non dovea i!9olarsi. Intanto I'agitazione del Consiglio era giunta al sommo , e colla piu scandolosa indecenza s' era pronti a venire alle mani: onde il Gonfaloniere , vedendo tanto tuinul- to , propose Y esecuzione della sentenza ^ pro- testando perb che si violavano le leggi. Ap- provata la condanna^ il partito vincitore^te* inendo ogni indugio , la fece la notte stessa eseguire ; e fu dopo la mezza notte mozza la testa ai condannati . Bernardo del Nero avea passati i settanta cinque anni, onde porse il collo al carnefice con molta franchezza, di- ceiido^ che poco era quello, che gli toglie- vano. Morirono tutti con coraggio. Altri fuggiti y furono diahiarati ribelli, altri coniina- ti, o banditi (49). Questa esecuzione esaspero gli odj de' due partiti , e riun\ , e concentro per dir cosi sul (49) Nardi lib. 2. Guicc. lib. 3. Amm, lib, 27. Nerli lib. 4. 74 STORIA DI TOSCkSk An. Frate i raggi delFira della fazione^ chedovea- ^ ^-no o viepiii illuminarlo, o distmggerlo (5o). Nelle sue impetuose declamazioni contro il vizio ^ non avea risparmiato la Chiesa , e gli era fuggita di bocca qnalche espressione che la Chiesa d'Iddio avea.bisogno di riforma. Queste parole riportate , e forse esagerate al Pontefice, a cui (seppur conobbe mai i ri- morsi) pur troppo la coscienza dovea rinfac- ciare la verita delle parole del Frate , gli ec- citarono contro ua piii terribile partito, da farlo avvedere quanto pericoloso ufizio sia quello di riformatore del Clero . Piii volte il Papa si dolse col la Signorfa di Fireuze di que- sto temerario predicatore, che osava portar (5o) // voler persuadere per difendere il Frate y che forse gU fu ignoto quest* a/Jare fin dopo t esecazione della sentenzUy e un meschino e puerile compenso, V af* fareju agitato per qualche tempo con tanto clamore , cfCera noto anchefuori di Firenze; e da Roma venne- ro delle premure infavore degli accusati, Inoltre il Sa^ vonarola era il capo della fazione; T off are era de* piu importantiy e v entrava la coscienza: e appunto in que- sti casiy concedono i suoi apologistiy ena consult ato, Niun uomo di senno ammettera quest^ ignoranza y lu" sciando da parte F autorita d* Anton M, Graziani Ve" scovo d'Am^liOy che assicura che i parenti dei rei si posero in ginocchione d aidant i a I Savonarola per otte^ nere F appello, De casibus viror. illiis. // Cerretani fistor. manoscrittaj dice: Fu Fania che Fra Girolaino avt^se niandato al Magistrato a dire che Dio voleva si facesse giiistizia . LIB, V. CAP. II. 75 la mano ncl Santuario: lo ckiese ai Fiorenti- aw. ni, e minaccio degF interdetti . Ma nelle let- ^^- tere di rispoata deila Signorfa si scorge la de- ' ^^ terminata fermezza di sostenere il Frate (5i). Yedendo il Papa senza efTetto il timor delle pene eccleaiastiche in un popolo fanatico, minaccio de'mali piureali , Tesilio dei mercanti fiorentini da Roma, e la confisca de'loro be- nt. Si scosse a questa minaccia FaTidita fio- rentina , e adopero in guisa la Signoria , che il Frate si astenne per quakhe tempo dalla predicazione . AUora in sua vece montava in pergamo Fra Domenico da Pescia, che piu fanatico , perche piii semplice , ripeteva , e ac- cresceya le declamazioni di Fra Girolamo. Questo per altro , conoscendo la potenza di . Roma , tento dissipar la tempesta con umile lettera al Papa , in cui se aveva errato in det- ti , o in fatti , si offrira pronto a emendarsi a ogni cenno del Pontefice (52) . Pareva che in risposta il Papa lo doTesse patemamente am- monire: ma e una massima delle fazioni di non scendere a particolari dettagli, qnando (5i) Si trovano nelUarchivio delle RifornKigioni . (Sii) Dignetur, Sanctius Vestra , mihi communicjire quod ex omnibus quae dixi ei scripsi «it revocandum , ^t ego id libentisstme faciam, nam hac vice, et semper , sicut dixi, et etiaro scripsi, me ipsura, et omnia mea dicu subijcio correctioni S. R. E. et S. V. Saigon, epis^ ad Alex. VI. 76 STOBIA DI TOSCkSk i An. si vuole opprimere alcono. Intanto la dottri^ . ' na teologica ^ e politica de' due Domenicani eccitava le piu forti conyulsioai a ei devoti fa- zionarj ^ che ciechi dal fanatismo non distin.-' guendo i limiti delta decenza^ne'quali deveri- stringers! anche la devozione, ponevano in pratica mezzi ridicoli , e delle sacre farse , on-* de pill Tolte edificarono , o divertirono il car- nevale di Firenze. Gos\ una volta a istigazio- ne loro an nameroso stuolo di fanciulli, fat- ti i deputati per ogni Quartiere, andarono con umilta, e devozione a tutte le case do- mandando Yanate'ma , cioe tutto quello , che y'era di profano, e pitture lascive, e libri poco modesti , che liberamente si concede- vano loro : e il devoto sesso feminile, ceden- do umilmente a quelli innocenti predicato- ri , si lasciava spogliare della piu cara sup- psilettile del mondo muliebre^ e delle finte capdlliere , ed altri ornamenti da testa , delle pezzette di Levante, belletti, odori^ e di tutto cio che r industria feminile ha saputo inven- tare per accrescere, o per mentir la bellezza. ah qui s' arrestava Y anatema ; ma tavolieri , scacchiere, carte da giuoco, arpe, liuti, e cen- to altri mezzi anche d'innocente trastullo, e- * rano sotto lo stesso titolo confiscati. NelF ul- timo di poi del carnevale, dopo avere udita la messa, vestiti di bianco, portando in testa UB* V CAP. II. 77 ghirlande d*olivo, e delle crocette rosse in^if^ mano, Tennero salmeggiando sulIa piazza dei ^^ ^• Signori^ ove era stato eretto un piramidale catafaico, in ciri superiormente si trovavano depositati quelli istrumenti di piacere^ e di lu5SO profano. Saliti i fanciuili nelta ringhie- ra de' Sigiiori , dopo aver caiitate delle laudi spirituali , i quattro deputati scesero colle tor- cie accese, e messero il fuoco alia pira, che ando consumandosi fra le voci di gioja e il suono delle trombe (53) . II popolo ama lo ftpettacolo , e la novita, e fu forse piii dilettato da questa comica rappresentanza , che dal so- lito nojoso corso di maschere. Nello stesso tempo del camevale il Padre Girolamo noii isdegno la danza: la parola per cosk dire di guerra de^ suoi seguaci per riconoscersi era mua Cristo . Riuniti pertanto nel camevale in S. Marco i suoi piii caldi fautori gridando vwa Cristo^ il Padre Girolamo facevagli escir di chiesa suUa piazza insieme co' frati : si pren- devano per mano, e forma ndo una circolare ampia catena, alternaudosi un frate, e un se- colare^ gridando con alte entusiasticbe voci viA^a Crista y e ballando e saltando, stranainen- te asserivano esser bella , e santa cosa impaz- (53) Nardi is, liby a. Nerli commen, lib. 4- L *^ tire per Cristo (54). E siccome Vnso di quel di C. tempi erano le caDEoni a ballo^ si compone* '^^ vano queste da Girolamo Benivient, unc dei piu caldi partitanti del Frete , e de' migUoii poeii di quelia eta , che vclle avyilire la «ua Musa alle piii strane idee, ed espresaioiu (55) . (54) Nardil lib. a. Nerli comm. lib. 4* (55) Diamo qualche sa^o di questi versi : Non fu mai prii bel sollazzo, Piii giocondo , ni maggiore, Che per zelo e per amore Di Gesii divenir pazzo. Sempre cerca, onora ed ama Quel che il savio ba in odio tanto, Povena, dolovi e pianto II Cristiao , perch' egli k pazzo • Non fu mai ec. Discipline e pienitenzia Sob le aue prime deliae, E i suoi gaudj e le letizie, E martir , perch' egli h pazzo . Non fu mai ec. e termina ecu: Ognun grtdi com' io grido Sempre pazzo^ pazzo, pazzo « E strano ehe ne U poeta, ne i devoti s* aecorgetsero del doppio sensoy che potevan riceuere siffiatti versi ^ e ehe anclie un libertino poteua con eompiaeenza eahtartt • Altra canzone non meno singolare h Im seguente: Io Yo'darti, anima mia, Un rimedio sol, che vale Quanto ogn'altro a ciascun roale« Che ii chiama la pazzia. •. LIB. V. CAP. II. 79 Ma un uomo , la di cui celebrita e forza stava . nella predicazione, nofi potea restar lunga- di G. mente mute, senza che il suo credito declinas- ^^^^ se. Ad onta delle proibizioni del Pftpa, improv- yisamente torno a predicare , asserendo essere ispiratx) dal Gielo . Sdegnato il Pontefice ful- mino contro di lui la scomunica, che per un sacro contagio dovea comunicarsi a tutti quel- li che 1' ascoltavano . Messer Giovanni da Ca- merino, che portava Finterdetto per pubbli- carsi in Firenze^ s'arrestb a Siena, n^ oso ve- - nire innanzi per timore d' esser trucidato dai To' tre oncie almen di speme, Tre di fede, e sei d'amore, Due di pianto, e poni insieme Tutto al foco del timore. Fa dipoi bollir tre ore, Premi infine , e aggiungi tanto D'umilta, e dolor quanto Basta a fiir questa pazzia . lo vo' darti ec. O pazzia mal conosciiita Da color che t' han per pazza ec. Non solo il miglior poeta Jiorentino y ma ancheil pih gran pittore, Baccio della Porta ^ fit sedotto dalfana^' tismo del Savonarola a segno d^abbandonar F arte in cui era sommo, sentendo declamare contro la sua arte come seduttrice; e in uno di quel devoti baccanali get* to le suepitture, i suoidisegni, e tutto il suo studio ncl JuocOy cTfesti Pabito Domenicano , col name di fra Bartolommeo • f^asari, vita di/ra Bart. 8o STORIA. DI TOSGANA "^jj^devoti fanatici ; tuttavia per mezzo de* nemici
  • rez- zati . Animati pero e dallo zelo per 1' autorita di Roma, e dairinvidia contro la celebrita del Frate, e la considerazione che n'avea acqui- stata rOrdine Domenicano, e dal partito dei Compagaacci , e Arrabbiati , erano sorti dei rivali negli Ordini Francescano , e Agostinia- no, che dai pulpiti di S. Croce, e di S. Spi- rito combattevano gli altri due sacri antago- nisti Fra Girolamo, e Fra Domenico . II con- corso or qua or la era frequentissimo, e non si risparmiavano dalle arrabbiate Sette nep- pur grinsulti agli stessi predicatori, batten- dosi per le strade , ed essendo anche obbligato Fra Girolamo nel condursi da S. Marco alia Cattedrale a farsi guardare da gente armata . Due schiere di ragazzi spesso si battevano coi sassi , una per ofFendere , Y altra per difende- re il Frate; e talora infanciuUendo anche gU uomini gravi vi si mescolavano qualche volta. II pergamo dove dovea predicare fu trovato imbrattato di sozzure, e una volta coperto di una pelle d' asiuo . Talora si facevano strani rumori per interromper la predicazione fino LIB. V. CAP. n. 83 coi tamburi (Sg) . Ma la di lui n»na comincio Air. dairiadiacrezione del fanatico compagno Fra ^^^ Domenioo da Peseta. Egli ebbe piii volte rimprudenm d' asaerire dal pergamo che la doktrina del auo maestro era coal vera , e le profezie lapirate dal Cielo^ ohe^ quando anche Be fosse state uopo, sarebbero pronti a confer- marte entrando nel fuoco . Non erano ancora affsMo abolite dalla ragione le superstiKiose prove tanto impropriainente chiamate Giudizj di Dio , e si inanteneva la memoria di S. Pie- tro igneo^ di eui si narrava^ che nella stessa eitlJi passo a traverse il fuoco per dimostrare ki simonia d'un vescovo di Firenze . Fra Gi- rolaino, bencbe non approvasse V impmdente efferta del compagno, non poteva opporsi troppo vivameate , per non dimimiire in esso e negli altri fanatici la ci^a fede che avevano in lui, e bench^ anch'ei non negasse, che si poteva, quando occorresse, ricoirere a quella prova, pare perb che avv^^sse gentilmente il compagno della sua imprudenza (60) . Ma (Sp) Nardi, lib. a. (60) Cod e contato ilftOto dal Nerti lit. 4. I^ Nar* di pot dice, che la disfida vennd dnl Predieatore di S, Croce Fra Franeeteoy chs si vamta d'entrarvi esso, se Fra Girolamo Tfolesse seguitarlo, mapesando Is al* ire espressionij pain$ p& vmsmtiU il raeconto del Ifer- lij benehk anche nel diarie del Burcardo si seguiti il Nardi. ' 84 STORIA M TOSCA.N k Aw. dov'^ fanatismo, non vi puo esser pradenza . io8 ^^ Domenico replico piii volte la stessa of- ferta , sfidando i predicatori del partite con- trario a cimentarvisi . Gli Ordiai nemici , spe- cialmeRte quello di S. Groce, dopo seria de- liberazione determiaarono con riflessioni ca- villose d*accettar la disfida^non disperando fra un numero si grande di lore, trovame uno assai semplice e fanatico da accettar la dis&da. Realmente nel primo moment o del bollore del fanatismo , Fra Francesco di Pu- glia si offerse al cimento ; ma la fredda rifles- sione gli fece trovar de' pretesti per litrattar- si (6i). Successe a lui nella coraggiosa olferta Niccolo de' Pilli fiorentino: anche Y ardor di questo fu agghiacciato da piii matura conside* razione. Ma convien cercare il cieco fanati- smo ov' h pill d' ignoranza , e in quella classe appunto onde esc\ un Fra Clemente^ cio^ tra i frati laici . Si ritrovo Fra Bartolommeo Ron- dinelli (62), che meno riflessivo o piii fanatico (61) Nardi lib, a. (6a) Questo e il easo di eui parla Omar a Maomet^ to . Foltaire , tragedie le Fanadsme act. a. sc. 6. Te§ autres fiiToru z^l^ avec prudence, Pour sexposev i tout ont'trop d'experience; lb sont tous dans oet Ige, oh k roaturiti Fait tomber le bandeau de la crMulit^i II faut un coeur plus simple, aveugle ayec courage etc. // casato del /rate che accettb fa Bondinelli, ma da LIB. V. CAP. 11. 85 accetto la disfida^ e perseverb nel proponimen- f^^ to. La sua costanza fu tale, che giunse ad as-- d* ^'. serire, che non gl' importava di morire tra '^ le fiamme, purch^ ardendo (come era sicuro) r antagonista ^ si smascherassero cos^ T impo- sture di Fra Girolamo (63) . Benche moltissi- mi del partito del Savonarola^ come asseriscono gli storici suoi parziali (64) , si soscrivessero per esporsi alia prova , tocco a Fra Domenico il pericoloso onore ^ cui fu ceduto volentieri dal suo maestro. Deliberarono i Magistrati, ed altri grayi cittadini sopra una esperienza tanto contraria alia religione, alia umanita, e al buon senso ; ne ^ da lasciarsi la saggia pro- posizione d' un uomo di spirito fra i Signori , Giovanni Canacci : egli disse , che senza tanto pericolo , si poteva ottenere lo stesso miracolo, facendo entrare i due frati in un tino d'acqua tiepida, e che quello che n'esciva asciutto fos- se il vincitore (65) . La pluralita del Consiglio acconsent\ all' esperimento del f uoco , speran- do forse alcuno de' piii saggi che ardendo nel-^ le fiamme i due rivali , avrebbero fine si peri- alcuno e chiamato Francesco , da altri Giutiano : il Nardi spettatore della tragicommedia lo chiama Bar» tolommeo. (6H) Nerli, comen. lib, 4* (64) Nardi, lib. a. (65) Nerli, cotnnu lib. 4. r. r. p. L 1% 86 STOniA DI TOSCANA An. colose dispute che tenevano la citta tahto di- d* ^' visa. Si elessero quattro deputati per assister- vi , due per partito : daila parte del Frate, Jaco- po Salviati^e Alessandro Acciajoli: dalla con- traria Pierb degli Alberti, e Benedetto dei Nerli. Fecero questi preparare un palco di grosse tavole lungo 4o braccia ^ largo cinque e due e mezzo alto da terra <, che dal Palazzo de' Priori si estendeva verso il tetto de'Pisani. Fu coperto di terra sn^altata di mattoni cru- di assai grossi da resistere al fuoco . Da de- stra, e da sinistra era il palco coperto da due file o argini d'arido legname di quercia, sco- j)e, e altre materie combustibili ^ e solo nel mezzo si apriva una via della larghezaa d'un braccio , per la quale si ^perava dalle due fa- zioni di veder passeggiare illesii loro cam- pi oni, come i tre giovani Ebrei nella fornaee di Babilonia. Fissato Tesperia^nto pel di 17 aprile, sabato avanti alia Domenica delle Pal- me, la moltitudine dalla campagna, e dalla citta concorsa a questo spettacolo fu immen- sa . Onde presi provedimenti pel buon orditie, si sbarro la piazza, e all'ora fissata si chiuse- ro le Porte. I primi a comparire furono i Re- ligiosi Francescani , fra i quali Bartolommeo Rondinelli , senza apparato e in un profondo silenzio, e furono collocati in un palco di le- gno diviso in due parti per ricevervi i due LIB. V. CAP. II. 87 Ordini. Vennero indi in pompa ecclesiastica Aif. i Frati di S. Marco : Fra Girolamo parat» por- ^* ^* tava il Sacramento nel tabernacolo; e nel- Fentrar della piazza intuono con voce forte, c terribile il veraetto , Exitrgat Deus, et dissi- pentur irUmici ejus etc. Fra Domenico era an- cor parato col Crocifisso in mano . Gli accom- pagnavano i loro numerosi partitanti con fiac- cole in mano , cantando ad alta voce ; e an- ch*essi presero posto. Stando il pnbbliconel- la piu ansiofta espettazione , si senti esser na- le delle' difficolta . Vollero i Francescani , che Fra Domenico si spogliasse de' suoi abiti , e ne vestisse altri , temendo che avesse itidosso qualche fattUcchieria , che lo difendesse dalle fiamme; e il Frate gli compiacque. Pretese egli allora, consigliato da Fra Girolamo^ en* trar nelle fiamme portando seco il Sacramen- to, ciocchfe i suoi avversarj gli negarono, alle- gando lo scandolo che nascerebbe fra gU i- dioti se vedessero in questa soleime prova ardere il Corpo di Cristo . II Savonarola avea un gran svantaggio in qtiesto cimento : il co- raggioso frate Rondinelli avea pubblicaraente • asserito, che credeva sarebbe arso, ma si sa- crificava pel bene pubblico, giacch^ ardendo anche Fra Domenico, Tesito era coritro i Do- menicani , che pretendevano provar col fiio- co la verita delle profezie del Savonarola. Per- / 88 8T0BIA DI TOSCANA Ah. ^'^^ ®gl* restasse vittorioao , conveniva che ar- diC-desse il Rondinelli, e Fra Domenico restasse illeso^ di che for«e noii era ben persaaso Fra Girolaino stesso; onde pare che, impegnato dall' imprudenza del compagno, per un sot- terf ugio proponesse , che Fra Domenico por- tasse il Sacramento per impedir Fesecuzione, come di fatto avvenne, o per prepararsi uua (lifesa, giacche non restando illesa TOstia sncrata , come poteva restare il corpo di Fra Domenico? Forse sperb Fra Girolamo^ che come gli altri due, il Rondinelli alia vista (i^lia pira nell'ora deH'esecuzione si spaveor terebbe: ma Y intrepido fanatico lo deluse. 1/ ostinarsi a non voler entrare nel fuoco sen- za il Sacramento^ quando questa condizione lion era necessaria ^ e quando il rivale non la domandava per se, era lo stesso che impedir r esperimento (66) . Dopo lunghe dispute , che trattennero il popolo adunato quasi tu^o il giorno, dopo unaruinosapioggiasi sciolseil congresso senza 1* esperimento . Un'adunanza |>opolatissima eccitata dalla curiosity e spe- (66) II Cambi^ eke viveua in quel tempo j racconia che anche avantl aveano tentato ijrati di S. Marco in aUre maniere (f impedire il pericoloso sperimento ^ ma che i loro rivali ricusarono , vedendo probabilmente che a spese tTun loro indii^iduo il vantaggio era ttuto dalla loro parte- LIB. V. GAP. n. 89 ransa d'unavveiiiiDentostra ordinario^ costret- aw. ta dopo una luiiga, e nojosa espetti^zione a di-"* *^' sciogliersi quasi delusa , concepisee un'alta in- dignazione controquei che ne hanno impedito TefTetto. Questi erano i Domenicani; onde contro di essi ^ e de' lofo devoti declamava ii pubblico J chiamando Fra Girolamo imposto- re . Lo insulto nel sue ritomo a S. Marco a segno, che appena fu protetto dal Sacramen- to cbe avea nelle mani . Giuntovi , e salito in pulpito fece un breve ragguaglio di cib che era aw enuto in propria difesa , ma invano : a molti de' suoi stessi partitanti rincrebbe che fosse stato impedito 1' esperimento . Diminui* to cos\ assai il suo credito, il gioriio appresso^ Domenica delle Palme, fece un patetico ser- mone; e quasi presago della disgrazia immi-- nente , disse ch' era pronto a sofTrir la morte per le sue pecorelle . Ma il giorno, predicando Fra Mariano degli Ughi , uno de' suoi disce^ poli J fatto da' suoi nemici tumulto nella chie- sa, si corse aU'armi , si serrarono le porte del con vento , il quale fu assalito , e difeso dalle due fazioni: e andatavi d'ordine del Govemo la forza pubblica, fix quietato il tumulto, e ar- restato iji^^irolamo, Fra Domenico, e un terzo if^J^BPS Silvestro MarafH. Francesco Valori, ufj^de'prihcipali cittadini, e degli a- mici pill zelauti del Frate, era fuggito, e ri- go STOBIA. DI T03CANA. ■]^paratosi alle sue case, ove il giomo appresso di C. s' affollb il popolaccio in tumulto in speranza *^9 del saccheggio. II Valori vide uccidersi sotto gli occhi la moglie colpita da un passavolante nel capo, mentre fattasi alia finestra si racco- mandava al popolaccio: egli chiamato dalla Signoria andava insieme coi mazzieri intrepi- damente; ma giunto presso a S. Procolo, al- cuni dei parenti degli ultimi condannati per cospirazioue lo assalirono , e Vincenzo Ridotfi tirandogli con una roiicola sul capo 1' uccise . Fu il Valori un ottimo, e virtuoso uomo, a- mante della patria , zelante per la liberta •, di rigidi costumi , e un po' troppo severo, para- gonato da'Fiorentini a Catone, e indegno di quella morte (67). Ma il fervore delle fazioni non conosce giustizia. Si fece intauto il pro- cesso ai Frati da' Magistrati loro nemici ; e fa- rono mandati dal Papa Commissarj per assi- stervi. E sempre difBcile il trar fuori la ve- Hta dal caos dei partiti , ove o la mala fede, o il cieco fanattsmo altera , e confonde i fat- ti , e addensa dempre piii le tenebre. Pare non possa dubitarsi , che motte irregolarita fosse- ro comraesse, come awielSe, quando rodio della fazione vtiole ad ire una persona invisa . I ta (67) Silvano Razzi, vitt LIB. V. CAP. 11. 91 corda, di cui si fece udo contro i rei, fecero aw. pill volte confessare , e disdirsi Fra Girola- ^^ C. mo. A noi non appartiene I'entrare nella mi- '^ nuta didcussione del processo , e si possono consultare i suoi tanti istorici , e apologiad (68). Dopo lunghi e replicati esami ebbero i tre Re- ligiosi condanna di morte. Degradati colle solite iormalita , e consegnati al braccio seco- (68) // Nardi dice^ chefu letto il processo pubblica^ mente nella tala^ ma non davanti ai reiy ne davanti al Magistrato . -^ggiunge, che uno de*grandi cittadini, che nemicissimo delFrate era intervenuto al proeesso, dopo molto tempo y trowindosi alia campagna collo starico^ gli confesso inpresenza di sua moglie: che dal processo di Fra Girolamo a buon fine s'era troncata qualche co<^ sa, e aggiunta qualche altra is. lib. a. Timoteo Parigino nella wta del Savonarola y asserisce che il processo pubblicato fu Jalsificato y e supposto al ^'• dati a bella posta arrestarono Paolo Vitelli a Cascina 9 e condotto a'Firenze nella notte stes- sa esaniinato, e torturato niente confesso, on- de si potesse dedurlo reo di tradim^nto . Tut- tavia Fodio pubblico lo voile reo, e gli fu il giorno appresso mozza la testa (i3). E comu- ne opinione pero , ch' egli fosse innocente . L'istorico Nardi, die viveva in quel tempo in Firenze, e che come suole avvenire, avea preso il contagio dell'odio pubblico contro di lui, cita alcune lettere^ niuna pero da lui scrit- ta, coUe quali vuol convincerlo reo: molte di esse son vaghe, ed incerte: anche ammetten- done la validita, quantunque vi si possano fondare de' sospetti, non formano alcuna au- tentica prova, come ciascuno applicandovi le regole del criterio criminale, potra avveder- »i (i4).Doveva essere arrestato anche Vitel- lozzo suo fratello. Egli si trovava malaticcio in letto: intesi gli ordini contro di lui, rispose esser pronto ad obbedire. Vestitosi lentamen- te, perche arrivassero certe sue lancie spez- z^te, posto a cavallo libero e sciolto, gli fu (i3) A mm. lib. 27. Nardiy lib. 3. Sanuto^ Cron.ven. (i4) Nardiy lib. 3. Vedi Guicciard. ist. lib. 4 che as' serisce come esaminati tutti i suoi dependenti e amiciy non si ritrasse nessuna reita di Paolo . T.yp.I. iS no STORIA DI TOSCJLNA """a^ ad un tratto da uno de' suoi posto in mano ^' ^- lino stocto , animandolo a non si lasciar condurre come un vil giumento: con quello s apri valorosamente la strada , secondato da suoi, e se ne fuggi a Pisa, ove fu con gran gioja raccolto (i5). Una nuova tempesta mi- nacciava intanto 1' Italia. I matrimonj dei Principi sono stati sempre una sorgente di litigi, come lo sono tra i particolari. Questi si decidono pacificamente ai tribunali, quelli sempre colF armi , e talora le pretensioni le pill leggiere , che un particolare arrossirebbe di produrre innanzi a un saggio giudice, se appoggiate dalle armi, son sostenute da tutti i caviUosi sofismi de' giuspublicisti . II nuovo Re di Francia pretendeva aver dei diritti sul Ducato di Milano originati dal malrimonio di Valentina Visconti sua avola , che piii d' un secolo innanzi era stata maritata a Luigi Du- ca d' Orleans. Alia mancanza della linca Vi- sconti , era succeduto negli Stati di Milano il celebre Francesco Sforza , che ai dritti della conquista , fatta col proprio valore , avea uniti quelli di Bianca , figlia naturale dell' ultimo Visconti, Filippo, da lui sposata: ma non essendo kgittima, non erano valutati. Altri ancora potevano essere i pretendenti, come (i5) Gli stessi autor. log. cit. LIB. V. CAP. III. Ill il Re di Napoli,eil Re di Spagna, ereditando da ^^ Alfonso d'Aragona i titoli originati dal testa- di C. mento che il capricciosoFilippoVisconti si di- ^^99 ceVa aver fatto in suo favore. Anche I'lmperato- re, avendo data una volta rinvestjtura di que- sti Stati, pretendeva esserne il Signore Sovra- no(i6). Intantoquei che potea provar colla for- za la superiorita delle sue ragioni era il Re di Francia;.i suoi preparamenti non si facevano pel solo Milanese; voleva anche riprendere il regno di Napoli gia acquistato ^ e perduto in si breve tempo . Era imminente la ruina del Du- ca di Milano . Egli 1' avea pur troppo meritata con tante sceleratezze , la principale delle quali fu di chiamare in Italia i Francesi , e di agevolar loro la strada. Avean essi imparato a dispregiar gl'Italiani, che mal disciplinati, divenivano ancora meno formidabili, per la poca Concordia che si trovava fra loro . Era scoperta inimicizia fra il Duca di Milano e i Veneziani , fra questi e i Fiorentini . II Papa , che cercava uno stabilimento sovrano, e se- colare al suo figlio Cardinal di Yalenza , poi- che ebbe tentato invano , che Federigo Re di (i6) Guicciardinif istor, itaL lib. 4« Chi vuol vede* re pill diffusamente trattata la questione di questa sue* cessione, legga il Giovio: Argumentum devulutae hsere- ditatis ad Aurelianensium Principuin domuiu brevissi- ma narratione ex historiis explicatum • 112 STORIA DI TO SCAN A. An. Napoli g]i dasse in matrimonio la figlia , vide di C. ^^^ i^ speranza di siffatto stabiliineiito era posta nella tiirbazione d' Italia ; onde si diede a favorir Y invasione di Lodovico , sperando , che nello sconvolgimento universale si sareb- be aperta una strada alia fortuna del figlio • I Veneziani, benche sul principio seguitando i pill sani consigli amassero aver per confi- nante piuttosto un Duca di Milano ^ che un Re di Francia , furono poi acciecati dai van- taggi offerti loro dal Re , cioe Ghiaradadda, e Cremona, e datl'odio contro il Duca pronto ad ogni piii piccola occasione a mostrar loro I'animo ostile. I Fiorentini aveano spediti Am- basciatori al Re per congratularsi della sua ac- cessione al trond colle proteste generali d' ami- cizia, senza pero rinnovare alcuno di quei vin- coli , co' quali s'erano legati a Carlo, e cercava- no di tenersi neutrali , avendo Tesperienza mo- strato quanto dannoso neU'inimicizia, e nel- Famicizia era stato loro Carlo VIII. Invano furono stimolati dal Duca di Milano ad unirsi seco : risposero che intenti a riconquistar Pi- sa, se avessero mostrato per lui favore, sa- rebbe stata loro impedita questa impresa dai di hii nemici (17). Restarono isolati pertanto il Duca di Milano, e il Re di Napoli , che omai (17) Guicciar. lib, 4- LIB. v. CAP. III. Il3 non vedendo scampo speravano serapre, che "f^^ nascerebbero impedimenti tali ai Francesi , rali, apr\ la fonte deUlndulgenze anche a qoelli che non potevauo portarsi a Roma, purche pagaasero il terzo di quel che sarebbe costato il viaggio (28). Si faceva a ga- ra Mo oncgrerri ^ e furono sp editi i questori sacn a raccogliere queste pie contribuzioni , che sotto il pretesto d' imptegarsi contro i Turchi , non aervivano che al lasso, alle pom- pe, alia crapula deUa Gorte Pontificia, e dei iigli del Papa • In mezzo ai devoti cantici deir anno Santo , Roma vide le orgie bacca- nali le piu scandalose (29) . Dopo il ritorno del Re di Franda , o che ai Milanesi paresse d' esser trattati troppo duramente dai Fran- cesi , o per la naturale volubiUta del popolo , ch' h sempre scontento del govemo presente, si comincio a desiderar Lod ovico , e se greta- (28) Secondo il Bemho dai soli Stati tfeneti trasse 199 libbre dH orOj alle quali data la valutazione di quel tempo , la somma giunge a circa 5o m. zecchini. Creh anche il Papa la Cardinal!, distribuendo i 1% Cappelli al maggiore offerente. Guicdar. istor. lib, 5. (29) Guicciard. ist. lib. 5. Tommasi, vita del Duca Valtnt. 120 STORIA DI TOSCANil - — mente fu richiamato . Avendo egli assoldato di G. lo mi la Svizzeri, e 5oo lance borgognone, 1 5oo venne pel Lago a Como che gli apr\ le porte ; alia qiial nuova si scJlevb Milano in suo fa- vore ; e i Francesi si ritirarono nel castello . Varie altre citta. ritomarono airantico loro padrone . Con mirabil soUecitudine sped\ il Re poderosi rinforzi sotto la Tramoglia: la maggior parte essendo Sviz^^ri , cominciaro- no subito delle occulte prati)she., :pcr jgg^zo delle quali tradito Lodovico fu dato nelle ma- ni ^dei Francesi insieme col Cardihale Asca- nio suo fratello . Condotti in Francia furono chiusi in diverse prigioni: Lodovico nel ca- stello di Lokes nel Berr\ , ove dopo dieci anni di una vita infelice termino i suoi giorni : il Cardinale Ascanio nella torre di Borges ove il Re stesso Lodovico allora Duca d' Orleans era stato chiuso per due anni, e dove il Cardi- nale dimoro per due, essendo poi liberato sotto il Pontefice Giulio IL Nella prima ve- nuta de' Francesi era stato, coUa madre Tin- felice Isabella , condotto in Francia il piccolo figlio di Galeazzo condannato alia vita mona- stica; la madre rimandata a Napoli presso il ReFederigo suo zio dovette essere spettatrice della finale ruina della Casa paterna, dopo aver veduto quella del marito (3o) . Questa fa V ^ ^m.' ^(3o) Guicc. lib, 4* Crofuc, diP^en. Buonaccorsi Dior* 1 LIB. v. CAP. IIL 131 la trista catastrofe della famiglia Sforza p^^""^ disgrazia dell Italia , giacche il Ducato di Mi- di G« lano divenne in segui to il pomo di discordia ' ^^ fra r Austria, la Spagna, la Francia, per cui tanti eserciti di quelle Potenze vennero a la- cerare questa bel paese. II resto degli Stati di Lodovioo, che ribellati dai Francesi erano ri« tornati alia devozione dell' antico Signore, e&* piarono con gravi contribuzioni la colpa . Mt« kno fu tassato in 3oo mila ducati j Pavia in lOo mila, avendo sempre il denaro, molla la piu potente degli uomini ^teccitato , e rimedia* to a innumerabili disgrazie. Una delle perdite valutata al di sopra dei den an fu quella della nobile biblioteca di Pavia, ricca di preziosi manoscritti, trasportata dai vincitori in Fran- cia , e depositata a Blois . £ stato Ix>doyico il Moro celebrato da molti istorici per cultura di spirito, per sagacia, per prudenza (3i). Si puo pero assai dubitare se questa ultima lode gli convenga* E vero che spesso si giudica da- gli eventi, e il giudizio e molte volte ingiusto, avendovi tanta parte la bizzarria della fortU'- na , che delude il senno: ma non pare questo il caso . Non era difficile prevedere i suoi pe- ricoli , chiamando in Italia i Francesi : e se i primi momenti della collera contro i Regnan- (3i) Pontanus deprud. Guke. lib. 4. 1 12 STORIA DI TOSGANA . ti di Napoli lo aveano indotto a invitarli , nna ^i C. piu matura riflessione dovea placarlo alle pre- '^^® ghiere del vecchio Ferdinando, e d' Alfonso, che si rimettevano nelle sae braccia: e sicura- mente allora egli era padrone delle porte dlta* lia • Sapendo in seguito che il Duca d*Orleans era pronto , quando n'nyesse il potere, ad at- taccaro i suoi Stati , dovea star perfettamente d'accordo coi Veneziani, che aniti seco a- vrebbero fatta una gagliarda resistenza a ogni nuova invasione: ma per gelosia, specialmen- te del governo di Pisa , gli contrario, e si rese loro tanto odioso, che si congiunsero col soo piu gran nemico (Ss). Pare piuttosto possa giudicarsi un uomo avidissimo di regnaro, crudele coUa sua famiglia ^ doppio , e fraudo- lento , e di mediocre capacita politica • In mezzo a sifTatte tempeste sarebbero stati i Fiorentini sicuri e tranquilli , senza quella spina che gli trafiggeva , I'ansieta di ricuperar Pisa . Grandi fautori i Pisani , e nemici i Fio- rentini aveano presso il Re di Francia . I Luc- chesi, i Genovesi, i Sanesi ofTrivano gran som- me ) se Pisa , Pietrasanta, e Montepulciano re* (Sa) I Veneziani se non irriud tante yoke , avreb- bero amato aver Ini per confiiiante piu che il Re di Francia . Sanuto , cron. "ven. Fu detto pubblicamente per f^enezia, esser meg/io ai^er per confinante un Bd che un traditore . Tommasi, vUa del Duca f^alenL LIB. y. CAP. III. 1:23 stavan libera • Gio. Jacopo Trivulw, c Gio. aw. Luigi del Fiesco , combattevano ancor essi ^J^^- per la liberta di Pisa , colla mira ciascuno di farsene Signore: ma il Re coD8)gliatosi col Cardinal di Roano , conservo la fede ai Fio- rentini , e dette i pattuiti soccorsi (33) • Otten- nero dal Re di Francia, come aveano stipula^ to nella Lega 5 mila Svizzeri , e 5oo lancie, truppa comandata dal Beaumont a loro gradi* to, essendo quello che loro avea restituito Li- Torno . Ma poche imprese de' Fiorentini furo- no piii disgraziate di questa . Venendo di Lorn- bardia quella truppa , la prima operazione fu di toglier Massa al Marchese Alberigo Mala- spina amico de' Fiorentini ad istigazione del suo fratello Gabbriello ; occuparono indi Pie- trasanta tenuta dai Luccbesi ; e invece di con- segnarla subito secondo il trattato ai Fioren- tini^ dissero non la voler rendere che dopo Fespugnazione di Pisa; e queste furono le pri- me infrazioni. Giunti a Pisa, piantarono il campo tra Porta alle Piaggie , e Porta Calce- sana, e cominciarono a batter le mura con tale ardore ^ che in poche ore ne gettarono a terra circa a 40 braccia; per la quale apertu- ra poteTano entrare i cavalli , non che le fan* terie. Ncl primo momento si crederono i Fio- (33) Guicciard. ist, lib. 5. 1 a4 STORIA. m TOSCilNA. An. rentini padroni di Pisa : ma spingeodosi avan- ' ti i sotdati incontrarono al di \k della mura- 1 5oo glia un largo ^e profoiido fosso, che non potea passarsi senza molto pericolo , onde restarono fermi quel giorno . Nel seguente non si penso ad altre operazioni, che andarono da quel momento rallentandosi . Intanto o per negli- genza^ o per connivenza pote entrare dalla Porta a Mare Tarlatino , portando un rinfor- zo ai Pisani. Tutti i capi della truppa, dal Beaumont in fuori, compassionavano i Pisani^ e odiavano i Fiorentini. Aveano gia i Pisani mandato ,agli Ufiziali francesi due Ambascia- tori fino dal loro awicinamento , protestando che si sarebbero volentieri arresi alle armi francesi col patto di non esser riposti sotto i FioFentini^ cercando con tutti i mezzi di ec- citarne la pieta . Anche i Lucchesi e ccAV oro , e coUe istigazioni fecero vacillar la fede di queste milizie, le quali in vece di combattere presero a fare delle strane domande , e ad esi- ger con mendicati pretesti delle somme inde- bite dai Fiorentini , arrestando il loro Com- missario Luca degli Albizzi , costringendolo a pagare i5oo ducati di taglia, e dopo que- ste belle operazioni, si ritirarono in Lombar- dia (34) • Per aggiunta di disgrazie, caluu- (34) Nardi, istor. lib. 4* Ammir, lib. 27. Guicciard. Jib. 5. Buonaccorsi, Dior. LIB. y. CAP. III. 1'25 niati presso del Re , come la mancauza dei \^ provvedimenti avesse causatp I'infelice sue- ^'^ C. cesso , furono obbligati a maiidargli due Am- basciatoii^, Francesco delia Casa. e Niccolo Siacchiavelii . Tutto questo negcziato perb audo a terminarsi in nuove spese^ essendo multati i Fioretitini in lo mila scudi d^av- vantaggio. Erano aneora minacciati da ana niaggior disgrazia . II Duca Valentino , avido d'ingraudirsi per tutte le strade, dopo avere occupate varie citta di Romagna, assediava Faeiiza; e il favore della Francia, la potenza del Papa , e il suo animo fraudolento facevan temere, che se avesse potato non avrebbe ri- sparmiata la fiorentina Rcpubblica* Anche i Veneztani, freschi nemici dei Fiorentini per le contese di Pisa, proponevano di rimettere in casa la famiglia Medici, insinuando al Valen- tino, che piu stabile sarebbe il possesso dei ftuoi Stati in Romagna, confinando con un paese governato da an amico, che da una turboleuta Repubblica. Avea gia il Valentino, dopo lungo assedio , presa Faenza : contro la fede data nella resa, ritenne il giovinetto Manfredi , voile sfogare con esso la sua bra* tale libidine, come fa generalmente asserito, indt mandatolo prigione a Roma lo fece stran- golare (35). Ten to lo stesso, ma invano con i5oi (35) Nardi, ist. lib, 4- Guicciar. ist Hi. 5. T.r.P.I. i: 1 a6 STORIA DI TOSCANA Aj^^ Bologna che si difeae in parte, in parte si ri- t'*» ^- romprb col tributo . Gii era gia stato dai Fio- ^* rentini mandato Anibasciatore Pietro del Be- ne siio amicoy ma gli in aggiunto Galeotto de*Pazzi per congratularsi in apparenza, ma ill sostanza per ispiare le sue intenzioni . Do- mandb egli il passo alle sue genti per gli Stati della Repubblica , senza dichiarare ove ande- rebbe : gli fu risposto , che marciando in pic- cole partite, ed evitando le Terre murate, gli sa rebbe concesso. Aveva gia mandiato delle truppe ai Pisani guidate da Oliverotto da Per- nio suo Condottiere, perche i Fiorentini, oc- *era qualehe intenzione net Magistrflti di mutare il Governo, servendosi di questo pretesto; ma eke lafer^ mezza e il ihormorar del popoloy che F a^ea penetrato ^ Fimpedirono. i5oi 128 STORIA. DI TOSCANA. Aj^, pate alcune Terre , come Sughereto , Scarlino , dj^C. I'isola deH'EIba, e Pianosa, ove lascib trup- pe, s avvio verso Rotna (38), per ntitrsi ai Frances! , che gik s' incatnininaTano alia coo- quista del regno di Napoli . Egli ebbe in qne- 5ta spedizionCy per quello che apparse, il di- segno di mutar lo Stato di Firenze, e di ripor- vi i Medici, tentando eseguirlo, ae poteva, coir autorita del Re di Francia • Era infatti poco innanzi partito da Bologna , per eonsi- glio del Papa , Giuliano de' Medici , andando a trovar quel Re (Sg) . Per tutto il tempo del passaggio per la Toscana Piero de' Medici ai era arrestato a Lojano ; ma per la parte di Francia i Medici non ebbero favore; an%i il Re persuaso dai fiorentini Oratori mando iin ordine al Valentino di non molestargli , e di affrettarsi all' impresa di Napoli (4o) . Non e che il Valentino amasse, anzi probabilmente odiava Piero de' Medici (4i); ma volea di lui (38) Bonacc. diar. Guicciard. Ut, 5. (39) Bonaccor. dian Nardi, isL lib. 4* (40) Bonaccor. diar. (4i) Ve n'erano ancor delle cause prima del Pon» tificnto d^Jlessandro VL II Valentino^ allora Vescovo di Pamplona y si tros^ava alio Studio di Pisa . Per un easo criminate di un sua familiare ^ essendo vetuUo a Firenze per parlare a Piero de*Mediciy dt^o moke ore d* inutile espettazione, irritato se n* era partito senza parlargli. Guicciard. ist. lit. 5. Aon era uomo da scoT" LIB. ▼. CAP. III. I!29 servirsi comed'un istrnmento atto a turbar ^^ ia Repubbiica, istrnmento, che avrrhbe poi di G. rotto, quando divenuto inutile, o pericolo- ' ^' so , gli aveaae impedito di occuparia , ove mi- ravano probabilmente i suoi disegni . In que- sto tempo le truppe francesi, condotte dal- rObign\ alia conqiiista di Napoli , passarono pel territorio fiorentino da due parti , una per Pontremoli , Lucca, Pisa, Cascina , e per la Valdelsa a Siena. L'altra da Bologna sce- se nel Mugello , indi pel Yaldamo venne ad unirsi all' altra colonna a Siena . La discipli- na e la modestia di questa truppa nel suo pas- saggio, fece singolar contrasto coUe infami violenze praticate dai soldati del figlio del Papa , che ricevuto e trattato come amtco dal- la Repubblica, ne avea saccheggiati ii Stati, come il piii crudele nemico (4^) . La felicita con cui V acquisto, e la recupera- zione del Ducato di Milano era awenuta ^ in- vitavano il Re di Francia sempre piu aU'ini- darsene: ami il suo earattere s* assomigliava ad una dei pill atroci delV antichita : odia in longum jacens , quae reconcleret auctaque promeret. Tacit, an. Hi, i. $9. (42) Nardiy ist, lib, 4* Racconta clu giunte le trup^ pe del Falentino a Poggibonsiy essendo si cariche di preda dfi non poterla trasportare dayano per due du* catt un paio di buoi, e a simile pi*egio yendevano una deHe fanciulle di quelle che non volevano seco rite- nere. l3o STORIA DI TOSCANA All. presa di Napoli . Egli pero, pieno di sagacia ^ ^ ^* voile prima assicurar&i di non essere inquie- tato da altre Potenze. L'lmperator Massimi- liano povero , e bisognosou voleTa , e disvole- va facilmente , pronto a prometter tutto a chi gli dava denari , e a rompere i patti pefr chi glie ne dava ancora . Bench^ avesse promesso a Federigo Jle di Napoli , da cui aveva rice- vuto 4o mila ducati, di non s'accordare col suo nemico, come avea promesso al Duca di Milano, s' accordo tuttavia col Re di Francia per mezzo di nuovi denari , e d* immaginarie promesse. II Re di Spagna, che possessore della Sicilia, e parente di Federigo , e per in- teresse^ e pe'vincoli del sangue avrebbe do- vuto opporsi alle armi francesi, come Tonore richiedeva, e la lega che avea con Federigo, stimo meglio accordarsi segretamente col Re di Francia per dividersi con lui le spoglie del suo tradito parente : tanto piii biasimevole in quantoche le sue truppe^ entrate come ausi* liarie ne' di lui Stati, si dichiararono a ua tratto nemiche, nel tempo che dalFaltra par- te era assalito dai Francesi. Non si palesb it trattato che alFarrivo di questi a Roma: il Papa vi diede la sanzione^ e fii seppe che al Re di Francia sarebbe toccato Napoli colF A- bruzzo , e Terra di I^voro ; a Ferdinando la LIB. V CAP. III. l3l Puglia, e la Calabria (43). Oltre T infamia , "aJT" niente di piii fatale all' Italia potea avvenire **■ C. di qiiesto trattato iinpolitico,«anche pe'due contraenti , i quali aveano probabilmente iii- tenzione , come due giuocatori , dopo avere spogliato un terzo, di spogliarsi Tun Taltro. Non era difficile il vedere che il Re di Spagna , che possedeva pacificamente la Sicilia , avea un sicuro vantaggio sul Re di Francia costret- to a mandar da lontano i soccorsi : che genti e tesori sarebbero sacrificati nel lungo con* trasto : che avrebbero fatto Y infelicita dei lo- ro popoli, e degl' Italiani ; ma dove Tambi- zione, e la mala fede cospirano insieme, i po- poli son contati per nulla . Uno dei piu gran- di Generali, Consalvo, fu obbligato a rappre- sentare una poco onorevole parte in quella transazione, alia quale, benche per testimo- niana^ di un suo istorico , repugnasse il suo cuor generoso (44) i ^^ rappresento tuttavia liene abbastanza , facendo credere a Federigo di agir come alleato, finch^ non ebbe occu- pato pel suo Re quelle Terre,cheparea occu- passe per difenderle contro i Francesi. AUora si levb la maschera . IS on vi fu quasi piu con- trasto . La sola citta di Capua fece buona re- ^43) Guicciard/ist. lit. 5. Jovius, vita Consahi, (44; Joifius, vita Consal, 1 32 8T0BIA Dl TOSGANA. An. sistenza: ma incapace di sostenersi, mentre fsoi ^"^^^"^^"'^ capitola, entrativi proditoriamen- te i Frances!, fecero una orribile strage di cittadini, non perdonando ne a sesso, ne a eta ; e le stesse vergini religiose saziarono la loro brutale libidine (45) . Federigo di Napoli , fuggito ad Ischia , vista la sua irreparabile ruina, voile ricorrer piut- tosto al Re di Francia , che al suo snaturato parente. Accettoda quello il Ducato d'Angio con 3o mila ducati I'anno (46). Egli mostro assai discernimento nel preferire la fede di un Sovrano estraneo , a quella d' un parente , come mostro la svehtura del suo figlio, che reca una nuova macchia al carattere di Con- salvo . Si era il figlio di Federigo ricovrato in Taranto , dato dal padre in custodia del Conte di Potenza, e di fra Leonardo Gavaliere di Rodi. Assediata quella citta, si convenne con Gonsalvo di renderla, se fra quattro mesi non aveva soccorso , coUa promessa pero, egiura- mento sulFostia sacrata, di lasciar liberamen- te andare ove piu gli piacesse il figlio di Fe- derigo. Fu resa la piazza, ma Gonsalvo riten- (45) // Duca Falentinoy che seguitava VeswcitOy voU le veder quelle religiose ch'erano state fatte prigioni, e ne scelse 4o delle piii belle conducendole seco . Guicc. ist. lid. 5. (46) Bonacc. diar. Jov. 'vita Cons. Guicc, ist. lib. 5. LIB. V. CAP. III. 33 ne, e mando prigione in Spagna quel Princi- \^, pe(47). Visse Federigo in Francia per circa <*• C- 3 anni , e la morte ne fu pianta con eleganti versi da uno de'piu gran Poeti napolefanr, it Sanazzarro, a cui la mutata fortnna del pa- drone non muto il carattere (48). Si trovava ritalia in balfa de'Francesi, e del Papa. Da questo la fiorentina Repubblica avea molto da temere , onde procurava di guadagnarsi il Car- dinal di Roano Govematx)re di Milano, e di legarsi piii strettamente col Re di Francia per averne protezione; ma le loro risposte erano ambigue^ e piu ambigiie le loro operazioni. I Fiorentini con molta finezza fecero sapere al Re, come dalV Imperatore , che rficeva voler venire a coronarsi in Italia , erano stati richie- sti di denari. Vennero realmente gli Amba- sciatori , a cui la Repubblica ris()ose , che non avrebbe mancato alia sua venuta di pagargli 3o mila ducati, e dargli loa uomini d'arme. Queste novita fatte artificiosamente intendere al Re di Francia, ne accelerarono Taccordo^ temendo che la Repubblica non prendesse nuove direzioni , e non si stringesse in l^a coir Imperatore . Fu duiique con nuovi patti convenuto ^ che il Re darebbe 4oo uornini (47) Guicciard, lib, 5. // Giovio fa una cuttiifa di-^ Jesa del suo Eroe. (48) Fedi il Poemetto Protheus« T. r. P. I. 1 3 1 34 STORIA DI TOSCANA. An. d'arme ai Fiorentini per Timpresa di Pisa, e "* ^- questi gli pagherebbero in tre anni 120 milft ducati (49). Gia il Valentino, terminata la guer- ra di Napoli, era soUecitamente tomato sotto riombino, il di cui Signore Jacopo d'Appia- no , non potendo resistere , fugg\ in Francia a iniplorare la protezione di quel Re, lasciando il suo piccolo figlio alia cura d' Antonio da 1 5o2 Filicaja . Nel tempo che il Valentino con tan- ta buona fede, e giustizia facea la guerra in Toscana , il Papa non isdegnb di muoversi da Roma, e portar le armi temporali contro i j Colonnest, e i Savelli, e far Tassedio di Ser- I moneta . Dopo sifTatte gloriose conquiste , ven^ ne in Toscana a Piombino, facendo far varie congetture su questa gita. II. motivo piii veri- simile parve che volesse trovar de'mezzi per occupar Siena, aggiungerla agli Stati del fi- glio, e dare in compenso al Petrucci gli Stati di Piombino . Comunque sia , egli e certo che i) cauto Petrucci, piu volte coUk chiamato dal Papa, si scusb sempre dairandarvi per una infermita o vera, o fiuta (5o). Intanto Roma , priva de'due supremi Governanti , non potea sofTrire sconcerto alcuno , essendo il govemo restato in mano di persona da onorar vera- (49) Ammir. lib. 27. (50) j^mmir, lib* 27. UB* V. C4P. HI. 1 35 meute la cattedra di S- Pietro . La favolosa 'J^ malignita ha inventato, cheuoa voltala Sedia di G. del supremo Sacerdote e stata occupata dalla '^^^ Papessa GioyaoDa. Si verifico allora in qual- d[ie maniera la favola nella famosa Lucrezia figlia del Papa , in mano della quale lascio in-» tieramente il governo di Roma nella sua as- senza (5i). Ella era molto favorita dal Papa, . (5i) Burcardo, diar, Tutta la camera sera , e tutto il Palagio e i negozj occorrenti , lasci6 a donna Lucre- zia noigia sua figlia , la quale nel tempo di tale assenza abit6 le camere del Papa : e diedele autorita d'aprir le lettere sue, e se occorresse alcuna cosa ardua, avesse il Consiglio de'Gardinali di Lisbona, ed altri che ella po« tesse perci6 chiamare a se. Gli scrittori de^suoi tempi hamio cartcato Lucrezia Borgia delle accuse lepiit in* Jumi: basti il verso del PorUano : Alexandri lilia, sponsa , nurus. Lo scrittore inglese Roscoey nella vita di Leone X. ha preso Fassunto di difemlerla. Siccome Jra quelli si so^ no segnalati i Napoletani, specialmente ipoeti Pontano e Sannazzarro , pretend e Roscoe, cl^ Vodio contro il Pontefice^ e il Valentino per as^er fas^orlto iFrancesi, A deironizzare la/amiglia tFAragona y gli abbiafatti declamar tanto contro i Borgia . Se si tratti della pri^* ma invasione di Carlo Fill, cio e assolutamente falso^ perche il Papa , e il Valentino gli erano nemici, ed eb* bero buon patto di saharsi dalle armifrancesiy e oi^e poterono si mostrarono nemici di Carlo, ed al ripasso di lui si ritiro da Roma il Pontefice , credendosi appe* na sicuro a Perugia . Cominciando dal Guicciardini tutti dicono lo stesso, e il Pontano Jii tanto lungi da mostrare animo ostile contro Carlo , chc con poca §ra^ i36 STOail D[ TOSCANA ~il quale voile consolar la sua vedovanza con :. un nuovo illustre Sposo, cbe fu il sno quarto ^ marito: i primi due erano ancor vivi,e i ou- titadina a' suoi antichl padroni , celebrb il solenne pot- sesso di Carlo con pubHica Orazione (fimceiard, iU. I lib. a). E vero che i Borgiajavortrono la seconda i/wa- iione; mail male era giajatto. Per quello poi che spet-' tda Lucrezia, e difficile ilprenderla per savia, e mo- desta sapendo le orgiaieandolose, alle quali nonfae^ va (UfficolCa d'intervenire, echeil Maestro dicerirnanie \ Burcardo , il quale scriveva giornalmente il diario del i Palazzo, racconta con unafredda serieta, come %e nar^ \ rasse una cerimonia sacra, o projana. Tra" varj roc- ^; ^u ati incredibi le quello_ ri^rito da/^Ro- scpejletso ,'a/l a pfg. ^l dell^ Diss ertazi one , Jn ^fine 1 del T. I. deir edizione or^ina le, 1 8oo_*rt_4i ~~popo clb, crede_chepossano^orsi al con/ronto di si grandi testimonianze U hdi dei poeti, per la pat ■.parte firraresi, non eicluso tAriosto , che oTcanto 487" La c ui beUezza ed ODesU , preporre Deve all'antica la sua patria Roma. Ma il Muratori diligentissino , quaatuaque addetto " ^^ alia casa d' Este , dietro t moaumenti dee cot^essare, » Y J 3 Ppf^g"^ ^g^ /loaae di X-ucreziacol Signer di Pesaro, . Y > ^ che con granjwlenmt^, ina conjioca onesU furonoce- j ? \ lebrate nel ^o ntifi cio palazzo ; g Gibbon, in proposito \ ^,l^£ErioU II. d' Esteji^io di Alfonso e dilei, aggiun- \''i ■->■ g^'cEe cancelI6 con unapib; noHDe alleanzala mac^u Pj ,3 oelTalusT nascita rEd eai nessun coaio^rosiervau one' T^ ■It- del Moscoe a^uesio proposito, cKe aecusji GibSoa di \ "% contradizion e~per aveT'cTiiamato del sangue d' Eltte E^ -^^ hjv^ eole^ruiraTto~c^erioctvdel>astardo, eiaccke sa ogim^ jMclU iiuiiTJisli nati da una "T/onaa mantaia ss n- guardano come legittimi,_se non vi sono ^it contrario ' prove richUste dalla legge. MB. V; CAK in. l3^ trimonj forono disfatti per comodo della fa-" . iBigiia: ii terzo con violenza era stato per or- di C. dine di Valentino assassinate: fu il disgrazia- '^^^ toDuca di Biselli (Sa), giovine d'eccellente indole, e di bellissima figura, e per la perdita del quale Donna Lucrezia , benche educata e • da quel padre , e da quel fratello , mostro do- lore, e indignazione^, e si ritiro alia solitudi- ne di Nepi (53) . II nuovo matrimonio era de^ piu illustri . Sposo ella Alfonso , il primo- genito del Duca di Ferrara , casa sovrana del- le piu grandi, e illustri d' Italia; lo Sposo fu uno de'maggiori ornanienti di quella fami- glia , e col fratello Cardinale Ippolito vive an- cora immortale ne'versi delFAriosto. Ne lo sposo, n^ il padre avrebbero amato questa parentela : vi aderirono per timore. Le nozze si fecero in Roma , ov erano andati a prender la sposa i cognati , con regio lusso , magnifi* cenze, e pubbliche mostre, delle quali erano tanto amanti il Papa, e il Valentino: indi in Ferrara , avendo il Pontefice per questo moti- vo prolungato il carneyale per un buon trat- (Sa) // Bureardoy pag. 7a del suo Giornale , dopq aver narrate F assassinio del Duca di Biselli y aggiun* ge: cum non irellet hujusmodi yuloeribus mori, in le- cto fuit strangiilatus . // Tommasi lo racconta egual* mente alia pag. 273-74 delVediz. del 1671^ « cita i Giornali di Giuliano Passeri. (33) Tommasi, vita del Duca Valentino. JU^i^ ^c^^«-cc^ol^^ *Xo ^e^^^t^^i:^jr^^;,^;gSy>^UX? -A ^ij^^^ iit:&-^?^_^ f 1 '^ iao2 r \ i 1 38 STOMA, m TOSCkVk \ -T — to delk quaresiraa (54) . L' iatorico imparziale ^ di G. deve render giusttzia a questa donna , che dopotaute scene scaodolosey nelleqaati ii raondo I'avea mirata, divenne uti'ottima mo* glie, on'amorevole madre, una saggia^ e pia Principessa , e datasi a coltivare la morale , e la religione prima della sua morte^ che awen- ne innanzi alia vecciiiaja , fabbrico un tempio unito a un monastero di monache (55) . Forse la naturale sua indole era buona , ma k cor- ruzione della corte, del padre, e del fratello, e il loro esempio la trasportaronoal vizio (56). ^ .^ (34) Nardil i$L lib. 4- Toinasi, vita del Duca Fa- ^ lentino . • (55) Jovius, Tfita jilpkonsi. (56) Dopo questo tempo non sipuo forse rimproverarc a Lucrezia che una debolezza infauore di Pietro Bern* boy poi Cardinale, Era egli allora neljtor deltethj 6 dello spirito . Piu viglietti si kanno di lei ai Bembo: ^ questo curioso documento trovasi nella Biblioteca Jm^ brosiana: ciascuno pub leggerli , essendone stati ripor* tati alcuni dal dott. Baldassarre Oltrocchi in una Utte* ra al Conte Mazzucchelli ( Raccolta d'opuscoli del Ca* '; logera)* In Jine di questo piccolo Codice, si vede una \ fiiia pergamena ripiegata^ che eontiene una lunga cioo \ ca di biondissimi e sottilissimi capelli^ che son passati sempre per capelli di Lucrezia Borgia • Se questi amori fossero innocenti^ lo giudicliera il lettore ehe esaniinera \ i vigliettij osservera il mistero posto in questo carieggio, la cijra nella sottoscriuone ^ e la vita anteriore diLn' s crezia, Che in seguito ella divenisse anche devota, i \ assai credibile^ perdu P eta crescente , specialmente per le donne^ e un gran missionario ^ i \ ' LIB. V. €AI>. 111. 189 DojK) queste feste si tomb dal Papa^ e dal fi" ^w glio ai tradimeiiti , agli assassin] . Fu prodito- ^' C- riamente spogliato de*suoi Stati il Duca Gui- dubaldod*Urbino. Riposando sulla buona fe- de, richiesto d'armi, e soldati da quel tradi- tore, lo compiacque in tutto, quando impro- visamente entrb ne'suoi Stati come nemico; e tentb ogni mezzo di far prigioniero ii Duca, che quasi miracolosamente scappb dalle mani di quel perfido (57). Non fucosi feliceGiulio Varano Signore di Camerino: furon sorprese le sue terre, e caduto esso fralle unghie di quella tigre, con due figli fu strangolato (58). 1 Fiorentini, che vedevano tutto andare a se- conda di questo scellerato, ne stavano in ap^ prensione, quando fortunatamente I'accordo col Re di Francia , e gli ordini di non mole- stargli fatti intendere al Duca , gli riposero in calma . Aveano ricominciate le ostilita contro Pisa , quando ebbero nuove che Arezzo , Cor- tona , S. Sepolcro , Anghiari , con molte delle (57) La maniera concuisisal\H> il Duca, e tuttigUaC' cidenti della suafuga , sono dettagliaiamente narrati in una lettera scritta dal medesimo al Cardinal di S, Pie-^ ro in Vinculaj chefupoi Giulio IL in data di Mantoi>a 28. Giugno, Questa import ante y e curiosa narrazione esi" steva nelF Arckivio d* Urbino , passata nelFArchipio di Toscana j onde ahbiamo estratta la copia e riportata ncl Documento Lallajine del Dolume. (58) Guicciard, lib. 5. Bcnacc, diar. l4o STORIA DI TOSC\N4 A5. teire, e castelli circonviciai si erano ribellati ; **' ^- che Piero de Medici , e il Cardinale si trova- ^ vano in Arezzo: onde questa perdita, dopo quella di Pisa, toglieva alia Repubblica la mi- glior parte de' suoi Stati . Si prevedeva la guer- ra lunga^ e difficile; giacche Vitellozzo, e I'Orsini , che vi s erauo improvvisamente por- tati , sarebbero stati sostenuti dai Sanesi . Ma t recenti esempi di crudelta del Valentino da noi narrati , furono la salute de' Fiorentini • Cominciaroqoquei Signori , e in specie Vitel- lozzo a terrtere un simil destino da un uomo di quella tempra , che si vedeva intento a spo- gliarei piccoli Siguori : onde Vitellozzo , ch era in Arezzo, s'accordo co'Francesi di dar loro quella citta, la quale senza dilazione, per gli ordini del Re di Francia, con tutte le altre ter- re perdute torno sotto il potere de' Fioren- tini (59). (59) Buonacc. diar, Nardi lib. 4- Ainmir. lib, 27* MB. V. CAP. IV. l4l CAPITOLO IK SOMMARIO I'Fiorentini eleggonoPierSoderini Gonfalon iere- a vita. Lega de' Gondouieri Italiani contro ii Valentino. Que- sti finge (Ii riconciliarsi con loro, e li fa assassinare. Invade gW Stati di Siena , II Petnicci parte da quel- la citta . Ufiij de' Fiorentini contro il .Valentino pres« so il Re di Francia. A sua isUgasione 6 richiamato U Petrucci . Proseguimento della guerra di Pisa. I Fran- ces! marciano contro Consalvo. Gelebre disfida fra gV Italiani e i Frdnresi. Morte di Papa Alessandro. Elezione di Pio III. che muoredopo un mese. II Car* dinal della Rovere si riconcilia col Valentino ^ e pro^ clamato Papa , e prende il nome di Giulio II. 11 Va- lentino h tradito da Consalvo. Sua fine. Rotta de'Fran- oesi al Garigliano. Morte di Piero de Medici . Av- veniment) della guerra di Pisa. Rotu deU'AWiano. Pace tra i Frances! e gli Spagnoli. II regno di Napoli e dato a Ferdinando d' Aragona che vi si reca. Ritor- na in compagnia di Consalvo. Suo abboccamento in Genova col Re di Francia. Disgmaia di Consalvo . I Fiorentini convertono Tassedio di Pisa in- blocco. Resa di questa citra. Lega di Cambray. Avvenimentft che ne succedono . Giulio II. si stacca dalla Lega , e mircift contro il Ducar di Ferrara. Gonciliabolo di Pisa. II Cardinale Giovanni de' Medici b creafto Le- gato in Roniagna. 11 Gonciliabolo si trasferisce da Pisa a Milano. Composizione degb aiTari de* Fioren- tini col Papa . Lega contro i Francesi . Valore e pro- dezze di (Tastowe di Fois . Sacco orribile di Brescia . Gelebre battaglia di Rarenita . Morte di Gastone di Fois . Prigionia del Cardinal de' Medici. Picciole con* segueiize di questa battaglia . Accordo fra i Collegati ' per rinicttere i Medici in Firenze. Trattative del Go- r.I.P.L 19 l42 STORIA M TOSGA^N^A verno col Viceri. Assalto, e presa di Prato. Sacco, e strage roiserabile decittadini. II Gonfaloniere Sode- rini e tratto a forza di Palazzo, e fiigge a Ragusi.Con- yenzioni tra la Repubblica e il Vicer^ • Ritorno dei Me* dici con maggiore autoritA. — J I govemo della Repubblica di Firenzc , ad Ai di G. onta della caduta del Savonarola • a' era man- ' ^^ tenuto to stesso senza quasi alcuna alterazio- ne. II Consiglio maggiore era senipre uume- roso di i5oo, ed anche 2000 cittadini, che vi avevano loco; ne era venuto inai fatto agli oligarch! di ridurre nelle mani di pochi il po- tere , come al tempo de' Medici . Invano costo- ro^ tre anni in circa prima di questo tempo, ne avean fatto un tentativo^ eleggendo per Gonfaloniere Bernardo Rucellai; che troppo saggio , o troppo cauto , sotto colore di ma- lattia^ non si presentando al Palagio nel tem- po dalle leggi prefisso^ si escluse volontaria- mente dalla carica . Fu a lui sostituito Guido Antonio Vespucci, uomo piu cora^gioso, il quale o artificiosamente , o perche cosi gli af- fari lo richiedessero , avendo fatte varie pro- posizioni , niuna delle quali fu vinta , e veden- do il Consiglio malcontento , e agitato , ebbe a dire sottovoce , che non essendo contenti del presente governo, si facessero intendere dalla SignoHa , che saretbbero ascoltati : ma queste tronche parole eccitarono tanto tu- UB. V- CAP. IV. 143 malto contro il Gonfaloniere , che fu mestie- Aw. ro sciog^liere il Gonsiglio, e il Vespucci fu in ^' ^' molte maniere insultato (1). Dopo questo inu- tile tentativo era restate il governo fisso nella solita forma fino a questo tempo , in cui sofTrl un importante cambiamento . II primo Magi- strate della Repubblica ^ il Gonfaloniere , avea in mano una gran parte del potere esecutivo : si cangiaya ogni due mesi , e dopo una lunga esperienza ^ do veano i cittadini essersi accorti de'mali d'una s\ soUecita mutazione, giac- chh le imprese e i provvedimenti dell' uno po- tevano dispiacere alFaltro, e o per invidia^ o per ignoranza farle abortire . O fosse questa la cagione , o i pericoli sempre crescenti della Repubblica ^ si determino di creare un Gon« faloniere a vita : e cos\ per evittre un estremo s incorse nell' altro piu pericoloso del primo;; niente essendo piu facile ad un uomo awe- duto ed ardito, quanto, nel lungo corso di quella importante carica , porre la patria in schiavitii. Fortunatamente cadde la scelta in Pietro Soderini , uomo di somma probitl^ , e mediocri talenti ^ che privo di figli non poteva dare alcuna ombra d' aver le mire a stabilire la sua famiglia (n) • (i) Fra gli altri insulti futono attaccatiai ferri delU sue jfinestre terrene piu mazzidi capestri, Nardi lib, 3. (a) Buonacc. diar, Nardi isL lib. 4 Ainniir, Ub. a8. 1 44 STpRU DI TOSCANA. Aw, I cnideli tradimenti del Valentino aveano di C. sparse il terrore in tutti i piccoli Signori d' I- talia^ contro gli Stati dei quali si vedeva specialiBente diretta la sua perfida ambizio* ne; e che una dopo Taltro, o coUa forza, o colFinganno rimasero spenti. Cominciarono gli altri, coopie abbiamo accennato ^ a temere la stessa sorte . VitelloMO , gli Oraini , Gio. Paolo BagUoni ^ Oliverotto da Ferino y e gli agenti del Petrucci , e del Bentivoglio fece- ro un congresso alia Magione, non lungi da Perugia, concertando i mezzi d' opporsi a questo tiranno, e invitarono i Fiorentini a eiitrare nella lega. Essi ricusarono come yo- lea la prudenza , per non disgustarsi la Fran* cia con cui il Duca era troppo I^ato . Questi bra.vi Condottieri cominciarono felicemente la guerra: ruppero le genti del Valentino, presero vane citt^ , e riposero il Duca Gukiu^ baldo in Urbino. Ma^benche la perfidia di queir uomo fosse somma, e conosciuta dal pubblico con tante prove , convien dire , cbe la sua arte fosse anche maggiore y giacche gli venne fatto di riconciliarli seco, e di farsi creder sinces^o . Veramente le leghe non so* gliono essere stabili, pensando cial^cono al proprio interesse , onde non era macaviglia se la cospirazione contro il Valentino non si manteneva salda , molto piu che il Re di Fran* LIB. V CAP. IV. 145 €ia avea commesso a'suoi Generali di soste- ^^ nere il Duca; ma chequelli si lasciassero pren- Ai G. dere alia rete a'd onta del conosciuto caratte- re di quel Principe, h assai strano . Non si po- teano trucidare ad uno per volta, giacche il primo colpo avrebbe measo in guardia tiitti gli altri. Con s\ artificiose carexze il Valenti- no addonnento i loro sospetti, che creden* do la riconciliaiione sincera, andarono a tro- varlo con poche genti a Sinigaglia. Ivi fu- rono arrestati Paolo Orsini , il Duca^ di Gra- vina , Oliverotto da Fermo , Vitellozzo , Lo- dovico da Todi : Oliverotto , e Vitellozzo fu- rono sttbito strozzati . Poco appresso fece il Papa arrestare in Roma il Cardinale Orsini con molte altre rispettabili persone; e un Cardinale s\ venerabile per T eta ^ e per la sua famiglia, fini presto i suoi giorni probabil- mente di veleno: alia qual nuova il Valentino »5o3 per compir la tragedia fece strozzare i due Orsini Paolo , e il Duca di Gravina . Per que- ste sceleraggini , che il Duca affermava essere utili alia Repubblica fiorentina, dicendo che Tavea vendicata dai tradimenti di Vitellozzo, convenne a questa mandargli Ambasciatori di congratulazione (3). Volendo egli corre il (3) Bonacc, diar. Guicciar. ist. lih. 5. Amm. lib. a8. Fedi soprattutto il Macchiavello , che si trovaifa presso del Falentino^ e cheracconta il Modo tenuto da esio ec. l46 8T0RIA BI TOSG^Nil An. frutto di sue sceleratezze occupo Citta di Ca- ^^' steilo, dond'erano scappati i Vitelli, indi Pe- rugia^ dond'era fuggito Gio. Paolo Baglione , sotto il titolo del dominio della Chiesa: mi- nacciando Siena, ed istando che iie fosse cac- ciato Pandolfo Petrucci, da lai chiamato per- turbatore della quiete di Toscana. Da qual- che anno quest' uomo era il regolatore della Repubblica di Siena. Nella Balia, che la reg- geva, tutti si volgevano a lui nelle spinose deliberazioni : con la prudenza, e il senno si era meritato quel credito che godeva in To- scana (4). II Valentino s'accosto agli Stati sa- nesi minacciando d' invadergli ^ se non ne fosse cacciato il Petrucci ; e perchfe il Gover- no si trattenne nella deliberazione ne invase difatto il territorio occu^ando Sartiano, ed altre Terre . II Petrucci , per togliere a quel tiranno ogni pretesto di far onta, e dinno alia sua patria, si part\ di Siena dirigendosi a Lucca, ove per trarlo nella trappola il[ Duca stesso avea scritto premurose lettere che fos- se ricevuto. Ma il Petrucci fu salvato dalla sua buona sorte. QuelF uomo infame, dopo aver capitolato in Pienzti coi sanesi Oratori di fargli aver salvocondotto da' Fiorentini (5), (4) Malevolti istor. di Siena lib. 6. della 3. parte . (:">) Bonacc. diar, Nardi ist, lib, 4* dice che il Salvo* cnnd'OttoJu subito spedito . LIB. V. CAP. IV. 1 47 mando tosto 5o uomini a cavallo a Lucca per^^NT trucidarlo, ciocche gli veniva fetto, se il Ca- <** C. pitano de' Fiorentini , che si trovava a Cascina, . non gli avesse arrcstati , non credendo in tem- po di guerra con Pisa potergli iasciar passare senza licenza deila Signoria. In questa dila- zione, avvertito il Petrucci se ne fugg\ a Pi- sa (6). I Fiorentini sempre piii insospettiti del Valentino , che stendendo le sue mire a Sie- na, e a Pisa arrebbe (riuscendogli i suoi di- segni ) messa in mezzo la RepubLlica , giacche il Papa apertamente diceva essere a lui dal- r Imperatore stata concessa Pisa , fecero fare degli ofBzj al Re di Francia per mezzo del lo- ro Ambasciatore Salviati , ponendogli in vista che il soverchio ingrandimento di quest'uo- mo coUa ruina di tanti, poteva esser dannoso un g^iorno ai Frances] . Non furono inutilt quest! offiz] . II Re mando a bella posta Fran- cesco Candulo al Magistrato di Siena a pro- testare che fosse richiamato il Petrucci . Esi- tarono i Senesi per la vicinanza delle truppe del Valentino , a cui pero fecero sapere le pe- rentorie domande del Re. Cedette egli fre- mendo ; e per pubblico decreto fu richiamato il Petrucci (7) . Seguitavano le ostilita de' Fio- (6) MalevoL loc. cit, Bonac. diar, NardiisU lib. 4- (7) Bonac, diar, Nardi ist. lib, 4* MaL loc, cit, Ainmir, lib, a8. r 14B STORIA DI TOSGANA An. rentini centre di Pisa assai lentamente: la *'* ^- guerra si riduceva a depredar le campagne. Per evitar questo danno specialmente piucche per voglia d'aggiustarsi mandarono a Pisa un frate Oratore al Vicere di Milano, indi al Re medesimo perche volesse far da mediatore: ina coDosciutQ ii pretesto fu rotta dai Fio^en^ ^ini ogni pratica. Ricevevano i Pisani qualche socrorso di genti , e denari dai Lucohe&i ^ Ge- novesi , e Sanesi : i primi tenevano in mano Pictrasanta , e Mutroiie ^ i secondi Sarzana , e Surzanello^ gli ultimi Montepulciano ; e finchi i Fiorentini stavano implioati nelle gaerre di Pisa godevano piu sictiraoiente quelli acquisd i Avcano i Fiorentini ricevuti det rinforzi col Bkxh d' Ocean ^ onde presero ad agire con piu vigore. Sptto la condotta di quel Capitano mossi 3oo uoniini d*arme, tiioo. cavalleggeii ^ e 3(>oo f anti , ripresero Vicopisano . Fu in segui-» to attaccata , ed espugnata !a Verrucola fortez-^ za impoitante ^ perche dalla cima di quel mont te opportunamente situate per iscorger due vastcpianure, si faceano dei segni (xinvenati ^ oiule avvisare i Pisani de movimenti de'Fio-» rentini . Prosala questi la fortiiicarono in gui- sa da rendcrla. inespuguabile (8). Si sperava- no maj^giori progressi quando il Bali fu richia- (8) Bonacci diar, Nardi ist lib. 4- AmnUr^ Hi* 28. LIB. V. CAP. IV. I ^9 mato dal Signore della Tramogiia, che coU'eser- y^,,, cito regio andara tiel regno di Napoli a com* ^ i C. batter contro gli Spagnoli . Ciocche ogni me* ' diocre politico potea prevedere, era awenuto soUecitameiite : la divisione del regno di Na- poli , fatta da due Re potenti , aveva acceso fra loro la guerra . Da quel momento Tltalia non ehbe piii pace, finch^ non vi si stabil\ un pro- prio Sovrano. LaLombardia e quel regno fu- rono speswso occupati , perduti , e ripresi a vi- ■cenda da Potenze straniere. Lltalia, traversata spesso dalle annate rivali, h stata quasi sempre esposta ai flagelli della guerra. Erano supe*- riori di truppe i Francesi: ma air inferioriUi del numero degli Spagnoli suppliva I'arte ma- ravigliosa di Consalvo^ con cui sostenendo, « straccando Timpetuoso valore francese, fe- cela pill bella difesa di Barletta, sotto la qua- le si consumarono lentamente i suoi nemici . In quell' assedio ebbe luogo la celebre disfida tra gU Italiani , e i Francesi per sostenere Tono- -re della nazione. Irritati i primi da parole di- sonorevoli alia nazione italiana dette dal fran- cese la Motte, mandarono una solenne disiida ai secondi : fiirouQ scelti i3 per parte: si comr batte innanzi agli occhi de'due eserciti , e gl'Ita- liani furono vincitori (9). Finalmente in que- (9) S' p^*o lexers a lungo il dettaglio diquesto inte" ressante npvenima^co net Guicciardini e net Giovio, i T. r. P. I. ^o I 1 5o STOBIA Dl TOSCANA An. St' anno il di i8 agosto la morte d' Alessandro d' ^- VI. tolse dalla faccia della terra uno che disc>- iiorava la specie umana non che il luminoso e venerabile posto da lui occupato . Varia e la fama della sua morte. Meriterebbe d'esser vero il racconto di molti istorici di quel tem- po, e in specie del Guicciardino , il quale nar- ra che il Papa, e il figlio, per sbagHo de'ser- vi , bevessero il veleno da loro apprestato a dei ricchiCardinali, chedovevano cenaFe iusieme nella villa del Cardinal di Coroeto: che il Pa- pa, come vecchio , ne morisse ; e che il Duca, bench^ ne fosse gravemente malato , per la sua giovenile robustezza ne scampasse (lo) ; ma probabilmente mor\ duna terzana perniciosa, malattia nel tempo estivo frequentissima in Boma (ii). Non potea la morte del Papa co- guali dicono i nomi, e la patria degF Italiani. Narra il Giovio che il celebre Poeta Vida avea scritto un ele- gante latino poemetto su questo fatto tanto onorevole alia nazione italiana: ma non si e trovato . Jvea creduto chepotesse rimaner nascoso in qualche biblioteca romOf- na: il diligentissimo Abb. Serassi a mia istanza lo ha lungamente ceraito invano prima della sua morte. La querela tra gUItalianiy e i Francesi si racconta dal GiO' pio come abbiamo riferito; differisce in qualche artico* lo il Guicciardini. (10) Guicciar. ist. Ub, 6. Jov. vita Consal.Bemb. hist, f^olaterr, (11) // Muratori negli annali tP Italia col diario rife' ritb dal Rainaldo, e cotle notizie d^Alessandro Sardi, LIB. V. CAP. IV. l5l gliere il Valentino in piii mal puhto. Sitrova- ^j^, va gravemente malato quando avea piii biso-
  • . Vahn. Nnrdij is. lib. 4- (1^ Guicciard, lib 6,Jov. vitaConsaL UAinmir, nd LIB. V. CAP. IV. 1 55 il miserabile fine del figlio del gran Lorenzo an. nelI*anno 33 della sua eta dopo circa 9 anni ^'g^- d*esilio, e dopo aver condotto una vita erran- te , esposta spesso ai maggiori bisogni . La na- tura gli avea dati moiti doni , che mancavano a suo padre , cioe bellezzai , robustezza di memr bra^ e naturaie facondia ; nia gli avea negato <|uelia particola d'aura divina, ehe possedeva suo padre, e che val piu uei govemanti delle altre quality accennate. Dopo una vittoria cos\ segnalata, cominciarono gli Spagnoli a divenir formidabili a tutta F Italia: onde i Fio- rentini, bench^ in lega col Re di Francia, mandarono degli Ambasciatori -a Consalvo per guadagnarsi la di lui benevolenza . Seguitava sempre la guerra contro i Pisani, 1 5a4 essendo Commissario generale di essa Anto- nio Giacomini , il quale, ripresa Librafatta , voile tentare qualcosa di straordinario. Rice- veva Pisa le vettovaglie per mezzo deirArno, o dalla parte del mare , o di terra . V enne in Bitrattidice che il Granduca Cosimo I. gUfece costrui^ re un magni/ico mausoleo al Monte Casino . Ecco Piscri* zione . Petro BIbdici Magni Laurentii filio Lbohis X. PcniTIF. MaXIMI FRATRl ClEMBHTIS VII. PATRUBLI QUI CUM 6ALLORUV CASTRA SSQUBRBTUR EX ADVBRSO PRAELIO ad LIRIS CMTIUM KACFRAGIO PBRIIT ANN. ABTAT. xxxm. C0SMA8 Medice5 Florent. dux poni curavit MDLII. 1 56 &TORIA Dl TOSCiNA An. pensl^re ai Fiorentini di divertire il copso Si ^1 ^^- quel fi uine . Scavarono , col parere dei migliori ingegueri, condt>tti anche di Lombardia^ du« fossi , uno di 20 , F altro di 3o braccia di lar- ghezza^ e sette di profondita dalla sinistra sponda dell' Arno alia torre detta del Fagiar no J la quale fu ruinate , serveodosi de sassi a CQStruire una pescaja ^ che chiudesse il letto d* Arno per costringerlo ad entrar ne' fossi, ? mandar le acque nt41o stagno tra Pisa , e Li- vomo. Ma era cosii poco eonosciute in quel tempo r arte di li vellare , ed e coa\ bizzarra tar lora lanatura de'fiumi, che Tacqua non eiitro ne* fossi scavati se non in tempo di piene grandi , abbassate le qiiali, refluiva indietro, e piuttosto rodeva le ripe deH'antico letto per seguitar la solita strada, onde dopo grandi spese non s ottenne il fine (17). IVunico van- taggio fu di far uso di quei fosai {>er impedk le incursioni de'Pisani yerso le ooUine (18). i5o5 Proseguendosi lentan^ente la guerra^ un ver gognoso scacco riceverono prc\s.so Pisa i Fio- rentini . Quantunque avessero colto a un agna- to un piccolo corpo composto di non piu di (17) Gringegneri avean protnesso eke si trarreAbe a fine il liworo con 35 fnila opere di lavoraati pii^aii soldi lo al giorno ^ ed alle 80 mila non erano ancora alia nuta del camino . (18) Bonacc, diar. Nardil isL Hi. 5. Amm. lib, a8» I * MB. V. CAR rr. i57 f 5 lidmini tTarme, 4o cavalkiggieri , e 60 fanti "^^ conctotti da Tarlatino ^ in guisa che la ritirata d\ G. pareva impossibiJe. Animati i Pisani dal Ca-» pitano a vincere o a rnorire, e celle parole e coiresempto , ruppero taschierade'Fiorentini tanto pill mimerosa ; ed oltre ^a uccisi , resta- ron presi lao cavalli, e piu di roo fanti col Tosioghi , e Guicciardini . fe vero che a' Pisani sopraggiuilsero iiella zuflfa nuovi soccorsi di Pisa: ma gli animi gia preparati de' Piorentini a far la sorpresa^e it numero maggiore di essi rende la coraggiosa resistenza, e la vittoria de' Pisani piii commendabite (19). Etk gii as-' sai declinata in Italia la fama delta potenza francese per la yirtii di Consalvo , che emen-^ data la disciplina militare, avea formato dei sddati degni de' bei tempi di Greeia, e di Ro- tea . Le truppe frapcesi ^ betich^ le migtiori di quei tempi, rotte dalle spagnole a Seminara, alia Gerignola, at GarigKano abbandonarono da per tutto il campo at Gran Capitano , che avea occupato felicemente quasi tutto it re^ gno di Napoli. Era percio divenuto Farbitro deir Italia . A lui s* erano indirixzati i Pisani per ajuto , e i Fiorentini per protezione. Con- salvo, che a' talenti militari univa non infe^ riori talenti politici, non voile ajutare sco- » (19) j4mm. /ii. 28. Nardi tih. 4. 1 58 STORIA DI TOSCANA. j^j^ pcrtamente i Pisani per non disgustare i Fio- di C. rentini , che volea staccare dall* amicizia dei ^ Frances! : ma nello stesso tempo vieto a questi di molestare la citta di Pisa . Avea fatti sbar- care looo soldati a Piombino per tenere in soggezione la Toscana : i quali se protessero i Fiorentini contro TAlviano, che alFusodegli antichi Cotidottieri cercava far de' colpi di mano, e vivere suHe altrui terre a discrizio- ne; con essi mostrone) tempo stesso Consalvo a' Fiorentini quanto 1^ loro sorte , e quella di Pisa dipendesse dalla potenza spagnola. Ma FAlviano, orgoglioso ed ardente, sprezzando le minacce di Consalvo , ajutato segretamente dal Petrucci y e dal Baglioni , determfno di por- tarsi a Pisa , ove se gli fosse venuto fatto di en- trare, avrebbe recato gravissimi danni ai Fio- rentini . Erano alia testa delle loro truppe varj Condottieri, come Marc' Antonio Colonna, Annibale Bentivoglio ec., e il Commissario Giacomini , che stavano in osservazione del- r Alviano. Esso, dopo essersi trattenuto qual- che giorno a Vignale , marciava lungo la ma- rina verso Pisa . Lo giunsero le truppe fioren- tine verso la torre di S. Vincenzio , ove attac- cossi un feroce fatto d'arme. L' Alviano, in- feriore di forze, combatt^ con molto valore, ma finalmente ricevute due ferite nel viso, e veduto il suo esercito rotto, si ritiro con soli LIB, V CAP. IV. 1 59 10 cavalli a Monte-rotondo ; e Chiappino Vi- ah. telli, ch' era seco, in Pisa. La rotta fu totale, ^» C- e rianimo alquanto i Fiorentini abbattuti da tanti disastri (20). Questo prospero successo gFincoraggi a tentar nuovamente Timpresa di Pisa. Vi fu disparere in Consiglio; I'esito tante volte iofelice , con forze anche maggio- ri , il timore di dispiacere a Consalvo sconsi- gliavano Timpresa; ma il desiderio universale del popolo animato dall' ultimo successo, e 1' autoritk del Gonfaloniere Soderini la fecero vincere. II Bentivoglio, creato Capitan-gene- rale, s'aceosto a Pisa, e s'accampo tra S. Mi^ chele e S. Croce coU'esercito accresciuto. Si batt^ fortemente la muraglia tra Porta Calce- sana , e S. Francesco , e in due diversi luoghi ne fu gettata a terra un' ampia estensione ^ per cui si sarebbe potato con miglior soldatesca prender la cittk d! assalto . Ma accorsi i Pisani suUe mine ^ e mostrando tutto il coraggio del- la disperazione, la vile fanteria , bench^ spro- nata con tutti i mezzi ^ e fino coUa forza , e coUe ferite, dai Capitani, non oso montare air assalto . Giuiisero in questo tempo 3oo fanti spagnoli spediti a Pisa dal Gran Capi* tano, onde e per la vilta de'soldati , e per gli (ao) Bonacc. diar. Nardi lit. 4* Amm. lib, a8. Guic^ ciard, lib. 6. l6o STOitI\ m TOSGANA "^ ajuti sopraggittTiti ^ si credette opportuno leva- ri G. re il campo da Pisa, e ritirar&i a Cascina (ai). Si era frattanto fatta la pace tra la Francia , e la Spagna. Dopo tante perdite, vedea chia- ramente Lodovico, iii cui non fu desiderato genno e prudenxa^ quanto malagerole oosa era riconquiatare it posaediito regno di Na- poli ; onde credette opportuno il tarminare le ostilita con un decente accordo. Era morta la moglie del Re di Spagna Isabella R^ina di Castiglia « Questo regno discendeva alia figlia Giovanna, donna imbecille, maritata a Fi- lippo figlio deirimperator Massimiliano. Dal- la saggta Isabella era stato lasciato ammini- atratore il marito , finch' ei viveva ^ conoscen* done la savie&Ea, e yolendone noompensar la bonta^ e i riguardi che sempre Taveva moatra- to , affinche tutta la vaata inonarchia deUe Spagne discendesse inaieme a Filippo. L'avi- dita di dominare avea fatto nascere dei forti dissapori fra il suocerd ^ e il genero . Soffrendo fii mal animo il primo che la ricca aaccessione d' Aragona colle sue appendici dovease eredi- tarsi da una persona a lui odiosa, prese il par^ tito , nella sua avanzata eta , di rimaritarsi con Germana di Fois, nipotedelRe di Francia^ (ai) Bonacc. diar. Guicc, ist. lib. 6. Afardi, e jtmm, loc, cit. LIB. V. CAP. iv. l6l Questo matrimonio fu il nodo della pace tra i j^^\ due Re , per cui quello di Francia cedeva per d» G- titolo di dote a Ferdinando tutto quello che * gli restava ancora nel regno di Napoli , col pe- so a questo di pagargli 700 m. seudi in oro (22) . Stabilita la pace, voile Ferdinando porta rsi a Napoli, col pretesto di visitar questo regno di nuovo acquisto, ma vi erano altre cagioni. Voile togliersial dispiacevolespettacolodelFin- gratitudine dei Castigliani , che alia venuta del suo genero Filippo, s'erano da lui allontanati, volgendosi al Sol nascente;e nello stesso tem- po per assicurarsi del Gran Gapitano reso a lui sospetto*, come se avesse delle mire pericolose d'insignorirsi di quel regno , o di darlo al suo genero, giacchfe piii volte era stato ricfaiamato irivano . Imbarcatosi con una grossa flotta , si arrestb a Genova , a Portofino , a Livorno ove gli furono dai Fiorentini mandati Ambasciato- ri, e dati copiosi rinfrescbi airarmata. Si cre*^ dette che quel Re avesse facolta d'ordinar le co- se de' Fiorentini , e de'Pisani, Ma ne gli Amba- sciatori mandati a trattar ^col Re a Napoli , nh al di lui ritorno a Savona fecero alcun frut- to (3i3). Era la fiorentina Repubblica circonda- ta per ogni parte da mntazioni di stato, da (22) Guicciard. ist, lib, 6. Joif, vita Cons, lib, 3. (aS) Guicciard, ist lib. 6. Nardi lib. J^.Amm. lib. ap. 1 62 STOBIA OI TOSGANA j^^ soUevazioni , da congiure. Papa Giulio iDteso di C. a rivendicare le terre alia S. Sede occupate da i piccoli Signori , ma specialmente dai Vene- ziani , si mosse in persona con un rispettabil corpo di truppe, e venuto verso Perugia co- striiise ii Baglione, inabile a contrastar seco, a venire a*suoi piedi, e consegnargli quella z5o6 citta. Pnssato indi a Bologna , n'avea cacciato il Bentivoglio, e preparava una guerra mici- diale ai Veneziaui^ cbe intimati piii volte a restituire i paesi usurpati gia dal Valentino , e occupati da loro alia di lui caduta , tempo- reggiavano in guisa da mostrare un chiaro proponimento di non restituirli . Per questo avea tenute delle pratiche col Re di Francia , confinante con essi , di collegarsi seco a danno de*medesinii;ed una delle cause della suamos- sa era d' abboccarsi col Re , quando i movi- menti di Genova gettarono delle amarezze tra loro. II popolo genovese^ irritato a ragione o a torto contro Y orgoglio , e le sovercbierie della nobilta^ s era sollevato , avea costretto la maggior parte della nobilta a fuggirsi^ saccbeg- giate le case , e mutato il governo , costringen-. do la guardia francese a ricovrarsi nel Castel- 1 5o7 letto . Fu questa soUe vazione di Genova mol- to simile a quella de'Ciompi della fiorentina Repubblica, giacch^ ancor qui TinBrna plehe prese il governo , creo Doge un tintore , Paolo LIB. V. CAP. IV. 1 63 del Nove , ed elesse un nuovo Magistratx) di aw. 8 Tribuni . Era Genova sotto la protezione del ^' ^ I 5o7 Re di Francia , e percio dependente da lui . II Re, ch'era venuto nella Li^ria, dopo aver richiamati indarno ai loro doveri i Genovesi, dovette usar la forza . Mandb delle tnippe che combatterono piu volte contro i sollevati, i quail battuti da tutte le parti vollero alia fine comporsi^ ma non furono dal Re sdegnato ricevuti che a discrizione. Rientrato in Ge- nova pun\ i ribelli , vi ripose la nobilt^ , e ri- stabin Tantico govemo {i^). O che il Papa avesse segretamente soffiato in questa ribeilio- rie, come nelFesame confesso Demetrio Giusti- niani , decapitato sulla pubblica piazza , o che come savonese odiasse la superbia della nobil- ta genovese, era dichiaratamente del partito della plebe ; e s'irritocol Re a segno di rompere il Congresso , e tomarsene a Roma . Anche dalla parte di Ferrara erano dei scompigli , e quella Corte vide delle tragiche vicende sulla fi- ne dello scorso anno . Fu scoperta una congiu- ra contro il Duca Alfonso di due suoi fratelli, i quali condannati a morte furon chiusi in per- petuo carcere (aS) . II Re Ferdinando ritoman- (a4) Gukc. lib. y.Folietta, Giustiniani ee. (a 5) // Guieciardini piu sincere del Giovioy narra ^5- ser nato il malwnore tra il Cardinal Ippolito e Giulio suofratello naturaleper Famore d^ una gentil dorma, la 1 64 STORi A DI TOSCAJf A ^^ do da Napoli , si arrestb in Savona , ove venne di C. per abboocarsi seco il Re di Francia. Era ivi ^ concorsa gran nobilta francese per contempla- re questi due gran rivali • Erano pero ambedue eclissati dalla presenza del Gran Capitano^ che il Re di Francia voile conoscere , ed esig^ che si trovasse quarto a cena con essi , e la Reih na di Spagna . Questo pero f u Tultimo bel gioi> no dell'Eroe spagnolo (26), che per premio d'aver oonquistato un regno, e addestrata unatruppa, che per 200 anni passb per in* vincibile^fu dall'ingrato Ferdinando trattato quale aveva confessato al Cardinale che amava Giulie in- ifogkiia da^suoi belli occki. II Cardinale, preso il temp9 che Giulio era alia caccia , lofece circondare dalla sua gentCy sfregiargli gli occhi in sua presenza ^ e quasi ac- cecarlo* Questo e quelF Ippolito celebrate da tante men'- zogne poetiche delF^riosto , di eui ha detto : Quellt oniainenti, che divisi in molti, A molti basterian per tutti omarii. In suo omamento avra tutti raccolti Costui di che hai voluto ch'io ti parli ec» Questo e quelle ^ per cui era composto il miraiilf^el^ io sopra hitti lucente {CanU 34> e 35); onorato da tan* ti ahri tratti delta piu lusinghiera lode^ ornati dalle piu belle grazie poetiche , che hanno resa inimortale la Casa d*Este ; grazie si poco Conosciute y e si mal ricorn^ pensate dal ruvido ingegno , e gojffo gusto del Cardina^ le y come non dissimula il PoetOy sfogando nella Satira prima la coilera delF animo esuleeraio, Discite juxtitiam , monici • (a6) Guicc. lib. 7. Jotf^ vita Consul, %tB. V. CkP. TV. 1 65 come poco innftni^i trattato avea \m altrd uo- ^^ mo piu grande, e piii virtuoso di Consalvo, di C. dofe Colombo, non mantenendo a nitino dei ^ ^ due le promesse lor fatte^ e riguardandolt eon queHa fredda non ouranza, sorella del disprezzo , ch*cf stato nelle Corti il premio fre- quente dei sndditi, che giungono col loro me- rito ad oscprare i Sovrani. Colombo, colla co$cienza della THtii^ ^ dell' innocenza , avea oiide ampiamente eonsolarsi : non €os\ Con-^ salvo , che , aervendo il Re fino nelle frodi , era stato ministro piu volte delta sua mala fe- dc: questo pensiero solo poteva indebolire qaeila foftertta d'animo, che un'Eroe cbe si tenia d' avvilrre , conserra fra i torti , e poteva dare al suo cuore un cooente rammarico (27). - Ninn vantaggio riportarono i Fiorentini (37) E veraMuntty sesi ha^ cr^ert al Gios^io y ehe quarUwique eiti JMego Shnd^roAy e^ntonio di Let^a^ non pefisp cka poteana raccofUare pii^ le popolari opi' nioniy che yerita autentiche , ebbe Consaho dcirimor^ $i di a%»fir mancato difede at giovine Ferdindndby e at yaffintina: poteva rngguiogetie a/kche at Re Fedengo. DA* ^^ /^//^ftf fihe ^p^f^t^a^ 0nf:^efii fin teno opvenimento^ . che non voile maipalesare, Cohgettura il GiotHOy che Joss0 (C ai^ere obbedko a Ferc$nando , col tornare in Spagnay ma se se rCera pentitOy^fion avrebbe ai^uto alcun rammarico degli altri. In qualunque maniera si pub apprendere anche dai delitti degli uomini grandly che Id ntemoria di una vita innocenremente passata e cib che pub render loro p)ik dk>tce td morte^ r. V. P. /. «a / l66 STORIA DI TOSCANA "^ per gli ' uffizj fatti a Savona ai due Re . Cre- di C. dettero entrambi piii confonne ai lore inte- ' ^^ ressi , e piu facile a mantener le due citta nella lore dependenza , il tenerle cosi sepa- tate , e percib nulla pronunziarono sulla sor- i5o8 te di Pisa. Veduti infruttuosi i trattati^ e che ogni risorsa era ridotta a lie proprie forze, ri- presero i Fiorentini le armi . Ma appena aveaa fatti 1 necessarj vigorosi preparativi , giungo- no Ambasciatori dal Re di Francia ^ che con pretesti ricercati , e con obliquo giro di pa- role tradotte, o interpetrate in cfaiaro lin- guaggio da'Magistrati, intimavano ai Fioren- tini che il Re non avrebbe permesso d' insi- gnorirsi di Pisa senza pagargli qualche som* ma . Lo stesso ( come, se avesaero insieme convenuto ) domandava il Re Cattolico , Do- vettero i Fiorentini prometter denaro airuno e airaltro per recuperar le cose prOprie^e perche o apertamente, o di nascoso non das- sero quel Sovrani ajuto a Pisa (28) . Determi- nati i Fiorentini a far Testremo di lor posaa^ e accortisi da 11a vilta mostrata piu d' una volta dai soldati , quanto era difficile prender Pisa d' assalto ^ ridussero la guerra a stringer- * (28) Ammir, lib. a8. Nardi lib. 4* Si leggemo in gu^ sto i girif e i maneggi del Re di Franeia , che voUf 5o mila scudipiu del Re Ouiolico . LIB. V. CAP. IV. 167 ki da ogni parte , in niodo che costretta dalla "^^ fame dovesse finalmente capitolare . Si cerco di C. specialmente d'impedire che fossero portati ***^* loro soccorsi di viveri dai Genovesi, e dai Lucchesi . Fu cbiusa la foce d*Arno con delle navi di corsari , chiamati alio stipendio dei Fiorentini , e colle batterie per impedire gli ajuti de Genovesi . Si- presentarono realmen* te molte navi cariche di grano , ma furono 4>bbligate a retrocedere . Anche i Lucchesi , ammoniti dai danni fatti alle loro campagne finora , si obbligarono a una lega co' Fioren* tini , in cui stipularono che Pisa non sarebbe da loro soccorsa . Oitre la foce d' Arno ^ fa guernita anche quella di Fiume-morto, e del Serchio . Per custodire con diligenza tutti i passi ^ donde potea portarsi vettovaglie in Pisa, fu diviso il fiorentino esercito in 3 parti: fu situata la prima , guidata da Alamanno Sal- Tiati , a S. Piero in grado sopra TArno , su cui fu gettato un ponte, per portarsi sollecita- mente, ove il bisogno lo richiedesse, suIFal- tra riva, e aver facile comunicazione cogli altri due campi ^ uno dei quali stava verso la Porta che guaida Val di Serchio sotto la con- dotfa d' Antonio da Filicaja ; Y altro , diretto da Niccolb Capponi, a Mezzana verso Porta alle Piaggie. In questasituazione, vegliando attentamente ai passi , si posero^ad aspettare l68 STOMA DI TOSCANA "J^ che la fame combattesse per loro (29) . E ^- di C. ramente da qualche tempo la fame s era co- ^^ minciaita a for sentire in Pi«a. Tutti gli altri passi eran chiusi ^ onde veniva a maneare ognt speranza di soccorso. Sopportarano i Pisani coo indicibil pazienza le piu atfoci miserie, cibandosi d'erbe e di rediche colte suUe &trade. La nobilta, e le persone piu. ragguardevoli , come piii esposte alFodio del nemici ^ si ostinavano , proate a morir <1] £an me<, piuttosto che renders! . Ma il pc^lo tu- multuava, chiedendo accordo . 11 Govemo pisano comtiicib un apparente trattato di ca^ pitolazioTie per mezzo del Sig. di Piombino^ ma spedito a lui dalU fiprentind Repubblica il celebre Niccolo MacchiaTelli s'accorw ch€ lion era che an pretesto di dilazioae^ per te-^ Qer tranquillo il po^lo^ e tentare un colpo sopra una parte del fiorentino esercito. Si era fatto sperane al Filicaja ^ conduttore di quella parte di soldati, di consegnargli la Por- ta che conduceva a Lucca , e cosit attaccare^ e tagliare a pezzi questa truppa; ma m moasero con tanta circospezioUe i Fiorentini ^ che il colpo andb fallito . Convenne allora ai Pbani pensar seriamente ad arrendersi. Per stabilir le condiztoni ^ Alamanno Salviati uno dei tror (90) Jmmir.Uh »8. JNardilip,4' LIB. T. CkV. IT. 169 Commissar j , venne a Firenae con otto Depu-*"'^jp tiiti pisani . Fu concesso un perdono uniTer* di G. sale ; e vdendo i Fiorentini acquistar laude ' ^^ di moderazione , le condiuoni con cni tornb Pisa sotto di loro furono le stesse con cni era ^vemata avanti alia ribellione ^ per guisa che, come osserva il Nardi, parvero dettate piu dai vinti che dai vincitori . Non solo fu concesso il perdono ^ ma furono rilasciati i beni occupati gia come di ribelli , e non fu*^ rono obbligati alia restituzione delle robe dei Fiorentini confiscate nella ribellione (So).* Entrarono i tre Commissar] fiorentini Salvia- ti, Filicaja, e Capponi in Pisa il di 8 giugno quasi dopo i4 anni di ribellione. Cosl due volte questa Repubblica fu vinta piii dalla &me che dalle armi de' Fiorentini . Si pub an* che dire che fosse a caro prezzo comprata per le somme tante volte pagate al Re di Francia, a suoi avidi Generali ^ e Ministri y e coir ultima somma di 5o mila ducati al Re Cattolico^ e 100 mila al Re di Francia. La fama di ricchezza, che avevano i Ftorenti- ni , tirava loro addosso le dimande indiscrete (Zq) Buonacc. diar. Jmmir. ist, lib.Q.%. Nardi lib, 4. Questo htorico fu mandato dai Governo fiorentino per Uqnidart i bent , e le rendite gia confiscate daf FiorefUiniy qtuutdo i Pisttni erano ribald. I'JO ftTOBIA. DI TOSCARA "■J^JJ]" di tutti i Principi ; onde avendo pagatele di G. narrate sorame ai due Re^ convenne pagarne ^un altra airimperatore^ che di natura in- quieto, prodigo, povero, e senipre bisognoso di denari minacciava di passare in Italia per andare a coronarsi a Roma . Furono pagati per tanto anche a lui 4^ niila dacati ^ per cjuelle pretensioni^che i sofismi di Cancelieria imperiale potessero metter fuori sopra Pisa , e gli altri Stati fiorentini . Cos\ i primi tre So- vrani d' Europa non ebbero rossore di quasi cospirare insieme ad estorcere senza alcun diritto delle indebite somme alia fioreutma Repubblica. Nel tempo di questa piccola guerra^ i piu rumorosi tumuiti agitavano 1*1- talia. Era difficile, in mezzo di essi,, alia To- scana di restar tranquil la. I Veneziani conob- bero con loro danno qual errore avean com- messo neU'unirsi coi forestieri contro un Principe italiano^Lodovico il Moro, ed aver- lo ruinato per guadagnare un ritaglio de' suoi Stati, e stabilir cos\ accanto a loro in Italia una Potenza formidabile come la francese^ che considerando come perduto cio che a patto avea ceduto ai Veneziani , volea pur recuperarlo . L' Imperatore era contro loro irritato per la vergognosa pace, a cui nello scorso anno fu costretto dall'armi venete: il Re di Spagna perche voleva recuperare i por- ' \IJB. V. qAB. IV. y I y I ti del ^egno di Napali impegnati a quelFa Re- "^;^^ pubblica dal giovine Ferdinando : il Papa fi- di G. iialmente per le citta usurpate da essa al Va- * ^^ lentiuo, e che ripeteva come appartenenti alia Santa Sede. Si fece per tanto>iD Cambray la formidabil Lega delle prime Potenze d'Ekiro^ pa contro una Repubblica di merca;nti . li Papa^ eh' era fornito di talenti pblidci ^ die amava I'ltaHa, e la vedeva caderiei in mano ai fore^tieri con qu^ta Legi,' veraine^te fu r ultimo ad accedervi; e se i YenexiaiRi., che aveano gia scoperto qual era il fiile^del brat*^ tato di Cambray, gli avessero cedute le citt& richieste , come fece loro occtiltamenl}e do* mandare, non solo non si sarebbe unito aUai Lega ^ ma forse dvrebbe cpmbattiito per loto: Ributtato piero dalle loro repulse ,; v' ^ntro con tvitto il fervore , che Tara, a eui era tan* to eKiggetto ^. gli su^geriva, e fece> uso anche deir armi spirituali , ponendo , ila ' Repubblica sotto r iiiterdetto . I Verie^iahi iaorgogliti d&i vantaggi riportati gia contro di gesare , e conscii delta propria! forza ^si crede1>ta:-o ca- paci di far fronte a tutti. Yeramonte non erst stata mai cosl gilande Testensibne dehterri- torio veneto in Italia : ma il bommercio spis^ cialmente somministrava loro ricchezze su- periori ai piu gran Sovrani , bepche fosse ap- punto nel momento della sua gran declina- IJI STOEIit DI JOKkffk ""Jjj^zione per le huove scopeite de' Portdgfaesi. t di G. jH^ovedimenti per resistere a qaesta lempesta ^ ^^ furono grandiafiimi (3i): ma s'e veduto piii Tolte che le poco disciplinate mitizie haliane uoa potevano contrastare oolle forestiere . Ri- oevttta i Veneziani dal Re di Francia una gran rotttt in Ghiaradadda^ sopraggiunti dalle oslt- Ikk d^li altrt CoUegati , perderono (|ua6i tut* to il continente , parte occtiparto dalla Fran- cia ^ parte dal Papa ^ dall' Imperatore , did Duca di Ferrara^ che s^eva vmito ancfa' esse alia Lega. I Yencraani si trovarono ne)le slret- tezse in eui^ pik. d'an secpla e mezzo dope, ' ai trovb mi' altra libeptLM:)lica mercantile , 6 mmitXkoBiy rCHaada, cfae vedendo il sue ter* rifcof it) qmffii tutto perdutOi^ dettberb per ud'i* etante abbandonarlo , e stabilirflfi afibtto ral mare. Cosl esitb il Senato veneto » do^edse abbandonare afFatto la tenrafetiiia, qnandei co* mtneib a balenar qti»lche raggio di speranza< Padora , citta disUe piii im^rtantt ^ (u prima perdvta ^ {>oi ripresa ^ e spsteime 4a iHammi* Uano BH celebreassedio im cui afnbe le parti si dtstinsero ; ma cbe can gtima immovtate d^i difeoBori fimdmente fu sciolto . Questo avre* niipento fece ai V^ieziani ripretider corag- (3i) Guicciar, ist. KB. 7. Bemho 1st. Ven, fustia, r«r. ' lib: v. cap. IV. 178 gio, e ritif atisi vergognosamente i Tecleschi , """^^ ripresero molte delle citta perdute . Furono di G. in fine salvati per la discordia che al solito si ' ^ mise nella Lega . Placarono riracondo Giulio cogli atti i piii umili di sommissioni , e colla restituzione delle terre da lui pretese . Ei vi si presto facilmente^conoscendo serapre piu la ruina in cui incorreva T Italia per lo stabili- mento de' forestieri , ondeprese ogni cura di impedirlo. Tento di separare da i Francesi rimperatore, e di far ribellar Geneva , ma in- ^ " vano : fece muovere 1 5 mila Svizzeri presi al suo soldo contro il Milanese. Dopo qiiestl i5io provvedimenti si dichiaro in favore de' Vene- ziani, levo loro Finterdetto, caccio gli Ora- tori del Re di Francia, ordino imperiosamen- te al Duca di Ferrara di separarsi dai Fran- cesi , e suUa sua repulsa lo attacco prima col- Farmi spirituali, fulminandogli le censure, poi colle temporali, facendo marciar contro di lui Francesco Maria della Rovere suo ni- pote, Duca d'Urbino (S^i). II feroce Pontefi- ce, che volea che tutti gl-Italiani lo secon- dassero nel suo odio , e ne^^suoi sfcH'zi contro i Francesi , mal soffriva che i Fiorentini re- stassero attaccati alFantica lega con essi : que- (3*2) Per tutti questi grandi awenimenti -vedasi spe^ cialrnente il Guicciard, ist. Hi. 7. egli Star lei Veneti. T, V, P. I. a5 't74 sxaRiA m tmcatta. "^ sto irritb il Piipa specialmente c6ntfo il Gon- di C.f'aloniere Soderini, che eredevasi reggere i ' '^ titnohe della RepubUica. Egli avea avuta k gloria nell'anno scorso di rendere alia Repub- blica una parte importatite dello Stato^cioe Pisa eol auo lerritoHo: pensava ora a Mon- tepulciano, giji dccupato dai Sanesi, coi qna- li dttrava aticora la tregua , che stava perb per spirare, e gia a' accostavano ai confini le truppe de* Fiorentini per rectiperar quellt teirra . Benche vi fosae in Siena un paptito pet* resistere ai Pi<>rentini coHa forza , Pandolfo Petrucci^) dl'era V aiiima di queiia Repubbli^ ca, fudi contrario parere. Vi s'aggiunse an- cot^a Tautbrtta delPontefice, a cui il Petrucci fece seotire che n6n era il momento d* agire ostilmente contro i Fiorentini : questi erano ^occor« dalla Fraqcta , e questa guerra po- teva chianliare sul loro territorio.) e vicino i5i I agli Stati pontificj le armi francesi (33). Co- rn rinnuovoasi la lega coi Sanesi^ e nuovo ere- dito s'accrcbbe al Gonfaloniere- &a perb poco innanzi accadutofin fatto, chemostra qtlanto poco i Governanti poasano assicn- rai^si suile rette loro intenzioni, e sul loro a- more verso la patria . Aveva. il Gonfalooiere (33) Ammir. ist. lib. ^&. NarJi tit. 5. Jfo^o/rfW. 7 deila terza p^irte ., LIB. V. CAP. IV. 175 incontrato lo sdegno del Papa. Si trova-*T"" va a Bologna Princisvalle della Stufa , giovine di C. fiorentitio ^ malconteoto del governo di Firen- ' ^ ' ' ate : questo ordi colla Cdvte pontiiicia e con. Marcantonio Golonna una congiura , per cui si doveva uccidere il Gonfaloniere, e cangia* re il governo. Tento invano Filippo Strozzi, cbe ^ come cognato del Cardinal de' Medici , cred^ pronto ad entrare nella cospirazione : ma dalle sue risposte accortosi che non solo non aderiva, ma che probabilmente avrebbe svelati i suoi disegni, si ritirb velocemente sul Sanese . II di lui padre ^ che si credette con- aapevole del disegno , f u arrestato , esaminato , e finalmente confinato (34). Questo attentato dovea mostrare al Soderini con qual sorte di nemici avea a fare , e che volendosi sostene- re conveniva addolcire il Papa ^ o almeno non dare a un uomo si irritabile nuovi motivi di disgusto ; pure in vece di conoscere il perico- loso stato in cui esso , e la Repubblica si tro- vavano, per aderire ciecamente a i desiderj del Re de Francesi, si trasse addosso un nuovo imbarazzo . Un partito nemico del Papa si era eccita- to ^ spaventandolo con un Concilio 1 (35) . i (34) Ammir. lib 28. (35) a assai singolare quelF espressione del Berni: ^ .W^n^vOiC/ ^^^^•■v^'V^J' A-'^<^'^0 CxXp y«5^^xlc7 //^^ I'jG- STORIA DI TOSCANX •jj~-La Francia dava il primo impako a que^ di G. sto malcoatento degli ecclesiastici . Ciiiqae " ' Cardinali france^i nemici del Papa, giun- ti in Firenze, intifaiarono un Concilio, e do- ma ndarono ai Fiorexittni per -celebrarlo la citta di Pisa . Amando questi di tenera vera- mente neutrali , in mezzo agii scompiglid' Ita- lia , non doveano conoederlo , aapeado quan- to per sifFatta permisdione s' irriterebbe il Papa . Non era difficile maaeggiarsi con tal destrezza , da negarlo senza indisporre il Re di Francia , potendo i Ftorentini rimostrare al Re il pericolo de' loro Stati esposti alia ven- detta del Papa ; lo sconcerto che nel loro po- polo tanto religioso s ecciterebbe ; la poca sicurezza percio dei membri del Concilio; e quahto piu facilmente , e sicuramente si ter- rebbe in altra citta del dominio del Re , o deir ilmperatore ; tanto piu che questi do- tnandava che il Concilio si tenesse in unacit* ta a lui soggetta (36). Queste riflessioni assai ovvie nonpotevano sfuggire al Consiglio ; ma il Gonfaloniere era troppo addetto alia fazio* ne francese . Inoltre il partito de'fanatici, gii seguaci del Savonarola , rammentandosi la Godete o Preti , era che il voslro Cristo Dai Turchi, e da'Concilj vi difende . (36; Guicciard, ist. lib. lo. NarJU ist, lib 5. LIB, V. CAP, IV. 177 iua profezia, che la Ghiesa dovea esser rifor- -7 — mata, crederono giuoto T adempimento di di C. esM^ e voleiitieri aderirono alia pericolosa '^" domanda (94). Non avea mancato il Papa di opporre a questo male il contrav veleno , in- timando egli un altro Concilio in Roma in San Giovanni Laterano ^ per cui dichiarava Taltro interamente disciolto con un Monito- rio ai membri di quello di Pisa^ in cui mi- jracciava che sarebbero privati del cappello di Cardinali se dentro 60 giorni non tornas- 0ero al loro do vere ; ma questi protestarono che easendo da qualche tempo intimato il lo- ro , non poteva questo decreto di$cioglierlo. J Fiorentini in questo aflTar delicato opraro- Dosi gofTamente,che dispiacquero ad ambe le parti . Si riunirono per tanto in Pisa i pochi membri del Concilio: ma i segni di disappro- vazione, e d aborrimento dati a questa Adu- fianza dal Clero, e dai secolari, gl' insulti fat- t\ loro, le porte del Duomo serrate ad essi in faccia^, la proibizione d'entrare in Pisa a 3oo lancie francesi (gS) venute per protegge* re il Concilio , esasperarono i Cardinali, e gli Uficiali francesi: mentre dalFaltra parted il (94) Nerli Comm. Hb. 5. (95) Fuproibito a questa truppa di venire a Pisa, e solo si concesse Pentrarvi a iSoarcieri condotti dai Signori di Lotrec^ £ Ciatiglione. I7B STORIA. DI TOSCilNA . Papa , che avea gia mandato ad intimare a i ili C. Fiorentini di non permettere che in una loro '^'' citta si adunasse sifTatto Conciliabolo^ resto altamente sdegnato, e prese questa permis- sione per un insulto alia uiiesta della S. Se- de. Richiamo il suo Ministro , e pose la citta sotto Tinterdetto^ prevedendo quanti nemi- ci percib sarebbero cresciuti al governo (3g) . II Gonfaloniere pero costrinse i religiosi sot« to pena deU'esilio a teaere aperte le chiese . Vedeva il Papa che per ridurre questa citta ai suo partito, la piii sicura maniera sarebbe cacciarne il Gonfaloniere , e riporvi la Casa Medici, a cui, dopo la morte di Pietro ere- duto uomo feroce^ii partito era cresciuto. II capo di essa, e come Gardinale^ e come grato a si segnalato benefizio, avrebbe s^ui- tato le sue parti (4o) • Era venuto fatto al Papa (39) Bonacc. diar. Nardiist. lib, 5. Ammir, liB. a8. (40) Aveva il Gonfaloniere ^ come sogliono tutti i Capidel Governoy un partito eontrario , e in questo si trovava una schiera di giov0ni, alcuni dei quali sifi'^ cero poi autoridi cacciarlo dal Magistrate . Vn uomo de*piu celebri in quella eta nelle lettered Bernardo Rucellai, moroso di caratterej scontento sempre di tutti i sisterni di governo , e percib ritirato dai pubbli^ ciaffarif vv^es^a oziosamente ne^suoi OrU Oricellarj^ ove coni/eniva una Compagnia in specie letterariaj ed ove s* era refugiata PAccademia Platonica: fra U dis- pute letterarie si mescolai^ano lepolitiche; e le azionidd goi^emo , e in specie del Gonfaloniere erano severa* LIB. V. CAl». IV. 179 non solo di Maceardalla lega francese, ma di""^ vnir seco il Re di Spagna^ t^he non vedea di^ii C. biion occhio la crescente potenzade' France-*'^*' di in Italia . Si pubbiicb in Roma questa Lega con solennitji ^ ove parlandosi dell' unione della Chiesa^ del Conciliabolo pisano, e deU Tannuenza a quello della Repubblica fioren-^ tina, s'indicava non oscuramente, che per flanare quel paese infei mo facea d' uopo mu*- taeione di rettori (4i)« Questo fu specialmed- te ii principal motivo , che il Cardinal de*Me- dici fosse creato Legato delFarmi pontificie in Roroagna . Un altro provedimento accr^b- be Todio del Potitefice contro il Governo fio- rentino ^ e questx) fu che , dovendosi cercare de'denari furono poste le tasse su i preti senza permissione del Papa ; risolutione che ^ quan- tunque fortemente combattuta ^ fu vinta per Fiiifluenza specialmente del Gonfaloniere (4^)- Intanto il Concilio pisano avea cominciato Gou poco applauso le sue sessioni in S. Mi- chele, non potcndo nelDuomo. Querelatisi i fnente censurate. Non era a tui ignota ne laCom^ pagniay ne i discorsi che vi si tenei^ano, ma credette doiferfi disprezzare o tollerare; anu trattasfa qualcuno di questi gioQani familiarmcnte y come Paolo Vet* tori.Nerli Commen, lib, 5. (4i) Guicciard, ist. Hi.' xo, (4 2) Ammir isL lib, a 8. l8o STCmiA DI TOSCiLN4 "■^ Cardinali degli afTronti ricevuti al Governo di C-fiorentino^ venae ordine che il Du6mo fosse ' ' loro a perto, dati i parainenti ed i vasi sacri,e cio che faceva loro di mestieri . Ma oel tempo che in chiesa si disputava colFarmi delladia- lettica, altre dispute avvenivano nella citta coir armi material i . Piii volte si eccitaron delle risse fra i soldati fiorentini ^ francesi, e pisani (43). Si venne pid volte alle mani con pericolo de' Prelati, e de Cardinali stessi , on- de finalmante peiisarono di trasferire a Mila- no questa Adunaaza^con somraa soddisfazio- ne de' Fiorentini , e de' Pisani (44) • Non pw* qnesto il Papa levo Tinterdetto , n^ il Govern no fiorentino ne fece istanza , giacch^ ndn ne sofTriva alcun dan no visibile : anzi il danno vero, ereale, e gli eftetti dell' ira di Giulio {4Vi I due Comandanti francesi Lotrec y e Ciatis^lh'- ne stesso vi restarono feriti per te'itimonianza del Guic' ciardini. Secondo F Aaimirato U solo Ciatij^lione, II celebre Roscoe dice , che Lptrec in una . mischia sul pontejii a rischio d'essere uccisOy efu sahtuo dal prO' prio flglio ( Fita di Leon X. cap. 8. ) Egli cita C aur torita del Giovio , ma oltrecke V autoriia del Gio\no e assai minore di quella de* due fiorentini istonci, Guicciardim, e Ammirato , il Giovio parla delfiglio del Potesta di Pisa, ch* era lo Sirozzi , e non ^ia di • Lotrec: ma questo e uno de* pochi nei in quest' opera si giudiziosa . (44) Bonacc. diar, Amm. isi, lit. a&. Nardi lib. S. Gioi^anni Cambi istor. tlB. V. CAP. IV.* 18 1 cadevano sopra i preti , e i refigiosi, i quali ^'^J^ essendo interdette le funziosi ecciesiastiche . di G. Don lucravano quelle che la pieta religio'sa ' ' ' ftuole generosamente datiare(45);si risparmia- ▼ano le meaee , gli ufficj ; e fino i morti coir pericolo di appestare i vivi rimaneyano sopra terra ad aspettare che piacesse al Papa che di- ftcendesftero nella tomba: e qaantunque piu volte il Papa sospendesse Finterdetto piu pel motivo di non danneggiare gli ecclesiastici che per altro , daroper alcuni mesi , ed alia fine essendo tolte le imposizioni at preti ^ fu sDch' esso toko (46) dal Pontefice . Non cessa peroTinterdettasenza lasciare un'appendi- ce d* inquietudine bI Governo . Era stato ri- inesso Findulto air AreiVescovo Cosimo* dei Pazasi , it quale avevai avuto de tnotivi di que- (45) Fedilstor. delCambi^ Si poleva solo conCessa* re ma non pigLiare il Sacramento ^ ne socterrare in sa- grato: e raorti si dipasitavano nelle cliiese grandi , in ceite compagnie, e cimiterj^ epoi dta foro e' fratf di ■€>ct€ sogretamtonte He' loro avelli chi n' area ; e alcri luorti siserbavano..... le povere Chiese de Fratimen- dicanti de'tre Quartieri, ed altri Preti Gappellani era- no qnelli ch^ pativano, percli^ chi moriva de'ricchi SOB fi faceva spesir n^minei di eiera , di preti , ne mes« ae y ne drapp^lloiM , e-sar^ causa di non &r piii tanto burbanze in candel&^ campane ec. (46) Guicc, isL lib. a8. Nardi lib. 5.^ e specialmeii" te il citatd Cambi , il di cui articolo merit a d^essere estesamente letto* r. r. p, I. %k l8l STORIA DI TOSCANA "^J^reia colla Sigaona nell' imposizioni^ giaccbe
  • o di fanteria spagnola^ fu disfatto con mortalita grandissima da ambe le parti . Un* iuHnila d udziali fraucesi restarono sul campo di Iiat- taglia; oltre Gastone di Fois, Ivo d*Allegre con duesuoi figlii il Sig. de la Croetta, il Ba« rone di Grammout, Molard Coiidottiero dei Guasconi^, Jacob de Tedcschi, Boues uipote del Cardinal di Nantes^ Picciabngli ^ il Baron di Seces , e il Sig. de la Motta : Lotrec cbe si gettb per soccorrer Fois, fu riportato per mor- to con 20 ferite . Dell' ultra fu grande la quan- tita de' prigionieri , fra questi furono i capi delFesercito, il Navarro, ilColonna, il Legato del Papa, e mentre il generoso la Fois era caduto vittixna del propriq valore, il cauto Vicere si era ritirato cos\ precipitosamente dalla battaglia, die per quattro giorni non s'ebbe di lui novella (S^). Alia fine si seppe (57) Guiceiard, i$L Ith. jo: Jm*. 'pita Alphon, Bo^ nacc, diar. IJI'2 LIB. V. CAP. IV. 193 esser giuut;p suUe terre della Romagua fioreu- ^^^ tina(58) . Si varia molto nel nuoierb de'morti, di C che fra aini>e le parti noa furoii meno di 1 5 m. Ma i viacitori avevano fatta la maggior perdi- ta nel giovine guerriero , che gli comandava . MaQcato lui , maiico Y aninia di questo gran coi:;po: uon v'era chi lopotesse rimpiazzar de- gnamente : i soldati , awezzi ad andai^ sotto di lui a una sicura vittoria , resbirono quasi stupidi « Le prime nuove di questa battaglia sbigottirono Romai^ e raliegrarono Fireuze; ma intese poi totte le circostauze, si vide che y*era poco da rallegrarsi, o da rattristarsi . Aveano i Francesi fatto gran perdite nella bat- taglia, e non si supplivano con nuovi rinfor- zi: questi giungevano da ogni parte ai nemi- ci : oltre gli Spagnoli , i Veneti , i Pontificj see- se in Lombardia una grossa truppa di Svizze- ri, che uniti alle trappe venete, e tedesche formarono un esercito assai potente . La Pa- lissa, dichiarato dopo la morte di Fois, supre- mo Generale non avendo ne forze , uh ingegno da resistere, ando ritirandosi, e svanirono in un momento tutti i frutti della giornata di Ravenna; e le conquiste de' Francesi in Italia furon perdute. Potette allora il Papa recupe- (58) Nardiy lib. 5. Guicciard. ib. rr)^|. »TORIA 01 TOSCAJIA. Jin, rar fiuilmente gU Stati; ma cib non gli basta- ^^^•va. Imptacabile neH'odio, amava troppo la vendetta, e volea esercitaria contro due ne- mici^ la Repubblica fiorentiaa, e il Duca di Ferrara. Capace di piegare la sua alterezza, quaudo le ragioni politiche )o chiedevano^ avea nelFiiicertezza delle cose sospesa la ^^ua rabbia contro i Fiorentini , e tolto anche V in- terdetto, per non li spingere coUa persecu- zione totalmente in braccio alia Franeia ^ da 6ui , benche non si fossero voluti staceare , si mostravano pero assai tepidi in favorir- la : ma appena gli vide privi dell' appoggio di questa Potenza , preso it tnono impe- rioso ^ intimo al loro Amliasciatore a Ro- ma di riraiiovere dal governo il Gonfalo- niere Soderini: indi mando a Firenze il Puc- ci suo Datario, chfe con parole molto altiere gli consigliava ad abbandonare i Frances! , ed entrar nella Lega, ch' egli chiamava Santa. Furono dal Governo date delle generali, ed indecise risposte: ma dopo grinuttli trattati, e le minacce, si videro avvicinare i tristi ef- fetti . II Vicere s' era di gia accordato col Pa- pa di mutare il governo di Firenze. II Cardi- nal Gurgense, die invano avea domandato denaro ai Fiorentini per V Imperatore, s'unl col Vicere, e in Mantova si fece il trattato, LIB. V. CAP. IV. 195 tenuto pero segreto a segno ^ che non fvi pe- An/ netrato neppur dall' Ambasciator fiorenti- g • no (5q) . 11 Vicere era stato anche comprato dai denari de' Medici . Con questa deliberazio- ne si mosse da Bologna con un corpo di trup- pe spagnole verso la Toscana^ e ai confini s uni seco il Cardinal de' Medici fuggito dalle mam de'Francesi (60), e dichiarato dal Papa suo Legato in Toscana . La Repubblica , che si vide venire addosso questa tempesta , mando Amhasciatori al Vicere per sapere le sue in^ tenzioni , e tentare accomodamento . Egli di;- mandava che fosse cacciato il Gonfaloniere ; rimessa in Firenze la famiglia de' Medici ^ e ri- stabilita la forma delgoverno, qual'era avau^ ^ ti I'espuisione di quella. II Gonfaloniere, adu- nato il Consiglio.) ed esposte Je dimande, di^- chiaro ch' era prontissimo ad abbandonarquel* la suprema carica per quiete , e salvezza delU patria ; ma che considerassero bene il peso dell'altre domande, le quali importavano per^ dita di liberta , e ritorno sotto il dominio del- (59) // Nardi e^erma ehe un merciajo JiorentmQ fu il pritno a dame awiso al Gonfaloniere , (60) La maniera con cui il Cardinale fuggi dalle mani de* Francesi ^ U vicende, e i pericoli di questa fuga sono jninjutamente esposti dal Giovio nella di lui 7fita . ig6 STORIA DI TOSCANA An. la famigUa de* Medici . Dopo Iiiiijja deliliera- tli C. zione fu determinato obe la famiglia de'Me- 1 5 1 2 • dici potesse ritornare alia patria, ma come privata^ e niuna altra innovazione si facesse^ mostrando la voglia efBcace di difendersi: ciocch^ ayrebbero potuto sc e nel Gonfalonie- re, e ne'suoi amid fosse stato il necessario vigor di spirito , e la prontezza d' esecuzione : giacche erano stati adtmati i6 mila fanti , e 3 mila messi in Prato^ verso di oui s'avanza- vano gia i nemioi. Si trovavano a milftar per la Repabblioa !ioo uomini d'arme, e 3oo ca- valleggieri, forza in nnmero, ma non in va- lorc, superiore assai a qoelta del Vicere, del qtiale non si accerta il numero, ma non giun* geva a 10 mila soldati, tutti pero scelti^ e di queili che s'eran trovati alia battaglia di Ra- venna (6i). Le disposizioni a difendersi non erano state mal prese . Per evitar ogni azione in campo aperto , e per tenere in freno i mal- contenti della citta, fu pensato di non sco- starsene^ e si distribuirono le truppe dentro, e fuori delle mura , alle tre Porte verso delle qnali poteano avanzarsi i nemict, cioe a Prato, a Faenza, a S. Gallo. In queste trappe perb non {6i) Nardil ist, lib. 5. Guicciard. lib. i. Ammir. fib. ir. Questo riduce F arnmta dal f^icen^ a ^m.fctn-' ti y e 200 uotnifii t/* arme. LIB. V CAP. IV. 197 era ordine^necoraggio: mancavano d'ufiziali, Aw. c di Comandanti capaci . Nei capi del Governo ^* ^ si vedeva un grande abbattimento . Furono mandati nuovi Ambasciatori al Vicere che a- reva cominciato a battere la citta di Prato . Le difficolta , nelte quali si trovava anch'egli ira- plicato, la mancanza di viveri specialmente lo induceva facilmente a comporsi a piii eque condizioni : promise percio che se fosse stato provvisto delle necessatie vettovaglie, e gli^ fosse pagata una cornpetente somraa^ si sareb- be partito. Nuovi Ambasciatori doveano es- ser mandati per convenire suquesti articob\ Ma tutto fu male adoprato e nelFarmi , e nel consigfio . In uw affare di tanta importan- za, in cui ogni momento e prezioso; si uso dal Governo una lentezza fatale . 11 VicerS Btretto dalla fame , temendb dresser tenuto a bada dai Fiorentini con questo trattato , si diede a ten tar d'^occupar Ta cittS di Prato, che poteva dargli i viveri . Se questa cittii era di- fesa con qualche valore sarebbe stato il Vice- re presto obbh'gato a ritirarsi . Ma non si po- teva osare maggior codardia : la sollecita mos" sa, e il viaggio per luoghi alpestri non gli aveva permesso di portar seco che due can- noni , ed uno di- questi net tirare , presto si ruppe: tutta via gli venne fatto d^aprir nella T. F' P. L a6 198 STORIA Irt TOM%NA Am. niuragliA una buca come una finestra: aotto di C di quella perb stavalio schierati i soldati fio- rentini colle piccbe ^ e git arcbibusi pronti a ferire cbi vi s'afTacciasse o salisse sul muro: Dondimeno cominciarono a montarvi i ne- mici , e la morte di due soli Fiorentini soldati pose in tanto spavento il resto dell' imbelie milizia , che, presa vijniente la fnga^ fii la citta colla maggior facilita perduta il A 3o d'ago- 8to . £ qui commcia una scena deile piji lacri- 'mevoU. Si rinnuovo in questa miserabil cittk la deplorabil tragedia di Brescia : 4 i^ ^ ^^ persone vi furono trucidate (63). Non fu per- donato ne a sesso<, ne a edi^ u^ a luoghi sacri, ne a conventi di monache . I cittadini pin ricchi furon presi, e costretti a redimersi a caroprexio^ e chi non ebbedenari fu straziato coi tormeoti per obbligarlo a trovarli. Si puo intendere co- me una truppa, cbe ha trovato gran resisten* za, che ha veduto morir tanti compagni, ed anela a vendicai^gli, possa trascorrere in sifTat- te crudelta; ma che soldati generosi si ponga- (6%) In Brescia f tanta pik popolata di PratOf i CQi^taroMo tagiiate apezzi 6 m^persoru, onde, riguar* do alia popo/azicne, la calamUaJu ma^iore in Prato* E vero die il Guicciardiniy solito a diminuire il num^ ro nelle battaglie'j nelle stragi ee. dice solamenU 2 au ma il Nardil it Cambiy rAmndmteo ec. dicano circM « 5 M. LIB. V, CAP. IV. 199 no quasi a sangue freddo a tagliare a pezzi dei' . cittadini, cfaeiion si (^ifcndono, come ayvenne di C^^ a questa infeiice citta , appena si pub concepi- ' ^'^ re (63) , Non era questa pugna , ma macello . Tutto cib si faceva sotto gli occhi d'un Legato del Papa da una truppa mandata dallo stesso per correggere patemamente i Fiorentini (64) • II Legato yeramente , poste le sentinelle alia chiesa maggiore , ove si erano riparate molte donne , porse qualche difesa alia loro onesta: piccolo nmedio a tanto male . Moltissime altre in quello ^ e ne' seguenti giorni furon vittime della licenza militare; n^ vi mancarono esem- pj degni di Sparta , e di Roma (65), di vergini (63) Dice il BuonacCn diar. Cosa veramente orrenda e delle piu crudeli, che da mold tempi in qua sia se« guita in paese alcuno del mondo , di cui s' abbia noti- zia. II Guiceiardiniy il Cambi , il Nardi ec, parlano sui/<9 stesso tuono . %.'**•** • * /t ^ (64) Si rifletteva dc^molti ch* era il Cardinale mro» ^ . '*» r posto di PratOy e andando la ancor giovinetto y ao an^ ni innanzi, viju ricevuto con gran magnifieenza . Fra le altre saere pompe un arco trionfale si vedeva alia Porta fiorentina che rappresentava un sacro mistero , nel quale due angeli, doe due fanciulletti cantai^ano inni in lode del Cardinale : rottosi il canapo che reg^ ge^*a ijanciulletti caddero morti efracassati a terra , e il trionfo si conifertl in lutto . Onde si notava che Fin^ gresso in PraXo diquelPuomo o come amico , o come nemicoj era semprejatale. Nardil ist. lib. 5. (65) // Nardi racconta varj casi. V infeiice fan« i 200 STORl/L DI TOSG/kNA. *"^^ coraggiose , che per sal varsi dalla bnitalita di di C. quel barbari, si dettero la morte. Alia nuova ' ^ ^ ^ di s\ miserabile evento, si sbigott\ il Sorentiiio Go verno , e incapace d'azioni risolute , rimase interdetto , e indeciso . Anche i cittadini bene intenzionati ^ e ch' erano per lai ^ attorriti dal caso di Prato, temevano un simile eveato per la loro cittk • II timore pero era vano ; una cit- ta cos\ popolata, che non s'era sbigottita da- vanti airarmata di Carlo VIIL, che dopo al« cuni anni sostenne coraggiosamente un lungo assedio contro tutto I'esercito spagnolo , doq ciulla , piangeado , e piena di dolore era accarezzata , e consolata dai detti soldati; ma ella raccomandaDdosi, e dissimulando quanto piii poteva la grandezza del dolo- re , accostatasi appoco appoco ad un balcone , di subito con un salto si gett6 a terra da quello, e coU'acerbo rimedio delta morte provide alia conservaziooe delta ^ sua castit4 . Dovea Fistorico conscFvarne il name. l/n*al* disonorata e condotta seco da un soldato o ufiMoki come un servitorcy vesUta da uomoyfino in Lombardicu una notte uccise il soldato , rubo il bagaglio , preu uno del migliori cavalUj e torno a Prato , e confesso" to tutto Camfenuto al merito^ prima di scender da ca* valloj gli domandh i^ era contento di riprenderlay e trattarla da buona moglie colla nuova dote che gli portaua di 5oo fiorini: il marito le rispose allegra* mente di sl^ e vissero insieme contenti. Nardi lib* 5. Jl/ratello di questo storico , Potesta a Campij vi/fk preso, e costretto a ricomprarsi. LIB. V. GAP. IV. 20 1 poteva temere la piccola truppa del Vicere,"^^ Ma quando entra il timore e lo sconcerto nei di G. capi, tuttoe perduto. Questo sbigottimento diede animo ad alcuni sediziosi giovani fioren- tini , che i vizj ^ il lusso ^ e i debiti rendevano vogliosi di mutazione di goveriio (66) . Anda- rono essi in Palazzo coUarmi nascose, ed en* trati nella stanza del Gonfaloniere ebbero lar^ dire d'intimargli che egli di la si partisse, la- teiando la carica . Unuomo di qualche energia avrebbe parlato loro colla dignita del caratte- re che aveva , sgridandogli , che centre le leg- (66) Di tentario in questo momento avwano concer- tato il colpo CO* Medici da qualche tempo . Si dice chs in Casentino Anton Francesco degli AlBizzi, uno dei principaliy era statOy col pretesto d'una caccia, a collo* quia con Giulio de Medici^ allora Priore Gerosolimi^ tanoy il quale s era portato trauestito in quel luoghi a Bella posta. Una schiera di questi giovani tramava da gran tempo in Firenze la mutazione. IlNardiy che gli avea conosciutiy e gli as^ea sentiti vantarsi delFac* cadutOy narra che Giulio Medici {wea corrispondenza con loro in una singolar maniera . Una piccola letter rina era chiusa in un cannello di latta . Un Jidato contadino se la nascondeva nelle parti piu segrete; in^ di la depositanfa di notte in una buca del muro che cir* condava il cimitero diS. Maria Novella y dalla parte della piazza vecchia : ii^i era troifoto da* consapevoli , che vi riponevano pure di notte la risposta^ onde il messaggero ignorava a chi avesse portato la letter ay es* sendo senza soprascritta , Nardiy ist. lib. 6, !20a STORIA DI TO SCAN A -T — gi ardiasero far violenza al som mo Magistrate: di G. e se inlui, e ne' compagni fosse stato coraggio, '^'^ non avrebbero ardito qtiei sediziosi di por le mani addosso al primo Magistrate , giacche e dalla guardia del Palazzo , dai servi , e dagli altri membri del Consiglio , piii numerosi di loro, potevano essere arrestati^otrucidati. La mancanza d animo in A pericoloso momento fa la ruina del Gonfaloniere, del Governo, e della liberta . Atterrite il Soderini, domandan- do timorosamente che gli fosse salvata la vita, fu tratto di Palazzo , e condotto a Casa Yetto- ri. Intanto videro qaei violatoridelleleggi che conveniva ricoprire la violenza con qualche vernice legale, e che per procedere con qual- che regola faceva d*uopo che il Magistrato, a cui cio apparteneva, cassasseilGonfaloniere. Fattane istanza dai sediziosi , tanta era la sti- ma di quell*uomo , che po&ta la proposizione a parti ta, non fa mai vinta . Aveva fatto lo sbaglio di porsi nelle mani de*saoi nemici, giacche il Vettori era uno de'principali insie- me CO i Rucellai, Albizzi, ed altri. Questi al* lora si protestarono, che se la proposizione non si vinceva , la vita del Gonfaloniere era in pericolo. Lo credette Timbecille Magistrato, onde per salvargli la vita , fu finalmente , e forzatamente cassato, con rammaricodi tutti i LIB* V. CAP. IV. 203 bnoni . E vcramente, riandando il suo gover-"XNr no, chera dura to circa a lo anni, non vi si d> C. trova ne una violetiza, ne una irregolarita : * pare anzi che o per ]b moderazione , e giusti- zia del Gonfaloniere , o perch^ quella Costitu- zione fosse giunta a on certo punto di peife^ zione, non vi sia stata mai in Firenze piii li-* berta civile con tranqiuliitii maggiore. Piii di aooo ^rono qualcbe volta i membri del mag^ gior Consiglio : tuttavia j s\ bene erano equili-" brati i poteri d^li altri Magistiati , che il Go^ vercio DoH poteva essere odioso che ai citta- dioi ^ che amavano d' esser piti potenti detk leggi * 11 Soderini macchib il suo bel governo coil^ imbecillila , e codardia neila fine , igno« rando che un uomo , ch' h alia testa d'una Re^ pubblica, deve esser pronto ogni istante a espof la vita per la difesa delle leggi . Pu certamente uomo di probitii e virth, amai^te della patria, e della liberd^^ rigido osservatore della giusti^ zia : ma tutte le sue belle qualita erano tinte di debolezza (68). Escito di notte dalla cittli (68) Nardil ist, lib. 5. Cuicc, lib, ii. Cambi , Am* mir, lib. ^S. II Segtetario Jtorentino 6b be il piii gran disprexzo di ques£ uomo,S6n Mti i suoi versit La notte, che mori Pier Soderiai) L* anima andd dell' Inferno alia bocca : Ma Pluto le grid6: anima sciocca, Cbe lnfern<> P Va' nel Lifobo tW bambiDi . ao4 STORIA. DI TOSCANA An. n^i ji 3o di agosto , giuose a Siena con inten- X 5 [ li zione di portarsi a Roma presso il Cardinale suo fratello , da cui ricerco che gl' impetrasse dal Papa passaporto,e sicurezza: glie lo conces- se volentieri il Papa^ ma il Cardinale nelFin- yiarglielo per un suo fidato servitore , Antonio di Segna, glifece segretamente sapereche non si fidasse. Percio ii Soderini, fingendo di vo* ler visitare la Madonna di Loreto , scrisse ostensibili lettere al fratello , che ritarderebbe la sua venuta: passo ad Ancona^ ove s'imbarco soUecitamente per Ragusi ^ paese a lui affeuo- nato per lamemoria della giustizia esercitata ai mercanti sotto il suo governo . LHrritato Pon- tefice , vedendosi deluso ^ fece porre in prigio- ne il fedele Antonio da Segna ^ e tormentare crudelmente a segno , che poi liberato , presto se ne mor\ : e il Soderini non credendosi ben sicuro in Ragusi daunuomo si violento, si ri^ tiro a GastelnuoYO , luogo soggetto al Tur- CO (69). Dopo la partenza del Gonfaloniere si fecero le convenzioni tra il Vicerfe e la Repubblica : queste furono , che ritornerebbero i Medici in citta, ma come privati; I'obbligo d*entrar nella Lega; e il pagamento di i4o mila duca- (69) Nardil ist. lib. 5. Guicciard. lib. 11. LIB. V. CAP. IV. 207 ti, 4^ ™i1a all'Imperatore, 80 mila aireserci-"^]^ to ) 20 mila al Vioere . Scelti poi 20 cittadini di G. pep fap le necessapie riforme, la piu impop- ' tante fu che il Gonfaloniere solo pep un an^ fio si cpeasse , e qiiesto fu Gio. Battista Ridol-* fi . Intanto il Capdinale col Vicere , e molti u- fiziali,esoldati entpapono in Fipenze con Giu- liano fpatello del Capdinale , e Lopeuzo nipote di essi, figlio di Piepo , e d'eta di 28 anni . Mo^ stpapono sul ppinoipio tutta la ppivata mode- stia; e ppesentatisi ai Signori, quasi in apia supplice , chiesepo che fosse lopo pepdonato ^ e fatto il paptito pep essep legalmente pimessi nella patpia . Ma dupo ben poco questa mode* pazione ; giacche pesate meglio le cipcostanze s' avvidepo i Medici , che paptita col Vicepfe la fopza apmata , resterebbepo vepamente prira- ti, ed essi ambivano airantica autopita : onde, conceptati i mezzi , ed essendo il PalazzdP pipie- no di persone dipendenti da essi , e il mede* simo Vicep^, che con ambigue papole doman* dava che fosse la Gasa Medici assicupata nella patpia ; s' alzb Giuliano ^ e fece la ppoposizio- ne, che si chiamasse il popolo a paplamen* to, ciocche era stato dal passato Govepno sot* to pigopose pene vi^tato , giacch^ questo si- gnificava mutazione di govepno. Approvan- dolo tutti gli amatori di novita , e non o^an^* r. r. p. I. 17 208 STORIA DI TOSCkVk *]^ do i timidi, o prudenti di contradirio, si vide di C. subito che si doveva tornare al metodo aoti- ' ^ CO , a segno che nello scender le scale del IV lazzo, alcuni di quelli^ che senza principj non amano le novita che per interesse , e che s'erano distinti neirespulsione de* Medici, ac- costati coi piu vili atti a Giuliano , lo prega- rono a fargli includere nella lialfa . Fu ada- nato il popolo suUa piazza , e coUe consuete sceniche formalita , data balia ai Signori , in- sieme con 4B cittadini di piu, per cui tutto il potere supremo^ che pao risiedere nel po- polo, in quel Consiglio si trasferisse, onde potesse abrogare le passate leggi, e fame del- le nuove . Ebbe inoltre Y importante facolta di riconfermarsi per Tanno futuro. Le persone scelte erano tutte amiche, e dipendenti dai Medici: queste divenivano Tarbitredel gover- no; e si torno cos\ all'antieo sistema, che da Gosimo era durato fino alia cacpiata di Pie- ro (70). Cosk fu di nuovo oppressa la liberdi fiorentiua per dappocaggine del Governo; giacch^ se , quando vide Tarmi spagnole dive* nir le dominant! in Italia , avesse cercato di guadagnar subito Y amicizia del Re di Spagna , (70) Bonnaccor. diar. Guicciard. istor, lit. 11. If^^ di, la, 5, Ammir, lib. si8. 29. Lit. V. CAP. IV^ 309 o dell' Imperatore , che per denari offerse lo- j^^^ TO la protezione , si sarebbe salvata la liber- di C. ta anche con minore spesa, che non gli co- sto la perdita: anzi , anche nelF indolenza il Re di Spagna, che non amava molto la restitu- zione in Firenze de' Medici , temendo che per I'influenza del Cardinale non si volgessero troppo al Papa, di cui avea conosciuto e la feroce indole, e i pericolosi disegni, aveaul- timamente ordinate al Yicere di non alterare il govemo di Firenze • Troppo tardi gli giunse quest' ordine , per modo che o con maggior diligenza presso quel Re, o attivita in prov- vedersi di capaci difensori, o vigore nei go- Temanti , i Fiorentini erano salvi (71). (71) Guicciard. lib. ii. / DOCUMENTO I. COPIA DI LETTERA D I GUIDUBALDO DA MONTEFELTRO DUCA D'URBINO AL CARDINALE DI S. PIERO IN VINCULA CHE FU POI GIULIO U. lfSLl4A QUALE 81 DA* GONTO DELLA SUA FUGA DALLO STATO INYASO PER TRADIMENTO DAL DUCA YALERTINO . Monsignore mio Reverendiss. ^an cerio a quest* ora la 5. F. ave^a inteso el tra- dimento estremo , fattomi dal Papa e Duca Fa- lentinOf e avera preso ammirazione non ne es- sere staia certificata da me; del che supplico quella me perdoniy atteso che io ho avuta tan- tafatica campare questa povera persona y che ad akro non ho potato pensare , la quale put pre- sto per mimcolo di Dio , che per alcana ragio- ne e ridotta qui . Mia per jiarrargU il tatto sap- pia quella y che dipoi la ritomata di Nicoloso Doria , essendosi scoperte le cose d!Arezzo contra Fiorentiniy non me possendo persuadere tania ribalderia , non avendo mai fatto ne pensato cosa , se non da piacere e utile del Papa e del Duca yialentinOj me ne stava riposatOy paren- r. V. p. L a II DOCURflTICTO I. domi le cose di Toscanay e di Camerino essere due grandi imprese , e con qiialche giustiftcazio- ne ; oltreche dal Papa^ Cardinal diModena, Troc- ci^ Messer Adriano y Sig, Paolo Orsino, Duca Va- lentino ogni di il mio uomo in Roma era piu ac- carezzato J e assicurato; ed in specie il Cardinal di Modena per il mezzo di un frate OsservcuUe mio amicissimo, e di grande autorita mifece spon- ie intendere , che sopra la testa sua, io stessi sicu- ro che lui sapeva tutta la mente del Papa, e che avcK^a vis to tutto quello si era maiscritto e in Fran- cia , e in Gemiania , e in Venezia , e che mai di me si erafatta alcana menzione se non in bena. Sicche standomi quieto, e deliberando eseguire U pare re della S, V, , come gid io avevo fatto inten- dere a quellay con desiderio grandissimo che quel- la mandassiper Io Illustriss, Sig. Prefetto ,Jui awi- sato della partita del Duca da Roma con tutta la gente^ etin quello istantefui ricercato daVitellozWy il quale essendo entrato in Arezzo con li suoi , e non avendo la cittadelUiy stava dubbioso; di mitte Janti: al quale io risposi, che per Ic^ Santitd di nostro Signore , e del Duca , e sua , era per fare ogni cosa; ma che cons\derasse cheessendo iFiO' rentini in protezione di Francia , ed io non aven- do nessuna particolare inimicizia con Fiorentiniy per mia escusazione mefacesse scfivere dal Papa un Breve y ed io come Ficario di Nostro Signore Io faria . Di che si disdegno fortemente^ e disse che nol posseva fare y e che faria senza me. Dipoiar- riw il Vescovo di Elna a Perosa , Commissario ge^ nerale di Nostro Signore aW impresa di Camerino il quale mi mandb due SpagnuoUy uomini da be- ne y con un Breve di nostro Signore tanto amore* nOCUMEWTO I. Ill yok del mondo , con dire che avendomi sempre conosciuto divotissimo della Sede Apostolica , e delta Santitd Sua , mi pregaya volessi concorrere a tutte r imprese del Duca, e facessi secondo U pre/ato Fescovo mi ficercheria ; al che risposi su- bitOy era per f cure quanta voleva la Santitd Sua . Li Spa^huolipoi a bocca mi dissero^ che bisogna- va r artiglieria facesse la via di ytgobbio^ Cagli ^ la SerrUy e Sassqferrato , e che facessi conciare le strode , e comandare bovi^ e dare il passo per mil- lecinquecento fanti y e vittuarie^ e cost subito ri- mandai con loro dal Vescovo Messer Dolce afarli intendere che tuttosifaria di honissima voglia; e comandai al Commissario di Cagliy e Locotenente di Agobbio che facessero tutto . Dipoi scrissi pure a M. Dolce, che essentia H a Perosa si facesse in- contra al Ducafina a Spoleti, e li visitasse la Sua Eccellenza : ed offerisse a quella agni nostra fa- coltd ; dal quale Ducafu vista tanto gratamente , € con tante dimostraziani , chepiii nan sipotria , e ringraziatane infinitamente : e confeci can lui*che deliberava nan avere ultra fratello in Italia , che me; ed in ultima loco mi pregb strettissimamen- te , che ia dessi miUe fantl a Fitellozzo . Tomato M. Dolce y e refertomi il tutto, il rimandai subito dal Duca, efeceli intendere che etiam per prima per Breve del Nostra Signore, e per lettere della Fee. Sua io averia fatta, parendomi esserne ^carcato col Be di Francia ; ma poiche Bres^e nan si passeva avere a tempo , per salvare il tutto , che 7 facessi che Fitellozzo mandassi una delli suai nelStato mia a fate dettifantiy e io spende- ria del mia mille ducati, e fafia 5oo fantiy pa- rendomi bastare, perche dipoi venne nova Pitel- IV DOCUMCIfTO 1. lozzo aves^a avuta la Cittadella , e pew non gli hisognava piii dubitare; e misi in ordine un bello corsiere con sopravveste di broccato per mandarlo il di seguenCe a donare . Partita M. Dolce k mattina , il Duca subito da Spoleto, cavalcato vo- lando verso Costacciaro , mando due mila fanKx innanzi che dovessero essere lifanti deW artigtie- ria^ li quali accett€Ui dalli uomini mieiy che cost avevaho in commissione , senza piu induguire si spinsano verso Cagli, e il Duca dipoi loro volan- do al medesimo cammino in modo M. Dolce trovo la persona del Duca infra Cagli e Cantta* no . In quel medesimo istare Jul awisato da Fas- sombrone che li duemila /anti, quali il Duca di Romagna li avevafatti^ piii giomi erano in Roma- gna per t impresa di Camerino , mille ne erano andati intra tisola di Fano , Sortolongo y e Btfor- zato y che sono li passi intra il Stato mio y e quel- lo del Sig, Prefetto , e oltra detti mille fand era comandato un uomo per casa in quelle diFano^ e il Conte di Montevecchio e di S. Lorenzo , che pure erano a quelli conjini^ erano piii di sono soldati del Duca . Intendendo io per sp€izio di un ora tutte queste nove tanto diverse alia mia e^t- tazioncy che tutte le intesi alle a4 orcy essendoa cenare fiiori della terra , come quello era sicuns- simOy me ne tomai subito ad Urbino , e giunto arrivb un mandato della Comunita di S, Marino a Jar mi intenderCy che tutto il resto dellifanti di Homagna, che etuno mille con comandati assai, erano a Ferrucchio e S. jircangelo , e che dubi- tavano grandemente delle cose loro . Poco d^ scrivendomi il Commissario di Cagli il Duca ve- nire come inimico y e la mattina seguente volere DOCUMENTO I. V essere ad Urbino^ essendo la terra in tutto dis' provvista e deholissima di muriy deUberai insieme con il Sig, PrefettOy e tre delli miei y con alcuni balestrieri a cuvallo andare a S. Leo, loco mio di Monfefeltro fortissimo , nel quale non se li pud andare se non per due passi. E cosl partito a quattro orcy e lasciato ordine alii miei chef aces- sero per modo , che la terra non patisse male nes- sunoy mi misi in camminOy ed essendo alT alba del dl arrivato a un mio Castello distante quattro migliada S. Leo y intesi lifanti di Ferrucchio e Santo Arcangelo non essere andati a S, Marino, ma averpresi li passi di S, Leo , e gente assai co- mandata del Contado di Rimini e Cesena oyer circondato tutto il loco . Inteso questo , e mandato uno a certificarmi del tutto , presi la via verso un locq mio del MontefeltrOy chiamato S. Agata, assai buon locOy ma debilcy il quale confina con Fiorentini e col Duca; e II at^uanto riposatiy per- che li cayalli erano morti y Ucenziati prima li ba- lestrieri y vestito da villano io con tre a cayaUo sopra le cai^alle , e il Prefetto con due delli suoi, deliberai ci dividessimo Funo daWalfro; ed av- viato il Signor Pnefetto verso Falla di Bagno per la via piu sicurUy me ne awiai tra la montagna verso Fiorentiniy eli cdstellidel FescosHito diSar- sina y lochi del Duca di Romagna . Quando fui discosto circa miglia \[\ da S, Agata y e miglia 8 dalie confine y a un fiume chiamato U Borelloy kiogo di Cesena y fui assaltato dalli villani y e gridando came camey ammazzuy cominciarono a perseguitarci y e presero un servitore delli mieiy ed una guida discosto da me una balestrata y il quale aveva la mia bolgetta . ISoi altri fuggendo VI DOCUMENTO I. tuttavia y con grandissimafatica arrivassimo a Ca- stelnuovo , luogo della Illustriss. Signoria , piccolo assai, e circondato intomo dallo stato di Boma- gna; e ti arrivato circa le a4 ^^ mezzo mortOy feci suhito scrivere alii magnifici Bettori di Ba- yenna il caso come stava'y mi posm la notte; il giomo seguente a mezzo di venne uno mandato dalli Rettori di Ravenna , la quale e discosta dal detto loco migliapiii di i%^fajcendomi intendere non dovessi dimorare li per niente [credo certo a buon fine) parendoli il luogo debUey e rwllefoT- ze de* nemici . Udito questo , pregato mi lasciasse stare fino alia notte y mi tras^estii in altro modo, con animo la notte andare manifestamente aUa morte . Essendo ai ore, agendo li Rettori di Ra- venna rimandatoun altro pur per licenziarmiyfu preso a Meldola luogo del Valentino y ed esami- natolo che andavafacendo y inteso il tuttOySubito queW update face comandare gente alii passi, e massime verso GaleatUy paese de' Fiorentiniy e per la via diritta di Ravenna . // che avendo noi inteso per via di una donna , che per esser vidua Meldola un miglio a Castelnuovo y subito delibe- rainon aspettarpiit la notte y e montato a cavallo io con due delli mieiy e Fuomo deUi Rettori di Ravenna contre delli suoiy e due guide y pensas- simo ingannare li nemici y e non andare alia via diritta di Ravenna y ne di GaleatUy ma andare verso Cesena e Bertinoro , che e il core dello Sta- to del DucUy ed era tornare proprio neUe hro forze; e cosi passando tra Bertinoro e Cesena y e traversata la via maestra tra Forlimpopolo e Ce- sena y vicino a Cesena un miglio in circa , ce ne avviassimo per certe traverse verso Ravenna senza DOCUMEJTTO I. TIf impedimento y che veramente e stata cosa stupen- fla, Non piii presto yfatto notie , sentissimOy noH essendo anco $u quello di Ravenna ^ ma traver^ sando quella campagna , Cesena^ Fcrlimpopolo ^ BertinorOy cominciarono a trarre artiglieria, so- nare campane aW armcy efare cenni difuoco^ e tutti corsero dove poco ami eramo passati . JSoi tutta la notte cavalca^i ariva^imo a Ravenna al levar del Sole , dove semo stati ben visti da quelli Magnifici Rettori^ e cost dapoi per il paese di Ferrara , ejersera qui da questo lUustriss. Stgnore tanto amorevole , che piii non si potria desidera- re . Vostra Signoria Reverendissima intenda il tut- to 9 e perdonimi se son stato lungo . Supplico quel- la voglia fare intendere al Cristianissimo Re tutto questo fattOf e sappia questa esser la pura veritd^ e a starne a paragone con tutto il Mondo . Eper- che intendo il Duca comincia a dire io essere stato cacciato daUi popoli , sappia quella j che tutti quelli potero sapere la partita mia nonfecero se non piangere . Raccomandomi alia Signoria Vostra Reverendissima , e foUi intendere non ho al mondo altro desiderio , che stare al paragone di questa cosa innanzi alia Maestd del Re , del quale sono stato sempre come sa Fostra Signoria buon servitore , e sard sempre . // Signor Prefetto spero in Dio sard salvo , e per rispetto della via pill sicura^ e per non avere inteso male nissuno di lui . Sappia quella ancora , che il Duca poi arrivato a Urbino scrisse a Messer Giovanni Ben- tivogli mi dovesse ritenercy e darmeli nelle mani; € verso la marina di Sinigallia ^ FanOy PesarOy e Rimini similmente erafattaprowisione di avermi VIU DOGUMEIfTO I. nelle mani. Quetla sappia ancora io non aver S€ihatOj scJi^o ia persona , un giuppone, e una ca- micia . MarUova %iJunu i5o2. Di Nostra Signoria Reverendissima Affezionatissimo Servitore G. Dux Urbini . LIRRO QUINTQ SOMMARia CiEPiTOLO I. Stato feliee d' Italia^ .... Pag. r IxidaYico il Moro vi chhiiia i Fran^esi). . . 4 I Consig^lieri di Carlo VIII. vi si oppongono . 5 Due giovani Medicr e ii Gkrdinat (fella Rovere ^e l6 d^termifiafio it- Carattere del Cardinale i3. Nuovi Oratori francesi in* Italia 7 Risposta delle Tarie Potenze 8 Piero de' Medici fa negafe dai Fiorentini il passo dimandato da Carlo it* Oratori fiorentini scacciatt di Francia ... 9 Frode di Piero de* Medict contro Lodovico . ib. I\ Re di Napoli fa mover la flotta verso Genova j Me costretta a ritirarsi ...".. 10 Le truppe fiorendne s* uniscono alle napoletane 1 1 Kiodovieo le eostringe ad arrestarsi in Romft- gna I a Mossa di Carlo . Ini^rma di vajolo ad Asti . ii. « BisanatO) gtunge a Pavia i4 Ai loggia nel castello. Abboccamento col giovine Diica df Milano, che Vera rinchiuso . . 1 5 Mone del Duca. Lodovico Sf fa proclamare suo Miccessore. . ib. L'eserciio francese gihnge in Tbscana. 16 Tarbameneo di Flrehze" . ib* Piero de'ttedici ai reca presso Carlo . • . ib. < AcoogUenui che ne riceve 17 Gil cede le^forteize ib. fiftipaurieo- dal tnmalto d^' popolo, fugge a Bolo- • gna-. ao E dichiarato ribelle insieme co' fratelU . . • i£. r. F. P. I. h ( 9 INDICE Fredda accoglieDta ricefiHa dal D e uii f u glio . ii Si recr a Vencmia /& Carlo giunge a Lucca. Ambasciata de* Fior entmi. / ^. Viene in Pisa: il popolo si soUeva, e dimsBda la fiberti aa Coadotta aDimosa dell' Qrlandi ik Pisa e dichiarata libera a3 II Re Carlo entra in Fiienze da eonquislatore. a4 Trattati d* acoordo oolla Repubblica • . • a5 Risposta del Capponi alle condiaioni del Be • A. Esame di essa . • . • a6 n Re s'accorda coTiorendni^ e pane .... a8 Giunge in Siena 3i II Duca di Calabria si rilira dalla Romagoa * H. Spavento e incertezza del Papa 3a Si ridra in Castel S. Angelo 33 Si accorda con Carlo, giientralo in Roma • «(• Condizioni H* U Cardinal Valentino, dato a Carlo in ostaggio, si salva eoUa fuga 34 Alfonso renunzia il R«gno al Duca di Calabria. Si ritirain Sicilia 35 Carlo conqubta il Regno, ed eatra in Napoli 36 Capitolo II. Varie opinioni sul governo da subilirsi in Firenze 38 Fra Girolamo Savonarola 4o Sua fiuna nella predicazione 4' Sua influenza nella scelta del governo. . » 4^ Forma di esso 43 Vastissima sala fiibbricata pel gran Consiglio • 44 Sorpresa delle Potenze italiane per la fdidta delle armi francesi , . • » . 4^ Cambiamento di condotta in Lodoyioo il Moro. 4^ Lega delle Potenze ifaliane oootroGarloVIIL H. Leggerezza di Carlo . ^ 47 Si ris^ivj a pirtire da Napoli • iS. I N D I G E 3 Jl Papa iugge ad Onrieto ........ 4^ I Fiorentini chiedono la restituzione di Pisa . 49 Aceuse de' Pisani contro i FiorendQi . . . ib. II Savonarola Ambasciatore a Carlo. • • • 5i Supplicfae de' Pisani ib. Inceitezza del Re it, Giomata del Taro • . 5a Trattati che precederono la battaglia ... 53 Vittorie de'Francesi 56 Loro perdite in altre parti d' Italia . , . . it. Gli Aragonesi , coll' ajuto di Consalvo , ricuperan^ il regno di Napoli ib. Carlo giunto ad Asti , ordina che Pisa e Livorno siano restituite ai Fiorentini 58 Liyomo ^ reso .....•.'.*.. iift. La £ortezza di Pisa i ceduta dal Comandante firan- cese per prezio ai cittadini 59 I Fiorentini si armano contro Pisa .... 60 Ajuti che ricevono i Pisani 61 Piccoli fatti d' arme 6% Morte di Pier Capponi 63 Suo elogio ib. JJ Imperatore si move in ajuto de' Pisani • . 64 Si reca sotto Livorno , ov' e respinto . • • ib. Garestia in Firenze ^ ... 65 1 Francesi soccorrono Livorno 66 Gl'Imperiali si ritiran6 ib. Piero de' Medici tenta di entrare in Firenze . 68 Fazioni di quella Repubblica . . . ^ . . ib. Pietro k obbligato a ritirarsi ..*.... 70 Trionfo della setta del Savonarola . . • • ib. Partigiani de' Medici condannati a morte. • 7a Si accrescono i nemici al Savonarola • • • 73i Doglianze del Papa contro di lui . . . . 74 Si astiene dalla predicazione 75 Eocessi di fanatismo nei Fiprentini .... 76 r I Fiorentini assoldano Paolo ViteUi, per I'assedio di Pisa, I Veiieziani conducoDo il Duca d'Urbino , Capitani per soccoirer PUa . • • • L' Alviano col Duca penetra nel Casentino II Vitelli marcia da Pisa per respingerlo • Dk salvocondotto al Duca per ritirarsi. . Valore di Don Basilio Nardi Gamaldolese. Accordo de* Fiorentini co'Veneziani . • I Pisani determinano di difendersi « « . n Vitelli torna a Pisa, e la batte • . . Nob sa profittare deiia prima vittoria . . 4 I N B 1 C -E H Savonarola torna a predicare • • • • £ scomunicato dal Pontefice •Gli si oppone apectamente * Nemici cbe insorgono comro di lui • . In specie fra i Francescaniegli Agostuiiani Imprudenea d' un suo discepolo . . • . Disfida fra gli Ordini rivali per la (uruova del CO . • . II Governo vi prende parte . . Descrizione di questa ceremonia Dispute nate iu ^ uest'occasione • Tumulto dc^l popolo . ^ . . II convento di S. Marco e investito, fra Girolaino e i discepoli arrestati I Conmiissarj del Papa assistono al loro prooeuo Son con'dannati a morte Subiscono con fermezza la pena . . • • Riflessioni dell' Autore Garattere dell' eloquenza del Savonarola . Morte di Garlo VIIL Capitolo UL II partito del Savonarola prosegae minare . . . ^ « . . Luigi XXL succede a Garlo YIIL . « . Sue pretensioni sul Milanese 80 ik 81 81 85 fuo- 84 85 86 87 89 ib. 9» 9' 93 94 95 a do- 97 98 99 a. altii 100 lOI a. 103 a. io3 io5 a. 106 IWDICE 5 Ardore de'Pisaoi B^la difesa 107 Malattie nell' esercho fiorendno . ..../&. II Vitdii e costretto a levar V asaedio • . . i6. E arreatato. CondoUo a Firenze, gii i mozzo il capo. 109 Vitellozzo auo fratelio si salTa ii. Stato d* Italia no Driui del Re di Francia aul Ducato di Milano. ib. II Papa lo favorisce 112 I Frances! scendono nel Milanese . . . .116 I Yeneziani si uniscono ai Francesi. . . • ib. Jjodovico il Moro fugge in Gerinania . . . ib, Luigi XU. giunge a Milano 117 Fa lega co*Fiorentini . . 118 Lodovico e richiaroato segretamente ne' 8u sodiArno i56 Declinazione delle armi francesi in Italia * . iSy Rotta deir Alviano sotto Pisa 1 5S Pace tra i Francesi e gli Spagnoli • ... 160 n regno di Napoli i ceduto a Ferdinando d'An- j^na, che vi si reca 161 INDICfi 7 SoUerazioDe de'Genovesi 162 II Re di Fraocia li coslringe a tornare alia sua de* Tozione i63 Due fratelli d' Alfonso dVEste congiurano contro di lui a. n Re Ferdinando toma da Napoli in oompagnia di GonsalTo 164 Si abbocca col Re di Franda. • . • i • 1^. Disgrazia di CoDsalyo ••...••• /^. Sue quality i65 I Fiorentini conyertono in blocco Tassedio di Pisa 166 Resa di questa citti 168 Moderatissinie condizioni della resa . . .169 Lega di Cambray i^i Perdite de'Yeneziani 17a Diseordia fra i membri della Lega . . . .17^ I Veneauani placano Giulio II id. Giulio si stacca dalla Lega, e marcia contro il Du- ca di Ferrara. • . . "^ H^ Sdegno del Papa contro il Gonfaloniere Sode* rini . 174 Conciliabolo di Pisa 176 Aborrimento de'Pisani per questa adunanza. 177 n Papa pone sotto Tinterdetto i Fiorentini . 178 )1 Cardinal de' Medici k creato Legato iaRoma- gna ............. 179 H Conciliabolo si trasferisce a Milano . • .180 I Fiorentini si accordano col Papa • . . .181 Disgrazie cagionate all' Italia dalle truppe stra- niere 18J II Papa perde Bologna H. Si crede morto da tutta Rom^ i85 Lega contro i Franceri 186 Valore e prodezze di Gastone di Fois . . . it. Libera Bologna minacciata dal Papa . . . ^7 « 8 rNDICE Brescit gli si ribeUa; ed i baoiianimmite sac- cheggiact / . . . . i». Celebre battaglia di Raveiina 189 Parte che vi prese Alfonso d'Este • • . • ii. Morte di Gastone di Foia • • 192 Prigionia del Cardinal de' Medici . . . . ii. Picciole conseguenze ili questa battaglia • . 193 Acoordo coi GoUegati per rimettere i Medici in Fi- renae • 194 Mossa del Vicere da Bologna ipS Trattative del Go^erno di Firense col Viceri. 196 Assalto e presa di Prato »...••• 198 Sacco e strage raiserahile de' cittadini . • •199 II Gonlaloaiere Sodemii i tratio aforza di Pa- lazzo * 201 Puaillanimit^ del Gonfaloniere • it. Fugge a Bagusi ao4 Convenzioni fra la Repubblica e il Vioere. . ii» ' I Medici ritomano in Firenze con maggiore au- toriUi 307 Lbttbra di Guidtibaldo da Momefdtro Dnca d' Urbi- no al Cardinale di S. Pietro in Vinoula, che fu poi Giulio II..«. 1 PINS DEL TOMO QUmTO R. i. f '